91. Primo Levi: testimonianza, memoria e Se questo è un uomo
Primo Levi si distingue dagli altri autori per la sua connessione diretta con la Seconda guerra mondiale e l'Olocausto. Nato a Torino nel 1919, Levi si laureò in Chimica e lavorò come ingegnere chimico prima di essere catturato dalle milizie fasciste e deportato dai tedeschi nel Lager di Auschwitz. Nonostante fosse stato colpito dalla scarlattina, grazie alla sua professione di ingegnere chimico fu mandato in infermeria anziché essere inviato ai forni crematori. Questa esperienza gli fornì una prospettiva unica sulla vita nei campi di concentramento nazisti, divisi tra "sommersi" e "salvati". I "sommersi" erano coloro che morivano nei Lager (in questa categoria ne fanno parte i musulmani perché seguono le regole e a loro sta bene), mentre i "salvati" erano quelli che sopravvivevano, che mantenevano l’identità.
Il suo libro d'esordio, Se questo è un uomo, ha ottenuto un'enorme diffusione ed è considerato uno dei più importanti resoconti dell'esperienza nei campi di sterminio nazisti. Il libro è una testimonianza sulle barbarie estreme nei campi di concentramento, sulla sua crudeltà sia fisica che morale, che mirava a distruggere la sostanza umana Quello che rende potente la rappresentazione di Levi è la sua assenza di emotività e retorica, che conferisce al suo racconto una forza autentica e senza fronzoli. Se questo è un uomo non è solo un libro di memorie, ma anche uno studio acuto e scientifico sul funzionamento di quella società disumana che era il Lager.
L’arrivo nel Lager
Da Se questo è un uomo, capitolo II «Sul fondo»: testo, note, commenti, immagini e analisi.
Per ripassare: ricostruire il rapporto tra contesto, poetica e scelte formali; poi collegare almeno due opere o testi ai nuclei fondamentali indicati all’inizio del capitolo.