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Letteratura

Dalle origini al secondo dopoguerra.

91 capitoli di letteratura italiana: storia letteraria, autori, opere, poetiche, contesti e analisi dei testi. Con quadro cronologico conclusivo e fonti.

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4. San Francesco d’Assisi e il Cantico di Frate Sole

Nel 1180 nasce il grande Santo e intellettuale, autore del primo vero capolavoro di letteratura italiana, il Cantico di Frate Sole. Il suo primo nome è Giovanni, poi il padre, tornato dalla Francia, gli dà il soprannome di “piccolo francese”. Cresce in una famiglia agiata, dove si vive una cultura d’evasione, affascinato dal mito dei Cavalieri della Tavola Rotonda – Re Artù, Lancillotto, Ginevra. È colto, conosce un po’ di latino, il provenzale, partecipa alla guerra, ma quando torna è diverso, ama e predica la povertà, la pace e si ribella ai soprusi dei potenti e della ricchezza.

Figura emblematica e tra le più affascinanti nella storia dell’umanità, ha ispirato l’arte, l’estetica senza creare grandi miti, eroi popolari. A lui Giotto ha dedicato il famoso ciclo di dipinti ad Assisi. Ha inciso profondamente sull’inconscio e sull’immaginazione collettiva, l’unico ad essere sentito ancora attuale come portatore di valori quali pace e natura, la cultura dei figli dei fiori. È straordinario che una persona appartenente alla gerarchia intellettuale ufficiale continui a vivere ancora oggi. È la sua visione del mondo ad essere sempre valida.

È l’unico capace di realizzare una sintesi storica, tra ortodossia cattolica ed esigenze ereticali. San Francesco riconvoglia le masse povere verso la Chiesa, le riconduce all’obbedienza al Papa. Con San Damiano assolve la funzione di riconvertire la Chiesa al recupero della povertà in senso ortodosso. Dà dignità alla povertà, senza spingere ad eliminare i vescovi. I suoi frati diventano l’unico collegamento tra potere e povertà, mediano le istanze del potere e della prevaricazione con la condizione delle masse. San Francesco ha cambiato il corso della storia, è il più grande Santo della cattolicità dopo Cristo: è il primo Santo a ricevere le stimmate, segni di passione.

Cantico di Frate Sole. Altissimu, onnipotente bon Signore, Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione. Ad Te solo, Altissimo, se konfano, et nullu homo ène dignu te mentovare. Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature, spetialmente messor lo frate Sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: de Te, Altissimo, porta significatione. Laudato si', mi Siignore, per sora Luna e le stelle: il celu l'ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato si', mi' Signore, per frate Vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.

Laudato si', mi Signore, per sor'Acqua. la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato si', mi Signore, per frate Focu, per lo quale ennallumini la nocte: ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato si', mi Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti fior et herba. Laudato si', mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore et sostengono infermitate et tribulatione. Beati quelli ke 'l sosterranno in pace, ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si' mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati, ka la morte secunda no 'l farrà male. Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate e serviateli cum grande humilitate. L’ordine mendicante cui appartiene Francesco, risposta ortodossa alle eresie, è un movimento pauperistico anomalo, che Papa Innocenzo e Papa Onorio non vogliono riconoscere. Francesco scrive il suo capolavoro non con finalità estetizzante, ma conativa, morale: compone una preghiera per i suoi confratelli, perciò in dialetto assisano illustre, affinché possano capire mentre pregano.

Non volutamente, ma inconsciamente, Francesco è poeta e crea uno dei testi più belli e più clamorosamente celebri. Il Cantico di Frate Sole è il primo capolavoro estetico, poetico, artistico della letteratura italiana, in volgare. È strana composizione, in bilico tra prosa e poesia. È prosa perché ha caratteristica iconografica, ma in realtà non si realizza il riempimento degli spazi. D’altra parte, non è poesia, perché manca la rima, la misura metrica. È prosa ritmica, prosa spezzata secondo un ritmo che non ha regole.

Secondo l’antica leggenda francescana, Francesco avrebbe composto il Cantico due anni prima della morte, dopo una noce obscura, affetto dalla cecità e da acute sofferenze fisiche nella sua cella invasa da topi: una notte senza la luce di Dio, in cui arriva a disperare la salvezza. Quando si risveglia, è tornato in pace e crea il suo canto di gloria a Dio, a ringraziarlo della ritrovata fede. Certi critici vogliono così vedere la prima parte come espressione di equilibrio e serenità contrapposta all’ultima parte, cupa e tragica. In realtà il canto è coerente, ha consequenzialità logica, concettuale e stilistica.

Per quanto riguarda il titolo, al di là di tesi diverse, i biografi testimoniano che, quando lo citava, Francesco amava chiamarlo “Frate Sole”, anziché con il termine latineggiante Laudes creaturarum. Una parola fondamentale nell’antropologia francescana è l’umiltà: come sostiene Tommaso, non è umiltà di mentecatti, bensì consapevolezza dei propri limiti, che porta alla magnanimità, alla grandezza, sentita non come fonte di superbia, ma espressione di Dio. Francesco sintetizza l’etica del cristiano: amare, realizzare la pace, perdonare il prossimo sull’esempio di Cristo che ha dato la vita per salvare l’uomo, ristabilendone il giusto rapporto con Dio.

Nasce l’umile gioiosa accettazione di tutta la vita che palpita con noi e attorno a noi – essa proviene da un Dio che è gioia suprema, amore, bontà, quindi non può che avere un significato altissimo, una profonda bontà e bellezza. Ne sono chiara espressione tutte le cose, l’acqua, il sole, la luna, la terra, il fuoco, i fiori, le stelle, armoniosamente disposti in questo grandioso universo, a mostrarci la grandezza del Creatore e l’utilità alla nostra vita. Possiamo quindi sentire la presenza buona e paterna di Dio per tutto il creato e sentire fratelli tutti gli esseri, nati, come noi, dall’unico Padre.

Non solo la natura, ma anche il dolore e la morte fanno parte di questa armonia superiore: dobbiamo accettarli con serenità, ci avvicinano al Creatore e ci pongono in comunicazione con la Verità, l’ultima vera realtà. Francesco salva le cose semplici e vale la pena di vivere per vederle: è cultura dell’essere, esalta le cose non mercificabili, non si possono comprare perché appartengono a Dio. Esprime in una lingua semplice un contenuto, dei concetti che prima si comunicavano soltanto in latino. Di qui l’infrazione, la poesia nata nell’unità di significato e significante.

Il mondo ruota intorno a Dio e alla morte (luogo di Dio), l’essere è racchiuso in questi due elementi metafisici. C’è la medioevalità, il teocentrismo, ma è moderno, è Basso Medioevo. Dio rimane centrale, ma non è più il Dio del credo ut intellegam dell’Alto Medioevo, incomprensibile, troppo alto, signore onnipotente del mondo le cui creature sono in stato di vassallaggio. Ora si mette in evidenza la Sua bontà: è una categoria, questa, di cui anche noi siamo partecipi, quindi Lo fa scendere più vicino all’uomo. Il termine buono è più moderno, democratico.

Protagonista è la natura, intesa come celebrazione di Dio. Sole, luna, stelle, vento, acqua, fuoco, frutti, fiori: è la scelta coerente di elementi che da sempre fanno parte della simbologia metafisica, della teologia, usati per significare Dio. Il Sole in natura è elemento luminoso, fonte di luce, e la luce è simbolo di Dio. C’è chi sostiene che Francesco canti la luce perché, quando scrive il Cantico, è gravemente affetto da cecità e difficoltà fisiche. Alla ragione culturale, teologica, può aggiungersi quella biografica, psicologica.

Il Fuoco è la prima manifestazione di Dio, che appare a Mosè nel roveto ardente. Il Vento – porta bel tempo – è già noto come metafora di libertà dello spirito, porta quindi a significare l’eterno. L’Acqua è elemento di cui si serve la liturgia per celebrare il battesimo: è simbolo di grazia di Dio, purificazione, strumento di riconciliazione con Lui. Fiori e Frutti significano valori spirituali: anche nella Messa il vino e il pane sono frutti della terra. Elemento moderno è guardare, valorizzare il mondo: per questo Burdach porta San Francesco a prova della sua concezione di Rinascimento come continuazione del Medioevo.

Ma Francesco esalta il mondo in funzione di Dio: l’uomo e le cose ricevono da Dio la ragion d’essere. Eppure le creature hanno già altri valori. Il mondo è vivo secundum deum (Casella), ma anche secundum se et hominem, autonomamente e dal punto di vista dell’uomo. Il Sole è secundum Deum, come luce simbolo di Dio; ma è secundum se quando lo definisce bello e portatore del giorno, gli attribuisce un connotato che oggettivamente riguarda esso stesso: quando illumina gli uomini, allora è secundum hominem. L’acqua è rapportata a Dio, quando è definita casta, umile; agli uomini, quando usa il termine utile.

Il Cantico, quindi, come mondo visto secundum Deum, è Medioevo; all’interno, però, ci sono giudizi che lo valorizzano sul piano concreto, oggettivo. La visione della realtà si allontana dalla purezza teologica, la rispecchia, ma è un po’ inquinata, più moderna.

Per ripassare: ricostruire il rapporto tra contesto, poetica e scelte formali; poi collegare almeno due opere o testi ai nuclei fondamentali indicati all’inizio del capitolo.

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