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Letteratura

Dalle origini al secondo dopoguerra.

91 capitoli di letteratura italiana: storia letteraria, autori, opere, poetiche, contesti e analisi dei testi. Con quadro cronologico conclusivo e fonti.

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50. Il Romanticismo europeo e italiano

Quadro del capitolo. Il Romanticismo nasce dalla crisi del razionalismo settecentesco e rivaluta storia, sentimento, individualità e religione. In Italia assume una forma più equilibrata e civile, legandosi alla questione nazionale. La polemica tra classicisti e romantici investe insieme poetica, lingua, pubblico e rapporto con le letterature straniere.

Nuclei fondamentali:

  • ragione e sentimento
  • storicismo e individualismo
  • infinito, natura e religione
  • nazione e libertà
  • polemica classico-romantica
  • Madame de Staël, Berchet e Il Conciliatore

Il Romanticismo, come categoria dello spirito, rappresenta un modo particolare di concepire la vita e l’universo. Si configura quale istanza alla libertà fantastica e al rifiuto di ogni dogmatismo razionale, in nome delle esigenze incoercibili dello spirito. Così inteso, è dunque un fenomeno non contingente, ma ha un valore che trascende i limiti dello spazio e del tempo. C’è, però, un romanticismo storico, che nasce sul finire del secolo XVIII e domina tutto il XIX, protraendosi sino ai giorni nostri. Caduta l’illusione di essere il dominatore del mondo, di poter fare tutto con l’ausilio dell’intelletto, l’uomo si accorge che la vita è ben più complessa: al di fuori e al di sopra della ragione, altre più profonde e misteriose sono le forze che guidano l’operare umano.

Già Vico, in polemica con la teoria cartesiana delle idee innate, aveva sostenuto che la ragione non è tutta la coscienza umana e rivendicato i diritti insopprimibili del sentimento e della fantasia. Vico afferma che conoscere è esprimere ciò che si è fatto, secondo il modo in cui si è fatto: scienza quindi si può avere soltanto dalla storia, essendo creata dall’uomo. Più tardi Fichte mostra che non c’è nulla fuori dell’attività dello spirito e la realtà è un processo infinito che ne consacra la libertà assoluta. Hegel ritrova il valore universale dell’uomo nello svolgimento incessante dello Spirito di cui ogni individuo è una voce, la voce del cammino dell’umanità.

Il razionalismo e l’astoricismo, i due miti fondamentali dell’Illuminismo, sono formule vuote di fronte alla concezione della vita come un’incessante creazione individuale, dominata dai principi universali dello spirito: si contrappongono l’irrazionalismo, lo storicismo, e l’individualismo del nuovo pensiero. All’amarezza del disinganno si sostituiscono una capacità nuova di comprendere la storia e l’umana condizione, un bisogno di interiorità per vivere la vita come passione, aspirazione perenne a conoscerne il mistero, di fronte al quale l’uomo si scopre fragile smarrita creatura. Qui è l’origine del dolore di cui si nutre l’anima romantica, dell’inquietudine e dell’impulso al suo perenne travaglio. Con il rifiuto dell’ateismo l’esigenza religiosa si manifesta come anelito sincero e profondo.

L’idea di libertà come valore dell’individuo e delle nazioni non poteva essere soffocata né dalla delusione lasciata dalla Rivoluzione Francese e da Napoleone, né dalle persecuzioni ordinate dai governi della Restaurazione. Romantico diventa, così, sinonimo di liberale e di patriota e al culto della libertà si associa quello della nazione, della stirpe e della patria. Certo, come l’idea di libertà ad ogni costo porta alcuni ad esaltare l’anarchia, così il senso della nazione degenera in una sorta di fanatismo della razza, come succede in Germania. Questo perché l’impulso dinamico che è insito nel pensiero romantico dà origine a molteplici manifestazioni, spesso contradditorie. In particolare, se il Romanticismo in Germania raggiunge i massimi sviluppi in profondità sino a degenerare in nazionalismo, va considerata anche la situazione socio-politica. In Germania l’aristocrazia dell’Ancien Régime è fortissima, per questo il Romanticismo, come cultura della borghesia, deve contrapporsi con massima energia. Il contrasto tra essere e divenire che caratterizza i rapporti tra Illuminismo e Romanticismo in sede filosofica, trasferito in campo letterario diviene contrasto tra ragione e sentimento, fra tradizione e fantasia, tra regole e libertà. Fonti di ispirazione diventano: il Medioevo con i suoi episodi di appassionata religiosità e le vicende gloriose dei popoli intesi a lottare per la conquista della libertà, leggende, saghe; oppure i fatti della vita contemporanea più ricchi di spontaneità, più vicini al sentimento del popolo, fonti di numerosi romanzi storici (D’Azeglio, Guerrazzi, Nievo, Manzoni).

La possibilità di conoscere periodi sinora giudicati oscuri; l’ampliarsi della conoscenza del lungo e notevole cammino percorso dall’anima umana nella sua eterna ansia di verità e di bellezza, portano a produrre poesia nuova. È espressione di uno stato d’animo, il cui valore risiede nella rispondenza alle condizioni spirituali del tempo che l’ha creata: necessariamente nuovo rispetto alle età che lo hanno preceduto e che lo seguiranno, poiché l’individuo sempre si rinnova. Squisitamente romantica è l’opposizione dei concetti di poesia e letteratura: poesia è intimo dettato, letteratura è bagaglio culturale che impedisce al poeta di esprimere il proprio sentimento. La poesia, dirà Manzoni, “deve essere cavata dal fondo del cuore”.

Nascono i miti più cari ai romantici: popolarità dell’arte; immediatezza espressiva. La poesia popolare va intesa come poesia per il popolo: deve esaltare i sentimenti del popolo e fortificare i propositi di attuare i propri ideali patriottici e sociali. Il mito dell’immediatezza espressiva dà origine ai movimenti cosiddetti decadentisti, estremo frutto del Romanticismo, giunto sino a noi. La ricerca di un’arte che sia la resa immediata di un travaglio interiore porta alla poesia pura, ad un’estetica che vuole l’arte come suggestione, dissoluzione del nesso logico-sintattico in un nesso lirico-musicale, visione di un mondo fatto di simboli (Simbolismo); oppure all’assenza di ogni razionalità portata all’indecifrabile balbettio (Dadaismo); oppure all’espressione dei fantasmi del subcosciente senza coerenza e senza logica (Surrealismo).

Espressione del romantico contrasto tra io e società è l’affannosa ricerca di superare i limiti umani, come nel Faust di Goethe. È il dramma quotidiano tra sogno e realtà, la dolorosa coscienza di un insanabile dissidio tra le aspirazioni eroiche dell’uomo e la realtà limitatrice e meschina in cui si dibatte la sua breve esistenza. Nasce da ciò il dolore romantico, incapace di afferrare nella sua essenza quella realtà sovrana che egli intuisce. E allora si erge contro tali forze immense nell’illusione non già di dominarle, poiché è ben consapevole della sconfitta, ma di rivivere con il suo titanico atteggiamento il mito di Prometeo. Oppure si compiace della sua sofferenza e ne trae l’ispirazione ad un canto di dolore più profondo e sconsolato; o tende a vagheggiare un’impossibile felicità fuori dal mondo reale, in paesi lontani e misteriosi (esotismo). L’urto drammatico tra realtà e sogno, tra contingente e assoluto rispecchia tuttavia un acuto bisogno di realtà, di cercare nel mondo circostante non soltanto ciò che è bello, decoroso, ma anche ciò che gli artisti antichi disdegnavano perché ritenevano estraneo all’arte: il brutto, il deforme, il mostruoso. E I Fiori del Male di Baudelaire, padre del Decadentismo, sono uno dei tanti miti di questa rivoluzione nella storia dello spirito umano, tanto grande che ancora è viva nella civiltà contemporanea, nelle forme e nei modi dell’arte moderna.

La polemica classico-romantica: Berchet, Madame de Staël e «Il Conciliatore»

Lettera semiseria di Grisostomo Rappresenta la prima manifestazione teorica del Romanticismo in Italia. Giovanni Berchet pubblica l’opera nel 1816, accompagnandola con la traduzione di due ballate del poeta tedesco Burger. Mette in caricatura l’incomprensione retriva dei classicisti che, tutti presi dal culto della grammatica e della retorica, valutano un’opera di poesia in base alla sua fedeltà ai modelli antichi e, infatuati dall’ammirazione per loro, non si accorgono di quale glorioso cammino stia compiendo la letteratura straniera. Ricollegandosi a Vico, Berchet sostiene che la poesia deve cantare ciò che maggiormente interessa il popolo: la religione, i costumi, la storia, le tradizioni.

Deve essere coeva al suo tempo, badare a migliorare i costumi degli uomini e appagarne fantasia e cuore. Più che la Lettera di Berchet, un articolo di Madame de Stael, Sull’utilità delle Traduzioni, pubblicato nello stesso anno dalla Biblioteca Italiana di Milano, accende una polemica tra romantici e classicisti, che durerà circa dieci anni. La Stael lamenta che gli Italiani non conoscono adeguatamente le letterature straniere e a questa lacuna attribuisce la decadenza letteraria e culturale del nostro paese. Indignati insorgono i classicisti, opponendo le glorie della tradizione italiana alle discutibili affermazioni letterarie straniere, che minacciano di corrompere anziché arricchire la nostra cultura. La diatriba, lunga e accanita, è inasprita dal motivo politico e patriottico, vivo specialmente a Milano, dove alle speranze suscitate dalla caduta del regime napoleonico è subentrata l’avversione nei confronti della dominazione austriaca, peggiore di quella francese. Milano diventa l’ambiente dei dibattiti più appassionati. Vi si stampa la Biblioteca Italiana, organo dei conservatori, dove sono attivi Giordani, che risponde per primo alla scrittrice francese, dopo averne tradotto l’articolo; Monti, che qualche anno dopo detterà il suo sermone in difesa della mitologia.

A Milano si stampa anche Il Conciliatore, portavoce dei romantici che, fondato nel 1818, è soppresso l’anno successivo, allorché l’Austria si accorge dell’impostazione liberale e antiaustriaca del periodico. I suoi collaboratori, anche se non conoscono bene le ideologie diffuse in Germania dalla filosofia idealistica, nutrono sinceri propositi di un rinnovamento artistico-letterario, nonché civile-politico: Pellico, redattore capo; Berchet, autore di una serie di articoli fortemente polemici; Visconti; Borsieri, autore di Avventure letterarie di un giorno, in cui briosamente mette in caricatura i classici. È sintomatico che, quando nel 1821 l’Austria tenta di soffocare in Lombardia il sentimento nazionale con una serie di processi e condanne, molti di quei collaboratori siano colpiti dalle pene più severe.

A rileggere ora gli scritti che alimentarono la polemica, se da un lato nei classicisti si avvertono retorica e tendenziosità, dall’altro la fobia antiromantica trova la sua giustificazione nell’istintiva ripugnanza per espressioni troppo crude e brutali della nuova poetica, infarcite spesso in modo esagerato di elementi fantastici deteriori – streghe, fantasmi, teschi, patiboli, visioni lugubri, paesaggi tempestosi – del tutto estranei alla misura e alla sensibilità dello spirito latino. Basti pensare a ciò che scrive Leopardi a proposito del famoso articolo di Madame de Stael. Si dichiara avverso alle traduzioni di opere straniere, perché molto frequentemente vi si trovano esagerazioni e immagini gigantesche, assai raramente la vera natura, leggiadra nella sua realtà. In opposizione poi all’esaltazione degli scrittori settentrionali fatta dalla Stael, Leopardi si dichiara lieto di essere Italiano, per l’ingegno degli Italiani e per la loro letteratura, la più affine a quella greca e latina, il cui valore sta nell’essere vera, perché naturale, del tutto vuota di affettazione, aderente alla vita e alla realtà. Il titolo stesso Il Conciliatore sta ad indicare come i romantici mirino a conciliare, più che a rivoluzionare: conciliare l’antico con il moderno, nel senso che il moderno non prescinda dai grandi e reali valori acquisiti dall’antico e questo, liberato dalle molte e inutili vacuità umanistiche e retoriche, si adegui ai gusti e alla sensibilità dei contemporanei.

Nella famosa lettera al Marchese d’Azeglio, Manzoni dichiara “cosa fredda l’introdurre nella poesia ciò che non richiama alcuna memoria, alcun sentimento della vita reale”. Il sentimento della vita reale è dunque l’anima del Romanticismo italiano. Poesia e arte devono avere uno scopo: devono scaturire dalla vita vera e reale, dalle passioni, dalle speranze, dalle illusioni che fanno parte della vita stessa, al fine di recare conforto agli uomini, illuminarli e migliorarli. “Lo scopo estetico dei versi – dice Visconti – conviene subordinarlo allo scopo eminente di tutti gli studi, il perfezionamento dell’umanità”. Nel momento in cui si stanno agitando i grandi e appassionanti problemi dell’unità e dell’indipendenza italiana, i nostri romantici sentono di dover porre al servizio della patria anche le loro attitudini di scrittori e di poeti.

Facciamo un confronto tra il Romanticismo nordico, specialmente tedesco, e il Romanticismo italiano: la tendenza ad abolire ogni finalismo patriottico si contrappone alla tendenza della nostra arte ad avere una funzione morale e patriottica; al mitico egocentrismo, alla ricerca irrisolta dell’inconoscibile, alla crudezza espressiva si contrappongono l’istanza sociale e religiosa, il bisogno di concretezza, l’amore per l’espressione di buon senso e di buon gusto, eredità della nostra cultura classica. Notevole è il divario tra il nostro modo di intendere l’arte nuova e quello delle altre nazioni europee.

Il Romanticismo italiano non rinuncia ai valori profondi di quella tradizione spirituale e letteraria che muove da Omero ai giorni nostri.

Per ripassare: ricostruire il rapporto tra contesto, poetica e scelte formali; poi collegare almeno due opere o testi ai nuclei fondamentali indicati all’inizio del capitolo.

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