56. La Scapigliatura
L’esigenza di modernità, nucleo della poesia decadentistica, in Italia trova una sua manifestazione nella scapigliatura: un movimento di giovani scrittori e artisti soprattutto lombardi, che fa grande rumore nell’ambiente milanese. Derivano atteggiamenti e abitudini care alla Bohème parigina del 1830: si rivelano simili ai poeti maledetti, più nella forma che nella sostanza, però. Malgrado l’uso di alcool e assenzio, le bravate, la dissolutezza della loro esistenza, essi non giungono a identificare, come i decadentisti francesi, la vita con l’arte, a capovolgere sostanzialmente l’esigenza morale: non sanno pervenire al punto centrale del Decadentismo, la scoperta del subcosciente.
Di fronte all’austerità degli ambienti manzoniani, essi si atteggiano a spregiudicati e cinici. Emilio Praga rivolge a Manzoni dei versi che nella loro irriverenza documentano il profondo distacco tra la nuova e la vecchia generazione “Tu puoi morir! … degli anticristi è l’ora”. Sono aspetti un po’ esasperati del loro costume di vita, ma si risolvono in fondo in una posa, poiché a sollecitarli non è una necessità artistica, ma piuttosto la brama di reagire alla tradizione che essi considerano un’imposizione intollerabile.
Gli scapigliati sono importanti nella nostra storia letteraria, anche se non lasciano opere di vera poesia e prosa. L’esigenza di riprendere contatto con la realtà, rifiutando convenzionalismi e falsità di forma e di sentimento prepara l’avvento imminente del realismo e nello stesso tempo matura il gusto italiano alla comprensione della nuova moderna cultura sviluppatasi oltralpe. Influssi di Poe, Heine, Hugo, Baudelaire si notano nelle opere degli Scapigliati: atteggiamenti beffardi e amari, tentativi di esprimere stati d’animo torbidi, di volgersi alle zone inconsce e misteriose della vita spirituale, di svolgere temi macabri e crudamente realistici.
Fra i poeti sono da ricordare Arrigo Boito, poeta e musicista, autore dei due libretti Mefistofele e Nerone che egli stesso musicò; Emilio Praga, autore di liriche che mescolano, con tono originale, atteggiamenti cinici e sentimentali. Fra i prosatori emergono Carlo Dossi che mirò a spezzare le forme tradizionali con una nuova tecnica stilistica, perseguita con gusto aristocratico e raffinato; Ugo Tarchetti, riecheggiatore dei motivi misteriosi e ossessionanti, cari a Poe.
Per ripassare: ricostruire il rapporto tra contesto, poetica e scelte formali; poi collegare almeno due opere o testi ai nuclei fondamentali indicati all’inizio del capitolo.