PARTE V — DALLA SCAPIGLIATURA AL DECADENTISMO
55. La decadenza del Romanticismo
Quadro del capitolo. Dopo il 1848 si indeboliscono le grandi idealità che avevano alimentato il Romanticismo italiano. La Scapigliatura esprime il disagio dell’intellettuale nella nuova società borghese e introduce temi di irregolarità, malattia, ribellione e modernità. È un passaggio decisivo verso il Decadentismo.
Nuclei fondamentali:
- crisi dopo il 1848
- esaurimento della poesia patriottica
- bohème e poeta maledetto
- Scapigliatura milanese
- modernità e sperimentazione
La seconda metà del 1800 manifesta una crisi filosofica e ideologica di notevole portata. L’infausto esito della rivoluzione nazionale e patriottica del 1848 genera uno smarrimento doloroso, il crollo dell’entusiastica fede nell’ideale di un avvenire migliore, individuale e collettivo, dell’esaltazione sociale e patriottica di cui si sostanziano le manifestazioni dell’animo e del pensiero risorgimentali. La crisi non rappresenta soltanto l’abbandono delle illusioni caldeggiate da Mazzini e da Gioberti, la rinuncia ad un sogno di rinascita sociale e di indipendenza nazionale, ma significa caduta delle idealità romantiche, quindi è un fatto di portata europea.
Nelle letterature straniere nascono tendenze rivoluzionarie i cui fermenti sono già attivi e profondi nel loro Romanticismo, ricco di una sensibilità esasperata, una smania per l’analisi interiore quali emergono nella lirica di Novalis, Baudelaire, Keats e Coleridge. Il Romanticismo italiano, invece, si rivela profondamente alieno da posizioni estreme, mantenendo un equilibrio, una moderazione, un buon gusto, che sono l’essenza della nostra lunga e gloriosa tradizione culturale. Il sentimento della vita reale è alla base dell’ispirazione romantica. Poesia e arte devono scaturire dalla vita vera e reale, dalle passioni, dalle speranze e dalle illusioni al fine di confortare gli uomini e migliorarli. Scomparsa la grande lirica di Foscolo (poeta vate), Leopardi, Manzoni (poeta guida di coscienze), da noi viene a mancare quella tensione patriottica che è motivo dominante della nostra poesia fino al 1848 e non resta più nulla che valga ad ispirare i cuori, a dare un contenuto alla lirica nuova. Così, negli anni in cui in Francia prende vigore la poesia di Baudelaire, di Rimbaud, di Verlaine e di Mallarmé – i poeti maledetti, maestri del Decadentismo – in Italia si verifica la decadenza del Romanticismo, con una poesia che non si salva dalla superficialità e dal sentimentalismo. Ne sono rappresentanti Giovanni Prati e Aleardo Aleardi. Uno spirito inquieto porta Prati a passare dalla poesia idillica a quella storica; all’invettiva, al vagheggiamento della bellezza antica e della sua forma. Vorrebbe attingere ad un Romanticismo nuovo, ma le sue forme romantiche non esprimono alcun dramma interiore: sono prive di spirito poetico.
Anche le composizioni di Aleardi, pur rivelando cura stilistica e gusto per la limpidezza formale, sono troppo oscurate dal tono languido e molle patetismo, un senso compiaciuto di inerzia spirituale e di languore confusi con una superiore aristocrazia dell’animo. Il Romanticismo Decadente italiano si risolve, dunque, nell’estinguersi di atteggiamenti romantici divenuti semplici forme, privi di profondità e contenuto nuovi. Il Decadentismo, invece, sviluppa e approfondisce certe intuizioni proprie dell’anima romantica e dà origine ad una concezione della poesia ispirata da un nuovo senso della vita. È un fenomeno di portata europea, come è la reazione positivistica che ne deriva.