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Letteratura

Dalle origini al secondo dopoguerra.

91 capitoli di letteratura italiana: storia letteraria, autori, opere, poetiche, contesti e analisi dei testi. Con quadro cronologico conclusivo e fonti.

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24. Michelangelo Buonarroti poeta

Quadro del capitolo. La poesia di Michelangelo traduce in parola la stessa tensione che attraversa la sua arte figurativa: il contrasto tra materia e spirito, corpo e trascendenza, desiderio e colpa. Le Rime mostrano una voce irregolare e intensa, lontana dalla pura eleganza imitativa del petrarchismo cortigiano.

Nuclei fondamentali:

  • Michelangelo scrittore
  • Rime
  • conflitto tra materia e spirito
  • amore e religione
  • energia espressiva

Le Rime La sua è una poesia originale, sperimentale, nuova, che affascina i lettori, Tuttavia, le Rime spesso hanno qualcosa di grezzo, mancano della levigatura propria del letterato del Cinquecento, non sono poesia esemplare. Il suo genio, è ben noto, si esprime pienamente nella scultura –Mosé, David; nella pittura – Cappella Sistina; nell’architettura – Cupola di San Pietro a Roma. Non ha l’ottimo artista alcun concetto Qualunque concezione abbia anche il più grande scultore, questa è già racchiusa in un blocco di marmo, nascosta da un eccesso di materia, ma la mano dell’artista arriva a realizzare quella concezione (togliendo dal marmo il soverchio) quando lui obbedisce all’intelletto che, nell’estasi mistica dell’ispirazione, gli fa scoprire la pura idea della bellezza, traendola fuori dal marmo dove essa è nascosta.

Michelangelo, scultore, ha già in mente la statua, ma soltanto quando riesce a proiettarla nel marmo, la libera dal velo della materia. E questo avviene quando sente la voce di Dio, che si leva dalla sua interiorità: quindi l’artista non crea, ma ritrova il Bello. Questo scritto d’amore per Vittoria Colonna, poetessa colta e animo nobile, rivela la concezione filosofica e teologica di Dante. Come l’arte è ritrovamento del Bello nelle forme periture, così l’amore è scoperta, nella persona amata, di una superiore bellezza spirituale che coincide con il Bene.

L’arte del poeta non riesce però a trarre da lei l’amore che è racchiuso nella sua anima: questo perché lui, come un artista maldestro, non sa esprimere ciò che vuole. Non ha l’ottimo artista alcun concetto c’un marmo solo in sé non circonscriva col suo superchio, e solo a quello arriva la man che ubbidisce all’intelletto. Il mal ch’io fuggo, e ’l ben ch’io mi prometto,5 in te, donna leggiadra, altera e diva, tal si nasconde; e perch’io più non viva, contraria ho l’arte al disïato effetto. Amor dunque non ha, né tua beltate o durezza o fortuna o gran disdegno10 del mio mal colpa, o mio destino o sorte; se dentro del tuo cor morte e pietate porti in un tempo, e che ’l mio basso ingegno non sappia, ardendo, trarne altro che morte.

Francesco Berni giunge alla deviazione dalla norma, alla polemica esplicita contro petrarchismo e bembismo. Intellettuale di corte, traduce in toscano l’Orlando Innamorato di Boiardo. Vive tra segreti e giochi di palazzo. È una vita avventurosa e romanzesca, che si conclude con il suo assassinio, vittima di loschi intrighi alla corte di Alessandro de’ Medici, a Firenze. Fonda un nuovo genere di poesia, detta bernesca, giocosa, burlesca, ironica, che gode di ampia fortuna. Si rifà alla tradizione comico-realistica di Cecco Angiolieri e principio basilare è l’invito ad imitare la natura direttamente, non gli scrittori, sia pur grandi come Petrarca e Bembo.

Berni si serve dei classici per farne una deformazione caricaturale, condotta con tono divertito, una lingua familiare e pittoresca. Chiome d’argento fine, irte e attorte È un’arguta caricatura del sonetto Crin d’oro crespo e d’ambra tersa e pura di Bembo, e del petrarchismo in genere, con le tipiche astrazioni e il linguaggio convenzionale e risaputo. La fanciulla gentile e giovane dei petrarchisti è tramutata in una vecchia arruffata: ha chiome d’argento, non più crespe ma irte e disordinate; la fronte crespa, cioè piena di rughe; ciglia canute; occhi strabici; bocca larga e sgraziata; denti guasti e radi; la chioma d’oro della donna di Petrarca diventa il volto d’oro, cioè giallo, della vecchia.

Chiome d’argento fine, irte e attorte senz’arte intorno ad un bel viso d’oro; fronte crespa, u’ mirando io mi scoloro, dove spunta i suoi strali Amor e Morte; occhi di perle vaghi, luci torte da ogni obietto diseguale a loro; ciglie di neve e quelle, ond’io m’accoro, dita e man dolcemente grosse e corte; labra di latte, bocca ampia celeste; denti d’ebeno rari e pellegrini; inaudita ineffabile armonia; costumi alteri e gravi: a voi, divini servi d’Amor, palese fo che queste son le bellezze della donna mia Teofilo Folengo ricorre alla deformazione caricaturale per cogliere una poesia dell’esistenza semplice, di un mondo rurale rozzo, plebeo, carico di passioni e sofferenze, e per rendere la vita della campagna con verità e immediatezza.

Nasce a Mantova come Castiglione ed entra nell’ordine benedettino. A causa della sua avventurosa vita disordinata, abbandona l’abito, vive come precettore tra Venezia e Roma, poi rientra nell’ordine e vi rimane fino alla morte. Baldus È la sua opera maggiore, reinterpretazione di epica cavalleresca in chiave comico-realistica. Baldo discende da Orlando o meglio dalla sua contraddizione: non è cortese, non compie imprese audaci, anzi è rozzo, violento, furti e beffe sono la sua abilità. È la deformazione in senso popolare di eroe epico, decadenza di eroe a semplice bandito.

È un’umanità fuori dai ranghi, quindi la sua rappresentazione richiede un linguaggio libero, il latino maccheronico. Deriva dalla tradizione goliardica: prende parole italiane o dialettalismi padani e dà loro desinenze latine. Il vocabolario è creato di volta in volta con anarchica libertà. La poesia maccheronica e quella burlesca o bernesca, insieme al melodramma, rappresentano i generi nuovi della letteratura del Cinquecento.

Per ripassare: ricostruire il rapporto tra contesto, poetica e scelte formali; poi collegare almeno due opere o testi ai nuclei fondamentali indicati all’inizio del capitolo.

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