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Letteratura

Dalle origini al secondo dopoguerra.

91 capitoli di letteratura italiana: storia letteraria, autori, opere, poetiche, contesti e analisi dei testi. Con quadro cronologico conclusivo e fonti.

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16. Il Rinascimento e la civiltà di corte

Quadro del capitolo. Il Rinascimento porta a maturazione l’ideale umanistico di equilibrio, misura e dominio razionale della realtà. La corte diviene uno dei luoghi privilegiati della produzione culturale. Castiglione ne elabora il modello nel Cortegiano, costruendo una figura capace di trasformare competenza, grazia e autocontrollo in stile di vita.

Nuclei fondamentali:

  • Rinascimento italiano
  • classicismo ed equilibrio
  • corte e mecenatismo
  • Il Cortegiano
  • sprezzatura
  • ideale dell’uomo di corte

È considerato da chi l’ha vissuto un periodo di splendore, di rinascita, momento internazionale della cultura italiana. Nasce il mito dell’Italia come culla dell’arte, terra di cultura per antonomasia. La civiltà rinascimentale, però, è complessa e come tale va considerata da diversi punti di vista. Il Medioevo ha una cultura organica: Giotto dipinge e Dante scrive, per tutti, per la salvezza di tutti. Ora il mondo non è più salvato dalla fede, bensì dalla cultura. Questa, però, non è partecipata, come nel Medioevo, ma è di élite: il Rinascimento resta così un fatto ideologico, una rivoluzione in verbis.

Sarà Diderot, nella prefazione all’Encyclopédie, ad elogiare e trasformare il Rinascimento in rebus. Il comune entra in crisi, per eccesso di disordine: per ripristinare la pace si deve rinunciare alla libertà. Al regime di libera concorrenza si sostituisce il monopolio: il potere economico e di conseguenza quello politico passano nelle mani di poche famiglie. Istituiscono le Signorie, eliminando la concorrenza di mercato e il ricambio politico. Il nuovo regime fonda la sua essenza su una situazione elitaria, la corte, e monopolizza anche l’arte. È il buongusto, levigato, uniforme a dominare a corte. Anche l’opera dell’intellettuale ha essenzialmente carattere di omogeneità e di encomio nei confronti del proprio signore-committente, che lo gratifica dandogli dignità sociale e prestigio. Sente l’attività artistica la più elevata, così abbandona l’impegno politico, che ritiene degradante e spurio. Non si realizza quindi l’importante rapporto tra potere e cultura, anticipato dal grande imperatore Federico II, e a rimanere è una cultura disimpegnata. Nelle varie, frammentate corti si accentua via via la tendenza individualistica ad isolarsi dalla vita reale e dai problemi concreti. I signori tenteranno invano, tra l’indifferenza del popolo, di arginare le calate conquistatrici delle armi straniere – Sacco di Roma da parte dei barbarici Lanzichenecchi tedeschi inviati da Carlo V nel 1527.

Inutilmente Machiavelli mira ad illuminare i prìncipi, a guidarli nella creazione di uno Stato forte e vasto, capace di salvare l’Italia: è avvilita, lacera, corsa da un diluvio di armati, e lui la vuole libera e potente, rimedio alla malizia del mondo. Dal punto di vista economico, il Medioevo vive una fase di sviluppo, di cui Marco Polo è protagonista, quindi l’egemonia culturale italiana nel Duecento e nel Trecento è giustificata perché l’Italia gode di un’espansione superiore a livello europeo. Il Mediterraneo è area privilegiata nel commercio tra Occidente e Oriente, ma, quando i Turchi erodono l’impero bizantino, diventa difficile commerciare con l’Oriente. I mari non sono più sicuri e i mercanti italiani considerano rischiosi gli investimenti. Proprio quando l’Italia realizza la rivoluzione culturale che porta l’Europa fuori dal Medioevo, allo sviluppo succede il ristagno economico.

Invece di effettuare reinvestimenti, impiegano i propri capitali in beni immobili e in beni rifugio: ville; palazzi – Palazzo Pitti era la dimora di banchieri; cascine; opere d’arte; oro. Con la scoperta dell’America ha luogo una rivoluzione economica: giungono enormi quantità di oro e il suo valore diminuisce, causando impoverimento. Nella storia dell’economia, quindi, il Rinascimento rappresenta un’epoca di decadenza. Per quanto concerne le strutture culturali, è l’Università a sostituire il monastero. È aperta a tutti, in nome di un liberismo che in realtà resta solo sulla carta: un’esigua minoranza del popolo italiano partecipa alla cultura del Rinascimento.

Anche se lontana, dunque, da un’unità politica e linguistica, l’Italia del Rinascimento è animata da uno spirito nuovo, dal fervore di studi, dall’interrogare, tra devoti e ammirati, le grandi ombre di Roma e di Grecia, che segnano un solco profondo nella nostra storia e in quella d’Europa. La nostra cultura si affina, si arricchisce e tende ad un gusto omogeneo, favorendo la nascita di una cultura nazionale. L’eredità di Roma, già travestita dal pensiero medioevale, si ricostruisce in modo più organico: mette radici nel nostro animo quella fierezza di essere figli di Roma che tanto opererà nella nostra storia, e da cui trarrà vigore e giustificazione il nostro Risorgimento. Si crea una prima unità spirituale tra gli intellettuali della penisola: sia pur nata soltanto dalla comune sapienza e con il limite dell’inconsapevolezza di ciò che succede nella realtà concreta, essa è base della futura unità del popolo italiano. I nostri dotti diffonderanno in tutta l’Europa i frutti del nostro pensiero, i capolavori dell’arte accenderanno dovunque la luce della nuova civiltà fiorita nella penisola, e si porranno le basi di una comune coscienza europea, a prolungare l’opera universalistica compiuta da Roma, Situazione ideologica. Umanesimo e Rinascimento rappresentano una rivoluzione culturale, grande momento di liberazione da tabù, paure, ignoranza: la cultura è prezioso strumento di emancipazione umana. Un gusto omogeneo unisce le corti: tutte amano l’arte, la pittura, anche se vi sono differenze di preferenza.

Ferrara ama il poema epico, la storiografia; Firenze predilige la filosofia, con Marsilio Ficino, Pico della Mirandola, Machiavelli, Guicciardini. Se il Medioevo è caratterizzato dalla reductio ad unum, la perfezione in unità di fede, il Rinascimento sostituisce all’unità di ideologia la religio hominis. Dio non ha più il posto di controllo assoluto: non cambia la grammatica, ma la sintassi, l’ordine in cui sono messi questi valori. Non c’è più la fede cieca, a prevalere sono il senso critico, la ragione con cui l’io cerca la verità senza pregiudizi, consapevole di non essere onnipotente e della necessità di definire i propri limiti – così fa Machiavelli come pure Ariosto nell’Orlando Furioso, la cui pazzia rivela il limite della ragione.

Si sente che per giungere a Dio bisogna trasumanare, staccarsi dalla terra, ma l’uomo rinascimentale ha una visione empirica della vita, la religio hominis non è trascendente, lui vuole trovare Dio in terra. Così Petrarca scopre il divino in sé, nella sua coscienza, nel bello, nell’arte che lui crea. L’intelligenza è la scintilla divina che rende l’uomo capace di essere duttile, vivace nell’adattarsi alle varie situazioni della vita reale, imparando a dominarle. In pieno Rinascimento, però, ad aggravare la crisi che segue la scoperta dell’America, si diffonde una nuova eresia, la Riforma luterana. Si determina la frattura nell’unità della coscienza europea, cui seguono guerre, massacri. La Chiesa di Roma non è più il centro focale dell’unità europea: interi popoli si staccano, Germania, Scandinavia, Gran Bretagna. In Italia sono forti le conseguenze di riflesso: la Chiesa teme i rischi, si irrigidisce e reagisce con la Controriforma. Riprende il controllo sulla cultura, che il Rinascimento aveva liberato dai tabù del Medioevo. Proibisce la lettura di certi libri e istituisce l’Inquisizione. Gli scienziati, i dotti sono interrogati sull’ortodossia delle loro opere: Galileo deve abiurare il sistema eliocentrico, su cui aveva certezza; Tommaso Campanella, filosofo domenicano, è condannato a 27 anni di carcere, per eresia – essere e conoscere si identificano nella conoscenza, poiché alla radice di ogni conoscenza sta l’ineliminabile certezza assoluta di essere.

Giordano Bruno è condannato per eresia e arso vivo a Roma in Campo dei Fiori – l’universo è infinito e Dio vi si identifica, per cui religione è riconoscere Dio ovunque. Il Rinascimento, dunque, vede sul rogo anche personaggi la cui colpa è difendere le proprie idee.

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