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Letteratura

Dalle origini al secondo dopoguerra.

91 capitoli di letteratura italiana: storia letteraria, autori, opere, poetiche, contesti e analisi dei testi. Con quadro cronologico conclusivo e fonti.

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63. Il Decadentismo

Quadro del capitolo. Il Decadentismo rompe la fiducia positivistica nella conoscenza razionale e cerca nell’arte un accesso al mistero dell’esistenza. Il Simbolismo trasforma la parola in segno evocativo e musicale; l’Estetismo identifica la vita con la ricerca della bellezza. Baudelaire e Wilde mostrano due forme complementari del conflitto tra artista e società borghese.

Nuclei fondamentali:

  • crisi del Positivismo
  • poeta veggente
  • Simbolismo e corrispondenze
  • Baudelaire e I fiori del male
  • L’albatro e Spleen
  • Estetismo
  • Oscar Wilde e Dorian Gray

La cultura conosce l’ultimo grande movimento che precede il Novecento. Non può essere definito cronologicamente, ma è espressione di un profondo rinnovamento. È un fenomeno europeo che si diffonde in Francia con Baudelaire, Rimbaud, Verlaine, Mallarmé; in Inghilterra con Oscar Wilde. Decadentismo nasce con accezione negativa – forse legata all’espressione di Verlaine “Je suis l’empire à la fin de la decadence” – ma in realtà manifesta una crisi profonda: consiste in un anelito di libertà; un bisogno prepotente dell’anima di indipendenza; un profondo senso di stanchezza nei confronti delle grette dottrine positiviste, delle manifestazioni del quieto vivere borghese; una smaniosa voglia di libertà nell’espressione poetica, alla ricerca di una musicalità più intima e di un linguaggio fatto di analogie, impressioni rapide e vibranti, suggestioni foniche.

Filosofi quali Schopenhauer. Kant, Nietzsche, Bergson sono impegnati a rifondare la filosofia come autocoscienza. Si scopre il subcosciente, la misteriosa parte del nostro essere di cui si vogliono esaltare le voci profonde e complesse. Il Romanticismo mette a nudo la lotta tra io e non io, tra io e la realtà, il mondo, che si risolve nel titanismo o nel vittimismo. Il Positivismo privilegia il non io, il mondo prevale sull’uomo. Il Decadentismo è la cultura implosiva dell’io; nega la matrice romantica e non ha più fiducia nel dialogo io-mondo. Crede nell’io soggettivo e prevale la volontà di ripiegarsi su sé stessi, ad ascoltare il fremito intimo della vita misteriosa del proprio io, con il sentimento di non poterla mai comunicare agli altri compiutamente, né di poter intendere quella dei propri simili. Ne deriva un atteggiamento di solipsismo, una forma di assoluto individualismo.

Un vero e proprio colloquio tra gli uomini diventa molto difficile, se non impossibile: ci fa pensare all’incomunicabilità del Novecento. Si realizza una revisione morale, che distrugge l’etica. L’io trova in sé rancori, nidi di vipere: è amorale, immorale, nasce la gratuità del delitto, che non è giudicabile moralmente perché atto impulsivo, come pure la gratuità dell’innocenza. L’io e il mondo si identificano: il poeta esprime il mondo, e l’uomo è al di là del bene e del male, è superuomo. Pure la psicanalisi sembra confermare l’assolutizzazione dell’io fuori dalla legge morale. L’io è padrone di sé stesso e si esprime nell’arte, che è l’attività spirituale più alta.

Così tutta la vita è tradotta in opera d’arte. Nasce l’artista star, malato di divismo e, per avere successo, deve essere alla moda, si sponsorizza e si mercifica. D’Annunzio è un esempio di manager di sé stesso. Il poeta non mira a rivolgersi agli altri, ma a rivelare a sé stesso il fondo misterioso della propria anima. Non è più un vate, ma piuttosto un veggente e la sua poesia è come un messaggio che lui coglie dall’invisibile e che non può essere inteso razionalmente. La nuova estetica vuole l’arte come suggestione, capace di evocare l’emozione sottesa, dissoluzione del nesso logico-sintattico in un nesso lirico-musicale: la parola è usata per il suo suono, il significante.

De la musique avant toute chose!, ammoniva Verlaine nella sua Art Poétique. Il linguaggio deve adeguarsi al nuovo mondo ignoto del subcosciente: rifiuta le tradizionali esigenze di ordine, chiarezza e non può piegarsi a un tessuto logico di pensieri, a una missione morale o sociale. Nasce una poesia ricca di simboli (simbolismo); di cadenze e di pause; di metafore (trasferimento di significato “ho una fame da leone”); di analogie (trasposizione da una sensazione all’altra “le mani del pastore erano un vetro levigato da fioca febbre”, ove si abolisce il come, per cui al rapporto tradizionale della comparazione viene sostituito il rapporto di identità).

Il linguaggio dell’io non è decodificabile, è sogno, quindi si scrive come si sogna: si associano le parole con la tecnica dei sogni, al di fuori della razionalità. È il linguaggio simbolico che più si avvicina a quello dell’inconscio. L’artista conosce il subconscio e cerca di togliere la maschera alla realtà, ma non ha mezzi per comunicarlo. Joyce ricorre al flusso di coscienza; T.S. Eliot usa le immagini come correlativo oggettivo delle emozioni che intendono suggerire.

Decadentismo, Simbolismo ed Estetismo: caratteri e poetiche

  • Decadentismo

Il Decadentismo è un movimento letterario che si sviluppò in Italia e in Europa alla fine dell'Ottocento e all'inizio del Novecento. Il termine deriva da "décadent", usato in Francia in modo dispregiativo contro i poeti maledetti. Questi poeti, ispirati da Baudelaire, si consideravano maledetti dalla società, che non comprendeva la loro creatività. Il movimento nacque come reazione alla crisi del Positivismo e del pensiero scientifico, portando a una sfiducia nella ragione e alla crisi dei valori tradizionali (libertà, patria, progresso…).

Il Decadentismo europeo ebbe il suo centro in Francia, dove furono elaborate le principali poetiche del movimento. In risposta alla società concentrata sulla produzione e il guadagno, gli intellettuali assunsero l'atteggiamento del ribelle e del poeta maledetto che rifiuta i valori borghesi. La poetica decadente è legata alla visione della vita come mistero, e la poesia è considerata uno strumento di conoscenza di questo mistero. Ciò comporta una nuova concezione del poeta, egli è “veggente”, cioè l’esploratore del mistero, dell’inconscio e dell’assoluto a cui perviene per improvvise folgorazioni e intuizioni; la sua poesia perciò non è un dialogo ma si riduce ad un monologo.

La poesia decadente è poesia di sensazioni. Tale corrente di pensiero concepisce la vita, oltre che come mistero, anche come abbandono agli impulsi interiori e alle più acute e raffinate sensazioni, esso diede origine a numerose poetiche particolari, come il Simbolismo, l’Estetismo. Il Decadentismo in Italia si sviluppò lentamente, assumendo diverse forme in base alla personalità degli artisti. Giovanni Pascoli lo interpretò in modo simbolistico e vittimistico, Gabriele D'Annunzio in modo estetizzante, superomistico e sensualistico, e Luigi Pirandello in modo dialettico e polemico.

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