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Letteratura

Dalle origini al secondo dopoguerra.

91 capitoli di letteratura italiana: storia letteraria, autori, opere, poetiche, contesti e analisi dei testi. Con quadro cronologico conclusivo e fonti.

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84. Umberto Saba e la poesia onesta

Quadro del capitolo. Saba sceglie una poesia apparentemente semplice, narrativa e autobiografica, in polemica con l’oscurità programmatica di altre tendenze novecentesche. La “poesia onesta” cerca una verità psicologica senza mascheramenti. Trieste, gli affetti, il dolore e la solidarietà diventano materia di un Canzoniere concepito come storia di una vita.

Nuclei fondamentali:

  • vita e Trieste
  • Canzoniere
  • poesia onesta
  • autobiografia e psicoanalisi
  • A mia moglie
  • La capra
  • Città vecchia

Nasce nel 1883 a Trieste, allora parte dell’Impero austro-ungarico, figlio di Ugo Poli e di Rachele Cohen, ebrea triestina, abbandonata dal marito prima che il figlio nascesse. Vive un’infanzia malinconica, tormentato dalla mancanza del padre, riversando tutto il suo affetto sulla balia, “la sua vera madre di gioia”, come poi ebbe a scrivere. Sin da bambino ha diretta esperienza della conflittualità della vita, essendo parte di una minoranza oppressa. Ripudia il cognome paterno e sceglie lo pseudonimo Saba, in ebraico pane.

Dopo aver lavorato presso una ditta commerciale, decide di dedicarsi alla poesia e si trasferisce a Firenze, con una decisione che denota la scelta della cultura italiana. Non ottiene successo nell’ambiente vociano, anche perché rifiuta l’esperienza avanguardistica e si rivolge essenzialmente al recupero della tradizione italiana, da Petrarca a Leopardi. Il suo stile: tende ad un andamento discorsivo e riflessivo di colloquio avvivato da una limpida luce di intelligenza; alla misura espressiva aristocratica e comunque ampiamente comunicativa che apprende dai classici, soprattutto da Leopardi. Ritornato a Trieste dopo la Grande Guerra, Saba acquista una libreria antiquaria, che diventa anche la casa editrice delle sue numerose raccolte poetiche, confluite nel Canzoniere.

Dalla cultura della sua città, profondamente amata e lasciata per sfuggire alle persecuzioni razziali, assorbe il vigoroso impegno morale e, come Svevo, la conoscenza della psicoanalisi, approfondita nel vissuto per curare le sue crisi nervose. Saba celebra la vita giornaliera, sia nell’infinita varietà delle cose, sia nella gamma degli affetti, e la sua è adesione sentimentale, calda simpatia umana. Vuole “vivere la vita di tutti/ essere come tutti/ gli uomini di tutti i giorni”. Il borgo La lirica contiene la sua dichiarazione di poetica: “dire parole, fare cose che poi ciascuno intende, e sono, come il vino ed il pane, come i bimbi e le donne, valori di tutti …”.

E alla domanda che cosa resta da fare ai poeti Saba risponde: la poesia onesta, e oppone la disonestà di D’Annunzio all’onestà di Manzoni; la poesia tesa a paludare, falsandoli, i propri sentimenti alla poesia che è ricerca di fedeltà alla propria verità interiore. Ama la vita, quel suo sentirsi vivere nella calda vita comune, al di là di ogni esclusione. Per questo vuole comprenderla, analizzare nel profondo i contrasti e le ragioni del vivere. L’approdo cui giunge Saba è nel titolo di una sua raccolta, La serena disperazione: un’adesione totale alla vita pur scoperta come dominata dal dolore, dalla frustrazione, dalla morte e senza una meta vera, ma dotata di un fascino invincibile. È un amore sofferto, che si traduce in lucida e coraggiosa accettazione della condizione umana.

Il torrente Tu così avventuroso nel mio mito, così povero sei fra le tue sponde; non hai, ch'io veda, margine fiorito: dove ristagni scopri cose immonde. Pur, se t'incontro, il cor d'ansia mi stringi, torrentello! Tutto il tuo corso è in quello del mio pensiero, cui tu risospingi alle origini, a quanto in te ammirare sapevo un giorno; e se qui penso i grossi fiumi, lo sbocco nell'avverso mare, quest'acqua onde tu appena i piedi arrossi, nudi a una lavandaia, la più pericolosa e la più gaia, con isole e cascate ancor m'appare: e il poggio da cui scendi è una montagna.

Sulla tua sponda lastricata l'erba cresceva, e cresce nel ricordo sempre; sempre è d'intorno a te sabbato sera; sempre ad un bimbo la sua madre austera rammenta che quest'acqua è fuggitiva, che non ritrova più la sua sorgente. né la sua riva, sempre l'ancor bella donna si attrista, e cerca la sua mano il fanciulletto, che ascoltò uno strano confronto tra la vita nostra e quella della corrente. Il torrente che al fanciullo sembrava avventuroso, colmo di fascino e di incognite, ora si rivela all’uomo maturo, al poeta ben povera cosa: un esile filo d’acqua che arrossa appena i piedi nudi ad una lavandaia. Ma c’è il recupero dell’infanzia attraverso la memoria e può apparire ancora come una volta: l’erba che cresceva sulle sue sponde cresce nel ricordo sempre; viva realtà sono le passeggiate serali con la madre che faceva confronti – strani, per lui bambino – tra l’acqua fuggitiva e la nostra vita. Lo stesso Saba considera questa lirica una delle più belle e delle meno conosciute. I motivi dell’infanzia perduta e dell’inarrestabile fluire del tempo trovano qui una dimensione di serena elegia. La totale accettazione della vita, che è la costante e la lezione di Saba, gli consente di percorrere positivamente la strada del malinconico conforto del ricordo. Per Montale, suo contemporaneo, quella strada invece non ha altro approdo che un’ulteriore constatazione dell’angoscia di vivere. Cigola la carrucola del pozzo Cigola la carrucola del pozzo, l'acqua sale alla luce e vi si fonde.

Trema un ricordo nel ricolmo secchio, nel puro cerchio un'immagine ride. Accosto il volto ad evanescenti labbri: si deforma il passato, si fa vecchio, appartiene ad un altro... Ah che già stride la ruota, ti ridona all'atro fondo, visione, una distanza ci divide.

Umberto Saba: vita, Canzoniere e poetica dell’onestà

Vita Umberto Saba nacque a Trieste il 9 marzo del 1883, il cognome è uno pseudonimo (come Svevo). Saba aveva la cittadinanza italiana perché il padre discendeva da una nobile famiglia veneziana mentre la madre apparteneva a una famiglia ebrea di piccoli commercianti. Prima della nascita di Umberto, il padre abbandonò la famiglia e la madre decise di affidare Umberto ad una balia, contadina slovena, fino all'età di 3 anni. La scelta dello pseudonimo potrebbe essere un omaggio a questa donna che lo aveva allevato nei primi anni oppure alle origini materne (Saba in ebraico significa nonno).

Saba trascorse un'infanzia difficile e malinconica (descritta nelle poesie intitolate "Il piccolo Berto”), interruppe poi gli studi alla quarta gimnasio (prima superiore), decidendo di proseguirli come autodidatta. Formazione letteraria Come Svevo, anche Saba dovette affrontare grandi difficoltà a causa della sua condizione intellettuale più legato alle radici della cultura mitteleuropea. Quando nacque Saba, Trieste apparteneva all'impero austroungarico ed era estranea alle esperienze all'avanguardia italiana. L'incontro con la psicoanalisi Nel 1921 usci il primo Canzoniere, nel 1928 intraprese una cura con un allievo di Freud, Edoardo Weiss, da qui conobbe la psicoanalisi che gli offrì strumenti più raffinati per “smascherare l’intimo vero”.

La persecuzione razziale e gli ultimi anni Colpito dalle leggi razziali per la sua origine ebraica, nel 1938 Saba lasciò l'Italia. Durante l'occupazione nazista, visse nascosto a Firenze, ospite anche nella casa di Montale. Morì il 25 agosto 1957. Il Canzoniere (richiama l'opera di Petrarca) I fondamenti della poetica Le vicende esistenziali descritte nel Canzoniere descrive sia sé stesso ma vogliono descrivere l’intera umanità, quindi può raccontare di un'esperienza capitata a lui ma che poi viene generalizzata per l'umanita.

Saba trasferisce sempre tali eventi sul piano di una riflessione che riguarda una condizione più generale dell'uomo e della vita. Egli, infatti, prende la distanza dalla concezione estetizzante, non fa delle "belle poesie" ma delle "poesie oneste" (le poesie non devono essere belle ma vere). Questo porta il poeta ad affrontare temi della quotidianità, lo spinge ad andare al di là delle apparenze per svelare la realtà (l'apparenza non è la vera realtà). Per il poeta lo strumento che consente di comprendere meglio la realtà umana è la psicologia, in particolare la psicoanalisi.

I temi principali È appassionato dalla psicoanalisi perché è legata all'infanzia → ciò che siamo ora è anche grazie ai traumi che abbiamo avuti da piccoli). L'infanzia assume un'importanza decisiva, come momento centrale nella formazione dell'individuo. Dall'infanzia si dipartono i principali motivi sviluppati dal Canzoniere: l'Eros e la Scissione dell'io.. La contraddizione (che sarebbe la scissione dell'io) e i conflitti psicologici hanno determinato fin dalla nascita una lacerazione al cuore. Le caratteristiche formali Saba sul piano del linguaggio adopera senza timori il lessico casalingo e familiare e riprende costrutti e termini che appartengono al patrimonio poetico delle epoche precedenti.

Saba addotta gli schemi politici del passato, come la metrica regolare e l'uso delle rime. La poesia del Canzoniere è sempre sostenuta da una chiarezza espressiva che usa modi semplici e immediati, con un lessico volutamente povero e comune. L’intento di Saba è infatti quello di dimostrare che è possibile ottenere effetti poetici anche dagli elementi più scontati del discorso.

  • A MIA MOGLIE (pag. 661)
  • LA CAPRA (pag. 664)
  • CITTÀ VECCHIA (pag. 667)

Per ripassare: ricostruire il rapporto tra contesto, poetica e scelte formali; poi collegare almeno due opere o testi ai nuclei fondamentali indicati all’inizio del capitolo.

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