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Letteratura

Dalle origini al secondo dopoguerra.

91 capitoli di letteratura italiana: storia letteraria, autori, opere, poetiche, contesti e analisi dei testi. Con quadro cronologico conclusivo e fonti.

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46. Vincenzo Cuoco e la nuova storiografia

Uno dei principali segni delle mutate condizioni degli spiriti e dell’aprirsi di nuovi orizzonti nel campo del pensiero e della cultura, tra fine Settecento e inizio Ottocento, è dato dalla riscoperta de La Scienza Nuova, opera fondamentale di Giambattista Vico, a Napoli, per merito soprattutto di un gruppo di giovani destinati, più tardi, a partecipare alla formazione della Repubblica Partenopea del 1799. La Scienza Nuova L’illuminismo aveva contrapposto ragione e storia; la storia era considerata come decadenza progressiva, quindi condanna in blocco del passato, dando importanza soltanto all’età illuminata dalla Ragione. Vico, invece, contrappone al concetto di progresso quello di svolgimento. La storia è opera dell’uomo, opera dello spirito che si attua nel tempo attraverso la lunga trafila di azioni, ciascuna delle quali ha il suo senso e la sua necessità.

La Repubblica Partenopea ha vita effimera e torna trionfante l’assolutismo borbonico. Mentre i principali artefici della repubblica sono giustiziati, i suoi promotori si rifugiano a Milano, all’epoca il centro più vivace di studi storici e di attività intellettuale. Sono giovani di alto sentire, forti dei loro entusiasmi e ricchi di idee ispirate soprattutto a Vico. Si deve a costoro – che Croce chiama apostoli vichiani – un deciso atteggiamento polemico nei confronti dell’astrattismo ideologico illuminista e dei principi da cui è scaturita la Rivoluzione Francese, nella consapevolezza dei valori intellettuali espressi dai nostri grandi pensatori del passato.

Il più geniale e il più profondo di questi esuli è Vincenzo Cuoco (1770-1823). Saggio Storico sulla Rivoluzione Napoletana del 1799 È la sua opera più importante. Nuovo è il metodo storiografico: non si limita a narrare i fatti, a descrivere le azioni dei vari personaggi, ma ricerca, nel groviglio delle vicende, le idee, i principi, i motivi ideali da cui è maturata la rivoluzione, come pure le cause del suo fallimento. Il Saggio è un acuto esame degli errori compiuti dai patrioti napoletani, ma si amplia in sostanza in una dura critica dell’astrattismo illuministico.

I rivoluzionari francesi e i loro seguaci napoletani hanno creduto di poter calare nella realtà i principi astrusi costruiti nelle loro menti e non si sono accorti che le leggi, le istituzioni politiche, le riforme devono tener conto delle condizioni reali di un popolo, parlare un linguaggio concreto, non vago e metafisico. Pertanto alle roboanti ma vuote formule d’oltralpe, Cuoco contrappone i principi più moderati e realistici appresi nello studio di Machiavelli e di Vico. Se i patrioti napoletani si fossero ispirati a loro, il loro moto sarebbe approdato ad un cambiamento efficace e duraturo. Al contrario, accolsero dottrine non rispondenti all’indole e alla tradizione storico-culturale degli Italiani, astruse per il popolo, che della rivoluzione si disinteressò quando proprio non si dimostrò ostile. Ma “una rivoluzione non si può fare senza il popolo”, afferma Cuoco; quindi inevitabile e luttuoso è il suo fallimento. Questo pensiero, spregiudicato e moderno, darà vita ad una nuova impostazione del problema politico: gli uomini del nostro Risorgimento saluteranno Cuoco come precursore e maestro. Il Saggio dà anche un primo segno del nuovo orientamento storiografico. Uno stile asciutto, efficace, immune da enfasi, dove la parola aderisce totalmente al pensiero, frutto di onestà e intelligente obiettività. Sotto il tessuto logico si sente un’anima commossa, che compiange la sventura della patria e vuole additare una via migliore per gli anni futuri. L’amore di patria è un motivo sempre presente nel Saggio ma è sotteso. L’esaltazione dell’Italia è più chiara in un’altra opera Il Platone in Italia Mentre narra i viaggi di Platone nella Magna Grecia, Cuoco pone in rilievo le nostre glorie, un nostro primato civile e filosofico.

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