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Letteratura

Dalle origini al secondo dopoguerra.

91 capitoli di letteratura italiana: storia letteraria, autori, opere, poetiche, contesti e analisi dei testi. Con quadro cronologico conclusivo e fonti.

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43. Il Preromanticismo europeo

Il Romanticismo, prima di diffondersi in Francia, Inghilterra, Italia trova la sua culla in Germania, dove il periodo di gestazione è il movimento poetico dello Sturm und Drang – Tempesta e Assalto: sentimento, passione, istinto, natura diventano i supremi valori; l’uomo trova soddisfacimento soltanto nella massima tensione delle sue forze e la vita è un campo senza confini aperto allo slancio della conquista umana. Herder (1744-1803), l’iniziatore di questo vistoso movimento di rivolta, di anarchismo, teorizza la poesia come Sehnsuct, cioè aspirazione a ciò che non è raggiungibile se non mediante la fantasia e il sogno. Di qui la suggestione di miti, saghe, Nibelunghi, giullari, una poesia popolare spontanea da distinguere dalla poesia d’arte.

Rivendica la libertà creativa dei poeti, ripudia le vecchie catene classiche, in un’esaltazione dell’individualismo, al fine di creare una poesia che rispecchi il genio della loro nazione. Nascono i nazionalismi. Nell’affermazione di una letteratura nazionale, la Germania sviluppa un forte senso di autonomia nei confronti della tradizione classica e contemporaneamente la propria opposizione politica alla Francia napoleonica, rivendicando, anche nel campo del pensiero e dell’arte, il suo diritto all’indipendenza. Se la Francia ricollega la propria grandezza alle antiche glorie del mondo romano, la Germania rivendica le proprie origini medioevali, dove ha inizio la sua esistenza nazionale: la peculiarità delle proprie radici e il sentimento della germanicità diverranno essenziali.

L’Inghilterra, dove la Rivoluzione Industriale aveva portato ad una enorme concentrazione del proletariato nelle grandi città industriali in condizioni di vita insopportabili, si rivela stanca di urbane artificialità. Alcuni cercano di rinfrescarsi al contatto della natura e cantano la bellezza e la semplicità della campagna. Altri, come Edward Young (Pensieri notturni) e Thomas Gray (Elegia sopra un cimitero campestre), preferiscono la meditazione solitaria e danno vita alla poesia notturna e sepolcrale che si diffonderà in Europa: vi risuonano tristi meditazioni sul destino degli uomini, pensieri foschi e un cupo senso del mistero che avvolge la vita. Altri sentono il fascino delle passate età barbariche, dove riscoprono antiche ballate e brevi poesie, che spirano una freschezza popolare in netto contrasto con le noiose artificialità di eleganza tecnica perfetta tipiche della scuola di Pope.

Si diffonde il ciclo di Ossian, leggendario guerriero e bardo gaelico: canti di carattere epico che i bardi gaelici d’Irlanda e Scozia amavano cantare sulla loro piccola arpa ed erano stati trasmessi da antichi manoscritti. James MacPherson dichiara di averli scoperti e li ripubblica – I Poemetti di Ossian. Aggiunge il suo nome in qualità di traduttore e alcune dissertazioni a stabilire l’autenticità dei poemi. È un falso storico, ma il pubblico non lo credette tale e l’opera ebbe un grande successo editoriale. Il suo Ossian offrì un punto d’attrazione magnetica per le aspirazioni del preromanticismo: la visione del Nord che egli presentava, pur generica e manierata, era proprio quella a cui tendeva il gusto; la cavalleresca purezza dei suoi guerrieri confermava le idee di Rousseau sulla originale bontà della natura umana primitiva; la semplicità e la libertà della tecnica sembravano stabilire i caratteri della poesia istintiva e contribuivano all’affermazione romantica dei diritti della fantasia e alla eversione delle regole artificiali. E l’ossianismo altro non è che l’aspirazione a ciò che non è raggiungibile se non mediante la fantasia e il sogno, tanto amati dai romantici. In Italia l’Illuminismo non ha mai ispirato atteggiamenti ideologici estremi, non è iconoclasta come quello francese. È accolto in modo meditato e consapevole, in tutto rispondente al senso di misura proprio degli Italiani: non accettano la tesi antistorica, non ripudiano tutto il passato, non consumano le loro energie nel fare il processo alla tradizione o a cercare di demolire la missione spirituale della Roma cristiana. La sconfitta dell’ideologia illuministica non significa pertanto catastrofe per gli Italiani, anzi li sollecita a ricongiungersi a quella tradizione da sempre vanto del popolo italiano e fonte di orgoglio anche nei tempi più tristi della loro storia. In Italia la cultura non rifiuta la continuità. L’esperienza rivoluzionaria e napoleonica si risolve in un vantaggio. Induce gli Italiani a studiare meglio il pensiero di quei connazionali che sin dal principio del Settecento avevano assunto un atteggiamento polemico nei confronti dei novatori francesi. Primo fra tutti Giambattista Vico fece loro sentire una verità inoppugnabile ed eterna: un popolo, per essere libero, deve maturare in sé, al calore della tradizione e della storia, la forza necessaria a conquistarsi da solo la propria libertà, e non può sperare che gli venga elargita dallo straniero. Finalmente insegna loro l’idea di nazione e di patria, risvegliando il sentimento nazionale, il culto per la storia e la tradizione.

Raffrontato con il contemporaneo grandioso progresso europeo, avviato da pensatori e scrittori come Fichte, Burke e Chateaubriand, si ha l’impressione che da noi l’abbandono della mentalità settecentesca si sia operato con minor impeto. In realtà il passaggio al Romanticismo avviene gradualmente per la legge stessa che è nella storia. Grazie alla nostra antica e salda tradizione, da noi il Romanticismo conserva in generale un equilibrio e una compostezza che mancano al mondo germanico, inglese, francese.

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