L’ITALIA IN GUERRA
In Italia si formarono due gruppi durante il periodo che precedette la sua entrata nella Prima Guerra Mondiale: i neutralisti e gli interventisti. I neutralisti comprendevano i socialisti, che ritenevano che la guerra causasse soltanto danni (difendevano gli operai), la maggioranza dei cattolici, che tendenzialmente erano contrari alla guerra, e i liberali, guidati da Giolitti, che era l'unico a capire che non sarebbe stata una guerra lampo.
Il gruppo degli interventisti era composto dai liberali di destra, con a capo Salandra (il primo ministro), i nazionalisti, i sindacalisti rivoluzionari, gli irredentisti che desideravano annettere Trento e Trieste all'Italia (poiché, nonostante la Terza Guerra d'Indipendenza, il Trentino Alto Adige e Trieste non erano ancora stati conquistati), e i giornalisti del Corriere della Sera. È interessante notare che tra gli interventisti c'era anche Mussolini, che all'epoca era il direttore dell'Avanti, un giornale socialista.
Il governo italiano, guidato da Salandra, era schierato con gli interventisti e cercò di spingere l'opinione pubblica a favore dell'entrata in guerra. Questo sforzo fu supportato anche dai discorsi pubblici di Gabriele D'Annunzio, noti come il "Maggio Radioso". Il 26 aprile 1915, il governo firmò il Patto di Londra con l'Intesa, impegnandosi ad entrare in guerra entro un mese. L'Italia si unì all'Intesa invece che all'Alleanza perché l'Intesa aveva promesso più territori.
La firma del Patto di Londra fu un atto del governo, ma l'approvazione del Parlamento era necessaria per entrare in guerra. Giolitti, un oppositore dell'intervento, rappresentava un ostacolo. Nel mese di maggio, il governo fece pressioni sui parlamentari affinché firmassero il patto, minacciando le dimissioni di Giolitti. D'Annunzio tenne discorsi pubblici per influenzare l'opinione pubblica e, grazie alla maggioranza governativa, l'Italia entrò in guerra il 24 maggio 1915.
In cambio della sua partecipazione alla guerra, l'Intesa promise all'Italia territori che includevano Trento, Trieste, tutta l'Istria e le coste della Dalmazia, che all'epoca facevano parte dell’Austria (ora Croazia). Le truppe italiane furono inviate al fronte contro l'Austria, in una zona che si estendeva da Trento a Trieste. Questo fronte si trasformò presto in una guerra di posizione. Luigi Cadorna, comandante dell'esercito italiano, era ben preparato ma aveva adottato metodi militari obsoleti del’800 e non aveva un buon rapporto con le truppe, punendole anziché incoraggiarle. La vita nelle trincee era estremamente difficile, con l'uso diffuso di grappa per infondere coraggio, malattie, disturbi dell'udito dovuti al rumore costante e numerose perdite di vite umane.
Va anche notato che l'Italia finanziava la guerra principalmente attraverso prestiti pubblici, emettendo titoli di stato per raccogliere i fondi necessari.
Il 1917
La guerra che iniziò nel 1914 e si protrasse fino agli inizi del 1917 non vide vittorie significative. Le vittorie che si verificarono furono a favore degli imperi centrali. Tuttavia, nel 1917, si verificarono tre eventi cruciali:
1. La Rivoluzione russa nel febbraio del 1917: La Russia era coinvolta nella guerra insieme all'Intesa, ma la situazione nel paese era drammatica. Nonostante le sue ricche risorse, la popolazione russa era estremamente povera. Alla guida dell'esercito russo c'era lo zar Nicola II, che si dimostrò incapace e stanco. Molti soldati furono uccisi, e nel febbraio del 1917 scoppiò una rivoluzione in cui il popolo depose lo zar. Molte truppe abbandonarono il fronte. A ottobre del 1917, si verificò una seconda rivoluzione di maggiore portata, che portò al potere Lenin. A gennaio del 1918, Lenin firmò ufficialmente un trattato di pace con la Germania.
2. L'entrata in guerra degli Stati Uniti nell'aprile del 1917: Gli Stati Uniti avevano inizialmente finanziato l'Intesa, ma con il declino delle fortune dell'Intesa e la rivoluzione russa, gli Stati Uniti temevano di perdere i loro investimenti. Pertanto, per motivi economici, valutarono l'opportunità di entrare in guerra. Dovevano trovare un pretesto per giustificare la loro partecipazione e cercarono di apparire come difensori della democrazia. Il pretesto fu fornito quando un sottomarino tedesco affondò una nave con molti cittadini statunitensi a bordo. Questo fu il secondo caso in cui una nave con cittadini americani venne colpita. In risposta, il presidente Thomas Wilson scrisse i famosi "14 punti" a gennaio del 1918, che delineavano i piani per la riorganizzazione dell'Europa alla fine della Prima Guerra Mondiale. I punti fondamentali riguardano il liberismo economico, la riduzione degli armamenti ma soprattutto l’autodeterminazione dei popoli (= ogni popolo stabiliva se si sentiva di uno stato o dell’altro).
3. La disfatta di Caporetto nell'ottobre del 1917: Caporetto, attualmente situata in Slovenia, era all'epoca una zona italiana situata sul fronte di guerra. Fino al 1917, il fronte si estendeva dal Carso, e il fiume Isonzo era il principale teatro di scontri, con undici battaglie significative combattute. Il 26 ottobre del 1917, le forze centrali austriache lanciarono un attacco che sconfisse l'esercito italiano, causando molte perdite. Gli austriaci avanzarono e catturarono preziosi rifornimenti italiani. L'esercito italiano fu costretto a ritirarsi e riuscì a stabilizzare la situazione sul fiume Piave. Luigi Cadorna, il generale responsabile, fu ritenuto colpevole di questa disfatta e sostituito da Armando Diaz, che motivò le truppe in modo diverso e promise la terra ai contadini del Sud in caso di vittoria (divedendo i latifondi). Nel corso del 1918, le sorti della guerra iniziarono a cambiare. Gli imperi centrali erano deboli, gli Stati Uniti avevano il controllo dell'oceano Atlantico e impedivano i rifornimenti ai nemici. Gli imperi centrali non hanno più rifornimenti, uomini dalle colonie in africa (Burundi, Ruanda e Tanzania). Le industrie belliche italiane si erano riprese. Nel giugno del 1918, si svolse la celebre battaglia del Piave, durante la quale le forze italiane superarono il fiume e iniziarono ad avanzare. La battaglia finale si combatté a Vittorio Veneto il 24 ottobre del 1918, e l'armistizio fu firmato a Villa Giusti a Padova il 4 novembre. Inoltre, in Germania, la guerra sul fronte occidentale si concluse l'11 novembre, mentre una rivolta interna portò all'abdicazione del Kaiser il 9 novembre.