L’IMPRESA DEI MILLE
L’impresa dei mille è guidata da Giuseppe Garibaldi chiamato anche l’eroe dei 2 mondi perché negli anni ‘40 era andato a combattere in Sud America e aveva anche vinto. La moglie di Garibaldi era Anita. Nel maggio del 1860 Garibaldi, vedendo che ormai che metà Italia apparteneva aI Savoia decise che era giunto il momento di liberare anche l’altra metà e di unirla ai Savoia. Era rimasto il Papa e il Regno delle Due Sicilie. Il Papa era più difficile da attaccare perché era il centro religioso e rischia la scomunica, mentre nel Regno delle Due Sicilia c’erano i Borboni. Quindi Garibaldi riunisce un gruppo di volontari (circa 1000) e decide di invadere la Sicilia quando i Siciliani stessi gli chiedono di essere liberati dai Borboni. Quindi Garbaldi nel maggio del ‘60 decide di liberare la Sicilia con i suoi uomini chiamati anche “Camicie Rosse”. Informa il Re che era Vittorio Emanuele II. I Savoia fanno trovare nel porto a Quarto vicino a Geneva 2 piroscafi incustoditi.
Garibaldi parte da Genova con i piroscafi e si fermano a Talamone (nel Sud della Toscana, di fronte a l’Isola del Giglio). Ha approdato per caricare nuove persone e armi. Successivamente sbarcano a Marsala (in Sicilia) e nel giro di 2 mesi la conquistano tutta grazie al popolo che voleva scacciare i Borboni. I contadini che aiutavano Garibaldi si chiamavano Picciotti che erano contadini armati che volevano l’abolizione la tassa sul macinato (tassa applicata al mulino ogni volta che si faceva la farina) e volevano anche la distribuzione di una parte delle terre dei latifondisti. Una volta conquistata la Sicilia, però, Garibaldi non distribuì le terre e i Picciotti se ne impadronirono con la forza. Garibaldi fu costretto così a reprimere col sangue questa rivolta.
Nell’agosto 1860 Garibaldi attraversò lo stretto di Messina e risalì la penisola; a settembre entrò a Napoli. L’esercito sabaudo occupò Marche e Umbria e raggiunse il Mezzogiorno. Nell’incontro di Teano del 26 ottobre Garibaldi riconobbe l’autorità di Vittorio Emanuele II. Il celebre «Obbedisco» appartiene invece alla campagna del 1866, non a Teano. Il 17 marzo 1861 una legge proclamò Vittorio Emanuele II re d’Italia: non fu una cerimonia di incoronazione. La capitale iniziale fu Torino; il processo di unificazione territoriale non era ancora concluso.