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Storia

Dal Medioevo al mondo contemporaneo.

Un percorso cronologico dai Normanni e dai comuni medievali alle rivoluzioni, alle guerre mondiali, alla Guerra fredda e alla nascita dell’Unione europea.

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L’ITALIA GIOLITTIANA

Giovanni Giolitti è stato una figura politica di grande rilevanza che ha dominato la scena politica italiana dagli inizi del 1900 fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, sotto il regno di Vittorio Emanuele III. Nel 1900, l'assassinio di re Umberto I. Giolitti ricoprì inizialmente l'incarico di Ministro del Tesoro e successivamente divenne Primo Ministro. È noto per le riforme da lui introdotte, tra cui la più significativa fu il suffragio universale maschile, approvato nel 1912 e attuato nel 1913. Tuttavia, tale suffragio non era veramente universale, in quanto gli analfabeti potevano votare solo a partire dai 30 anni, consentendo così la partecipazione al voto solo al 24% della popolazione. Questa legge mirava a permettere agli stati più poveri di votare.

Giolitti varò diverse riforme a favore delle classi sociali meno abbienti, tra cui la riduzione della giornata lavorativa a 10 ore, leggi a tutela del lavoro minorile e del lavoro femminile, la creazione di una cassa per gli infortuni, leggi specifiche per i lavori ad alto rischio (come quello delle mondine) e la garanzia della libertà di espressione per chi volesse scioperare. Favorì anche lo sviluppo delle industrie nel Nord dell'Italia, specialmente nel cosiddetto "triangolo industriale."

Tuttavia, Giolitti è spesso visto come un politico con una doppia faccia, poiché adottò approcci differenti nelle diverse regioni del paese. Mentre si mostrava aperto alle riforme sociali nel Nord, nel Sud non promosse alcun miglioramento e invece stabilì accordi con i nobili locali, evitando la realizzazione di riforme agrarie. Ciò favorì la crescita dell'influenza della mafia. Pur avvicinandosi in alcuni aspetti ai socialisti, Giolitti rimase legato ai grandi latifondisti. Inoltre, per ottenere il sostegno dei nazionalisti, intraprese la campagna di Libia e ottenne la vittoria nel 1912, conquistando anche Rodi e le isole del Dodecaneso. La conquista della Libia non fu di particolare beneficio per l'Italia, poiché la regione era vista come uno "scatolone di sabbia" e comportò costi notevoli sia per la guerra stessa che per la successiva infrastrutturazione.

Nel 1913, si svolsero nuove elezioni politiche in Italia e fu stipulato il "patto Gentiloni." Gentiloni era un liberale e, insieme a Giolitti, aveva cercato il voto dei cattolici, i quali inizialmente non partecipavano alle elezioni in quanto il Papa vietava il loro coinvolgimento. In cambio del loro sostegno, Giolitti offrì vantaggi alla Chiesa, come il mantenimento del divieto del divorzio. Questa mossa permise a Giolitti di tornare al governo. Tuttavia, la maggioranza che lo aveva votato era eterogenea, e ciò rese difficile per Giolitti governare. Quindi, come già fatto in passato, rassegnò le dimissioni nel 1914, ma questa volta in modo definitivo. Fu sostituito da Salandra.

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