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Storia

Dal Medioevo al mondo contemporaneo.

Un percorso cronologico dai Normanni e dai comuni medievali alle rivoluzioni, alle guerre mondiali, alla Guerra fredda e alla nascita dell’Unione europea.

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IL FASCISMO

1. IL BIENNIO ROSSO

Al termine della Prima Guerra Mondiale, l'Italia affrontò numerosi problemi condivisi dagli altri stati coinvolti nel conflitto. Si registrò un aumento del debito pubblico, un’aumento dell'inflazione e la situazione divenne difficile. La necessità di riconvertire le fabbriche alla situazione prebellica portò a una crescente disoccupazione. Gli operai erano pagati in modo insufficiente, scatenando rivolte popolari, tumulti in piazza, saccheggi nei negozi e scioperi. Il malcontento si diffuse tra operai e contadini del sud, gli ufficiali ritornati alla vita civile erano insoddisfatti, e l'intera popolazione italiana era delusa a causa della vittoria mutilata.

Il primo governo post-bellico fu guidato da Nitti, a capo dei liberali, che ottenne una maggioranza limitata. In questo contesto, D'Annunzio decise di occupare Fiume per un anno, ma i socialisti si opposero e ritirarono la fiducia al governo. Nitti perse il potere, e nel 1920, Giolitti fu nuovamente eletto. Firmò il trattato di Rapallo, costringendo D'Annunzio a lasciare Fiume.

Il periodo compreso tra il 1919 e il 1921 è noto come il "Biennio Rosso" a causa delle grandi rivoluzioni sociali. Il colore rosso rappresenta i socialisti, protagonisti di queste riforme sociali. Durante questi due anni, il socialismo si divise internamente, con il gruppo più estremista, i comunisti, che si separò dai socialisti nel 1921, fondando il Partito Comunista Italiano sotto la guida di Antonio Gramsci. Nel 1919, si formò anche un nuovo partito: il Partito Popolare Italiano, guidato da Don Luigi Sturzo e di orientamento cattolico, che ebbe successo opponendosi ai socialisti.

I socialisti in questo periodo spingono alla rivolta. Per questo il periodo fu caratterizzato da tensioni. Gli industriali nel 1919 fondarono la Confindustria per contrastare le rivendicazioni operaie. Anche a livello politico non c’era stabilità (il governo Nitti era crollato).

2. I FASCI DI COMBATTIMENTO

Nel 1919, Benito Mussolini fondò i Fasci Italiani di Combattimento. I Fasci, non avendo una chiara tendenza politica, si caratterizzavano per essere antiborghesi, antisocialisti, anticlericali e antimonarchici. Al loro interno si riunivano individui eterogenei, inclusi interventisti, molti ex combattenti provenienti sia dalla destra che dalla sinistra, che avevano partecipato a missioni rischiose e sarebbero diventati la prima forza armata del fascismo. Fin dall'inizio, i Fasci fecero ricorso alla violenza contro gli avversari politici.

Nelle prime elezioni del 1919, il fascismo non ottenne molti voti, portando a una modifica parziale del suo programma, orientandolo maggiormente sulla violenza, specialmente contro socialisti e operai. Furono create le Squadre di Azioni Fasciste, gruppi di persone vestite con le camicie nere, noti anche come "camicie nere", che di notte si dirigevano alle sedi del partito socialista e alle case degli avversari politici per distruggere e picchiare. Erano in gran parte giovani, riforniti di armi per lo più dai proprietari terrieri. Le loro azioni si concentrarono inizialmente nell'Emilia-Romagna, estendendosi successivamente a Lombardia, Toscana e Umbria.

Oltre ai proprietari terrieri, anche la classe media borghese si unì presto al fascismo, soprattutto la grande borghesia industriale. Il governo accettò questa situazione, addirittura fornendo armi e autocarri all'esercito, poiché considerava i fascisti un rimedio contro i socialisti. L'Italia si trovava sull'orlo di una guerra civile, ma Giolitti sottovalutò il pericolo. Alle elezioni del 1921, pensò di utilizzare i fascisti come alleati contro i socialisti, inserendoli nella lista dei liberali anche se si erano presentati con un programma moderato. I fascisti ottennero 35 seggi, conquistati con la violenza. Nel novembre 1921, Mussolini fondò il Partito Nazionale Fascista, in parte diverso dai Fasci poiché si avvicinò al Vaticano, non fu più anti-monarchico e si allineò al re, ottenendo il consenso dell'intero blocco dominante.

3. I FASCISTI AL POTERE: LA FASCE DI TRANSIZIONE (1922-1925)

Dopo le elezioni del 1921, Mussolini, con soli 35 seggi, aveva un potere limitato. Nonostante ciò, ambiva al controllo totale e, approfittando del consenso crescente, decise di prendere il potere con un'azione violenta. Nel mese di ottobre del 1922, i fascisti, in particolare le camicie nere, marciarono armati su Roma da diverse regioni, occupando molte città lungo il percorso. Mentre Mussolini stesso non partecipò a questa marcia, rimanendo stabilito a Milano, il 28 ottobre circa 25.000 camicie nere circondarono Roma.

Il governo, vedendo la minaccia, chiese al re di firmare lo stato d'assedio, autorizzando l'uso dell'esercito contro le camicie nere. Tuttavia, il re, evitando una guerra civile, rifiutò di firmare e il primo ministro si dimise. Il fascismo, pur essendo un mezzo per fermare il socialismo, sembrava un possibile alleato al re, soprattutto considerando il sostegno al Duca d'Aosta, cugino del sovrano. Il 29 ottobre, il re inviò un telegramma a Mussolini conferendogli la guida del governo, e il 30 ottobre Mussolini arrivò a Roma come capo del governo.

Mussolini continuò la sua linea dura, sciogliendo le squadre d'azione e costringendo nazionalisti e popolari a fondersi nel suo partito. Creò il Gran Consiglio del Fascismo, controllato direttamente da lui, con il compito di supervisionare il governo. Dal punto di vista economico, inizialmente Mussolini seguì un approccio liberista, promuovendo lo sviluppo industriale che portò a un aumento del PIL del 4%. Tuttavia, eliminò ogni libertà sindacale sostituendo i sindacati con le corporazioni, dove gli operai avevano scarso potere decisionale.

Nel 1924, si tennero nuove elezioni con un listone governativo formato da tutte le forze che sostenevano il governo. La campagna elettorale fu segnata dalla violenza. Dopo la vittoria, il deputato socialista Giacomo Matteotti denunciò le violenze e le irregolarità delle votazioni. Il 10 giugno 1924, Matteotti fu rapito e ucciso. In risposta, le opposizioni lasciarono il parlamento e si ritirarono sull’Avventino (seccessione dell’Avventino), chiedendo al re nuove elezioni. Nonostante ciò, il re non le indisse. I socialisti non opposero resistenza fino a quando Mussolini, nel famoso discorso al parlamento del 3 gennaio 1925, si assunse la responsabilità del delitto, consolidando tutto il potere nelle sue mani e dando inizio alla dittatura fascista.

4. LA DITTATURA FASCISTA (1925-1943)

Mussolini salì al potere, il 3 gennaio 1925, e per prima cosa sciolse tutti i partiti politici istituendo lo stato totalitario. Nel 1926, emanò le leggi fascistissime in cui soppresse la libertà di stampa, di associazione e di insegnamento. Gli insegnanti, per poter insegnare, dovevano ottenere una tessera di iscrizione al fascismo. Fu istituito un tribunale speciale per gli oppositori politici, e furono revocate le libertà sindacali, abbandonando la linea liberista e adottando il protezionismo (alzando i dazi doganali per ostacolare le importazioni). Tuttavia, il protezionismo si rivelò inefficace a causa della mancanza di materie prime in Italia, ma comunque Mussolini lo potenzia alla ricerca dell'autarchia economica (indipendenza dal punto di vista economico).

Mussolini sostituì molti prodotti con surrogati per affrontare le limitazioni, ad esempio, il caffè fu sostituito con l'orzo, la lana con il Lanital prodotto dal latte, e il cuoio con cartone pressato. Organizzò la battaglia del grano per rendere l'Italia autonoma nella produzione di grano, promuovendo bonifiche come l'Agropontino e la creazione sempre con le bonifiche, di alcune città come Latina, anche se non bonificò tutto il territorio che aveva promesso. Per aumentare la produzione di grano, altre colture furono eliminate, ma ciò comportò la riduzione della produzione di riso, vino, agrumi e mandorle.

La creazione della quota 90, con l'obiettivo di fissare il cambio a 90 lire per 1 sterlina (prima era 150 lire per 1 sterlina), fu raggiunta rafforzando la lira. Tuttavia, questo risultato ebbe impatti negativi poiché bloccò le esportazioni. Sebbene Mussolini soppresse gli oppositori politici, a differenza del nazismo, in Italia le forze anti-fasciste persistevano. Molti oppositori operavano clandestinamente, tra cui il famoso Gramsci, imprigionato e morto dopo 11 anni di carcere. Benedetto Croce, un altro noto oppositore, era così rinomato a livello internazionale che Mussolini non osò toccarlo.

Mussolini è al potere durante la grande crisi economica mondiale del 1929, e la sua politica protezionista è strettamente legata a questo contesto. Nel tentativo di evitare di essere coinvolto nella crisi, decide di chiudere il mercato italiano, ma questa strategia si rivela inefficace. A partire dal 1931, cerca di stimolare l'economia dando sostegno all'industria pesante, in particolare a quella bellica.

L'aiuto finanziario viene principalmente indirizzato agli industriali, e nel 1933 nasce l’IRI (istituto per la ricostruzione industriale), stabilendo così un capitalismo di stato per l'industria privata. Parallelamente, per contrastare la disoccupazione, Mussolini avvia numerosi lavori pubblici, quali strade ed edifici, cercando approvazione e sostegno anche dalla popolazione più povera.

Nel 1929 vengono stipulati i Patti Lateranensi. Inizialmente, il Papa Pio IX aveva emesso una bolla "no expedit", vietando ai cattolici di partecipare alla vita politica durante l'unificazione dell'Italia. Tuttavia, con l'evolversi della situazione a partire dal '61 (Patto Gentiloni 1913), i cattolici ottengono il diritto di voto. Nel 1929 però, con i Patti Lateranensi, la Chiesa cattolica riconosce lo stato italiano. Questi patti includono un concordato, che garantisce alla Chiesa la piena libertà di culto solo per i cattolici. Viene riconosciuto il matrimonio religioso con effetti civili (quindi se ti risposi non perdi la reversibilità se sei vedova e ti sposi), l'insegnamento dell'ora di religione a scuola e la possibilità di mantenere attiva l'azione cattolica (l’ACR azione cattolica ragazzi è un gruppo di ragazzi che fanno diverse attività).

Nonostante gli iniziali legami positivi, i rapporti tra Mussolini e la Chiesa si affievoliscono nel tempo. Nel 1929, Mussolini promette molte cose alla Chiesa, ma nel corso degli anni l'Azione Cattolica viene chiusa, lasciando attivi solo gli Scout.

Il totalitarismo di Mussolini è definito "imperfetto" rispetto a quello di Hitler, poiché non riesce a raggiungere un controllo totale sulla popolazione, grazie alla mantenuta autonomia della monarchia e della Chiesa.

Il regime fascista proibisce qualsiasi forma di associazione e divide la società in gruppi controllati dallo Stato. Sin dall'infanzia, gli individui sono classificati come figli della lupa e successivamente come Balilla, partecipando a associazioni extrascolastiche dedicate all'abilità fisica e al culto del fascismo. Queste attività coinvolgono tutte le fasce d'età, mantenendo la società sotto controllo.

L’aspetto positivo è che il fascismo crea il sabato fascista positivo perché non si lavorava. In questo modo la società era controllata. Tutte queste attività prevedevano tanta attività fisica. Chi eccelleva veniva premiato più degli intelligente.

Mussolini credeva nello sport aderendo ai mondiali di calcio e con lui per due volte di fila vinse l’Italia. In questo contesto i nazionalisti attaccarono gli altri, volevano conquistare l’Etiopia (a fine 800 l’Italia ci aveva già provato con Crispi) e nel 35 la attacca conquistandola nel 1936. L’Italia già possedeva Eritrea, Somalia, Etiopia e Libia formando l’impero dell’africa orientale. La società delle nazioni doveva impedire altri conflitti quindi era contraria soprattutto perché Mussolini aveva usato armi chimiche. Quindi la Società delle Nazioni condanna Mussolini e in particolare Francia e Inghilterra si oppongono. Da questo momento (36) Mussolini entra in crisi con Francia e Inghilterra invece fin prima i rapporti erano buoni. È un grosso problema perché questi stati fornivano materie prime (c’era l’autarchia ma qualcosa comunque veniva importato). La società delle nazioni impongono una tassa che Mussolini paga con l’oro degli italiani poi non la pagherà più questa multa. Da questo momento Mussolini si avvicina a Hitler che non lo aveva condannato.

Nel 1936 nacque ufficialmente l’asse Roma - Berlino che era un patto economico ma non solo perché era un patto anche contro i Bolscevichi e anche un’aiuto ai militari spagnoli di Francisco Franco. Nel 1937 viene fatto il patto Anticomintern che è un patto contro l’Unione Sovietica in cui entra anche il Giappone perché l’unione sovietica voleva conquistare la Cina ma anche il Giappone.

Nel 1934 Hitler aveva tentato di ammettere pacificamente l’Austria nel suo impero ma Mussolini lo fermò. Nel 1938 Mussolini da il consenso ad Hitler di occupare militarmente l’Austria e in quell’anno nel novembre Mussolini approvò la Dichiarazione della Razza con al suo interno le cosiddette Leggi Razziali.

A causa delle leggi razziali, circa 30.000 ebrei furono esclusi dalle istituzioni scolastiche pubbliche. Ai membri della comunità ebraica fu vietato possedere aziende e immobili destinati alle loro attività professionali. Furono allontanati dalle associazioni culturali e sportive e proibiti dalla pubblicazione delle proprie opere. Non potevano svolgere lavori pubblici. Gli ebrei stranieri furono espulsi, gli ebrei italiani furono privati della cittadinanza.

Mussolini fece anche una riforma della scuola, chiamata riforma Gentile perché il ministro si chiamava così. La nuova scuola era molto selettiva: suddivise la scuola in licei e istituti tecnici professionali, tutti i figli della gente bene faceva il classico.

Equiparò le scuole private alle scuole statali introducendo l’esame di stato. I ragazzi andavano a scuola in divisa e gli insegnanti dovevano iscriversi al partito fascista e c’era il libro di testo unico perché erano di chiaro orientamento fascista. Anche le donne erano controllate e anche loro entravano nelle associazioni ma non avevano diritti e servivano per fare figli forti e robusti. Mussolini spingeva a fare i figli e introdusse la tassa sul celibato (maschio senza figli).

Il fascismo si basa anche sulla propaganda e sul culto della persona del duce. Mussolini cerca il favore del popolo attraverso discorsi propagandistici tenuti in piazza (Palazzo Venezia), in radio e nei cinegiornali, con l'obiettivo di esaltare il regime. La propaganda includeva filmati dell'Istituto Luce che documentavano i successi del fascismo. Nonostante gli iniziali consensi ottenuti da Mussolini, le concessioni economiche fatte al popolo non riescono a compensare le riduzioni salariali, portando a una perdita di consensi nel tempo.

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