43. Le completive: ut, ne, quod, quin e quominus
Una completiva occupa un posto necessario o strettamente richiesto dal verbo o dall’espressione reggente. Una finale aggiunge uno scopo: venit ut discat. Una completiva esprime ciò che si ordina, chiede o accade: imperat ut veniant. La forma esterna può somigliare, ma la funzione è diversa.
Volontà, comando e fatto
| Reggente | Costruzione normale | Esempio |
|---|---|---|
| Verbi di richiesta, persuasione, comando | ut / ne + congiuntivo | Rogat ut venias: chiede che tu venga |
| Iubeo e veto | Accusativo con infinito | Iubet milites venire: ordina ai soldati di venire |
| Accidit, evenit, fit e formule analoghe | ut / ut non + congiuntivo | Accidit ut abesset: accadde che fosse assente |
| Espressioni con contenuto esplicativo | quod + indicativo, con possibili variazioni modali | Bene facis quod venis: fai bene a venire |
| Dubbio negato | quin + congiuntivo | Non dubito quin veniat: non dubito che venga |
La distinzione tradizionale fra completive “volitive” e “dichiarative” aiuta anche a scegliere la negazione. Un ordine negativo usa ne; il fatto che qualcosa non avvenga usa ut non. Con dico il significato è decisivo: “dire che una cosa è vera” introduce spesso AcI; “dire di fare una cosa” può introdurre una completiva volitiva.
Quod dichiarativo significa “il fatto che”, ma quod può anche essere relativo neutro o congiunzione causale. Laetor quod venisti può essere spiegato in relazione alla causa o al contenuto della gioia; non ogni frase ha un’unica etichetta scolastica indiscutibile. È essenziale restituire correttamente il rapporto logico.
Verbi di timore
| Latino | Traduzione |
|---|---|
| Timeo ne veniat. | Temo che venga. |
| Timeo ne non veniat. | Temo che non venga. |
| Timeo ut veniat. | Temo che non venga. |
Dopo i verbi di timore, ne introduce l’evento temuto: in italiano si traduce “che”, non “che non”. Per temere il mancato verificarsi dell’evento si usa ne non oppure ut. Il congiuntivo può esprimere anche anteriorità: timeo ne erraverit, temo che abbia sbagliato. Ricavare il senso dalla sola parola ne porta qui all’errore opposto a quello corretto.
Impedimento, rifiuto e dubbio
Dopo verbi di impedimento si trovano ne e quominus; con reggente negativa è comune anche quin: nihil obstat quominus venias, nulla impedisce che tu venga. Non dubito quin significa “non dubito che”; dubito con infinito può invece significare “esitare a”. Non si deve introdurre quin dopo qualsiasi affermazione positiva di dubbio.
Non possum quin significa “non posso fare a meno di”; haud multum abest quin, manca poco che. Quin può derivare anche da una relativa negativa, come in espressioni equivalenti a “non c’è nessuno che non...”. Per tradurre bene conviene riscrivere mentalmente la reggente in italiano, poi completarne il senso.
Nihil me impedit quominus studeam.
Nulla mi impedisce di studiare.
La subordinata indica l’azione che non viene impedita; non è una finale negativa.