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Dalle prime declinazioni alla sintassi del periodo. Spiegazioni, tabelle, esempi tradotti, 60 esercizi con soluzioni e 6 versioni guidate.

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43. Le completive: ut, ne, quod, quin e quominus

Una completiva occupa un posto necessario o strettamente richiesto dal verbo o dall’espressione reggente. Una finale aggiunge uno scopo: venit ut discat. Una completiva esprime ciò che si ordina, chiede o accade: imperat ut veniant. La forma esterna può somigliare, ma la funzione è diversa.

Volontà, comando e fatto

Tavola 165 Famiglie di completive
ReggenteCostruzione normaleEsempio
Verbi di richiesta, persuasione, comandout / ne + congiuntivoRogat ut venias: chiede che tu venga
Iubeo e vetoAccusativo con infinitoIubet milites venire: ordina ai soldati di venire
Accidit, evenit, fit e formule analogheut / ut non + congiuntivoAccidit ut abesset: accadde che fosse assente
Espressioni con contenuto esplicativoquod + indicativo, con possibili variazioni modaliBene facis quod venis: fai bene a venire
Dubbio negatoquin + congiuntivoNon dubito quin veniat: non dubito che venga

La distinzione tradizionale fra completive “volitive” e “dichiarative” aiuta anche a scegliere la negazione. Un ordine negativo usa ne; il fatto che qualcosa non avvenga usa ut non. Con dico il significato è decisivo: “dire che una cosa è vera” introduce spesso AcI; “dire di fare una cosa” può introdurre una completiva volitiva.

Quod dichiarativo significa “il fatto che”, ma quod può anche essere relativo neutro o congiunzione causale. Laetor quod venisti può essere spiegato in relazione alla causa o al contenuto della gioia; non ogni frase ha un’unica etichetta scolastica indiscutibile. È essenziale restituire correttamente il rapporto logico.

Verbi di timore

Tavola 166 Timore: la traduzione cambia la polarità della congiunzione
LatinoTraduzione
Timeo ne veniat.Temo che venga.
Timeo ne non veniat.Temo che non venga.
Timeo ut veniat.Temo che non venga.

Dopo i verbi di timore, ne introduce l’evento temuto: in italiano si traduce “che”, non “che non”. Per temere il mancato verificarsi dell’evento si usa ne non oppure ut. Il congiuntivo può esprimere anche anteriorità: timeo ne erraverit, temo che abbia sbagliato. Ricavare il senso dalla sola parola ne porta qui all’errore opposto a quello corretto.

Impedimento, rifiuto e dubbio

Dopo verbi di impedimento si trovano ne e quominus; con reggente negativa è comune anche quin: nihil obstat quominus venias, nulla impedisce che tu venga. Non dubito quin significa “non dubito che”; dubito con infinito può invece significare “esitare a”. Non si deve introdurre quin dopo qualsiasi affermazione positiva di dubbio.

Non possum quin significa “non posso fare a meno di”; haud multum abest quin, manca poco che. Quin può derivare anche da una relativa negativa, come in espressioni equivalenti a “non c’è nessuno che non...”. Per tradurre bene conviene riscrivere mentalmente la reggente in italiano, poi completarne il senso.

Nihil me impedit quominus studeam.

Nulla mi impedisce di studiare.

La subordinata indica l’azione che non viene impedita; non è una finale negativa.

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