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Dalle prime declinazioni alla sintassi del periodo. Spiegazioni, tabelle, esempi tradotti, 60 esercizi con soluzioni e 6 versioni guidate.

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46. Il periodo ipotetico

Il periodo ipotetico unisce una protasi, che pone la condizione, e un’apodosi, che ne presenta la conseguenza. La protasi è introdotta normalmente da si, “se”, oppure nisi, “se non, a meno che”. La tripartizione scolastica in realtà, possibilità e irrealtà è utile, purché non faccia confondere la forma grammaticale con un giudizio su ciò che accade davvero nel mondo.

Tavola 170 Periodo ipotetico indipendente
TipoProtasiApodosiEsempio
Condizione aperta / della realtàIndicativoIndicativo o altro modo richiesto dal sensoSi venit, laetor: se viene, sono contento
Futuro apertoFuturo o futuro anterioreFuturo; possibile imperativoSi veneris, laetabor: se verrai, sarò contento
PossibilitàCongiuntivo presente, anche perfetto secondo rapporto e usoCongiuntivo presente, anche perfettoSi veniat, laeter: se venisse, sarei contento
Irrealtà nel presenteCongiuntivo imperfettoCongiuntivo imperfettoSi adesset, laetarer: se fosse qui, sarei contento
Irrealtà nel passatoCongiuntivo piuccheperfettoCongiuntivo piuccheperfettoSi venisset, laetatus essem: se fosse venuto, sarei stato contento

Nisi, si non e condizioni miste

Nisi tende a negare la condizione nel suo insieme (“a meno che”); si non può negare un elemento particolare o contrapporre due ipotesi. Sin introduce spesso una seconda condizione contrastante, “se invece”. Dummodo, modo, dum con congiuntivo possono esprimere una condizione limitativa: “purché”, con negazione ne.

Un periodo può essere misto: si venisset, nunc laetarer, se fosse venuto, ora sarei contento. La condizione è passata, la conseguenza presente. Non è un errore di consecutio. L’apodosi può avere indicativo con verbi di dovere o possibilità, perché la possibilità o il dovere sono presentati come reali, anche se l’azione non si realizza. Una condizione aperta può inoltre avere un comando: si venis, audi, se vieni, ascolta.

Periodo ipotetico nel discorso indiretto

Quando un periodo ipotetico dipende da un verbo dichiarativo, la protasi passa normalmente al congiuntivo; l’apodosi dichiarativa assume forma infinitiva. Le ipotesi future di possibilità e di futuro aperto possono così avvicinarsi nella forma. Per l’irrealtà, la protasi conserva normalmente imperfetto o piuccheperfetto; l’apodosi attiva può usare participio futuro più fuisse: dixit se venturum fuisse, si potuisset, disse che sarebbe venuto, se avesse potuto.

Per un’apodosi passiva o senza participio futuro adatto si usa spesso futurum fuisse ut più congiuntivo imperfetto. Il costrutto è avanzato: prima di tradurlo ricostruisci l’ipotesi diretta, chiarisci a quale tempo si riferiscono condizione e conseguenza, poi scegli il condizionale italiano appropriato. Non confondere venturum esse, che sarebbe venuto come futuro nel passato, con venturum fuisse, che sarebbe venuto in una conseguenza non realizzata.

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