46. Il periodo ipotetico
Il periodo ipotetico unisce una protasi, che pone la condizione, e un’apodosi, che ne presenta la conseguenza. La protasi è introdotta normalmente da si, “se”, oppure nisi, “se non, a meno che”. La tripartizione scolastica in realtà, possibilità e irrealtà è utile, purché non faccia confondere la forma grammaticale con un giudizio su ciò che accade davvero nel mondo.
| Tipo | Protasi | Apodosi | Esempio |
|---|---|---|---|
| Condizione aperta / della realtà | Indicativo | Indicativo o altro modo richiesto dal senso | Si venit, laetor: se viene, sono contento |
| Futuro aperto | Futuro o futuro anteriore | Futuro; possibile imperativo | Si veneris, laetabor: se verrai, sarò contento |
| Possibilità | Congiuntivo presente, anche perfetto secondo rapporto e uso | Congiuntivo presente, anche perfetto | Si veniat, laeter: se venisse, sarei contento |
| Irrealtà nel presente | Congiuntivo imperfetto | Congiuntivo imperfetto | Si adesset, laetarer: se fosse qui, sarei contento |
| Irrealtà nel passato | Congiuntivo piuccheperfetto | Congiuntivo piuccheperfetto | Si venisset, laetatus essem: se fosse venuto, sarei stato contento |
Nisi, si non e condizioni miste
Nisi tende a negare la condizione nel suo insieme (“a meno che”); si non può negare un elemento particolare o contrapporre due ipotesi. Sin introduce spesso una seconda condizione contrastante, “se invece”. Dummodo, modo, dum con congiuntivo possono esprimere una condizione limitativa: “purché”, con negazione ne.
Un periodo può essere misto: si venisset, nunc laetarer, se fosse venuto, ora sarei contento. La condizione è passata, la conseguenza presente. Non è un errore di consecutio. L’apodosi può avere indicativo con verbi di dovere o possibilità, perché la possibilità o il dovere sono presentati come reali, anche se l’azione non si realizza. Una condizione aperta può inoltre avere un comando: si venis, audi, se vieni, ascolta.
Periodo ipotetico nel discorso indiretto
Quando un periodo ipotetico dipende da un verbo dichiarativo, la protasi passa normalmente al congiuntivo; l’apodosi dichiarativa assume forma infinitiva. Le ipotesi future di possibilità e di futuro aperto possono così avvicinarsi nella forma. Per l’irrealtà, la protasi conserva normalmente imperfetto o piuccheperfetto; l’apodosi attiva può usare participio futuro più fuisse: dixit se venturum fuisse, si potuisset, disse che sarebbe venuto, se avesse potuto.
Per un’apodosi passiva o senza participio futuro adatto si usa spesso futurum fuisse ut più congiuntivo imperfetto. Il costrutto è avanzato: prima di tradurlo ricostruisci l’ipotesi diretta, chiarisci a quale tempo si riferiscono condizione e conseguenza, poi scegli il condizionale italiano appropriato. Non confondere venturum esse, che sarebbe venuto come futuro nel passato, con venturum fuisse, che sarebbe venuto in una conseguenza non realizzata.