2. Alfabeto, pronuncia, sillabe e accento
Pronuncia scolastica e pronuncia restituita
Le edizioni moderne distinguono normalmente u vocalica e v consonantica, mentre la scrittura romana impiegava V per entrambi i valori. La I poteva rappresentare una vocale o una consonante simile alla “i” di “ieri”. J e W non appartengono all’alfabeto classico; Y e Z furono impiegate soprattutto per prestiti greci. Il latino non possiede articoli: liber può significare “un libro” o “il libro” secondo il contesto.
In Italia si usa spesso la pronuncia scolastica o ecclesiastica, diversa dalla ricostruzione della pronuncia classica detta restituita. Sono due convenzioni da conoscere, senza mescolarle. L’accento delle parole non si ricava dalla pronuncia italiana del loro derivato: va riconosciuto attraverso la quantità della penultima sillaba.
| Segno o gruppo | Scolastica italiana | Restituita classica |
|---|---|---|
| c, g davanti a e, i, ae, oe | Suoni dolci come in “cena”, “giro” | Sempre velari: k e g dura |
| ae, oe | Di solito e | Dittonghi distinti |
| v consonantica | Come v italiana | Approssimante simile alla w inglese |
| ti + vocale | Spesso zi; resta ti dopo s, t, x e in specifiche eccezioni | Sempre t + i |
| gn | Spesso come in “gnomo” | Pronuncia ricostruita distinta, con articolazione velare/nasale |
| h | Muta | Aspirazione, già debole in vari contesti antichi |
| ph, th, ch | Di solito f, t, k | Originariamente occlusive aspirate nei prestiti greci |
| y | Normalmente i | Vocale anteriore arrotondata nei prestiti greci |
| qu | Come in “quale” | Gruppo labiovelare; la u non costituisce una sillaba autonoma |
Vocali, dittonghi e divisione sillabica
Le vocali possono essere brevi o lunghe: ă e ā, per esempio, rappresentano quantità diverse. La quantità può distinguere forme: rosă è nominativo o vocativo singolare, rosā ablativo singolare. I dittonghi più comuni sono ae, oe, au; eu e altri gruppi hanno distribuzione più limitata. Due vocali vicine non formano necessariamente un dittongo: in poëta la dieresi segnala la separazione di o ed e.
Una consonante fra vocali si unisce normalmente alla sillaba seguente; due consonanti si dividono, salvo gruppi che possono costituire un attacco unico. Si sillaba a-mi-cus, bel-lum, cas-tus, reg-num; qu resta unito. Il gruppo di occlusiva più liquida, come tr o pl, può comportarsi in modo diverso nella scansione poetica. Le sillabe sono aperte se terminano in vocale e chiuse se terminano in consonante: la loro quantità non coincide sempre con quella della sola vocale.
Le regole dell’accento
Nei bisillabi l’accento cade normalmente sulla prima sillaba. Nelle parole di tre o più sillabe cade sulla penultima, se questa è lunga; altrimenti sulla terzultima. Una sillaba è lunga se contiene una vocale lunga o un dittongo, oppure se è chiusa: la tradizionale formula “vocale seguita da due consonanti” descrive molti casi di lunghezza per posizione. Una vocale davanti a un’altra vocale è generalmente breve, con eccezioni da verificare sul dizionario. Non allungare la vocale soltanto perché la sillaba è lunga per posizione.
La regola della penultima spiega amīcus (amìcus) e domĭnus (dòminus). Le enclitiche, come -que, possono modificare l’accentazione del gruppo: nella lettura scolastica si considera l’accento prima dell’enclitica, con eccezioni lessicalizzate come itaque. Alcune parole contratte e forme particolari richiedono attenzione; le regole generali dell’accento non sostituiscono l’indicazione del dizionario nei casi dubbi.