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Latino

Latino.

Dalle prime declinazioni alla sintassi del periodo. Spiegazioni, tabelle, esempi tradotti, 60 esercizi con soluzioni e 6 versioni guidate.

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2. Alfabeto, pronuncia, sillabe e accento

Pronuncia scolastica e pronuncia restituita

Le edizioni moderne distinguono normalmente u vocalica e v consonantica, mentre la scrittura romana impiegava V per entrambi i valori. La I poteva rappresentare una vocale o una consonante simile alla “i” di “ieri”. J e W non appartengono all’alfabeto classico; Y e Z furono impiegate soprattutto per prestiti greci. Il latino non possiede articoli: liber può significare “un libro” o “il libro” secondo il contesto.

In Italia si usa spesso la pronuncia scolastica o ecclesiastica, diversa dalla ricostruzione della pronuncia classica detta restituita. Sono due convenzioni da conoscere, senza mescolarle. L’accento delle parole non si ricava dalla pronuncia italiana del loro derivato: va riconosciuto attraverso la quantità della penultima sillaba.

Tavola 2 Due sistemi di pronuncia
Segno o gruppoScolastica italianaRestituita classica
c, g davanti a e, i, ae, oeSuoni dolci come in “cena”, “giro”Sempre velari: k e g dura
ae, oeDi solito eDittonghi distinti
v consonanticaCome v italianaApprossimante simile alla w inglese
ti + vocaleSpesso zi; resta ti dopo s, t, x e in specifiche eccezioniSempre t + i
gnSpesso come in “gnomo”Pronuncia ricostruita distinta, con articolazione velare/nasale
hMutaAspirazione, già debole in vari contesti antichi
ph, th, chDi solito f, t, kOriginariamente occlusive aspirate nei prestiti greci
yNormalmente iVocale anteriore arrotondata nei prestiti greci
quCome in “quale”Gruppo labiovelare; la u non costituisce una sillaba autonoma

Vocali, dittonghi e divisione sillabica

Le vocali possono essere brevi o lunghe: ă e ā, per esempio, rappresentano quantità diverse. La quantità può distinguere forme: rosă è nominativo o vocativo singolare, rosā ablativo singolare. I dittonghi più comuni sono ae, oe, au; eu e altri gruppi hanno distribuzione più limitata. Due vocali vicine non formano necessariamente un dittongo: in poëta la dieresi segnala la separazione di o ed e.

Una consonante fra vocali si unisce normalmente alla sillaba seguente; due consonanti si dividono, salvo gruppi che possono costituire un attacco unico. Si sillaba a-mi-cus, bel-lum, cas-tus, reg-num; qu resta unito. Il gruppo di occlusiva più liquida, come tr o pl, può comportarsi in modo diverso nella scansione poetica. Le sillabe sono aperte se terminano in vocale e chiuse se terminano in consonante: la loro quantità non coincide sempre con quella della sola vocale.

Le regole dell’accento

Nei bisillabi l’accento cade normalmente sulla prima sillaba. Nelle parole di tre o più sillabe cade sulla penultima, se questa è lunga; altrimenti sulla terzultima. Una sillaba è lunga se contiene una vocale lunga o un dittongo, oppure se è chiusa: la tradizionale formula “vocale seguita da due consonanti” descrive molti casi di lunghezza per posizione. Una vocale davanti a un’altra vocale è generalmente breve, con eccezioni da verificare sul dizionario. Non allungare la vocale soltanto perché la sillaba è lunga per posizione.

La regola della penultima spiega amīcus (amìcus) e domĭnus (dòminus). Le enclitiche, come -que, possono modificare l’accentazione del gruppo: nella lettura scolastica si considera l’accento prima dell’enclitica, con eccezioni lessicalizzate come itaque. Alcune parole contratte e forme particolari richiedono attenzione; le regole generali dell’accento non sostituiscono l’indicazione del dizionario nei casi dubbi.

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