L’ENEIDE
VIRGILIO, DIDONE E IL PROBLEMA DELLA PROSPETTIVA
L’Eneide è già più complessa di una celebrazione lineare di Enea. Virgilio mostra il dolore di Didone, la rende grande regina prima della crisi, le attribuisce discorsi potentissimi e nell’Ade le concede il diritto di non rispondere.
Questo è importante perché spiega perché una riscrittura come quella di Oliva sia possibile. La nuova Didone non nasce contro un personaggio vuoto; nasce proprio dalle potenzialità che il testo antico aveva già aperto.
Oliva prende quelle potenzialità e cambia la gerarchia. Ciò che in Virgilio è una grande tragedia interna alla missione di Enea diventa in lei il punto di partenza di un’altra missione.
La prospettiva decide quindi non soltanto che cosa vediamo, ma che cosa consideriamo necessario.
Dal punto di vista di Enea, lasciare Cartagine è necessario. Dal punto di vista di Didone, le conseguenze dell’abbandono sono una violenza subita. Dal punto di vista del Fato virgiliano, Roma deve nascere. Dal punto di vista della riscrittura, Roma può nascere anche se la persona celebrata dalla tradizione non compie l’impresa.
Nessuna di queste prospettive esaurisce da sola il mito. Il mito sopravvive proprio perché può essere riaperto.