L’ENEIDE
Eneide e Odissea: il viaggio non significa la stessa cosa
Il confronto con l’Odissea è inevitabile e voluto da Virgilio. Entrambi i poemi raccontano un eroe che attraversa il mare dopo la guerra di Troia, affronta tempeste, incontra popoli e divinità e scende nel mondo dei morti. Ma il significato del viaggio cambia radicalmente.
Odisseo conosce la meta fin dall’inizio: Itaca è la sua casa, Penelope la moglie, Telemaco il figlio, Laerte il padre. Il suo viaggio è un nostos, un ritorno. Ogni deviazione è un ostacolo rispetto a un’identità già esistente.
Enea, invece, ha perduto Troia. Non può tornare. La sua meta viene indicata progressivamente da profezie che egli deve interpretare. Il viaggio è orientato non verso il recupero del passato, ma verso la costruzione del futuro.
Per questo il rapporto con le donne ha una struttura diversa. Penelope rappresenta la casa a cui Odisseo deve tornare. Didone rappresenta una possibile nuova casa che Enea deve lasciare. La differenza è fondamentale: ciò che per Odisseo sarebbe compimento, per Enea può diventare deviazione dal Fato.
Anche l’Ade cambia funzione. Odisseo cerca soprattutto informazioni per riuscire a tornare. Enea riceve da Anchise una visione della futura storia romana. Il viaggio nell’oltretomba non chiarisce soltanto il presente dell’eroe: lo inserisce in una missione storica di secoli.
| Formula utile Odisseo ritorna a una patria. Enea trasforma l’esilio nella possibilità di una patria futura. |
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