L’ENEIDE
OSPITALITÀ, DONI E DIPLOMAZIA
L’ospite è protetto dagli dèi
L’ospitalità è un valore fondamentale del mondo epico. Un viaggiatore privo di protezione entra in una relazione sacra con chi lo accoglie. Nel libro I Ilioneo ricorda ai Cartaginesi che gli dèi giudicano il bene e il male e chiede di non trattare i naufraghi come nemici.
Didone risponde offrendo riparo, possibilità di riparare le navi e perfino la scelta di restare. La sua ospitalità nasce anche dall’esperienza personale dell’esilio.
Evandro accoglie Enea durante un sacrificio e condivide con lui mensa, memoria e alleanza. La futura morte di Pallante rende proprio quella mensa un debito morale che Enea non dimentica.
L’ospitalità crea quindi rapporti duraturi. Non è un semplice gesto di cortesia ma una forma di alleanza personale e religiosa.
Il dono come linguaggio politico
Doni e spoglie circolano continuamente. Gli ambasciatori troiani portano oggetti a Latino; Didone riceve doni da Enea; Evandro offre uomini e cavalli; Venere consegna al figlio le armi di Vulcano.
Il dono può esprimere rispetto, alleanza, ospitalità o memoria. Ma gli oggetti possono anche assumere significati pericolosi: la cintura di Pallante, presa da Turno come trofeo, diventa la causa immediata della sua morte.
Nell’universo epico un oggetto conserva la storia delle relazioni attraverso cui è passato. Non è mai soltanto materia.
Ambascerie e patti
La guerra non elimina la diplomazia. I Troiani inviano ambasciatori a Latino; i Latini cercano l’aiuto di Diomede; nel libro XI vengono discusse proposte di pace; nel libro XII viene formalizzato un patto per il duello.
I patti vengono accompagnati da rituali, sacrifici e invocazioni divine. Rompere un accordo significa quindi violare contemporaneamente una regola politica e religiosa.
Quando la tregua del libro XII viene infranta, Enea richiama gli dèi a testimoni. La guerra acquista così anche la forma di una crisi del diritto sacro.