L’ENEIDE
L’ARRIVO DI ENEA: L’EROE VISTO DA FUORI
Didone ascolta ma non si sottomette subito al mito
Quando Enea racconta le proprie vicende, il romanzo introduce un elemento molto moderno: lo sguardo scettico di Didone.
La regina ascolta il troiano parlare di Venere, Mercurio, profezie e interventi divini e non accetta automaticamente ogni affermazione. Si chiede quanto credere a un uomo abituato a interpretare la propria vita come parte di un piano soprannaturale.
Questa caratterizzazione viene chiarita dall’autrice stessa nelle note finali: Didone crede negli dèi, ma all’inizio dubita che partecipino davvero in modo così diretto alle esistenze umane.
Il risultato è ironico e importante. Nell’Eneide il lettore sa che Venere e Mercurio esistono davvero nella trama; Didone moderna, che vive dentro lo stesso universo narrativo, può invece sospettare che Enea sia egocentrico o mitomane.
La distanza produce una critica del privilegio narrativo. Enea è abituato a essere creduto perché la sua storia coincide con la storia epica. Didone lo guarda da una posizione esterna e chiede prove.
Ascanio e la maternità scelta
Uno degli elementi più significativi della riscrittura è il rapporto tra Didone e Ascanio. Il ragazzo non resta soltanto figlio di Enea e strumento dell’inganno di Cupido.
Didone sviluppa un autentico sentimento materno e arriva a considerarsi sua madre. La maternità qui non dipende dal parto, ma dal legame costruito.
Questo elemento modifica profondamente il significato della futura partenza. Nell’Eneide Didone perde Enea; nel romanzo rischia anche di perdere un figlio scelto.
La missione di Enea, che in Virgilio viene giustificata anche ricordando il futuro di Ascanio, entra quindi in una tensione nuova: lo stesso ragazzo che legittima la partenza è diventato legame affettivo tra Enea e Didone.