L’ENEIDE
La memoria di Troia e il problema dell’esilio
Enea è un profugo. Questa condizione è decisiva. Non parte per curiosità o per conquista volontaria: la sua città è stata distrutta. Il viaggio nasce da una sconfitta e da una perdita irreversibile.
L’esilio comporta un paradosso. Per sopravvivere, i Troiani devono conservare la propria identità; per costruire il futuro, devono anche trasformarla. I Penati, Anchise, Ascanio e i riti mantengono la continuità; le alleanze, i matrimoni e l’incontro con i popoli italici creano invece una nuova comunità.
Cartagine rende questo tema ancora più interessante. Anche Didone è una profuga e una fondatrice. È fuggita da Tiro dopo l’assassinio di Sicheo e ha costruito una nuova città in Africa. Quando Enea la incontra, trova davanti a sé qualcuno che ha già realizzato ciò che lui sta ancora cercando di fare: trasformare una fuga in fondazione politica.
Questa simmetria rende il loro rapporto molto più profondo di una semplice storia d’amore. Due esuli, due leader, due città future e due destini politici si incontrano. Ma Roma e Cartagine, nella prospettiva storica di Virgilio, non possono condividere lo stesso futuro.
| Anticipazione per il confronto finale Virgilio racconta Enea che entra nella città di Didone. La rilettura moderna di Marilù Oliva ci permetterà di domandare che cosa cambia quando è Didone a diventare il centro della propria storia. |
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