L’ENEIDE
Dalla Repubblica al principato di Augusto
La Repubblica romana era fondata su un sistema di magistrature annuali, senato, assemblee e competizione tra famiglie aristocratiche. Con l’espansione mediterranea, però, aumentano ricchezze, disuguaglianze, eserciti personali e rivalità. I comandanti militari possono contare sulla fedeltà dei soldati e trasformare il prestigio bellico in potere politico.
Le guerre civili del I secolo a.C. rendono evidente la crisi. Mario e Silla, Cesare e Pompeo, poi Ottaviano e Antonio rappresentano fasi diverse dello stesso problema: la Repubblica non riesce più a contenere la lotta tra uomini dotati di enormi risorse militari e politiche. La vittoria di Ottaviano chiude la fase più violenta ma apre una forma nuova di governo.
Augusto evita di presentarsi come re. Costruisce invece la propria autorità attraverso titoli, competenze, prestigio e controllo dell’esercito. Si presenta come colui che ha restituito pace e ordine dopo il caos. Questo linguaggio politico è importante per l’Eneide: il poema racconta continuamente la necessità di passare dal furor della guerra a una forma di ordine stabile.
La pace augustea non cancella il ricordo della violenza. Virgilio aveva vissuto in un’Italia segnata dalle confische di terre e dagli spostamenti prodotti dalle guerre civili. Perciò il suo poema può celebrare la futura grandezza di Roma e, nello stesso tempo, mostrare con impressionante sensibilità le vittime necessarie a quella grandezza. Didone, Pallante, Turno, Lauso, Camilla e molti altri non sono semplici ostacoli da eliminare: sono vite individuali che il poema rende memorabili.
Per questo è riduttivo leggere l’Eneide come propaganda nel senso moderno del termine. Certamente il poema costruisce una genealogia gloriosa di Roma e contiene riferimenti ad Augusto. Ma la sua grandezza letteraria nasce anche dalle domande che apre: quanta sofferenza costa un impero? Quanto può chiedere il destino a un individuo? È sempre possibile separare pietas e violenza?
| Chiave di lettura L’Eneide celebra la missione storica di Roma, ma non nasconde il dolore che quella missione produce. |
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