L’ENEIDE
CONCLUSIONE – DI CHI È DAVVERO LA STORIA?
Dopo aver letto entrambe le opere, la domanda più importante non è se Enea sia colpevole o Didone innocente. Nemmeno se Virgilio sia “maschilista” e Oliva “femminista” in una contrapposizione schematica.
La domanda più profonda riguarda il funzionamento stesso dei racconti fondativi.
Ogni grande narrazione sceglie un protagonista. Da quella scelta dipende quali sofferenze diventano centrali e quali vengono collocate ai margini.
Virgilio sceglie Enea perché vuole raccontare poeticamente l’origine di Roma attraverso il profugo troiano e la sua discendenza. Didone diventa così una delle più grandi figure incontrate lungo il percorso, ma il suo futuro non può sostituire quello dell’eroe.
Oliva prende proprio quel margine e lo trasforma in centro. Elimina Enea, mette Didone sotto l’elmo, conserva Ascanio e lascia che il Fato continui. In questo modo dimostra narrativamente che la stessa struttura mitica può essere riordinata intorno a un soggetto diverso.
La riscrittura ci costringe quindi a tornare anche a Virgilio con occhi nuovi. Ci accorgiamo ancora di più che Didone era già fondatrice, che il suo dolore aveva conseguenze politiche, che Venere aveva manipolato l’amore, che il silenzio dell’Ade poteva essere letto come rifiuto.
Allo stesso tempo Virgilio impedisce di ridurre il confronto a una semplice correzione moderna. La sua Didone è memorabile proprio perché il poema le concede una grandezza capace di sopravvivere alla funzione narrativa che la condanna.
Il vero incontro tra i due libri avviene quindi nella domanda sul prezzo della storia. Enea sacrifica possibilità personali perché Roma possa esistere. Didone virgiliana viene travolta da quella missione. Didone moderna assume addirittura la missione, la porta a termine e poi rifiuta di essere sacrificata per sempre.
In Virgilio la grande storia vince sull’individuo. In Oliva l’individuo dimostra di poter servire la grande storia senza consegnarle tutta la propria esistenza.
Forse è questo il punto più fecondo del confronto: il mito non è immobile. Ogni epoca torna alle figure antiche e domanda loro qualcosa di diverso. Virgilio chiedeva a Enea come nascesse Roma. Oliva chiede a Didone che cosa accadrebbe se una donna destinata a essere ricordata soprattutto per la propria morte decidesse, invece, di continuare a vivere.
Le due risposte non si eliminano. Si illuminano a vicenda.