L’ENEIDE
Perché Virgilio sceglie Enea
Enea non è una creazione di Virgilio. È un eroe già presente nella tradizione greca e nell’Iliade. Troiano, figlio di Anchise e della dea Afrodite-Venere, combatte durante la guerra di Troia e appartiene alla famiglia reale dardanide. Nella tradizione precedente a Virgilio esistevano già racconti sulla sua sopravvivenza alla caduta della città e sul destino futuro della sua stirpe.
La scelta di Enea offre a Virgilio diversi vantaggi. È un eroe troiano, quindi appartiene al mondo omerico, ma non è il protagonista assoluto dell’Iliade. Virgilio può inserirsi nella tradizione senza dover riscrivere Achille o Odisseo. Inoltre Enea è sconfitto: la sua storia comincia dalla perdita della patria. Roma può così essere immaginata non come semplice continuazione di un vincitore, ma come rinascita di un popolo distrutto.
Enea è anche figlio di Venere. Questo legame permette di collegarlo alla gens Iulia. Ascanio, chiamato anche Iulo, diventa l’anello mitico tra Troia e la famiglia di Cesare e Augusto. Il mito genealogico non è una prova storica: è un modo con cui una comunità costruisce identità, memoria e legittimità.
Infine Enea possiede una qualità adatta al progetto virgiliano: la pietas. Non è definito soprattutto dalla ricerca della gloria individuale. La sua grandezza consiste nella capacità, spesso dolorosa, di subordinare desideri personali a doveri verso gli dèi, la famiglia, i compagni e la missione affidatagli dal Fato.
| Enea in una formula È un profugo destinato a diventare fondatore: perde una patria e deve rendere possibile una patria futura. |
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