L’ENEIDE
IL CONFRONTO CON ENEA E LA SVOLTA RADICALE
La discussione sulla partenza
Il confronto tra Didone ed Enea conserva numerosi nuclei virgiliani: la partenza preparata senza averla avvisata, il richiamo agli dèi, la missione italiana, l’idea che tra i due non esista un matrimonio formalmente celebrato.
Ma la voce interna di Didone rende molto più aggressiva la critica. La regina rifiuta il linguaggio dell’eroe e interpreta i continui riferimenti a Venere, Mercurio e al Fato come possibile egocentrismo.
Soprattutto, contesta la sproporzione tra le conseguenze. Enea può ripartire e continuare la missione; lei deve affrontare il giudizio dei Cartaginesi, Iarba, Pigmalione, la reputazione compromessa e la perdita di Ascanio.
La domanda diventa quindi politica: chi paga il costo della decisione dell’eroe?
La morte accidentale di Enea
Qui Oliva abbandona definitivamente Virgilio. Durante la discussione Enea consegna a Didone le proprie armi come pegno. La regina impugna la spada mentre la rabbia cresce.
Didone non pianifica l’omicidio. Vuole fermarlo mentre lui tenta di oltrepassarla; un movimento improvviso fa sì che Enea rimanga trafitto dalla stessa spada.
La morte è quindi narrata come incidente nato dentro una situazione di furor. Didone ne resta immediatamente sconvolta.
La scelta rovescia il libro IV. Nel poema antico muore Didone e Enea prosegue. Nel romanzo moderno muore Enea e Didone resta viva.
Il punto non è soltanto sostituire una vittima con l’altra. Uccidendo il protagonista, Oliva libera il mito dalla necessità apparente che proprio quell’uomo compia personalmente tutte le tappe successive.
Giove separa Enea dal Fato
Venere reagisce accusando Didone di aver infranto il Fato. Giove formula però la distinzione che rende possibile il romanzo: la profezia garantisce il futuro della stirpe di Enea, non necessariamente che Enea in persona arrivi vivo nel Lazio.
Ascanio resta quindi l’elemento genealogico indispensabile. Il futuro romano può ancora nascere.
Questa reinterpretazione cambia il significato del destino. Nel poema virgiliano Enea è il portatore necessario del Fato; nella riscrittura, il Fato diventa più impersonale e può perfino usare un soggetto diverso.
È una provocazione narrativa molto forte: se la storia deve comunque arrivare a Roma, chi ha stabilito che il fondatore visibile debba necessariamente essere l’uomo celebrato dalla tradizione?