L’ENEIDE
L’ALDILÀ
L’Ade come spazio ordinato
Il libro VI presenta un oltretomba articolato. Non tutte le anime si trovano nello stesso luogo e la morte non cancella completamente le differenze prodotte dalla vita.
Esistono anime insepolte, morti prematuri, suicidi, vittime d’amore, colpevoli puniti nel Tartaro e giusti nei Campi Elisi.
L’Ade è quindi una geografia morale e religiosa, non soltanto un regno indistinto delle ombre.
Caronte, Stige e Cerbero
Caronte controlla il passaggio sullo Stige e rifiuta inizialmente un vivo. Il ramo d’oro dimostra che Enea possiede l’autorizzazione necessaria.
Cerbero difende l’ingresso più interno e viene addormentato dalla Sibilla. Il viaggio non è una conquista militare del mondo dei morti: Enea avanza perché rispetta riti, possiede guida e riceve permesso.
La differenza rispetto a un’impresa puramente eroica è importante. Nel libro VI la pietas rituale vale più della forza.
Tartaro e Campi Elisi
Il Tartaro rappresenta la punizione delle grandi colpe. La Sibilla lo descrive senza farvi entrare Enea.
I Campi Elisi offrono invece luce, attività e pace. Qui si trova Anchise e qui il viaggio individuale diventa visione della storia futura.
L’aldilà permette a Virgilio di mettere nello stesso spazio morti del passato e persone del futuro non ancora nate, grazie alla dottrina della reincarnazione.
Il Lete e la reincarnazione
Le anime destinate a tornare nel mondo devono bere dal Lete e dimenticare la vita precedente.
Questo motivo consente ad Anchise di mostrare a Enea le anime dei futuri Romani. Il futuro viene immaginato come memoria che il lettore possiede ma il personaggio vede ancora soltanto come promessa.
Il libro VI trasforma così l’aldilà in luogo politico: non si limita a rispondere al problema della morte, ma spiega il significato della missione romana.