L’ENEIDE
La narrazione e lo stile epico
Virgilio scrive in esametri dattilici, il verso tradizionale dell’epica greca e latina. Il suo linguaggio è estremamente costruito: ordine delle parole, ritmo, immagini, ripetizioni e suoni contribuiscono al significato. Una traduzione contemporanea permette di seguire più facilmente la trama, ma non può riprodurre completamente gli effetti del latino.
Il poema alterna narrazione del poeta, discorsi diretti, racconti interni, profezie, descrizioni e similitudini. I libri II e III, per esempio, sono raccontati da Enea a Didone: il protagonista diventa narratore della propria caduta e del proprio viaggio. Questo cambia il rapporto con gli eventi, perché ascoltiamo Troia attraverso la memoria di chi l’ha perduta.
Le similitudini virgiliane spesso accostano guerra e vita quotidiana, natura e politica, individuo e collettività. Una tempesta può essere paragonata a una rivolta civile; un guerriero a un animale; una città in costruzione al lavoro delle api. Questi paragoni non servono soltanto a rendere più visiva la scena: costruiscono collegamenti di significato.
Virgilio usa inoltre un narratore capace di anticipare il destino dei personaggi. Spesso sappiamo che qualcuno è destinato a morire prima che il personaggio lo sappia. Questa tecnica aumenta la partecipazione tragica: il lettore vede contemporaneamente la speranza presente e la rovina futura.
| Per studiare bene Non fermarti a “che cosa succede”. Chiediti sempre chi racconta, che cosa il lettore sa in anticipo e quale immagine Virgilio usa per orientare il giudizio. |
|---|