9. Limiti
Il limite permette di descrivere con precisione ciò che accade quando una variabile si avvicina a un punto o cresce senza limite. Il percorso parte dal significato geometrico, costruisce le definizioni rigorose e i teoremi, sviluppa le tecniche di calcolo e arriva agli asintoti. Il capitolo successivo applica questi strumenti alla continuità e alle discontinuità di prima, seconda e terza specie.
Il significato del limite: avvicinarsi non significa sostituire
Studiare il limite di una funzione significa osservare i suoi valori vicino a una certa ascissa, non soltanto nell’ascissa stessa. Nella scrittura seguente, è la variabile indipendente, è il punto verso cui ci avviciniamo e è il valore verso cui tendono le uscite della funzione:
La frase « tende ad » non indica che debba compiere un movimento fisico o avvicinarsi in modo monotono. Significa che prendiamo in considerazione tutti i valori ammessi sufficientemente vicini ad , escluso eventualmente stesso. Per questo il limite può esistere anche se non è definita, oppure può essere diverso da . Quando invece limite e valore coincidono, parleremo di continuità.
Esempio guidato: un buco non impedisce il limite
Consideriamo , il cui dominio esclude . Scomponendo il numeratore otteniamo per ogni . I valori della funzione sono quindi vicini a quando è vicino a : a corrisponde e a corrisponde . Ne segue che il limite in è , anche se il quoziente iniziale in non esiste. Definire successivamente non cambierebbe quel limite: cambierebbe soltanto un punto del grafico.
Un grafico e una tabella aiutano a formulare una previsione, ma non costituiscono una dimostrazione. Una funzione può oscillare su intervalli troppo piccoli per essere visibili sullo schermo; la definizione di limite deve valere anche lì.
Dominio, intorni e punti di accumulazione
Sia . Un intorno di centro e raggio è l’intervallo ; i suoi punti soddisfano . Togliendo il centro si ottiene un intorno bucato, descritto da . Il valore assoluto indica una distanza, quindi questa condizione comprende sia punti a sinistra sia punti a destra di .
Il punto è di accumulazione per se ogni suo intorno contiene almeno un punto di diverso da . Questa ipotesi rende sensato avvicinarsi ad attraverso il dominio. Non è necessario che appartenga a : è un punto di accumulazione di , pur non essendone un elemento. Un punto isolato, invece, possiede un intorno che non contiene altri punti del dominio; in quel punto non si definisce un limite ordinario con la stessa unicità.
Il dominio stabilisce anche da quali lati ci si può avvicinare. Per , in è possibile soltanto l’avvicinamento da destra. Per parlare di limite a il dominio deve essere illimitato superiormente; per quello a deve essere illimitato inferiormente. I simboli descrivono comportamenti, non numeri reali da sostituire dentro una formula.
Definizione algebrica ε–δ del limite finito
Siano un punto di accumulazione di e un numero reale. Dire che tende a per significa che qualunque precisione richiesta sulle uscite può essere garantita restringendo sufficientemente gli ingressi. La definizione completa si legge in due passaggi:
Il simbolo significa «per ogni», significa «esiste» e significa «implica». ε è una tolleranza positiva arbitraria sull’asse verticale: vogliamo che l’uscita cada nella fascia . δ è una distanza positiva sull’asse orizzontale, scelta in funzione di ε e del punto considerato. L’implicazione afferma che tutti gli ingressi ammessi nella fascia bucata producono uscite nella fascia richiesta.
L’ordine dei quantificatori è essenziale: prima viene fissata una qualunque ε, poi si trova una δ adatta, infine la stessa δ deve funzionare per ogni ammesso nell’intorno. δ può dipendere da ε, ma non essere scelta separatamente dopo aver visto ogni singolo . Non serve una formula unica o una δ massima: qualunque scelta positiva sufficiente dimostra il limite. Inoltre non basta verificare la proprietà per una sola tolleranza, per esempio ε uguale a : deve valere per ogni ε positiva.
La figura rappresenta , e . La scelta rende visibile il legame tra le due tolleranze. Il punto centrale può essere escluso: il limite descrive i valori vicini.
Come dimostrare un limite con la definizione
Esempio svolto: una funzione lineare
Vogliamo provare . Partiamo dall’errore sulle uscite e lo colleghiamo alla distanza degli ingressi:
Fissata una qualunque , scegliamo . Se , allora . Abbiamo verificato esattamente l’implicazione richiesta, non soltanto sostituito .
Esempio svolto: una funzione quadratica
Per dimostrare , osserviamo che . Il secondo fattore dipende da , quindi lo controlliamo localmente: imponendo abbiamo e perciò . Basta scegliere
Le due richieste sono così soddisfatte insieme: il vincolo mantiene nella zona in cui vale la stima, mentre assicura . Questo metodo — fattorizzare l’errore, controllare un fattore e scegliere il minimo fra due soglie — ricorre spesso nelle verifiche rigorose.
Limite destro, limite sinistro e limite bilaterale
Il limite sinistro considera soltanto ; il limite destro soltanto . Si scrivono rispettivamente e . Nella definizione ε–δ si sostituisce con per il sinistro e con per il destro, mantenendo .
Se il dominio si accumula su entrambi i lati, il limite bilaterale esiste con valore se e solo se i due limiti laterali hanno lo stesso valore. Il criterio vale anche per un uguale infinito con segno: due limiti entrambi uguali a danno limite bilaterale ; uno uguale a e l’altro a non danno un unico limite bilaterale.
Esempio svolto: il ruolo del valore assoluto
Per vale , mentre per vale . Pertanto
Il limite bilaterale non esiste. Non è corretto rispondere «±1»: i due risultati appartengono a due avvicinamenti diversi. Se invece una funzione è definita solo per , il limite in relativo al dominio è quello destro: non si richiede un limite sinistro dove non ci sono ingressi ammessi.
Limiti infiniti in un punto finito
La scrittura significa che le uscite superano stabilmente qualsiasi soglia positiva quando è abbastanza vicino ad . Formalmente:
Per un limite uguale a si sostituisce l’ultima condizione con . Anche qui sono possibili versioni laterali. La parola stabilmente è decisiva: non basta che la funzione raggiunga valori arbitrariamente grandi in alcuni punti; deve superare la soglia in tutti i punti ammessi abbastanza vicini al centro.
Esempio svolto: vicino a zero
Dato , scegliamo . Se , allora e . Quindi da entrambi i lati. Per , invece, il limite destro è e quello sinistro è : il limite bilaterale non esiste nella retta reale estesa. Scrivere resta scorretto, perché la divisione per zero non è definita.
Limiti finiti e infiniti all’infinito
Per non imponiamo vicinanza a un centro finito: chiediamo che superi una soglia. Il limite finito significa
Per si usa . Se anche l’uscita tende all’infinito, si sostituisce la tolleranza con una soglia: per esempio quando significa che per ogni esiste tale che implica . Cambiando il verso dell’ingresso e il segno dell’uscita si ottengono tutti gli altri casi.
Esempi svolti
Per dimostrare quando , fissata ε scegliamo : da segue . Per provare quando , fissato scegliamo : da segue . Lo stesso polinomio tende a anche a destra; , invece, tende a a sinistra e a a destra.
Tutte le definizioni in uno schema
Nella tabella, «per ogni» si riferisce alla tolleranza o soglia richiesta; «esiste» alla soglia sufficiente. L’implicazione deve valere per ogni del dominio. Nelle prime tre righe è un punto di accumulazione; nelle successive il dominio deve essere illimitato nella direzione considerata.
| Comportamento | Scelta delle soglie | Implicazione richiesta |
|---|---|---|
| , | Per ogni esiste | |
| , | Per ogni esiste | |
| , | Per ogni esiste | |
| , | Per ogni esiste | |
| , | Per ogni esiste | |
| , | Per ogni esiste | |
| , | Per ogni esiste | |
| , | Per ogni esiste | |
| , | Per ogni esiste |
Quando il limite non esiste: oscillazioni e successioni
Una funzione può non avere limite perché i lati danno risultati diversi oppure perché, anche da uno stesso lato, i valori continuano a oscillare senza stabilizzarsi. L’esempio fondamentale è per : l’argomento attraversa infinite oscillazioni, mentre l’ampiezza resta uguale a . Essere limitata fra e non basta dunque a garantire la convergenza.
Il criterio per successioni rende rigorosa questa osservazione: per se e solo se per ogni successione che tende ad , la successione tende a . Per negare un limite basta quindi trovare due successioni di ingressi che arrivano allo stesso punto e producono uscite con limiti diversi.
Entrambe tendono a da destra, ma e . Non esiste neppure il limite destro. Al contrario, verificare una o due successioni che danno lo stesso risultato non prova l’esistenza del limite: il criterio richiede tutte le successioni ammesse. Analogamente, un gran numero di valori calcolati con la calcolatrice non esclude oscillazioni nascoste.
Unicità, limitatezza locale e permanenza del segno
Unicità del limite. Se una funzione ammette limite in un punto di accumulazione, il valore del limite è unico. Nel caso finito, se esistessero due limiti diversi e , potremmo scegliere : abbastanza vicino al punto dovrebbero valere contemporaneamente e . La disuguaglianza triangolare darebbe , impossibile.
Limitatezza locale. Se , la funzione è limitata in un intorno bucato del punto. Infatti, scegliendo ε uguale a , lì vale . La conclusione è locale: una funzione può avere limite finito in un punto ed essere illimitata altrove.
Permanenza del segno. Se il limite è strettamente positivo, la funzione è positiva abbastanza vicino al punto; se è strettamente negativo, è negativa. Per basta imporre , ottenendo . Non è lecito invertire senza cautela il ragionamento: se vicino al punto e il limite esiste, si conclude soltanto , perché il limite potrebbe essere zero, come per in .
Confronto e teorema dei carabinieri
Se in un intorno bucato e i rispettivi limiti finiti sono e , allora . Le disuguaglianze strette, però, possono diventare uguaglianze passando al limite. Se inoltre una funzione resta compresa fra due funzioni con lo stesso limite, deve convergere a quel valore: è il teorema del confronto, detto anche dei carabinieri.
Esempio svolto: un’oscillazione che si spegne
Poiché e , abbiamo . Gli estremi tendono entrambi a zero; quindi anche tende a zero. Le oscillazioni non impediscono il limite quando la loro ampiezza si annulla. Più in generale, il prodotto di un infinitesimo per una funzione limitata tende a zero, anche se quest’ultima non ha limite.
Esistono anche confronti per i limiti infiniti: se e , allora . Per esempio , dunque per .
Algebra dei limiti e composizione
Se e , con finiti, valgono le regole seguenti. Il numero è una costante reale:
Il limite di una potenza intera positiva è la stessa potenza del limite. Per radici e potenze reali occorre rispettare il dominio: una radice quadrata richiede argomento non negativo, mentre potenze con esponenti reali variabili si trattano normalmente con base positiva. Le operazioni devono essere definite nell’intorno considerato; le regole non autorizzano divisioni per zero.
Per la composizione, se e è continua in , allora . Per esempio, da segue . Se conosciamo soltanto il limite di per , senza continuità in , serve assicurare anche che abbastanza vicino al punto, oppure che il valore eventualmente assunto da sia compatibile col limite. Questa cautela evita di applicare un limite bucato a una composizione che visita continuamente proprio il centro.
Aritmetica con gli infiniti e segno del denominatore
Le regole con gli infiniti sono abbreviazioni di teoremi sui limiti, non un’estensione indiscriminata dell’aritmetica ordinaria. Un limite finito sommato a dà ; il prodotto di una quantità tendente a un numero strettamente positivo per una quantità tendente a dà ; con un limite negativo cambia il segno. Un numeratore con limite finito diviso per un denominatore che tende a un infinito con segno tende a zero.
Se il numeratore tende a un numero non nullo e il denominatore tende a zero, è indispensabile conoscerne il segno vicino al punto. La notazione significa «tende a zero attraverso valori positivi»; non è un numero diverso da zero. Per esempio
Per il denominatore è invece positivo da entrambi i lati, quindi il limite bilaterale in è . Se il denominatore cambia segno infinite volte, l’informazione «tende a zero» da sola non determina un limite infinito con segno. Anche l’eventuale potenza pari o dispari dei fattori va controllata.
Le sette forme indeterminate
Le scritture seguenti descrivono situazioni nelle quali conoscere soltanto i limiti dei pezzi non basta a conoscere il limite dell’intera espressione:
Non sono risultati e non significano automaticamente che il limite non esiste. Per esempio, quando , , e : tutti e tre i quozienti hanno forma iniziale . Si possono ottenere anche risultati negativi o oscillazioni. È il rapporto fra le velocità di variazione, e non la sola forma simbolica, a decidere il risultato.
| Forma | Trasformazione da valutare |
|---|---|
| Scomporre, razionalizzare, usare limiti notevoli o sviluppi; eventualmente de l’Hôpital | |
| Raccogliere i termini dominanti o confrontare le crescite | |
| Denominatore comune, raccoglimento o coniugato | |
| Riscrivere come quoziente | |
| , , | Per base positiva, passare al logaritmo |
Il quoziente «numero non nullo diviso zero» non è una forma indeterminata : richiede invece lo studio del segno e dei lati. Neppure «zero diviso numero non nullo» è indeterminato: il limite è zero.
Sostituzione, fattorizzazione e cancellazione lecita
Il primo tentativo consiste nel riconoscere se la funzione è continua nel punto. Se tutte le operazioni sono ammesse, il limite si calcola per sostituzione. Se compare , il passaggio successivo è cercare fattori comuni. Si cancellano fattori, non addendi, e l’uguaglianza ottenuta deve valere nei punti dell’intorno bucato.
Esempio svolto
La semplificazione è lecita per ; ciò basta perché il limite non usa il valore nel centro. Il dominio originario esclude anche , ma possiamo scegliere un intorno di che non lo contenga. Non abbiamo quindi «cancellato uno zero»: abbiamo cancellato il fattore non nullo nei punti in cui stavamo calcolando la funzione.
Se numeratore e denominatore contengono rispettivamente e , dopo aver eliminato i fattori comuni il confronto fra e aiuta a prevedere il comportamento. Con fattori residui aventi limite non nullo, produce zero, un limite finito non nullo, richiede lo studio del segno della potenza al denominatore.
Razionalizzazione e differenze fra radicali
La razionalizzazione usa l’identità . È particolarmente efficace quando una differenza di radici nasconde un fattore che si annulla. Moltiplicare per il coniugato significa moltiplicare numeratore e denominatore per la stessa espressione, dove questa non è nulla.
Esempio svolto in un punto finito
Il prodotto con il coniugato trasforma il numeratore in , che si semplifica per . Il dominio contiene un intero intorno di zero, quindi entrambi i lati sono ammessi.
Esempio svolto all’infinito
Per possiamo dividere sopra e sotto per , ottenendo . Per non si può ripetere lo stesso passaggio dimenticando il segno: . La differenza iniziale cresce come e tende quindi a . Le due direzioni vanno sempre trattate separatamente.
Funzioni razionali e termini dominanti
In un polinomio, all’infinito domina il termine di grado massimo. Per un quoziente con gradi e coefficienti principali non nulli , si raccoglie la potenza più alta o si divide numeratore e denominatore per . Se il limite è zero; se è ; se il comportamento è quello di , con il relativo segno.
Esempi svolti
Dividendo per si ottiene . Invece si comporta come : tende a a destra e a a sinistra. Per il denominatore ha grado maggiore e il limite è zero in entrambe le direzioni.
Il termine dominante è utile solo dopo aver verificato eventuali cancellazioni. Nella differenza i due termini quadratici si cancellano esattamente e resta : fermarsi alla forma o dichiarare che «domina » darebbe un ragionamento incompleto.
Limiti notevoli trigonometrici
I limiti trigonometrici fondamentali usano angoli espressi in radianti. Il principale è per . Per , il confronto geometrico fra aree nel cerchio unitario dà ; dividendo si ricava . Il teorema dei carabinieri e la parità del rapporto estendono il risultato ai due lati.
L’ultimo deriva da . La variabile che tende a zero può essere un’espressione composta: conta che l’argomento del seno e il denominatore siano proporzionati correttamente.
Esempi svolti
Per si moltiplica per i fattori che ricostruiscono i due limiti notevoli: il risultato è . Non si può invece applicare a quando : in quel caso il limite è zero per confronto, perché il numeratore è limitato.
Limiti notevoli esponenziali, logaritmici e di potenza
Il logaritmo naturale ha base . I limiti seguenti descrivono il comportamento vicino a zero di esponenziali, logaritmi e potenze. Nelle formule con base si richiede ; per il logaritmo in base anche . Il parametro è reale e, vicino a zero, è positivo.
Da questi risultati si ricava . Le espressioni composte richiedono di conservare i coefficienti: , e .
Il numero e la forma
Per capire il primo, prendiamo il logaritmo: . Passando all’esponenziale, il limite è . La base deve essere positiva; vicino a ciò è garantito. Questa spiegazione chiarisce perché una base che tende a non obbliga la potenza a tendere a quando l’esponente cresce senza limite.
Infinitesimi, equivalenze e notazione o piccolo
Un infinitesimo è una funzione che tende a zero. Due funzioni sono asintoticamente equivalenti, scritto , se è non nulla abbastanza vicino al punto e . L’equivalenza non è un’identità: esprime che l’errore relativo diventa trascurabile. Per valgono
Si scrive se , con non nulla nell’intorno bucato. Per esempio per : è un infinitesimo di ordine superiore, cioè si annulla più rapidamente. Se , si dice che ha ordine rispetto a , nel lato in cui la potenza è definita.
Le equivalenze si possono usare nei prodotti e nei quozienti rispettando le condizioni di dominio. Nelle differenze bisogna evitare cancellazioni dei termini principali: sostituire con in cancellerebbe proprio l’informazione necessaria. Il limite vero è , non zero. Quando i primi termini si annullano, occorre conoscere l’ordine successivo.
Confronto fra infiniti e gerarchia delle crescite
Per , con , e , ogni potenza positiva del logaritmo cresce più lentamente di ogni potenza positiva di , e ogni potenza di cresce più lentamente dell’esponenziale:
Per le successioni si aggiunge, per ogni base fissa , la crescita del fattoriale: , e inoltre . Questi confronti non significano che l’ordine sia già evidente per ogni piccolo valore della variabile: sono affermazioni sul comportamento sufficientemente lontano.
Esempi svolti e cambio di variabile
Si ottiene subito e . Per , il prodotto ha forma . Ponendo , abbiamo e , attraverso valori negativi. Più in generale per : la potenza che si annulla prevale sulla crescita del logaritmo.
Potenze indeterminate e metodo del logaritmo
Se , ogni potenza reale si può riscrivere come . Per le forme , e si studia quindi il limite dell’esponente trasformato:
Se è finito, il limite della potenza è ; se è ; se è zero. Bisogna aver controllato la positività della base nel tratto studiato, perché il logaritmo reale non è definito su basi non positive.
Tre esempi svolti
Per , il logaritmo di è , grazie a : la potenza tende a . Per , ha forma e il suo logaritmo è : il risultato è . Infine per ha forma e logaritmo : anche questo limite è .
Una regola utile riassume il primo caso: se , e , allora . La dimostrazione usa il prodotto , dove il secondo fattore tende a ; se si annulla in alcuni punti, il rapporto si può prolungare lì col valore .
De l’Hôpital: ipotesi, uso e limiti del metodo
Il teorema di de l’Hôpital si usa dopo aver studiato le derivate. In una sua formulazione operativa, e devono essere derivabili nell’intervallo laterale considerato, il denominatore e la sua derivata devono essere non nulli lì, e il quoziente deve presentare una forma oppure una forma con numeratore e denominatore entrambi divergenti in valore assoluto. Se esiste, finito o infinito con segno, il limite di , allora il limite di esiste ed è uguale a esso. Sono ammessi estremi finiti o infiniti; per un limite bilaterale si controllano entrambi i lati.
Questa uguaglianza riguarda i limiti, non le funzioni. Si derivano separatamente numeratore e denominatore: non si applica la regola della derivata del quoziente. Inoltre il teorema dà una condizione sufficiente: se il limite del rapporto delle derivate non esiste, quello originario potrebbe comunque esistere.
Esempio svolto e applicazione ripetuta
Per , ha forma . Il rapporto delle derivate è , ancora . Applicando di nuovo il teorema, dopo aver ricontrollato le ipotesi, si arriva a . Le forme e devono prima essere trasformate in quozienti adatti.
Non si applica invece de l’Hôpital a per : il numeratore tende a , quindi non c’è . Il limite è ; derivare illegittimamente darebbe . Infine, non si può dimostrare il limite notevole del seno usando una formula di derivazione la cui dimostrazione dipende proprio da quel limite: sarebbe un ragionamento circolare.
Sviluppi di Taylor e cancellazioni di ordine superiore
Gli sviluppi di Taylor, approfonditi nel calcolo differenziale, esprimono una funzione come polinomio più un resto controllato. Qui indica un resto che, diviso per , tende a zero. Per :
La scelta dell’ordine dipende dal denominatore e dalle cancellazioni previste. Per bisogna arrivare al termine cubico: il numeratore diventa e il limite è . Per , i termini quadratici si cancellano e resta : il limite è .
Uno sviluppo non è una somma infinita scritta informalmente e non autorizza a ignorare un resto della stessa grandezza del denominatore. Se si sviluppa intorno ad , conviene porre e lavorare per . Negli esercizi risolvibili con una semplice scomposizione, Taylor può essere superfluo.
Valore assoluto, funzioni a tratti e parametri
Un valore assoluto o una funzione definita a tratti impone di individuare quale espressione vale su ciascun lato del punto. Nel calcolo del limite laterale si usa la formula valida vicino al punto da quel lato, non quella assegnata al solo centro. La distinzione è particolarmente importante quando si devono determinare parametri.
Esempio svolto
Consideriamo per e per . Il limite sinistro è , quello destro è . Il limite bilaterale esiste esattamente quando . Poiché il valore nel punto è , questa stessa condizione rende la funzione continua. Se al solo punto fosse assegnato un terzo parametro , la continuità richiederebbe anche .
Per un’espressione come , invece, non bisogna introdurre parametri: basta togliere il valore assoluto con il segno corretto su ciascun intervallo. Il risultato è a sinistra e a destra, quindi non esiste il limite in .
Asintoti verticali e orizzontali
Una retta verticale è un asintoto verticale se almeno un limite laterale della funzione in è o . Non basta che il denominatore si annulli: può esserci una semplificazione con limite finito. Per esempio ha un buco in , mentre ha un asintoto verticale.
La retta è un asintoto orizzontale nella direzione o se in quella direzione finito. Una funzione può avere due asintoti orizzontali diversi: tende a a destra e a a sinistra. Un asintoto orizzontale può essere attraversato anche infinite volte: interseca infinite volte, pur tendendo a zero all’infinito.
Le discontinuità di seconda specie non hanno tutte un asintoto verticale: non ne ha in zero perché nessun limite laterale è infinito. Viceversa, l’eventuale valore assegnato alla funzione nel punto non elimina un asintoto verticale, perché non cambia i limiti laterali.
Asintoti obliqui e divisione fra polinomi
La retta , con , è asintoto obliquo in una direzione infinita se la differenza verticale fra funzione e retta tende a zero. Si calcolano nell’ordine:
La stessa direzione va mantenuta nei due limiti. Entrambi i risultati devono essere finiti e deve essere diverso da zero; rimanda eventualmente a un asintoto orizzontale. Se il primo limite è infinito, non esiste un asintoto obliquo con pendenza finita in quella direzione.
Esempio svolto
La divisione fra polinomi dà . Il resto tende a zero per , quindi l’asintoto obliquo è in entrambe le direzioni. La funzione ha anche l’asintoto verticale . Per i quozienti di polinomi, la differenza di un grado produce un asintoto obliquo; una differenza maggiore può produrre un asintoto polinomiale, ma non una retta obliqua.
Limiti di successioni e teorema di monotonia
Una successione è una funzione definita sugli interi naturali. La convergenza significa che per ogni esiste un indice tale che per ogni valga . Non ci sono qui due lati di un punto finito: l’indice cresce verso . Anche per le successioni si distinguono convergenza finita, divergenza a un infinito con segno e assenza di limite per oscillazione, come in .
Ogni successione monotona e limitata converge: una crescente converge al suo estremo superiore, una decrescente al suo estremo inferiore. Se una successione crescente è illimitata superiormente, tende a ; vale l’analogo decrescente. Per una funzione monotona su un intervallo, i limiti laterali agli estremi esistono nella retta reale estesa; non sono necessariamente finiti.
Esempio svolto con ricorrenza
Sia e . Per induzione ; inoltre, per , la disuguaglianza prova . La successione è quindi crescente e limitata, perciò converge. Soltanto adesso passiamo al limite nella ricorrenza: , da cui oppure dopo aver elevato al quadrato; l’intervallo esclude . Risolvere l’equazione del limite senza prima dimostrare la convergenza non sarebbe sufficiente.
Strategia completa per affrontare un limite
- Determina il dominio e verifica da quali lati il punto è raggiungibile.
- Identifica se l’ingresso tende a un punto finito, a o a .
- Prova la sostituzione solo quando le operazioni e la continuità lo consentono; altrimenti riconosci la forma iniziale.
- Cerca la trasformazione più semplice: fattorizzazione, coniugato, raccoglimento, denominatore comune o cambio di variabile.
- Usa limiti notevoli ed equivalenze controllando che l’argomento tenda al valore richiesto e che non si perdano termini per cancellazione.
- Per una potenza indeterminata con base positiva, studia il logaritmo. Per un’oscillazione, prova un confronto o due successioni.
- Se servono de l’Hôpital o Taylor, verifica le ipotesi e mantieni l’ordine di sviluppo necessario.
- Concludi indicando valore e segno; se il limite bilaterale manca, riporta separatamente i risultati laterali.
Un risultato plausibile deve essere coerente con dominio, segno e ordine di grandezza. Se un quoziente è positivo in tutto l’intorno, un limite negativo segnala un errore; se il numeratore è limitato e il denominatore tende a infinito, un risultato infinito richiede di ricontrollare i passaggi.
Esercizi di riepilogo con svolgimento
Differenza di frazioni
Calcolare . I due addendi divergono, ma il denominatore comune semplifica il problema:
L’identità vale per . Il limite cercato è , da entrambi i lati.
Logaritmo diviso seno
Calcolare . Il dominio comprende un intorno di zero. Separiamo i due rapporti notevoli:
Radicale all’infinito con sottrazione
Calcolare . Il coniugato dà . Dividendo per si ottiene .
Potenza con base tendente a uno
Calcolare . La base è positiva vicino a zero. Il logaritmo è , dunque il limite è . Il risultato vale da entrambi i lati ammessi, anche se l’esponente cambia segno.
Cancellazione dopo il primo ordine
Calcolare . Lo sviluppo trasforma il rapporto in : il limite è . Usare soltanto non avrebbe conservato il termine decisivo.
Limiti laterali e fattore quadratico
Calcolare . Il numeratore tende a , il denominatore tende a zero restando positivo: entrambi i limiti laterali sono , e anche quello bilaterale è . Se il denominatore fosse , i due segni sarebbero opposti.
Esercizi da svolgere e risultati commentati
Prima di leggere il risultato, indica per ciascun limite il dominio locale, la forma iniziale e il metodo scelto.
| Esercizio | Risultato e metodo |
|---|---|
| : differenza di cubi | |
| : coniugato | |
| : due limiti notevoli | |
| : limite esponenziale | |
| : rapporto dei coefficienti principali | |
| : gerarchia delle crescite | |
| : logaritmo, base positiva per | |
| : limite notevole del coseno | |
| : valore assoluto minore o uguale a | |
| : stesso segno su entrambi i lati | |
| Non esiste: oscillazione persistente | |
| : coniugato e |