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Matematica

Capire la matematica, un passaggio alla volta.

Dai fondamenti di algebra agli integrali doppi: definizioni rigorose, intuizioni, formule spiegate, esempi guidati, errori frequenti e schemi di ripasso.

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9. Limiti

Il limite permette di descrivere con precisione ciò che accade quando una variabile si avvicina a un punto o cresce senza limite. Il percorso parte dal significato geometrico, costruisce le definizioni rigorose e i teoremi, sviluppa le tecniche di calcolo e arriva agli asintoti. Il capitolo successivo applica questi strumenti alla continuità e alle discontinuità di prima, seconda e terza specie.

Il significato del limite: avvicinarsi non significa sostituire

Studiare il limite di una funzione significa osservare i suoi valori vicino a una certa ascissa, non soltanto nell’ascissa stessa. Nella scrittura seguente, xx è la variabile indipendente, aa è il punto verso cui ci avviciniamo e LL è il valore verso cui tendono le uscite della funzione:

limx→af(x)=L.\lim_{x\to a}f(x)=L.

La frase «xx tende ad aa» non indica che xx debba compiere un movimento fisico o avvicinarsi in modo monotono. Significa che prendiamo in considerazione tutti i valori ammessi sufficientemente vicini ad aa, escluso eventualmente aa stesso. Per questo il limite può esistere anche se f(a)f(a) non è definita, oppure può essere diverso da f(a)f(a). Quando invece limite e valore coincidono, parleremo di continuità.

Esempio guidato: un buco non impedisce il limite

Consideriamo f(x)=(x2−1)/(x−1)f(x)=(x^2-1)/(x-1), il cui dominio esclude 11. Scomponendo il numeratore otteniamo f(x)=x+1f(x)=x+1 per ogni x≠1x\ne1. I valori della funzione sono quindi vicini a 22 quando xx è vicino a 11: a x=0,99x=0{,}99 corrisponde 1,991{,}99 e a x=1,01x=1{,}01 corrisponde 2,012{,}01. Ne segue che il limite in 11 è 22, anche se il quoziente iniziale in 11 non esiste. Definire successivamente f(1)=100f(1)=100 non cambierebbe quel limite: cambierebbe soltanto un punto del grafico.

Un grafico e una tabella aiutano a formulare una previsione, ma non costituiscono una dimostrazione. Una funzione può oscillare su intervalli troppo piccoli per essere visibili sullo schermo; la definizione di limite deve valere anche lì.

Dominio, intorni e punti di accumulazione

Sia f:D→ℝf:D\to\mathbb R. Un intorno di centro aa e raggio δ>0\delta>0 è l’intervallo (a−δ,a+δ)(a-\delta,a+\delta); i suoi punti soddisfano |x−a|<δ|x-a|<\delta. Togliendo il centro si ottiene un intorno bucato, descritto da 0<|x−a|<δ0<|x-a|<\delta. Il valore assoluto indica una distanza, quindi questa condizione comprende sia punti a sinistra sia punti a destra di aa.

Il punto aa è di accumulazione per DD se ogni suo intorno contiene almeno un punto di DD diverso da aa. Questa ipotesi rende sensato avvicinarsi ad aa attraverso il dominio. Non è necessario che aa appartenga a DD: 00 è un punto di accumulazione di (0,1)(0,1), pur non essendone un elemento. Un punto isolato, invece, possiede un intorno che non contiene altri punti del dominio; in quel punto non si definisce un limite ordinario con la stessa unicità.

Il dominio stabilisce anche da quali lati ci si può avvicinare. Per x\sqrt{x}, in 00 è possibile soltanto l’avvicinamento da destra. Per parlare di limite a +∞+\infty il dominio deve essere illimitato superiormente; per quello a −∞-\infty deve essere illimitato inferiormente. I simboli ±∞\pm\infty descrivono comportamenti, non numeri reali da sostituire dentro una formula.

Definizione algebrica ε–δ del limite finito

Siano aa un punto di accumulazione di DD e LL un numero reale. Dire che f(x)f(x) tende a LL per x→ax\to a significa che qualunque precisione richiesta sulle uscite può essere garantita restringendo sufficientemente gli ingressi. La definizione completa si legge in due passaggi:

∀ε>0∃δ>0∀x∈D:\forall\varepsilon>0\quad\exists\delta>0\quad\forall x\in D:

0<|x−a|<δ⇒|f(x)−L|<ε.0<|x-a|<\delta\quad\Longrightarrow\quad|f(x)-L|<\varepsilon.

Il simbolo ∀\forall significa «per ogni», ∃\exists significa «esiste» e ⇒\Longrightarrow significa «implica». ε è una tolleranza positiva arbitraria sull’asse verticale: vogliamo che l’uscita cada nella fascia (L−ε,L+ε)(L-\varepsilon,L+\varepsilon). δ è una distanza positiva sull’asse orizzontale, scelta in funzione di ε e del punto considerato. L’implicazione afferma che tutti gli ingressi ammessi nella fascia bucata (a−δ,a+δ)(a-\delta,a+\delta) producono uscite nella fascia richiesta.

L’ordine dei quantificatori è essenziale: prima viene fissata una qualunque ε, poi si trova una δ adatta, infine la stessa δ deve funzionare per ogni xx ammesso nell’intorno. δ può dipendere da ε, ma non essere scelta separatamente dopo aver visto ogni singolo xx. Non serve una formula unica o una δ massima: qualunque scelta positiva sufficiente dimostra il limite. Inoltre non basta verificare la proprietà per una sola tolleranza, per esempio ε uguale a 0,010{,}01: deve valere per ogni ε positiva.

Per la retta y uguale a 2x più 1, una fascia orizzontale di raggio delta intorno a 1 manda i valori in una fascia verticale di raggio epsilon intorno a 3.

La figura rappresenta f(x)=2x+1f(x)=2x+1, a=1a=1 e L=3L=3. La scelta δ=ε/2\delta=\varepsilon/2 rende visibile il legame tra le due tolleranze. Il punto centrale può essere escluso: il limite descrive i valori vicini.

Come dimostrare un limite con la definizione

Esempio svolto: una funzione lineare

Vogliamo provare limx→1(2x+1)=3\lim_{x\to1}(2x+1)=3. Partiamo dall’errore sulle uscite e lo colleghiamo alla distanza degli ingressi:

|(2x+1)−3|=2|x−1|.|(2x+1)-3|=2|x-1|.

Fissata una qualunque ε>0\varepsilon>0, scegliamo δ=ε/2\delta=\varepsilon/2. Se 0<|x−1|<δ0<|x-1|<\delta, allora |(2x+1)−3|<2δ=ε|(2x+1)-3|<2\delta=\varepsilon. Abbiamo verificato esattamente l’implicazione richiesta, non soltanto sostituito x=1x=1.

Esempio svolto: una funzione quadratica

Per dimostrare limx→2x2=4\lim_{x\to2}x^2=4, osserviamo che |x2−4|=|x−2||x+2||x^2-4|=|x-2||x+2|. Il secondo fattore dipende da xx, quindi lo controlliamo localmente: imponendo |x−2|<1|x-2|<1 abbiamo 1<x<31<x<3 e perciò |x+2|<5|x+2|<5. Basta scegliere

δ=min{1,ε5}.\delta=\min\left\{1,\frac{\varepsilon}{5}\right\}.

Le due richieste sono così soddisfatte insieme: il vincolo δ≤1\delta\le1 mantiene xx nella zona in cui vale la stima, mentre δ≤ε/5\delta\le\varepsilon/5 assicura |x2−4|<5|x−2|<ε|x^2-4|<5|x-2|<\varepsilon. Questo metodo — fattorizzare l’errore, controllare un fattore e scegliere il minimo fra due soglie — ricorre spesso nelle verifiche rigorose.

Limite destro, limite sinistro e limite bilaterale

Il limite sinistro considera soltanto x<ax<a; il limite destro soltanto x>ax>a. Si scrivono rispettivamente limx→a−f(x)\lim_{x\to a^-}f(x) e limx→a+f(x)\lim_{x\to a^+}f(x). Nella definizione ε–δ si sostituisce 0<|x−a|<δ0<|x-a|<\delta con a−δ<x<aa-\delta<x<a per il sinistro e con a<x<a+δa<x<a+\delta per il destro, mantenendo x∈Dx\in D.

Se il dominio si accumula su entrambi i lati, il limite bilaterale esiste con valore LL se e solo se i due limiti laterali hanno lo stesso valore. Il criterio vale anche per un uguale infinito con segno: due limiti entrambi uguali a +∞+\infty danno limite bilaterale +∞+\infty; uno uguale a +∞+\infty e l’altro a −∞-\infty non danno un unico limite bilaterale.

Esempio svolto: il ruolo del valore assoluto

Per x<0x<0 vale |x|=−x|x|=-x, mentre per x>0x>0 vale |x|=x|x|=x. Pertanto

limx→0−|x|x=−1,limx→0+|x|x=1.\lim_{x\to0^-}\frac{|x|}{x}=-1,\qquad\lim_{x\to0^+}\frac{|x|}{x}=1.

Il limite bilaterale non esiste. Non è corretto rispondere «±1»: i due risultati appartengono a due avvicinamenti diversi. Se invece una funzione è definita solo per x≥0x\ge0, il limite in 00 relativo al dominio è quello destro: non si richiede un limite sinistro dove non ci sono ingressi ammessi.

Limiti infiniti in un punto finito

La scrittura limx→af(x)=+∞\lim_{x\to a}f(x)=+\infty significa che le uscite superano stabilmente qualsiasi soglia positiva quando xx è abbastanza vicino ad aa. Formalmente:

∀M>0∃δ>0∀x∈D:\forall M>0\quad\exists\delta>0\quad\forall x\in D:

0<|x−a|<δ⇒f(x)>M.0<|x-a|<\delta\quad\Longrightarrow\quad f(x)>M.

Per un limite uguale a −∞-\infty si sostituisce l’ultima condizione con f(x)<−Mf(x)<-M. Anche qui sono possibili versioni laterali. La parola stabilmente è decisiva: non basta che la funzione raggiunga valori arbitrariamente grandi in alcuni punti; deve superare la soglia in tutti i punti ammessi abbastanza vicini al centro.

Esempio svolto: 1/x21/x^2 vicino a zero

Dato M>0M>0, scegliamo δ=1/M\delta=1/\sqrt{M}. Se 0<|x|<δ0<|x|<\delta, allora x2<1/Mx^2<1/M e 1/x2>M1/x^2>M. Quindi 1/x2→+∞1/x^2\to+\infty da entrambi i lati. Per 1/x1/x, invece, il limite destro è +∞+\infty e quello sinistro è −∞-\infty: il limite bilaterale non esiste nella retta reale estesa. Scrivere 1/0=∞1/0=\infty resta scorretto, perché la divisione per zero non è definita.

Limiti finiti e infiniti all’infinito

Per x→+∞x\to+\infty non imponiamo vicinanza a un centro finito: chiediamo che xx superi una soglia. Il limite finito limx→+∞f(x)=L\lim_{x\to+\infty}f(x)=L significa

∀ε>0∃A>0∀x∈D:\forall\varepsilon>0\quad\exists A>0\quad\forall x\in D:

x>A⇒|f(x)−L|<ε.x>A\quad\Longrightarrow\quad |f(x)-L|<\varepsilon.

Per x→−∞x\to-\infty si usa x<−Ax<-A. Se anche l’uscita tende all’infinito, si sostituisce la tolleranza con una soglia: per esempio f(x)→+∞f(x)\to+\infty quando x→+∞x\to+\infty significa che per ogni M>0M>0 esiste A>0A>0 tale che x>Ax>A implica f(x)>Mf(x)>M. Cambiando il verso dell’ingresso e il segno dell’uscita si ottengono tutti gli altri casi.

Esempi svolti

Per dimostrare 1/x→01/x\to0 quando x→+∞x\to+\infty, fissata ε scegliamo A=1/εA=1/\varepsilon: da x>Ax>A segue |1/x|<ε|1/x|<\varepsilon. Per provare x2→+∞x^2\to+\infty quando x→−∞x\to-\infty, fissato M>0M>0 scegliamo A=MA=\sqrt M: da x<−Ax<-A segue x2>Mx^2>M. Lo stesso polinomio tende a +∞+\infty anche a destra; x3x^3, invece, tende a −∞-\infty a sinistra e a +∞+\infty a destra.

Tutte le definizioni in uno schema

Nella tabella, «per ogni» si riferisce alla tolleranza o soglia richiesta; «esiste» alla soglia sufficiente. L’implicazione deve valere per ogni xx del dominio. Nelle prime tre righe aa è un punto di accumulazione; nelle successive il dominio deve essere illimitato nella direzione considerata.

Comportamento Scelta delle soglie Implicazione richiesta
x→ax\to a, f(x)→Lf(x)\to L Per ogni ε>0\varepsilon>0 esiste δ>0\delta>0 0<|x−a|<δ⇒|f(x)−L|<ε0<\lvert x-a\rvert<\delta\Rightarrow \lvert f(x)-L\rvert<\varepsilon
x→ax\to a, f(x)→+∞f(x)\to+\infty Per ogni M>0M>0 esiste δ>0\delta>0 0<|x−a|<δ⇒f(x)>M0<\lvert x-a\rvert<\delta\Rightarrow f(x)>M
x→ax\to a, f(x)→−∞f(x)\to-\infty Per ogni M>0M>0 esiste δ>0\delta>0 0<|x−a|<δ⇒f(x)<−M0<\lvert x-a\rvert<\delta\Rightarrow f(x)<-M
x→+∞x\to+\infty, f(x)→Lf(x)\to L Per ogni ε>0\varepsilon>0 esiste A>0A>0 x>A⇒|f(x)−L|<εx>A\Rightarrow \lvert f(x)-L\rvert<\varepsilon
x→−∞x\to-\infty, f(x)→Lf(x)\to L Per ogni ε>0\varepsilon>0 esiste A>0A>0 x<−A⇒|f(x)−L|<εx<-A\Rightarrow \lvert f(x)-L\rvert<\varepsilon
x→+∞x\to+\infty, f(x)→+∞f(x)\to+\infty Per ogni M>0M>0 esiste A>0A>0 x>A⇒f(x)>Mx>A\Rightarrow f(x)>M
x→+∞x\to+\infty, f(x)→−∞f(x)\to-\infty Per ogni M>0M>0 esiste A>0A>0 x>A⇒f(x)<−Mx>A\Rightarrow f(x)<-M
x→−∞x\to-\infty, f(x)→+∞f(x)\to+\infty Per ogni M>0M>0 esiste A>0A>0 x<−A⇒f(x)>Mx<-A\Rightarrow f(x)>M
x→−∞x\to-\infty, f(x)→−∞f(x)\to-\infty Per ogni M>0M>0 esiste A>0A>0 x<−A⇒f(x)<−Mx<-A\Rightarrow f(x)<-M

Quando il limite non esiste: oscillazioni e successioni

Una funzione può non avere limite perché i lati danno risultati diversi oppure perché, anche da uno stesso lato, i valori continuano a oscillare senza stabilizzarsi. L’esempio fondamentale è sin(1/x)\sin(1/x) per x→0x\to0: l’argomento attraversa infinite oscillazioni, mentre l’ampiezza resta uguale a 11. Essere limitata fra −1-1 e 11 non basta dunque a garantire la convergenza.

Il criterio per successioni rende rigorosa questa osservazione: f(x)→Lf(x)\to L per x→ax\to a se e solo se per ogni successione xn∈D\{a}x_n\in D\setminus\{a\} che tende ad aa, la successione f(xn)f(x_n) tende a LL. Per negare un limite basta quindi trovare due successioni di ingressi che arrivano allo stesso punto e producono uscite con limiti diversi.

xn=1π/2+2πn,yn=13π/2+2πn.x_n=\frac1{\pi/2+2\pi n},\qquad y_n=\frac1{3\pi/2+2\pi n}.

Entrambe tendono a 00 da destra, ma sin(1/xn)=1\sin(1/x_n)=1 e sin(1/yn)=−1\sin(1/y_n)=-1. Non esiste neppure il limite destro. Al contrario, verificare una o due successioni che danno lo stesso risultato non prova l’esistenza del limite: il criterio richiede tutte le successioni ammesse. Analogamente, un gran numero di valori calcolati con la calcolatrice non esclude oscillazioni nascoste.

Unicità, limitatezza locale e permanenza del segno

Unicità del limite. Se una funzione ammette limite in un punto di accumulazione, il valore del limite è unico. Nel caso finito, se esistessero due limiti diversi LL e KK, potremmo scegliere ε=|L−K|/3\varepsilon=|L-K|/3: abbastanza vicino al punto dovrebbero valere contemporaneamente |f(x)−L|<ε|f(x)-L|<\varepsilon e |f(x)−K|<ε|f(x)-K|<\varepsilon. La disuguaglianza triangolare darebbe |L−K|<2|L−K|/3|L-K|<2|L-K|/3, impossibile.

Limitatezza locale. Se f(x)→L∈ℝf(x)\to L\in\mathbb R, la funzione è limitata in un intorno bucato del punto. Infatti, scegliendo ε uguale a 11, lì vale |f(x)|≤|L|+|f(x)−L|<|L|+1|f(x)|\le|L|+|f(x)-L|<|L|+1. La conclusione è locale: una funzione può avere limite finito in un punto ed essere illimitata altrove.

Permanenza del segno. Se il limite è strettamente positivo, la funzione è positiva abbastanza vicino al punto; se è strettamente negativo, è negativa. Per L>0L>0 basta imporre |f(x)−L|<L/2|f(x)-L|<L/2, ottenendo f(x)>L/2>0f(x)>L/2>0. Non è lecito invertire senza cautela il ragionamento: se f(x)>0f(x)>0 vicino al punto e il limite esiste, si conclude soltanto L≥0L\ge0, perché il limite potrebbe essere zero, come per x2x^2 in 00.

Confronto e teorema dei carabinieri

Se f(x)≤g(x)f(x)\le g(x) in un intorno bucato e i rispettivi limiti finiti sono LL e KK, allora L≤KL\le K. Le disuguaglianze strette, però, possono diventare uguaglianze passando al limite. Se inoltre una funzione resta compresa fra due funzioni con lo stesso limite, deve convergere a quel valore: è il teorema del confronto, detto anche dei carabinieri.

g(x)≤f(x)≤h(x),g(x)→L,h(x)→L⇒f(x)→L.g(x)\le f(x)\le h(x),\quad g(x)\to L,\quad h(x)\to L \quad\Longrightarrow\quad f(x)\to L.

Esempio svolto: un’oscillazione che si spegne

Poiché −1≤sin(1/x)≤1-1\le\sin(1/x)\le1 e x2≥0x^2\ge0, abbiamo −x2≤x2sin(1/x)≤x2-x^2\le x^2\sin(1/x)\le x^2. Gli estremi tendono entrambi a zero; quindi anche x2sin(1/x)x^2\sin(1/x) tende a zero. Le oscillazioni non impediscono il limite quando la loro ampiezza si annulla. Più in generale, il prodotto di un infinitesimo per una funzione limitata tende a zero, anche se quest’ultima non ha limite.

Esistono anche confronti per i limiti infiniti: se f(x)≥g(x)f(x)\ge g(x) e g(x)→+∞g(x)\to+\infty, allora f(x)→+∞f(x)\to+\infty. Per esempio x2+sinx≥x2−1x^2+\sin x\ge x^2-1, dunque x2+sinx→+∞x^2+\sin x\to+\infty per x→±∞x\to\pm\infty.

Algebra dei limiti e composizione

Se f(x)→Lf(x)\to L e g(x)→Kg(x)\to K, con L,KL,K finiti, valgono le regole seguenti. Il numero cc è una costante reale:

f+g→L+K,cf→cL,fg→LK.f+g\to L+K,\qquad cf\to cL,\qquad fg\to LK.

fg→LKse K≠0.\frac{f}{g}\to\frac{L}{K}\quad\text{se }K\ne0.

Il limite di una potenza intera positiva è la stessa potenza del limite. Per radici e potenze reali occorre rispettare il dominio: una radice quadrata richiede argomento non negativo, mentre potenze con esponenti reali variabili si trattano normalmente con base positiva. Le operazioni devono essere definite nell’intorno considerato; le regole non autorizzano divisioni per zero.

Per la composizione, se g(x)→bg(x)\to b e FF è continua in bb, allora F(g(x))→F(b)F(g(x))\to F(b). Per esempio, da g(x)→0g(x)\to0 segue eg(x)→1e^{g(x)}\to1. Se conosciamo soltanto il limite di F(t)F(t) per t→bt\to b, senza continuità in bb, serve assicurare anche che g(x)≠bg(x)\ne b abbastanza vicino al punto, oppure che il valore eventualmente assunto da F(b)F(b) sia compatibile col limite. Questa cautela evita di applicare un limite bucato a una composizione che visita continuamente proprio il centro.

Aritmetica con gli infiniti e segno del denominatore

Le regole con gli infiniti sono abbreviazioni di teoremi sui limiti, non un’estensione indiscriminata dell’aritmetica ordinaria. Un limite finito sommato a +∞+\infty dà +∞+\infty; il prodotto di una quantità tendente a un numero strettamente positivo per una quantità tendente a +∞+\infty dà +∞+\infty; con un limite negativo cambia il segno. Un numeratore con limite finito diviso per un denominatore che tende a un infinito con segno tende a zero.

Se il numeratore tende a un numero non nullo e il denominatore tende a zero, è indispensabile conoscerne il segno vicino al punto. La notazione 0+0^+ significa «tende a zero attraverso valori positivi»; non è un numero diverso da zero. Per esempio

limx→2+3x−2=+∞,limx→2−3x−2=−∞.\lim_{x\to2^+}\frac3{x-2}=+\infty,\qquad \lim_{x\to2^-}\frac3{x-2}=-\infty.

Per 3/(x−2)23/(x-2)^2 il denominatore è invece positivo da entrambi i lati, quindi il limite bilaterale in 22 è +∞+\infty. Se il denominatore cambia segno infinite volte, l’informazione «tende a zero» da sola non determina un limite infinito con segno. Anche l’eventuale potenza pari o dispari dei fattori va controllata.

Le sette forme indeterminate

Le scritture seguenti descrivono situazioni nelle quali conoscere soltanto i limiti dei pezzi non basta a conoscere il limite dell’intera espressione:

00,∞∞,∞−∞,0⋅∞,1∞,00,∞0.\frac00,\quad\frac\infty\infty,\quad\infty-\infty,\quad0\cdot\infty, \quad1^\infty,\quad0^0,\quad\infty^0.

Non sono risultati e non significano automaticamente che il limite non esiste. Per esempio, quando x→0+x\to0^+, x/x→1x/x\to1, x2/x→0x^2/x\to0 e x/x2→+∞x/x^2\to+\infty: tutti e tre i quozienti hanno forma iniziale 0/00/0. Si possono ottenere anche risultati negativi o oscillazioni. È il rapporto fra le velocità di variazione, e non la sola forma simbolica, a decidere il risultato.

Forma Trasformazione da valutare
0/00/0 Scomporre, razionalizzare, usare limiti notevoli o sviluppi; eventualmente de l’Hôpital
∞/∞\infty/\infty Raccogliere i termini dominanti o confrontare le crescite
∞−∞\infty-\infty Denominatore comune, raccoglimento o coniugato
0⋅∞0\cdot\infty Riscrivere come quoziente
1∞1^\infty, 000^0, ∞0\infty^0 Per base positiva, passare al logaritmo

Il quoziente «numero non nullo diviso zero» non è una forma indeterminata 0/00/0: richiede invece lo studio del segno e dei lati. Neppure «zero diviso numero non nullo» è indeterminato: il limite è zero.

Sostituzione, fattorizzazione e cancellazione lecita

Il primo tentativo consiste nel riconoscere se la funzione è continua nel punto. Se tutte le operazioni sono ammesse, il limite si calcola per sostituzione. Se compare 0/00/0, il passaggio successivo è cercare fattori comuni. Si cancellano fattori, non addendi, e l’uguaglianza ottenuta deve valere nei punti dell’intorno bucato.

Esempio svolto

limx→3x2−9x2−5x+6=limx→3(x−3)(x+3)(x−3)(x−2)=61=6.\lim_{x\to3}\frac{x^2-9}{x^2-5x+6} =\lim_{x\to3}\frac{(x-3)(x+3)}{(x-3)(x-2)} =\frac6{1}=6.

La semplificazione è lecita per x≠3x\ne3; ciò basta perché il limite non usa il valore nel centro. Il dominio originario esclude anche 22, ma possiamo scegliere un intorno di 33 che non lo contenga. Non abbiamo quindi «cancellato uno zero»: abbiamo cancellato il fattore non nullo x−3x-3 nei punti in cui stavamo calcolando la funzione.

Se numeratore e denominatore contengono rispettivamente (x−a)m(x-a)^m e (x−a)n(x-a)^n, dopo aver eliminato i fattori comuni il confronto fra mm e nn aiuta a prevedere il comportamento. Con fattori residui aventi limite non nullo, m>nm>n produce zero, m=nm=n un limite finito non nullo, m<nm<n richiede lo studio del segno della potenza al denominatore.

Razionalizzazione e differenze fra radicali

La razionalizzazione usa l’identità (u−v)(u+v)=u2−v2(u-v)(u+v)=u^2-v^2. È particolarmente efficace quando una differenza di radici nasconde un fattore che si annulla. Moltiplicare per il coniugato significa moltiplicare numeratore e denominatore per la stessa espressione, dove questa non è nulla.

Esempio svolto in un punto finito

limx→01+x−1x=limx→011+x+1=12.\lim_{x\to0}\frac{\sqrt{1+x}-1}{x} =\lim_{x\to0}\frac1{\sqrt{1+x}+1}=\frac12.

Il prodotto con il coniugato trasforma il numeratore in xx, che si semplifica per x≠0x\ne0. Il dominio contiene un intero intorno di zero, quindi entrambi i lati sono ammessi.

Esempio svolto all’infinito

x2+3x−x=3xx2+3x+x.\sqrt{x^2+3x}-x=\frac{3x}{\sqrt{x^2+3x}+x}.

Per x→+∞x\to+\infty possiamo dividere sopra e sotto per x>0x>0, ottenendo 3/(1+3/x+1)→3/23/(\sqrt{1+3/x}+1)\to3/2. Per x→−∞x\to-\infty non si può ripetere lo stesso passaggio dimenticando il segno: x2=|x|=−x\sqrt{x^2}=|x|=-x. La differenza iniziale cresce come −2x-2x e tende quindi a +∞+\infty. Le due direzioni vanno sempre trattate separatamente.

Funzioni razionali e termini dominanti

In un polinomio, all’infinito domina il termine di grado massimo. Per un quoziente P(x)/Q(x)P(x)/Q(x) con gradi m,nm,n e coefficienti principali non nulli am,bna_m,b_n, si raccoglie la potenza più alta o si divide numeratore e denominatore per xnx^n. Se m<nm<n il limite è zero; se m=nm=n è am/bna_m/b_n; se m>nm>n il comportamento è quello di (am/bn)xm−n(a_m/b_n)x^{m-n}, con il relativo segno.

Esempi svolti

limx→±∞3x2−x+12x2+5=32.\lim_{x\to\pm\infty}\frac{3x^2-x+1}{2x^2+5}=\frac32.

Dividendo per x2x^2 si ottiene (3−1/x+1/x2)/(2+5/x2)(3-1/x+1/x^2)/(2+5/x^2). Invece (2x3+1)/(x2+4)(2x^3+1)/(x^2+4) si comporta come 2x2x: tende a +∞+\infty a destra e a −∞-\infty a sinistra. Per (x+1)/(x3−2)(x+1)/(x^3-2) il denominatore ha grado maggiore e il limite è zero in entrambe le direzioni.

Il termine dominante è utile solo dopo aver verificato eventuali cancellazioni. Nella differenza (x2+x)−x2(x^2+x)-x^2 i due termini quadratici si cancellano esattamente e resta xx: fermarsi alla forma ∞−∞\infty-\infty o dichiarare che «domina x2x^2» darebbe un ragionamento incompleto.

Limiti notevoli trigonometrici

I limiti trigonometrici fondamentali usano angoli espressi in radianti. Il principale è sint/t→1\sin t/t\to1 per t→0t\to0. Per 0<t<π/20<t<\pi/2, il confronto geometrico fra aree nel cerchio unitario dà sint<t<tant\sin t<t<\tan t; dividendo si ricava cost<sint/t<1\cos t<\sin t/t<1. Il teorema dei carabinieri e la parità del rapporto estendono il risultato ai due lati.

limt→0sintt=1,limt→0tantt=1,limt→01−costt2=12.\lim_{t\to0}\frac{\sin t}{t}=1,\qquad \lim_{t\to0}\frac{\tan t}{t}=1,\qquad \lim_{t\to0}\frac{1-\cos t}{t^2}=\frac12.

L’ultimo deriva da 1−cost=2sin2(t/2)1-\cos t=2\sin^2(t/2). La variabile che tende a zero può essere un’espressione composta: conta che l’argomento del seno e il denominatore siano proporzionati correttamente.

Esempi svolti

limx→0sin(3x)5x=35limx→0sin(3x)3x=35.\lim_{x\to0}\frac{\sin(3x)}{5x} =\frac35\lim_{x\to0}\frac{\sin(3x)}{3x}=\frac35.

limx→01−cos(2x)x2=4limx→01−cos(2x)(2x)2=2.\lim_{x\to0}\frac{1-\cos(2x)}{x^2} =4\lim_{x\to0}\frac{1-\cos(2x)}{(2x)^2}=2.

Per sin(2x)/tan(5x)\sin(2x)/\tan(5x) si moltiplica per i fattori che ricostruiscono i due limiti notevoli: il risultato è 2/52/5. Non si può invece applicare sint/t→1\sin t/t\to1 a sinx/x\sin x/x quando x→+∞x\to+\infty: in quel caso il limite è zero per confronto, perché il numeratore è limitato.

Limiti notevoli esponenziali, logaritmici e di potenza

Il logaritmo naturale ln\ln ha base ee. I limiti seguenti descrivono il comportamento vicino a zero di esponenziali, logaritmi e potenze. Nelle formule con base bb si richiede b>0b>0; per il logaritmo in base bb anche b≠1b\ne1. Il parametro α\alpha è reale e, vicino a zero, 1+t1+t è positivo.

limt→0et−1t=1,limt→0ln(1+t)t=1.\lim_{t\to0}\frac{e^t-1}{t}=1,\qquad \lim_{t\to0}\frac{\ln(1+t)}{t}=1.

limt→0bt−1t=lnb,limt→0(1+t)α−1t=α.\lim_{t\to0}\frac{b^t-1}{t}=\ln b,\qquad \lim_{t\to0}\frac{(1+t)^\alpha-1}{t}=\alpha.

Da questi risultati si ricava logb(1+t)/t→1/lnb\log_b(1+t)/t\to1/\ln b. Le espressioni composte richiedono di conservare i coefficienti: ln(1+4x)/x→4\ln(1+4x)/x\to4, (e3x−1)/(2x)→3/2(e^{3x}-1)/(2x)\to3/2 e ((1+2x)1/3−1)/x→2/3((1+2x)^{1/3}-1)/x\to2/3.

Il numero ee e la forma 1∞1^\infty

limt→0(1+t)1/t=e,limx→+∞(1+1x)x=e.\lim_{t\to0}(1+t)^{1/t}=e,\qquad \lim_{x\to+\infty}\left(1+\frac1x\right)^x=e.

Per capire il primo, prendiamo il logaritmo: ln((1+t)1/t)=ln(1+t)/t→1\ln((1+t)^{1/t})=\ln(1+t)/t\to1. Passando all’esponenziale, il limite è ee. La base deve essere positiva; vicino a t=0t=0 ciò è garantito. Questa spiegazione chiarisce perché una base che tende a 11 non obbliga la potenza a tendere a 11 quando l’esponente cresce senza limite.

Infinitesimi, equivalenze e notazione o piccolo

Un infinitesimo è una funzione che tende a zero. Due funzioni sono asintoticamente equivalenti, scritto f∼gf\sim g, se gg è non nulla abbastanza vicino al punto e f/g→1f/g\to1. L’equivalenza non è un’identità: esprime che l’errore relativo diventa trascurabile. Per t→0t\to0 valgono

sint∼t,tant∼t,et−1∼t,ln(1+t)∼t,1−cost∼t22.\sin t\sim t,\quad\tan t\sim t,\quad e^t-1\sim t,\quad \ln(1+t)\sim t,\quad1-\cos t\sim\frac{t^2}{2}.

Si scrive f=o(g)f=o(g) se f/g→0f/g\to0, con gg non nulla nell’intorno bucato. Per esempio x2=o(x)x^2=o(x) per x→0x\to0: x2x^2 è un infinitesimo di ordine superiore, cioè si annulla più rapidamente. Se f(x)/xk→c≠0f(x)/x^k\to c\ne0, si dice che ff ha ordine kk rispetto a xx, nel lato in cui la potenza è definita.

Le equivalenze si possono usare nei prodotti e nei quozienti rispettando le condizioni di dominio. Nelle differenze bisogna evitare cancellazioni dei termini principali: sostituire sinx\sin x con xx in (sinx−x)/x3(\sin x-x)/x^3 cancellerebbe proprio l’informazione necessaria. Il limite vero è −1/6-1/6, non zero. Quando i primi termini si annullano, occorre conoscere l’ordine successivo.

Confronto fra infiniti e gerarchia delle crescite

Per x→+∞x\to+\infty, con α>0\alpha>0, β>0\beta>0 e b>1b>1, ogni potenza positiva del logaritmo cresce più lentamente di ogni potenza positiva di xx, e ogni potenza di xx cresce più lentamente dell’esponenziale:

limx→+∞(lnx)βxα=0,limx→+∞xαbx=0.\lim_{x\to+\infty}\frac{(\ln x)^\beta}{x^\alpha}=0, \qquad\lim_{x\to+\infty}\frac{x^\alpha}{b^x}=0.

Per le successioni si aggiunge, per ogni base fissa b>1b>1, la crescita del fattoriale: bn/n!→0b^n/n!\to0, e inoltre n!/nn→0n!/n^n\to0. Questi confronti non significano che l’ordine sia già evidente per ogni piccolo valore della variabile: sono affermazioni sul comportamento sufficientemente lontano.

Esempi svolti e cambio di variabile

Si ottiene subito lnx/x→0\ln x/\sqrt x\to0 e x5/ex→0x^5/e^x\to0. Per x→0+x\to0^+, il prodotto xlnxx\ln x ha forma 0⋅(−∞)0\cdot(-\infty). Ponendo t=1/xt=1/x, abbiamo t→+∞t\to+\infty e xlnx=−(lnt)/t→0x\ln x=-(\ln t)/t\to0, attraverso valori negativi. Più in generale xα|lnx|β→0x^\alpha|\ln x|^\beta\to0 per α,β>0\alpha,\beta>0: la potenza che si annulla prevale sulla crescita del logaritmo.

Potenze indeterminate e metodo del logaritmo

Se u(x)>0u(x)>0, ogni potenza reale u(x)v(x)u(x)^{v(x)} si può riscrivere come exp(v(x)lnu(x))\exp(v(x)\ln u(x)). Per le forme 1∞1^\infty, 000^0 e ∞0\infty^0 si studia quindi il limite dell’esponente trasformato:

H=limv(x)lnu(x).H=\lim v(x)\ln u(x).

Se HH è finito, il limite della potenza è eHe^H; se H=+∞H=+\infty è +∞+\infty; se H=−∞H=-\infty è zero. Bisogna aver controllato la positività della base nel tratto studiato, perché il logaritmo reale non è definito su basi non positive.

Tre esempi svolti

Per x→+∞x\to+\infty, il logaritmo di (1+2/x)3x(1+2/x)^{3x} è 3xln(1+2/x)→63x\ln(1+2/x)\to6, grazie a ln(1+t)∼t\ln(1+t)\sim t: la potenza tende a e6e^6. Per x→0+x\to0^+, xxx^x ha forma 000^0 e il suo logaritmo è xlnx→0x\ln x\to0: il risultato è 11. Infine x1/xx^{1/x} per x→+∞x\to+\infty ha forma ∞0\infty^0 e logaritmo (lnx)/x→0(\ln x)/x\to0: anche questo limite è 11.

Una regola utile riassume il primo caso: se u(x)→0u(x)\to0, 1+u(x)>01+u(x)>0 e v(x)u(x)→λv(x)u(x)\to\lambda, allora (1+u(x))v(x)→eλ(1+u(x))^{v(x)}\to e^\lambda. La dimostrazione usa il prodotto v(x)u(x)[ln(1+u(x))/u(x)]v(x)u(x)\,[\ln(1+u(x))/u(x)], dove il secondo fattore tende a 11; se uu si annulla in alcuni punti, il rapporto si può prolungare lì col valore 11.

De l’Hôpital: ipotesi, uso e limiti del metodo

Il teorema di de l’Hôpital si usa dopo aver studiato le derivate. In una sua formulazione operativa, ff e gg devono essere derivabili nell’intervallo laterale considerato, il denominatore e la sua derivata devono essere non nulli lì, e il quoziente deve presentare una forma 0/00/0 oppure una forma con numeratore e denominatore entrambi divergenti in valore assoluto. Se esiste, finito o infinito con segno, il limite di f′/g′f'/g', allora il limite di f/gf/g esiste ed è uguale a esso. Sono ammessi estremi finiti o infiniti; per un limite bilaterale si controllano entrambi i lati.

limf(x)g(x)=limf′(x)g′(x).\lim\frac{f(x)}{g(x)}=\lim\frac{f'(x)}{g'(x)}.

Questa uguaglianza riguarda i limiti, non le funzioni. Si derivano separatamente numeratore e denominatore: non si applica la regola della derivata del quoziente. Inoltre il teorema dà una condizione sufficiente: se il limite del rapporto delle derivate non esiste, quello originario potrebbe comunque esistere.

Esempio svolto e applicazione ripetuta

Per x→0x\to0, (ex−1−x)/x2(e^x-1-x)/x^2 ha forma 0/00/0. Il rapporto delle derivate è (ex−1)/(2x)(e^x-1)/(2x), ancora 0/00/0. Applicando di nuovo il teorema, dopo aver ricontrollato le ipotesi, si arriva a ex/2→1/2e^x/2\to1/2. Le forme 0⋅∞0\cdot\infty e ∞−∞\infty-\infty devono prima essere trasformate in quozienti adatti.

Non si applica invece de l’Hôpital a (x2+1)/x(x^2+1)/x per x→0+x\to0^+: il numeratore tende a 11, quindi non c’è 0/00/0. Il limite è +∞+\infty; derivare illegittimamente darebbe 2x→02x\to0. Infine, non si può dimostrare il limite notevole del seno usando una formula di derivazione la cui dimostrazione dipende proprio da quel limite: sarebbe un ragionamento circolare.

Sviluppi di Taylor e cancellazioni di ordine superiore

Gli sviluppi di Taylor, approfonditi nel calcolo differenziale, esprimono una funzione come polinomio più un resto controllato. Qui o(xk)o(x^k) indica un resto che, diviso per xkx^k, tende a zero. Per x→0x\to0:

ex=1+x+x22+x36+o(x3),e^x=1+x+\frac{x^2}{2}+\frac{x^3}{6}+o(x^3),

sinx=x−x36+o(x3),cosx=1−x22+x424+o(x4),\sin x=x-\frac{x^3}{6}+o(x^3),\qquad \cos x=1-\frac{x^2}{2}+\frac{x^4}{24}+o(x^4),

ln(1+x)=x−x22+x33+o(x3),\ln(1+x)=x-\frac{x^2}{2}+\frac{x^3}{3}+o(x^3),

(1+x)α=1+αx+α(α−1)2x2+o(x2). (1+x)^\alpha=1+\alpha x+\frac{\alpha(\alpha-1)}{2}x^2+o(x^2).

La scelta dell’ordine dipende dal denominatore e dalle cancellazioni previste. Per (sinx−x)/x3(\sin x-x)/x^3 bisogna arrivare al termine cubico: il numeratore diventa −x3/6+o(x3)-x^3/6+o(x^3) e il limite è −1/6-1/6. Per (1−cosx−x2/2)/x4(1-\cos x-x^2/2)/x^4, i termini quadratici si cancellano e resta −x4/24+o(x4)-x^4/24+o(x^4): il limite è −1/24-1/24.

Uno sviluppo non è una somma infinita scritta informalmente e non autorizza a ignorare un resto della stessa grandezza del denominatore. Se si sviluppa intorno ad a≠0a\ne0, conviene porre h=x−ah=x-a e lavorare per h→0h\to0. Negli esercizi risolvibili con una semplice scomposizione, Taylor può essere superfluo.

Valore assoluto, funzioni a tratti e parametri

Un valore assoluto o una funzione definita a tratti impone di individuare quale espressione vale su ciascun lato del punto. Nel calcolo del limite laterale si usa la formula valida vicino al punto da quel lato, non quella assegnata al solo centro. La distinzione è particolarmente importante quando si devono determinare parametri.

Esempio svolto

Consideriamo f(x)=ax+1f(x)=ax+1 per x<1x<1 e f(x)=x2+bf(x)=x^2+b per x≥1x\ge1. Il limite sinistro è a+1a+1, quello destro è 1+b1+b. Il limite bilaterale esiste esattamente quando a=ba=b. Poiché il valore nel punto è f(1)=1+bf(1)=1+b, questa stessa condizione rende la funzione continua. Se al solo punto 11 fosse assegnato un terzo parametro cc, la continuità richiederebbe anche c=a+1c=a+1.

Per un’espressione come |x−2|/(x−2)|x-2|/(x-2), invece, non bisogna introdurre parametri: basta togliere il valore assoluto con il segno corretto su ciascun intervallo. Il risultato è −1-1 a sinistra e 11 a destra, quindi non esiste il limite in 22.

Asintoti verticali e orizzontali

Una retta verticale x=ax=a è un asintoto verticale se almeno un limite laterale della funzione in aa è +∞+\infty o −∞-\infty. Non basta che il denominatore si annulli: può esserci una semplificazione con limite finito. Per esempio (x2−1)/(x−1)(x^2-1)/(x-1) ha un buco in 11, mentre 1/(x−1)1/(x-1) ha un asintoto verticale.

La retta y=Ly=L è un asintoto orizzontale nella direzione +∞+\infty o −∞-\infty se in quella direzione f(x)→Lf(x)\to L finito. Una funzione può avere due asintoti orizzontali diversi: arctanx\arctan x tende a π/2\pi/2 a destra e a −π/2-\pi/2 a sinistra. Un asintoto orizzontale può essere attraversato anche infinite volte: sinx/x\sin x/x interseca y=0y=0 infinite volte, pur tendendo a zero all’infinito.

Le discontinuità di seconda specie non hanno tutte un asintoto verticale: sin(1/x)\sin(1/x) non ne ha in zero perché nessun limite laterale è infinito. Viceversa, l’eventuale valore assegnato alla funzione nel punto non elimina un asintoto verticale, perché non cambia i limiti laterali.

Asintoti obliqui e divisione fra polinomi

La retta y=mx+qy=mx+q, con m≠0m\ne0, è asintoto obliquo in una direzione infinita se la differenza verticale fra funzione e retta tende a zero. Si calcolano nell’ordine:

m=limx→±∞f(x)x,q=limx→±∞[f(x)−mx].m=\lim_{x\to\pm\infty}\frac{f(x)}x,\qquad q=\lim_{x\to\pm\infty}[f(x)-mx].

La stessa direzione va mantenuta nei due limiti. Entrambi i risultati devono essere finiti e mm deve essere diverso da zero; m=0m=0 rimanda eventualmente a un asintoto orizzontale. Se il primo limite è infinito, non esiste un asintoto obliquo con pendenza finita in quella direzione.

Esempio svolto

La divisione fra polinomi dà (x2+1)/(x−1)=x+1+2/(x−1)(x^2+1)/(x-1)=x+1+2/(x-1). Il resto tende a zero per x→±∞x\to\pm\infty, quindi l’asintoto obliquo è y=x+1y=x+1 in entrambe le direzioni. La funzione ha anche l’asintoto verticale x=1x=1. Per i quozienti di polinomi, la differenza di un grado produce un asintoto obliquo; una differenza maggiore può produrre un asintoto polinomiale, ma non una retta obliqua.

La funzione (x al quadrato più 1) diviso (x meno 1) si avvicina alla retta y uguale a x più 1 all’infinito e diverge ai due lati della retta verticale x uguale a 1.

Limiti di successioni e teorema di monotonia

Una successione è una funzione definita sugli interi naturali. La convergenza an→La_n\to L significa che per ogni ε>0\varepsilon>0 esiste un indice N∈ℕN\in\mathbb N tale che per ogni n≥Nn\ge N valga |an−L|<ε|a_n-L|<\varepsilon. Non ci sono qui due lati di un punto finito: l’indice cresce verso +∞+\infty. Anche per le successioni si distinguono convergenza finita, divergenza a un infinito con segno e assenza di limite per oscillazione, come in (−1)n(-1)^n.

Ogni successione monotona e limitata converge: una crescente converge al suo estremo superiore, una decrescente al suo estremo inferiore. Se una successione crescente è illimitata superiormente, tende a +∞+\infty; vale l’analogo decrescente. Per una funzione monotona su un intervallo, i limiti laterali agli estremi esistono nella retta reale estesa; non sono necessariamente finiti.

Esempio svolto con ricorrenza

Sia a1=1a_1=1 e an+1=2+ana_{n+1}=\sqrt{2+a_n}. Per induzione 1≤an≤21\le a_n\le2; inoltre, per 1≤an≤21\le a_n\le2, la disuguaglianza 2+an≥an22+a_n\ge a_n^2 prova an+1≥ana_{n+1}\ge a_n. La successione è quindi crescente e limitata, perciò converge. Soltanto adesso passiamo al limite nella ricorrenza: L=2+LL=\sqrt{2+L}, da cui L=2L=2 oppure L=−1L=-1 dopo aver elevato al quadrato; l’intervallo [1,2][1,2] esclude −1-1. Risolvere l’equazione del limite senza prima dimostrare la convergenza non sarebbe sufficiente.

Strategia completa per affrontare un limite

  1. Determina il dominio e verifica da quali lati il punto è raggiungibile.
  2. Identifica se l’ingresso tende a un punto finito, a +∞+\infty o a −∞-\infty.
  3. Prova la sostituzione solo quando le operazioni e la continuità lo consentono; altrimenti riconosci la forma iniziale.
  4. Cerca la trasformazione più semplice: fattorizzazione, coniugato, raccoglimento, denominatore comune o cambio di variabile.
  5. Usa limiti notevoli ed equivalenze controllando che l’argomento tenda al valore richiesto e che non si perdano termini per cancellazione.
  6. Per una potenza indeterminata con base positiva, studia il logaritmo. Per un’oscillazione, prova un confronto o due successioni.
  7. Se servono de l’Hôpital o Taylor, verifica le ipotesi e mantieni l’ordine di sviluppo necessario.
  8. Concludi indicando valore e segno; se il limite bilaterale manca, riporta separatamente i risultati laterali.

Un risultato plausibile deve essere coerente con dominio, segno e ordine di grandezza. Se un quoziente è positivo in tutto l’intorno, un limite negativo segnala un errore; se il numeratore è limitato e il denominatore tende a infinito, un risultato infinito richiede di ricontrollare i passaggi.

Esercizi di riepilogo con svolgimento

Differenza di frazioni

Calcolare limx→0(1/x−1/(x+x2))\lim_{x\to0}(1/x-1/(x+x^2)). I due addendi divergono, ma il denominatore comune semplifica il problema:

1x−1x+x2=(x+x2)−xx(x+x2)=11+x.\frac1x-\frac1{x+x^2}=\frac{(x+x^2)-x}{x(x+x^2)}=\frac1{1+x}.

L’identità vale per x≠0,−1x\ne0,-1. Il limite cercato è 11, da entrambi i lati.

Logaritmo diviso seno

Calcolare limx→0ln(1+2x)/sin(3x)\lim_{x\to0}\ln(1+2x)/\sin(3x). Il dominio comprende un intorno di zero. Separiamo i due rapporti notevoli:

ln(1+2x)sin(3x)=ln(1+2x)2x3xsin(3x)23→23.\frac{\ln(1+2x)}{\sin(3x)} =\frac{\ln(1+2x)}{2x}\,\frac{3x}{\sin(3x)}\,\frac23\longrightarrow\frac23.

Radicale all’infinito con sottrazione

Calcolare limx→+∞(x2+4x+1−x)\lim_{x\to+\infty}(\sqrt{x^2+4x+1}-x). Il coniugato dà (4x+1)/(x2+4x+1+x)(4x+1)/(\sqrt{x^2+4x+1}+x). Dividendo per x>0x>0 si ottiene (4+1/x)/(1+4/x+1/x2+1)→2(4+1/x)/(\sqrt{1+4/x+1/x^2}+1)\to2.

Potenza con base tendente a uno

Calcolare limx→0(1+3x)2/x\lim_{x\to0}(1+3x)^{2/x}. La base è positiva vicino a zero. Il logaritmo è 2ln(1+3x)/x→62\ln(1+3x)/x\to6, dunque il limite è e6e^6. Il risultato vale da entrambi i lati ammessi, anche se l’esponente cambia segno.

Cancellazione dopo il primo ordine

Calcolare limx→0(ln(1+x)−x)/x2\lim_{x\to0}(\ln(1+x)-x)/x^2. Lo sviluppo ln(1+x)=x−x2/2+o(x2)\ln(1+x)=x-x^2/2+o(x^2) trasforma il rapporto in −1/2+o(1)-1/2+o(1): il limite è −1/2-1/2. Usare soltanto ln(1+x)∼x\ln(1+x)\sim x non avrebbe conservato il termine decisivo.

Limiti laterali e fattore quadratico

Calcolare limx→1(x+2)/(x−1)2\lim_{x\to1}(x+2)/(x-1)^2. Il numeratore tende a 3>03>0, il denominatore tende a zero restando positivo: entrambi i limiti laterali sono +∞+\infty, e anche quello bilaterale è +∞+\infty. Se il denominatore fosse x−1x-1, i due segni sarebbero opposti.

Esercizi da svolgere e risultati commentati

Prima di leggere il risultato, indica per ciascun limite il dominio locale, la forma iniziale e il metodo scelto.

Esercizio Risultato e metodo
limx→2(x3−8)/(x−2)\lim_{x\to2}(x^3-8)/(x-2) 1212: differenza di cubi
limx→0(4+x−2)/x\lim_{x\to0}(\sqrt{4+x}-2)/x 1/41/4: coniugato
limx→0sin(7x)/sin(2x)\lim_{x\to0}\sin(7x)/\sin(2x) 7/27/2: due limiti notevoli
limx→0(e5x−1)/x\lim_{x\to0}(e^{5x}-1)/x 55: limite esponenziale
limx→+∞(4x3−x)/(2x3+8)\lim_{x\to+\infty}(4x^3-x)/(2x^3+8) 22: rapporto dei coefficienti principali
limx→0+x2lnx\lim_{x\to0^+}x^2\ln x 00: gerarchia delle crescite
limx→+∞(1−2/x)x\lim_{x\to+\infty}(1-2/x)^x e−2e^{-2}: logaritmo, base positiva per x>2x>2
limx→0(cosx−1)/x2\lim_{x\to0}(\cos x-1)/x^2 −1/2-1/2: limite notevole del coseno
limx→0xsin(1/x)\lim_{x\to0}x\sin(1/x) 00: valore assoluto minore o uguale a |x|\lvert x\rvert
limx→01/|x|\lim_{x\to0}1/\lvert x\rvert +∞+\infty: stesso segno su entrambi i lati
limx→0sin(1/x)\lim_{x\to0}\sin(1/x) Non esiste: oscillazione persistente
limx→−∞(x2+1+x)\lim_{x\to-\infty}(\sqrt{x^2+1}+x) 00: coniugato e x2=|x|\sqrt{x^2}=\lvert x\rvert
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