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Matematica

Capire la matematica, un passaggio alla volta.

Dai fondamenti di algebra agli integrali doppi: definizioni rigorose, intuizioni, formule spiegate, esempi guidati, errori frequenti e schemi di ripasso.

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10. Continuità e discontinuità

La continuità collega il comportamento vicino a un punto al valore della funzione nel punto stesso. Le discontinuità si studiano attraverso i limiti laterali: distinguere salto, divergenza, oscillazione e buco eliminabile consente di leggere correttamente il grafico e risolvere gli esercizi con parametri.

Definizione rigorosa di continuità

Una funzione f:D→ℝf:D\to\mathbb R è continua in a∈Da\in D se per ogni ε>0\varepsilon>0 esiste δ>0\delta>0 tale che, per ogni x∈Dx\in D, da |x−a|<δ|x-a|<\delta segue |f(x)−f(a)|<ε|f(x)-f(a)|<\varepsilon. Rispetto alla definizione di limite non si esclude x=ax=a, perché proprio in quel punto la differenza delle uscite è zero. Se aa è anche un punto di accumulazione del dominio, la definizione equivale a

limx→af(x)=f(a).\lim_{x\to a}f(x)=f(a).

Occorre quindi che il valore f(a)f(a) sia definito, che il limite relativo al dominio esista finito e che i due coincidano. In un punto interno raggiungibile da entrambi i lati, il controllo si riassume così:

limx→a−f(x)=limx→a+f(x)=f(a).\lim_{x\to a^-}f(x)=\lim_{x\to a^+}f(x)=f(a).

La rappresentazione intuitiva «disegnare senza staccare la penna» aiuta sui normali intervalli, ma non sostituisce questa definizione. La continuità è una proprietà rispetto al dominio effettivo, e non richiede necessariamente che esista un grafico su tutta la retta reale.

Continuità laterale, agli estremi e nei punti isolati

Su un intervallo chiuso [a,b][a,b], essere continui significa esserlo in ogni punto interno, essere continui da destra in aa e da sinistra in bb. Non si richiedono valori esterni al dominio. La funzione x\sqrt{x} è perciò continua in 00 sul dominio [0,+∞)[0,+\infty), perché limx→0+x=0=f(0)\lim_{x\to0^+}\sqrt{x}=0=f(0).

Ogni funzione è continua in un punto isolato del proprio dominio: scegliendo una δ abbastanza piccola, l’unico punto del dominio nell’intorno è il centro, e la differenza |f(x)−f(a)||f(x)-f(a)| è zero. Questo non fornisce un limite bucato ordinario in quel punto, perché manca l’ipotesi di accumulazione.

In senso rigoroso, si parla di continuità o discontinuità di ff nei punti del suo dominio. Nei manuali scolastici si chiamano spesso «punti di discontinuità» anche punti esclusi dal dominio ma di accumulazione, distinguendo singolarità eliminabili e non eliminabili. Useremo anche questa convenzione, dichiarando sempre se il valore nel punto manca. Le tre specie descritte sotto presuppongono, nella loro classificazione bilaterale, che entrambi i lati siano raggiungibili.

Funzioni elementari e operazioni che conservano la continuità

Polinomi, esponenziali, logaritmi, funzioni trigonometriche, radicali e funzioni trigonometriche inverse sono continui nei rispettivi domini. Anche somma, prodotto e composizione di funzioni continue sono continui dove le operazioni sono definite; il quoziente lo è dove il denominatore non si annulla. Queste proprietà spiegano perché moltissimi limiti si calcolano per sostituzione.

La funzione 1/x1/x è continua in ogni punto del suo dominio ℝ\{0}\mathbb R\setminus\{0\}. L’assenza del valore in zero non autorizza a dire che «è discontinua ovunque». Analogamente, per studiare una funzione a tratti basta normalmente controllare i raccordi fra le diverse formule e gli eventuali punti problematici all’interno dei singoli tratti.

Derivabilità e continuità non sono equivalenti. La derivabilità in un punto implica continuità, ma il contrario è falso: |x||x| è continua in zero, pur avendo derivate laterali diverse. Un angolo nel grafico non è quindi una discontinuità della funzione; riguarda la derivata.

Discontinuità di prima specie: il salto

Si ha una discontinuità di prima specie, o di salto, quando i due limiti laterali esistono entrambi finiti, ma sono diversi. Indichiamo con L−L_- il limite sinistro e con L+L_+ quello destro:

L−,L+∈ℝ,L−≠L+.L_-,L_+\in\mathbb R,\qquad L_-\ne L_+.

L’ampiezza del salto è |L+−L−||L_+-L_-|; se interessa anche la direzione si può considerare il salto con segno L+−L−L_+-L_-. Il valore assegnato a f(a)f(a) può coincidere con uno dei due limiti, con nessuno, oppure mancare: non modifica il fatto che i due lati non si raccordano. Nessuna scelta del solo valore centrale può rendere continua la funzione.

Esempio svolto

Sia f(x)=x+1f(x)=x+1 per x<0x<0 e f(x)=x+3f(x)=x+3 per x≥0x\ge0. In zero, il limite sinistro è 11, quello destro è 33 e f(0)=3f(0)=3. La funzione è continua da destra, ma non è continua in senso bilaterale; presenta una discontinuità di prima specie con salto di ampiezza 22.

Due tratti lineari arrivano in zero rispettivamente a 1 e a 3: il salto è 2, il punto a quota 1 è vuoto e quello a quota 3 è pieno.

Un secondo esempio è la parte intera ⌊x⌋\lfloor x\rfloor, cioè il massimo intero non superiore a xx: in ogni intero kk il limite sinistro è k−1k-1, il destro è kk e il salto è 11.

Discontinuità di seconda specie: limiti infiniti o inesistenti

Si ha una discontinuità di seconda specie quando almeno uno dei due limiti laterali è infinito oppure non esiste, neppure come infinito con segno. La categoria comprende quindi comportamenti differenti: divergenza verticale da uno o entrambi i lati, oppure oscillazione persistente. Non basta dire che «il limite bilaterale non esiste», perché ciò accade anche nel salto; bisogna esaminare i singoli lati.

Caso infinito

Per f(x)=1/xf(x)=1/x, in zero il limite sinistro è −∞-\infty e quello destro è +∞+\infty: seconda specie e asintoto verticale x=0x=0. Per 1/x21/x^2 entrambi sono +∞+\infty, quindi il limite bilaterale infinito esiste, ma la singolarità resta di seconda specie. Una funzione reale continua non può avere come valore centrale +∞+\infty.

La curva uno diviso x tende a meno infinito da sinistra e a più infinito da destra di zero.

Caso oscillante

Per sin(1/x)\sin(1/x) i limiti laterali in zero non esistono a causa delle oscillazioni fra −1-1 e 11. Anche questa è seconda specie, pur essendo la funzione limitata e senza asintoto verticale. Il prodotto xsin(1/x)x\sin(1/x), invece, tende a zero: definendolo uguale a zero nel centro si ottiene una funzione continua. Conta dunque il comportamento dell’ampiezza, non la semplice presenza di oscillazioni.

Il seno di uno diviso x oscilla sempre più rapidamente vicino a zero, mantenendo l’ampiezza fra meno uno e uno.

Discontinuità di terza specie: il caso eliminabile

Si ha una discontinuità di terza specie, o eliminabile, quando i due limiti laterali sono uguali e finiti, ma il valore della funzione nel punto è diverso dal limite oppure non è definito. La denominazione «terza specie» è diffusa nella scuola italiana; alcuni testi usano soltanto «eliminabile» e la trattano separatamente dalle prime due specie. Il criterio matematico è lo stesso:

L−=L+=L∈ℝ,f(a)≠Loppure f(a) non definita.L_-=L_+=L\in\mathbb R,\qquad f(a)\ne L\ \text{oppure }f(a)\text{ non definita}.

L’aggettivo eliminabile significa che basta ridefinire o aggiungere un solo valore, ponendo f(a)=Lf(a)=L, per rendere continua la funzione nel punto. Il prolungamento continuo è unico, perché il limite è unico.

Esempio svolto con valore errato

Consideriamo f(x)=(x2−1)/(x−1)f(x)=(x^2-1)/(x-1) per x≠1x\ne1 e f(1)=0f(1)=0. Fuori dal centro la funzione coincide con x+1x+1, quindi i due limiti laterali sono 22. Il punto 11 è di terza specie perché f(1)=0≠2f(1)=0\ne2. Sostituendo soltanto quel valore con f(1)=2f(1)=2, il grafico diventa la retta completa y=x+1y=x+1.

La retta y uguale a x più 1 presenta un buco nel punto 1,2 e un punto pieno in 1,0: il limite è 2 ma il valore assegnato è 0.

Esempio svolto con valore mancante

La funzione sinx/x\sin x/x non è definita in zero, ma il suo limite è 11. Aggiungendo il valore 11 nel centro si ottiene il prolungamento continuo. Non ogni denominatore nullo produce però un buco eliminabile: 1/x1/x non ammette alcun prolungamento continuo reale in zero.

Tabella comparativa e procedura di classificazione

Situazione in aa Limite sinistro e destro Valore nel punto Si corregge cambiando solo f(a)f(a)?
Continuità Finiti e uguali a LL f(a)=Lf(a)=L Non serve
Prima specie, salto Finiti ma diversi Qualsiasi o assente No
Seconda specie Almeno uno infinito o inesistente Qualsiasi o assente No
Terza specie, eliminabile Finiti e uguali a LL Assente oppure diverso da LL Sì: si pone f(a)=Lf(a)=L
  1. Verifica dominio e possibilità di avvicinamento da entrambi i lati.
  2. Calcola il limite sinistro con la formula valida a sinistra e quello destro con la formula valida a destra.
  3. Se almeno uno è infinito o inesistente, classifica come seconda specie.
  4. Se entrambi sono finiti ma diversi, classifica come prima specie e calcola il salto.
  5. Se sono finiti e uguali, confronta il valore comune con f(a)f(a): coincidenza significa continuità; valore diverso o mancante significa terza specie secondo la convenzione scolastica.

Non confondere un cerchietto vuoto nel grafico con una classificazione automatica: bisogna leggere anche dove arrivano i due rami. Un grafico può mostrare un punto escluso in presenza di un salto, e un punto pieno assegnato arbitrariamente in presenza di un asintoto.

Funzioni con parametri: rendere continuo un raccordo

Esempio svolto con due parametri

Sia f(x)=ax+2f(x)=ax+2 per x<1x<1, f(1)=bf(1)=b e f(x)=x2+3f(x)=x^2+3 per x>1x>1. Il limite sinistro è a+2a+2, quello destro è 44. La continuità richiede simultaneamente a+2=4a+2=4 e b=4b=4, quindi a=2a=2, b=4b=4.

Questo stesso esempio permette una classificazione completa: se a≠2a\ne2, i limiti laterali sono finiti e diversi, dunque c’è un salto qualunque sia bb; se a=2a=2 ma b≠4b\ne4, i lati coincidono e c’è una discontinuità eliminabile; se a=2a=2 e b=4b=4, la funzione è continua. Non basta dunque trovare il parametro che rende uguali i lati: va controllato anche il valore assegnato al punto.

Esempio svolto con parametro in un limite notevole

Sia g(x)=sin(kx)/xg(x)=\sin(kx)/x per x≠0x\ne0 e g(0)=3g(0)=3. Il limite in zero è kk, anche per k=0k=0 perché in quel caso il numeratore è identicamente nullo. Per la continuità deve essere k=3k=3. Un parametro non deve essere cancellato senza controllare il caso in cui vale zero.

Esercizio completo: tre specie nella stessa funzione

Consideriamo la funzione seguente, definita su ℝ\{2}\mathbb R\setminus\{2\}:

f(x)={x+1x<0,5x=0,x+10<x<1,1x−2x≥1,x≠2.f(x)=\begin{cases} x+1 & x<0,\\ 5 & x=0,\\ x+1 & 0<x<1,\\ \dfrac1{x-2} & x\ge1,\ x\ne2. \end{cases}

In 00, entrambe le formule vicine danno limite 11, mentre f(0)=5f(0)=5: c’è una discontinuità di terza specie, eliminabile ponendo f(0)=1f(0)=1. In 11, il limite sinistro è 22 e il destro è −1-1, coincidente con f(1)f(1): c’è una discontinuità di prima specie, con ampiezza del salto |−1−2|=3|-1-2|=3. In 22, il limite sinistro è −∞-\infty e quello destro è +∞+\infty: c’è una singolarità di seconda specie, con asintoto verticale x=2x=2.

Negli altri punti ogni tratto è continuo nel proprio dominio. Il controllo è quindi completo: i soli punti problematici sono i raccordi 00 e 11 e il polo 22. Modificare f(0)f(0) risolve soltanto il primo problema; modificare i valori in 11 o aggiungerne uno in 22 non risolve gli altri due.

Teorema degli zeri, valori intermedi e Weierstrass

Teorema degli zeri, o di Bolzano. Se ff è continua su [a,b][a,b] e f(a)f(b)<0f(a)f(b)<0, esiste almeno un c∈(a,b)c\in(a,b) tale che f(c)=0f(c)=0. Il passaggio da un segno all’altro non può saltare lo zero. L’ipotesi di continuità sull’intero intervallo è indispensabile: 1/x1/x cambia segno fra −1-1 e 11, ma non ha zeri e non è continua né definita in tutto quell’intervallo.

Teorema dei valori intermedi. Una funzione continua su [a,b][a,b] assume ogni valore compreso fra f(a)f(a) e f(b)f(b). Più in generale, l’immagine di un intervallo mediante una funzione continua è un intervallo. Ciò non significa che il valore cercato sia assunto una sola volta: l’unicità può essere garantita, per esempio, dalla stretta monotonia.

Teorema di Weierstrass. Una funzione continua su un intervallo chiuso e limitato [a,b][a,b] è limitata e raggiunge un massimo e un minimo assoluti. «Raggiunge» significa che esistono punti dell’intervallo nei quali assume effettivamente i due estremi. Su (0,1)(0,1) la funzione f(x)=xf(x)=x è continua e limitata, ma non raggiunge né 00 né 11: gli estremi esclusi mostrano perché la chiusura dell’intervallo conta.

Esempio svolto: esistenza e unicità di una radice

Il polinomio p(x)=x3+x−1p(x)=x^3+x-1 è continuo su [0,1][0,1], con p(0)=−1p(0)=-1 e p(1)=1p(1)=1: esiste almeno uno zero interno. Inoltre è strettamente crescente, perché sia x3x^3 sia xx sono crescenti e la loro somma è strettamente crescente. Lo zero è dunque unico. Il teorema degli zeri ha fornito l’esistenza; la monotonia ha fornito l’unicità.

Bisezione e continuità uniforme

Il metodo di bisezione trasforma il teorema degli zeri in un procedimento numerico. Da un intervallo [a,b][a,b] in cui una funzione continua assume segni opposti agli estremi, si calcola il punto medio. Se la funzione lì è zero, il problema è risolto; altrimenti si conserva la metà in cui gli estremi mantengono segni opposti. Ripetendo, dopo nn dimezzamenti la lunghezza è (b−a)/2n(b-a)/2^n. Il punto medio dell’intervallo finale dista da uno zero presente nell’intervallo al massimo metà di questa lunghezza.

La continuità uniforme richiede una sola δ che funzioni in tutto il dominio per la tolleranza scelta: per ogni ε>0\varepsilon>0 esiste δ>0\delta>0 tale che, per ogni coppia x,y∈Dx,y\in D, da |x−y|<δ|x-y|<\delta segue |f(x)−f(y)|<ε|f(x)-f(y)|<\varepsilon. Nella continuità ordinaria δ può dipendere dal punto; qui non può. Il teorema di Heine–Cantor garantisce la continuità uniforme di una funzione continua su un intervallo chiuso e limitato.

Per esempio x2x^2 è continua su tutta ℝ\mathbb R ma non uniformemente continua lì: scegliendo xn=nx_n=n e yn=n+1/ny_n=n+1/n, la distanza degli ingressi è 1/n→01/n\to0, mentre yn2−xn2=2+1/n2y_n^2-x_n^2=2+1/n^2 non tende a zero. Su ogni intervallo chiuso e limitato, invece, x2x^2 è uniformemente continua. Questo approfondimento chiarisce perché «vicinanza degli ingressi» possa richiedere tolleranze diverse in parti diverse del dominio.

Esercizi di continuità e domande di ripasso

Classificare una singolarità razionale

Per h(x)=(x2−4)/(x−2)h(x)=(x^2-4)/(x-2), il dominio esclude 22 e la semplificazione dà h(x)=x+2h(x)=x+2 per x≠2x\ne2. Il limite è 44: la singolarità è eliminabile, cioè di terza specie nella classificazione adottata. Il prolungamento continuo richiede h(2)=4h(2)=4; non c’è asintoto verticale.

Distinguere salto e divergenza

La funzione |x|/x|x|/x ha in zero limiti −1-1 e 11: prima specie, salto 22. La funzione 1/|x|1/|x| ha entrambi i limiti uguali a +∞+\infty: seconda specie. La presenza di due limiti «uguali» non basta alla continuità o alla terza specie, perché in quei casi devono essere finiti.

Domande con risposta ragionata

  • Se f(a)f(a) è definita, la funzione è continua? No: il valore deve coincidere col limite. Un valore assegnato arbitrariamente non controlla i punti vicini.
  • Una funzione limitata può avere una discontinuità di seconda specie? Sì: sin(1/x)\sin(1/x) oscilla senza limite in zero pur restando fra −1-1 e 11.
  • Il limite può esistere senza continuità? Sì: se manca il valore nel punto o se è diverso dal limite, il limite finito esiste ma c’è una singolarità eliminabile.
  • Un salto si elimina scegliendo il valore intermedio fra i due lati? No: i due limiti restano diversi qualunque valore centrale si assegni.
  • Una funzione continua è necessariamente derivabile? No: |x||x| in zero è il controesempio fondamentale.
  • Un punto escluso dal dominio è sempre un asintoto verticale? No: può essere eliminabile, di salto o oscillante; servono i limiti laterali.
  • Il cambio di segno garantisce sempre uno zero? Soltanto con le ipotesi del teorema degli zeri, in particolare la continuità su tutto l’intervallo chiuso considerato.
  • Che cosa si confronta in un punto interno? Limite sinistro, limite destro e valore della funzione: tre informazioni distinte, da non confondere.
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