10. Continuità e discontinuità
La continuità collega il comportamento vicino a un punto al valore della funzione nel punto stesso. Le discontinuità si studiano attraverso i limiti laterali: distinguere salto, divergenza, oscillazione e buco eliminabile consente di leggere correttamente il grafico e risolvere gli esercizi con parametri.
Definizione rigorosa di continuità
Una funzione è continua in se per ogni esiste tale che, per ogni , da segue . Rispetto alla definizione di limite non si esclude , perché proprio in quel punto la differenza delle uscite è zero. Se è anche un punto di accumulazione del dominio, la definizione equivale a
Occorre quindi che il valore sia definito, che il limite relativo al dominio esista finito e che i due coincidano. In un punto interno raggiungibile da entrambi i lati, il controllo si riassume così:
La rappresentazione intuitiva «disegnare senza staccare la penna» aiuta sui normali intervalli, ma non sostituisce questa definizione. La continuità è una proprietà rispetto al dominio effettivo, e non richiede necessariamente che esista un grafico su tutta la retta reale.
Continuità laterale, agli estremi e nei punti isolati
Su un intervallo chiuso , essere continui significa esserlo in ogni punto interno, essere continui da destra in e da sinistra in . Non si richiedono valori esterni al dominio. La funzione è perciò continua in sul dominio , perché .
Ogni funzione è continua in un punto isolato del proprio dominio: scegliendo una δ abbastanza piccola, l’unico punto del dominio nell’intorno è il centro, e la differenza è zero. Questo non fornisce un limite bucato ordinario in quel punto, perché manca l’ipotesi di accumulazione.
In senso rigoroso, si parla di continuità o discontinuità di nei punti del suo dominio. Nei manuali scolastici si chiamano spesso «punti di discontinuità» anche punti esclusi dal dominio ma di accumulazione, distinguendo singolarità eliminabili e non eliminabili. Useremo anche questa convenzione, dichiarando sempre se il valore nel punto manca. Le tre specie descritte sotto presuppongono, nella loro classificazione bilaterale, che entrambi i lati siano raggiungibili.
Funzioni elementari e operazioni che conservano la continuità
Polinomi, esponenziali, logaritmi, funzioni trigonometriche, radicali e funzioni trigonometriche inverse sono continui nei rispettivi domini. Anche somma, prodotto e composizione di funzioni continue sono continui dove le operazioni sono definite; il quoziente lo è dove il denominatore non si annulla. Queste proprietà spiegano perché moltissimi limiti si calcolano per sostituzione.
La funzione è continua in ogni punto del suo dominio . L’assenza del valore in zero non autorizza a dire che «è discontinua ovunque». Analogamente, per studiare una funzione a tratti basta normalmente controllare i raccordi fra le diverse formule e gli eventuali punti problematici all’interno dei singoli tratti.
Derivabilità e continuità non sono equivalenti. La derivabilità in un punto implica continuità, ma il contrario è falso: è continua in zero, pur avendo derivate laterali diverse. Un angolo nel grafico non è quindi una discontinuità della funzione; riguarda la derivata.
Discontinuità di prima specie: il salto
Si ha una discontinuità di prima specie, o di salto, quando i due limiti laterali esistono entrambi finiti, ma sono diversi. Indichiamo con il limite sinistro e con quello destro:
L’ampiezza del salto è ; se interessa anche la direzione si può considerare il salto con segno . Il valore assegnato a può coincidere con uno dei due limiti, con nessuno, oppure mancare: non modifica il fatto che i due lati non si raccordano. Nessuna scelta del solo valore centrale può rendere continua la funzione.
Esempio svolto
Sia per e per . In zero, il limite sinistro è , quello destro è e . La funzione è continua da destra, ma non è continua in senso bilaterale; presenta una discontinuità di prima specie con salto di ampiezza .
Un secondo esempio è la parte intera , cioè il massimo intero non superiore a : in ogni intero il limite sinistro è , il destro è e il salto è .
Discontinuità di seconda specie: limiti infiniti o inesistenti
Si ha una discontinuità di seconda specie quando almeno uno dei due limiti laterali è infinito oppure non esiste, neppure come infinito con segno. La categoria comprende quindi comportamenti differenti: divergenza verticale da uno o entrambi i lati, oppure oscillazione persistente. Non basta dire che «il limite bilaterale non esiste», perché ciò accade anche nel salto; bisogna esaminare i singoli lati.
Caso infinito
Per , in zero il limite sinistro è e quello destro è : seconda specie e asintoto verticale . Per entrambi sono , quindi il limite bilaterale infinito esiste, ma la singolarità resta di seconda specie. Una funzione reale continua non può avere come valore centrale .
Caso oscillante
Per i limiti laterali in zero non esistono a causa delle oscillazioni fra e . Anche questa è seconda specie, pur essendo la funzione limitata e senza asintoto verticale. Il prodotto , invece, tende a zero: definendolo uguale a zero nel centro si ottiene una funzione continua. Conta dunque il comportamento dell’ampiezza, non la semplice presenza di oscillazioni.
Discontinuità di terza specie: il caso eliminabile
Si ha una discontinuità di terza specie, o eliminabile, quando i due limiti laterali sono uguali e finiti, ma il valore della funzione nel punto è diverso dal limite oppure non è definito. La denominazione «terza specie» è diffusa nella scuola italiana; alcuni testi usano soltanto «eliminabile» e la trattano separatamente dalle prime due specie. Il criterio matematico è lo stesso:
L’aggettivo eliminabile significa che basta ridefinire o aggiungere un solo valore, ponendo , per rendere continua la funzione nel punto. Il prolungamento continuo è unico, perché il limite è unico.
Esempio svolto con valore errato
Consideriamo per e . Fuori dal centro la funzione coincide con , quindi i due limiti laterali sono . Il punto è di terza specie perché . Sostituendo soltanto quel valore con , il grafico diventa la retta completa .
Esempio svolto con valore mancante
La funzione non è definita in zero, ma il suo limite è . Aggiungendo il valore nel centro si ottiene il prolungamento continuo. Non ogni denominatore nullo produce però un buco eliminabile: non ammette alcun prolungamento continuo reale in zero.
Tabella comparativa e procedura di classificazione
| Situazione in | Limite sinistro e destro | Valore nel punto | Si corregge cambiando solo ? |
|---|---|---|---|
| Continuità | Finiti e uguali a | Non serve | |
| Prima specie, salto | Finiti ma diversi | Qualsiasi o assente | No |
| Seconda specie | Almeno uno infinito o inesistente | Qualsiasi o assente | No |
| Terza specie, eliminabile | Finiti e uguali a | Assente oppure diverso da | Sì: si pone |
- Verifica dominio e possibilità di avvicinamento da entrambi i lati.
- Calcola il limite sinistro con la formula valida a sinistra e quello destro con la formula valida a destra.
- Se almeno uno è infinito o inesistente, classifica come seconda specie.
- Se entrambi sono finiti ma diversi, classifica come prima specie e calcola il salto.
- Se sono finiti e uguali, confronta il valore comune con : coincidenza significa continuità; valore diverso o mancante significa terza specie secondo la convenzione scolastica.
Non confondere un cerchietto vuoto nel grafico con una classificazione automatica: bisogna leggere anche dove arrivano i due rami. Un grafico può mostrare un punto escluso in presenza di un salto, e un punto pieno assegnato arbitrariamente in presenza di un asintoto.
Funzioni con parametri: rendere continuo un raccordo
Esempio svolto con due parametri
Sia per , e per . Il limite sinistro è , quello destro è . La continuità richiede simultaneamente e , quindi , .
Questo stesso esempio permette una classificazione completa: se , i limiti laterali sono finiti e diversi, dunque c’è un salto qualunque sia ; se ma , i lati coincidono e c’è una discontinuità eliminabile; se e , la funzione è continua. Non basta dunque trovare il parametro che rende uguali i lati: va controllato anche il valore assegnato al punto.
Esempio svolto con parametro in un limite notevole
Sia per e . Il limite in zero è , anche per perché in quel caso il numeratore è identicamente nullo. Per la continuità deve essere . Un parametro non deve essere cancellato senza controllare il caso in cui vale zero.
Esercizio completo: tre specie nella stessa funzione
Consideriamo la funzione seguente, definita su :
In , entrambe le formule vicine danno limite , mentre : c’è una discontinuità di terza specie, eliminabile ponendo . In , il limite sinistro è e il destro è , coincidente con : c’è una discontinuità di prima specie, con ampiezza del salto . In , il limite sinistro è e quello destro è : c’è una singolarità di seconda specie, con asintoto verticale .
Negli altri punti ogni tratto è continuo nel proprio dominio. Il controllo è quindi completo: i soli punti problematici sono i raccordi e e il polo . Modificare risolve soltanto il primo problema; modificare i valori in o aggiungerne uno in non risolve gli altri due.
Teorema degli zeri, valori intermedi e Weierstrass
Teorema degli zeri, o di Bolzano. Se è continua su e , esiste almeno un tale che . Il passaggio da un segno all’altro non può saltare lo zero. L’ipotesi di continuità sull’intero intervallo è indispensabile: cambia segno fra e , ma non ha zeri e non è continua né definita in tutto quell’intervallo.
Teorema dei valori intermedi. Una funzione continua su assume ogni valore compreso fra e . Più in generale, l’immagine di un intervallo mediante una funzione continua è un intervallo. Ciò non significa che il valore cercato sia assunto una sola volta: l’unicità può essere garantita, per esempio, dalla stretta monotonia.
Teorema di Weierstrass. Una funzione continua su un intervallo chiuso e limitato è limitata e raggiunge un massimo e un minimo assoluti. «Raggiunge» significa che esistono punti dell’intervallo nei quali assume effettivamente i due estremi. Su la funzione è continua e limitata, ma non raggiunge né né : gli estremi esclusi mostrano perché la chiusura dell’intervallo conta.
Esempio svolto: esistenza e unicità di una radice
Il polinomio è continuo su , con e : esiste almeno uno zero interno. Inoltre è strettamente crescente, perché sia sia sono crescenti e la loro somma è strettamente crescente. Lo zero è dunque unico. Il teorema degli zeri ha fornito l’esistenza; la monotonia ha fornito l’unicità.
Bisezione e continuità uniforme
Il metodo di bisezione trasforma il teorema degli zeri in un procedimento numerico. Da un intervallo in cui una funzione continua assume segni opposti agli estremi, si calcola il punto medio. Se la funzione lì è zero, il problema è risolto; altrimenti si conserva la metà in cui gli estremi mantengono segni opposti. Ripetendo, dopo dimezzamenti la lunghezza è . Il punto medio dell’intervallo finale dista da uno zero presente nell’intervallo al massimo metà di questa lunghezza.
La continuità uniforme richiede una sola δ che funzioni in tutto il dominio per la tolleranza scelta: per ogni esiste tale che, per ogni coppia , da segue . Nella continuità ordinaria δ può dipendere dal punto; qui non può. Il teorema di Heine–Cantor garantisce la continuità uniforme di una funzione continua su un intervallo chiuso e limitato.
Per esempio è continua su tutta ma non uniformemente continua lì: scegliendo e , la distanza degli ingressi è , mentre non tende a zero. Su ogni intervallo chiuso e limitato, invece, è uniformemente continua. Questo approfondimento chiarisce perché «vicinanza degli ingressi» possa richiedere tolleranze diverse in parti diverse del dominio.
Esercizi di continuità e domande di ripasso
Classificare una singolarità razionale
Per , il dominio esclude e la semplificazione dà per . Il limite è : la singolarità è eliminabile, cioè di terza specie nella classificazione adottata. Il prolungamento continuo richiede ; non c’è asintoto verticale.
Distinguere salto e divergenza
La funzione ha in zero limiti e : prima specie, salto . La funzione ha entrambi i limiti uguali a : seconda specie. La presenza di due limiti «uguali» non basta alla continuità o alla terza specie, perché in quei casi devono essere finiti.
Domande con risposta ragionata
- Se è definita, la funzione è continua? No: il valore deve coincidere col limite. Un valore assegnato arbitrariamente non controlla i punti vicini.
- Una funzione limitata può avere una discontinuità di seconda specie? Sì: oscilla senza limite in zero pur restando fra e .
- Il limite può esistere senza continuità? Sì: se manca il valore nel punto o se è diverso dal limite, il limite finito esiste ma c’è una singolarità eliminabile.
- Un salto si elimina scegliendo il valore intermedio fra i due lati? No: i due limiti restano diversi qualunque valore centrale si assegni.
- Una funzione continua è necessariamente derivabile? No: in zero è il controesempio fondamentale.
- Un punto escluso dal dominio è sempre un asintoto verticale? No: può essere eliminabile, di salto o oscillante; servono i limiti laterali.
- Il cambio di segno garantisce sempre uno zero? Soltanto con le ipotesi del teorema degli zeri, in particolare la continuità su tutto l’intervallo chiuso considerato.
- Che cosa si confronta in un punto interno? Limite sinistro, limite destro e valore della funzione: tre informazioni distinte, da non confondere.