31. Ormoni e regolazione del metabolismo
Il metabolismo non è governato da un solo ormone
Nel dibattito sull'alimentazione si cerca spesso una molecola capace di spiegare quasi tutto: insulina per l'aumento di peso, cortisolo per il grasso addominale, ormoni tiroidei per il metabolismo lento, leptina per la fame. Questa semplificazione è attraente perché trasforma una rete complessa in una storia facile da ricordare, ma la fisiologia umana non funziona così. Il metabolismo è regolato da segnali che cambiano continuamente in risposta a pasti, digiuno, attività fisica, sonno, stress, temperatura, stato riproduttivo e disponibilità energetica. Nessun ormone agisce isolatamente.
Gli ormoni sono messaggeri chimici prodotti da tessuti specifici e trasportati attraverso il sangue verso cellule dotate dei recettori appropriati. La stessa molecola può avere effetti differenti in tessuti diversi. L'insulina, per esempio, facilita la captazione del glucosio nel muscolo e nel tessuto adiposo, inibisce la produzione epatica di glucosio e riduce la lipolisi. Il glucagone esercita soprattutto effetti epatici e contribuisce a mantenere la glicemia durante il digiuno. Adrenalina e noradrenalina mobilizzano rapidamente energia in condizioni di stress o esercizio. Gli ormoni tiroidei influenzano il dispendio energetico e la funzione di numerosi organi. Leptina e grelina comunicano con il sistema nervoso centrale riguardo alle riserve energetiche e alla disponibilità immediata di cibo.
Comprendere questa rete aiuta a evitare due errori opposti. Il primo è pensare che gli ormoni non contino e che il peso sia soltanto una decisione volontaria. Il secondo è credere che basti “sistemare gli ormoni” con un alimento o un integratore per cambiare il corpo indipendentemente dall'energia introdotta e spesa. In realtà, gli ormoni sono parte dei meccanismi che regolano fame, dispendio, stoccaggio e comportamento, e quindi influenzano concretamente quanto sia facile o difficile mantenere un determinato bilancio energetico.
Insulina e glucagone
L'insulina aumenta dopo l'assunzione di carboidrati ma anche, in misura diversa, dopo proteine e pasti misti. Il suo compito non è soltanto “abbassare la glicemia”. È un segnale di disponibilità di nutrienti e coordina il passaggio verso uno stato post-prandiale nel quale il corpo utilizza e immagazzina parte dell'energia introdotta. Nel muscolo favorisce la captazione del glucosio e la sintesi di glicogeno; nel tessuto adiposo riduce la liberazione di acidi grassi; nel fegato modula la produzione di glucosio e il metabolismo lipidico.
Il glucagone viene secreto soprattutto quando la glicemia tende a diminuire e durante il digiuno. Stimola il fegato a liberare glucosio attraverso glicogenolisi e a produrne di nuovo mediante gluconeogenesi. Insulina e glucagone non sono due interruttori che si accendono e si spengono completamente, ma segnali che cambiano in rapporto tra loro. Durante un pasto ricco di proteine, per esempio, possono aumentare sia insulina sia glucagone, consentendo l'utilizzo degli aminoacidi senza causare un calo eccessivo della glicemia.
Questa fisiologia mostra perché sia scorretto dedurre che “più insulina significa automaticamente più grasso corporeo”. L'insulina facilita lo stoccaggio nel breve periodo, ma dopo il pasto i suoi livelli diminuiscono e il corpo torna progressivamente a mobilizzare substrati. Una persona che si trova in deficit energetico può perdere grasso anche consumando pasti che aumentano l'insulina. Al contrario, una dieta molto bassa in carboidrati può non provocare dimagrimento se fornisce più energia del necessario.
Ormoni tiroidei e metabolismo
La tiroide produce principalmente tiroxina, T4, che viene convertita nei tessuti in triiodotironina, T3, più attiva. Questi ormoni influenzano il consumo di ossigeno, la produzione di calore, la funzione cardiaca, il sistema nervoso e il metabolismo di carboidrati, grassi e proteine. Nell'ipotiroidismo il dispendio energetico può diminuire e comparire aumento di peso, ma una parte della variazione è spesso legata a ritenzione idrica. Nell'ipertiroidismo il dispendio aumenta e può verificarsi perdita di peso e massa muscolare.
È però sbagliato attribuire automaticamente qualunque difficoltà a dimagrire a una “tiroide lenta”. Una vera disfunzione tiroidea si diagnostica con valutazione clinica ed esami, non osservando la temperatura delle mani o la velocità con cui cambia il peso. Allo stesso modo, integratori di iodio, alghe o preparati “thyroid support” non devono essere utilizzati per accelerare il metabolismo senza indicazione. Un eccesso di iodio può alterare la funzione tiroidea in soggetti predisposti, e prodotti non controllati possono contenere sostanze farmacologicamente attive.
Durante restrizioni caloriche prolungate il corpo può ridurre alcuni segnali tiroidei come parte dell'adattamento energetico. Questo fenomeno non equivale necessariamente a una malattia tiroidea e non giustifica l'uso di ormoni. È uno dei motivi per cui diete estremamente ipocaloriche possono ridurre il dispendio e peggiorare la sensazione di freddo e stanchezza.
Cortisolo e stress
Il cortisolo è un ormone prodotto dalla corteccia surrenale e segue un ritmo circadiano, con livelli generalmente più elevati nelle prime ore della giornata e più bassi di notte. Partecipa alla regolazione della glicemia, della pressione, della risposta immunitaria e dell'adattamento allo stress. Durante esercizio, infezioni o digiuno prolungato può aumentare per mobilizzare substrati energetici.
Nel linguaggio dei social il cortisolo viene spesso indicato come causa diretta di grasso addominale, gonfiore e incapacità di dimagrire. Un eccesso patologico cronico, come nella sindrome di Cushing, può effettivamente provocare alterazioni importanti della composizione corporea. Lo stress quotidiano, però, non produce automaticamente lo stesso quadro. Il legame più comune tra stress e aumento di peso passa anche attraverso sonno, appetito, disponibilità di cibi molto palatabili, riduzione dell'attività e comportamento alimentare.
Strategie che migliorano il sonno, organizzano il lavoro, favoriscono attività fisica e riducono l'uso eccessivo di caffeina possono aiutare il benessere e indirettamente la gestione del peso. Non esiste un alimento capace di “abbassare il cortisolo” in modo tale da neutralizzare un ambiente cronicamente stressante.
Leptina, grelina e adattamento al dimagrimento
La leptina viene prodotta soprattutto dal tessuto adiposo e comunica al cervello informazioni sulle riserve energetiche. In generale, maggiore massa adiposa corrisponde a livelli più elevati di leptina. Nelle persone con obesità è frequente una ridotta sensibilità ai segnali leptinici, definita comunemente resistenza alla leptina. Questo non significa che manchi leptina; spesso ce n'è molta, ma il segnale non produce l'effetto saziante atteso.
Durante il dimagrimento i livelli di leptina diminuiscono e il cervello interpreta la riduzione delle riserve come una minaccia energetica. La fame può aumentare e il dispendio può ridursi. Anche la grelina, un ormone prodotto soprattutto nello stomaco che aumenta la motivazione a mangiare, può cambiare. Questi adattamenti aiutano a spiegare perché mantenere il peso perso richieda spesso una strategia più strutturata rispetto a perderlo nelle prime settimane.
La fisiologia non rende impossibile il mantenimento, ma mostra perché la recidiva non debba essere interpretata semplicemente come mancanza di volontà. Ambiente, abitudini e supporto devono compensare segnali biologici che tendono a favorire il recupero del peso.
Ormoni sessuali ed energia disponibile
Estrogeni, progesterone e testosterone sono influenzati dallo stato energetico e a loro volta influenzano composizione corporea, osso e funzione riproduttiva. Nelle donne una disponibilità energetica troppo bassa può alterare l'asse ipotalamo-ipofisi-ovaio e provocare irregolarità mestruali o amenorrea. Negli uomini restrizioni severe e prolungate possono ridurre testosterone e libido.
Questo è particolarmente rilevante negli sport estetici o nelle fasi di definizione estrema. Un corpo molto magro non è necessariamente un corpo più sano. Se il mantenimento di una percentuale di grasso molto bassa richiede fame persistente, riduzione della libido, calo della performance o alterazioni mestruali, il costo fisiologico è un segnale da non ignorare.