Capitolo 7 – Il mercato del lavoro
1. Introduzione: dal breve al medio periodo
Nel breve periodo, l’analisi macroeconomica si concentra prevalentemente sulla domanda aggregata: si ipotizza che le imprese siano disposte a offrire qualsiasi quantità di prodotto al prezzo corrente, ignorando quindi i vincoli dell’offerta. L’obiettivo è comprendere come la produzione si adegui alle variazioni della domanda.
Nel medio periodo, invece, tale ipotesi non è più sostenibile. Le imprese non possono produrre indefinitamente senza che entrino in gioco fattori reali come il costo del lavoro, la produttività e la struttura del mercato.
In questa prospettiva, diventa essenziale analizzare come i prezzi e i salari si determinano e si adeguano nel tempo, poiché proprio queste due variabili influenzano la produzione e l’occupazione.
Due relazioni fondamentali governano questa analisi:
- La relazione tra prezzi e salari, cioè come variazioni dei prezzi influenzino le richieste salariali dei lavoratori e viceversa;
- Il processo di aggiustamento nel mercato del lavoro, attraverso cui l’economia tende verso un livello “naturale” di disoccupazione e di produzione.
L’idea di fondo è che i salari nominali e i prezzi si adattino nel medio periodo fino a raggiungere un equilibrio coerente con la produttività e le condizioni del mercato del lavoro.
2. Le definizioni di base del mercato del lavoro
Il mercato del lavoro è descritto attraverso alcuni aggregati principali rilevati periodicamente dall’ISTAT tramite la Rilevazione sulle Forze di Lavoro, un’indagine campionaria rappresentativa della popolazione residente in Italia.
Essa fornisce le stime ufficiali di occupati, disoccupati e inattivi.
2.1 Gli occupati
Sono considerate occupate le persone tra i 15 e gli 89 anni che, nella settimana di riferimento:
- hanno lavorato almeno un’ora in cambio di una remunerazione (monetaria o in natura);
- hanno un lavoro, anche se temporaneamente assenti, purché l’assenza non superi tre mesi (oppure più di tre mesi in casi specifici come malattia, congedo parentale o stagionalità).
Rientrano tra gli occupati:
- i lavoratori con forme di impiego atipiche o irregolari, purché vi sia una remunerazione;
- i beneficiari di politiche attive (come i Lavoratori Socialmente Utili) e i lavoratori in Cassa Integrazione Guadagni (CIG), se l’assenza non supera i tre mesi;
- i sottoccupati, ossia coloro che lavorano meno ore del normale per motivi economici o perché non hanno trovato un lavoro a tempo pieno.
2.2 La forza lavoro
La forza lavoro è data dalla somma tra:
- le persone occupate;
- le persone in cerca di occupazione.
Rappresenta, quindi, l’insieme di chi partecipa attivamente al mercato del lavoro, sia lavorando sia cercando lavoro.
2.3 Le persone in cerca di occupazione
Sono considerate tali le persone non occupate tra 15 e 74 anni che:
- hanno cercato attivamente lavoro nelle ultime 4 settimane e sono disponibili a iniziare entro 2 settimane;
- oppure inizieranno un lavoro entro 3 mesi e sarebbero disponibili a cominciare subito, se possibile.
Si distinguono due categorie:
- chi ha già avuto un’occupazione;
- chi cerca la prima occupazione.
2.4 Le non forze di lavoro
Rientrano qui tutte le persone che non fanno parte della forza lavoro, e si distinguono in:
- inabili o persone in età non lavorativa (0-14 e oltre 65 anni);
- inattivi in età lavorativa (15-64 anni), suddivisi in:
chi cerca lavoro non attivamente ma è disponibile a lavorare;
- chi cerca lavoro ma non è immediatamente disponibile;
- chi non cerca lavoro ma lo accetterebbe se offerto (inclusi i lavoratori scoraggiati);
- chi non cerca e non è disponibile.
2.5 Dati aggregati (Italia, 2023)
- Popolazione totale (15+): 51,175,000 (+ 7,446,000 minori di 15 anni)
- Forza lavoro: 25,527,000
Occupati: 23,580,000
- In cerca di occupazione: 1,947,000
- Non forza lavoro: 26,658,000 (+ 7,446,000 minori di 15 anni)
Grafico: schema della popolazione e delle sotto-categorie ISTAT
3. Indicatori principali del mercato del lavoro
3.1 Definizioni
| Indicatore | Formula / Rapporto | Descrizione |
| Tasso di attività | Forze di lavoro / Popolazione (15 anni e più) | Misura la quota della popolazione attiva nel mercato del lavoro. |
| Tasso di attività in età lavorativa | Forze di lavoro (15-64 anni) / Popolazione (15-64 anni) | Indica la partecipazione al lavoro della popolazione in età produttiva. |
| Tasso di occupazione | Occupati / Popolazione (15 anni e più) | Percentuale della popolazione totale che ha un impiego. |
| Tasso di occupazione in età lavorativa | Occupati (15-64 anni) / Popolazione (15-64 anni) | Mostra quante persone in età lavorativa risultano occupate. |
| Tasso di disoccupazione | Persone in cerca di occupazione / Forze di lavoro | Indica la quota della forza lavoro che è disoccupata. |
| Tasso di disoccupazione giovanile | Disoccupati (15-24 anni) / Forze di lavoro (15-24 anni) | Misura la disoccupazione tra i giovani. |
| Tasso di disoccupazione di lunga durata | Disoccupati da ≥12 mesi / Forze di lavoro | Mostra la quota di disoccupati che cercano lavoro da almeno un anno. |
3.2 Dati per l’Italia (2023)
- Tasso di attività (15-64): 66,7%
- Maschi: 75,7% | Femmine: 57,7%
Tasso di occupazione (15-64): 61,5%
- Maschi: 70,4% | Femmine: 52,5%
Tasso di disoccupazione totale: 7,7%
- Nord: 4,6% | Centro: 6,2% | Sud: 14%
Tasso di disoccupazione giovanile (15-24): 22,7%
4. L’andamento della disoccupazione
4.1 Tendenze storiche
Negli Stati Uniti, il tasso di disoccupazione è diminuito costantemente dagli anni ’80 (intorno al 4% nel 2000).
In Europa, invece, si è osservato un aumento tra gli anni ’60 e ’80, con successiva stabilizzazione.
Paesi come Germania mostrano tradizionalmente tassi più bassi, mentre Italia e Spagna presentano valori più elevati.
Tuttavia, un identico tasso di disoccupazione può nascondere realtà diverse:
- mercati del lavoro dinamici, con elevata mobilità (molti licenziamenti ma anche molte assunzioni);
- mercati rigidi, con lunga durata della disoccupazione.
4.2 Effetti delle recessioni
Durante le fasi di recessione, le imprese riducono la produzione e di conseguenza l’occupazione. Le modalità principali sono:
- Blocco o riduzione delle assunzioni, che riduce la probabilità per i disoccupati di trovare lavoro;
- Licenziamenti, che aumentano la probabilità di perdita del lavoro per gli occupati.
Di conseguenza:
- aumenta la durata media della disoccupazione;
- cresce il tasso di disoccupazione complessivo.
Grafico: tasso di disoccupazione USA 1948–2014 con recessioni in grigio
5. La determinazione dei salari
5.1 Forme di contrattazione
I salari possono essere determinati in modi diversi:
- tramite contratti collettivi, a livello aziendale, settoriale o nazionale;
- da accordi individuali tra lavoratore e datore di lavoro.
In ogni caso, vi sono elementi comuni:
- Ogni lavoratore ha un salario di riserva, ossia il livello minimo che rende indifferente lavorare o no.
- Nella pratica, i salari effettivi sono superiori al salario di riserva, poiché le imprese devono motivare e trattenere i dipendenti.
- I salari dipendono dalle condizioni del mercato del lavoro: al diminuire della disoccupazione, i salari tendono ad aumentare.
5.2 Il potere contrattuale dei lavoratori
Il potere contrattuale di un lavoratore dipende da:
- quanto costoso sarebbe per l’impresa sostituirlo;
- quanto difficile sarebbe per lui trovare un nuovo impiego.
Se la disoccupazione è bassa, i lavoratori hanno maggiore potere, poiché le imprese temono di non trovare facilmente sostituti. In tal caso, i salari salgono.
Al contrario, con alta disoccupazione, il potere contrattuale si riduce e i salari tendono a rallentare o diminuire.
5.3 I salari di efficienza
Secondo la teoria dei salari di efficienza, le imprese pagano volontariamente un salario superiore a quello di equilibrio di mercato per:
- aumentare la produttività dei lavoratori;
- ridurre il turnover (cambi frequenti di personale);
- evitare comportamenti opportunistici (assenteismo, scarso impegno).
L’idea, proposta già da Henry Ford e confermata in diversi contesti moderni, è che un salario più alto incentivi impegno e lealtà, migliorando l’efficienza complessiva.
5.4 L’equazione dei salari (WS)
In forma aggregata, il salario nominale dipende da tre fattori:
dove:
- (P^e): livello dei prezzi atteso;
- (u): tasso di disoccupazione;
- (z): altri fattori che influenzano i salari (sussidi, salario minimo, protezioni, ecc.).
Le relazioni fondamentali sono:
- ( ↑ ⇒ W ↑ ): i lavoratori chiedono salari più alti se si aspettano prezzi più elevati (per mantenere il potere d’acquisto);
- ( u ↑ ⇒ W ↓ ): più disoccupazione riduce la forza contrattuale;
- ( z ↑ ⇒ W ↑ ): maggiore tutela o sussidio aumenta il salario richiesto.
Grafico: curva WS, relazione negativa tra W/P e u
6. La determinazione dei prezzi (PS)
6.1 La funzione di produzione
Si ipotizza che il lavoro sia l’unico fattore produttivo:
dove:
- Y: output totale,
- A: produttività del lavoro,
- N: numero di lavoratori impiegati.
Se (A = 1), allora (Y = N), e il costo marginale (costo per produrre una unità aggiuntiva di output) è pari al salario (W).
6.2 Il prezzo e il mark-up
In concorrenza perfetta, le imprese vendono al prezzo uguale al costo marginale:
Ma se le imprese hanno potere di mercato, possono applicare un mark-up sul costo:
dove (m ≥ 0) rappresenta il ricarico percentuale.
Maggiore è il mark-up, minore è il salario reale pagato ai lavoratori.
7. Il tasso naturale di disoccupazione
L’equilibrio nel mercato del lavoro si ottiene quando:
Questo definisce il tasso naturale di disoccupazione (uₙ), anche detto tasso strutturale, ovvero il livello di disoccupazione compatibile con la stabilità dei prezzi (quando (P = P^e)).
- Se (z) aumenta (es. più sussidi), la WS si sposta verso l’alto → (u_n) aumenta.
- Se (m) aumenta (più potere delle imprese), la PS si sposta verso il basso → (u_n) aumenta.
Grafico: intersezione WS e PS con uₙ
8. Politiche e variazioni dei parametri
8.1 Aumento del sussidio di disoccupazione
- Aumenta il potere contrattuale dei lavoratori → (z ↑);
- La curva WS si sposta verso l’alto;
- Per mantenere l’equilibrio con la PS, serve un tasso di disoccupazione più alto → (u_n ↑).
Grafico: WS → WS’ e uₙ → uₙ’
8.2 Legislazione antitrust meno restrittiva
- Aumenta il potere di mercato delle imprese → (m ↑);
- La PS si sposta verso il basso;
- Diminuisce il salario reale, e il tasso naturale di disoccupazione cresce.
Esempio: la multa da 4,3 miliardi a Google (2018) per abuso di posizione dominante sul sistema Android mostra l’importanza della regolamentazione per preservare la concorrenza e contenere i mark-up.
8.3 Produttività del lavoro
Quando la produttività (A) cresce:
- a parità di salario nominale, diminuiscono i costi di produzione;
- le imprese possono abbassare i prezzi → aumenta il salario reale.
L’equazione dei prezzi diventa:
Se anche i salari nominali si adeguano alla produttività attesa:
All’equilibrio (quando e , il tasso naturale di disoccupazione non varia, ma il salario reale e la produzione naturale aumentano.
9. Conclusioni
- Nel medio periodo, la produzione è determinata dal lato dell’offerta, e dipende dall’equilibrio tra salari e prezzi.
- Il tasso naturale di disoccupazione è quello compatibile con l’equilibrio del mercato del lavoro e con aspettative corrette sui prezzi.
- Fattori come sussidi, protezione del lavoro, potere di mercato e produttività influenzano la posizione delle curve WS e PS.
- La produttività crescente, se accompagnata da una contrattazione adeguata, consente di aumentare il salario reale senza generare inflazione.
Nel lungo periodo, questo equilibrio definisce il livello naturale di produzione (Yₙ), che corrisponde al livello di occupazione in cui la disoccupazione è al suo valore strutturale.