Capitolo 17 – Apertura del mercato dei beni e dei mercati finanziari
1. Dall’economia chiusa all’economia aperta
Finora molti modelli macroeconomici possono essere studiati assumendo, per semplicità, che il paese non scambi beni, attività finanziarie o fattori produttivi con il resto del mondo. Un’economia reale, però, è aperta: famiglie, imprese, Stato e investitori prendono decisioni che coinvolgono anche soggetti residenti all’estero.
L’apertura può essere osservata su tre mercati distinti.
Mercato dei beni. I consumatori possono scegliere tra beni nazionali e beni esteri. La libertà di scambio può essere limitata attraverso dazi, cioè imposte applicate alle importazioni, oppure attraverso quote, che limitano direttamente la quantità di beni importabili.
Mercati finanziari. Gli investitori possono scegliere tra attività finanziarie nazionali e attività estere. In alcuni casi gli Stati introducono controlli sui movimenti di capitale, limitando le attività estere detenibili dai residenti oppure gli investimenti degli stranieri nel paese.
Mercato dei fattori produttivi. Le imprese possono localizzare la produzione in paesi diversi e i lavoratori possono decidere dove offrire il proprio lavoro. Anche questa forma di apertura può essere limitata, per esempio da restrizioni alla mobilità dei lavoratori.
L’apertura internazionale introduce quindi una nuova domanda fondamentale: non basta più decidere quanto consumare o risparmiare, ma bisogna anche decidere se acquistare beni e attività nazionali o esteri.
2. Come si misura il grado di apertura commerciale
Un primo indicatore è il peso degli scambi internazionali rispetto alla produzione interna. Si possono utilizzare:
oppure una misura media del peso di esportazioni e importazioni sul PIL.
Dove:
- = esportazioni;
- = importazioni;
- = prodotto interno lordo.
Il volume degli scambi dipende anche dalla dimensione del paese e dalla distanza dai partner commerciali. Un piccolo paese fortemente integrato con economie vicine tende ad avere rapporti export/PIL e import/PIL più elevati di un grande paese con un ampio mercato interno.
È possibile perfino che superi il 100%. Non è una contraddizione: il PIL misura il valore aggiunto prodotto all’interno del paese, mentre le esportazioni sono contabilizzate al loro valore lordo. Un’economia che importa grandi quantità di beni intermedi, li trasforma aggiungendo poco valore e poi li riesporta può avere esportazioni molto superiori al proprio PIL.
Un’altra misura dell’apertura è la quota di beni commerciabili, cioè beni che sono esposti alla concorrenza estera anche quando non vengono materialmente importati o esportati. Un’automobile è tipicamente un bene commerciabile; una casa o un taglio di capelli sono molto meno commerciabili.
3. La scelta tra beni nazionali e beni esteri
Quando un agente decide di acquistare un bene deve ora considerare due dimensioni:
- quanto spendere e quanto risparmiare;
- quanto della spesa destinare a beni nazionali e quanto a beni esteri.
La variabile centrale per questa seconda scelta è il tasso di cambio reale, cioè il prezzo dei beni nazionali espresso in termini di beni esteri.
Prima di introdurlo è necessario definire il tasso di cambio nominale.
4. Tasso di cambio nominale
Adottiamo la convenzione utilizzata nel materiale del corso:
Per esempio:
Con questa convenzione misura il prezzo della valuta nazionale in termini di valuta estera.
Cambi flessibili
In un regime di cambi flessibili il tasso di cambio è determinato dall’interazione tra domanda e offerta di valute.
- Apprezzamento: . La valuta nazionale vale di più: servono più unità di valuta estera per acquistarne una unità.
- Deprezzamento: . La valuta nazionale vale di meno.
Cambi fissi
Quando la parità è amministrata dalle autorità si usano normalmente i termini:
- rivalutazione: aumento di ;
- svalutazione: diminuzione di .
Attenzione alla convenzione. Altri testi possono definire il cambio come unità di valuta nazionale per una unità di valuta estera. In quel caso tutti i segni relativi ad apprezzamento e deprezzamento si invertono. In questo manuale si mantiene sempre la convenzione “valuta estera per una unità di valuta nazionale”.
5. Il tasso di cambio reale
Il tasso di cambio nominale confronta valute; il tasso di cambio reale confronta invece il prezzo dei beni nazionali con quello dei beni esteri.
La definizione è:
con:
- = tasso di cambio nominale;
- = livello dei prezzi interni;
- = livello dei prezzi esteri;
- = prezzo dei beni nazionali espresso in termini di beni esteri.
Il ragionamento è semplice. Un paniere nazionale costa in valuta nazionale; convertito in valuta estera costa . Un paniere estero costa in valuta estera. Il rapporto dice quindi quante unità del paniere estero servono per acquistare una unità del paniere nazionale.
Esempio
Supponiamo:
Allora:
Una unità di paniere nazionale vale quindi 1,5 unità del paniere estero.
Apprezzamento e deprezzamento reale
Se:
si verifica un apprezzamento reale: i beni nazionali diventano relativamente più costosi e quindi meno competitivi.
Se invece:
si verifica un deprezzamento reale: i beni nazionali diventano relativamente meno costosi e quindi più competitivi.
Poiché:
il cambio reale può variare sia per una variazione del cambio nominale , sia perché l’inflazione interna è diversa da quella estera.
6. Tasso di cambio reale effettivo
Il confronto bilaterale con un solo paese è spesso insufficiente. Il tasso di cambio reale effettivo confronta il prezzo dei beni nazionali con il prezzo medio dei beni dei principali partner commerciali, assegnando a ciascun paese un peso legato alla quota di commercio.
L’indicatore è utile perché misura in modo sintetico la competitività di un paese rispetto all’insieme dei mercati con cui commercia.
7. La bilancia dei pagamenti
La bilancia dei pagamenti riassume le transazioni di un paese con il resto del mondo.
Nel materiale viene presentata in forma semplificata attraverso due grandi sezioni.
Conto corrente
Comprende, tra l’altro:
- saldo della bilancia commerciale;
- reddito netto da investimento;
- trasferimenti internazionali.
Un saldo di conto corrente positivo rappresenta un avanzo: il paese, nel complesso, presta risorse al resto del mondo ed è creditore netto. Un saldo negativo rappresenta un disavanzo: il paese riceve finanziamenti dall’estero e diventa debitore netto.
Conto capitale
Il conto capitale, nella rappresentazione semplificata del corso, mostra come i flussi finanziari compensano il conto corrente. Il suo saldo può essere espresso come:
Idealmente, un avanzo di conto corrente è associato a un disavanzo di conto capitale di uguale valore assoluto e viceversa. Nella realtà compaiono discrepanze statistiche dovute a errori e omissioni.
8. PIL, PNL e redditi dall’estero
Il PIL misura il valore della produzione finale realizzata all’interno del territorio nazionale, indipendentemente dalla residenza di chi produce.
Il PNL misura invece la produzione attribuibile ai residenti del paese, indipendentemente dal territorio in cui viene realizzata.
La relazione è:
in cui è il reddito netto ricevuto dal resto del mondo, cioè la differenza tra redditi ricevuti dall’estero e redditi pagati all’estero.
9. Apertura dei mercati finanziari
Con mercati finanziari aperti, un investitore può scegliere tra attività nazionali e attività estere. La scelta non dipende soltanto dai tassi di interesse, perché il rendimento finale di un investimento estero dipende anche dal tasso di cambio con cui il capitale verrà riconvertito nella valuta nazionale.
Assumiamo:
- titoli annuali;
- nessun costo di transazione;
- attività prive di rischio di insolvenza;
- investitori che cercano il rendimento atteso più elevato.
Investendo 1 euro in un titolo nazionale, al tempo si ottiene:
Investendo 1 euro all’estero, si converte prima l’euro al cambio , si ottiene il rendimento estero e si riconverte al cambio futuro atteso :
10. Parità scoperta dei tassi di interesse
In equilibrio, se le ipotesi precedenti sono valide, i due rendimenti attesi devono essere uguali:
Questa è la parità scoperta dei tassi di interesse (uncovered interest parity, UIP).
Si dice “scoperta” perché l’investitore non elimina il rischio di cambio con un contratto forward: utilizza il tasso di cambio futuro atteso.
Per tassi piccoli, una forma approssimata utile è:
Il termine a destra rappresenta il tasso di apprezzamento atteso della valuta nazionale secondo la convenzione adottata.
Questa relazione mostra che un differenziale di rendimento può essere compensato da una variazione attesa del cambio. Un titolo estero con tasso più alto non è necessariamente più conveniente se la valuta nazionale è attesa apprezzarsi abbastanza.
In sintesi
- Un’economia aperta scambia beni, capitali e fattori produttivi con il resto del mondo.
- Il tasso di cambio nominale confronta valute; quello reale confronta prezzi di beni nazionali ed esteri.
- Con la convenzione adottata, indica apprezzamento della valuta nazionale.
- Il cambio reale è .
- Un aumento di riduce la competitività; una diminuzione la aumenta.
- La bilancia dei pagamenti collega scambi reali e flussi finanziari.
- PIL e PNL differiscono per i redditi netti ricevuti dall’estero.
- La parità scoperta dei tassi collega tassi di interesse e cambio atteso.