Capitolo 3 – Il mercato dei beni
1. Il breve periodo
Il breve periodo è un arco di tempo ipotetico in cui alcuni aggiustamenti economici non possono ancora avvenire. In particolare:
- i prezzi rimangono fissi,
- la capacità produttiva delle imprese non si modifica,
- le assunzioni di lavoro non possono variare liberamente.
Di conseguenza, le variazioni della produzione (cioè del PIL) dipendono soprattutto dalle variazioni della domanda di beni e servizi, e non dall’offerta.
Questo significa che nel breve periodo ogni aumento o riduzione del PIL può essere visto come effetto diretto di una variazione della domanda finale.
Il PIL può essere calcolato in modi diversi, ma tutti equivalenti:
- dal lato della produzione,
- dal lato del reddito,
- oppure come somma delle componenti della domanda finale (consumi, investimenti, spesa pubblica ed esportazioni nette ().
2. La composizione del PIL
Le componenti principali sono:
Consumo (C)
Spese sostenute dai consumatori per beni e servizi (es. cibo, biglietti aerei, automobili).
Investimento (I)
Comprende:
investimenti non residenziali delle imprese (macchinari, impianti, attrezzature),
investimenti residenziali delle famiglie (acquisto di abitazioni).
Spesa pubblica (G)
Spese della pubblica amministrazione per consumi e investimenti.
Include gli stipendi dei dipendenti pubblici (considerati come acquisti di servizi).
Non include trasferimenti (pensioni, sussidi) e interessi sul debito.
Esportazioni (X)
Beni e servizi prodotti in Italia e acquistati dal resto del mondo.
Importazioni (IM)
Beni e servizi prodotti all’estero e acquistati dai residenti.
La differenza X – IM rappresenta le esportazioni nette (NX):
- NX > 0 → avanzo commerciale,
- NX < 0 → disavanzo commerciale.
Sintesi:
- La spesa interna = C + I + G.
- La spesa totale in beni nazionali = C + I + G + X – IM.
Identità generale della domanda di beni:
3. Ipotesi semplificatrici iniziali
Per costruire il modello:
- Le imprese producono un unico bene composito (può essere consumato, investito o usato dallo Stato).
- Le imprese sono disposte a fornire qualunque quantità richiesta (ipotesi valida solo nel breve periodo).
- Economia chiusa → niente scambi con l’estero (X = IM = 0).
Ne segue:
4. Il consumo
La principale variabile che influenza il consumo è il reddito disponibile ():
dove:
- ( Y ) = reddito aggregato (PIL),
- ( T ) = imposte nette (imposte – trasferimenti).
La relazione consumo-reddito è positiva.
- Forma generale:
- Forma lineare:
Parametri:
- = consumo autonomo (anche se il reddito è zero, le famiglie consumano grazie a risparmi o credito).
- = propensione marginale al consumo (0 < < 1): indica di quanto cresce il consumo se il reddito disponibile aumenta di 1 unità.
Esempio: se ( = 0,6 ), un aumento di 1€ nel reddito disponibile aumenta i consumi di 0,6€.
🔹 Grafico: Funzione del consumo (retta con intercetta e pendenza ).
5. Investimenti e spesa pubblica
- Investimenti (I): trattati come variabile esogena (cioè decisa fuori dal modello).
- Spesa pubblica (G) e imposte (T): rappresentano la politica fiscale, anch’esse considerate esogene.
6. La domanda di beni e la condizione di equilibrio
La domanda aggregata è:
L’equilibrio del mercato dei beni si ha quando la produzione totale (Y) è uguale alla domanda (Z):
Poiché Z dipende a sua volta da Y, questa è una condizione di equilibrio che va risolta.
7. Il moltiplicatore della spesa autonoma
Dalla funzione di consumo:
la domanda aggregata diventa:
Ponendo Y = Z e risolvendo otteniamo:
- Il termine è il moltiplicatore keynesiano.
- La parte tra parentesi è la spesa autonoma.
Esempio: se c1=0,6 → moltiplicatore = 2,5.
Un aumento di 1 miliardo della spesa autonoma porta a un aumento di 2,5 miliardi del reddito di equilibrio.
🔹 Grafici:
- Rappresentazione 45°: produzione (Y) = domanda (Z).
- Effetto di un aumento della spesa autonoma (curva ZZ che si sposta verso l’alto).
Il punto di partenza
- La curva ZZ rappresenta la domanda aggregata in funzione della produzione (Y).
- L’equilibrio si trova dove ZZ taglia la bisettrice (45°), cioè quando produzione = domanda.
Ora ipotizziamo un aumento della spesa autonoma (es. più spesa pubblica G o più consumo autonomo ).
→ Questo fa spostare ZZ verso l’alto di un ammontare pari all’aumento iniziale della spesa.
Il processo di aggiustamento (moltiplicatore keynesiano)
- Aumento iniziale della spesa autonoma → la domanda aggregata (Z) cresce subito di quell’importo.
- Le imprese aumentano la produzione per soddisfare la nuova domanda.
- Il reddito (Y) aumenta, perché la produzione è anche reddito per famiglie e imprese.
- Con reddito più alto → aumenta il consumo indotto .
- Qui sta il punto: il consumo dipende dal reddito → quindi parte dell’aumento di reddito si trasforma in ulteriore domanda.
La domanda aggiuntiva induce le imprese ad aumentare di nuovo la produzione.
- Il reddito cresce ancora → nuovo aumento dei consumi → nuova spinta alla domanda…
- Processo iterativo: si continua così finché la produzione aumenta abbastanza da far tornare domanda e offerta in equilibrio sulla bisettrice.
Il punto finale
- L’aumento di (Y) finale è maggiore dell’aumento iniziale della spesa autonoma, grazie al moltiplicatore:
dove () = aumento della spesa autonoma.
→ L’equilibrio si trova sul nuovo punto di intersezione tra la curva ZZ (spostata verso l’alto) e la bisettrice.
8. Il processo di aggiustamento
Nel modello l’aggiustamento è immediato, ma nella realtà:
- le imprese modificano la produzione con ritardo,
- le famiglie adeguano i consumi in modo graduale.
Quindi il nuovo equilibrio viene raggiunto progressivamente.
9. Equilibrio: produzione = risparmio + investimento
Oltre a Y=Z, l’equilibrio si può esprimere come uguaglianza tra investimenti e risparmio (Keynes, 1936):
- Risparmio privato:
- In equilibrio:
Dove:
- ( S ) = risparmio privato,
- ( T - G ) = risparmio pubblico.
In altre parole:
10. Il paradosso del risparmio
Se i consumatori cercano di risparmiare di più (riduzione di ):
- inizialmente S tende ad aumentare,
- ma anche Y si riduce,
- alla fine il risparmio complessivo rimane invariato.
Quindi nel breve periodo un aumento del risparmio non fa crescere gli investimenti, ma riduce la produzione.
È il cosiddetto paradosso del risparmio: ciò che è razionale per il singolo (risparmiare) può avere effetti negativi sull’economia nel complesso.
In sintesi, il capitolo mostra che:
- Nel breve periodo la produzione dipende dalla domanda.
- Il consumo cresce con il reddito disponibile ma include anche una componente autonoma.
- La spesa autonoma ha un effetto moltiplicato sul reddito.
- L’equilibrio del mercato dei beni si può vedere sia come uguaglianza tra domanda e produzione sia come uguaglianza tra risparmio e investimento.
- Il paradosso del risparmio mette in guardia dalle politiche che incentivano il risparmio nel breve periodo.