9. Come nasce un cosmetico
Dall'ingrediente alla formula
Un cosmetico non è la somma di sostanze versate in un barattolo. Gli ingredienti devono restare distribuiti in modo appropriato, mantenere caratteristiche accettabili durante la conservazione e arrivare sulla pelle in una forma utilizzabile. Una vitamina instabile, per esempio, può avere proprietà interessanti in laboratorio e perdere parte della propria utilità se degrada prima dell'applicazione. Una formula troppo appiccicosa può essere usata meno del necessario, riducendo il beneficio reale anche quando la composizione è promettente.
Per capire una crema conviene separare le funzioni. Alcuni ingredienti contribuiscono all'effetto ricercato sulla pelle; altri permettono al sistema di esistere, conservarsi e distribuirsi. Questa seconda categoria non è riempitivo inutile. Acqua, emulsionanti, conservanti e modificatori della viscosità possono essere indispensabili. Il marketing evidenzia il nome più riconoscibile, ma l'utilità del prodotto dipende anche dagli ingredienti che non occupano la parte anteriore della confezione.
Emulsioni olio in acqua e acqua in olio
Un'emulsione è una dispersione di un liquido in un altro con cui non si mescola spontaneamente in modo completo. In una crema olio in acqua, indicata spesso come O/W, goccioline oleose sono disperse in una fase continua acquosa. In una crema acqua in olio, W/O, avviene il contrario. La fase continua influenza sensorialità e comportamento, ma non determina da sola se il prodotto sia adatto alla pelle grassa o secca.
Gli emulsionanti aiutano a stabilizzare l'interfaccia tra le fasi. Possono essere affiancati da sostanze che aumentano la viscosità e rallentano la separazione. Le emulsioni non sono tutte uguali: dimensione delle gocce, organizzazione degli ingredienti, processo produttivo e temperatura possono cambiare il risultato. Per questo l'INCI non è una ricetta sufficiente a riprodurre un cosmetico. Mancano quantità precise, sequenza di lavorazione, energia impiegata, caratteristiche delle materie prime e controlli sul prodotto finito.
Gel, sieri, creme e unguenti
«Siero» è soprattutto una descrizione commerciale e sensoriale, non la garanzia di una concentrazione elevata o di maggiore efficacia. Può trattarsi di una soluzione, un gel o un'emulsione fluida. Un gel utilizza una rete di polimeri per modificare il comportamento di un liquido. Una crema è normalmente un'emulsione semisolida. Un unguento è spesso più ricco di componenti lipofile e può essere molto occlusivo, ma la terminologia d'uso non sostituisce l'analisi della composizione.
La reologia studia come i materiali scorrono e si deformano. Un cosmetico può restare fermo nel vasetto e diventare più scorrevole quando viene spalmato: non è una contraddizione, ma un comportamento che può essere progettato. Anche la formazione di pallini, chiamata spesso pilling, può dipendere dall'interazione tra film, quantità, sfregamento e tempi di asciugatura. Non dimostra automaticamente che gli ingredienti «si annullino» o che la pelle li stia espellendo.
Conservanti, antiossidanti e chelanti
Un conservante limita lo sviluppo di microrganismi nel prodotto. Un antiossidante rallenta specifiche reazioni di ossidazione. Un chelante lega determinati ioni metallici che potrebbero destabilizzare la formula o favorire reazioni indesiderate. Sono funzioni diverse. La vitamina E non rende automaticamente una crema protetta da batteri e funghi; un conservante, a sua volta, non impedisce ogni cambiamento chimico possibile.
Un prodotto acquoso usato ripetutamente può entrare in contatto con microrganismi provenienti da mani e ambiente. La sicurezza microbiologica deve essere valutata nel contesto della formula e della confezione. «Senza conservanti» non è quindi una qualità superiore in sé: talvolta il sistema non ne richiede uno convenzionale, altre volte utilizza ingredienti multifunzionali o packaging specifici. Il consumatore non può verificare tutto questo annusando la crema. Una contaminazione non produce sempre cambiamenti evidenti.
Il contenitore è parte del progetto
Un flacone opaco può limitare la luce; una pompa può ridurre alcune manipolazioni; un sistema airless può limitare lo scambio con l'aria, senza rendere il prodotto sterile o eterno. Un vasetto non è automaticamente inadeguato: la formula deve essere valutata per quel tipo di uso. Le confezioni molto piccole possono ridurre il tempo di esposizione dopo l'apertura, ma costano spesso di più per unità di prodotto.
Travasi, aggiunta d'acqua e miscele domestiche alterano il sistema previsto dal produttore. Diluire una crema per «farla durare» modifica concentrazioni e protezione microbiologica. Mescolare un attivo in polvere dentro una formula pronta può cambiare pH, solubilità e conservazione. Non è un modo economico per riprodurre un laboratorio. Se un prodotto presenta separazione insolita, odore anomalo o un cambiamento marcato non previsto, è prudente interromperne l'uso e chiedere chiarimenti; non è sensato correggerlo aggiungendo altri ingredienti.