7. Pubblicità, innovazione, reti e regolamentazione
Pubblicità: informazione e differenziazione
La pubblicità modifica la relazione tra impresa e consumatore. La sua componente informativa può rendere noti l’esistenza del prodotto, il prezzo o le caratteristiche, riducendo i costi di ricerca. La componente persuasiva può invece modificare la percezione del bene, la fedeltà alla marca o la sostituibilità rispetto ai concorrenti. Uno stesso messaggio può svolgere entrambe le funzioni; la distinzione non coincide automaticamente con una valutazione positiva o negativa.
Gli effetti sul potere di mercato non sono univoci. Rendere i prezzi più confrontabili può intensificare la concorrenza; rafforzare la differenziazione può attenuarla. La domanda rilevante è come cambia il comportamento dei consumatori, non soltanto quanto viene speso. L’analisi empirica della pubblicità richiede inoltre di distinguere l’effetto causale della campagna dal fatto che le imprese tendano a pubblicizzare prodotti, territori o periodi già caratterizzati da domanda favorevole.
Un modello di intensità pubblicitaria
Indichiamo con la spesa pubblicitaria e con la domanda. Un’impresa con costo marginale costante massimizza . Se prezzo e spesa sono scelti in un ottimo interno, le condizioni sono:
La prima condizione confronta il profitto delle vendite marginali generate dalla pubblicità con il costo di un’unità aggiuntiva di spesa. Definiamo , elasticità della domanda alla pubblicità, e , elasticità rispetto al prezzo. Moltiplicando la prima condizione per e utilizzando la seconda si ricava:
Il rapporto tra pubblicità e ricavi dipende dalla capacità della campagna di aumentare la domanda e dal margine che l’impresa conserva. Con e , il rapporto è 5%. È una conseguenza delle ipotesi del modello, non una percentuale raccomandata per tutte le imprese. Effetti ritardati, reazioni dei rivali, rischio e accumulazione del valore della marca richiedono un’impostazione dinamica.
Ricerca e sviluppo: il valore di un’innovazione di processo
Un’innovazione di processo riduce i costi necessari a produrre; un’innovazione di prodotto modifica le caratteristiche o introduce un bene nuovo. Il suo incentivo privato dipende dal profitto aggiuntivo atteso, mentre il beneficio sociale comprende anche gli effetti sui consumatori e sui concorrenti. La spesa di ricerca e sviluppo, abbreviata R&S, può essere irrecuperabile e il successo incerto: il guadagno operativo successivo non coincide con il rendimento netto dell’investimento.
Consideriamo tre imprese Cournot con domanda e costo marginale iniziale 20. Ciascuna produce 2, il prezzo è 40 e il profitto è 40. Il surplus dei consumatori è 180 e il benessere, calcolato come somma di profitti e surplus, è 300.
Supponiamo che la prima impresa riduca il proprio costo marginale a 8. Le altre mantengono 20. Le risposte ottimali sono , e l’analoga per la terza impresa. Per simmetria, ponendo , si ottengono e . Quindi:
| Variabile | Prima dell’innovazione | Dopo l’innovazione |
|---|---|---|
| Quantità dell’innovatore | 2 | 2,9 |
| Quantità di ciascun rivale | 2 | 1,7 |
| Quantità complessiva | 6 | 6,3 |
| Prezzo | 40 | 37 |
| Profitto dell’innovatore | 40 | 84,1 |
| Profitto di ciascun rivale | 40 | 28,9 |
| Surplus dei consumatori | 180 | 198,45 |
| Benessere complessivo, prima del costo di R&S | 300 | 340,35 |
L’innovatore guadagna 44,1 in più per periodo; i consumatori guadagnano 18,45, mentre ciascun rivale perde 11,1. L’incremento del benessere è 40,35, al lordo della spesa di ricerca. Se l’innovazione richiedesse un costo una tantum e producesse benefici in un solo periodo, la soglia privata di convenienza sarebbe 44,1 e quella sociale 40,35. Su più periodi occorrerebbe attualizzare i guadagni e considerare la probabilità di successo.
Il fatto che la soglia privata superi quella sociale in questo esempio non è un errore: una parte del guadagno dell’innovatore è sottratta ai rivali, non creata ex novo. In altri casi conoscenza trasferibile, imitazione e benefici non appropriabili possono produrre incentivi privati insufficienti. Il confronto va effettuato sul benessere complessivo e sui costi reali, senza identificare automaticamente maggiori profitti con maggiore efficienza.
Innovazione drastica e non drastica
Un’innovazione di costo è detta drastica, nel consueto confronto con concorrenti che mantengono la tecnologia precedente, quando il prezzo di monopolio associato al nuovo costo è non superiore al costo marginale dei produttori rimasti indietro. L’innovatore può così praticare il proprio prezzo monopolistico senza essere limitato da rivali che dovrebbero vendere sotto costo per batterlo. Se invece il nuovo prezzo monopolistico supera il costo dei rivali, l’innovazione è non drastica e la concorrenza residua continua a vincolare il prezzo.
Con domanda , nuovo costo e vecchio costo , il prezzo monopolistico dell’innovatore è . La soglia è quindi , con opportuna gestione dell’indifferenza al confine. Per , e , il nuovo prezzo monopolistico è 55, inferiore a 60: l’innovazione è drastica. Con e , invece, il prezzo monopolistico sarebbe 54, superiore al costo 20 dei rivali: l’innovazione non è drastica.
La distinzione non significa che un’innovazione non drastica sia poco importante. Nell’esempio Cournot precedente il costo 8 produce un forte aumento del profitto dell’innovatore, pur lasciando entrambi i concorrenti attivi. Inoltre la classificazione dipende dalla domanda e dal contesto competitivo, non soltanto dalla riduzione percentuale del costo.
Brevetti, effetto di sostituzione e persistenza del monopolio
Un brevetto attribuisce il diritto di impedire determinate forme di sfruttamento commerciale dell’invenzione senza il consenso del titolare, entro un ambito territoriale e per un periodo limitato. Non è una garanzia che il prodotto brevettato non abbia sostituti economici; il monopolio giuridico sull’invenzione e il potere di mercato sono concetti distinti. Il titolare può anche concedere licenze, separando il diritto sulla tecnologia dal suo impiego produttivo.
L’effetto di sostituzione evidenzia che un monopolista già protetto confronta il profitto con innovazione con un profitto positivo già disponibile. Il suo incentivo incrementale è , non l’intero profitto della nuova tecnologia. Un entrante senza profitti iniziali può invece confrontare il proprio risultato futuro con zero. L’argomento di Arrow chiarisce perché una posizione monopolistica protetta non implichi necessariamente un incentivo maggiore a innovare; i confronti dipendono però dalle ipotesi su appropriazione, concorrenza e minaccia d’ingresso.
Se la tecnologia può essere acquisita anche da un concorrente, cambia lo scenario alternativo dell’incumbent. Non acquistare il brevetto può significare subire l’ingresso e perdere parte della rendita esistente. Il valore strategico dell’acquisizione diventa allora la differenza tra il profitto ottenuto controllando l’innovazione e quello che resterebbe se la controllasse un rivale. Questa componente di protezione può favorire la persistenza del monopolio.
Un esempio simbolico mostra il meccanismo. Se controllare il brevetto mantiene un profitto monopolistico , mentre l’ingresso del rivale darebbe profitti e , l’incumbent valuta il diritto e l’entrante , trascurando altri effetti. L’incumbent attribuisce un valore maggiore quando . È una condizione del confronto, non una legge universale sulle gare per brevetti: costi, capacità di ricerca e complementarità possono rovesciarlo.
Esternalità di rete e massa critica
Esiste un’esternalità di rete quando il valore che un utente ricava da un bene o servizio dipende dal numero o dal comportamento di altri utenti. L’effetto è diretto se cresce l’utilità di interagire con altre persone della stessa rete. È indiretto quando una base di utenti più ampia attrae complementi, applicazioni o fornitori e questi, a loro volta, aumentano l’utilità del sistema. Gli effetti possono anche essere negativi, ad esempio per congestione: non ogni aumento della partecipazione accresce il valore individuale.
Le aspettative diventano parte della domanda. Un prodotto utile soltanto se adottato da molti può essere poco attraente quando ciascuno teme che gli altri non lo acquisteranno. La massa critica è una soglia oltre la quale l’adozione può sostenersi e crescere attraverso il rafforzamento reciproco tra partecipazione e utilità.
Esempio guidato: tre equilibri di adozione
Consideriamo consumatori con valutazione individuale uniformemente distribuita tra 0 e 1. L’utilità dell’adozione è , dove è la quota attesa di utenti. La domanda, espressa come quota della popolazione, è:
Un equilibrio con aspettative realizzate richiede . Con e , la funzione diventa . Sono possibili tre equilibri: , e .
Per interpretarne la stabilità, aggiungiamo esplicitamente una dinamica di aspettative adattive . Sotto 0,4 l’adozione tende a diminuire verso zero; sopra 0,4 tende a crescere verso uno. Il punto intermedio è instabile e rappresenta la massa critica di questa dinamica. La molteplicità non nasce da preferenze diverse tra scenari: a parità di prezzo e tecnologia, cambiano le aspettative che si autoavverano. Altri processi di aspettativa o possibilità di coordinamento possono modificare il percorso.
Standard, compatibilità e concorrenza tra reti
Uno standard rende compatibili prodotti o servizi attraverso regole tecniche condivise. La compatibilità può ampliare le interazioni possibili e l’offerta di complementi; l’incompatibilità può invece concentrare tali benefici all’interno di un sistema. Nelle guerre per lo standard, la base installata, le aspettative degli utenti e la disponibilità di prodotti complementari contribuiscono alla competizione tra tecnologie. Il lavoro di Shapiro e Varian analizza questi meccanismi attraverso confronti tra standard incompatibili e decisioni di compatibilità.
La presenza di effetti di rete non implica che prevalga sempre un’unica impresa. Contano intensità dell’effetto, differenziazione, congestione, interoperabilità e multihoming, cioè l’uso di più reti da parte dello stesso utente. La dipendenza dal percorso indica che l’ordine delle adozioni può influenzare l’esito; il lock-in descrive la difficoltà di cambiare sistema quando il passaggio richiede costi individuali o coordinamento collettivo.
Prezzi introduttivi bassi o sussidi a un lato di una piattaforma possono servire a superare un problema di coordinamento. Dal solo prezzo basso non si può dedurre la predazione: bisogna definire il servizio, i ricavi collegati e il funzionamento del mercato. Analogamente, una base installata ampia non dimostra da sola che la tecnologia dominante sia la migliore per ogni utente o che nessun concorrente possa entrare.
Monopolio naturale e subadditività dei costi
Un mercato presenta le condizioni di monopolio naturale quando una sola impresa può servire la domanda rilevante a un costo complessivo non superiore a quello sostenuto da più imprese separate. La proprietà decisiva è la subadditività: per una suddivisione produttiva , deve valere . Economie di scala sufficientemente estese possono produrre questa situazione, ma subadditività ed economie di scala non sono definizioni identiche.
Con un costo fisso necessario per ciascun operatore e costo marginale costante, per un’impresa attiva, dividere la stessa produzione tra due imprese duplica il costo fisso. Il problema regolatorio nasce dal possibile conflitto tra risparmiare questa duplicazione e limitare il prezzo di un unico fornitore. Un prezzo pari al costo marginale può massimizzare gli scambi efficienti ma non coprire il costo fisso.
Esempio guidato: prezzo marginale, pareggio e monopolio
Supponiamo domanda e costo . Un monopolista non regolato sceglie e prezzo 60; il profitto è 1.200, il surplus dei consumatori 800 e il benessere complessivo 2.000.
Un prezzo pari al costo marginale, , induce , ma lascia un disavanzo di 400. Il surplus dei consumatori è 3.200 e, sottraendo la perdita dell’impresa, il benessere è 2.800 prima di eventuali costi aggiuntivi del finanziamento. Se si impone invece un prezzo unico che copra tutti i costi, la condizione di pareggio è:
Le soluzioni sono . La soluzione con maggiore produzione è , con prezzo e profitto zero. Il surplus dei consumatori, pari a , è circa 2.785,641. L’altra radice descrive un prezzo molto alto e poche vendite: soddisfare il pareggio non basta a selezionare l’esito con maggiore benessere.
| Regime ipotizzato | Prezzo | Quantità | Profitto netto | Benessere |
|---|---|---|---|---|
| Monopolio non regolato | 60 | 40 | 1.200 | 2.000 |
| Prezzo al costo marginale | 20 | 80 | −400 | 2.800 |
| Pareggio, radice ad alta produzione | 25,359 | 74,641 | 0 | 2.785,641 |
La differenza tra prezzo marginale e prezzo di pareggio è il costo allocativo del finanziamento del costo fisso attraverso un ricarico uniforme. Tariffe a due parti possono separare copertura dei costi e incentivo marginale, ma ripropongono problemi di accessibilità, eterogeneità della domanda e partecipazione già incontrati nei capitoli precedenti.
Regolazione del tasso di rendimento
Nella regolazione del tasso di rendimento, il ricavo ammesso viene collegato ai costi riconosciuti e a una remunerazione del capitale regolatorio. Una rappresentazione semplificata è , dove indica i costi operativi riconosciuti, gli ammortamenti, la base di capitale e il rendimento ammesso. Il modo in cui costi e investimenti vengono riconosciuti incide sugli incentivi dell’impresa.
L’effetto Averch–Johnson descrive, sotto specifiche ipotesi, una possibile distorsione verso un impiego eccessivo di capitale quando il rendimento consentito supera il costo opportunità del capitale e il vincolo regolatorio è rilevante. Non afferma che ogni impresa regolata investirà troppo in qualunque circostanza: tempi di revisione, criteri di riconoscimento e altri vincoli possono modificare il risultato.
Questo approccio collega più direttamente ricavi e costi riconosciuti, ma può rendere meno conveniente ridurre una voce di costo se il risparmio viene rapidamente trasferito in minori ricavi ammessi. La valutazione dipende quindi anche dal periodo durante il quale l’impresa conserva i benefici di un miglioramento di efficienza.
Price cap e incentivi all’efficienza
Un price cap limita l’evoluzione del prezzo, o di un indice di tariffe, per un periodo regolatorio. In una rappresentazione semplificata:
dove è un parametro di recupero di produttività. Se il prezzo iniziale è 100, l’inflazione ipotizzata è 3% e , il nuovo limite è 101. Il limite non impone necessariamente di aumentare il prezzo fino a 101: stabilisce il massimo compatibile con la regola.
Quando la riduzione dei costi non abbassa immediatamente il prezzo ammesso, l’impresa conserva temporaneamente il risparmio e ha incentivo a diventare più efficiente. Lo stesso meccanismo può però rendere conveniente comprimere costi a scapito della qualità o rinviare manutenzioni, se il contratto non controlla questi aspetti. Perciò indicatori di qualità, obblighi di servizio e criteri di revisione sono parte dell’analisi, non aggiunte marginali.
| Dimensione | Tasso di rendimento | Price cap |
|---|---|---|
| Variabile centrale | Costi riconosciuti e remunerazione della base di capitale | Limite al prezzo o all’indice tariffario |
| Risparmio di costo | Può essere trasferito nei ricavi ammessi alla revisione | Può restare temporaneamente all’impresa |
| Incentivo da sorvegliare | Scelta e riconoscimento degli investimenti | Tagli di costo che riducono qualità o continuità |
| Rischio e revisione | Dipendono dal riconoscimento dei costi e dal rendimento ammesso | Dipendono dal limite iniziale, dal parametro e dalla durata |
Nessuna delle due etichette descrive da sola l’intero sistema regolatorio. Le regole effettive possono combinare incentivi, riconoscimento di alcuni costi, condivisione dei guadagni e premi o penalità legati alla qualità. Il confronto economico richiede di ricostruire queste clausole e di verificare quali decisioni rendono convenienti.
Un filo comune tra i modelli
Prezzi non lineari, capacità, investimenti in ricerca, contratti verticali e reti sembrano argomenti distinti, ma condividono una struttura: le decisioni di oggi modificano gli incentivi e le opportunità di domani. Un prezzo unitario influenza la quantità consumata; una quota fissa distribuisce il surplus; un investimento irreversibile cambia la risposta a un ingresso; una rete ampia modifica la disponibilità a pagare.
Per interpretare un mercato non basta riconoscere il nome di un modello. Occorre indicare chi decide, cosa conosce, quali azioni può modificare e quando, quali costi restano evitabili e quale alternativa viene usata nel confronto. Solo dopo questi passaggi una formula diventa una spiegazione economica, anziché un risultato applicato fuori dalle proprie ipotesi.