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Epica · Iliade

L’ira, la guerra, l’uomo.

Dalla civiltà micenea al ciclo troiano, dai ventiquattro libri ai personaggi e ai grandi temi dell’Iliade.

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BLOCCO VII — LIBRI XIX-XXIV

Dalla riconciliazione tra Achille e Agamennone ai funerali di Ettore

Metodo. La narrazione segue l’ordine dell’edizione Ciani-Avezzù e riformula gli episodi in italiano moderno. Il blocco conserva la progressione conclusiva del poema: fine della prima ira, ritorno di Achille, scontro con Ettore, oltraggio al corpo, giochi funebri, supplica di Priamo e restituzione del cadavere.

Orientamento generale

I libri XIX-XXIV chiudono il percorso di Achille. Nel libro XIX l’eroe rinuncia alla contesa con Agamennone, ma non ritrova ancora un equilibrio: il dolore per Patroclo lo spinge verso una vendetta assoluta. Nei libri XX e XXI il suo ritorno sconvolge il campo e perfino la natura; nel XXII Ettore viene ucciso; nel XXIII i giochi funebri reinseriscono Achille nella comunità; nel XXIV Priamo attraversa il campo nemico e ottiene il corpo del figlio. Il poema non termina con la conquista di Troia, ma con un funerale e con una tregua fondata sul riconoscimento del dolore comune.

Libro XIX — La riconciliazione e le nuove armi

Funzione del libro. La contesa politica si chiude, ma la seconda ira di Achille domina ormai l’azione. L’eroe accetta i doni senza attribuire loro più alcun valore e sceglie consapevolmente una via che conduce alla morte.

Teti consegna le armi

All’alba Teti raggiunge la tenda e depone davanti ad Achille l’armatura fabbricata da Efesto. Il bronzo risplende come fuoco. I Mirmidoni non riescono a guardarlo, mentre Achille prova un desiderio ancora più intenso di vendetta. Teme però che il corpo di Patroclo si corrompa. Teti promette di proteggerlo e di conservarlo intatto.

Achille convoca l’assemblea

Achille percorre la riva e chiama tutti gli Achei, compresi i feriti. Davanti all’esercito dichiara conclusa l’ira contro Agamennone. Riconosce che la contesa ha giovato soltanto a Ettore e ai Troiani e desidera tornare subito in battaglia.

Agamennone attribuisce l’errore ad Ate

Agamennone risponde senza alzarsi, perché è ferito. Ammette di aver sbagliato, ma attribuisce l’accecamento a Zeus, alla Moira, alle Erinni e soprattutto ad Ate, la forza che induce all’errore. Racconta come perfino Zeus sia stato ingannato da Era nel giorno della nascita di Eracle.

La spiegazione non cancella la responsabilità. Agamennone deve comunque riparare pubblicamente l’offesa, consegnare i doni e giurare di non aver toccato Briseide. Il mondo omerico ammette che l’errore possa essere provocato da una potenza esterna, ma pretende ugualmente una compensazione concreta.

Odisseo chiede ordine e nutrimento

Achille vuole combattere immediatamente, senza mangiare. Odisseo si oppone: un esercito non può sostenere una giornata di battaglia a digiuno e la riconciliazione deve essere completata davanti a tutti. Propone che i doni siano portati nell’assemblea e che Agamennone pronunci il giuramento.

La consegna dei doni

I servi portano tripodi, oro, cavalli, donne e Briseide. Agamennone giura davanti a Zeus che Briseide non è stata toccata. La restituzione ristabilisce formalmente l’onore di Achille, ma l’eroe resta indifferente: ciò che desiderava nel libro I non può più riparare la morte di Patroclo.

Il lamento di Briseide

Briseide vede Patroclo e si getta sul corpo. Ricorda che l’amico le aveva promesso di farla diventare sposa legittima di Achille dopo la guerra. Il suo lamento mostra che Patroclo era figura di mediazione e protezione anche per le donne prigioniere. Le altre schiave piangono Patroclo, ma ciascuna piange anche le proprie sofferenze.

Achille rifiuta il cibo

Achille non vuole mangiare finché Patroclo resta morto nella tenda. Zeus, per evitare che il guerriero crolli, manda Atena a nutrirlo con nettare e ambrosia. L’eroe si prepara così a un combattimento che oltrepassa le normali necessità del corpo.

La vestizione di Achille

Achille indossa le nuove armi. La corazza aderisce al corpo, l’elmo brilla come una stella e lo scudo diffonde luce. Infine prende la lancia del Pelio, l’unico elemento rimasto della vecchia armatura e l’unica arma che nessun altro può usare.

La profezia di Xanto

Automedonte aggioga i cavalli. Achille li rimprovera perché hanno lasciato Patroclo sul campo e ordina loro di riportarlo vivo. Era concede voce a Xanto, che risponde: questa volta lo salveranno, ma il giorno della sua morte è vicino e sarà provocato da un dio e da un uomo. Le Erinni interrompono la voce del cavallo. Achille afferma di conoscere già il proprio destino e parte per la battaglia.

Libro XX — Il ritorno di Achille

Funzione del libro. Zeus permette agli dèi di intervenire per evitare che Achille distrugga Troia prima del tempo. L’eroe rientra nel campo e il poema prepara lo scontro con Ettore.

Zeus libera gli dèi

Zeus convoca l’assemblea e ordina agli dèi di scendere in battaglia secondo le proprie preferenze. Teme che Achille, spinto dalla furia, superi il limite del destino e conquisti Troia. Era, Atena, Poseidone, Hermes ed Efesto sostengono gli Achei; Apollo, Ares, Artemide, Afrodite, Latona e il fiume Scamandro aiutano i Troiani.

La natura trema

Quando le divinità entrano nel conflitto, il mondo intero reagisce. Zeus tuona, Poseidone scuote la terra, le mura di Troia tremano e Ade teme che il suolo si apra sopra il regno dei morti. La vendetta di Achille assume una dimensione cosmica.

Apollo spinge Enea contro Achille

Apollo assume l’aspetto di Licaone e invita Enea ad affrontare Achille. Enea ricorda che in passato l’eroe lo aveva già costretto alla fuga, ma il dio gli infonde coraggio. Achille ed Enea si scambiano lunghe genealogie e parole di sfida.

Il duello tra Achille ed Enea

Enea scaglia la lancia, che non riesce a perforare lo scudo divino. Achille colpisce lo scudo di Enea e lo attraversa quasi completamente. Poi solleva una pietra enorme. Poseidone, pur favorevole agli Achei, interviene perché Enea è destinato a sopravvivere e a continuare la stirpe troiana. Lo avvolge in una nebbia e lo porta lontano.

Achille cerca Ettore

Achille torna nella mischia e incita gli Achei. Ettore vuole affrontarlo, ma Apollo lo avverte di non farlo ancora. Achille uccide una serie di guerrieri troiani, mentre Ettore resta temporaneamente protetto dal dio.

La morte di Polidoro

Polidoro, figlio giovane di Priamo, corre nella pianura confidando nella propria velocità. Achille lo colpisce alla schiena e la lancia gli esce dal ventre. Ettore vede il fratello morto e non riesce più a trattenersi.

Il primo incontro tra Achille ed Ettore

Ettore avanza contro Achille. L’eroe acheo gli ricorda che non potrà sfuggire come in passato. Ettore scaglia la lancia, ma Atena la devia. Achille si lancia per ucciderlo; Apollo avvolge Ettore in una nube e lo sottrae quattro volte agli assalti.

La furia continua

Achille comprende che Apollo protegge Ettore e si rivolge contro gli altri Troiani. Uccide senza fermarsi e trascina la guerra verso il fiume. La vendetta non è ancora soddisfatta: ogni vittima è un sostituto temporaneo dell’avversario principale.

Libro XXI — Achille contro il fiume

Funzione del libro. La furia di Achille supera il conflitto umano e provoca la reazione della natura. Lo Scamandro tenta di fermarlo, mentre gli dèi combattono tra loro in una scena insieme grandiosa e ironica.

I Troiani divisi dal fiume

Achille spinge i Troiani verso lo Scamandro. Una parte fugge verso la città, un’altra cade nel fiume. L’eroe lascia la lancia sulla riva e combatte con la spada nell’acqua, trasformando il corso in un luogo di strage.

I dodici giovani

Achille cattura dodici giovani troiani e li manda vivi alle navi. Saranno sacrificati sulla pira di Patroclo. Il gesto mostra quanto la vendetta abbia oltrepassato il normale codice del riscatto.

Licaone supplica Achille

Licaone, figlio di Priamo, era già stato catturato da Achille e venduto come schiavo; dopo essere stato riscattato, è tornato a Troia da pochi giorni. Ora abbraccia le ginocchia dell’eroe e ricorda di non essere fratello uterino di Ettore. Chiede pietà e offre un nuovo riscatto.

Achille rifiuta. Prima della morte di Patroclo risparmiava alcuni nemici; ora tutti i Troiani devono morire. Ricorda a Licaone che anche lui, pur figlio di una dea, è mortale. Lo uccide e getta il corpo nel fiume, negandogli il funerale.

La morte di Asteropeo

Asteropeo, figlio del fiume Assio e ambidestro, affronta Achille. Scaglia due lance contemporaneamente e riesce a sfiorare il braccio dell’eroe, facendo scorrere sangue. Achille lo uccide e dichiara che nessun fiume può competere con Zeus, da cui discende la sua stirpe.

Lo Scamandro protesta

Il fiume, colmo di cadaveri, assume voce umana e chiede ad Achille di smettere di uccidere nelle sue acque. L’eroe promette di uscire dal fiume, ma continua a inseguire i Troiani. Lo Scamandro reagisce e solleva onde, cadaveri e detriti contro di lui.

Achille rischia di annegare

La corrente trascina Achille. L’eroe afferra un olmo, che viene sradicato e forma un ponte. Corre nella pianura, ma il fiume lo insegue. Per la prima volta dopo il ritorno Achille prova paura e teme una morte oscura, senza gloria, travolto dall’acqua invece che ucciso da un grande avversario.

Poseidone e Atena lo rassicurano

Poseidone e Atena gli appaiono con forma umana e promettono che non morirà nel fiume. Deve resistere finché lo Scamandro non si ritira. Il dio continua però a crescere e chiama il Simoenta in aiuto.

Efesto contro il fiume

Era ordina a Efesto di intervenire. Il dio accende un incendio nella pianura, brucia i cadaveri, gli alberi e la vegetazione delle rive. L’acqua bolle e il fiume, soffocato dal calore, supplica Era. La dea ferma Efesto dopo che lo Scamandro promette di non aiutare più i Troiani.

La battaglia degli dèi

Gli dèi si affrontano. Atena abbatte Ares con una pietra e colpisce Afrodite; Era prende Artemide per i polsi e la percuote con il suo stesso arco; Poseidone provoca Apollo, ma il dio rifiuta di combattere per uomini destinati a vivere poco. Hermes evita lo scontro con Latona.

La scena riduce temporaneamente gli immortali a una famiglia litigiosa. Gli dèi possono essere feriti e umiliati, ma non morire: il loro conflitto contrasta con la tragedia irreversibile degli uomini.

Agenore affronta Achille

Apollo ispira Agenore a fermarsi davanti ad Achille. Il troiano sa di non poter vincere, ma spera di colpire un corpo che ritiene mortale. Apollo lo protegge e poi assume il suo aspetto, attirando Achille lontano dalla porta. Grazie all’inganno, gli altri Troiani riescono a rientrare in città.

Libro XXII — La morte di Ettore

Funzione del libro. Il duello decisivo riunisce i due protagonisti. Ettore affronta il destino dopo aver provato paura; Achille ottiene la vendetta ma non ancora la pace.

Ettore resta fuori dalle mura

Tutti i Troiani rientrano, tranne Ettore. Priamo ed Ecuba lo supplicano dalle mura. Il padre gli mostra il corpo anziano e gli descrive la rovina che seguirà alla sua morte; la madre scopre il seno che lo ha nutrito e lo invita a combattere dall’interno della città.

Ettore prova vergogna all’idea di affrontare Polidamante, che aveva consigliato la ritirata. Sa di aver condotto l’esercito a una scelta disastrosa. Pensa per un momento di deporre le armi e offrire Elena e ricchezze, ma comprende che Achille lo ucciderebbe senza trattare.

La fuga intorno a Troia

Quando Achille si avvicina, splendente come una stella funesta, Ettore è preso dalla paura e fugge. I due corrono tre volte attorno alle mura, passando presso le sorgenti dello Scamandro. Gli dèi osservano dall’alto.

La bilancia di Zeus

Zeus prova pietà per Ettore e chiede se debba salvarlo. Atena ricorda che il suo destino è già stabilito. Il dio pesa le sorti dei due eroi: quella di Ettore scende verso l’Ade. Apollo lo abbandona, mentre Atena corre ad aiutare Achille.

L’inganno di Atena

Atena assume l’aspetto di Deifobo e raggiunge Ettore. Gli promette di combattere al suo fianco. Convinto di non essere più solo, Ettore si ferma e propone ad Achille un patto: il vincitore non oltraggerà il corpo del vinto.

Achille rifiuta il patto

Achille risponde che non possono esistere patti tra leoni e uomini, né amicizia tra lupi e agnelli. Ettore deve pagare per Patroclo. La vendetta esclude ogni riconoscimento preventivo dell’avversario.

Il duello

Achille scaglia la lancia, ma Ettore si piega e la evita. Atena la raccoglie e la restituisce di nascosto. Ettore colpisce lo scudo di Achille, ma l’arma divina resiste. Chiede a Deifobo un’altra lancia e scopre che il fratello non è presente. Comprende allora che Atena lo ha ingannato e che la morte è vicina.

L’ultimo assalto di Ettore

Ettore decide di non morire senza gloria. Estrae la spada e si lancia come un’aquila. Achille osserva le vecchie armi che Ettore indossa e individua l’unico punto scoperto, tra collo e spalla. Lo colpisce alla gola, lasciandogli però la possibilità di parlare.

Le ultime parole

Ettore supplica Achille di restituire il corpo in cambio di un grande riscatto. Achille rifiuta con ferocia e vorrebbe divorarlo. Ettore profetizza che Apollo e Paride uccideranno Achille presso le porte Scee. L’eroe risponde che accetterà la morte quando Zeus e gli altri dèi la manderanno.

La morte e l’oltraggio

L’anima di Ettore scende nell’Ade. Gli Achei si avvicinano, ammirano il corpo e lo colpiscono. Achille spoglia le proprie vecchie armi, fora i tendini delle caviglie, passa delle cinghie e lega il cadavere al carro. Poi lo trascina nella polvere davanti alle mura.

Il lamento di Troia

Priamo ed Ecuba vedono il figlio trascinato e si abbandonano alla disperazione. Andromaca, ignara, sta preparando un bagno per Ettore. Sente le grida, corre sulle mura e vede il corpo. Sviene e, ripresa conoscenza, piange il marito e il destino di Astianatte, che crescerà senza padre e sarà esposto alla vendetta dei vincitori.

Libro XXIII — I funerali di Patroclo e i giochi

Funzione del libro. Il rito funebre permette ad Achille di iniziare il distacco da Patroclo. Nei giochi l’eroe assume il ruolo di distributore, arbitro e garante dell’ordine comunitario.

Il ritorno alle navi

Gli Achei tornano al campo, mentre Achille ordina ai Mirmidoni di passare tre volte con i carri attorno al corpo di Patroclo. Poi depone le mani sul petto dell’amico e promette di mantenere le offerte funebri.

Il banchetto e il rifiuto di lavarsi

Agamennone invita Achille a lavarsi dal sangue, ma l’eroe giura che non toccherà acqua finché Patroclo non sarà cremato e il tumulo non sarà innalzato. Accetta soltanto il banchetto necessario alla comunità.

Il fantasma di Patroclo

Durante la notte l’anima di Patroclo appare ad Achille con lo stesso aspetto di quando era vivo. Chiede di essere sepolto rapidamente, perché le anime dei morti non gli permettono di attraversare le porte dell’Ade. Domanda inoltre che le loro ossa siano raccolte nella stessa urna.

Achille tenta di abbracciarlo, ma l’ombra svanisce come fumo. Comprende che nell’Ade resta un’immagine dell’uomo, priva però della vita del corpo.

La preparazione della pira

All’alba gli Achei raccolgono legna. Il corpo viene portato in processione e coperto con i capelli tagliati dai compagni. Achille recide la propria chioma, che Peleo aveva promesso al fiume Spercheo per il ritorno del figlio, e la depone nelle mani di Patroclo: sa che non tornerà a Ftia.

Il sacrificio funebre

Sulla pira vengono deposti animali, giare di miele e olio, quattro cavalli e due cani di Patroclo. Achille uccide inoltre dodici giovani troiani. Il rito mostra fino a quale punto la vendetta contamini il funerale.

I venti e la cremazione

Il fuoco non si accende con sufficiente forza. Achille prega Borea e Zefiro e promette sacrifici. I venti soffiano per tutta la notte. All’alba Achille si addormenta per la prima volta, sfinito.

Le ossa e il tumulo

Gli Achei spengono il fuoco con il vino e raccolgono le ossa di Patroclo, distinguendole perché il corpo era al centro della pira. Le pongono in un’urna d’oro e costruiscono un tumulo provvisorio, destinato un giorno a contenere anche le ossa di Achille.

La corsa dei carri

Achille espone ricchi premi. Partecipano Eumelo, Diomede, Menelao, Antiloco e Merione. Apollo ostacola Diomede, ma Atena lo aiuta e spezza il giogo di Eumelo. Antiloco supera Menelao in una strettoia con una manovra rischiosa. Diomede vince; Antiloco arriva secondo; Menelao protesta.

Antiloco riconosce di aver agito in modo scorretto e cede il premio. Menelao accetta le scuse e glielo restituisce. Il conflitto viene risolto con parola, riconoscimento e dono, in contrasto con la contesa irrisolta del libro I.

La distribuzione dei premi

Achille assegna un premio anche a Eumelo, giudicandolo il migliore auriga nonostante la sconfitta causata dagli dèi. Antiloco protesta, ma Achille compensa la decisione con un altro dono. Il distributore deve tenere conto sia del risultato sia del valore riconosciuto.

Pugilato, lotta e corsa

Epeo vince il pugilato contro Eurialo. Nella lotta Aiace Telamonio e Odisseo restano in equilibrio e Achille interrompe la prova assegnando premi a entrambi. Nella corsa Aiace Oileo scivola nel fango per intervento di Atena e Odisseo vince; Antiloco arriva terzo e usa l’elogio ironico per ottenere un premio migliore.

Duello armato, disco, arco e giavellotto

Aiace Telamonio e Diomede si affrontano con le armi, ma gli Achei temono che il combattimento diventi mortale e Achille assegna il premio principale a Diomede. Polipete vince nel lancio del disco. Merione supera Teucro nel tiro con l’arco dopo aver promesso un sacrificio ad Apollo. Nel giavellotto Achille riconosce la superiorità di Agamennone e gli attribuisce il primo premio senza gara.

Achille reintegrato

Nei giochi Achille ascolta proteste, valuta meriti, concede compensazioni e rispetta età e rango. L’uomo che aveva abbandonato la comunità perché privato di un dono diventa ora colui che distribuisce i doni e ricompone i conflitti. Il lutto non è finito, ma l’eroe è tornato a esercitare una funzione sociale.

Libro XXIV — Priamo e Achille

Funzione del libro. L’ultimo libro sostituisce alla vendetta il riconoscimento. La supplica di Priamo richiama quella di Crise del libro I, ma questa volta il riscatto viene accettato e il corpo restituito.

Achille continua a oltraggiare il corpo

Dopo i giochi, gli Achei riprendono la vita normale, ma Achille non dorme. Ricorda Patroclo, vaga sulla riva e ogni mattina lega il corpo di Ettore al carro, trascinandolo attorno al tumulo dell’amico. Apollo protegge il cadavere dalla corruzione e condanna la crudeltà dell’eroe.

Il consiglio degli dèi

Gli dèi discutono se Hermes debba sottrarre il corpo. Era, Atena e Poseidone restano ostili a Troia. Zeus stabilisce una soluzione diversa: Teti convincerà Achille ad accettare il riscatto, mentre Iris ordinerà a Priamo di recarsi personalmente al campo.

Teti parla ad Achille

Teti raggiunge il figlio e gli comunica che gli dèi sono indignati perché trattiene Ettore. Achille accetta subito l’ordine di restituire il corpo in cambio del riscatto. La sua obbedienza mostra che la vendetta ha un limite stabilito dal divino.

Iris raggiunge Priamo

Iris entra nella reggia, dove la famiglia piange. Ordina a Priamo di portare doni ad Achille e di andare senza paura, accompagnato soltanto da un anziano araldo. Hermes lo guiderà e nessun Acheo lo vedrà prima che arrivi alla tenda.

La decisione del re

Ecuba tenta di fermare il marito: Achille è l’uomo che ha ucciso tanti figli e potrebbe non rispettare la supplica. Priamo risponde che preferisce morire accanto al corpo di Ettore piuttosto che restare immobile nel dolore. Prepara un ricchissimo riscatto con vesti, mantelli, tripodi, coppe e oro.

Priamo rimprovera i figli superstiti

Il re ordina ai figli di preparare il carro e li insulta, confrontandoli con Ettore. Nel dolore considera i migliori figli già morti e vede attorno a sé soltanto danzatori, bugiardi e predatori del popolo. La casa di Priamo appare già svuotata della propria forza.

Il segno dell’aquila

Prima della partenza Ecuba invita Priamo a pregare Zeus e a chiedere un segno. Il dio manda un’aquila sulla destra. La famiglia ritrova per un momento fiducia e il carro parte verso la pianura.

Hermes guida Priamo

Zeus manda Hermes. Il dio assume l’aspetto di un giovane mirmidone e si avvicina al carro. Priamo teme di essere scoperto, ma il giovane lo rassicura e afferma di conoscere Ettore. Hermes addormenta le guardie, apre le porte del campo e conduce il re fino alla tenda di Achille.

La supplica

Priamo entra senza essere visto, si avvicina ad Achille, gli abbraccia le ginocchia e bacia le mani che hanno ucciso i suoi figli. Gli chiede di ricordare Peleo, anziano e lontano. Peleo può ancora sperare nel ritorno del figlio; Priamo ha perduto quasi tutti i suoi e viene a riscattare Ettore.

Il gesto sconvolge Achille. I due piangono insieme: Priamo per Ettore, Achille per Patroclo e per il padre che non rivedrà. Il dolore non elimina l’inimicizia, ma rende possibile riconoscere nell’avversario un essere umano sottoposto alla stessa mortalità.

Le due giare di Zeus

Achille racconta che presso Zeus vi sono due giare, una dei beni e una dei mali. Gli uomini ricevono una mescolanza di entrambe oppure soltanto mali. Peleo ricevette grandi doni, ma ebbe un unico figlio destinato a morire lontano. Anche Priamo fu un re felice prima che la guerra distruggesse la sua casa.

Il rischio di una nuova ira

Priamo chiede di vedere subito il corpo. Achille si irrita e lo avverte di non provocarlo: ha già deciso di obbedire a Zeus. L’ira non è scomparsa completamente, ma l’eroe riesce a dominarla. Ordina ai servi di lavare e avvolgere Ettore fuori dalla vista del padre, temendo che Priamo possa reagire e riaccendere la violenza.

La restituzione del corpo

Le donne lavano, ungono e vestono Ettore. Achille solleva personalmente il corpo e lo depone sul carro. Poi chiede perdono a Patroclo per aver restituito il nemico, promettendo di condividere con lui una parte del riscatto.

Il pasto comune

Achille invita Priamo a mangiare e ricorda Niobe, che nonostante la morte dei figli dovette infine accettare il cibo. I due cenano e si guardano con meraviglia: Priamo ammira la bellezza e la forza di Achille; Achille la dignità del vecchio re.

La tregua

Priamo chiede il tempo necessario per i funerali. Spiega che i Troiani devono raccogliere legna per nove giorni, celebrare il rito il decimo, banchettare l’undicesimo e, se necessario, combattere il dodicesimo. Achille concede la tregua.

Il ritorno a Troia

Priamo dorme nella tenda, ma Hermes lo sveglia prima dell’alba e lo conduce fuori dal campo. Cassandra vede per prima il carro e annuncia alla città il ritorno di Ettore. Tutto il popolo si raduna alle porte.

I lamenti di Andromaca, Ecuba ed Elena

Andromaca apre il compianto e piange il marito, la città ormai priva del difensore e il destino del figlio. Ecuba ricorda Ettore come il più caro tra i figli e osserva che il corpo è rimasto intatto nonostante l’oltraggio. Elena afferma che Ettore non l’ha mai insultata e che spesso la difendeva dalle parole degli altri: con lui perde l’unica persona benevola nella casa di Priamo.

I funerali di Ettore

Per nove giorni i Troiani raccolgono legna. Il decimo pongono il corpo sulla pira e accendono il fuoco. Il giorno successivo spengono le fiamme con il vino, raccolgono le ossa in un’urna d’oro, le avvolgono nella porpora e le depongono nella tomba. Elevano un tumulo e celebrano il banchetto nella reggia.

La conclusione del poema

L’Iliade termina con il rito per Ettore, non con la caduta di Troia. Il futuro è noto, ma resta fuori dal racconto. L’ultimo gesto non è un colpo di spada: è la sepoltura del nemico. La comunità troiana ottiene un breve spazio di ordine, mentre Achille ha imparato a riconoscere il dolore di un altro padre.

Sintesi narrativa dei libri XIX-XXIV

Libro Nucleo narrativo Svolta prodotta
XIX Riconciliazione, restituzione dei doni e vestizione. Achille torna in battaglia e accetta la morte futura.
XX Intervento degli dèi e ritorno di Achille. L’eroe cerca Ettore e travolge i Troiani.
XXI Strage nel fiume e scontro tra divinità. La furia di Achille entra in conflitto con la natura.
XXII Fuga, duello e morte di Ettore. La vendetta è compiuta, ma il corpo viene oltraggiato.
XXIII Funerale e giochi per Patroclo. Achille torna a esercitare un ruolo nella comunità.
XXIV Supplica di Priamo e funerali di Ettore. Il dolore comune interrompe l’ira e chiude il poema.

Le simmetrie tra il libro I e il libro XXIV

Libro I Libro XXIV
Crise entra nel campo per riscattare la figlia. Priamo entra nel campo per riscattare il figlio.
Agamennone rifiuta il riscatto e offende il supplice. Achille accetta il riscatto e onora il supplice.
Il rifiuto scatena l’ira di Apollo e la peste. L’accettazione pone fine all’oltraggio e permette il funerale.
Achille entra in conflitto con un re. Achille si riconcilia umanamente con un altro re.
Briseide viene sottratta. Briseide dorme nuovamente nella tenda di Achille.
La comunità viene spezzata. La comunità achea e quella troiana ottengono una tregua rituale.

Filo conduttore conclusivo

La prima ira nasce dall’offesa all’onore e isola Achille dalla comunità. La seconda nasce dalla morte di Patroclo e lo riporta nella guerra, ma in una forma distruttiva che non distingue più tra combattimento, vendetta e oltraggio. La morte di Ettore non placa il dolore. Soltanto l’incontro con Priamo permette ad Achille di vedere la propria condizione in quella dell’avversario.

I giochi del libro XXIII e la supplica del libro XXIV rappresentano due reintegrazioni complementari. Nei giochi Achille recupera il rapporto con i compagni e con le regole della distribuzione; davanti a Priamo recupera il rapporto con la pietà, con il limite e con la mortalità. Non rinuncia al codice eroico e non evita la propria morte, ma diventa capace di dominare temporaneamente l’ira.

La conclusione dedicata a Ettore impedisce che il poema venga letto soltanto come celebrazione del vincitore. Il nemico riceve nome, famiglia, dolore e funerale. Troia cadrà, ma l’Iliade si ferma prima della distruzione per conservare un ultimo spazio di dignità umana.

Fonti del blocco

Fonte principale: Omero, Iliade, introduzione e traduzione di Maria Grazia Ciani, commento di Elisa Avezzù. La riscrittura segue la successione dei libri XIX-XXIV e mantiene i nuclei relativi alla riconciliazione, alla responsabilità di Agamennone, alla vestizione, alla morte di Ettore, ai giochi funebri e alla supplica di Priamo.

L’interpretazione conclusiva riprende soprattutto la struttura simmetrica tra il primo e l’ultimo libro e il progressivo reinserimento di Achille nella comunità. Il testo è una riformulazione originale in lingua moderna e non riproduce estesamente le traduzioni fornite.

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