BLOCCO VI — LIBRI XIII-XVIII
Dalla battaglia presso le navi alla fabbricazione delle nuove armi di Achille
Metodo. La narrazione segue la successione degli episodi dell’edizione Ciani-Avezzù e li riscrive in italiano moderno, senza riprodurre estesamente la traduzione. Le note interpretative servono a evidenziare il piano di Zeus, l’azione di Poseidone, l’inganno di Era, la morte di Patroclo e il significato dello scudo di Achille.
Orientamento generale
I libri XIII-XVIII costituiscono il centro tragico dell’Iliade. Gli Achei riescono per un momento a resistere grazie a Poseidone; Era distrae Zeus e favorisce una nuova avanzata greca; quando Zeus riprende il controllo, Ettore arriva alle navi. Patroclo entra in battaglia con le armi di Achille, salva l’accampamento e oltrepassa il limite impostogli. La sua morte distrugge l’equilibrio di Achille. Il libro XVIII conduce infine alla creazione delle nuove armi, nelle quali Efesto rappresenta non soltanto la guerra, ma l’intero mondo umano.
Libro XIII — La battaglia presso le navi
Funzione del libro. Poseidone interviene di nascosto e permette agli Achei di resistere dopo la rottura del muro. La battaglia si concentra attorno alle navi e mostra il valore di Idomeneo e dei due Aiaci.
Poseidone osserva la crisi achea
Zeus, convinto che nessun dio disobbedirà, distoglie per un momento lo sguardo dal campo. Poseidone vede gli Achei in fuga e prova pietà. Assume l’aspetto dell’indovino Calcante, raggiunge i due Aiaci e li incoraggia a difendere le navi. Toccandoli con lo scettro, infonde loro nuova forza.
La linea difensiva
I guerrieri si serrano attorno ai due Aiaci. Scudo contro scudo, elmo contro elmo, formano una parete compatta. Ettore li assale come un masso che precipita dalla montagna, ma la formazione resiste. La battaglia non è più una serie di fughe isolate: la salvezza dipende dalla disciplina collettiva.
La morte di Imbrio e la lotta per i corpi
Teucro uccide Imbrio, genero di Priamo. Ettore reagisce colpendo Anfimaco, nipote di Poseidone. Il dio, addolorato, intensifica il proprio aiuto agli Achei. Attorno ai cadaveri si accende una lotta feroce, perché sottrarre le armi e conservare il corpo del compagno sono atti di gloria e di pietà.
Idomeneo torna in battaglia
Idomeneo incontra Merione e lo invita a procurarsi una nuova lancia. Nella tenda del re cretese sono conservate molte armi tolte ai nemici. I due tornano nel settore sinistro dello schieramento, dove Idomeneo compie una lunga serie di uccisioni.
Idomeneo e Deifobo
Idomeneo uccide Otrioneo, venuto a Troia con la promessa di sposare Cassandra in cambio della cacciata degli Achei. Poi affronta Asio e Alcatoo. Deifobo chiama Enea in aiuto, ricordandogli il legame con Alcatoo. La battaglia intreccia prestigio personale, vincoli familiari e rivalità interne tra i principi troiani.
Menelao e Pisandro
Menelao affronta Pisandro. Dopo il lancio delle lance, i due combattono con l’ascia e la spada. Menelao uccide l’avversario e pronuncia un duro discorso contro i Troiani, accusandoli di aver violato l’ospitalità e di essere insaziabili di guerra.
Polidamante consiglia Ettore
Polidamante osserva che i Troiani sono dispersi e che molti capi sono morti o feriti. Consiglia a Ettore di riunire i comandanti e decidere se continuare presso le navi o ritirarsi. Ettore accetta di convocare i superstiti, ma quando vede Paride gli chiede notizie dei fratelli e degli alleati. Paride lo rassicura e i due tornano all’attacco.
Ettore contro Aiace
Ettore provoca Aiace e cerca di sfondare la linea. Aiace risponde che Zeus può concedere gloria anche agli Achei. Un’aquila appare a destra e gli Achei interpretano il segno come favorevole. La battaglia continua senza una decisione definitiva.
Libro XIV — L’inganno di Zeus
Funzione del libro. Era usa seduzione e inganno per addormentare Zeus, consentendo a Poseidone di aiutare apertamente gli Achei. Il libro alterna politica divina e combattimento umano.
I capi feriti si riuniscono
Nestore lascia la tenda, dove ha curato Macaone, e vede gli Achei in crisi. Raggiunge Agamennone, Diomede e Odisseo, tutti feriti. Agamennone propone ancora una volta di preparare le navi per la fuga notturna. Odisseo lo rimprovera: una simile decisione diffonderebbe il panico. Diomede suggerisce invece che i capi, pur feriti, tornino tra le schiere per incoraggiare gli uomini.
Poseidone rassicura Agamennone
Poseidone assume l’aspetto di un anziano e annuncia che Achille finirà per pentirsi della propria assenza. Poi emette un grido tanto forte da ridare energia all’esercito. Gli Achei comprendono che una divinità li sostiene.
Era prepara l’inganno
Era vede Zeus sul monte Ida e decide di distrarlo. Si lava, si unge con olio profumato, indossa le vesti più belle e chiede ad Afrodite la cintura che contiene desiderio, amore e seduzione. Finge di voler riconciliare Oceano e Teti, ma in realtà vuole conquistare Zeus.
Il patto con Sonno
Era raggiunge Sonno e gli chiede di addormentare Zeus dopo l’unione amorosa. Sonno ricorda che una volta era stato quasi punito per aver aiutato Era contro Eracle. Accetta soltanto dopo aver ricevuto la promessa di sposare Pasitea, una delle Grazie.
Zeus sedotto e addormentato
Era incontra Zeus sull’Ida. Il dio, preso dal desiderio, dimentica la battaglia. Era gli chiede di nascondere l’unione dentro una nube dorata. Dopo l’amore, Sonno si posa su Zeus e lo addormenta.
Poseidone guida gli Achei
Sonno corre da Poseidone e lo informa. Il dio del mare entra apertamente nella battaglia, ordina agli Achei di indossare gli scudi migliori e li dispone per l’attacco. Le schiere avanzano con un fragore simile al mare in tempesta.
Aiace abbatte Ettore
Ettore scaglia la lancia contro Aiace, ma colpisce la cintura dove si incrociano spada e scudo. Aiace solleva una grande pietra e colpisce Ettore al petto. Il principe cade e perde conoscenza. I compagni lo portano via, mentre gli Achei avanzano e uccidono numerosi Troiani.
La ritirata troiana
Quando Ettore riprende conoscenza, vede i Troiani in fuga. La temporanea assenza del sostegno di Zeus ha rovesciato la battaglia. Ma il successo acheo dipende da un inganno destinato a durare poco.
Libro XV — Il ritorno di Zeus e il fuoco alle navi
Funzione del libro. Zeus ristabilisce il proprio piano, ordina agli dèi di ritirarsi e conduce Ettore fino alle navi. Patroclo comprende che non è più possibile attendere.
Zeus si sveglia
Zeus si risveglia e vede i Troiani in fuga, Ettore ferito e Poseidone tra gli Achei. Comprende immediatamente l’inganno di Era. La minaccia con violenza e le ricorda altre punizioni. Era giura di non aver ordinato a Poseidone di intervenire e attribuisce l’iniziativa al dio.
Il piano viene spiegato
Zeus ordina a Era di mandare Iris da Poseidone e Apollo da Ettore. Annuncia con precisione ciò che accadrà: Apollo farà riprendere Ettore, i Troiani spingeranno gli Achei alle navi, Patroclo entrerà in battaglia e verrà ucciso da Ettore dopo aver abbattuto Sarpedonte; allora Achille ucciderà Ettore. Solo dopo si aprirà la strada verso la caduta di Troia.
Poseidone si ritira
Iris riferisce l’ordine. Poseidone si indigna e ricorda che lui, Zeus e Ade si divisero il mondo come fratelli. Tuttavia cede, avvertendo che Zeus dovrà affrontare la sua ostilità se salverà Troia contro il destino.
Apollo risveglia Ettore
Apollo raggiunge Ettore, che è ancora debole. Gli rivela di essere venuto per ordine di Zeus e gli restituisce forza. Ettore torna sul carro e guida l’avanzata. Apollo porta l’egida, spaventa gli Achei e abbatte parte delle difese.
Gli Achei arretrano
I Troiani superano nuovamente il fossato e il muro. Gli Achei si ritirano verso le navi, ma Nestore invoca Zeus e ricorda i sacrifici compiuti. Il dio manda un tuono, che i Troiani interpretano come conferma del proprio successo.
La resistenza di Aiace
Aiace Telamonio passa da una nave all’altra con una lunga asta navale e incita gli Achei. Ettore vuole incendiare le imbarcazioni, perché senza di esse i nemici non potranno tornare a casa. La lotta si concentra attorno alla nave di Protesilao.
Il fuoco raggiunge una nave
Ettore taglia con la spada la lancia di Aiace, che è costretto a indietreggiare. I Troiani portano il fuoco e la fiamma avvolge la poppa. Achille vede il segnale decisivo e chiama Patroclo: non è più possibile lasciare che l’accampamento venga distrutto.
Libro XVI — Patroclo
Funzione del libro. Il libro XVI è la grande svolta tragica. Patroclo salva gli Achei indossando le armi di Achille, ma supera il limite imposto e muore. La sua morte rende inevitabile il ritorno di Achille.
Le lacrime di Patroclo
Patroclo raggiunge Achille piangendo. Achille lo paragona a una bambina che corre dietro alla madre e gli chiede la ragione del dolore. Patroclo descrive le ferite dei capi e accusa l’amico di durezza: la sua forza non serve a nessuno se lascia morire gli Achei.
La richiesta delle armi
Patroclo chiede di guidare i Mirmidoni indossando le armi di Achille. I Troiani, credendo che il grande eroe sia tornato, potrebbero fuggire e concedere respiro agli Achei. Achille accetta, ma stabilisce un limite preciso: Patroclo deve respingere i nemici dalle navi e poi tornare. Non deve inseguirli fino a Troia né cercare gloria personale.
L’incendio e la preparazione
Quando una nave prende fuoco, Achille ordina a Patroclo di armarsi. Il compagno indossa gambiere, corazza, spada, scudo ed elmo di Achille. Non può però prendere la grande lancia di frassino del Pelio, che soltanto Achille è capace di maneggiare. Automedonte aggioga Xanto, Balio e il cavallo mortale Pedaso.
L’adunata dei Mirmidoni
Achille divide i Mirmidoni in cinque schiere e ricorda loro quanto desiderassero combattere durante la sua ira. Gli uomini si stringono compatti come pietre di un muro. Achille offre una libagione a Zeus e chiede due cose: che Patroclo respinga i Troiani e che torni salvo. Zeus concede la prima e nega la seconda.
L’effetto dell’apparizione
Quando i Troiani vedono Patroclo nelle armi di Achille, credono che l’ira sia terminata. Il panico li assale. I Mirmidoni spengono il fuoco, liberano la nave e respingono gli assalitori.
Patroclo guida la strage
Patroclo uccide numerosi guerrieri. I Troiani fuggono attraverso il fossato e molti carri si rovesciano. Il compagno di Achille impedisce loro di rientrare subito in città e li spinge nella pianura, allontanandosi sempre più dal limite fissato.
Sarpedonte affronta Patroclo
Sarpedonte vede i Lici cedere e li rimprovera. Scende dal carro e affronta Patroclo. Zeus, osservando il figlio, pensa di salvarlo, ma Era gli ricorda che anche gli altri dèi pretenderebbero di sottrarre alla morte i propri figli. Zeus accetta il destino, ma fa cadere una pioggia di sangue in segno di lutto.
La morte di Sarpedonte
Patroclo uccide Sarpedonte. Il re licio chiama Glauco e gli affida la difesa del proprio corpo. Glauco, ferito, prega Apollo, viene guarito e raduna Lici e Troiani. Si accende una dura lotta per il cadavere.
Zeus decide il destino del corpo
Patroclo e gli Achei riescono a spogliare Sarpedonte. Zeus ordina ad Apollo di lavare il corpo, ungerlo e consegnarlo a Sonno e Morte, che lo porteranno in Licia. Il rito separa la sconfitta militare dall’onore funebre: il figlio di Zeus deve essere restituito alla propria terra.
Patroclo davanti alle mura
Spinto dalla vittoria, Patroclo tenta tre volte di salire sulle mura di Troia. Apollo lo respinge. Alla quarta volta il dio si mostra e gli ordina di ritirarsi: non è destino che Troia cada per mano sua, né per mano di Achille in quel momento.
La morte di Cebrione
Ettore esita tra il rientro in città e il combattimento. Apollo lo spinge contro Patroclo. Patroclo colpisce con una pietra Cebrione, auriga e fratellastro di Ettore. Il corpo cade dal carro e i due eserciti combattono attorno a lui.
Patroclo oltrepassa il limite
Patroclo continua a combattere e uccide molti Troiani. Ma la sua forza dipende dalle armi, dall’assenza momentanea degli dèi avversi e dal prestigio di Achille. Il limite è ormai superato: non sta più salvando le navi, sta cercando una gloria propria davanti a Troia.
Apollo colpisce Patroclo
Apollo si avvicina invisibile e lo colpisce alle spalle. L’elmo cade, la lancia si spezza, lo scudo e la corazza si staccano. Patroclo resta stordito e disarmato. Euforbo lo ferisce con la lancia e si ritira.
Ettore uccide Patroclo
Ettore vede Patroclo indebolito e lo colpisce al ventre. Il guerriero cade. Ettore si vanta di aver impedito la conquista di Troia e sostiene che Achille non ha saputo proteggerlo. Patroclo risponde che la vittoria appartiene prima a Zeus e Apollo, poi a Euforbo e solo infine a Ettore. Profetizza inoltre che Achille lo ucciderà presto.
La fine del compagno
L’anima di Patroclo lascia il corpo e scende nell’Ade, lamentando la giovinezza e la forza perdute. Ettore estrae la lancia e cerca Automedonte per impadronirsi dei cavalli, ma gli animali immortali lo sottraggono. Il corpo di Patroclo resta al centro del campo: la sua difesa occuperà il libro successivo.
Libro XVII — La lotta per il corpo di Patroclo
Funzione del libro. Il libro XVII ritarda la notizia ad Achille e trasforma il cadavere di Patroclo nel centro simbolico della battaglia. Ettore indossa le vecchie armi di Achille, assumendo un’identità destinata alla morte.
Menelao difende il corpo
Menelao vede Patroclo caduto e si pone sopra di lui come una leonessa sui piccoli. Euforbo rivendica il merito del primo colpo e gli ordina di allontanarsi. Menelao lo affronta e lo uccide, ma deve arretrare quando Ettore si avvicina.
Ettore prende le armi
Ettore spoglia Patroclo delle armi di Achille. Vuole portare il corpo a Troia e consegna inizialmente l’armatura ai compagni, poi cambia decisione e la indossa. Zeus lo osserva e prova pietà: Ettore veste le armi di un uomo che non tornerà dalla battaglia e prepara inconsapevolmente la propria fine.
Aiace e Menelao formano la difesa
Menelao chiama Aiace Telamonio. I due si pongono davanti al corpo, mentre i Troiani tentano di trascinarlo via. Glauco rimprovera Ettore per aver abbandonato Sarpedonte e lo accusa di non proteggere gli alleati. Ettore reagisce radunando le schiere.
La battaglia attorno al cadavere
La lotta diventa confusa e violentissima. Gli Achei riescono a coprire il corpo, ma non a portarlo via. Zeus stende una nebbia sulla zona, mentre altrove il cielo rimane limpido. Il cadavere è il punto nel quale si concentra l’onore di entrambe le parti.
I cavalli di Achille piangono
Xanto e Balio restano immobili, con la testa bassa, e piangono Patroclo. Automedonte non riesce a muoverli. Zeus prova pietà per gli animali immortali costretti a condividere il dolore degli uomini e restituisce loro forza.
Automedonte e Alcimedonte
Automedonte chiede ad Alcimedonte di guidare i cavalli mentre lui combatte. Ettore ed Enea tentano di impadronirsi del carro, ma Aiace Telamonio e Aiace Oileo intervengono. Automedonte uccide Areto e conserva i cavalli.
Atena e Apollo
Atena, sotto diverse sembianze, incoraggia Menelao e gli Achei. Apollo, assumendo l’aspetto di Fenopa, rafforza Ettore. Zeus continua a concedere gloria ai Troiani, ma non permette che il corpo venga definitivamente catturato.
Aiace chiede luce
La nebbia rende impossibile capire la situazione. Aiace prega Zeus non di salvarli, ma almeno di far tornare la luce, perché possano combattere e morire vedendo il nemico. Zeus disperde la nube.
La notizia deve raggiungere Achille
Alla luce, Menelao cerca Antiloco e gli ordina di correre da Achille. Il giovane parte piangendo. Intanto Menelao e Merione sollevano il corpo di Patroclo, mentre i due Aiaci proteggono la ritirata.
Il corpo viene riportato alle navi
Troiani e Achei combattono come animali feroci attorno al cadavere. I portatori avanzano faticosamente. Alla fine il corpo viene sottratto al nemico e condotto verso l’accampamento, ma Achille non sa ancora che l’amico è morto.
Libro XVIII — Il dolore di Achille e lo scudo
Funzione del libro. Achille apprende la morte di Patroclo, accetta che la vendetta condurrà anche alla propria fine e riceve da Efesto nuove armi. Lo scudo amplia il poema dalla battaglia all’intero ordine del mondo.
Antiloco porta la notizia
Achille vede gli Achei fuggire e teme che si sia compiuto ciò che Teti gli aveva annunciato. Antiloco arriva, prende le sue mani e comunica la morte di Patroclo e la perdita delle armi. Achille si copre il capo di cenere, si getta a terra e si strappa i capelli. Le schiave e Antiloco piangono con lui.
Teti sente il lamento
Dal fondo del mare Teti ode il grido del figlio e chiama le Nereidi. Tutte emergono e raggiungono Achille. Teti gli ricorda che Zeus ha realizzato il desiderio espresso all’inizio: gli Achei sono stati costretti a onorarlo. Ma la vittoria ottenuta attraverso la sofferenza ha distrutto Patroclo.
Achille sceglie la vendetta
Achille dichiara che non vuole più vivere se non può uccidere Ettore. Teti gli annuncia che la sua morte seguirà presto quella del principe troiano. L’eroe accetta. Rimpiange di non aver frenato l’ira e riconosce che l’odio può crescere nel cuore anche dell’uomo più saggio. La prima ira contro Agamennone viene superata da una seconda ira, nata dal dolore.
Le armi sono perdute
Teti impedisce al figlio di entrare subito in battaglia: Ettore indossa la sua vecchia armatura. La dea promette di tornare all’alba con nuove armi fabbricate da Efesto.
Il corpo è ancora in pericolo
I Troiani stanno per raggiungere il cadavere. Era manda Iris da Achille. Anche senza armatura, l’eroe deve mostrarsi al fossato e spaventare il nemico. Achille esita, ma Iris gli assicura che Atena lo proteggerà.
Il grido di Achille
Achille compare presso il fossato. Atena gli avvolge le spalle con l’egida e fa ardere sopra il capo una luce simile a una fiamma. L’eroe grida tre volte; ogni grido getta il panico tra i Troiani. Dodici guerrieri muoiono travolti dai carri e dalle armi. Gli Achei riescono a portare Patroclo nella tenda.
Il consiglio troiano
Polidamante propone di ritirarsi dentro Troia: Achille tornerà in battaglia e nella pianura aperta sarà impossibile resistergli. Ettore rifiuta. Ritiene vergognoso abbandonare il campo dopo aver costretto gli Achei alle navi e si affida ancora al favore di Zeus. I Troiani approvano, ma il narratore segnala che Atena ha tolto loro il giudizio.
Il compianto sul corpo
Achille pone le mani sul petto di Patroclo e promette di non celebrare il funerale finché non avrà portato la testa e le armi di Ettore. Ordina di lavare il corpo, ungerlo e coprirlo. Il dolore personale si trasforma in programma di vendetta.
Teti nella casa di Efesto
Teti raggiunge la dimora di Efesto, costruita dal dio stesso. La accoglie Carite. Efesto ricorda che Teti e la Nereide Eurinome lo salvarono quando Era lo gettò dall’Olimpo. Per gratitudine, accetta di fabbricare nuove armi per Achille.
La fucina divina
Efesto mette in movimento mantici automatici, prepara bronzo, stagno, oro e argento e lavora con incudine, martello e tenaglie. Crea scudo, corazza, elmo e gambiere. La tecnica divina trasforma i metalli in oggetti che nessun artigiano umano potrebbe realizzare.
Lo scudo: cielo, terra e mare
Al centro dello scudo Efesto rappresenta la terra, il cielo, il mare, il sole, la luna e le costellazioni. L’universo forma la cornice entro la quale si svolgono le azioni umane. La guerra di Troia, pur enorme per i personaggi, è soltanto una parte del cosmo.
Le due città
Efesto raffigura due città. Nella prima si celebrano nozze e banchetti; in una piazza due uomini discutono per il risarcimento di un omicidio e gli anziani amministrano la giustizia. La seconda città è assediata: gli abitanti preparano un’imboscata, combattono e vedono agire Discordia, Tumulto e Morte.
Il lavoro e le stagioni
Sullo scudo compaiono un campo arato, una mietitura, una vigna carica di grappoli, una mandria attaccata da leoni e un pascolo di pecore. La vita umana è fatta di lavoro, festa, proprietà, pericolo e cicli naturali. La produzione di cibo si contrappone alla distruzione della battaglia.
La danza
Efesto rappresenta una danza di giovani e ragazze in abiti splendidi. Il movimento alterna cerchio, linee e rapide evoluzioni, mentre la folla osserva. Al centro cantano e suonano artisti. La scena mostra una comunità che produce bellezza e ordine.
Oceano e il significato complessivo
Intorno al bordo dello scudo scorre Oceano. Tutto il mondo rappresentato è chiuso dentro questa cornice. Achille riceverà un’arma di guerra che porta su di sé città, giustizia, agricoltura, musica, amore, violenza e natura. Lo scudo non glorifica soltanto il combattimento: ricorda ciò che la guerra minaccia e ciò che continua a esistere oltre l’eroe.
Teti riceve le armi
Efesto termina il lavoro e depone le armi davanti a Teti. La dea le raccoglie e scende dall’Olimpo come un falco. All’alba le consegnerà ad Achille, preparando il suo ritorno definitivo in battaglia.
Sintesi narrativa dei libri XIII-XVIII
| Libro | Nucleo narrativo | Svolta prodotta |
|---|---|---|
| XIII | Poseidone aiuta gli Achei e Idomeneo guida la resistenza. | L’avanzata troiana viene temporaneamente arrestata. |
| XIV | Era seduce e addormenta Zeus. | Poseidone favorisce una controffensiva achea; Ettore viene ferito. |
| XV | Zeus ristabilisce il piano e Apollo sostiene Ettore. | I Troiani raggiungono le navi e appiccano il fuoco. |
| XVI | Patroclo combatte nelle armi di Achille. | Salva le navi ma viene ucciso da Ettore. |
| XVII | Lotta per il corpo e le armi di Patroclo. | Il corpo viene salvato; Ettore indossa le armi di Achille. |
| XVIII | Dolore di Achille e nuove armi. | Achille accetta la vendetta e la propria morte futura. |
Filo conduttore
Il piano di Zeus arriva al punto decisivo: la sconfitta achea costringe Patroclo a entrare in battaglia e la sua morte richiama Achille. Nessuna riconciliazione politica era riuscita a ottenere questo risultato. L’amicizia e il lutto spezzano l’isolamento dell’eroe.
Patroclo non muore perché privo di valore. Muore dopo aver ottenuto un successo enorme, ma oltrepassa il limite fissato da Achille e il limite imposto dal destino. Apollo lo disarma, Euforbo lo ferisce ed Ettore conclude l’uccisione: la morte è il risultato di una catena divina e umana.
Lo scudo di Achille chiude il blocco contrapponendo alla concentrazione della vendetta la varietà del mondo. L’eroe sta per entrare in una fase dominata dalla morte, ma porta con sé un’immagine completa della vita che non potrà più condividere.
Fonti del blocco
Fonte principale: Omero, Iliade, introduzione e traduzione di Maria Grazia Ciani, commento di Elisa Avezzù. La riscrittura segue l’ordine dei libri XIII-XVIII e conserva i nuclei narrativi relativi all’intervento di Poseidone, all’inganno di Era, al piano di Zeus, alla morte di Sarpedonte e Patroclo, alla lotta per il corpo e alla fabbricazione delle armi.
Le interpretazioni insistono sul rapporto tra limite e gloria, sulla funzione sostitutiva delle armi di Achille e sul contrasto tra la vendetta dell’eroe e il mondo rappresentato sullo scudo. Il testo è una riformulazione originale in lingua moderna.