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L’Orlando furioso · Ludovico Ariosto

Canto nono

Testo originale e parafrasi

Ogni ottava affianca il testo originale alla parafrasi in italiano contemporaneo.

Testo originaleParafrasi
Ottava 1
1Che non può far d’un cor ch’abbia suggetto
questo crudele e traditore Amore,
poi ch’ad Orlando può levar del petto
la tanta fe’ che debbe al suo Signore?
5Già savio e pieno fu d’ogni rispetto,
e de la santa Chiesa difensore;
or per un vano amor, poco del zio,
e di sé poco, e men cura di Dio.
L'amore è tanto potente da far dimenticare persino a Orlando il dovere verso Carlo Magno, verso la fede e verso Dio.
Ottava 2
Ma l’escuso io pur troppo, e mi rallegro
10nel mio difetto aver compagno tale;
ch’anch’io sono al mio ben languido ed egro,
sano e gagliardo a seguitare il male.
Quel se ne va tutto vestito a negro,
né tanti amici abandonar gli cale;
15e passa dove d’Africa e di Spagna
la gente era attendata alla campagna:
Il poeta perdona Orlando perché riconosce in sé la stessa debolezza amorosa. Il paladino, vestito di nero, attraversa il campo nemico.
Ottava 3
anzi non attendata, perché sotto
alberi e tetti l’ha sparsa la pioggia
a dieci, a venti, a quattro, a sette, ad otto;
20chi più distante e chi più presso alloggia.
Ognuno dorme travagliato e rotto:
chi steso in terra, e chi alla man s’appoggia.
Dormono; e il conte uccider ne può assai:
né però stringe Durindana mai.
I Saraceni dormono sparsi sotto ripari dopo un temporale; Orlando potrebbe ucciderne molti, ma rifiuta di colpire uomini addormentati.
Ottava 4
25Di tanto core è il generoso Orlando,
che non degna ferir gente che dorma.
Or questo, e quando quel luogo cercando
va, per trovar de la sua donna l’orma.
Se truova alcun che veggi, sospirando
30gli ne dipinge l’abito e la forma;
e poi lo priega che per cortesia
gl’insegni andar in parte ove ella sia.
Il cavaliere si aggira cercando Angelica e domanda informazioni a chi incontra, descrivendone l'aspetto.
Ottava 5
E poi che venne il dì chiaro e lucente,
tutto cercò l’esercito moresco:
35e ben lo potea far sicuramente,
avendo indosso l’abito arabesco;
ed aiutollo in questo parimente,
che sapeva altro idioma che francesco,
e l’africano tanto avea espedito,
40che parea nato a Tripoli e nutrito.
Di giorno esplora indisturbato l'accampamento, grazie all'abito orientale e alla perfetta conoscenza della lingua africana.
Ottava 6
Quivi il tutto cercò, dove dimora
fece tre giorni, e non per altro effetto;
poi dentro alle cittadi e a’ borghi fuora
non spiò sol per Francia e suo distretto,
45ma per Uvernia e per Guascogna ancora
rivide sin all’ultimo borghetto:
e cercò da Provenza alla Bretagna,
e dai Picardi ai termini di Spagna.
Dopo tre giorni prosegue le ricerche in tutta la Francia e nelle regioni vicine, dalla Provenza alla Bretagna e fino ai confini della Spagna.
Ottava 7
Tra il fin d’ottobre e il capo di novembre,
50ne la stagion che la frondosa vesta
vede levarsi e discoprir le membre
trepida pianta, fin che nuda resta,
e van gli augelli a strette schiere insembre,
Orlando entrò ne l’amorosa inchiesta;
55né tutto il verno appresso lasciò quella,
né la lasciò ne la stagion novella.
La ricerca comincia tra ottobre e novembre e continua senza interruzione per tutto l'inverno e la primavera.
Ottava 8
Passando un giorno, come avea costume,
d’un paese in un altro, arrivò dove
parte i Normandi dai Bretoni un fiume,
60e verso il vicin mar cheto si muove;
ch’allora gonfio e bianco già di spume
per nieve sciolta e per montane piove:
e l’impeto de l’acqua avea disciolto
e tratto seco il ponte, e il passo tolto.
Giunto a un fiume ingrossato dalle piogge fra Normandia e Bretagna, Orlando scopre che il ponte è stato travolto.
Ottava 9
65Con gli occhi cerca or questo lato or quello,
lungo le ripe il paladin, se vede
(quando né pesce egli non è, né augello)
come abbia a por ne l’altra ripa il piede:
ed ecco a sé venir vede un battello,
70ne la cui poppa una donzella siede,
che di volere a lui venir fa segno;
né lascia poi ch’arrivi in terra il legno.
Mentre cerca il modo di attraversare, vede avvicinarsi una barca con una giovane a poppa, che però si ferma prima della riva.
Ottava 10
Prora in terra non pon; ché d’esser carca
contra sua volontà forse sospetta.
75Orlando priega lei che ne la barca
seco lo tolga, ed oltre il fiume il metta.
Ed ella lui: – Qui cavallier non varca,
il qual su la sua fé non mi prometta
di fare una battaglia a mia richiesta,
80la più giusta del mondo e la più onesta.
Orlando chiede un passaggio, ma la donna esige prima la promessa di combattere per una causa giusta.
Ottava 11
Sì che s’avete, cavallier, desire
di por per me ne l’altra ripa i passi,
promettetemi, prima che finire
quest’altro mese prossimo si lassi,
85ch’al re d’Ibernia v’anderete a unire,
appresso al qual la bella armata fassi
per distrugger quell’isola d’Ebuda,
che, di quante il mar cinge, è la più cruda.
La giovane gli chiede di unirsi entro un mese al re d'Irlanda, che prepara una spedizione contro la crudele isola di Ebuda.
Ottava 12
Voi dovete saper ch’oltre l’Irlanda,
90fra molte che vi son, l’isola giace
nomata Ebuda, che per legge manda
rubando intorno il suo popul rapace;
e quante donne può pigliar, vivanda
tutte destina a un animal vorace,
95che viene ogni dì al lito, e sempre nuova
donna o donzella, onde si pasca, truova;
A Ebuda gli abitanti rapiscono donne e le offrono ogni giorno in pasto a un mostro marino.
Ottava 13
che mercanti e corsar che vanno attorno,
ve ne fan copia, e più de le più belle.
Ben potete contare, una per giorno,
100quante morte vi sian donne e donzelle.
Ma se pietade in voi truova soggiorno,
se non sete d’Amor tutto ribelle,
siate contento esser tra questi eletto,
che van per far sì fruttuoso effetto. –
Mercanti e pirati procurano nuove vittime; la giovane invita il cavaliere ad aiutare a porre fine a questa barbarie.
Ottava 14
105Orlando volse a pena udire il tutto,
che giurò d’esser primo a quella impresa,
come quel ch’alcun atto iniquo e brutto
non può sentire, e d’ascoltar gli pesa:
e fu a pensare, indi a temere indutto,
110che quella gente Angelica abbia presa;
poi che cercata l’ha per tanta via,
né potutone ancor ritrovar spia.
Orlando accetta subito, indignato per l'ingiustizia, e teme che anche Angelica possa essere caduta nelle mani degli isolani.
Ottava 15
Questa imaginazion sì gli confuse
e sì gli tolse ogni primier disegno,
115che, quanto in fretta più potea, conchiuse
di navigare a quello iniquo regno.
Né prima l’altro sol nel mar si chiuse,
che presso a San Malò ritrovò un legno,
nel qual si pose; e fatto alzar le vele,
120passò la notte il monte San Michele.
Il timore lo spinge a partire senza indugio: raggiunge Saint-Malo e si imbarca per Ebuda.
Ottava 16
Breaco e Landriglier lascia a man manca,
e va radendo il gran lito britone;
e poi si drizza invêr l’arena bianca,
onde Ingleterra si nomò Albione;
125ma il vento, ch’era da meriggie, manca,
e soffia tra il ponente e l’aquilone
con tanta forza, che fa al basso porre
tutte le vele, e sé per poppa torre.
La nave costeggia la Bretagna e si dirige verso l'Inghilterra, ma un forte vento contrario costringe a ridurre le vele.
Ottava 17
Quanto il navilio inanzi era venuto
130in quattro giorni, in un ritornò indietro,
ne l’alto mar dal buon nochier tenuto,
che non dia in terra e sembri un fragil vetro.
Il vento, poi che furioso suto
fu quattro giorni, il quinto cangiò metro:
135lasciò senza contrasto il legno entrare
dove il fiume d’Anversa ha foce in mare.
La tempesta la respinge indietro; dopo giorni di navigazione difficile, il vento cambia e la nave entra nella foce di Anversa.
Ottava 18
Tosto che ne la foce entrò lo stanco
nochier col legno afflitto, e il lito prese,
fuor d’una terra che sul destro fianco
140di quel fiume sedeva, un vecchio scese,
di molta età, per quanto il crine bianco
ne dava indicio; il qual tutto cortese,
dopo i saluti, al conte rivoltosse,
che capo giudicò che di lor fosse.
Appena sbarcati, un vecchio del luogo si avvicina cortesemente a Orlando, riconoscendolo come capo dei viaggiatori.
Ottava 19
145E da parte il pregò d’una donzella,
ch’a lei venir non gli paresse grave,
la qual ritroverebbe, oltre che bella,
più ch’altra al mondo affabile e soave;
over fosse contento aspettar ch’ella
150verrebbe a trovar lui fin alla nave:
né più restio volesse esser di quanti
quivi eran giunti cavallieri erranti;
Il vecchio lo invita a incontrare una giovane in difficoltà, come hanno fatto altri cavalieri di passaggio.
Ottava 20
che nessun altro cavallier, ch’arriva
o per terra o per mare a questa foce,
155di ragionar con la donzella schiva,
per consigliarla in un suo caso atroce.
Udito questo, Orlando in su la riva
senza punto indugiarsi uscì veloce;
e come umano e pien di cortesia,
160dove il vecchio il menò, prese la via.
Orlando accetta senza esitazione e segue l'uomo in città per offrire consiglio e aiuto.
Ottava 21
Fu ne la terra il paladin condutto
dentro un palazzo, ove al salir le scale,
una donna trovò piena di lutto,
per quanto il viso ne facea segnale,
165e i negri panni che coprian per tutto
e le logge e le camere e le sale;
la qual, dopo accoglienza grata e onesta
fattol seder, gli disse in voce mesta:
In un palazzo addobbato a lutto incontra una donna affranta, che lo accoglie e comincia il racconto della propria disgrazia.
Ottava 22
– Io voglio che sappiate che figliuola
170fui del conte d’Olanda, a lui sì grata
(quantunque prole io non gli fossi sola,
ch’era da dui fratelli accompagnata),
ch’a quanto io gli chiedea, da lui parola
contraria non mi fu mai replicata.
175Standomi lieta in questo stato, avenne
che ne la nostra terra un duca venne.
La giovane spiega di essere figlia del conte d'Olanda, che l'amava molto e non le negava nulla; un giorno arrivò nel loro paese un duca.
Ottava 23
Duca era di Selandia, e se ne giva
verso Biscaglia a guerreggiar coi Mori.
La bellezza e l’età ch’in lui fioriva,
180e li non più da me sentiti amori
con poca guerra me gli fer captiva;
tanto più che, per quel ch’apparea fuori,
io credea e credo, e creder credo il vero,
ch’amasse ed ami me con cor sincero.
Era Bireno, duca di Zelanda, diretto in guerra contro i Mori in Biscaglia; la ragazza se ne innamorò e crede di essere sinceramente ricambiata.
Ottava 24
185Quei giorni che con noi contrario vento,
contrario agli altri, a me propizio, il tenne
(ch’agli altri fur quaranta, a me un momento;
così al fuggire ebbon veloci penne),
fummo più volte insieme a parlamento,
190dove, che ’l matrimonio con solenne
rito al ritorno suo saria tra nui
mi promise egli, ed io ’l promisi a lui.
Durante i quaranta giorni di soggiorno, vissuti da lei come un istante, i due si promisero il matrimonio al ritorno di Bireno.
Ottava 25
Bireno a pena era da noi partito
(che così ha nome il mio fedele amante),
195che ’l re di Frisa (la qual, quanto il lito
del mar divide il fiume, è a noi distante),
disegnando il figliuol farmi marito,
ch’unico al mondo avea, nomato Arbante,
per li più degni del suo stato manda
200a domandarmi al mio padre in Olanda.
Poco dopo la partenza del giovane, il re di Frisia chiese la mano della ragazza per suo figlio Arbante.
Ottava 26
Io ch’all’amante mio di quella fede
mancar non posso, che gli aveva data,
e anco ch’io possa. Amor non mi conciede
che poter voglia, e ch’io sia tanto ingrata;
205per ruinar la pratica ch’in piede
era gagliarda, e presso al fin guidata,
dico a mio padre, che prima ch’in Frisa
mi dia marito, io voglio essere uccisa.
La fanciulla, fedele alla promessa e all'amore per Bireno, disse al padre che avrebbe preferito morire piuttosto che sposare Arbante.
Ottava 27
Il mio buon padre, al qual sol piacea quanto
210a me piacea, né mai turbar mi volse,
per consolarmi e far cessare il pianto
ch’io ne facea, la pratica disciolse:
di che il superbo re di Frisa tanto
isdegno prese e a tanto odio si volse,
215ch’entrò in Olanda, e cominciò la guerra
che tutto il sangue mio cacciò sotterra.
Il padre ritirò le trattative, ma il re di Frisia reagì invadendo l'Olanda e scatenando una guerra devastante.
Ottava 28
Oltre che sia robusto, e sì possente,
che pochi pari a nostra età ritruova,
e sì astuto in mal far, ch’altrui niente
220la possanza, l’ardir, l’ingegno giova;
porta alcun’arme che l’antica gente
non vide mai, né fuor ch’a lui, la nuova:
un ferro bugio, lungo da dua braccia,
dentro a cui polve ed una palla caccia.
Il re Cimosco possedeva un'arma sconosciuta agli antichi: un tubo metallico che lanciava proiettili mediante polvere esplosiva.
Ottava 29
225Col fuoco dietro ove la canna è chiusa,
tocca un spiraglio che si vede a pena;
a guisa che toccare il medico usa
dove è bisogno d’allacciar la vena:
onde vien con tal suon la palla esclusa,
230che si può dir che tuona e che balena;
né men che soglia il fulmine ove passa,
ciò che tocca, arde, abatte, apre e fracassa.
Accendendo la carica, l'arma produceva tuoni, lampi e un colpo capace di distruggere armature e corpi: era un'arma da fuoco.
Ottava 30
Pose due volte il nostro campo in rotta
con questo inganno, e i miei fratelli uccise:
235nel primo assalto il primo; che la botta,
rotto l’usbergo, in mezzo il cor gli mise;
ne l’altra zuffa a l’altro, il quale in frotta
fuggìa, dal corpo l’anima divise;
e lo ferì lontan dietro la spalla,
240e fuor del petto uscir fece la palla.
Cimosco sconfisse due volte gli Olandesi e uccise con quell'arma entrambi i fratelli della giovane, uno colpendolo al cuore, l'altro alle spalle.
Ottava 31
Difendendosi poi mio padre un giorno
dentro un castel che sol gli era rimaso,
che tutto il resto avea perduto intorno,
lo fe’ con simil colpo ire all’occaso;
245che mentre andava e che facea ritorno,
provedendo or a questo or a quel caso,
dal traditor fu in mezzo gli occhi colto,
che l’avea di lontan di mira tolto.
Colpì poi a distanza il padre mentre difendeva l'ultimo castello rimasto, lasciando la figlia sola erede dell'Olanda.
Ottava 32
Morto i fratelli e il padre, e rimasa io
250de l’isola d’Olanda unica erede,
il re di Frisa, perché avea disio
di ben fermare in quello stato il piede,
mi fa sapere, e così al popul mio,
che pace e che riposo mi conciede,
255quando io vogli or, quel che non volsi inante,
tor per marito il suo figliuolo Arbante.
Per assicurarsi il possesso del paese, Cimosco tornò a proporle la pace, purché accettasse il matrimonio con Arbante.
Ottava 33
Io per l’odio non sì, che grave porto
a lui e a tutta la sua iniqua schiatta,
il qual m’ha dui fratelli e ’l padre morto,
260saccheggiata la patria, arsa e disfatta;
come perché a colui non vo’ far torto,
a cui già la promessa aveva fatta,
ch’altr’uomo non saria che mi sposasse,
fin che di Spagna a me non ritornasse:
La giovane rifiutò non soltanto per l'odio verso l'uccisore della sua famiglia, ma soprattutto per la fedeltà promessa a Bireno.
Ottava 34
265– Per un mal ch’io patisco, ne vo’ cento
patir (rispondo), e far di tutto il resto;
esser morta, arsa viva, e che sia al vento
la cener sparsa, inanzi che far questo. –
Studia la gente mia di questo intento
270tormi: chi priega, e chi mi fa protesto
di dargli in mano me e la terra, prima
che la mia ostinazion tutti ci opprima.
Dichiarò di preferire qualsiasi morte alle nozze; i sudditi la pregarono di cedere e minacciarono di consegnarla al nemico.
Ottava 35
Così, poi che i protesti e i prieghi invano
vider gittarsi, e che pur stava dura,
275presero accordo col Frisone, e in mano,
come avean detto, gli dier me e le mura.
Quel, senza farmi alcuno atto villano,
de la vita e del regno m’assicura,
pur ch’io indolcisca l’indurate voglie,
280e che d’Arbante suo mi faccia moglie.
Di fronte al rifiuto, i cittadini consegnarono la ragazza e la città a Cimosco, che promise di risparmiarla se avesse sposato suo figlio.
Ottava 36
Io che sforzar così mi veggio, voglio,
per uscirgli di man, perder la vita;
ma se pria non mi vendico, mi doglio
più che di quanta ingiuria abbia patita.
285Fo pensier molti; e veggio al mio cordoglio
che solo il simular può dare aita:
fingo ch’io brami, non che non mi piaccia,
che mi perdoni e sua nuora mi faccia.
Vedendosi costretta, la giovane decise di fingere consenso per vendicarsi e fuggire, anche a rischio della propria vita.
Ottava 37
Fra molti ch’al servizio erano stati
290già di mio padre, io scelgo dui fratelli,
di grande ingegno e di gran cor dotati,
ma più di vera fede, come quelli
che cresciutici in corte ed allevati
si son con noi da teneri citelli;
295e tanto miei, che poco lor parria
la vita por per la salute mia.
Scelse due fratelli, servi fedelissimi cresciuti alla corte paterna, perché la aiutassero nel piano.
Ottava 38
Communico con loro il mio disegno:
essi prometton d’essermi in aiuto.
L’un viene in Fiandra, e v’apparecchia un legno;
300l’altro meco in Olanda ho ritenuto.
Or mentre i forestieri e quei del regno
s’invitano alle nozze, fu saputo
che Bireno in Biscaglia avea una armata,
per venire in Olanda, apparecchiata.
Uno preparò una nave nelle Fiandre; l'altro rimase con lei in Olanda. Intanto giunse notizia che Bireno preparava una spedizione di soccorso.
Ottava 39
305Però che, fatta la prima battaglia
dove fu rotto un mio fratello e ucciso,
spacciar tosto un corrier feci in Biscaglia,
che portassi a Bireno il tristo aviso;
il qual mentre che s’arma e si travaglia,
310dal re di Frisa il resto fu conquiso.
Bireno, che di ciò nulla sapea,
per darci aiuto i legni sciolti avea.
La giovane aveva mandato a Bireno un messaggero dopo la prima sconfitta, ma il duca ignorava che nel frattempo il paese fosse caduto.
Ottava 40
Di questo avuto aviso il re frisone,
de le nozze al figliuol la cura lassa;
315e con l’armata sua nel mar si pone:
truova il duca, lo rompe, arde e fracassa,
e, come vuol Fortuna, il fa prigione;
ma di ciò ancor la nuova a noi non passa.
Mi sposa intanto il giovene, e si vuole
320meco corcar come si corchi il sole.
Cimosco lasciò i preparativi delle nozze al figlio, attaccò la flotta di Bireno, la sconfisse e lo catturò; la sposa ancora non sapeva nulla.
Ottava 41
Io dietro alle cortine avea nascoso
quel mio fedele; il qual nulla si mosse
prima che a me venir vide lo sposo;
e non l’attese che corcato fosse,
325ch’alzò un’accetta, e con sì valoroso
braccio dietro nel capo lo percosse,
che gli levò la vita e la parola:
io saltai presta, e gli segai la gola.
La notte delle nozze, il servitore nascosto dietro una tenda colpì Arbante alla testa con un'ascia e la ragazza gli tagliò la gola.
Ottava 42
Come cadere il bue suole al macello,
330cade il malnato giovene, in dispetto
del re Cimosco, il più d’ogn’altro fello;
che l’empio re di Frisa è così detto,
che morto l’uno e l’altro mio fratello
m’avea col padre, e per meglio suggetto
335farsi il mio stato, mi volea per nuora;
e forse un giorno uccisa avria me ancora.
Arbante cadde morto: la giovane si era vendicata del figlio di Cimosco, responsabile della morte dei fratelli e del padre.
Ottava 43
Prima ch’altro disturbo vi si metta,
tolto quel che più vale e meno pesa,
il mio compagno al mar mi cala in fretta
340da la finestra a un canape sospesa,
là dove attento il suo fratello aspetta
sopra la barca ch’avea in Fiandra presa.
Demmo le vele ai venti e i remi all’acque,
e tutti ci salvian, come a Dio piacque.
Prese gli oggetti più preziosi e fuggì dalla finestra con una corda; raggiunse la nave preparata dall'altro fratello e salpò.
Ottava 44
345Non so se ’l re di Frisa più dolente
del figliuol morto, o se più d’ira acceso
fosse contra di me, che ’l dì seguente
giunse là dove si trovò sì offeso.
Superbo ritornava egli e sua gente
350de la vittoria e di Bireno preso;
e credendo venire a nozze e a festa,
ogni cosa trovò scura e funesta.
Il giorno dopo Cimosco tornò trionfante con Bireno prigioniero, ma trovò il figlio ucciso e le nozze trasformate in lutto.
Ottava 45
La pietà del figliuol, l’odio ch’aveva
a me, né dì né notte il lascia mai.
355Ma perché il pianger morti non rileva,
e la vendetta sfoga l’odio assai,
la parte del pensier, ch’esser doveva
de la pietade in sospirare e in guai,
vuol che con l’odio a investigar s’unisca,
360come egli m’abbia in mano e mi punisca.
Il dolore per il figlio e l'odio per la ragazza lo spinsero a cercare ossessivamente il modo di catturarla e punirla.
Ottava 46
Quei tutti che sapeva e gli era detto
che mi fossino amici, o di quei miei
che m’aveano aiutata a far l’effetto,
uccise, o lor beni arse, o li fe’ rei.
365Volse uccider Bireno in mio dispetto;
che d’altro sì doler non mi potrei:
gli parve poi, se vivo lo tenesse,
che per pigliarmi, in man la rete avesse.
Perseguitò i suoi amici e complici e pensò di uccidere Bireno; poi decise di tenerlo vivo come ostaggio per attirare la fuggitiva.
Ottava 47
Ma gli propone una crudele e dura
370condizion: gli fa termine un anno,
al fin del qual gli darà morte oscura,
se prima egli per forza o per inganno,
con amici e parenti non procura,
con tutto ciò che ponno e ciò che sanno,
375di darmigli in prigion: sì che la via
di lui salvare è sol la morte mia.
Minacciò di uccidere Bireno entro un anno se lui e i suoi sostenitori non gli avessero consegnato la giovane.
Ottava 48
Ciò che si possa far per sua salute,
fuor che perder me stessa, il tutto ho fatto.
Sei castella ebbi in Fiandra, e l’ho vendute:
380e ’l poco o ’l molto prezzo ch’io n’ho tratto,
parte, tentando per persone astute
i guardiani corrumpere, ho distratto;
e parte, per far muovere alli danni
di quell’empio or gl’Inglesi, or gli Alamanni.
Per salvarlo la ragazza vendette sei castelli nelle Fiandre e spese tutto il denaro tentando di corrompere guardiani e mobilitare eserciti stranieri.
Ottava 49
385I mezzi, o che non abbiano potuto,
o che non abbian fatto il dover loro,
m’hanno dato parole e non aiuto;
e sprezzano or che n’han cavato l’oro:
e presso al fine il termine è venuto,
390dopo il qual né la forza né ’l tesoro
potrà giunger più a tempo, sì che morte
e strazio schivi al mio caro consorte.
Nessuna iniziativa funzionò e i sedicenti alleati conservarono il denaro senza aiutarla; intanto la scadenza della condanna si avvicinava.
Ottava 50
Mio padre e’ miei fratelli mi son stati
morti per lui; per lui toltomi il regno;
395per lui quei pochi beni che restati
m’eran, del viver mio soli sostegno,
per trarlo di prigione ho disipati:
né mi resta ora in che più far disegno,
se non d’andarmi io stessa in mano a porre
400di sì crudel nimico, e lui disciorre.
Avendo perso per Bireno famiglia, regno e ricchezze, la donna pensa che resti soltanto consegnarsi a Cimosco in cambio della sua libertà.
Ottava 51
Se dunque da far altro non mi resta,
né si truova al suo scampo altro riparo
che per lui por questa mia vita, questa
mia vita per lui por mi sarà caro.
405Ma sola una paura mi molesta,
che non saprò far patto così chiaro,
che m’assicuri che non sia il tiranno,
poi ch’avuta m’avrà, per fare inganno.
È pronta a sacrificare la vita, ma teme di non riuscire a ottenere una garanzia che il tiranno mantenga la promessa.
Ottava 52
Io dubito che poi che m’avrà in gabbia
410e fatto avrà di me tutti li strazi,
né Bireno per questo a lasciare abbia,
sì ch’esser per me sciolto mi ringrazi;
come periuro, e pien di tanta rabbia,
che di me sola uccider non si sazi:
415e quel ch’avrà di me, né più né meno
faccia di poi del misero Bireno.
Cimosco potrebbe infatti torturare lei e poi uccidere anche Bireno, tradendo ogni accordo.
Ottava 53
Or la cagion che conferir con voi
mi fa i miei casi, e ch’io li dico a quanti
signori e cavallier vengono a noi,
420è solo acciò, parlandone con tanti,
m’insegni alcun d’assicurar che, poi
ch’a quel crudel mi sia condotta avanti,
non abbia a ritener Bireno ancora,
né voglia, morta me, ch’esso poi mora.
Per questo chiede consiglio a tutti i cavalieri di passaggio, sperando che qualcuno sappia assicurare lo scambio.
Ottava 54
425Pregato ho alcun guerrier, che meco sia
quando io mi darò in mano al re di Frisa;
ma mi prometta e la sua fe’ mi dia,
che questo cambio sarà fatto in guisa,
ch’a un tempo io data, e liberato fia
430Bireno: sì che quando io sarò uccisa,
morrò contenta, poi che la mia morte
avrà dato la vita al mio consorte.
Vorrebbe un guerriero disposto ad accompagnarla e a garantire la liberazione immediata di Bireno in cambio della sua persona.
Ottava 55
Né fino a questo dì truovo chi toglia
sopra la fede sua d’assicurarmi,
435che quando io sia condotta, e che mi voglia
aver quel re, senza Bireno darmi,
egli non lascierà contra mia voglia
che presa io sia: sì teme ognun quell’armi;
teme quell’armi, a cui par che non possa
440star piastra incontra, e sia quanto vuol grossa.
Nessuno ha accettato finora, perché tutti temono l'invincibile arma da fuoco di Cimosco.
Ottava 56
Or, s’in voi la virtù non è diforme
dal fier sembiante e da l’erculeo aspetto,
e credete poter darmegli, e torme
anco da lui, quando non vada retto;
445siate contento d’esser meco a porme
ne le man sue: ch’io non avrò sospetto,
quando voi siate meco, se ben io
poi ne morrò, che muora il signor mio. –
La giovane chiede a Orlando, così forte all'apparenza, di sostenerla nello scambio anche a costo della sua morte, pur di salvare Bireno.
Ottava 57
Qui la donzella il suo parlar conchiuse,
450che con pianto e sospir spesso interroppe.
Orlando, poi ch’ella la bocca chiuse,
le cui voglie al ben far mai non fur zoppe,
in parole con lei non si diffuse;
che di natura non usava troppe:
455ma le promise, e la sua fé le diede,
che farìa più di quel ch’ella gli chiede.
Orlando, commosso, promette senza lunghi discorsi non solo di proteggerla, ma di fare perfino più di quanto gli venga chiesto.
Ottava 58
Non è sua intenzion ch’ella in man vada
del suo nimico per salvar Bireno:
ben salverà amendui, se la sua spada
460e l’usato valor non gli vien meno.
Il medesimo dì piglian la strada,
poi c’hanno il vento prospero e sereno.
Il paladin s’affretta; che di gire
all’isola del mostro avea desire.
Intende infatti liberare entrambi senza consegnare lei al tiranno. Salpa immediatamente, desideroso anche di raggiungere l'isola del mostro.
Ottava 59
465Or volta all’una, or volta all’altra banda
per gli alti stagni il buon nochier la vela:
scuopre un’isola e un’altra di Zilanda;
scuopre una inanzi, e un’altra a dietro cela.
Orlando smonta il terzo dì in Olanda;
470ma non smonta colei che si querela
del re di Frisa: Orlando vuol che intenda
la morte di quel rio, prima che scenda.
Dopo aver navigato fra le isole della Zelanda, sbarca in Olanda al terzo giorno, lasciando la donna sulla nave finché Cimosco non sia morto.
Ottava 60
Nel lito armato il paladino varca
sopra un corsier di pel tra bigio e nero,
475nutrito in Fiandra e nato in Danismarca,
grande e possente assai più che leggiero;
però ch’avea, quando si messe in barca,
in Bretagna lasciato il suo destriero,
quel Brigliador sì bello e sì gagliardo,
480che non ha paragon, fuor che Baiardo.
Sceso a terra, Orlando monta un robusto cavallo danese dal manto grigio e nero, perché aveva lasciato Brigliadoro in Bretagna.
Ottava 61
Giunge Orlando a Dordreche, e quivi truova
di molta gente armata in su la porta;
sì perché sempre, ma più quando è nuova,
seco ogni signoria sospetto porta;
485sì perché dianzi giunta era una nuova,
che di Selandia con armata scorta
di navili e di gente un cugin viene
di quel signor che qui prigion si tiene.
A Dordrecht trova le porte sorvegliate, anche perché si attende l'arrivo di un cugino di Bireno con uomini armati.
Ottava 62
Orlando prega uno di lor, che vada
490e dica al re, ch’un cavalliero errante
disia con lui provarsi a lancia e a spada;
ma che vuol che tra lor sia patto inante:
che se ’l re fa che, chi lo sfida, cada,
la donna abbia d’aver, ch’uccise Arbante;
495che ’l cavallier l’ha in loco non lontano
da poter sempremai darglila in mano;
Manda a sfidare Cimosco: se il re vince, avrà la donna che ha ucciso Arbante, ma se perde dovrà liberare Bireno.
Ottava 63
ed all’incontro vuol che ’l re prometta,
ch’ove egli vinto ne la pugna sia,
Bireno in libertà subito metta,
500e che lo lasci andare alla sua via.
Il fante al re fa l’ambasciata in fretta:
ma quel, che né virtù né cortesia
conobbe mai, drizzò tutto il suo intento
alla fraude, all’inganno, al tradimento.
Cimosco ascolta la proposta e, incapace di lealtà, decide invece di tendere un agguato al cavaliere.
Ottava 64
505Gli par ch’avendo in mano il cavalliero,
avrà la donna ancor, che sì l’ha offeso,
s’in possanza di lui la donna è vero
che si ritruovi, e il fante ha ben inteso.
Trenta uomini pigliar fece sentiero
510diverso da la porta ov’era atteso,
che dopo occulto ed assai lungo giro,
dietro alle spalle al paladino usciro.
Manda trenta uomini a circondare Orlando da una strada laterale, sperando di prenderlo vivo e poi ottenere la ragazza.
Ottava 65
Il traditore intanto dar parole
fatto gli avea, sin che i cavalli e i fanti
515vede esser giunti al loco ove gli vuole;
da la porta esce poi con altretanti.
Come le fere e il bosco cinger suole
perito cacciator da tutti i canti;
come appresso a Volana i pesci e l’onda
520con lunga rete il pescator circonda:
Mentre lo distrae con le trattative, il re esce con altri armati e cerca di chiuderlo in una trappola.
Ottava 66
così per ogni via dal re di Frisa,
che quel guerrier non fugga, si provede.
Vivo lo vuole, e non in altra guisa:
e questo far sì facilmente crede,
525che ’l fulmine terrestre, con che uccisa
ha tanta e tanta gente, ora non chiede;
che quivi non gli par che si convegna,
dove pigliar, non far morir, disegna.
Cimosco vuole catturare Orlando senza ucciderlo e perciò rinuncia inizialmente a usare la propria arma da fuoco.
Ottava 67
Qual cauto ucellator che serba vivi,
530intento a maggior preda, i primi augelli,
acciò in più quantitade altri captivi
faccia col giuoco e col zimbel di quelli:
tal esser volse il re Cimosco quivi:
ma già non volse Orlando esser di quelli
535che si lascin pigliar al primo tratto;
e tosto roppe il cerchio ch’avean fatto.
Come un uccellatore che conserva vive le prime prede per attrarne altre, il re vuole servirsi del cavaliere; Orlando però spezza l'accerchiamento.
Ottava 68
Il cavallier d’Anglante, ove più spesse
vide le genti e l’arme, abbassò l’asta;
ed uno in quella e poscia un altro messe,
540e un altro e un altro, che sembrar di pasta;
e fin a sei ve n’infilzò, e li resse
tutti una lancia: e perch’ella non basta
a più capir, lasciò il settimo fuore
ferito sì, che di quel colpo muore.
Abbassa la lancia contro il gruppo più fitto e trafigge sei soldati, ferendone mortalmente un settimo.
Ottava 69
545Non altrimente ne l’estrema arena
veggiàn le rane de canali e fosse
dal cauto arcier nei fianchi e ne la schiena,
l’una vicina all’altra, esser percosse;
né da la freccia, fin che tutta piena
550non sia da un capo all’altro, esser rimosse.
La grave lancia Orlando da sé scaglia,
e con la spada entrò ne la battaglia.
Il poeta paragona i corpi infilati nella lancia a rane trafitte da un unico dardo; poi Orlando getta l'asta e impugna la spada.
Ottava 70
Rotta la lancia, quella spada strinse,
quella che mai non fu menata in fallo;
555e ad ogni colpo, o taglio o punta, estinse
quando uomo a piedi, e quando uomo a cavallo:
dove toccò, sempre in vermiglio tinse
l’azzurro, il verde, il bianco, il nero, il giallo.
Duolsi Cimosco che la canna e il fuoco
560seco or non ha, quando v’avrian più loco.
Con Durindana abbatte uno dopo l'altro i nemici, mentre Cimosco si pente di non avere portato il fucile.
Ottava 71
E con gran voce e con minacce chiede
che portati gli sian, ma poco è udito;
che chi ha ritratto a salvamento il piede
ne la città, non è d’uscir più ardito.
565Il re frison, che fuggir gli altri vede,
d’esser salvo egli ancor piglia partito:
corre alla porta, e vuole alzare il ponte,
ma troppo è presto ad arrivare il conte.
Il re lo fa cercare, ma i soldati, terrorizzati, fuggono nella città; decide di scappare e tenta invano di sollevare il ponte prima dell'arrivo di Orlando.
Ottava 72
Il re volta le spalle, e signor lassa
570del ponte Orlando e d’amendue le porte;
e fugge, e inanzi a tutti gli altri passa,
mercé che ’l suo destrier corre più forte.
Non mira Orlando a quella plebe bassa:
vuole il fellon, non gli altri, porre a morte;
575ma il suo destrier sì al corso poco vale,
che restio sembra, e chi fugge, abbia l’ale.
Cimosco fugge su un cavallo veloce. Orlando insegue soltanto lui, trascurando i soldati, ma il proprio cavallo è troppo lento.
Ottava 73
D’una in un’altra via si leva ratto
di vista al paladin; ma indugia poco,
che torna con nuove armi; che s’ha fatto
580portare intanto il cavo ferro e il fuoco:
e dietro un canto postosi di piatto,
l’attende, come il cacciatore al loco,
coi cani armati e con lo spiedo, attende
il fier cingial che ruinoso scende;
Il re si nasconde dietro un angolo dopo essersi fatto portare il fucile, in attesa di colpire Orlando di sorpresa.
Ottava 74
585che spezza i rami e fa cadere i sassi,
e ovunque drizzi l’orgogliosa fronte,
sembra a tanto rumor che si fracassi
la selva intorno, e che si svella il monte.
Sta Cimosco alla posta, acciò non passi
590senza pagargli il fio l’audace conte:
tosto ch’appare, allo spiraglio tocca
col fuoco il ferro, e quel subito scocca.
Come un cacciatore appostato contro un cinghiale, Cimosco aspetta il momento favorevole e fa partire il colpo.
Ottava 75
Dietro lampeggia a guisa di baleno,
dinanzi scoppia, e manda in aria il tuono.
595Trieman le mura, e sotto i piè il terreno;
il ciel ribomba al paventoso suono.
L’ardente stral, che spezza e venir meno
fa ciò ch’incontra, e dà a nessun perdono,
sibila e stride; ma, come è il desire
600di quel brutto assassin, non va a ferire.
Lo sparo rimbomba come un fulmine e scuote l'aria, ma il proiettile non centra il cavaliere.
Ottava 76
O sia la fretta, o sia la troppa voglia
d’uccider quel baron, ch’errar lo faccia;
o sia che il cor, tremando come foglia,
faccia insieme tremare e mani e braccia;
605o la bontà divina che non voglia
che ’l suo fedel campion sì tosto giaccia:
quel colpo al ventre del destrier si torse;
lo cacciò in terra, onde mai più non sorse.
Per l'agitazione, per il tremore o per protezione divina, il colpo uccide invece il cavallo di Orlando.
Ottava 77
Cade a terra il cavallo e il cavalliero:
610la preme l’un, la tocca l’altro a pena;
che si leva sì destro e sì leggiero,
come cresciuto gli sia possa e lena.
Quale il libico Anteo sempre più fiero
surger solea da la percossa arena,
615tal surger parve, e che la forza, quando
toccò il terren, si radoppiasse a Orlando.
Orlando cade ma si rialza subito con forza ancora maggiore, come il gigante Anteo che riprendeva vigore toccando terra.
Ottava 78
Chi vide mai dal ciel cadere il foco
che con sì orrendo suon Giove disserra,
e penetrare ove un richiuso loco
620carbon con zolfo e con salnitro serra;
ch’a pena arriva, a pena tocca un poco,
che par ch’avampi il ciel, non che la terra;
spezza le mura, e i gravi marmi svelle,
e fa i sassi volar sin alle stelle;
Il poeta paragona l'ira del paladino a un'esplosione devastante di fuoco e polvere che distrugge muri e rocce.
Ottava 79
625s’imagini che tal, poi che cadendo
toccò la terra, il paladino fosse:
con sì fiero sembiante aspro ed orrendo,
da far tremar nel ciel Marte, si mosse.
Di che smarrito il re frison, torcendo
630la briglia indietro, per fuggir voltosse;
ma gli fu dietro Orlando con più fretta,
che non esce da l’arco una saetta:
Vedendo Orlando avanzare terrificante, Cimosco tenta di fuggire, ma il paladino gli corre dietro più veloce di una freccia.
Ottava 80
e quel che non avea potuto prima
fare a cavallo, or farà essendo a piede.
635Lo seguita sì ratto, ch’ogni stima
di chi nol vide, ogni credenza eccede.
Lo giunse in poca strada; ed alla cima
de l’elmo alza la spada, e sì lo fiede,
che gli parte la testa fin al collo,
640e in terra il manda a dar l’ultimo crollo.
Orlando raggiunge il re a piedi e lo colpisce alla testa con la spada, spaccandogliela fino al collo e uccidendolo.
Ottava 81
Ecco levar ne la città si sente
nuovo rumor, nuovo menar di spade;
che ’l cugin di Bireno con la gente
ch’avea condutta da le sue contrade,
645poi che la porta ritrovò patente,
era venuto dentro alla cittade,
dal paladino in tal timor ridutta,
che senza intoppo la può scorrer tutta.
Le truppe del cugino di Bireno entrano nella città, già sconvolta dalla sconfitta di Cimosco.
Ottava 82
Fugge il populo in rotta, che non scorge
650chi questa gente sia, né che domandi;
ma poi ch’uno ed un altro pur s’accorge
all’abito e al parlar, che son Selandi,
chiede lor pace, e il foglio bianco porge;
e dice al capitan che gli comandi,
655e dar gli vuol contro i Frisoni aiuto,
che ’l suo duca in prigion gli han ritenuto.
Gli abitanti, riconoscendo gli uomini della Zelanda, chiedono pace e offrono il proprio aiuto contro i Frisoni.
Ottava 83
Quel popul sempre stato era nimico
del re di Frisa e d’ogni suo seguace,
perché morto gli avea il signore antico,
660ma più perch’era ingiusto, empio e rapace.
Orlando s’interpose come amico
d’ambe le parti, e fece lor far pace;
le quali unite, non lasciar Frisone
che non morisse o non fosse prigione.
Il popolo odiava Cimosco per la tirannia; Orlando favorisce la riconciliazione con gli alleati, che sconfiggono o catturano gli ultimi Frisoni.
Ottava 84
665Le porte de le carceri gittate
a terra sono, e non si cerca chiave.
Bireno al conte con parole grate
mostra conoscer l’obligo che gli have.
Indi insieme e con molte altre brigate
670se ne vanno ove attende Olimpia in nave:
così la donna, a cui di ragion spetta
il dominio de l’isola, era detta;
Le carceri vengono aperte e Bireno, finalmente libero, ringrazia Orlando. Tutti raggiungono la nave dove attende Olimpia.
Ottava 85
quella che quivi Orlando avea condutto
non con pensier che far dovesse tanto;
675che la parea bastar, che posta in lutto
sol lei, lo sposo avesse a trar di pianto.
Lei riverisce e onora il popul tutto.
Lungo sarebbe a ricontarvi quanto
lei Bireno accarezzi, ed ella lui;
680quai grazie al conte rendano ambidui.
Olimpia, così si chiama la giovane, riabbraccia Bireno; entrambi ringraziano commossi il cavaliere per l'impresa.
Ottava 86
Il popul la donzella nel paterno
seggio rimette, e fedeltà le giura.
Ella a Bireno, a cui con nodo eterno
la legò Amor d’una catena dura,
685de lo stato e di sé dona il governo.
Ed egli tratto poi da un’altra cura,
de le fortezze e di tutto il domìno
de l’isola guardian lascia il cugino;
Gli abitanti restituiscono a Olimpia il governo dell'Olanda, ma lei condivide potere e destino con Bireno; il duca affida le fortezze a un cugino.
Ottava 87
che tornare in Selandia avea disegno,
690e menar seco la fedel consorte:
e dicea voler fare indi nel regno
di Frisa esperienza di sua sorte;
perché di ciò l’assicurava un pegno
ch’egli aveva in mano, e lo stimava forte:
695la figliuola del re, che fra i captivi,
che vi fur molti, avea trovata quivi.
Bireno vuole tornare in Zelanda con Olimpia e pensa anche a conquistare la Frisia, contando sulla figlia del re catturata durante gli scontri.
Ottava 88
E dice ch’egli vuol ch’un suo germano,
ch’era minor d’età, l’abbia per moglie.
Quindi si parte il senator romano
700il dì medesmo che Bireno scioglie.
Non volse porre ad altra cosa mano,
fra tante e tante guadagnate spoglie,
se non a quel tormento ch’abbiàn detto
ch’al fulmine assimiglia in ogni effetto.
Progetta di darla in sposa a un fratello minore. Orlando riparte lo stesso giorno e prende come unico bottino il fucile di Cimosco.
Ottava 89
705L’intenzion non già, perché lo tolle,
fu per voglia d’usarlo in sua difesa;
che sempre atto stimò d’animo molle
gir con vantaggio in qualsivoglia impresa:
ma per gittarlo in parte, onde non volle
710che mai potesse ad uomo più fare offesa:
e la polve e le palle e tutto il resto
seco portò, ch’apparteneva a questo.
Non vuole utilizzare l'arma, che considera sleale perché permette ai vili di prevalere sui valorosi; intende distruggerla definitivamente.
Ottava 90
E così, poi che fuor de la marea
nel più profondo mar si vide uscito,
715sì che segno lontan non si vedea
del destro più né del sinistro lito;
lo tolse, e disse: – Acciò più non istea
mai cavallier per te d’esser ardito,
né quanto il buono val, mai più si vanti
720il rio per te valer, qui giù rimanti.
Giunto in mare aperto, lontano dalla costa, maledice l'arma e la getta negli abissi affinché non dia mai più vantaggio ai malvagi.
Ottava 91
O maladetto, o abominoso ordigno,
che fabricato nel tartareo fondo
fosti per man di Belzebù maligno
che ruinar per te disegnò il mondo,
725all’inferno, onde uscisti, ti rasigno. –
Così dicendo, lo gittò in profondo.
Il vento intanto le gonfiate vele
spinge alla via de l’isola crudele.
La denuncia come invenzione infernale capace di rovinare il mondo; intanto la nave procede verso l'isola di Ebuda.
Ottava 92
Tanto desire il paladino preme
730di saper se la donna ivi si truova,
ch’ama assai più che tutto il mondo insieme,
né un’ora senza lei viver gli giova;
che s’in Ibernia mette il piede, teme
di non dar tempo a qualche cosa nuova,
735sì ch’abbia poi da dir invano: – Ahi lasso!
ch’al venir mio non affrettai più il passo. –
Orlando teme che Angelica sia prigioniera del mostro e vuole arrivare prima che sia troppo tardi.
Ottava 93
Né scala in Inghelterra né in Irlanda
mai lasciò far, né sul contrario lito.
Ma lasciamolo andar dove lo manda
740il nudo arcier che l’ha nel cor ferito.
Prima che più io ne parli, io vo’ in Olanda
tornare, e voi meco a tornarvi invito;
che, come a me, so spiacerebbe a voi,
che quelle nozze fosson senza noi.
Per non perdere tempo evita di fermarsi in Irlanda o Inghilterra; il narratore interrompe la sua vicenda e torna al matrimonio di Olimpia.
Ottava 94
745Le nozze belle e sontuose fanno;
ma non sì sontuose né sì belle,
come in Selandia dicon che faranno.
Pur non disegno che vegnate a quelle;
perché nuovi accidenti a nascere hanno
750per disturbarle, de’ quai le novelle
all’altro canto vi farò sentire,
s’all’altro canto mi verrete a udire.
Le feste in Olanda sono splendide, ma nuove vicende sconvolgeranno le nozze previste in Zelanda; il loro racconto è rinviato al canto seguente.