L’Orlando furioso · Ludovico Ariosto
Canto settimo
Testo originale e parafrasi
Ogni ottava affianca il testo originale alla parafrasi in italiano contemporaneo.
| Testo originale | Parafrasi |
|---|---|
| Ottava 1 1Chi va lontan da la sua patria, vede cose, da quel che già credea, lontane; che narrandole poi, non se gli crede, e stimato bugiardo ne rimane: 5che ’l sciocco vulgo non gli vuol dar fede, se non le vede e tocca chiare e piane. Per questo io so che l’inesperienza farà al mio canto dar poca credenza. | Chi viaggia in paesi lontani vede cose tanto insolite che, quando le racconta, viene spesso accusato di mentire da chi non le ha mai viste. Temo che succeda anche a me. |
| Ottava 2 Poca o molta ch’io ci abbia, non bisogna 10ch’io ponga mente al vulgo sciocco e ignaro. A voi so ben che non parrà menzogna, che ’l lume del discorso avete chiaro; ed a voi soli ogni mio intento agogna che ’l frutto sia di mie fatiche caro. 15Io vi lasciai che ’l ponte e la riviera vider, che’n guardia avea Erifilla altiera. | Non mi preoccupo però dell'incredulità degli ignoranti: mi rivolgo ai lettori capaci di giudicare. Riprendo dunque il racconto dal ponte custodito dalla gigantesca Erifilla. |
| Ottava 3 Quell’era armata del più fin metallo, ch’avean di piu color gemme distinto: rubin vermiglio, crisolito giallo, 20verde smeraldo, con flavo iacinto. Era montata, ma non a cavallo; invece avea di quello un lupo spinto: spinto avea un lupo ove si passa il fiume, con ricca sella fuor d’ogni costume. | Erifilla indossa un'armatura preziosa, ornata di gemme variopinte, e cavalca non un cavallo ma un lupo enorme, riccamente bardato. |
| Ottava 4 25Non credo ch’un sì grande Apulia n’abbia: egli era grosso ed alto più d’un bue. Con fren spumar non gli facea le labbia, né so come lo regga a voglie sue. La sopravesta di color di sabbia 30su l’arme avea la maledetta lue: era, fuor che ’l color, di quella sorte ch’i vescovi e i prelati usano in corte. | Il lupo è più imponente di un bue; non si capisce come la sua padrona riesca a dominarlo. La gigantessa veste sopra l'armatura un abito color sabbia simile a quello dei prelati. |
| Ottava 5 Ed avea ne lo scudo e sul cimiero una gonfiata e velenosa botta. 35Le donne la mostraro al cavalliero, di qua dal ponte per giostrar ridotta, e fargli scorno e rompergli il sentiero, come ad alcuni usata era talotta. Ella a Ruggier, che torni a dietro, grida: 40quel piglia un’asta, e la minaccia e sfida. | Sul suo scudo e sull'elmo appare una figura velenosa. Le due guide indicano a Ruggiero l'avversaria, che gli ordina di tornare indietro; egli invece la sfida con la lancia. |
| Ottava 6 Non men la gigantessa ardita e presta sprona il gran lupo e ne l’arcion si serra, e pon la lancia a mezzo il corso in resta, e fa tremar nel suo venir la terra. 45Ma pur sul prato al fiero incontro resta; che sotto l’elmo il buon Ruggier l’afferra, e de l’arcion con tal furor la caccia, che la riporta indietro oltra sei braccia. | Erifilla lancia il suo gigantesco lupo al galoppo, ma Ruggiero la colpisce sotto l'elmo e la scaraventa a grande distanza dalla sella. |
| Ottava 7 E già, tratta la spada ch’avea cinta, 50venìa a levarne la testa superba: e ben lo potea far, che come estinta Erifilla giacea tra’ fiori e l’erba. Ma le donne gridar: – Basti sia vinta, senza pigliarne altra vendetta acerba. 55Ripon, cortese cavallier, la spada; passiamo il ponte e seguitian la strada. – | Ruggiero sta per decapitarla mentre giace svenuta, ma le donne lo fermano: basta averla sconfitta. Egli ripone la spada e prosegue oltre il ponte. |
| Ottava 8 Alquanto malagevole ed aspretta per mezzo un bosco presero la via, che oltra che sassosa fosse e stretta, 60quasi su dritta alla collina gìa. Ma poi che furo ascesi in su la vetta, usciro in spaziosa prateria, dove il più bel palazzo e ’l più giocondo vider, che mai fosse veduto al mondo. | Il gruppo attraversa un sentiero montuoso stretto, roccioso e ripido; raggiunta la cima, si apre una prateria con un palazzo magnifico. |
| Ottava 9 65La bella Alcina venne un pezzo inante, verso Ruggier fuor de le prime porte, e lo raccolse in signoril sembiante, in mezzo bella ed onorata corte. Da tutti gli altri tanto onore e tante 70riverenze fur fatte al guerrier forte, che non potrian far più, se tra loro fosse Dio sceso dal superno coro. | Alcina esce ad accogliere Ruggiero con grande solennità, mentre tutta la corte gli tributa onori straordinari, quasi fosse una divinità. |
| Ottava 10 Non tanto il bel palazzo era eccellente, perché vincesse ogn’altro di ricchezza, 75quanto ch’avea la più piacevol gente che fosse al mondo e di più gentilezza. Poco era l’un da l’altro differente e di fiorita etade e di bellezza: sola di tutti Alcina era più bella, 80sì come è bello il sol più d’ogni stella. | La reggia è splendida, ma ancor più straordinaria è la bellezza e la cortesia dei suoi abitanti. Alcina li supera tutti come il sole supera le stelle. |
| Ottava 11 Di persona era tanto ben formata, quanto me’ finger san pittori industri; con bionda chioma lunga ed annodata: oro non è che più risplenda e lustri. 85Spargeasi per la guancia delicata misto color di rose e di ligustri; di terso avorio era la fronte lieta, che lo spazio finia con giusta meta. | Il corpo di Alcina sembra un'opera perfetta: capelli biondi lucenti, volto delicato e guance colorate di bianco e rosa. |
| Ottava 12 Sotto duo negri e sottilissimi archi 90son duo negri occhi, anzi duo chiari soli, pietosi a riguardare, a mover parchi; intorno cui par ch’Amor scherzi e voli, e ch’indi tutta la faretra scarchi e che visibilmente i cori involi: 95quindi il naso per mezzo il viso scende, che non truova l’invidia ove l’emende. | Sotto sopracciglia sottili splendono occhi capaci di conquistare chiunque; il naso è tanto armonioso da non lasciare spazio a critiche. |
| Ottava 13 Sotto quel sta, quasi fra due vallette, la bocca sparsa di natio cinabro; quivi due filze son di perle elette, 100che chiude ed apre un bello e dolce labro: quindi escon le cortesi parolette da render molle ogni cor rozzo e scabro; quivi si forma quel suave riso, ch’apre a sua posta in terra il paradiso. | La bocca rossa racchiude denti bianchi come perle; le parole e il sorriso di Alcina sembrano sciogliere anche i cuori più duri. |
| Ottava 14 105Bianca nieve è il bel collo, e ’l petto latte; il collo è tondo, il petto colmo e largo: due pome acerbe, e pur d’avorio fatte, vengono e van come onda al primo margo, quando piacevole aura il mar combatte. 110Non potria l’altre parti veder Argo: ben si può giudicar che corrisponde a quel ch’appar di fuor quel che s’asconde. | Il collo e il petto sono candidi; la bellezza delle parti visibili fa immaginare altrettanta perfezione in quelle nascoste. |
| Ottava 15 Mostran le braccia sua misura giusta; e la candida man spesso si vede 115lunghetta alquanto e di larghezza angusta, dove né nodo appar, né vena eccede. Si vede al fin de la persona augusta il breve, asciutto e ritondetto piede. Gli angelici sembianti nati in cielo 120non si ponno celar sotto alcun velo. | Le braccia, le mani e i piedi hanno proporzioni armoniose: ogni particolare sembra rivelare un'origine quasi angelica. |
| Ottava 16 Avea in ogni sua parte un laccio teso, o parli o rida o canti o passo muova: né maraviglia è se Ruggier n’è preso, poi che tanto benigna se la truova. 125Quel che di lei già avea dal mirto inteso, com’è perfida e ria, poco gli giova; ch’inganno o tradimento non gli è aviso che possa star con sì soave riso. | Ogni gesto e parola di Alcina affascina Ruggiero. La sua gentilezza gli fa dimenticare le accuse di perfidia raccontate da Astolfo. |
| Ottava 17 Anzi pur creder vuol che da costei 130fosse converso Astolfo in su l’arena per li suoi portamenti ingrati e rei, e sia degno di questa e di più pena: e tutto quel ch’udito avea di lei, stima esser falso; e che vendetta mena, 135e mena astio ed invidia quel dolente a lei biasmare, e che del tutto mente. | Ruggiero arriva a pensare che Astolfo sia stato trasformato per colpa dei propri difetti e che abbia parlato male di Alcina per rancore. |
| Ottava 18 La bella donna che cotanto amava, novellamente gli è dal cor partita; che per incanto Alcina gli lo lava 140d’ogni antica amorosa sua ferita; e di sé sola e del suo amor lo grava, e in quello essa riman sola sculpita: sì che scusar il buon Ruggier si deve, se si mostrò quivi incostante e lieve. | La magia cancella dal cuore di Ruggiero il precedente amore per Bradamante e vi imprime soltanto quello per Alcina: perciò il suo comportamento non è interamente volontario. |
| Ottava 19 145A quella mensa citare, arpe e lire, e diversi altri dilettevol suoni faceano intorno l’aria tintinire d’armonia dolce e di concenti buoni. Non vi mancava chie, cantando, dire 150d’amor sapesse gaudi e passioni, o con invenzioni e poesie rappresentasse grate fantasie. | Durante il banchetto risuonano strumenti musicali, canti e poesie che celebrano le gioie e le sofferenze dell'amore. |
| Ottava 20 Qual mensa trionfante e suntuosa di qualsivoglia successor di Nino, 155o qual mai tanto celebre e famosa di Cleopatra al vincitor latino, potria a questa esser par, che l’amorosa fata avea posta inanzi al paladino? Tal non cred’io che s’apparecchi dove 160ministra Ganimede al sommo Giove. | Nessun banchetto dei più celebri sovrani dell'antichità, e neppure la mensa degli dèi, potrebbe competere con la sontuosità della festa preparata da Alcina. |
| Ottava 21 Tolte che fur le mense e le vivande, facean, sedendo in cerchio, un giuoco lieto: che ne l’orecchio l’un l’altro domande, come più piace lor, qualche secreto; 165il che agli amanti fu commodo grande di scoprir l’amor lor senza divieto: e furon lor conclusioni estreme di ritrovarsi quella notte insieme. | Dopo cena si svolge un gioco in cui i partecipanti si confidano segreti all'orecchio; Alcina e Ruggiero ne approfittano per accordarsi su un incontro notturno. |
| Ottava 22 Finir quel giuoco tosto, e molto inanzi 170che non solea là dentro esser costume: con torchi allora i paggi entrati inanzi, le tenebre cacciar con molto lume. Tra bella compagnia dietro e dinanzi andò Ruggiero a ritrovar le piume 175in una adorna e fresca cameretta, per la miglior di tutte l’altre eletta. | Il gioco finisce prima del solito. Accompagnato dai paggi con le torce, Ruggiero viene condotto in una camera particolarmente elegante. |
| Ottava 23 E poi che di confetti e di buon vini di nuovo fatti fur debiti inviti, e partir gli altri riverenti e chini, 180ed alle stanze lor tutti sono iti; Ruggiero entrò ne’ profumati lini che pareano di man d’Aracne usciti, tenendo tuttavia l’orecchie attente, s’ancora venir la bella donna sente. | Dopo gli ultimi dolci e vini, gli ospiti si ritirano. Ruggiero si corica fra lenzuola profumate e resta in ascolto dell'arrivo di Alcina. |
| Ottava 24 185Ad ogni piccol moto ch’egli udiva, sperando che fosse ella, il capo alzava: sentir credeasi, e spesso non sentiva; poi del suo errore accorto sospirava. Talvolta uscia del letto e l’uscio apriva, 190guatava fuori, e nulla vi trovava: e maledì ben mille volte l’ora che facea al trapassar tanta dimora. | A ogni minimo rumore pensa che la donna stia arrivando; poi, deluso, sospira, si alza, apre la porta e maledice il tempo che sembra non passare. |
| Ottava 25 Tra sé dicea sovente: – Or si parte ella; – e cominciava a noverare i passi 195ch’esser potean da la sua stanza a quella donde aspettando sta che Alcina passi; e questi ed altri, prima che la bella donna vi sia, vani disegni fassi. Teme di qualche impedimento spesso, 200che tra il frutto e la man non gli sia messo. | Immagina di continuo che Alcina abbia lasciato la propria stanza e conta i passi che dovrebbe compiere. Teme che qualche ostacolo impedisca il loro incontro. |
| Ottava 26 Alcina, poi ch’a’ preziosi odori dopo gran spazio pose alcuna meta, venuto il tempo che più non dimori, ormai ch’in casa era ogni cosa cheta, 205de la camera sua sola uscì fuori; e tacita n’andò per via secreta dove a Ruggiero avean timore e speme gran pezzo intorno al cor pugnato insieme. | Quando finalmente la casa è silenziosa, Alcina esce sola dalla sua stanza e, passando per un corridoio segreto, raggiunge Ruggiero. |
| Ottava 27 Come si vide il successor d’Astolfo 210sopra apparir quelle ridenti stelle, come abbia ne le vene acceso zolfo, non par che capir possa ne la pelle. Or sino agli occhi ben nuota nel golfo de le delizie e de le cose belle: 215salta del letto, e in braccio la raccoglie, né può tanto aspettar ch’ella si spoglie; | Appena vede Alcina, Ruggiero si infiamma di desiderio, salta dal letto e l'abbraccia senza aspettare che si spogli. |
| Ottava 28 ben che né gonna né faldiglia avesse; che venne avolta in un leggier zendado che sopra una camicia ella si messe, 220bianca e suttil nel più eccellente grado. Come Ruggiero abbracciò lei, gli cesse il manto: e restò il vel suttile e rado, che non copria dinanzi né di dietro, più che le rose o i gigli un chiaro vetro. | La donna indossa soltanto una camicia leggerissima e un velo: appena abbraccia Ruggiero, il mantello cade, lasciando quasi scoperto il corpo. |
| Ottava 29 225Non così strettamente edera preme pianta ove intorno abbarbicata s’abbia, come si stringon li dui amanti insieme, cogliendo de lo spirto in su le labbia suave fior, qual non produce seme 230indo o sabeo ne l’odorata sabbia. Del gran piacer ch’avean, lor dicer tocca; che spesso avean più d’una lingua in bocca. | I due amanti si stringono e si baciano con grande passione; il poeta allude scherzosamente alla loro intimità. |
| Ottava 30 Queste cose là dentro eran secrete, o se pur non secrete, almen taciute; 235che raro fu tener le labra chete biasmo ad alcun, ma ben spesso virtute. Tutte proferte ed accoglienze liete fanno a Ruggier quelle persone astute: ognun lo reverisce e se gli inchina; 240che così vuol l’innamorata Alcina. | Gli incontri restano taciuti, perché a volte il silenzio è una virtù. La corte continua a trattare Ruggiero con ogni riguardo per volontà di Alcina. |
| Ottava 31 Non è diletto alcun che di fuor reste; che tutti son ne l’amorosa stanza. E due e tre volte il dì mutano veste, fatte or ad una ora ad un’altra usanza. 245Spesso in conviti, e sempre stanno in feste, in giostre, in lotte, in scene, in bagno, in danza: or presso ai fonti, all’ombre de’ poggetti, leggon d’antiqui gli amorosi detti; | Ruggiero vive in un susseguirsi di piaceri, abiti lussuosi, banchetti, giochi, tornei, spettacoli, bagni e danze, senza mai pensare ai doveri. |
| Ottava 32 or per l’ombrose valli e lieti colli 250vanno cacciando le paurose lepri; or con sagaci cani i fagian folli con strepito uscir fan di stoppie e vepri; or a’ tordi lacciuoli, or veschi molli tendon tra gli odoriferi ginepri; 255or con ami inescati ed or con reti turban a’ pesci i grati lor secreti. | Altre volte gli amanti trascorrono le giornate cacciando lepri e fagiani, tendendo trappole agli uccelli o pescando in laghi e fiumi. |
| Ottava 33 Stava Ruggiero in tanta gioia e festa, mentre Carlo in travaglio ed Agramante, di cui l’istoria io non vorrei per questa 260porre in oblio, né lasciar Bradamante, che con travaglio e con pena molesta pianse più giorni il disiato amante, ch’avea per strade disusate e nuove veduto portar via, né sapea dove. | Mentre Ruggiero è immerso nelle feste, Carlo e Agramante combattono; Bradamante, invece, soffre da giorni per la misteriosa scomparsa dell'amato. |
| Ottava 34 265Di costei prima che degli altri dico, che molti giorni andò cercando invano pei boschi ombrosi e per lo campo aprico, per ville, per città, per monte e piano; né mai potè saper del caro amico, 270che di tanto intervallo era lontano. Ne l’oste saracin spesso venìa, né mai del suo Ruggier ritrovò spia. | Bradamante cerca Ruggiero in boschi, città, villaggi e accampamenti, ma non trova nessuna traccia di lui. |
| Ottava 35 Ogni dì ne domanda a più di cento, né alcun le ne sa mai render ragioni. 275D’alloggiamento va in alloggiamento, cercandone e trabacche e padiglioni: e lo può far; che senza impedimento passa tra cavallieri e tra pedoni, mercè all’annel che fuor d’ogni uman uso 280la fa sparir quando l’è in bocca chiuso. | Interroga moltissime persone e attraversa liberamente le tende dell'esercito saraceno grazie all'anello che, messo in bocca, la rende invisibile. |
| Ottava 36 Né può né creder vuol che morto sia; perché di sì grande uom l’alta ruina da l’onde idaspe udita si saria fin dove il sole a riposar declina. 285Non sa né dir né imaginar che via far possa o in cielo o in terra; e pur meschina lo va cercando, e per compagni mena sospiri e pianti ed ogni acerba pena. | Non crede che Ruggiero sia morto, perché una notizia simile sarebbe circolata ovunque; tuttavia ignora completamente dove si trovi e continua a piangere. |
| Ottava 37 Pensò al fin di tornare alla spelonca 290dove eran l’ossa di Merlin profeta, e gridar tanto intorno a quella conca, che ’l freddo marmo si movesse a pieta; che se vivea Ruggiero, o gli avea tronca l’alta necessità la vita lieta, 295si sapria quindi: e poi s’appiglierebbe a quel miglior consiglio che n’avrebbe. | Alla fine decide di tornare alla tomba profetica di Merlino, sperando di conoscere se Ruggiero è vivo e quale strada seguire. |
| Ottava 38 Con questa intenzion prese il camino verso le selve prossime a Pontiero, dove la vocal tomba di Merlino 300era nascosa in loco alpestro e fiero. Ma quella maga che sempre vicino tenuto a Bradamante avea il pensiero, quella, dico io, che ne la bella grotta l’avea de la sua stirpe istrutta e dotta; | Si dirige verso la grotta di Merlino, ma la maga Melissa, che già le aveva rivelato il futuro della sua stirpe, veglia costantemente su di lei. |
| Ottava 39 305quella benigna e saggia incantatrice, la quale ha sempre cura di costei, sappiendo ch’esser de’ progenitrice d’uomini invitti, anzi di semidei; ciascun dì vuol sapere che fa, che dice, 310e getta ciascun dì sorte per lei. Di Ruggier liberato e poi perduto, e dove in India andò, tutto ha saputo. | Melissa sa che Bradamante sarà progenitrice di grandi eroi e controlla ogni giorno il suo destino. Ha già scoperto la sorte di Ruggiero e il suo arrivo nell'isola lontana. |
| Ottava 40 Ben veduto l’avea su quel cavallo che regger non potea, ch’era sfrenato, 315scostarsi di lunghissimo intervallo per sentier periglioso e non usato; e ben sapea che stava in giuoco e in ballo e in cibo e in ozio molle e delicato, né più memoria avea del suo signore, 320né de la donna sua, né del suo onore. | La maga ha visto Ruggiero trasportato dall'ippogrifo e sa che si dedica a ozi e divertimenti, dimenticando Bradamante, il proprio signore e l'onore cavalleresco. |
| Ottava 41 E così il fior de li begli anni suoi in lunga inerzia aver potria consunto sì gentil cavallier, per dover poi perdere il corpo e l’anima in un punto; 325e quel odor che sol riman di noi, poscia che ’l resto fragile è defunto, che tra’ l’uom del sepulcro e in vita il serba, gli saria stato o tronco o svelto in erba. | In questo modo Ruggiero rischia di sprecare la giovinezza, rovinare il corpo e l'anima e perdere perfino la fama destinata a sopravvivere alla morte. |
| Ottava 42 Ma quella gentil maga, che più cura 330n’avea ch’egli medesmo di se stesso, pensò di trarlo per via alpestre e dura alla vera virtù, mal grado d’esso: come eccellente medico, che cura con ferro e fuoco e con veneno spesso, 335che se ben molto da principio offende, poi giova al fine, e grazia se gli rende. | Melissa vuole salvarlo anche contro la sua volontà, come un medico che impiega cure dolorose per ottenere infine la guarigione. |
| Ottava 43 Ella non gli era facile, e talmente fattane cieca di superchio amore, che, come facea Atlante, solamente 340a darli vita avesse posto il core. Quel piu tosto volea che lungamente vivesse e senza fama e senza onore, che, con tutta la laude che sia al mondo, mancasse un anno al suo viver giocondo. | Melissa non è accecata dall'affetto come Atlante, che desidera soltanto conservare Ruggiero in vita, anche a costo della sua gloria. |
| Ottava 44 345L’avea mandato all’isola d’Alcina, perché obliasse l’arme in quella corte; e come mago di somma dottrina, ch’usar sapea gl’incanti d’ogni sorte, avea il cor stretto di quella regina 350ne l’amor d’esso d’un laccio sì forte, che non se ne era mai per poter sciorre, s’invecchiasse Ruggier più di Nestorre. | Atlante aveva mandato Ruggiero da Alcina per allontanarlo dalla guerra e aveva fatto innamorare irresistibilmente la maga del giovane. |
| Ottava 45 Or tornando a colei, ch’era presaga di quanto de’ avvenir, dico che tenne 355la dritta via dove l’errante e vaga figlia d’Amon seco a incontrar si venne. Bradamante vedendo la sua maga, muta la pena che prima sostenne, tutta in speranza; e quella l’apre il vero: 360ch’ad Alcina è condotto il suo Ruggiero. | Melissa raggiunge Bradamante sul cammino. La giovane si rincuora nel vederla, ma apprende che Ruggiero è prigioniero dell'amore di Alcina. |
| Ottava 46 La giovane riman presso che morta, quando ode che ’l suo amante è così lunge; e più, che nel suo amor periglio porta, se gran rimedio e subito non giunge: 365ma la benigna maga la conforta, e presta pon l’impiastro ove il duol punge, e le promette e giura, in pochi giorni far che Ruggiero a riveder lei torni. | La notizia sconvolge Bradamante, soprattutto perché l'amore di Ruggiero rischia di essere perduto. Melissa la rassicura e promette di riportarglielo presto. |
| Ottava 47 – Da che, donna (dicea), l’annello hai teco, 370che val contra ogni magico fattura, io non ho dubbio alcun, che s’io l’arreco là dove Alcina ogni tuo ben ti fura, ch’io non le rompa il suo disegno, e meco non ti rimeni la tua dolce cura. 375Me n’andrò questa sera alla prim’ora, e sarò in India al nascer de l’aurora. | Melissa spiega che con l'anello capace di spezzare gli incantesimi potrà sconfiggere l'inganno di Alcina e riportare indietro Ruggiero; partirà subito. |
| Ottava 48 E seguitando, del modo narrolle che disegnato avea d’adoperarlo, per trar del regno effeminato e molle 380il caro amante, e in Francia rimenarlo. Bradamante l’annel del dito tolle; né solamente avria voluto darlo, ma dato il core e dato avria la vita, pur che n’avesse il suo Ruggiero aita. | La maga illustra il piano per strappare Ruggiero alla corte lussuosa. Bradamante le consegna l'anello e sarebbe disposta a sacrificare anche la propria vita per salvarlo. |
| Ottava 49 385Le dà l’annello e se le raccomanda; e più le raccomanda il suo Ruggiero, a cui per lei mille saluti manda: poi prese vêr Provenza altro sentiero. Andò l’incantatrice a un’altra banda; 390e per porre in effetto il suo pensiero, un palafren fece apparir la sera, ch’avea un piè rosso, e ogn’altra parte nera. | Bradamante affida a Melissa l'anello e molti saluti per Ruggiero, poi riparte verso la Provenza. Melissa evoca un cavallo nero con una zampa rossa. |
| Ottava 50 Credo fosse un Alchino o un Farfarello, che da l’Inferno in quella forma trasse; 395e scinta e scalza montò sopra a quello, a chiome sciolte e orribilmente passe: ma ben di dito si levò l’annello, perché gl’incanti suoi non le vietasse. Poi con tal fretta andò, che la matina 400si ritrovò ne l’isola d’Alcina. | Si tratta probabilmente di un demonio assunto in forma animale. Melissa, scalza e con i capelli sciolti, vi monta e raggiunge l'isola di Alcina prima dell'alba. |
| Ottava 51 Quivi mirabilmente transmutosse: s’accrebbe più d’un palmo di statura, e fe’ le membra a proporzion più grosse; e restò a punto di quella misura 405che si pensò che ’l negromante fosse, quel che nutrì Ruggier con sì gran cura. Vestì di lunga barba le mascelle, e fe’ crespa la fronte e l’altra pelle. | Giunta sull'isola, Melissa modifica il proprio corpo: diventa più alta, robusta e anziana, per somigliare al mago Atlante. |
| Ottava 52 Di faccia, di parole e di sembiante 410sì lo seppe imitar, che totalmente potea parer l’incantator Atlante. Poi si nascose, e tanto pose mente, che da Ruggiero allontanar l’amante Alcina vide un giorno finalmente: 415e fu gran sorte; che di stare o d’ire senza esso un’ora potea mal patire. | Imita alla perfezione il viso, la voce e i modi di Atlante; poi si nasconde finché Alcina lascia per un momento Ruggiero da solo. |
| Ottava 53 Soletto lo trovò, come lo volle, che si godea il matin fresco e sereno lungo un bel rio che discorrea d’un colle 420verso un laghetto limpido ed ameno. Il suo vestir delizioso e molle tutto era d’ozio e di lascivia pieno, che de sua man gli avea di seta e d’oro tessuto Alcina con sottil lavoro. | Melissa trova Ruggiero presso un ruscello, vestito di stoffe preziose e raffinate che Alcina gli ha preparato, in modo del tutto inadatto a un guerriero. |
| Ottava 54 425Di ricche gemme un splendido monile gli discendea dal collo in mezzo il petto; e ne l’uno e ne l’altro già virile braccio girava un lucido cerchietto. Gli avea forato un fil d’oro sottile 430ambe l’orecchie, in forma d’annelletto; e due gran perle pendevano quindi, qua’ mai non ebbon gli Arabi né gl’Indi. | Il giovane porta collane, bracciali e orecchini d'oro ornati di gemme e perle, come un cortigiano ricchissimo. |
| Ottava 55 Umide avea l’innanellate chiome de’ più suavi odor che sieno in prezzo: 435tutto ne’ gesti era amoroso, come fosse in Valenza a servir donne avezzo: non era in lui di sano altro che ’l nome; corrotto tutto il resto, e più che mézzo. Così Ruggier fu ritrovato, tanto 440da l’esser suo mutato per incanto. | Ha capelli profumati e arricciati, modi effeminati e atteggiamenti da seduttore: l'incantesimo lo ha cambiato profondamente. |
| Ottava 56 Ne la forma d’Atlante se gli affaccia colei, che la sembianza ne tenea, con quella grave e venerabil faccia che Ruggier sempre riverir solea, 445con quello occhio pien d’ira e di minaccia, che sì temuto già fanciullo avea; dicendo: – È questo dunque il frutto ch’io lungamente atteso ho del sudor mio? | Con l'aspetto autorevole di Atlante, Melissa gli si presenta indignata e gli chiede se questo sia il risultato della lunga educazione ricevuta. |
| Ottava 57 Di medolle già d’orsi e di leoni 450ti porsi io dunque li primi alimenti; t’ho per caverne ed orridi burroni fanciullo avezzo a strangolar serpenti, pantere e tigri disarmar d’ungioni ed a vivi cingial trar spesso i denti, 455acciò che, dopo tanta disciplina, tu sii l’Adone o l’Atide d’Alcina? | Ricorda di averlo allevato con durissimi esercizi fra belve e pericoli, non certo perché finisse a fare il favorito della maga Alcina. |
| Ottava 58 È questo, quel che l’osservate stelle, le sacre fibre e gli accoppiati punti, responsi, auguri, sogni e tutte quelle 460sorti, ove ho troppo i miei studi consunti, di te promesso sin da le mammelle m’avean, come quest’anni fusser giunti: ch’in arme l’opre tue così preclare esser dovean, che sarian senza pare? | Gli rinfaccia le antiche profezie secondo cui sarebbe diventato un guerriero famoso per imprese senza pari. |
| Ottava 59 465Questo è ben veramente alto principio onde si può sperar che tu sia presto a farti un Alessandro, un Iulio, un Scipio! Chi potea, ohimè! di te mai creder questo, che ti facessi d’Alcina mancipio? 470E perché ognun lo veggia manifesto, al collo ed alle braccia hai la catena con che ella a voglia sua preso ti mena. | Con amara ironia, Melissa paragona la sua attuale schiavitù amorosa all'ambizione di emulare Alessandro Magno, Cesare o Scipione; i gioielli sono catene simboliche. |
| Ottava 60 Se non ti muovon le tue proprie laudi, e l’opre e scelse a chi t’ha il cielo eletto, 475la tua succession perché defraudi del ben che mille volte io t’ho predetto? deh, perché il ventre eternamente claudi, dove il ciel vuol che sia per te concetto la gloriosa e soprumana prole 480ch’esser de’ al mondo più chiara che ’l sole? | Se non gli importa della propria fama, gli domanda almeno perché voglia impedire la nascita dei discendenti illustri destinati alla sua stirpe. |
| Ottava 61 Deh non vietar che le più nobil alme, che sian formate ne l’eterne idee, di tempo in tempo abbian corporee salme dal ceppo che radice in te aver dee! 485Deh non vietar mille trionfi e palme, con che, dopo aspri danni e piaghe ree, tuoi figli, tuoi nipoti e successori Italia torneran nei primi onori! | Lo supplica di non privare della vita futura i suoi figli e nipoti, destinati a restituire onore e prestigio all'Italia. |
| Ottava 62 Non ch’a piegarti a questo tante e tante 490anime belle aver dovesson pondo, che chiare, illustri, inclite, invitte e sante son per fiorir da l’arbor tuo fecondo; ma ti dovria un coppia esser bastante: Ippolito e il fratel; che pochi il mondo 495ha tali avuti ancor fin al dì d’oggi, per tutti i gradi onde a virtù si poggi. | Fra tutti i discendenti previsti bastano a motivarlo due uomini straordinari, Ippolito e suo fratello, celebrati per le loro virtù. |
| Ottava 63 Io solea più di questi dui narrarti, ch’io non facea di tutti gli altri insieme; sì perché essi terran le maggior parti, 500che gli altri tuoi, ne le virtù supreme; sì perché al dir di lor mi vedea darti più attenzion, che d’altri del tuo seme: vedea goderti che sì chiari eroi esser dovessen dei nipoti tuoi. | Melissa ricorda che Atlante parlava spesso con Ruggiero proprio di quei due futuri discendenti, perché il giovane si mostrava particolarmente fiero della loro gloria. |
| Ottava 64 505Che ha costei che t’hai fatto regina, che non abbian mill’altre meretrici? costei che di tant’altri è concubina, ch’al fin sai ben s’ella suol far felici. Ma perché tu conosca chi sia Alcina, 510levatone le fraudi e gli artifici, tien questo annello in dito, e torna ad ella, ch’aveder ti potrai come sia bella. – | Domanda infine che cosa abbia Alcina di speciale rispetto alle altre donne ingannatrici e porge a Ruggiero l'anello, invitandolo a osservare la sua vera natura. |
| Ottava 65 Ruggier si stava vergognoso e muto mirando in terra, e mal sapea che dire; 515a cui la maga nel dito minuto pose l’annello, e lo fe’ risentire. Come Ruggiero in sé fu rivenuto, di tanto scorno si vide assalire, ch’esser vorria sotterra mille braccia, 520ch’alcun veder non lo potesse in faccia. | Ruggiero abbassa gli occhi per la vergogna. Melissa gli infila l'anello al dito: il giovane torna in sé e desidera nascondersi per l'umiliazione. |
| Ottava 66 Ne la sua prima forma in uno istante, così parlando, la maga rivenne; né bisognava più quella d’Atlante, seguitone l’effetto per che venne. 525Per dirvi quel ch’io non vi dissi inante, costei Melissa nominata venne, ch’or diè a Ruggier di sé notizia vera, e dissegli a che effetto venuta era; | Melissa abbandona l'aspetto di Atlante, rivela il proprio nome e spiega perché si è travestita da lui per raggiungere il suo scopo. |
| Ottava 67 mandata da colei, che d’amor piena 530sempre il disia, né più può starne senza, per liberarlo da quella catena di che lo cinse magica violenza: e preso avea d’Atlante di Carena la forma, per trovar meglio credenza. 535Ma poi ch’a sanità l’ha ormai ridutto, gli vuole aprire e far che veggia il tutto. | La maga dichiara di essere stata inviata da Bradamante, ancora innamorata, per spezzare l'incantesimo di Alcina e far tornare Ruggiero alla ragione. |
| Ottava 68 – Quella donna gentil che t’ama tanto, quella che del tuo amor degna sarebbe, a cui, se non ti scorda, tu sai quanto 540tua libertà, da lei servata, debbe; questo annel che ripara ad ogni incanto, ti manda: e così il cor mandato avrebbe, s’avesse avuto il cor così virtute, come l’annello, atta alla tua salute. – | L'anello è il dono di Bradamante, che vorrebbe offrirgli anche il cuore se questo avesse il potere di salvarlo dall'incantesimo. |
| Ottava 69 545E seguitò narrandogli l’amore che Bradamante gli ha portato e porta; di questa insieme comendò il valore, in quanto il vero e l’affezion comporta; ed usò modo e termine migliore 550che si convenga a messaggera accorta: ed in quel odio Alcina a Ruggier pose, in che soglionsi aver l’orribil cose. | Melissa racconta la fedeltà e il valore di Bradamante con tanta efficacia che Ruggiero prova ormai ripugnanza per Alcina. |
| Ottava 70 In odio gli la pose, ancor che tanto l’amasse dianzi: e non vi paia strano, 555quando il suo amor per forza era d’incanto, ch’essendovi l’annel, rimase vano. Fece l’annel palese ancor, che quanto di beltà Alcina avea, tutto era estrano: estrano avea, e non suo, dal piè alla treccia; 560il bel ne sparve, e le restò la feccia. | Il sentimento cambia perché l'anello spezza la magia che lo aveva prodotto; rivela inoltre che la bellezza di Alcina è tutta un'apparenza artificiale. |
| Ottava 71 Come fanciullo che maturo frutto ripone, e poi si scorda ove è riposto, e dopo molti giorni è ricondutto là dove truova a caso il suo deposto, 565si maraviglia di vederlo tutto putrido e guasto, e non come fu posto; e dove amarlo e caro aver solia, l’odia, sprezza, n’ha schivo, e getta via: | Come un bambino che ritrova un frutto dimenticato e ormai marcito, provando disgusto per ciò che prima desiderava, così Ruggiero sta per conoscere la verità. |
| Ottava 72 così Ruggier, poi che Melissa fece 570ch’a riveder se ne tornò la fata con quell’annello inanzi a cui non lece, quando s’ha in dito, usare opra incantata, ritruova, contra ogni sua stima, invece de la bella, che dianzi avea lasciata, 575donna sì laida, che la terra tutta né la più vecchia avea né la più brutta. | Quando rivede Alcina indossando l'anello, Ruggiero scopre al posto della bellissima giovane una donna decrepita e orribilmente brutta. |
| Ottava 73 Pallido, crespo e macilente avea Alcina il viso, il crin raro e canuto, sua statura a sei palmi non giungea: 580ogni dente di bocca era caduto; che più d’Ecuba e più de la Cumea, ed avea più d’ogn’altra mai vivuto. Ma sì l’arti usa al nostro tempo ignote, che bella e giovanetta parer puote. | Il suo volto è pallido e rugoso, i capelli pochi e bianchi, la statura bassa e la bocca senza denti; è più vecchia delle celebri anziane dei miti. |
| Ottava 74 585Giovane e bella ella si fa con arte, si che molti ingannò come Ruggiero; ma l’annel venne a interpretar le carte che già molti anni avean celato il vero. Miracol non è dunque, se si parte 590de l’animo a Ruggier ogni pensiero ch’avea d’amare Alcina, or che la truova in guisa, che sua fraude non le giova. | Alcina può fingersi giovane grazie alla magia e così ingannare gli uomini; scoperta la verità, Ruggiero perde immediatamente ogni desiderio di amarla. |
| Ottava 75 Ma come l’avisò Melissa, stette senza mutare il solito sembiante, 595fin che l’arme sue, più dì neglette, si fu vestito dal capo alle piante; e per non farle ad Alcina suspette, finse provar s’in esse era aiutante, finse provar se gli era fatto grosso, 600dopo alcun dì che non l’ha avute indosso. | Seguendo il consiglio di Melissa, Ruggiero non mostra il cambiamento. Si riveste dell'armatura fingendo di voler soltanto verificare se gli va ancora bene. |
| Ottava 76 E Balisarda poi si messe al fianco (che così nome la sua spada avea); e lo scudo mirabile tolse anco, che non pur gli occhi abbarbagliar solea, 605ma l’anima facea sì venir manco, che dal corpo esalata esser parea. Lo tolse, e col zendado in che trovollo, che tutto lo copria, sel messe al collo. | Si arma con la spada Balisarda e prende lo scudo magico di Atlante, capace di accecare e stordire chi ne vede lo splendore, tenendolo coperto. |
| Ottava 77 Venne alla stalla, e fece briglia e sella 610porre a un destrier più che la pece nero: così Melissa l’avea istrutto; ch’ella sapea quanto nel corso era leggiero. Chi lo conosce, Rabican l’appella; ed è quel proprio che col cavalliero 615del quale i venti or presso al mar fan gioco, portò già la balena in questo loco. | Nelle scuderie fa preparare un cavallo nerissimo, Rabicano, noto per la sua velocità e già comparso in precedenti vicende. |
| Ottava 78 Potea aver l’ippogrifo similmente, che presso a Rabicano era legato; ma gli avea detto la maga: – Abbi mente, 620ch’egli è (come tu sai) troppo sfrenato. – E gli diede intenzion che ’l dì seguente gli lo trarrebbe fuor di quello stato, là dove ad agio poi sarebbe istrutto come frenarlo e farlo gir per tutto. | Avrebbe potuto prendere l'ippogrifo, ma Melissa gli ha spiegato che è troppo difficile da governare e promette di insegnargli più tardi a domarlo. |
| Ottava 79 625Né sospetto darà, se non lo tolle, de la tacita fuga ch’apparecchia. Fece Ruggier come Melissa volle, ch’invisibile ognor gli era all’orecchia. Così fingendo, del lascivo e molle 630palazzo uscì de la puttana vecchia; e si venne accostando ad una porta, donde è la via ch’a Logistilla il porta. | Non prendere l'ippogrifo evita di destare sospetti. Guidato dalla voce invisibile di Melissa, Ruggiero esce dal palazzo e si dirige verso la strada di Logistilla. |
| Ottava 80 Assaltò li guardiani all’improviso, e si cacciò tra lor col ferro in mano, 635e qual lasciò ferito, e quale ucciso; e corse fuor del ponte a mano a mano: e prima che n’avesse Alcina aviso, di molto spazio fu Ruggier lontano. Dirò ne l’altro canto che via tenne; 640poi come a Logistilla se ne venne. | Sorprende le guardie alla porta, ferisce e uccide chi tenta di fermarlo e fugge oltre il ponte prima che Alcina se ne accorga; il seguito è rimandato al canto successivo. |