L’Orlando furioso · Ludovico Ariosto
Canto quarto
Testo originale e parafrasi
Ogni ottava affianca il testo originale alla parafrasi in italiano contemporaneo.
| Testo originale | Parafrasi |
|---|---|
| Ottava 1 1Quantunque il simular sia le più volte ripreso, e dia di mala mente indici, si trova pur in molte cose e molte aver fatti evidenti benefici, 5e danni e biasmi e morti aver già tolte; che non conversiam sempre con gli amici in questa assai più oscura che serena vita mortal, tutta d’invidia piena. | Anche se fingere viene quasi sempre condannato perché sembra rivelare cattive intenzioni, in molte occasioni ha prodotto risultati utili, evitando danni, vergogne e persino morti. Nella vita, più piena di invidia e difficoltà che di serenità, non incontriamo soltanto amici. |
| Ottava 2 Se, dopo lunga prova, a gran fatica 10trovar si può chi ti sia amico vero, ed a chi senza alcun sospetto dica e discoperto mostri il tuo pensiero; che de’ far di Ruggier la bella amica con quel Brunel non puro e non sincero, 15ma tutto simulato e tutto finto, come la maga le l’avea dipinto? | Se è già difficilissimo trovare una persona davvero fidata, alla quale confidare apertamente i propri pensieri, come dovrebbe comportarsi Bradamante con Brunello? La maga le ha infatti descritto quell'uomo come falso, disonesto e abituato a ingannare. |
| Ottava 3 Simula anch’ella; e così far conviene con esso lui di finzioni padre; e, come io dissi, spesso ella gli tiene 20gli occhi alle man, ch’eran rapaci e ladre. Ecco all’orecchie un gran rumor lor viene. Disse la donna: – O gloriosa Madre, o Re del ciel, che cosa sarà questa? – E dove era il rumor si trovò presta. | Bradamante decide quindi di fingere a sua volta con Brunello, maestro nell'inganno, tenendo sotto controllo soprattutto le sue mani di ladro. Improvvisamente i due odono un grande rumore: la guerriera invoca l'aiuto divino e corre a scoprirne la causa. |
| Ottava 4 25E vede l’oste e tutta la famiglia, e chi a finestre e chi fuor ne la via, tener levati al ciel gli occhi e le ciglia, come l’ecclisse o la cometa sia. Vede la donna un’alta maraviglia, 30che di leggier creduta non saria: vede passar un gran destriero alato, che porta in aria un cavalliero armato. | All'osteria tutti, dai proprietari ai passanti affacciati alle finestre, guardano in alto come se osservassero un'eclissi o una cometa. Bradamante assiste a uno spettacolo incredibile: un cavallo alato attraversa il cielo trasportando un cavaliere armato. |
| Ottava 5 Grandi eran l’ale e di color diverso, e vi sedea nel mezzo un cavalliero, 35di ferro armato luminoso e terso; e vêr ponente avea dritto il sentiero. Calossi, e fu tra le montagne immerso: e, come dicea l’oste (e dicea il vero), quel era un negromante, e facea spesso 40quel varco, or più da lungi, or più da presso. | L'animale ha ali grandi e variopinte; il cavaliere, rivestito di un'armatura lucente, vola verso occidente e poi scende fra i monti. L'oste spiega che si tratta di un mago che percorre spesso quella rotta, talvolta vicino, talvolta lontano. |
| Ottava 6 Volando, talor s’alza ne le stelle, e poi quasi talor la terra rade; e ne porta con lui tutte le belle donne che trova per quelle contrade: 45talmente che le misere donzelle ch’abbino o aver si credano beltade (come affatto costui tutte le invole) non escon fuor sì che le veggia il sole. | Il mago può volare altissimo, quasi fino alle stelle, oppure sfiorare il terreno; rapisce inoltre tutte le donne che considera belle. Per timore di essere prese, le ragazze della regione non osano ormai uscire di casa. |
| Ottava 7 – Egli sul Pireneo tiene un castello 50(narrava l’oste) fatto per incanto, tutto d’acciaio, e sì lucente e bello, ch’altro al mondo non è mirabil tanto. Già molti cavallier sono iti a quello, e nessun del ritorno si dà vanto: 55sì ch’io penso, signore, e temo forte, o che sian presi, o sian condotti a morte. – | L'oste racconta che il negromante vive sui Pirenei in un castello incantato d'acciaio, splendente e meraviglioso. Molti cavalieri vi si sono avventurati, ma nessuno è tornato: egli teme che siano stati imprigionati o uccisi. |
| Ottava 8 La donna il tutto ascolta, e le ne giova, credendo far, come farà per certo, con l’annello mirabile tal prova, 60che ne fia il mago e il suo castel deserto; e dice a l’oste: – Or un de’ tuoi mi trova, che più di me sia del viaggio esperto; ch’io non posso durar: tanto ho il cor vago di far battaglia contro a questo mago. – | Bradamante ascolta con interesse, convinta che l'anello magico le consentirà di sconfiggere il mago e liberare il castello. Chiede allora all'oste qualcuno che conosca la strada, perché non vede l'ora di affrontare il negromante. |
| Ottava 9 65– Non ti mancherà guida (le rispose Brunello allora), e ne verrò teco io: meco ho la strada in scritto, ed altre cose che ti faran piacere il venir mio. – Volse dir de l’annel; ma non l’espose, 70né chiarì più, per non pagarne il fio. – Grato mi fia (disse ella) il venir tuo; – volendo dir ch’indi l’annel fia suo. | Brunello si offre di accompagnarla: conosce il percorso, ne possiede una descrizione scritta e dispone di un altro oggetto utile, alludendo senza nominarlo all'anello. Bradamante accetta, pensando in realtà di impadronirsi proprio di quell'oggetto. |
| Ottava 10 Quel ch’era utile a dir disse; e quel tacque, che nuocer le potea col Saracino. 75Avea l’oste un destrier ch’a costei piacque, ch’era buon da battaglia e da camino: comperollo e partissi come nacque del bel giorno seguente il matutino. Prese la via per una stretta valle, 80con Brunello ora inanzi, ora alle spalle. | La guerriera dice soltanto ciò che può esserle utile e tace ciò che potrebbe insospettire Brunello. Acquista dall'oste un buon cavallo, adatto sia al viaggio sia al combattimento, e all'alba parte con la guida attraverso una valle stretta. |
| Ottava 11 Di monte in monte e d’uno in altro bosco giunsero ove l’altezza di Pirene può dimostrar, se non è l’aer fosco, e Francia e Spagna e due diverse arene, 85come Apennin scopre il mar schiavo e il tosco del giogo onde a Camaldoli si viene. Quindi per aspro e faticoso calle si discendea ne la profonda valle. | I due attraversano boschi e montagne fino a raggiungere le alte creste dei Pirenei, dalle quali, quando il cielo è limpido, si distinguono Francia e Spagna. Da lì scendono lungo un sentiero impervio verso una valle profonda. |
| Ottava 12 Vi sorge in mezzo un sasso che la cima 90d’un bel muro d’acciar tutta si fascia; e quella tanto inverso il ciel sublima, che quanto ha intorno, inferior si lascia. Non faccia, chi non vola, andarvi stima; che spesa indarno vi saria ogni ambascia. 95Brunel disse: – Ecco dove prigionieri il mago tien le donne e i cavallieri. – | Al centro della valle si innalza una roccia altissima, cinta in cima da un muro d'acciaio che sovrasta tutto il paesaggio. Non è possibile raggiungere quel castello senza volare. Brunello indica il luogo in cui il mago tiene prigionieri cavalieri e donne. |
| Ottava 13 Da quattro canti era tagliato, e tale che parea dritto a fil de la sinopia. Da nessun lato né sentier né scale 100v’eran, che di salir facesser copia: e ben appar che d’animal ch’abbia ale sia quella stanza nido e tana propia. Quivi la donna esser conosce l’ora di tor l’annello, e far che Brunel mora. | La roccia è tagliata con pareti ripidissime e non presenta gradini né sentieri, come se fosse stata fatta apposta per una creatura alata. Bradamante capisce che è arrivato il momento di prendere l'anello a Brunello, e inizialmente pensa di ucciderlo. |
| Ottava 14 105Ma le par atto vile a insaguinarsi d’un uom senza arme e di sì ignobil sorte; che ben potrà posseditrice farsi del ricco annello, e lui non porre a morte. Brunel non avea mente a riguardarsi; 110sì ch’ella il prese, e lo legò ben forte ad uno abete ch’alta avea la cima: ma di dito l’annel gli trasse prima. | Uccidere un uomo inerme e di così bassa condizione le appare però disonorevole. Approfittando della sua distrazione, Bradamante lo immobilizza, gli sfila l'anello dal dito e lo lega saldamente a un alto abete, lasciandolo vivo. |
| Ottava 15 Né per lacrime, gemiti o lamenti che facesse Brunel, lo volse sciorre. 115Smontò de la montagna a passi lenti, tanto che fu nel pian sotto la torre. E perché alla battaglia s’appresenti il negromante, al corno suo ricorre: e dopo il suon, con minacciose grida 120lo chiama al campo, ed alla pugna ’l sfida. | Brunello piange, geme e la supplica, ma Bradamante non lo libera. Scende con cautela fino alla pianura sotto la torre, suona il corno e sfida ad alta voce il mago a uscire dal castello e combattere. |
| Ottava 16 Non stette molto a uscir fuor de la porta l’incantator, ch’udì ’l suono e la voce. L’alato corridor per l’aria il porta contra costei, che sembra uomo feroce. 125La donna da principio si conforta; che vede che colui poco le nuoce: non porta lancia né spada né mazza, ch’a forar l’abbia o romper la corazza. | Il negromante risponde presto alla sfida e arriva in volo sull'animale alato. Bradamante si rassicura quando nota che non porta lance, spade o mazze capaci di danneggiarle l'armatura. |
| Ottava 17 Da la sinistra sol lo scudo avea, 130tutto coperto di seta vermiglia; ne la man destra un libro, onde facea nascer, leggendo, l’alta maraviglia: che la lancia talor correr parea, e fatto avea a più d’un batter le ciglia; 135talor parea ferir con mazza o stocco, e lontano era, e non avea alcun tocco. | Il mago tiene nella mano sinistra uno scudo coperto di seta rossa e nella destra un libro di formule. Leggendolo crea illusioni: sembra colpire con lance, mazze o spade, ma in realtà rimane distante senza toccare l'avversario. |
| Ottava 18 Non è finto il destrier, ma naturale, ch’una giumenta generò d’un Grifo: simile al padre avea la piuma e l’ale, 140li piedi anteriori, il capo e il grifo; in tutte l’altre membra parea quale era la madre, e chiamasi ippogrifo; che nei monti Rifei vengon, ma rari, molto di là dagli aghiacciati mari. | Il cavallo volante, invece, non è un'illusione: è un ippogrifo autentico, nato dall'incrocio fra una cavalla e un grifone. Ha dal padre ali, piume, testa e zampe anteriori; il resto del corpo ricorda la madre. Animali simili vivrebbero raramente in regioni remotissime. |
| Ottava 19 145Quivi per forza lo tirò d’incanto; e poi che l’ebbe, ad altro non attese, e con studio e fatica operò tanto, ch’a sella e briglia il cavalcò in un mese: così ch’in terra e in aria e in ogni canto 150lo facea volteggiar senza contese. Non finzion d’incanto, come il resto, ma vero e natural si vedea questo. | Atlante ha catturato l'ippogrifo con la magia e si è dedicato ad addestrarlo finché, in circa un mese, ha imparato a cavalcarlo e guidarlo con sella e briglie sia sulla terra sia in aria. L'animale è reale, a differenza degli altri prodigi del mago. |
| Ottava 20 Del mago ogn’altra cosa era figmento, che comparir facea pel rosso il giallo; 155ma con la donna non fu di momento, che per l’annel non può vedere in fallo. Più colpi tuttavia diserra al vento, e quinci e quindi spinge il suo cavallo; e si dibatte e si travaglia tutta, 160come era, inanzi che venisse, istrutta. | Tutti gli attacchi magici sono illusioni che potrebbero far scambiare una cosa per un'altra. Bradamante però, grazie all'anello, non viene ingannata. Seguendo le istruzioni ricevute, finge di reagire agli assalti, sposta il cavallo e colpisce nel vuoto. |
| Ottava 21 E poi che esercitata si fu alquanto sopra il destrier, smontar volse anco a piede, per poter meglio al fin venir di quanto la cauta maga istruzion le diede. 165Il mago vien per far l’estremo incanto; che del fatto ripar né sa né crede: scuopre lo scudo, e certo si prosume farla cader con l’incantato lume. | Dopo essersi esercitata un poco nel combattimento a cavallo, Bradamante scende a terra per eseguire la parte decisiva del piano suggerito dalla maga. Atlante, ignaro del potere dell'anello, scopre lo scudo luminoso, sicuro di farla cadere svenuta. |
| Ottava 22 Potea così scoprirlo al primo tratto, 170senza tenere i cavallieri a bada; ma gli piacea veder qualche bel tratto di correr l’asta o di girar la spada: come si vede ch’all’astuto gatto scherzar col topo alcuna volta aggrada; 175e poi che quel piacer gli viene a noia, dargli di morso, e al fin voler che muoia. | Il mago avrebbe potuto usare subito lo scudo, ma preferisce divertirsi osservando i cavalieri combattere inutilmente. Ariosto lo paragona a un gatto che gioca con il topo prima di ucciderlo, quando il divertimento finisce. |
| Ottava 23 Dico che ’l mago al gatto, e gli altri al topo s’assimigliar ne le battaglie dianzi; ma non s’assimigliar già così, dopo 180che con l’annel si fe’ la donna inanzi. Attenta e fissa stava a quel ch’era uopo, acciò che nulla seco il mago avanzi; e come vide che lo scudo aperse, chiuse gli occhi, e lasciò quivi caderse. | In passato il mago era come il gatto e i suoi avversari come i topi, ma con Bradamante la situazione cambia. Quando la guerriera vede scoprire lo scudo, chiude gli occhi e si lascia cadere a terra per fingere di essere stata sopraffatta. |
| Ottava 24 185Non che il fulgor del lucido metallo, come soleva agli altri, a lei nocesse; ma così fece acciò che dal cavallo contra sé il vano incantator scendesse: né parte andò del suo disegno in fallo; 190che tosto ch’ella il capo in terra messe, accelerando il volator le penne, con larghe ruote in terra a por si venne. | La luce dello scudo non potrebbe danneggiarla, perché possiede l'anello protettivo; Bradamante finge di svenire solo per spingere Atlante a scendere dall'ippogrifo. Il trucco funziona: il mago abbassa il volo e atterra accanto a lei. |
| Ottava 25 Lascia all’arcion lo scudo, che già posto avea ne la coperta, e a piè discende 195verso la donna che, come reposto lupo alla macchia il capriolo, attende. Senza più indugio ella si leva tosto che l’ha vicino, e ben stretto lo prende. Avea lasciato quel misero in terra 200il libro che facea tutta la guerra: | Atlante lascia lo scudo sulla sella, scende e si avvicina alla guerriera, che lo attende pronta a balzare come un predatore nascosto. Bradamante si alza di scatto e lo afferra; il mago ha lasciato a terra anche il libro da cui dipendevano i suoi incantesimi. |
| Ottava 26 e con una catena ne correa, che solea portar cinta a simil uso; perché non men legar colei credea, che per adietro altri legare era uso. 205La donna in terra posto già l’avea: se quel non si difese, io ben l’escuso; che troppo era la cosa differente tra un debol vecchio e lei tanto possente. | Atlante porta con sé una catena, convinto di poter legare anche questa prigioniera come ha fatto con gli altri. Bradamante lo atterra invece facilmente: la differenza di forza fra lei e il vecchio è troppo grande perché possa difendersi. |
| Ottava 27 Disegnando levargli ella la testa, 210alza la man vittoriosa in fretta; ma poi che ’l viso mira, il colpo arresta, quasi sdegnando sì bassa vendetta: un venerabil vecchio in faccia mesta vede esser quel ch’ella ha giunto alla stretta, 215che mostra al viso crespo e al pelo bianco, età di settanta anni o poco manco. | Bradamante alza la spada per decapitare il nemico, poi guarda il suo volto e rinuncia a una vendetta così umiliante. Davanti a lei vede un anziano dall'aria venerabile e triste, dai capelli bianchi e dal viso segnato da quasi settant'anni di vita. |
| Ottava 28 – Tommi la vita, giovene, per Dio, – dicea il vecchio pien d’ira e di dispetto; ma quella a torla avea sì il cor restio, 220come quel di lasciarla avria diletto. La donna di sapere ebbe disio chi fosse il negromante, ed a che effetto edificasse in quel luogo selvaggio la rocca, e faccia a tutto il mondo oltraggio. | Il vecchio, irritato per la sconfitta, implora la guerriera di ucciderlo; lei non ne ha alcuna intenzione. Vuole piuttosto conoscere la sua identità e capire perché abbia costruito il castello in quel luogo isolato, imprigionando tante persone. |
| Ottava 29 225– Né per maligna intenzione, ahi lasso! (disse piangendo il vecchio incantatore) feci la bella rocca in cima al sasso, né per avidità son rubatore; ma per ritrar sol dall’estremo passo 230un cavallier gentil, mi mosse amore, che, come il ciel mi mostra, in tempo breve morir cristiano a tradimento deve. | Il mago, piangendo, spiega di non avere costruito la rocca per crudeltà o per desiderio di ricchezza. Dice di essere stato spinto dall'amore per un giovane cavaliere, al quale gli astri hanno predetto una morte imminente per tradimento dopo che sarà diventato cristiano. |
| Ottava 30 Non vede il sol tra questo e il polo austrino un giovene sì bello e sì prestante: 235Ruggiero ha nome, il qual da piccolino da me nutrito fu, ch’io sono Atlante. Disio d’onore e suo fiero destino l’han tratto in Francia dietro al re Agramante; ed io, che l’amai sempre più che figlio, 240lo cerco trar di Francia e di periglio. | Il giovane si chiama Ruggiero: è bellissimo e valoroso, e Atlante lo ha allevato fin dall'infanzia come un figlio. Il desiderio di gloria e il destino lo hanno condotto in Francia al seguito di Agramante; il mago cerca di sottrarlo ai pericoli di quella guerra. |
| Ottava 31 La bella rocca solo edificai per tenervi Ruggier sicuramente, che preso fu da me, come sperai che fossi oggi tu preso similmente; 245e donne e cavallier, che tu vedrai, poi ci ho ridotti, ed altra nobil gente, acciò che quando a voglia sua non esca, avendo compagnia, men gli rincresca. | Atlante racconta di aver costruito la fortezza per custodire Ruggiero al sicuro. Ha rapito anche altre donne e cavalieri affinché, quando Ruggiero non può uscire, almeno non si annoi e possa godere di una compagnia piacevole. |
| Ottava 32 Pur ch’uscir di là su non si domande, 250d’ogn’altro gaudio lor cura mi tocca; che quanto averne da tutte le bande si può del mondo, è tutto in quella rocca: suoni, canti, vestir, giuochi, vivande, quanto può cor pensar, può chieder bocca. 255Ben seminato avea, ben cogliea il frutto; ma tu sei giunto a disturbarmi il tutto. | All'interno del castello non manca nulla di ciò che può dare piacere: musica, canti, giochi, abiti eleganti e cibi raffinati. Atlante pensava così di tenere Ruggiero soddisfatto, ma Bradamante, arrivando, ha distrutto il suo progetto. |
| Ottava 33 Deh, se non hai del viso il cor men bello, non impedir il mio consiglio onesto! Piglia lo scudo (ch’io tel dono) e quello 260destrier che va per l’aria così presto; e non t’impacciar oltra nel castello, o tranne uno o duo amici, e lascia il resto; o tranne tutti gli altri, e più non chero, se non che tu mi lasci il mio Ruggiero. | Il vecchio prega Bradamante di non ostacolare un piano che considera mosso da buone intenzioni. Le offre lo scudo e l'ippogrifo, chiedendole in cambio di lasciare Ruggiero al sicuro nel castello, anche se decidesse di liberare tutti gli altri prigionieri. |
| Ottava 34 265E se disposto sei volermel torre, deh, prima almen che tu ’l rimeni in Francia, piacciati questa afflitta anima sciorre de la sua scorza ormai pntrida e rancia! – Rispose la donzella: – Lui vo’ porre 270in libertà: tu, se sai, gracchia e ciancia; né mi offerir di dar lo scudo in dono, o quel destrier, che miei, non più tuoi sono: | Se Bradamante vuole davvero condurre Ruggiero in Francia, Atlante la supplica almeno di uccidere prima lui, risparmiandogli il dolore di assistere alla rovina del giovane. La donna risponde che libererà Ruggiero comunque, e che lo scudo e l'ippogrifo ormai le appartengono per diritto di vittoria. |
| Ottava 35 né s’anco stesse a te di torre e darli, mi parrebbe che ’l cambio convenisse. 275Tu di’ che Ruggier tieni per vietarli il male influsso di sue stelle fisse. O che non puoi saperlo, o non schivarli, sappiendol, ciò che ’l ciel di lui prescrisse: ma se ’l mal tuo, c’hai sì vicin, non vedi, 280peggio l’altrui c’ha da venir prevedi. | Bradamante rifiuta l'offerta: non sarebbe uno scambio equo neppure se Atlante fosse ancora proprietario degli oggetti. Inoltre mette in dubbio la sua pretesa di conoscere il futuro: se non ha saputo prevedere e impedire la propria sconfitta, come può evitare una morte annunciata per Ruggiero? |
| Ottava 36 Non pregar ch’io t’uccida, ch’i tuoi preghi sariano indarno; e se pur vuoi la morte, ancor che tutto il mondo dar la nieghi, da sé la può aver sempre animo forte. 285Ma pria che l’alma da la carne sleghi, a tutti i tuoi prigioni apri le porte. – Così dice la donna, e tuttavia il mago preso incontra al sasso invia. | La guerriera dichiara che non intende ucciderlo e che, se desidera morire, non ha bisogno del suo aiuto. Prima di tutto, però, Atlante deve aprire le porte della prigione e liberare le persone sequestrate; poi lo conduce legato verso la rocca. |
| Ottava 37 Legato de la sua propria catena 290andava Atlante, e la donzella appresso, che così ancor se ne fidava a pena, ben che in vista parea tutto rimesso. Non molti passi dietro se la mena, ch’a piè del monte han ritrovato il fesso, 295e li scaglioni onde si monta in giro, fin ch’alla porta del castel saliro. | Atlante cammina con le mani vincolate dalla sua stessa catena, seguito da Bradamante, che continua a diffidarne. Insieme raggiungono un'apertura ai piedi della montagna e salgono i gradini nascosti fino all'ingresso del castello. |
| Ottava 38 Di su la soglia Atlante un sasso tolle, di caratteri e strani segni isculto. Sotto, vasi vi son, che chiamano olle, 300che fuman sempre, e dentro han foco occulto. L’incantator le spezza; e a un tratto il colle riman deserto, inospite ed inculto; né muro appar né torre in alcun lato, come se mai castel non vi sia stato. | Sulla soglia, Atlante solleva una pietra incisa con segni misteriosi. Sotto sono nascosti recipienti dai quali esce fumo, contenenti il fuoco degli incantesimi. Quando li spezza, la fortezza svanisce all'istante e il colle torna nudo e deserto, come se il castello non fosse mai esistito. |
| Ottava 39 305Sbrigossi de la donna il mago alora, come fa spesso il tordo da la ragna; e con lui sparve il suo castello a un’ora, e lasciò in libertà quella compagna. Le donne e i cavallier si trovar fuora 310de le superbe stanze alla campagna: e furon di lor molte a chi ne dolse; che tal franchezza un gran piacer lor tolse. | Atlante riesce allora a sottrarsi alla custodia di Bradamante e scompare insieme alla sua costruzione magica. I prigionieri si ritrovano liberi in aperta campagna; alcuni, paradossalmente, rimpiangono le comodità e i divertimenti perduti con la scomparsa della rocca. |
| Ottava 40 Quivi è Gradasso, quivi è Sacripante, quivi è Prasildo, il nobil cavalliero 315che con Rinaldo venne di Levante, e seco Iroldo, il par d’amici vero. Al fin trovò la bella Bradamante quivi il desiderato suo Ruggiero, che, poi che n’ebbe certa conoscenza, 320le fe’ buona e gratissima accoglienza; | Fra i liberati ci sono Gradasso, Sacripante, Prasildo e Iroldo. Bradamante finalmente ritrova Ruggiero, che la riconosce e la accoglie con immensa gioia dopo il lungo periodo in cui erano rimasti separati. |
| Ottava 41 come a colei che più che gli occhi sui, più che ’l suo cor, più che la propria vita Ruggiero amò dal dì ch’essa per lui si trasse l’elmo, onde ne fu ferita. 325Lungo sarebbe a dir come, e da cui, e quanto ne la selva aspra e romita si cercar poi la notte e il giorno chiaro; né, se non qui, mai più si ritrovaro. | Ruggiero ama Bradamante più dei propri occhi e perfino della vita. Il loro sentimento risale al giorno in cui lei si tolse l'elmo e lui la vide. Da allora si sono cercati per boschi e sentieri, di giorno e di notte, senza riuscire a incontrarsi fino a quel momento. |
| Ottava 42 Or che quivi la vede, e sa ben ch’ella 330è stata sola la sua redentrice, di tanto gaudio ha pieno il cor, che appella sé fortunato ed unico felice. Scesero il monte, e dismontaro in quella valle, ove fu la donna vincitrice, 335e dove l’ippogrifo trovaro anco, ch’avea lo scudo, ma coperto, al fianco. | Sapendo che Bradamante lo ha liberato, Ruggiero si considera il più felice degli uomini. I due scendono fino alla valle della battaglia, dove trovano l'ippogrifo ancora provvisto dello scudo incantato, protetto dalla sua copertura. |
| Ottava 43 La donna va per prenderlo nel freno: e quel l’aspetta fin che se gli accosta; poi spiega l’ale per l’aer sereno, 340e si ripon non lungi a mezza costa. Ella lo segue: e quel né più né meno si leva in aria, e non troppo si scosta; come fa la cornacchia in secca arena, che dietro il cane or qua or là si mena. | Bradamante prova a prendere l'ippogrifo per le briglie, ma l'animale prende il volo e si posa poco lontano. Lei lo insegue e quello si sposta di nuovo, sempre appena fuori portata, come un uccello che attira un cane facendosi rincorrere sulla spiaggia. |
| Ottava 44 345Ruggier, Gradasso, Sacripante, e tutti quei cavallier che scesi erano insieme, chi di sù, chi di giù, si son ridutti dove che torni il volatore han speme. Quel, poi che gli altri invano ebbe condutti 350più volte e sopra le cime supreme e negli umidi fondi tra quei sassi, presso a Ruggiero al fin ritenne i passi. | Ruggiero, Gradasso, Sacripante e gli altri cavalieri raggiungono Bradamante, sperando di catturare l'animale. L'ippogrifo continua a portarli avanti e indietro per le alture e le valli, poi finalmente si ferma proprio vicino a Ruggiero. |
| Ottava 45 E questa opera fu del vecchio Atlante, di cui non cessa la pietosa voglia 355di trar Rugier del gran periglio instante: di ciò sol pensa e di ciò solo ha doglia. Però gli manda or l’ippogrifo avante, perché d’Europa con questa arte il toglia. Ruggier lo piglia, e seco pensa trarlo; 360ma quel s’arretra, e non vuol seguitarlo. | Il comportamento del cavallo volante è stato provocato da Atlante, che non ha abbandonato il progetto di proteggere Ruggiero. Il mago lo attira sull'ippogrifo per allontanarlo dall'Europa e dal pericolo. Ruggiero afferra l'animale ma quello si rifiuta di seguirlo a piedi. |
| Ottava 46 Or di Frontin quel animoso smonta (Frontino era nomato il suo destriero), e sopra quel che va per l’aria monta, e con li spron gli adizza il core altiero. 365Quel corre alquanto, ed indi i piedi ponta, e sale inverso il ciel, via più leggiero che ’l girifalco, a cui lieva il capello il mastro a tempo, e fa veder l’augello. | Ruggiero scende dal proprio cavallo Frontino e monta sull'ippogrifo, stimolandolo con gli speroni. Dopo una breve corsa, l'animale si slancia nel cielo più velocemente di un falcone liberato dal falconiere, portando via il cavaliere. |
| Ottava 47 La bella donna, che sì in alto vede 370e con tanto periglio il suo Ruggiero, resta attonita in modo, che non riede per lungo spazio al sentimento vero. Ciò che già inteso avea di Ganimede ch’al ciel fu assunto dal paterno impero, 375dubita assai che non accada a quello, non men gentil di Ganimede e bello. | Bradamante vede Ruggiero salire sempre più in alto e resta sconvolta dalla paura. Ricorda il mito di Ganimede, rapito e portato in cielo, e teme che possa accadere la stessa cosa al giovane che ama. |
| Ottava 48 Con gli occhi fissi al ciel lo segue quanto basta il veder; ma poi che si dilegua sì, che la vista non può correr tanto, 380lascia che sempre l’animo lo segua. Tuttavia con sospir, gemito e pianto non ha, né vuol aver pace né triegua. Poi che Ruggier di vista se le tolse, al buon destrier Frontin gli occhi rivolse: | La guerriera segue Ruggiero con gli occhi finché scompare all'orizzonte; poi continua a seguirlo con il pensiero. Sospira, piange e non trova pace. Quando non può più vederlo, volge lo sguardo a Frontino, rimasto a terra. |
| Ottava 49 385e si deliberò di non lasciarlo, che fosse in preda a chi venisse prima; ma di condurlo seco e di poi darlo al suo signor, ch’anco veder pur stima. Poggia l’augel, né può Ruggier frenarlo: 390di sotto rimaner vede ogni cima ed abbassarsi in guisa, che non scorge dove è piano il terren né dove sorge. | Bradamante decide di prendere con sé Frontino per custodirlo e restituirlo al suo padrone, che spera di rivedere. Intanto l'ippogrifo continua a salire così in alto che Ruggiero non distingue più i rilievi del terreno e vede le montagne rimpicciolirsi sotto di sé. |
| Ottava 50 Poi che sì ad alto vien, ch’un picciol punto lo può stimar chi da la terra il mira, 395prende la via verso ove cade a punto il sol, quando col Granchio si raggira, e per l’aria ne va come legno unto a cui nel mar propizio vento spira. Lasciamlo andar, che farà buon camino, 400e torniamo a Rinaldo paladino. | A un'altezza tale da sembrare un puntino a chi lo osservasse da terra, Ruggiero viene trasportato verso occidente con la facilità di una nave spinta da un vento favorevole. Il narratore lo lascia proseguire e torna a raccontare le vicende di Rinaldo. |
| Ottava 51 Rinaldo l’altro e l’altro giorno scorse, spinto dal vento, un gran spazio di mare, quando a ponente e quando contra l’Orse, che notte e dì non cessa mai soffiare. 405Sopra la Scozia ultimamente sorse, dove la selva Calidonia appare, che spesso fra gli antiqui ombrosi cerri s’ode sonar di bellicosi ferri. | Rinaldo ha navigato per due giorni, trascinato da venti che lo spingono ora verso occidente ora verso nord, fino ad approdare sulle coste della Scozia, dove sorge la leggendaria foresta Caledonia, risuonante dei combattimenti fra cavalieri. |
| Ottava 52 Vanno per quella i cavallieri erranti, 410incliti in arme, di tutta Bretagna, e de’ prossimi luoghi e de’ distanti, di Francia, di Norvegia e de Lamagna. Chi non ha gran valor, non vada inanti; che dove cerca onor, morte guadagna. 415Gran cose in essa già fece Tristano, Lancillotto, Galasso, Artù e Galvano, | Nella foresta arrivano cavalieri erranti da tutta la Britannia e da Paesi lontani, perché il luogo offre prove d'armi e avventure. Solo i più coraggiosi devono entrarvi: chi non ha valore rischia di trovare la morte invece della gloria. Vi hanno combattuto anche i grandi eroi arturiani. |
| Ottava 53 ed altri cavallieri e de la nuova e de la vecchia Tavola famosi: restano ancor di più d’una lor pruova 420li monumenti e li trofei pomposi. L’arme Rinaldo e il suo Baiardo truova, e tosto si fa por nei liti ombrosi, ed al nochier comanda che si spicche e lo vada aspettar a Beroicche. | In quei boschi rimangono tracce e trofei delle imprese dei cavalieri della Tavola Rotonda. Rinaldo recupera le armi e il cavallo Baiardo, sbarca e ordina al marinaio di attenderlo poi a Berwick, mentre lui va in cerca di avventure. |
| Ottava 54 425Senza scudiero e senza compagnia va il cavallier per quella selva immensa, facendo or una ed or un’altra via, dove più aver strane aventure pensa. Capitò il primo giorno a una badia, 430che buona parte del suo aver dispensa in onorar nel suo cenobio adorno le donne i cavallier che vanno attorno. | Senza accompagnatori, Rinaldo attraversa la foresta scegliendo i sentieri che sembrano promettere imprese più straordinarie. Alla fine della prima giornata raggiunge un monastero che ospita generosamente le donne e i cavalieri di passaggio. |
| Ottava 55 Bella accoglienza i monachi e l’abbate fero a Rinaldo, il qual domandò loro 435(non prima già che con vivande grate avesse avuto il ventre amplo ristoro) come dai cavallier sien ritrovate spesso aventure per quel tenitoro, dove si possa in qualche fatto eggregio 440l’uom dimostrar, se merta biasmo o pregio. | I monaci e l'abate accolgono Rinaldo con ogni riguardo. Dopo aver mangiato, il paladino chiede dove sia possibile trovare un'avventura che gli permetta di dimostrare pubblicamente il proprio coraggio e meritare onore. |
| Ottava 56 Risposongli ch’errando in quelli boschi, trovar potria strane aventure e molte: ma come i luoghi, i fatti ancor son foschi; che non se n’ha notizia le più volte. 445– Cerca (diceano) andar dove conoschi che l’opre tue non restino sepolte, acciò dietro al periglio e alla fatica segua la fama, e il debito ne dica. | I religiosi spiegano che nei boschi esistono molte imprese rischiose, ma spesso restano sconosciute perché avvengono in luoghi isolati. Consigliano quindi a Rinaldo di scegliere un'azione dalla quale, oltre al pericolo, possa nascere una fama proporzionata al suo valore. |
| Ottava 57 E se del tuo valor cerchi far prova, 450t’è preparata la più degna impresa che ne l’antiqua etade o ne la nova giamai da cavallier sia stata presa. La figlia del re nostro or si ritrova bisognosa d’aiuto e di difesa 455contra un baron che Lurcanio si chiama, che tor le cerca e la vita e la fama. | Gli annunciano che esiste una missione più nobile di qualsiasi altra: Ginevra, figlia del re di Scozia, ha urgente bisogno di qualcuno che la difenda dalle accuse di Lurcanio, un nobile che vuole privarla dell'onore e della vita. |
| Ottava 58 Questo Lurcanio al padre l’ha accusata (forse per odio più che per ragione) averla a mezza notte ritrovata 460trarr’un suo amante a sé sopra un verrone. Per le leggi del regno condannata al foco fia, se non truova campione che fra un mese, oggimai presso a finire, l’iniquo accusator faccia mentire. | Lurcanio sostiene di aver visto Ginevra accogliere di nascosto un amante, di notte, facendolo salire sul balcone. La legge scozzese condanna a morte una donna accusata di simile comportamento, a meno che un campione sconfigga in duello l'accusatore entro un mese, ormai quasi trascorso. |
| Ottava 59 465L’aspra legge di Scozia, empia e severa, vuol ch’ogni donna, e di ciascuna sorte, ch’ad uomo si giunga, e non gli sia mogliera, s’accusata ne viene, abbia la morte. Né riparar si può ch’ella non pera, 470quando per lei non venga un guerrier forte che tolga la difesa, e che sostegna che sia innocente e di morire indegna. | La legge è così severa che punisce con la morte qualunque donna abbia rapporti con un uomo diverso dal marito, se la colpa viene denunciata. Una sola possibilità può salvarla: un guerriero deve difenderla in combattimento e sostenerne pubblicamente l'innocenza. |
| Ottava 60 Il re, dolente per Ginevra bella (che così nominata è la sua figlia), 475ha publicato per città e castella, che s’alcun la difesa di lei piglia, e che l’estingua la calunnia fella (pur che sia nato di nobil famiglia), l’avrà per moglie, ed uno stato, quale 480fia convenevol dote a donna tale. | Il re soffre per la sorte della figlia e ha fatto annunciare in tutto il regno che chiunque, purché di nobile nascita, riesca a smentire l'accusa potrà sposare Ginevra e ricevere un territorio degno del suo rango come dote. |
| Ottava 61 Ma se fra un mese alcun per lei non viene, o venendo non vince, sarà uccisa. Simile impresa meglio ti conviene, ch’andar pei boschi errando a questa guisa: 485oltre ch’onor e fama te n’aviene ch’in eterno da te non fia divisa, guadagni il fior di quante belle donne da l’Indo sono all’Atlantee colonne; | Se entro il mese nessuno la difenderà, o se il suo difensore perderà, Ginevra verrà uccisa. I monaci dicono a Rinaldo che questa impresa è ben più degna di lui che vagare senza scopo: otterrà gloria e potrà sposare una donna di straordinaria bellezza. |
| Ottava 62 e una ricchezza appresso, ed uno stato 490che sempre far ti può viver contento; e la grazia del re, se suscitato per te gli fia il suo onor, che è quasi spento. Poi per cavalleria tu se’ ubligato a vendicar di tanto tradimento 495costei, che per commune opinione, di vera pudicizia è un paragone. – | Oltre al matrimonio riceverà ricchezze, potere e la riconoscenza del sovrano, che vedrebbe restaurato l'onore della famiglia. Soprattutto, come cavaliere, Rinaldo dovrebbe intervenire contro il tradimento di cui è vittima una giovane generalmente ritenuta modello di virtù. |
| Ottava 63 Pensò Rinaldo alquanto, e poi rispose: – Una donzella dunque dè’ morire perché lasciò sfogar ne l’amorose 500sue braccia al suo amator tanto desire? Sia maladetto chi tal legge pose, e maladetto chi la può patire! Debitamente muore una crudele, non chi dà vita al suo amator fedele. | Rinaldo riflette e protesta: è assurdo condannare a morte una ragazza solo perché ha ricambiato l'amore di un uomo. Maledice chi ha imposto e chi tollera una simile legge, sostenendo che la crudeltà merita punizione, non l'amore condiviso. |
| Ottava 64 505Sia vero o falso che Ginevra tolto s’abbia il suo amante, io non riguardo a questo: d’averlo fatto la loderei molto, quando non fosse stato manifesto. Ho in sua difesa ogni pensier rivolto: 510datemi pur un che mi guidi presto, e dove sia l’accusator mi mene; ch’io spero in Dio Ginevra trar di pene. | Che Ginevra abbia davvero ricevuto un amante oppure no, per Rinaldo non cambia nulla: anche se fosse accaduto, non sarebbe una colpa da punire. Decide perciò di difenderla e chiede una guida che lo conduca al luogo del duello contro l'accusatore. |
| Ottava 65 Non vo’ già dir ch’ella non l’abbia fatto; che nol sappiendo, il falso dir potrei: 515dirò ben che non de’ per simil atto punizion cadere alcuna in lei; e dirò che fu ingiusto o che fu matto chi fece prima gli statuti rei; e come iniqui rivocar si denno, 520e nuova legge far con miglior senno. | Rinaldo precisa che non intende affermare un'innocenza di cui non ha prova. Sosterrà invece che nessuna donna dovrebbe essere punita per aver amato e che la legge è ingiusta: chi l'ha scritta ha sbagliato e il sovrano dovrebbe sostituirla con una norma migliore. |
| Ottava 66 S’un medesimo ardor, s’un disir pare inchina e sforza l’uno e l’altro sesso a quel suave fin d’amor, che pare all’ignorante vulgo un grave eccesso; 525perché si de’ punir donna o biasmare, che con uno o più d’uno abbia commesso quel che l’uom fa con quante n’ha appetito, e lodato ne va, non che impunito? | L'uomo e la donna provano gli stessi desideri e sono spinti allo stesso modo dall'amore. Perché dunque una donna deve essere disonorata o condannata per un comportamento che gli uomini praticano liberamente, senza punizione e spesso ricevendo perfino elogi? |
| Ottava 67 Son fatti in questa legge disuguale 530veramente alle donne espressi torti; e spero in Dio mostrar che gli è gran male che tanto lungamente si comporti. – Rinaldo ebbe il consenso universale, che fur gli antiqui ingiusti e male accorti, 535che consentiro a così iniqua legge, e mal fa il re, che può, né la corregge. | La differenza di trattamento è, secondo Rinaldo, un'ingiustizia evidente contro le donne e non può continuare. I presenti condividono la sua condanna degli antichi legislatori e rimproverano al re di non aver corretto una norma tanto crudele. |
| Ottava 68 Poi che la luce candida e vermiglia de l’altro giorno aperse l’emispero, Rinaldo l’arme e il suo Baiardo piglia, 540e di quella badia tolle un scudiero, che con lui viene a molte leghe e miglia, sempre nel bosco orribilmente fiero, verso la terra ove la lite nuova de la donzella de’ venir in pruova. | All'alba del giorno seguente Rinaldo indossa l'armatura, monta Baiardo e prende con sé uno scudiero del monastero. I due attraversano la foresta diretti verso il luogo in cui dovrà svolgersi la prova decisiva per Ginevra. |
| Ottava 69 545Avean, cercando abbreviar camino, lasciato pel sentier la maggior via; quando un gran pianto udir sonar vicino, che la foresta d’ogn’intorno empìa. Baiardo spinse l’un, l’altro il ronzino 550verso una valle, onde quel grido uscìa: e fra dui mascalzoni una donzella vider, che di lontan parea assai bella; | Per abbreviare il percorso abbandonano la strada principale. Da una valle vicina giungono pianti e grida disperate: seguendo il rumore, vedono due malfattori accanto a una ragazza che sembra molto bella. |
| Ottava 70 ma lacrimosa e addolorata quanto donna o donzella o mai persona fosse. 555Le sono dui col ferro nudo a canto, per farle far l’erbe di sangue rosse. Ella con preghi differendo alquanto giva il morir, sin che pietà si mosse. Venne Rinaldo; e come se n’accorse, 560con alti gridi e gran minacce accorse. | La giovane è terrorizzata e piange mentre i due uomini le stanno vicino con le spade sguainate, pronti a ucciderla. Lei riesce a guadagnare qualche momento supplicandoli. Proprio allora arriva Rinaldo, che accorre minacciando i suoi aggressori. |
| Ottava 71 Voltaro i malandrin tosto le spalle, che ’l soccorso lontan vider venire, e se appiattar ne la profonda valle. Il paladin non li curò seguire: 565venne a la donna, e qual gran colpa dàlle tanta punizion, cerca d’udire; e per tempo avanzar, fa allo scudiero levarla in groppa, e torna al suo sentiero. | I malviventi, vedendo avanzare il paladino, fuggono e si nascondono nella valle. Rinaldo non li insegue: soccorre la ragazza, le domanda perché volessero ucciderla e la fa salire sul cavallo dello scudiero, per poter riprendere subito il viaggio. |
| Ottava 72 E cavalcando poi meglio la guata 570molto esser bella e di maniere accorte, ancor che fosse tutta spaventata per la paura ch’ebbe de la morte. Poi ch’ella fu di nuovo domandata chi l’avea tratta a sì infelice sorte, 575incominciò con umil voce a dire quel ch’io vo’ all’altro canto differire. | Mentre cavalcano, Rinaldo osserva meglio la giovane: è bella e cortese, benché ancora scossa dal terrore della morte appena evitata. Alla sua nuova domanda sulle ragioni della persecuzione, lei comincia a raccontare; Ariosto interrompe però il discorso, rimandandolo al canto successivo. |