L’Orlando furioso · Ludovico Ariosto
Canto terzo
Testo originale e parafrasi
Ogni ottava affianca il testo originale alla parafrasi in italiano contemporaneo.
| Testo originale | Parafrasi |
|---|---|
| Ottava 1 1Chi mi darà la voce e le parole convenienti a sì nobil suggetto? chi l’ale al verso presterà, che vole tanto ch’arrivi all’alto mio concetto? 5Molto maggior di quel furor che suole, ben or convien che mi riscaldi il petto; che questa parte al mio signor si debbe, che canta gli avi onde l’origin ebbe: | Il poeta si domanda chi possa dargli parole abbastanza nobili per raccontare un argomento tanto elevato. Gli occorre un'ispirazione eccezionale, perché sta per celebrare gli antenati della famiglia del signore a cui dedica il poema. |
| Ottava 2 Di cui fra tutti li signori illustri, 10dal ciel sortiti a governar la terra, non vedi, o Febo, che ’l gran mondo lustri, più gloriosa stirpe o in pace o in guerra; né che sua nobiltade abbia più lustri servata, e servarà (s’in me non erra 15quel profetico lume che m’ispiri) fin che d’intorno al polo il ciel s’aggiri. | Ariosto si rivolge ad Apollo e sostiene che nessun'altra dinastia tra quelle chiamate a governare è stata tanto gloriosa in guerra e in pace quanto gli Estensi. Predice che la sua nobiltà continuerà a splendere finché durerà il mondo. |
| Ottava 3 E volendone a pien dicer gli onori, bisogna non la mia, ma quella cetra con che tu dopo i gigantei furori 20rendesti grazia al regnator dell’etra. S’istrumenti avrò mai da te migliori, atti a sculpire in così degna pietra, in queste belle imagini disegno porre ogni mia fatica, ogni mio ingegno. | Per celebrare pienamente quella famiglia servirebbe la lira dello stesso Apollo, con cui il dio aveva placato Giove dopo la guerra contro i giganti. Se riceverà strumenti più efficaci, il poeta dedicherà ogni energia a scolpire in parole la grandezza degli Estensi. |
| Ottava 4 25Levando intanto queste prime rudi scaglie n’andrò con lo scarpello inetto: forse ch’ancor con più solerti studi poi ridurrò questo lavor perfetto. Ma ritorniano a quello, a cui né scudi 30potran né usberghi assicurare il petto: parlo di Pinabello di Maganza, che d’uccider la donna ebbe speranza. | Per ora Ariosto ammette di poter soltanto abbozzare l'argomento, sperando un giorno di perfezionarlo. Riprende quindi il racconto di Pinabello, che aveva cercato di far morire Bradamante precipitando la giovane nella grotta. |
| Ottava 5 Il traditor pensò che la donzella fosse ne l’alto precipizio morta; 35e con pallida faccia lasciò quella trista e per lui contaminata porta, e tornò presto a rimontar in sella: e come quel ch’avea l’anima torta, per giunger colpa a colpa e fallo a fallo, 40di Bradamante ne menò il cavallo. | Pinabello è convinto che Bradamante sia morta. Terrorizzato, si allontana rapidamente dall'ingresso e fugge portandole via anche il cavallo: al tentativo di omicidio aggiunge così un furto. |
| Ottava 6 Lasciàn costui, che mentre all’altrui vita ordisce inganno, il suo morir procura; e torniamo alla donna che, tradita, quasi ebbe a un tempo e morte e sepoltura. 45Poi ch’ella si levò tutta stordita, ch’avea percosso in su la pietra dura, dentro la porta andò, ch’adito dava ne la seconda assai più larga cava. | Lasciamo momentaneamente il traditore, che finirà per preparare la propria rovina. Bradamante, sopravvissuta alla caduta, si rialza intontita e attraversa una porta che introduce in una stanza sotterranea più ampia. |
| Ottava 7 La stanza, quadra e spaziosa, pare 50una devota e venerabil chiesa, che su colonne alabastrine e rare con bella architettura era suspesa. Surgea nel mezzo un ben locato altare, ch’avea dinanzi una lampada accesa; 55e quella di splendente e chiaro foco rendea gran lume all’uno e all’altro loco. | L'ambiente assomiglia a una chiesa solenne, sostenuta da colonne di alabastro. Al centro vi è un altare e davanti una lampada che illumina la stanza con una fiamma chiara. |
| Ottava 8 Di devota umiltà la donna tocca, come si vide in loco sacro e pio, incominciò col core e con la bocca, 60inginocchiata, a mandar prieghi a Dio. Un picciol uscio intanto stride e crocca, ch’era all’incontro, onde una donna uscìo discinta e scalza, e sciolte avea le chiome, che la donzella salutò per nome. | Sentendosi in un luogo sacro, Bradamante si inginocchia a pregare Dio. Poco dopo si apre una porticina e compare una donna a piedi nudi, con i capelli sciolti, che la saluta chiamandola per nome. |
| Ottava 9 65E disse: – O generosa Bradamante, non giunta qui senza voler divino, di te più giorni m’ha predetto inante il profetico spirto di Merlino, che visitar le sue reliquie sante 70dovevi per insolito camino: e qui son stata acciò ch’io ti riveli quel c’han di te già statuito i cieli. | La donna le dice che il suo arrivo non è casuale: il profetico spirito di Merlino lo aveva annunciato da diversi giorni. Lei stessa si trova lì per rivelare a Bradamante il destino che il cielo ha stabilito per lei. |
| Ottava 10 Questa è l’antiqua e memorabil grotta ch’edificò Merlino, il savio mago 75che forse ricordare odi talotta, dove ingannollo la Donna del Lago. Il sepolcro è qui giù, dove corrotta giace la carne sua; dove egli, vago di sodisfare a lei, che glil suase, 80vivo corcossi, e morto ci rimase. | Spiega che si trovano nell'antica grotta di Merlino, il celebre mago vittima dell'inganno della Dama del Lago. Per compiacerla, Merlino si lasciò rinchiudere vivo nella sepoltura in cui il suo corpo ora giace morto. |
| Ottava 11 Col corpo morto il vivo spirto alberga, sin ch’oda il suon de l’angelica tromba che dal ciel lo bandisca o che ve l’erga, secondo che sarà corvo o colomba. 85Vive la voce; e come chiara emerga, udir potrai dalla marmorea tomba, che le passate e le future cose a chi gli domandò, sempre rispose. | Il corpo di Merlino è morto ma il suo spirito continua ad abitare la tomba in attesa del giudizio finale. La sua voce parla ancora dalla pietra e risponde alle domande, rivelando tanto il passato quanto il futuro. |
| Ottava 12 Più giorni son ch’in questo cimiterio 90venni di remotissimo paese, perché circa il mio studio alto misterio mi facesse Merlin meglio palese: e perché ebbi vederti desiderio, poi ci son stata oltre il disegno un mese; 95che Merlin, che ’l ver sempre mi predisse, termine al venir tuo questo dì fisse. – | La maga racconta di essere venuta da molto lontano per consultare Merlino sui segreti della propria arte. È rimasta oltre il tempo previsto per attendere Bradamante, di cui il profeta aveva indicato esattamente la data di arrivo. |
| Ottava 13 Stassi d’Amon la sbigottita figlia tacita e fissa al ragionar di questa; ed ha sì pieno il cor di maraviglia, 100che non sa s’ella dorme o s’ella è desta: e con rimesse e vergognose ciglia (come quella che tutta era modesta) rispose: – Di che merito son io, ch’antiveggian profeti il venir mio? – | Bradamante ascolta sbalordita, incerta se ciò che vede sia un sogno o realtà. Con modestia chiede perché una persona come lei debba essere oggetto di previsioni da parte dei profeti. |
| Ottava 14 105E lieta de l’insolita avventura, dietro alla Maga subito fu mossa, che la condusse a quella sepoltura che chiudea di Merlin l’anima e l’ossa. Era quell’arca d’una pietra dura, 110lucida e tersa, e come fiamma rossa; tal ch’alla stanza, ben che di sol priva, dava splendore il lume che n’usciva. | La giovane segue la maga fino alla tomba di Merlino, costruita con una pietra dura, levigata e rossastra, quasi luminosa come una fiamma. Il sepolcro irradia tanta luce da illuminare la cella sotterranea. |
| Ottava 15 O che natura sia d’alcuni marmi che muovin l’ombre a guisa di facelle, 115o forza pur di suffumigi e carmi e segni impressi all’osservate stelle (come più questo verisimil parmi), discopria lo splendor più cose belle e di scoltura e di color, ch’intorno 120il venerabil luogo aveano adorno. | Ariosto non sa se lo splendore dipenda dalla natura della pietra o da magie compiute mediante formule, incensi e segni astrologici. In ogni caso la luce permette di ammirare sculture e dipinti che decorano il luogo. |
| Ottava 16 A pena ha Bradamante da la soglia levato il piè ne la secreta cella, che ’l vivo spirto da la morta spoglia con chiarissima voce le favella: 125– Favorisca Fortuna ogni tua voglia, o casta e nobilissima donzella, del cui ventre uscirà il seme fecondo che onorar deve Italia e tutto il mondo. | Appena Bradamante entra nella camera segreta, la voce dello spirito di Merlino la saluta e le augura fortuna. Il mago le annuncia che dai suoi discendenti nascerà una stirpe destinata a dare gloria all'Italia e al mondo. |
| Ottava 17 L’antiquo sangue che venne da Troia, 130per li duo miglior rivi in te commisto, produrrà l’ornamento, il fior, la gioia d’ogni lignaggio ch’abbia il sol mai visto tra l’Indo e ’l Tago e ’l Nilo e la Danoia, tra quanto è ’n mezzo Antartico e Calisto. 135Ne la progenie tua con sommi onori saran marchesi, duci e imperatori. | La discendenza che riunirà il sangue di antiche stirpi troiane produrrà, secondo Merlino, la famiglia più nobile e illustre conosciuta sulla terra, gloriosa in territori vastissimi e capace di annoverare governanti di rango elevato. |
| Ottava 18 I capitani e i cavallier robusti quindi usciran, che col ferro e col senno ricuperar tutti gli onor vetusti 140de l’arme invitte alla sua Italia denno. Quindi terran lo scettro i signor giusti, che, come il savio Augusto e Numa fenno, sotto il benigno e buon governo loro ritorneran la prima età de l’oro. | Da Bradamante nasceranno grandi condottieri, capaci di restituire onore e prestigio alle armi italiane, e governanti giusti che faranno rifiorire la pace e la prosperità, come nelle età esemplari di Augusto e di Numa. |
| Ottava 19 145Acciò dunque il voler del ciel si metta in effetto per te, che di Ruggiero t’ha per moglier fin da principio eletta, segue animosamente il tuo sentiero; che cosa non sarà che s’intrometta 150da poterti turbar questo pensiero, sì che non mandi al primo assalto in terra quel rio ladron ch’ogni tuo ben ti serra. – | Perché si compia questo destino, Bradamante deve seguire con coraggio la propria strada: il cielo l'ha destinata a diventare moglie di Ruggiero. Merlino la esorta a non lasciarsi fermare dalle difficoltà né dal mago che imprigiona l'amato. |
| Ottava 20 Tacque Merlino avendo così detto, ed agio all’opre de la Maga diede, 155ch’a Bradamante dimostrar l’aspetto si preparava di ciascun suo erede. Avea di spirti un gran numero eletto, non so se da l’Inferno o da qual sede, e tutti quelli in un luogo raccolti 160sotto abiti diversi e vari volti. | Dopo queste profezie, Merlino tace e lascia agire la maga. La donna si prepara a mostrare a Bradamante le sembianze dei futuri discendenti, servendosi di numerosi spiriti fatti comparire sotto forme diverse. |
| Ottava 21 Poi la donzella a sé richiama in chiesa, là dove prima avea tirato un cerchio che la potea capir tutta distesa, ed avea un palmo ancora di superchio. 165E perché da li spirti non sia offesa, le fa d’un gran pentacolo coperchio; e le dice che taccia e stia a mirarla: poi scioglie il libro, e coi demoni parla. | La maga conduce Bradamante in un cerchio magico tracciato sul pavimento e la protegge con un segno rituale, perché gli spiriti non possano danneggiarla. Le ordina di osservare senza parlare, poi apre il libro ed evoca le presenze. |
| Ottava 22 Eccovi fuor de la prima spelonca, 170che gente intorno al sacro cerchio ingrossa; ma, come vuole entrar, la via l’è tronca, come lo cinga intorno muro e fossa. In quella stanza, ove la bella conca in sé chiudea del gran profeta l’ossa, 175entravan l’ombre, poi ch’avean tre volte fatto d’intorno lor debite volte. | Le ombre invocate si raccolgono intorno al cerchio, ma non possono oltrepassarne il confine, come se fossero fermate da un muro invisibile. Dopo aver compiuto i giri prescritti, entrano nella stanza del sepolcro per mostrarsi. |
| Ottava 23 – Se i nomi e i gesti di ciascun vo’ dirti (dicea l’incantatrice a Bradamante), di questi ch’or per gl’incantati spirti, 180prima che nati sien, ci sono avante, non so veder quando abbia da espedirti; che non basta una notte a cose tante: sì ch’io te ne verrò scegliendo alcuno, secondo il tempo, e che sarà oportuno. | La maga avverte che raccontare il nome e le imprese di tutti i futuri discendenti richiederebbe molto più di una notte. Sceglierà quindi soltanto alcune figure particolarmente importanti tra quelle che stanno sfilando davanti a Bradamante. |
| Ottava 24 185Vedi quel primo che ti rassimiglia ne’ bei sembianti e nel giocondo aspetto: capo in Italia fia di tua famiglia, del seme di Ruggiero in te concetto. Veder del sangue di Pontier vermiglia 190per mano di costui la terra aspetto, e vendicato il tradimento e il torto contra quei che gli avranno il padre morto. | Il primo spirito somiglia a Bradamante: sarà il capostipite della sua famiglia in Italia, figlio suo e di Ruggiero. Vendicherà il padre ucciso a tradimento e darà origine alla futura potenza della stirpe. |
| Ottava 25 Per opra di costui sarà deserto il re de’ Longobardi Desiderio: 195d’Este e di Calaon per questo merto il bel dominio avrà dal sommo Imperio. Quel che gli è dietro, è il tuo nipote Uberto, onor de l’arme e del paese esperio: per costui contra Barbari difesa 200più d’una volta fia la santa Chiesa. | Grazie alle imprese del primo discendente, il re longobardo Desiderio sarà sconfitto e la famiglia riceverà i domini di Este e Calaone. Segue Uberto, suo nipote, ricordato come un valoroso difensore della Chiesa contro i nemici stranieri. |
| Ottava 26 Vedi qui Alberto, invitto capitano ch’ornerà di trofei tanti delubri: Ugo il figlio è con lui, che di Milano farà l’acquisto, e spiegherà i colubri. 205Azzo è quell’altro, a cui resterà in mano dopo il fratello, il regno degli Insubri. Ecco Albertazzo, il cui savio consiglio torrà d’Italia Beringario e il figlio; | La maga indica Alberto, illustre comandante, e suo figlio Ugo, che conquisterà Milano e ne adotterà il simbolo del serpente. Mostra poi Azzo e Albertazzo, destinati a esercitare autorità politica e a contrastare il potere di Berengario. |
| Ottava 27 e sarà degno a cui Cesare Otone 210Alda sua figlia, in matrimonio aggiunga. Vedi un altro Ugo: oh bella successione, che dal patrio valor non si dislunga! Costui sarà, che per giusta cagione ai superbi Roman l’orgoglio emunga, 215che ’l terzo Otone e il pontefice tolga de le man loro, e ’l grave assedio sciolga. | Albertazzo sarà considerato così meritevole dall'imperatore Ottone da ottenere in sposa sua figlia Alda. Un altro Ugo si distinguerà liberando papa e imperatore dall'assedio e dall'arroganza dei Romani ribelli. |
| Ottava 28 Vedi Folco, che par ch’al suo germano, ciò che in Italia avea, tutto abbi dato, e vada a possedere indi lontano 220in mezzo agli Alamanni un gran ducato; e dia alla casa di Sansogna mano, che caduta sarà tutta da un lato; e per la linea de la madre, erede, con la progenie sua la terrà in piede. | La figura successiva è Folco, che lascerà ai parenti i possedimenti italiani per governare un importante ducato in Germania. Attraverso la parentela materna contribuirà a preservare e rinnovare la dinastia di Sassonia. |
| Ottava 29 225Questo ch’or a nui viene è il secondo Azzo, di cortesia più che di guerre amico, tra dui figli, Bertoldo ed Albertazzo. Vinto da l’un sarà il secondo Enrico, e del sangue tedesco orribil guazzo 230Parma vedrà per tutto il campo aprico: de l’altro la contessa gloriosa, saggia e casta Matilde, sarà sposa. | Compare un altro Azzo, famoso per la cortesia più che per le armi, accompagnato dai figli Bertoldo e Albertazzo. Uno combatterà Enrico II presso Parma; l'altro sposerà la celebre contessa Matilde. |
| Ottava 30 Virtù il farà di tal connubio degno; ch’a quella età non poca laude estimo 235quasi di mezza Italia in dote il regno, e la nipote aver d’Enrico primo. Ecco di quel Bertoldo il caro pegno, Rinaldo tuo, ch’avrà l’onor opimo d’aver la Chiesa de le man riscossa 240de l’empio Federico Barbarossa. | Il prestigio e il valore di Albertazzo lo renderanno degno di un matrimonio tanto importante. La maga indica poi Rinaldo, discendente di Bertoldo, che difenderà la Chiesa e la libererà dalla pressione di Federico Barbarossa. |
| Ottava 31 Ecco un altro Azzo, ed è quel che Verona avrà in poter col suo bel tenitorio; e sarà detto marchese d’Ancona dal quarto Otone e dal secondo Onorio. 245Lungo sarà s’io mostro ogni persona del sangue tuo, ch’avrà del consistorio il confalone, e s’io narro ogni impresa vinta da lor per la romana Chiesa. | Un altro Azzo diventerà signore di Verona e riceverà il titolo di marchese d'Ancona. La maga osserva che elencare tutti i membri degli Estensi che serviranno la Chiesa e le loro vittorie richiederebbe troppo tempo. |
| Ottava 32 Obizzo vedi e Folco, altri Azzi, altri Ughi, 250ambi gli Enrichi, il figlio al padre a canto; duo Guelfi, di quai l’uno Umbria soggiughi, e vesta di Spoleti il ducal manto. Ecco che ’l sangue e le gran piaghe asciughi d’Italia afflitta, e volga in riso il pianto: 255di costui parlo (e mostrolle Azzo quinto) onde Ezellin fia rotto, preso, estinto. | Nella processione appaiono Obizzo, Folco, vari Azzi e Ughi, due Enrichi e due Guelfi. Tra loro la maga segnala Azzo V, destinato a contrastare il feroce Ezzelino e ad alleviare le sofferenze delle regioni italiane. |
| Ottava 33 Ezellino, immanissimo tiranno, che fia creduto figlio del demonio, farà, troncando i sudditi, tal danno, 260e distruggendo il bel paese ausonio, che pietosi apo lui stati saranno Mario, Silla, Neron, Caio ed Antonio. E Federico imperator secondo fia per questo Azzo rotto e messo al fondo. | Ezzelino sarà tanto crudele da apparire figlio del demonio e da far sembrare meno terribili perfino i tiranni dell'antichità. Azzo V riuscirà a sconfiggere lui e a contrastare l'imperatore Federico II. |
| Ottava 34 265Terrà costui con più felice scettro la bella terra che siede sul fiume, dove chiamò con lacrimoso plettro Febo il figliuol ch’avea mal retto il lume, quando fu pianto il fabuloso elettro, 270e Cigno si vestì di bianche piume; e questa di mille oblighi mercede gli donerà l’Apostolica sede. | Azzo governerà anche Ferrara, città legata alle acque del Po e al mito di Fetonte e delle Eliadi. La Santa Sede gli attribuirà il dominio come riconoscimento per la sua fedeltà e i servizi resi. |
| Ottava 35 Dove lascio il fratel Aldrobandino? che per dar al pontefice soccorso 275contra Oton quarto e il campo ghibellino che sarà presso al Campidoglio corso, ed avrà preso ogni luogo vicino, e posto agli Umbri e alli Piceni il morso; né potendo prestargli aiuto senza 280molto tesor, ne chiederà a Fiorenza; | La maga ricorda Aldobrandino, fratello di Azzo, che accorrerà ad aiutare il papa contro Ottone IV e i ghibellini. Per finanziare la spedizione dovrà chiedere denaro ai Fiorentini. |
| Ottava 36 e non avendo gioie o miglior pegni, per sicurtà daralle il frate in mano. Spiegherà i suoi vittoriosi segni, e romperà l’esercito germano; 285in seggio riporrà la Chiesa, e degni darà supplici ai conti di Celano; ed al servizio del sommo Pastore finirà gli anni suoi nel più bel fiore. | Non disponendo di gioielli o altri beni sufficienti come garanzia, Aldobrandino consegnerà il fratello in ostaggio. Poi sconfiggerà l'esercito imperiale, ristabilirà il potere della Chiesa e morirà ancora giovane al servizio del pontefice. |
| Ottava 37 Ed Azzo, il suo fratel, lascierà erede 290del dominio d’Ancona e di Pisauro, d’ogni città che da Troento siede tra il mare e l’Apennin fin all’Isauro, e di grandezza d’animo e di fede, e di virtù, miglior che gemme ed auro: 295che dona e tolle ogn’altro ben Fortuna; sol in virtù non ha possanza alcuna. | Aldobrandino lascerà ad Azzo il possesso di molti territori tra Marche e Romagna e, cosa più importante, un'eredità di coraggio, fede e virtù. La fortuna può dare e togliere ricchezze, ma non può privare un uomo delle sue qualità morali. |
| Ottava 38 Vedi Rinaldo, in cui non minor raggio splenderà di valor, pur che non sia a tanta esaltazion del bel lignaggio 300Morte o Fortuna invidiosa e ria. Udirne il duol fin qui da Napoli aggio, dove del padre allor statico fia. Or Obizzo ne vien, che giovinetto dopo l’avo sarà principe eletto. | Rinaldo si distinguerà per il valore, ma la morte e il destino ostacoleranno il pieno sviluppo delle sue doti. Il suo lutto giungerà fino a Napoli, dove si trova il padre come ostaggio; gli succederà il giovane Obizzo. |
| Ottava 39 305Al bel dominio accrescerà costui Reggio giocondo, e Modona feroce. Tal sarà il suo valor, che signor lui domanderanno i populi a una voce. Vedi Azzo sesto, un de’ figliuoli sui, 310confalonier de la cristiana croce: avrà il ducato d’Andria con la figlia del secondo re Carlo di Siciglia. | Obizzo estenderà i possedimenti della famiglia a Reggio e Modena, tanto stimato da essere desiderato come signore dagli abitanti. Segue Azzo VI, destinato a servire la causa cristiana e a ottenere legami con la casa reale di Sicilia. |
| Ottava 40 Vedi in un bello ed amichevol groppo de li principi illustri l’eccellenza: 315Obizzo, Aldrobandin, Nicolò zoppo, Alberto, d’amor pieno e di clemenza. Io tacerò, per non tenerti troppo, come al bel regno aggiungeran Favenza, e con maggior fermezza Adria, che valse 320da sé nomar l’indomite acque salse; | Bradamante vede un gruppo di principi: Obizzo, Aldobrandino, Nicolò e Alberto. La maga accenna alle acquisizioni territoriali della dinastia, tra cui Faenza e Adria, il cui nome evoca il mare Adriatico. |
| Ottava 41 Come la terra, il cui produr di rose le diè piacevol nome in greche voci, e la città ch’in mezzo alle piscose paludi, del Po teme ambe le foci, 325dove abitan le genti disiose che ’l mar si turbi e sieno i venti atroci. Taccio d’Argenta, di Lugo e di mille altre castella e populose ville. | La storia delle conquiste si estende ad altri centri e territori attraversati dai fiumi e dalle paludi del nord Italia, come Argenta e Lugo. La maga preferisce non soffermarsi sulle moltissime città che entreranno nell'orbita degli Estensi. |
| Ottava 42 Ve’ Nicolò, che tenero fanciullo 330il popul crea signor de la sua terra, e di Tideo fa il pensier vano e nullo, che contra lui le civil arme afferra. Sarà di questo il pueril trastullo sudar nel ferro e travagliarsi in guerra; 335e da lo studio del tempo primiero il fior riuscirà d’ogni guerriero. | Compare Nicolò, scelto come signore quando è ancora un bambino. Dovrà affrontare immediatamente la ribellione di Tideo e, abituandosi fin dall'infanzia alle armi e alla fatica, diventerà un condottiero straordinario. |
| Ottava 43 Farà de’ suoi ribelli uscire a voto ogni disegno, e lor tornare in danno; ed ogni stratagema avrà sì noto, 340che sarà duro il poter fargli inganno. Tardi di questo s’avedrà il terzo Oto, e di Reggio e di Parma aspro tiranno, che da costui spogliato a un tempo fia e del dominio e de la vita ria. | Nicolò vanificherà i piani dei ribelli e conoscerà così bene le strategie militari che sarà quasi impossibile sorprenderlo. Ottone, tiranno di Reggio e Parma, comprenderà troppo tardi la sua forza e perderà dominio e vita. |
| Ottava 44 345Avrà il bel regno poi sempre augumento senza torcer mai piè dal camin dritto; né ad alcuno farà mai nocumento, da cui prima non sia d’ingiuria afflitto: ed è per questo il gran Motor contento 350che non gli sia alcun termine prescritto: ma duri prosperando in meglio sempre, fin che si volga il ciel ne le sue tempre. | Sotto i suoi discendenti il potere estense continuerà a crescere, presentato come giusto e difensivo: non colpirà mai qualcuno senza aver prima subito un'offesa. Per questa rettitudine, afferma la profezia, il cielo permetterà alla famiglia di prosperare. |
| Ottava 45 Vedi Leonello, e vedi il primo duce, fama de la sua età, l’inclito Borso, 355che siede in pace, e più trionfo adduce di quanti in altrui terre abbino corso. Chiuderà Marte ove non veggia luce, e stringerà al Furor le mani al dorso. Di questo signor splendido ogni intento 360sarà che ’l popul suo viva contento. | La maga mostra Leonello e Borso, primo duca della dinastia, celebre soprattutto per il governo pacifico. Borso preferirà vincere l'odio e assicurare il benessere dei sudditi anziché cercare la gloria attraverso conquiste militari. |
| Ottava 46 Ercole or vien, ch’al suo vicin rinfaccia, col piè mezzo arso e con quei debol passi, come a Budrio col petto e con la faccia il campo volto in fuga gli fermassi; 365non perché in premio poi guerra gli faccia, né, per cacciarlo, fin nel Barco passi. Questo è il signor, di cui non so esplicarme se fia maggior la gloria o in pace o in arme. | Segue Ercole, che dimostrerà il proprio coraggio fermando a Budrio un esercito in fuga nonostante una ferita alla gamba. La sua vita sarà così illustre che sarà difficile decidere se abbia avuto maggiore gloria in pace o in guerra. |
| Ottava 47 Terran Pugliesi, Calabri e Lucani 370de’ gesti di costui lunga memoria, là dove avrà dal Re de’ Catalani di pugna singular la prima gloria; e nome tra gl’invitti capitani s’acquisterà con più d’una vittoria: 375avrà per sua virtù la signoria, più di trenta anni a lui debita pria. | Ercole sarà ricordato anche nell'Italia meridionale per le prove di valore e le battaglie vittoriose. Grazie alle proprie capacità otterrà infine una signoria che avrebbe potuto spettargli già molti anni prima. |
| Ottava 48 E quanto più aver obligo si possa a principe, sua terra avrà a costui; non perché fia de le paludi mossa 380tra campi fertilissimi da lui; non perché la farà con muro e fossa meglio capace a’ cittadini sui, e l’ornarà di templi e di palagi, di piazze, di teatri e di mille agi; | Ferrara avrà molti motivi per essergli grata: egli renderà fertili terreni paludosi, rafforzerà le fortificazioni e arricchirà la città di chiese, palazzi, piazze, teatri e altri luoghi utili ai cittadini. |
| Ottava 49 385non perché dagli artigli de l’audace aligero Leon terrà difesa; non perché, quando la gallica face per tutto avrà la bella Italia accesa, si starà sola col suo stato in pace, 390e dal timore e dai tributi illesa: non sì per questi ed altri benefici saran sue genti ad Ercol debitrici: | Ercole difenderà inoltre lo stato dalla potenza veneziana e saprà mantenerlo al riparo da guerre e imposizioni quando il conflitto francese sconvolgerà l'Italia. Tuttavia questi benefici non saranno il suo merito più grande. |
| Ottava 50 quanto che darà lor l’inclita prole, il giusto Alfonso e Ippolito benigno, 395che saran quai l’antiqua fama suole narrar de’ figli del Tindareo cigno, ch’alternamente si privan del sole per trar l’un l’altro de l’aer maligno. Sarà ciascuno d’essi e pronto e forte 400l’altro salvar con sua perpetua morte. | Il dono più prezioso di Ercole sarà la nascita di Alfonso e Ippolito, fratelli legati da un amore fortissimo. La maga li paragona ai Dioscuri, pronti a sacrificarsi l'uno per salvare l'altro. |
| Ottava 51 Il grande amor di questa bella coppia renderà il popul suo via più sicuro, che se, per opra di Vulcan, di doppia cinta di ferro avesse intorno il muro. 405Alfonso è quel che col saper accoppia sì la bontà, ch’al secolo futuro la gente crederà che sia dal cielo tornata Astrea dove può il caldo e il gielo. | L'affetto tra Alfonso e Ippolito proteggerà il popolo più efficacemente di mura di ferro. Alfonso unirà sapienza e bontà in modo tale da far sembrare ritornata sulla terra Astrea, simbolo della giustizia. |
| Ottava 52 A grande uopo gli fia l’esser prudente, 410e di valore assimigliarsi al padre; che si ritroverà, con poca gente, da un lato aver le veneziane squadre, colei dall’altro, che più giustamente non so se devrà dir matrigna o madre; 415ma se per madre, a lui poco più pia, che Medea ai figli o Progne stata sia. | Alfonso avrà bisogno di prudenza e del valore paterno: dovrà infatti fronteggiare con poche forze i Veneziani da una parte e, dall'altra, un potere che dovrebbe agire come una madre, ma sarà ostile come una matrigna crudele. |
| Ottava 53 E quante volte uscirà giorno o notte col suo popul fedel fuor de la terra, tante sconfitte e memorabil rotte 420darà a’ nimici o per acqua o per terra. Le genti di Romagna mal condotte, contra i vicini e lor già amici, in guerra, se n’avedranno, insanguinando il suolo che serra il Po, Santerno e Zanniolo. | Ogni volta che Alfonso condurrà fuori dalle mura il suo popolo fedele, infliggerà ai nemici gravi sconfitte, sia per terra sia per acqua. Le truppe romagnole scopriranno a caro prezzo quale errore sia combattere contro gli antichi alleati. |
| Ottava 54 425Nei medesmi confini anco saprallo del gran Pastore il mercenario Ispano, che gli avrà dopo con poco intervallo la Bastìa tolta, e morto il castellano, quando l’avrà già preso; e per tal fallo 430non fia, dal minor fante al capitano, che del racquisto e del presidio ucciso a Roma riportar possa l’aviso. | Anche i soldati spagnoli al servizio del pontefice pagheranno duramente per aver espugnato una fortezza e ucciso il castellano. La reazione di Alfonso sarà tanto efficace da non lasciare sopravvissuti in grado di annunciare la perdita. |
| Ottava 55 Costui sarà, col senno e con la lancia, ch’avrà l’onor, nei campi di Romagna, 435d’aver dato all’esercito di Francia la gran vittoria contra Iulio e Spagna. Nuoteranno i destrier fin alla pancia nel sangue uman per tutta la campagna; ch’a sepelire il popul verrà manco 440tedesco, ispano, greco, italo, e franco. | La maga attribuisce ad Alfonso un ruolo decisivo nelle battaglie di Romagna, dove l'esercito francese vincerà le forze del papa Giulio II e della Spagna. La guerra viene raffigurata con immagini di sangue e distruzione in scala enorme. |
| Ottava 56 Quel ch’in pontificale abito imprime del purpureo capel la sacra chioma, è il liberal, magnanimo, sublime, gran cardinal de la Chiesa di Roma 445Ippolito, ch’a prose, a versi, a rime darà materia eterna in ogni idioma; la cui fiorita età vuole il ciel iusto ch’abbia un Maron, come un altro ebbe Augusto. | La figura vestita da cardinale è Ippolito d'Este, presentato come generoso, magnanimo e degno di fama eterna. Ariosto lo esalta come un nuovo Mecenate meritevole di un poeta grande quanto Virgilio. |
| Ottava 57 Adornerà la sua progenie bella, 450come orna il sol la machina del mondo molto più de la luna e d’ogni stella; ch’ogn’altro lume a lui sempre è secondo. Costui con pochi a piedi e meno in sella veggio uscir mesto, e poi tornar iocondo; 455che quindici galee mena captive, oltra mill’altri legni alle sue rive. | Ippolito darà ulteriore splendore alla dinastia, come il sole illumina il cielo più di ogni altra stella. La maga lo mostra mentre ritorna vittorioso da un'impresa navale con quindici galee e numerosissime altre imbarcazioni catturate. |
| Ottava 58 Vedi poi l’uno e l’altro Sigismondo. Vedi d’Alfonso i cinque figli cari, alla cui fama ostar, che di sé il mondo 460non empia, i monti non potran né i mari: gener del re di Francia, Ercol secondo è l’un; quest’altro (acciò tutti gl’impari) Ippolito è, che non con minor raggio che ’l zio, risplenderà nel suo lignaggio; | La processione continua con due Sigismondi e con i figli di Alfonso. Tra essi compaiono Ercole II, imparentato con il re di Francia, e un altro Ippolito, destinato a brillare non meno dello zio cardinale. |
| Ottava 59 465Francesco, il terzo; Alfonsi gli altri dui ambi son detti. Or, come io dissi prima, s’ho da mostrarti ogni tuo ramo, il cui valor la stirpe sua tanto sublima, bisognerà che si rischiari e abbui 470più volte prima il ciel, ch’io te li esprima: e sarà tempo ormai, quando ti piaccia, ch’io dia licenza all’ombre e ch’io mi taccia. – | Seguono Francesco e due figli chiamati Alfonso. La maga ammette che rappresentare ogni ramo dell'albero genealogico richiederebbe molte notti; propone perciò di congedare gli spiriti che hanno mostrato i futuri discendenti. |
| Ottava 60 Così con voluntà de la donzella la dotta incantatrice il libro chiuse. 475Tutti gli spirti allora ne la cella spariro in fretta, ove eran l’ossa chiuse. Qui Bradamante, poi che la favella le fu concessa usar, la bocca schiuse, e domandò: – Chi son li dua sì tristi, 480che tra Ippolito e Alfonso abbiamo visti? | Bradamante acconsente e la maga richiude il libro: gli spiriti scompaiono nella cella. La giovane chiede però chi fossero due personaggi dall'aria triste intravisti tra Alfonso e Ippolito. |
| Ottava 61 Veniano sospirando, e gli occhi bassi parean tener d’ogni baldanza privi; e gir lontan da loro io vedea i passi dei frati sì, che ne pareano schivi. – 485Parve ch’a tal domanda si cangiassi la maga in viso, e fe’ degli occhi rivi, e gridò: – Ah sfortunati, a quanta pena lungo istigar d’uomini rei vi mena! | Bradamante spiega che i due tenevano lo sguardo abbassato e sembravano evitati dagli altri. La maga si turba e piange, pensando alla disgrazia a cui saranno condotti dalle istigazioni di persone malvagie. |
| Ottava 62 O bona prole, o degna d’Ercol buono, 490non vinca il lor fallir vostra bontade: di vostro sangue i miseri pur sono; qui ceda la iustizia alla pietade. – Indi soggiunse con più basso suono: – Di ciò dirti più inanzi non accade. 495Statti col dolce in bocca; e non ti doglia ch’amareggiare al fin non te la voglia. | La maga prega i futuri principi di mostrare pietà per quei due infelici della loro stessa stirpe e di non lasciare che la colpa prevalga sulla misericordia. Poi interrompe il racconto per non rovinare la gioia delle profezie precedenti. |
| Ottava 63 Tosto che spunti in ciel la prima luce, piglierai meco la più dritta via ch’al lucente castel d’acciai’ conduce, 500dove Ruggier vive in altrui balìa. Io tanto ti sarò compagna e duce, che tu sia fuor de l’aspra selva ria: t’insegnerò, poi che saren sul mare, sì ben la via, che non potresti errare. – | La maga annuncia che all'alba accompagnerà Bradamante verso il castello d'acciaio dove Ruggiero è prigioniero. Le farà da guida finché saranno fuori dalla foresta e le spiegherà la strada da seguire. |
| Ottava 64 505Quivi l’audace giovane rimase tutta la notte, e gran pezzo ne spese a parlar con Merlin, che le suase rendersi tosto al suo Ruggier cortese. Lasciò di poi le sotterranee case, 510che di nuovo splendor l’aria s’accese, per un camin gran spazio oscuro e cieco, avendo la spirtal femmina seco. | Bradamante trascorre la notte nella grotta parlando ancora con Merlino, che la incoraggia a restare fedele al proprio amore per Ruggiero. Al mattino esce dai sotterranei insieme alla maga. |
| Ottava 65 E riusciro in un burrone ascoso tra monti inaccessibili alle genti; 515e tutto ’l dì senza pigliar riposo saliron balze e traversar torrenti. E perché men l’andar fosse noioso, di piacevoli e bei ragionamenti, di quel che fu più conferir soave, 520l’aspro camin facean parer men grave: | Le due sbucano in un burrone nascosto tra montagne inaccessibili e camminano tutto il giorno tra rocce e torrenti. Per alleviare la fatica, conversano di argomenti piacevoli, ma soprattutto del piano necessario per liberare Ruggiero. |
| Ottava 66 di quali era però la maggior parte, ch’a Bradamante vien la dotta maga mostrando con che astuzia e con qual arte proceder de’, se di Ruggiero è vaga. 525– Se tu fossi (dicea) Pallade o Marte, e conducessi gente alla tua paga più che non ha il re Carlo e il re Agramante, non dureresti contra il negromante; | La maga istruisce Bradamante sull'astuzia necessaria contro il mago del castello: nemmeno con la forza della dea Pallade o del dio Marte e con eserciti più grandi di quelli di Carlo e Agramante potrebbe vincerlo in combattimento diretto. |
| Ottava 67 che oltre che d’acciar murata sia 530la rocca inespugnabile, e tant’alta; oltre che ’l suo destrier si faccia via per mezzo l’aria, ove galoppa e salta; ha lo scudo mortal, che come pria si scopre, il suo splendor sì gli occhi assalta, 535la vista tolle, e tanto occupa i sensi, che come morto rimaner conviensi. | La fortezza è quasi imprendibile, il destriero del mago vola e il suo scudo emette una luce capace di accecare e privare dei sensi chiunque la guardi. Per questo una semplice prova di forza sarebbe destinata al fallimento. |
| Ottava 68 E se forse ti pensi che ti vaglia combattendo tener serrati gli occhi, come potrai saper ne la battaglia 540quando ti schivi, o l’avversario tocchi? Ma per fuggire il lume ch’abbarbaglia, e gli altri incanti di colui far sciocchi, ti mostrerò un rimedio, una via presta; né altra in tutto ’l mondo è se non questa. | Combattere a occhi chiusi per non guardare lo scudo non servirebbe, perché Bradamante non potrebbe vedere dove colpire o da quali attacchi difendersi. Esiste tuttavia un unico rimedio capace di rendere inutili gli incantesimi del mago. |
| Ottava 69 545Il re Agramante d’Africa uno annello, che fu rubato in India a una regina, ha dato a un suo baron detto Brunello, che poche miglia inanzi ne camina; di tal virtù, che chi nel dito ha quello, 550contra il mal degl’incanti ha medicina. Sa de furti e d’inganni Brunel, quanto colui, che tien Ruggier, sappia d’incanto. | Il re Agramante ha consegnato al barone Brunello, che viaggia poco distante da loro, un anello rubato a una regina indiana. L'oggetto protegge chi lo indossa dagli incantesimi e potrà aiutare Bradamante a superare lo scudo del mago. |
| Ottava 70 Questo Brunel sì pratico e sì astuto, come io ti dico, è dal suo re mandato 555acciò che col suo ingegno e con l’aiuto di questo annello, in tal cose provato, di quella rocca dove è ritenuto, traggia Ruggier, che così s’è vantato, ed ha così promesso al suo signore, 560a cui Ruggiero è più d’ogn’altro a core. | Brunello è famoso per la sua abilità nei furti e negli inganni quasi quanto il mago del castello lo è negli incantesimi. Agramante lo ha inviato a liberare Ruggiero, confidando nel suo ingegno e nell'anello capace di spezzare le magie. |
| Ottava 71 Ma perché il tuo Ruggiero a te sol abbia, e non al re Agramante, ad obligarsi che tratto sia de l’incantata gabbia, t’insegnerò il rimedio che de’ usarsi. 565Tu te n’andrai tre dì lungo la sabbia del mar, ch’è oramai presso a dimostrarsi; il terzo giorno in un albergo teco arriverà costui c’ha l’annel seco. | La maga chiarisce che Brunello vuole riportare Ruggiero ad Agramante, mentre Bradamante desidera liberarlo per riunirsi a lui. Le insegna allora come prendere l'anello: deve camminare tre giorni lungo la costa e incontrerà Brunello in una locanda. |
| Ottava 72 La sua statura, acciò tu lo conosca, 570non è sei palmi, ed ha il capo ricciuto; le chiome ha nere, ed ha la pelle fosca; pallido il viso, oltre il dover barbuto; gli occhi gonfiati e guardatura losca; schiacciato il naso, e ne le ciglia irsuto: 575l’abito, acciò ch’io lo dipinga intero, è stretto e corto, e sembra di corriero. | Per consentirle di riconoscerlo, la maga descrive Brunello: è molto basso, riccio, di capelli scuri e pelle olivastra; ha un viso pallido e barbuto, occhi sporgenti, sguardo obliquo, naso schiacciato, sopracciglia folte e indossa abiti corti e stretti simili a quelli di un corriere. |
| Ottava 73 Con esso lui t’accaderà soggetto di ragionar di quell’incanti strani: mostra d’aver, come tu avra’ in effetto, 580disio che ’l mago sia teco alle mani; ma non mostrar che ti sia stato detto di quel suo annel che fa gl’incanti vani. Egli t’offerirà mostrar la via fin alla rocca e farti compagnia. | Bradamante dovrà parlare con Brunello della fortezza incantata e mostrarsi interessata ad affrontare il mago, senza lasciar capire di conoscere il potere dell'anello. Brunello si offrirà di accompagnarla e mostrarle la strada. |
| Ottava 74 585Tu gli va dietro: e come t’avicini a quella rocca sì ch’ella si scopra, dàgli la morte; né pietà t’inchini che tu non metta il mio consiglio in opra. Né far ch’egli il pensier tuo s’indovini, 590e ch’abbia tempo che l’annel lo copra; perché ti spariria dagli occhi, tosto ch’in bocca il sacro annel s’avesse posto. – | Una volta arrivati in vista della fortezza, la maga consiglia a Bradamante di uccidere Brunello prima che possa difendersi con l'anello. Se riuscisse a metterselo in bocca, il ladro sparirebbe alla vista e non potrebbe più essere catturato. |
| Ottava 75 Così parlando, giunsero sul mare, dove presso a Bordea mette Garonna. 595Quivi, non senza alquanto lagrimare, si dipartì l’una da l’altra donna. La figliuola d’Amon, che per slegare di prigione il suo amante non assonna, caminò tanto, che venne una sera 600ad uno albergo, ove Brunel prim’era. | Le due donne arrivano alla foce della Garonna, vicino a Bordeaux, e si separano con commozione. Bradamante, sempre decisa a liberare Ruggiero, prosegue fino a una locanda dove Brunello è già arrivato. |
| Ottava 76 Conosce ella Brunel come lo vede, di cui la forma avea sculpita in mente: onde ne viene, ove ne va, gli chiede; quel le risponde, e d’ogni cosa mente. 605La donna, già prevista, non gli cede in dir menzogne, e simula ugualmente e patria e stirpe e setta e nome e sesso; e gli volta alle man pur gli occhi spesso. | Bradamante riconosce immediatamente Brunello grazie alla descrizione ricevuta. Gli domanda da dove venga e dove sia diretto: lui mente su ogni cosa, ma lei non è meno abile a nascondere la propria identità e inventa una falsa storia su origine, condizione e persino sesso. |
| Ottava 77 Gli va gli occhi alle man spesso voltando, 610in dubbio sempre esser da lui rubata; né lo lascia venir troppo accostando, di sua condizion bene informata. Stavano insieme in questa guisa, quando l’orecchia da un rumor lor fu intruonata. 615Poi vi dirò, Signor, che ne fu causa, ch’avrò fatto al cantar debita pausa. | Conoscendo l'abilità di Brunello nel rubare, Bradamante osserva continuamente le sue mani e non gli permette di avvicinarsi troppo. Mentre sono insieme, un forte rumore li interrompe; il poeta rimanda al canto seguente la spiegazione di ciò che sta accadendo. |