L’Orlando furioso · Ludovico Ariosto
Canto trentottesimo
Testo originale e parafrasi
Ogni ottava affianca il testo originale alla parafrasi in italiano contemporaneo.
| Testo originale | Parafrasi |
|---|---|
| Ottava 1 1Cortesi donne, che benigna udienza date a’ miei versi, io vi veggo al sembiante, che quest’altra sì subita partenza che fa Ruggier da la sua fida amante, 5vi dà gran noia, e avete displicenza poco minor ch’avesse Bradamante; e fate anco argumento ch’esser poco in lui dovesse l’amoroso fuoco. | Il poeta si rivolge alle ascoltatrici, immaginando che siano dispiaciute per la partenza improvvisa di Ruggiero da Bradamante. Potrebbero perfino sospettare che il suo sentimento sia meno intenso di quello della ragazza. |
| Ottava 2 Per ogni altra cagion ch’allontanato 10contra la voglia d’essa se ne fusse, ancor ch’avesse più tesor sperato che Creso o Crasso insieme non ridusse, io crederia con voi, che penetrato non fosse al cor lo stral che lo percusse; 15ch’un almo gaudio, un così gran contento non potrebbe comprare oro né argento. | Se Ruggiero l’avesse lasciata per ricchezze o vantaggi personali, Ariosto sarebbe d’accordo nel condannarlo: nessun tesoro può valere più della gioia di restare con la persona amata. |
| Ottava 3 Pur, per salvar l’onor, non solamente d’escusa, ma di laude è degno ancora; per salvar, dico, in caso ch’altrimente 20facendo, biasmo ed ignominia fôra: e se la donna fosse renitente ed ostinata in fargli far dimora, darebbe di sé indizio e chiaro segno o d’amar poco o d’aver poco ingegno. | Ma il giovane è partito per difendere l’onore e non venir meno alla propria parola. Per questo, anziché essere biasimato, merita comprensione; se Bradamante gli avesse impedito di partire a ogni costo, avrebbe mostrato scarso giudizio o un amore poco generoso. |
| Ottava 4 25Che se l’amante de l’amato deve la vita amar più de la propria, o tanto (io parlo d’uno amante a cui non lieve colpo d’Amor passò più là del manto); al piacer tanto più, ch’esso riceve, 30l’onor di quello antepor deve, quanto l’onore è di più pregio che la vita, ch’a tutti altri piaceri è preferita. | Chi ama davvero una persona dovrebbe tenere alla sua dignità almeno quanto alla propria vita. Poiché l’onore vale più della vita stessa, è giusto anteporlo anche alla felicità di stare insieme. |
| Ottava 5 Fece Ruggiero il debito a seguire il suo signor, che non se ne potea, 35se non con ignominia, dipartire; che ragion di lasciarlo non avea. E s’Almonte gli fe’ il padre morire, tal colpa in Agramante non cadea; ch’in molti effetti avea con Ruggier poi 40emendato ogni error dei maggior suoi. | Ruggiero non può abbandonare Agramante senza una ragione riconosciuta, perché è suo cavaliere. Le colpe degli antenati del re non sono automaticamente sue, e in passato egli ha trattato Ruggiero con generosità. |
| Ottava 6 Farà Ruggiero il debito a tornare al suo signore; ed ella ancor lo fece, che sforzar non lo volse di restare, come potea, con iterata prece. 45Ruggier potrà alla donna satisfare a un altro tempo, s’or non satisfece: ma all’onor, chi gli manca d’un momento, non può in cento anni satisfar né in cento. | Il cavaliere compie dunque il proprio dovere tornando ad Arles. Anche Bradamante si comporta nobilmente lasciandolo partire: una gioia negata per breve tempo si può recuperare, mentre un onore perduto non si riacquista facilmente. |
| Ottava 7 Torna Ruggiero in Arli, ove ha ritratta 50Agramante la gente che gli avanza. Bradamante e Marfisa, che contratta col parentado avean grande amistanza, andaro insieme ove re Carlo fatta la maggior prova avea di sua possanza, 55sperando, o per battaglia o per assedio, levar di Francia così lungo tedio. | Ruggiero raggiunge Agramante ad Arles, dove il re si è ritirato con i superstiti. Bradamante e Marfisa, ormai unite anche dalla parentela, vanno da Carlo Magno per aiutarlo a terminare la lunga guerra. |
| Ottava 8 Di Bradamante, poi che conosciuta in campo fu, si fe’ letizia e festa: ognun la riverisce e la saluta; 60ed ella a questo e a quel china la testa. Rinaldo, come udì la sua venuta, le venne incontra; né Ricciardo resta né Ricciardetto od altri di sua gente, e la raccoglion tutti allegramente. | Nel campo cristiano tutti festeggiano il ritorno di Bradamante. Rinaldo, Ricciardo, Ricciardetto e gli altri parenti le corrono incontro e la accolgono con gioia. |
| Ottava 9 65Come s’intese poi che la compagna era Marfisa, in arme sì famosa, che dal Cataio ai termini di Spagna di mille chiare palme iva pomposa; non è povero o ricco che rimagna 70nel padiglion: la turba disiosa vien quinci e quindi, e s’urta, storpia e preme sol per veder sì bella coppia insieme. | Quando si diffonde la notizia che la compagna di Bradamante è la celebre Marfisa, guerriera nota in paesi lontanissimi, l’intero accampamento accorre curioso: tutti vogliono vedere insieme le due donne. |
| Ottava 10 A Carlo riverenti appresentarsi. Questo fu il primo dì (scrive Turpino) 75che fu vista Marfisa inginocchiarsi; che sol le parve il figlio di Pipino degno, a cui tanto onor dovesse farsi, tra quanti, o mai nel popul saracino o nel cristiano, imperatori e regi 80per virtù vide o per ricchezza egregi. | Le guerriere si presentano a Carlo Magno. Marfisa si inginocchia davanti a lui, gesto che, secondo il cronista immaginario Turpino, non aveva mai compiuto per altri sovrani: riconosce in Carlo una nobiltà eccezionale. |
| Ottava 11 Carlo benignamente la raccolse, e le uscì incontra fuor dei padiglioni; e che sedesse a lato suo poi volse sopra tutti re, principi e baroni. 85Si diè licenza a chi non se la tolse; sì che tosto restaro in pochi e buoni: restaro i paladini e i gran signori; la vilipesa plebe andò di fuori. | Carlo riceve Marfisa con tutti gli onori, le va incontro e la fa sedere al proprio fianco, sopra gli altri principi. Poi congeda la folla, lasciando presenti soltanto i paladini e i signori più importanti. |
| Ottava 12 Marfisa cominciò con grata voce: 90– Eccelso, invitto e glorioso Augusto, che dal mar Indo alla Tirinzia foce, dal bianco Scita all’Etiope adusto riverir fai la tua candida croce, né di te regna il più saggio o ’l più giusto; 95tua fama, ch’alcun termine non serra, qui tratto m’ha fin da l’estrema terra. | Marfisa si rivolge solennemente a Carlo, lodandone la giustizia, la saggezza e la potenza. Confessa che proprio la straordinaria fama dell’imperatore l’aveva spinta a intraprendere un lungo viaggio per incontrarlo. |
| Ottava 13 E, per narrarti il ver, sola mi mosse invidia, e sol per farti guerra io venni, acciò che sì possente un re non fosse, 100che non tenesse la legge ch’io tenni. Per questo ho fatto le campagne rosse del cristian sangue; ed altri fieri cenni era per farti da crudel nimica, se non cadea chi mi t’ha fatto amica. | All’inizio, tuttavia, Marfisa non voleva diventargli amica: desiderava sconfiggerlo per provare che nessun sovrano fosse superiore a lei. Per questo aveva combattuto contro i cristiani e versato molto sangue. |
| Ottava 14 105Quando nuocer pensai più alle tue squadre, io trovo (e come sia dirò più adagio) che ’l bon Ruggier di Risa fu mio padre, tradito a torto dal fratel malvagio. Portommi in corpo mia misera madre 110di là dal mare, e nacqui in gran disagio. Nutrimmi un mago infin al settimo anno, a cui gli Arabi poi rubata m’hanno. | Marfisa spiega che, proprio mentre pensava di colpire ancora Carlo, ha scoperto la propria origine: è figlia del valoroso Ruggiero II, ucciso per tradimento. La madre la partorì in condizioni disperate, poi un mago la allevò finché gli Arabi non la rapirono. |
| Ottava 15 E mi vendero in Persia per ischiava a un re che poi cresciuta io posi a morte; 115che mia virginità tor mi cercava. Uccisi lui con tutta la sua corte; tutta cacciai la sua progenie prava, e presi il regno; e tal fu la mia sorte, che diciotto anni d’uno o di due mesi 120io non passai, che sette regni presi. | Venduta schiava in Persia, Marfisa uccise il re che tentava di violentarla, annientò la sua corte e si impadronì del trono. Ancora giovanissima riuscì a conquistare sette regni. |
| Ottava 16 E di tua fama invidiosa, come io t’ho già detto, avea fermo nel core la grande altezza abbatter del tuo nome: forse il faceva, o forse era in errore. 125Ma ora avvien che questa voglia dome, e faccia cader l’ale al mio furore, l’aver inteso, poi che qui son giunta, come io ti son d’affinità congiunta. | Il desiderio di superare Carlo l’aveva spinta a combatterlo, ma ha scoperto di essere imparentata con lui e di appartenere alla sua tradizione cavalleresca. Ora l’invidia e la rivalità non hanno più motivo di esistere. |
| Ottava 17 E come il padre mio parente e servo 130ti fu, ti son parente e serva anch’io: e quella invidia e quell’odio protervo il qual io t’ebbi un tempo, or tutto oblio; anzi contra Agramante io lo riservo, e contra ogn’altro che sia al padre o al zio 135di lui stato parente, che fur rei di porre a morte i genitori miei. – | Marfisa dichiara di riconoscersi parente e servitrice dell’imperatore, come lo era stato suo padre. Trasferisce il proprio odio su Agramante e sulla famiglia responsabile della morte dei suoi genitori. |
| Ottava 18 E seguitò, voler cristiana farsi, e dopo ch’avrà estinto il re Agramante, voler piacendo a Carlo, ritornarsi 140a battezzare il suo regno in Levante; ed indi contra tutto il mondo armarsi, ove Macon s’adori e Trivigante; e con promission, ch’ogni suo acquisto sia de l’Impero e de la fé di Cristo. | La guerriera chiede di farsi cristiana; una volta vendicati i genitori, vorrebbe tornare in Oriente per convertire i propri sudditi e combattere i regni pagani, mettendo le conquiste al servizio dell’Impero e della fede. |
| Ottava 19 145L’imperator, che non meno eloquente era, che fosse valoroso e saggio, molto esaltando la donna eccellente, e molto il padre e molto il suo lignaggio, rispose ad ogni parte umanamente, 150e mostrò in fronte aperto il suo coraggio; e conchiuse ne l’ultima parola, per parente accettarla e per figliuola. | Carlo le risponde con grande cortesia, elogiando il suo valore e la nobiltà degli antenati. La accoglie ufficialmente fra i propri familiari e promette di trattarla come una figlia. |
| Ottava 20 E qui si leva, e di nuovo l’abbraccia, e, come figlia, bacia ne la fronte. 155vengono tutti con allegra faccia quei di Mongrana e quei di Chiaramonte. Lungo a dir fôra, quanto onor le faccia Rinaldo, che di lei le prove conte vedute avea più volte al paragone, 160quando Albracca assediar col suo girone. | L’imperatore si alza, abbraccia Marfisa e le bacia la fronte. Anche i membri delle casate imparentate con lei la festeggiano; Rinaldo, che ha già conosciuto il suo valore in battaglia, le rende particolare onore. |
| Ottava 21 Lungo a dir fôra, quanto il giovinetto Guidon s’allegri di veder costei, Aquilante e Grifone e Sansonetto ch’alla città crudel furon con lei; 165Malagigi e Viviano e Ricciardetto, ch’all’occision de’ Maganzesi rei e di quei venditori empi di Spagna l’aveano avuta sì fedel compagna. | Si rallegrano anche Guidon Selvaggio, Aquilante, Grifone, Sansonetto, Malagigi, Viviano e Ricciardetto, che avevano condiviso in passato battaglie e avventure con Marfisa. |
| Ottava 22 Apparecchiar per lo seguente giorno, 170ed ebbe cura Carlo egli medesmo, che fosse un luogo riccamente adorno, ove prendesse Marfisa battesmo. I vescovi e gran chierici d’intorno, che le leggi sapean del cristianesmo, 175fece raccorre, acciò da lor in tutta la santa fé fosse Marfisa istrutta. | Per il giorno successivo Carlo fa preparare una cerimonia solenne e un luogo riccamente addobbato. Convoca vescovi e religiosi affinché istruiscano Marfisa nei principi della fede cristiana prima del battesimo. |
| Ottava 23 Venne in pontificale abito sacro l’arcivesco Turpino, e battizzolla: Carlo dal salutifero lavacro 180con cerimonie debite levolla. Ma tempo è ormai ch’al capo voto e macro di senno si soccorra con l’ampolla, con che dal ciel più basso ne venìa il duca Astolfo sul carro d’Elia. | L’arcivescovo Turpino celebra il battesimo e Carlo ne assume il ruolo di padrino. Il poeta lascia quindi la nuova convertita e torna ad Astolfo, che porta dalla Luna l’ampolla contenente il senno perduto di Orlando. |
| Ottava 24 185Sceso era Astolfo dal giro lucente alla maggiore altezza de la terra, con la felice ampolla che la mente dovea sanare al gram mastro di guerra. Un’erba quivi di virtù eccellente 190mostra Giovanni al duca d’Inghilterra: con essa vuol ch’al suo ritorno tocchi al re di Nubia e gli risani gli occhi; | Astolfo è ridisceso dal cielo con l’ampolla. San Giovanni gli mostra inoltre un’erba miracolosa con cui potrà guarire la cecità di Senapo, re della Nubia, e ottenere il suo aiuto contro Biserta. |
| Ottava 25 acciò per questi e per li primi merti gente gli dia con che Biserta assaglia. 195E come poi quei populi inesperti armi ed acconci ad uso di battaglia, e senza danno passi pei deserti ove l’arena gli uomini abbarbaglia, a punto a punto l’ordine che tegna, 200tutto il vecchio santissimo gl’insegna. | Il santo spiega ad Astolfo come organizzare militarmente i Nubiani, poco esperti di guerra, e come attraversare senza pericolo i deserti: gli impartisce istruzioni precise su preparativi, armamenti e rifornimenti. |
| Ottava 26 Poi lo fe’ rimontar su quello alato che di Ruggiero, e fu prima d’Atlante. Il paladin lasciò, licenziato da San Giovanni, le contrade sante; 205e secondando il Nilo a lato a lato, tosto i Nubi apparir si vide inante; e ne la terra che del regno è capo scese da l’aria, e ritrovò il Senapo. | Astolfo sale di nuovo sull’ippogrifo, saluta San Giovanni e lascia il Paradiso terrestre. Seguendo il corso del Nilo, raggiunge la capitale della Nubia e trova il re Senapo. |
| Ottava 27 Molto fu il gaudio e molta fu la gioia 210che portò a quel signor nel suo ritorno; che ben si raccordava de la noia che gli avea tolta, de l’arpie, d’intorno. Ma poi che la grossezza gli discuoia di quello umor che già gli tolse il giorno, 215e che gli rende la vista di prima, l’adora e cole, e come un Dio sublima: | Il sovrano è già riconoscente ad Astolfo perché lo aveva liberato dalle arpie. Quando il paladino gli applica l’erba e gli restituisce la vista, lo onora quasi fosse un essere divino. |
| Ottava 28 sì che non pur la gente che gli chiede per muover guerra al regno di Biserta, ma centomila sopra gli ne diede, 220e gli fe’ ancor di sua persona offerta. La gente a pena, ch’era tutta a piede, potea capir ne la campagna aperta; che di cavalli ha quel paese inopia, ma d’elefanti e de camelli copia. | Senapo consegna ad Astolfo un esercito persino più numeroso di quello richiesto: oltre centomila soldati, e si offre di combattere personalmente. I Nubiani sono in gran parte fanti, perché nella regione scarseggiano i cavalli ma abbondano cammelli ed elefanti. |
| Ottava 29 225La notte inanzi il dì che a suo camino l’esercito di Nubia dovea porse, montò su l’ippogrifo il paladino, e verso mezzodì con fretta corse, tanto che giunse al monte che l’austrino 230vento produce e spira contra l’Orse. Trovò la cava, onde per stretta bocca, quando si desta, il furioso scocca. | La notte prima della partenza, Astolfo monta sull’ippogrifo e vola verso una montagna da cui soffia il vento del sud. Trova l’apertura della grotta nella quale quel vento, secondo il racconto meraviglioso, si riposa. |
| Ottava 30 E come raccordògli il suo maestro, avea seco arrecato un utre voto, 235il qual, mentre ne l’antro oscuro e alpestro, affaticato dorme il fiero Noto, allo spiraglio pon tacito e destro: ed è l’aguato in modo al vento ignoto, che, credendosi uscir fuor la dimane, 240preso e legato in quello utre rimane. | Seguendo le istruzioni di San Giovanni, Astolfo pone un otre vuoto all’imboccatura della grotta mentre il vento Noto dorme. Quando il vento tenta di uscire, rimane intrappolato e legato all’interno dell’otre. |
| Ottava 31 Di tanta preda il paladino allegro, ritorna in Nubia, e la medesma luce si pone a caminar col popul negro, e vettovaglia dietro si conduce. 245A salvamento con lo stuolo integro verso l’Atlante il glorioso duce pel mezzo vien de la minuta sabbia, senza temer che ’l vento a nuocer gli abbia. | Fiero di aver catturato il vento che avrebbe potuto ostacolare l’esercito, Astolfo torna in Nubia e parte con i soldati e i rifornimenti. Attraversa il deserto sabbioso senza essere danneggiato dalle tempeste. |
| Ottava 32 E giunto poi di qua dal giogo, in parte 250onde il pian si discuopre e la marina, Astolfo elegge la più nobil parte del campo, e la meglio atta a disciplina; e qua e là per ordine la parte a piè d’un colle, ove nel pian confina. 255Quivi la lascia, e su la cima ascende in vista d’uom ch’a gran pensieri intende. | Giunto oltre la catena montuosa, nei pressi delle pianure che conducono al mare, Astolfo sceglie la parte migliore dell’esercito e la dispone ordinatamente ai piedi di un colle. Poi sale da solo sulla cima. |
| Ottava 33 Poi che, inchinando le ginocchia, fece al santo suo maestro orazione, sicuro che sia udita la sua prece, 260copia di sassi a far cader si pone. Oh quanto a chi ben crede in Cristo, lece! I sassi, fuor di natural ragione crescendo, si vedean venire in giuso, e formar ventre e gambe e collo e muso: | Astolfo si inginocchia e prega San Giovanni, convinto che la sua richiesta sarà esaudita. Comincia quindi a gettare pietre dall’alto; miracolosamente esse crescono, assumendo la forma di corpi animali. |
| Ottava 34 265e con chiari anitrir giù per quei calli venian saltando, e giunti poi nel piano scuotean le groppe, e fatti eran cavalli, chi baio e chi leardo e chi rovano. La turba ch’aspettando ne le valli 270stava alla posta, lor dava di mano: sì che in poche ore fur tutti montati; che con sella e con freno erano nati. | Le pietre diventano cavalli veri e propri, già provvisti di selle e briglie. I soldati Nubiani li catturano e possono montare tutti: il miracolo risolve la mancanza di cavalleria. |
| Ottava 35 Ottantamila cento e dua in un giorno fe’, di pedoni, Astolfo cavallieri. 275Con questi tutta scorse Africa intorno, facendo prede, incendi e prigionieri. Posto Agramante avea fin al ritorno il re di Fersa e ’l re degli Algazeri, col re Branzardo a guardia del paese: 280e questi si fer contra al duca inglese; | Astolfo trasforma così in cavalieri più di ottantamila fanti e guida un’offensiva in Africa, facendo prigionieri e conquistando territori. Agramante ha lasciato Branzardo e altri re a difendere il paese, e questi tentano di opporsi all’invasione. |
| Ottava 36 prima avendo spacciato un suttil legno, ch’a vele e a remi andò battendo l’ali, ad Agramante aviso, come il regno patia dal re de’ Nubi oltraggi e mali. 285Giorno e notte andò quel senza ritegno, tanto che giunse ai liti provenzali; e trovò in Arli il suo re mezzo oppresso, che ’l campo avea di Carlo un miglio appresso. | I governatori africani inviano rapidamente una nave ad Agramante per avvertirlo che la Nubia minaccia il suo regno. Il messaggero raggiunge Arles, dove l’esercito di Carlo Magno incalza da vicino i saraceni. |
| Ottava 37 Sentendo il re Agramante a che periglio, 290per guadagnare il regno di Pipino, lasciava il suo, chiamar fece a consiglio principi e re del popul saracino. E poi ch’una o due volte girò il ciglio quinci a Marsilio e quindi al re Sobrino, 295i quai d’ogni altro fur, che vi venisse, i duo più antiqui e saggi, così disse: | Agramante comprende di aver messo a rischio il proprio regno per conquistare la Francia. Convoca un consiglio di principi e generali e si rivolge soprattutto a Marsilio e Sobrino, i due consiglieri più anziani ed esperti. |
| Ottava 38 – Quantunque io sappia come mal convegna a un capitano dir: non mel pensai, pur lo dirò; che quando un danno vegna 300da ogni discorso uman lontano assai, a quel fallir par che sia escusa degna: e qui si versa il caso mio; ch’errai a lasciar d’arme l’Africa sfornita, se da li Nubi esser dovea assalita. | Il re ammette di aver commesso un errore lasciando l’Africa quasi indifesa, ma osserva che un’invasione tanto lontana sembrava impossibile da prevedere. Chiede ai suoi generali di valutare la situazione. |
| Ottava 39 305Ma chi pensato avria, fuor che Dio solo, a cui non è cosa futura ignota, che dovesse venir con sì gran stuolo a farne danno gente sì remota? tra i quali e noi giace l’instabil suolo 310di quella arena ognor da’ venti mota. Pur è venuta ad assediar Biserta, ed ha in gran parte l’Africa deserta. | Agramante ricorda l’immenso deserto che separa la Nubia dai suoi domini: nessuno avrebbe immaginato che un esercito tanto grande potesse attraversarlo e minacciare Biserta. Eppure la guerra è arrivata proprio in Africa. |
| Ottava 40 Or sopra ciò vostro consiglio chieggio: se partirmi di qui senza far frutto, 315o pur seguir tanto l’impresa deggio, che prigion Carlo meco abbi condutto; o come insieme io salvi il nostro seggio, e questo imperial lasci distrutto. S’alcun di voi sa dir, priego nol taccia, 320acciò si trovi il meglio, e quel si faccia. – | Il re domanda se debba abbandonare l’assedio della Francia per salvare il proprio regno o continuare l’impresa fino alla sconfitta di Carlo. Vuole sapere se esista una strategia capace di conservare l’Africa e conquistare insieme il territorio nemico. |
| Ottava 41 Così disse Agramante; e volse gli occhi al re di Spagna, che gli sedea appresso, come mostrando di voler che tocchi di quel c’ha detto, la risposta ad esso. 325E quel, poi che surgendo ebbe i ginocchi per riverenza, e così il capo flesso, nel suo onorato seggio si raccolse; indi la lingua a tai parole sciolse: | Agramante guarda Marsilio, invitandolo a esprimere il proprio parere. Il re di Spagna si alza rispettosamente e comincia a parlare davanti al consiglio. |
| Ottava 42 – O bene o mal che la Fama ci apporti, 330signor, di sempre accrescere ha in usanza. Perciò non sarà mai ch’io mi sconforti, o mai più del dover pigli baldanza per casi o buoni o rei, che sieno sorti: ma sempre avrò di par tema e speranza 335ch’esser debban minori, e non del modo ch’a noi per tante lingue venir odo. | Marsilio invita a diffidare delle notizie, perché la fama tende a esagerare tanto le vittorie quanto le sconfitte. Un sovrano saggio, sostiene, deve mantenere un equilibrio fra speranza e paura. |
| Ottava 43 E tanto men prestar gli debbo fede, quanto più al verisimile s’oppone. Or se gli è verisimile si vede, 340ch’abbia con tanto numer di persone posto ne la pugnace Africa il piede un re di sì lontana regione, traversando l’arene a cui Cambise con male augurio il popul suo commise. | Il re spagnolo trova inverosimile che una grande armata nubiana abbia attraversato senza difficoltà il deserto in cui, secondo la storia, era andato perduto persino l’esercito di Cambise. |
| Ottava 44 345Crederò ben, che sian gli Arabi scesi da le montagne, ed abbian dato il guasto, e saccheggiato, e morti uomini e presi, ove trovato avran poco contrasto; e che Branzardo che di quei paesi 350luogotenente e viceré è rimasto, per le decine scriva le migliaia, acciò la scusa sua più degna paia. | Marsilio ammette che probabilmente vi sono state razzie di tribù arabe, ma sospetta che Branzardo abbia gonfiato le cifre dei nemici per giustificare le proprie difficoltà nel difendere l’Africa. |
| Ottava 45 Vo’ concedergli ancor che sieno i Nubi per miracol dal ciel forse piovuti: 355o forse ascosi venner ne le nubi; poi che non fur mai per camin veduti. Temi tu che tal gente Africa rubi, se ben di più soccorso non l’aiuti? Il tuo presidio avria ben trista pelle, 360quando temesse un populo sì imbelle. | Anche concedendo che siano davvero Nubiani, Marsilio ritiene che non possano essere una minaccia seria: li considera soldati deboli, incapaci di sconfiggere guarnigioni ben preparate. |
| Ottava 46 Ma se tu mandi ancor che poche navi, pur che si veggan gli stendardi tuoi, non scioglieran di qua sì tosto i cavi, che fuggiranno nei confini suoi 365questi, o sien Nubi o sieno Arabi ignavi, ai quali il ritrovarti qui con noi, separato pel mar da la tua terra, ha dato ardir di romperti la guerra. | Secondo Marsilio basterebbe inviare qualche nave con le insegne di Agramante perché gli invasori si ritirassero. Essi avrebbero osato attaccare soltanto perché sanno che il re è lontano, impegnato in Francia. |
| Ottava 47 Or piglia il tempo che, per esser senza 370il suo nipote Carlo, hai di vendetta: poi ch’Orlando non c’è, far resistenza non ti può alcun de la nimica setta. Se per non veder lasci, o negligenza, l’onorata vittoria che t’aspetta, 375volterà il calvo, ove ora il crin ne mostra, con molto danno e lunga infamia nostra. – | Marsilio esorta Agramante a sfruttare l’assenza di Orlando e a vincere Carlo Magno finché l’occasione è favorevole. Rinunciare ora, sostiene, significherebbe perdere una vittoria quasi raggiunta. |
| Ottava 48 Con questo ed altri detti accortamente l’Ispano persuader vuol nel concilio che non esca di Francia questa gente, 380fin che Carlo non sia spinto in esilio. Ma il re Sobrin, che vide apertamente il camino a che andava il re Marsilio, che più per l’util proprio queste cose, che pel commun dicea, così rispose: | Con queste parole Marsilio cerca di mantenere l’esercito in Francia, anche per difendere i propri interessi. Sobrino se ne accorge e prende la parola per proporre una valutazione diversa. |
| Ottava 49 385– Quando io ti confortava a stare in pace, fosse io stato, signor, falso indovino; o tu, se io dovea pure esser verace, creduto avessi al tuo fedel Sobrino, e non più tosto a Rodomonte audace, 390a Marbalusto, a Alzirdo e a Martasino, li quali ora vorrei qui avere a fronte: ma vorrei più degli altri Rodomonte, | Sobrino ricorda che fin dall’inizio aveva consigliato la pace. Rimprovera Agramante per aver seguito Rodomonte e altri guerrieri bellicosi invece di chi gli prospettava i rischi dell’impresa. |
| Ottava 50 per rinfacciargli che volea di Francia far quel che si faria d’un fragil vetro, 395e in cielo e ne lo ’nferno la tua lancia seguire, anzi lasciarsela di dietro; poi nel bisogno si gratta la pancia ne l’ozio immerso abominoso e tetro: ed io, che per predirti il vero allora 400codardo detto fui, son teco ancora; | Soprattutto Rodomonte, un tempo pronto a vantarsi di voler distruggere la Francia, si è ora sottratto ai suoi doveri. Sobrino, invece, accusato allora di codardia per aver consigliato prudenza, è rimasto al fianco di Agramante. |
| Ottava 51 e sarò sempremai, fin ch’io finisca questa vita ch’ancor che d’anni grave, porsi incontra ogni dì per te s’arrisca a qualunque di Francia più nome have. 405Né sarà alcun, sia chi si vuol, ch’ardisca di dir che l’opre mie mai fosser prave: e non han più di me fatto, né tanto, molti che si donar di me più vanto. | Sobrino ribadisce che continuerà a rischiare la propria vita per il re nonostante l’età e che le sue imprese non sono inferiori a quelle dei guerrieri che parlano di sé con maggiore superbia. |
| Ottava 52 Dico così, per dimostrar che quello 410ch’io dissi allora, e che ti voglio or dire, né da viltade vien né da cor fello, ma d’amor vero e da fedel servire. Io ti conforto ch’al paterno ostello, più tosto che tu pòi, vogli redire; 415che poco saggio si può dir colui che perde il suo per acquistar l’altrui. | Le sue parole non nascono dalla paura ma dalla fedeltà. Per questo consiglia ad Agramante di ritornare al più presto in Africa: sarebbe insensato perdere il proprio regno nel tentativo di conquistarne un altro. |
| Ottava 53 S’acquisto c’è, tu ’l sai. Trentadui fummo re tuoi vassalli a uscir teco del porto: or, se di nuovo il conto ne rassummo, 420c’è a pena il terzo, e tutto ’l resto è morto. Che non ne cadan più, piaccia a Dio summo: ma se tu vuoi seguir, temo di corto, che non ne rimarrà quarto né quinto; e ’l miser popul tuo fia tutto estinto. | Sobrino ricorda i costi umani della spedizione: trentadue re vassalli erano partiti, ma ormai ne rimane poco più di un terzo. Se la guerra continua, teme che l’esercito venga sterminato. |
| Ottava 54 425Ch’Orlando non ci sia, ne aiuta; ch’ove siàn pochi, forse alcun non ci saria. Ma per questo il periglio non rimuove, se ben prolunga nostra sorte ria. Ecci Rinaldo, che per molte prove 430mostra che non minor d’Orlando sia: c’è il suo lignaggio e tutti i paladini, timore eterno a’ nostri Saracini. | L’assenza di Orlando offre qualche vantaggio, ma non elimina il pericolo. Rinaldo e gli altri paladini rimangono avversari formidabili e hanno già causato moltissime perdite. |
| Ottava 55 Ed hanno appresso quel secondo Marte (ben che i nimici al mio dispetto lodo), 435io dico il valoroso Brandimarte, non men d’Orlando ad ogni prova sodo; del qual provata ho la virtude in parte, parte ne veggo all’altrui spese ed odo. Poi son più dì che non c’è Orlando stato; 440e più perduto abbiàn che guadagnato. | Fra i cristiani c’è anche Brandimarte, tanto valoroso da poter competere con Orlando. Sobrino lo conosce per esperienza e osserva che, pur in assenza del grande paladino, i saraceni continuano a perdere terreno. |
| Ottava 56 Se per adietro abbiàn perduto, io temo che da qui inanzi perderen più in grosso. Del nostro campo Mandricardo è scemo: Gradasso il suo soccorso n’ha rimosso: 445Marfisa n’ha lasciata al punto estremo, e così il re d’ Algier, di cui dir posso che, se fosse fedel come gagliardo, poco uopo era Gradasso o Mandricardo. | L’esercito pagano ha perso Mandricardo, Gradasso e Marfisa, mentre Rodomonte si è allontanato. Le defezioni colpiscono proprio i guerrieri che avrebbero potuto riequilibrare la battaglia. |
| Ottava 57 Ove sono a noi tolti questi aiuti, 450e tante mila son dei nostri morti; e quei ch’a venir han, son già venuti, né s’aspetta altro legno che n’apporti: quattro son giunti a Carlo, non tenuti manco d’Orlando o di Rinaldo forti; 455e con ragion; che da qui sino a Battro potresti mal trovar tali altri quattro. | Agramante non può aspettarsi altri soccorsi: molti sono morti, e non arrivano nuove navi. Carlo Magno, invece, ha ricevuto quattro eccellenti combattenti, considerati quasi pari a Orlando e Rinaldo. |
| Ottava 58 Non so se sai chi sia Guidon Selvaggio e Sansonetto e i figli d’Oliviero. Di questi fo più stima e più tema aggio, 460che d’ogni altro lor duca e cavalliero che di Lamagna o d’altro stran linguaggio sia contra noi per aiutar l’Impero: ben ch’importa anco assai la gente nuova ch’ a’ nostri danni in campo si ritrova. | Sobrino indica Guidon Selvaggio, Sansonetto, Aquilante e Grifone: li ritiene più pericolosi di molti capitani stranieri arrivati in aiuto dei cristiani, ai quali si aggiunge un considerevole numero di nuovi soldati. |
| Ottava 59 465Quante volte uscirai alla campagna, tanto avrai la peggiore, o sarai rotto. Se spesso perdé il campo Africa e Spagna, quando siàn stati sedici per otto, che sarà poi ch’Italia e che Lamagna 470con Francia è unita, e ’l populo anglo e scotto, e che sei contra dodici saranno? Ch’altro si può sperar, che biasmo e danno? | Se i saraceni subivano sconfitte quando erano più numerosi, ora la situazione è ancora peggiore: ai francesi si sono uniti eserciti di Italia, Germania, Inghilterra e Scozia. Insistere nella guerra significherebbe quasi certamente subire una rovina. |
| Ottava 60 La gente qui, là perdi a un tempo il regno, s’in questa impresa più duri ostinato; 475ove, s’al ritornar muti disegno, l’avanzo di noi servi con lo stato. Lasciar Marsilio è di te caso indegno, ch’ognun te ne terrebbe molto ingrato: ma c’è rimedio, far con Carlo pace; 480ch’a lui deve piacer, se a te pur piace. | Continuando a combattere in Francia, Agramante rischia di perdere insieme l’esercito e l’Africa. Ritirarsi senza consultare Marsilio sarebbe ingratitudine, ma c’è una soluzione dignitosa: cercare un accordo di pace con Carlo. |
| Ottava 61 Pur se ti par che non ci sia il tuo onore, se tu, che prima offeso sei, la chiedi; e la battaglia più ti sta nel core, che, come sia fin qui successa, vedi; 485studia almen di restarne vincitore: il che forse averrà, se tu mi credi; se d’ogni tua querela a un cavalliero darai l’assunto, e se quel fia Ruggiero. | Se Agramante non vuole chiedere la pace perché è stato lui ad attaccare per primo, Sobrino propone una soluzione cavalleresca: affidare l’esito della guerra a un singolo duello e scegliere Ruggiero come proprio campione. |
| Ottava 62 Io ’l so, e tu ’l sai che Ruggier nostro è tale, 490che già da solo a sol con l’arme in mano non men d’Orlando o di Rinaldo vale, né d’alcun altro cavallier cristiano. Ma se tu vuoi far guerra universale, ancor che ’l valor suo sia sopraumano, 495egli però non sarà più ch’un solo, ed avrà di par suoi contra uno stuolo. | Sobrino sa che Ruggiero, combattendo uno contro uno, vale quanto Orlando e Rinaldo. Una battaglia generale, però, lo renderebbe solo uno fra molti, costretto ad affrontare numerosi avversari ugualmente forti. |
| Ottava 63 A me par, s’a te par, ch’a dir si mandi al re cristian, che per finir le liti, e perché cessi il sangue che tu spandi 500ognor de’ suoi, egli de’ tuo’ infiniti; che contra un tuo guerrier tu gli domandi che metta in campo uno dei suoi più arditi; e faccian questi duo tutta la guerra, fin che l’un vinca, e l’altro resti in terra: | La proposta consiste nel far sapere a Carlo che i due sovrani possono evitare altre stragi scegliendo ciascuno un guerriero. I due campioni combatteranno fino alla vittoria di uno e alla sconfitta dell’altro, decidendo così il conflitto. |
| Ottava 64 505con patto, che qual d’essi perde, faccia che ’l suo re all’altro re tributo dia. Questa condizion non credo spiaccia a Carlo, ancor che sul vantaggio sia. Mi fido sì ne le robuste braccia 510poi di Ruggier, che vincitor ne fia; e ragion tanta è da la nostra parte, che vincerà, s’avesse incontra Marte. – | Il re del campione sconfitto dovrebbe pagare un tributo al vincitore. Sobrino pensa che Carlo accetterà perché la sua posizione è vantaggiosa, ma confida nella forza di Ruggiero, che ritiene capace di prevalere anche su Marte. |
| Ottava 65 Con questi ed altri più efficaci detti fece Sobrin sì che ’l partito ottenne; 515e gl’interpreti fur quel giorno eletti, e quel dì a Carlo l’imbasciata venne. Carlo ch’avea tanti guerrier perfetti, vinta per sé quella battaglia tenne, di cui l’impresa al buon Rinaldo diede, 520in ch’avea, dopo Orlando, maggior fede. | Agramante viene convinto dalle argomentazioni di Sobrino e invia messaggeri a Carlo. L’imperatore accetta il duello e affida il compito a Rinaldo, il cavaliere di cui si fida maggiormente dopo Orlando. |
| Ottava 66 Di questo accordo lieto parimente l’uno esercito e l’altro si godea; che ’l travaglio del corpo e de la mente tutti avea stanchi e a tutti rincrescea. 525Ognun di riposare il rimanente de la sua vita disegnato avea; ognun maledicea l’ire e i furori ch’a risse e a gare avean lor desti i cori. | Entrambi gli eserciti accolgono con gioia l’accordo, perché anni di battaglie hanno esaurito le forze e i nervi dei combattenti. Tutti desiderano finalmente vivere in pace e maledicono la guerra che li ha travolti. |
| Ottava 67 Rinaldo che esaltar molto si vede, 530che Carlo in lui di quel che tanto pesa, via più ch’in tutti gli altri, ha avuto fede, lieto si mette all’onorata impresa. Ruggier non stima; e veramente crede che contra sé non potrà far difesa: 535che suo pari esser possa non gli è aviso, se ben in campo ha Mandricardo ucciso. | Rinaldo è fiero della fiducia dell’imperatore e si prepara con entusiasmo. Non teme Ruggiero, pur sapendo che questi ha ucciso Mandricardo, e crede di non avere avversari della stessa forza. |
| Ottava 68 Ruggier da l’altra parte, ancor che molto onor gli sia che ’l suo re l’abbia eletto, e pel miglior di tutti i buoni tolto, 540a cui commetta un sì importante effetto; pur mostra affanno e gran mestizia in volto, non per paura che gli turbi il petto; che non ch’un sol Rinaldo, ma non teme se fosse con Rinaldo Orlando insieme: | Anche Ruggiero è onorato della scelta di Agramante, ma il suo volto esprime angoscia. Non teme Rinaldo sul piano militare: è tormentato perché dovrebbe combattere il fratello della donna che ama. |
| Ottava 69 545ma perché vede esser di lui sorella la sua cara e fidissima consorte ch’ognor scriver do stimula e martella, come colei ch’è ingiuriata forte. Or s’alle vecchie offese aggiunge quella 550d’entrare in campo a porle il frate a morte, se la farà, d’amante, così odiosa, ch’a placarla mai più fia dura cosa. | Se Ruggiero uccidesse Rinaldo, Bradamante probabilmente non lo perdonerebbe mai, soprattutto dopo le altre ragioni di sofferenza che già lo dividono da lei. Il duello minaccia dunque il loro futuro matrimonio. |
| Ottava 70 Se tacito Ruggier s’affligge ed ange de la battaglia che mal grado prende, 555la sua cara moglier lacrima e piange, come la nuova indi a poche ore intende. Batte il bel petto, e l’auree chiome frange, e le guance innocenti irriga e offende; e chiama con ramarichi e querele 560Ruggiero ingrato, e il suo destin crudele. | Quando Bradamante viene informata della sfida, piange disperatamente, si batte il petto e si strappa i capelli. Accusa Ruggiero di ingratitudine e la sorte di essere crudele verso di lei. |
| Ottava 71 D’ogni fin che sortisca la contesa, a lei non può venir altro che doglia. Ch’abbia a morir Ruggiero in questa impresa, pensar non vuol; che par che ’l cor le toglia. 565Quando anco, per punir più d’una offesa, la ruina di Francia Cristo voglia, oltre che sarà morto il suo fratello, seguirà un danno a lei più acerbo e fello: | Qualunque risultato la battaglia abbia, Bradamante sarà infelice: l’idea che Ruggiero possa morire le spezza il cuore, ma se vince potrebbe uccidere Rinaldo e causare la rovina dei cristiani. |
| Ottava 72 che non potrà, se non con biasmo e scorno, 570e nimicizia di tutta sua gente, fare al marito suo mai più ritorno, sì che lo sappia ognun publicamente, come s’avea, pensando notte e giorno, più volte disegnato ne la mente: 575e tra lor era la promessa tale, che ’l ritrarsi e il pentir più poco vale. | Se Ruggiero uccidesse suo fratello, Bradamante non potrebbe più sposarlo apertamente senza attirarsi la vergogna e l’odio della famiglia. Il progetto di unione, al quale pensava da tanto tempo, sembrerebbe distrutto. |
| Ottava 73 Ma quella usata ne le cose avverse di non mancarle di soccorsi fidi, dico Melissa maga, non sofferse 580udirne il pianto e i dolorosi gridi; e venne a consolarla, e le proferse, quando ne fosse il tempo, alti sussidi, e disturbar quella pugna futura di ch’ella piange e si pon tanta cura. | La maga Melissa, che ha già aiutato Bradamante in altri momenti, viene a consolarla. Promette che, al momento opportuno, interverrà per impedire il duello che provoca alla giovane tanto dolore. |
| Ottava 74 585Rinaldo intanto e l’inclito Ruggiero apparechiavan l’arme alla tenzone, di cui dovea l’eletta al cavalliero che del romano Imperio era campione: e come quel, che poi che ’l buon destriero 590perdé Baiardo, andò sempre pedone, si elesse a piè, coperto a piastra e a maglia, con l’azza e col pugnal far la battaglia. | Intanto Rinaldo e Ruggiero preparano armi e condizioni dello scontro. Rinaldo, che ha perduto il cavallo Baiardo e combatte spesso a piedi, sceglie un duello pedestre con ascia da guerra e pugnale. |
| Ottava 75 O fosse caso, o fosse pur ricordo di Malagigi suo provido e saggio, 595che sapea quanto Balisarda ingordo il taglio avea di fare all’arme oltraggio; combatter senza spada fur d’accordo l’uno e l’altro guerrier, come detto aggio. Del luogo s’accordar presso alle mura 600de l’antiquo Arli, in una gran pianura. | I due concordano di non usare spade, forse anche per la prudenza di Malagigi, che conosce la capacità di Balisarda di annullare gli incantesimi delle armature. Il luogo scelto è una pianura presso le mura di Arles. |
| Ottava 76 A pena avea la vigilante Aurora da l’ostel di Titon fuor messo il capo, per dare al giorno terminato, e all’ora ch’era prefissa alla battaglia, capo; 605quando di qua e di là vennero fuora i deputati; e questi in ciascun capo degli steccati i padiglion tiraro, appresso ai quali ambi un altar fermaro. | All’alba del giorno stabilito i delegati dei due eserciti arrivano al campo del duello. Alle estremità vengono montati padiglioni e altari, pronti per le solenni cerimonie prima del combattimento. |
| Ottava 77 Non molto dopo, istrutto a schiera a schiera, 610si vide uscir l’esercito pagano. In mezzo armato e suntuoso v’era di barbarica pompa il re africano; e s’un baio corsier di chioma nera, di fronte bianca, e di duo piè balzano, 615a par a par con lui venìa Ruggiero, a cui servir non è Marsilio altiero. | Per primi escono i saraceni ordinati in schiere. Agramante avanza in abiti regali accanto a Ruggiero, che monta un cavallo baio; anche Marsilio e i grandi signori lo accompagnano con tutti gli onori. |
| Ottava 78 L’elmo, che dianzi con travaglio tanto trasse di testa al re di Tartaria, l’elmo, che celebrato in maggior canto 620portò il troiano Ettòr mill’anni pria, gli porta il re Marsilio a canto a canto: altri principi ed altra baronia s’hanno partite l’altr’arme fra loro, ricche di gioie e ben fregiate d’oro. | Marsilio porta l’elmo conquistato da Ruggiero a Mandricardo, lo stesso che, secondo la tradizione cavalleresca, era appartenuto a Ettore di Troia. Gli altri principi portano le diverse parti della sua armatura. |
| Ottava 79 625Da l’altra parte fuor dei gran ripari re Carlo uscì con la sua gente d’arme, con gli ordini medesmi e modi pari che terria se venisse al fatto d’arme. Cingonlo intorno i suoi famosi pari; 630e Rinaldo è con lui con tutte l’arme, fuor che l’elmo che fu del re Mambrino, che porta Ugier Danese paladino. | Carlo esce dall’accampamento con i suoi paladini disposti come per una grande battaglia. Rinaldo è equipaggiato, mentre Ogiero il Danese porta l’elmo già appartenuto a Mambrino. |
| Ottava 80 E di due azze ha il duca Namo l’una, e l’altra Salamon re di Bretagna. 635Carlo da un lato i suoi tutti raguna; da l’altro son quei d’Africa e di Spagna. Nel mezzo non appar persona alcuna: voto riman gran spazio di campagna, che per bando commune a chi vi sale, 640eccetto ai duo guerrieri, è capitale. | Namo e Salamone di Bretagna portano le due asce da combattimento. I due eserciti si schierano sui lati opposti della pianura e lasciano al centro uno spazio libero: chiunque vi entri, tranne i campioni, sarà punito con la morte. |
| Ottava 81 Poi che de l’arme la seconda eletta si diè al campion del populo pagano, duo sacerdoti, l’un de l’una setta, l’altro de l’altra, uscir coi libri in mano. 645In quel del nostro è la vita perfetta scritta di Cristo; e l’altro è l’Alcorano. Con quel de l’Evangelio si fe’ inante l’imperator, con l’altro il re Agramante. | Completata la scelta delle armi, due sacerdoti si presentano con i rispettivi testi sacri: il Vangelo per i cristiani e il Corano per i saraceni. Carlo e Agramante si avvicinano agli altari per prestare giuramento. |
| Ottava 82 Giunto Carlo all’altar che statuito 650i suoi gli aveano, al ciel levò le palme, e disse: – O Dio, c’hai di morir patito per redimer da morte le nostr’alme; o Donna, il cui valor fu sì gradito, che Dio prese da te l’umane salme, 655e nove mesi fu nel tuo santo alvo, sempre serbando il fior virgineo salvo: | Carlo alza le mani al cielo e invoca Dio e la Vergine, ricordando il sacrificio di Cristo e l’incarnazione. Li chiama a testimoni della promessa che sta per pronunciare. |
| Ottava 83 siatemi testimoni, ch’io prometto per me e per ogni mia successione al re Agramante, ed a chi dopo eletto 660sarà al governo di sua regione, dar venti some ogni anno d’oro schietto, s’oggi qui riman vinto il mio campione; e ch’io prometto subito la triegua incominciar, che poi perpetua segua: | Carlo giura che, se Rinaldo perderà, lui e i suoi successori verseranno ogni anno ad Agramante venti somme d’oro puro. Promette inoltre un’immediata tregua destinata a diventare perpetua. |
| Ottava 84 665e se ’n ciò manco, subito s’accenda la formidabil ira d’ambidui, la qual me solo e i miei figliuoli offenda, non alcun altro che sia qui con nui; sì che in brevissima ora si comprenda 670che sia il mancar de la promessa a vui. – Così dicendo, Carlo sul Vangelo tenea la mano, e gli occhi fissi al cielo. | Carlo chiede che, se non rispetterà la promessa, l’ira divina ricada soltanto su lui e sui suoi discendenti, non sui soldati. Pronuncia il giuramento con una mano sul Vangelo e gli occhi rivolti al cielo. |
| Ottava 85 Si levan quindi, e poi vanno all’altare che riccamente avean pagani adorno; 675ove giurò Agramante, ch’oltre al mare con l’esercito suo faria ritorno, ed a Carlo daria tributo pare, se restasse Ruggier vinto quel giorno; e perpetua tra lor triegua saria, 680coi patti ch’avea Carlo detti pria. | Agramante si reca a sua volta all’altare dei saraceni e giura che, se Ruggiero verrà sconfitto, ritirerà l’esercito oltre il mare, pagherà a Carlo un tributo equivalente e rispetterà la stessa pace duratura. |
| Ottava 86 E similmente con parlar non basso, chiamando in testimonio il gran Maumette, sul libro ch’in man tiene il suo papasso, ciò che detto ha, tutto osservar promette. 685Poi del campo si partono a gran passo, e tra i suoi l’uno e l’altro si rimette: poi quel par di campioni a giurar venne; e ’l giuramento lor questo contenne: | Il re saraceno conferma il giuramento invocando Maometto e toccando il proprio libro sacro. I sovrani si allontanano e vengono chiamati a giurare anche Ruggiero e Rinaldo. |
| Ottava 87 Ruggier promette, se de la tenzone 690il suo re viene o manda a disturbarlo, che né suo guerrier più, né suo barone esser mai vuol, ma darsi tutto a Carlo. Giura Rinaldo ancor, che se cagione sarà del suo signor quindi levarlo, 695fin che non resti vinto egli o Ruggiero, si farà d’Agramante cavalliero. | Ruggiero promette che, se Agramante interromperà il duello prima della conclusione, abbandonerà il suo servizio e passerà a Carlo. Rinaldo assume l’impegno opposto: se sarà Carlo a interrompere la sfida, diventerà cavaliere di Agramante. |
| Ottava 88 Poi che le cerimonie finite hanno, si ritorna ciascun da la sua parte; né v’indugiano molto, che lor danno 700le chiare trombe segno al fiero marte. Or gli animosi a ritrovar si vanno, con senno i passi dispensando ed arte. Ecco si vede incominciar l’assalto, sonar il ferro, or girar basso, or alto. | Concluse le cerimonie, ciascuno torna al proprio posto. Le trombe annunciano il combattimento; i campioni avanzano con prudenza e tecnica, e le loro armi cominciano a scontrarsi violentemente. |
| Ottava 89 705Or inanzi col calce, or col martello accennan quando al capo e quando al piede, con tal destrezza e con modo sì snello, ch’ogni credenza il raccontarlo eccede. Ruggier che combattea contro il fratello 710di chi la misera alma gli possiede, a ferir lo venìa con tal riguardo, che stimato ne fu manco gagliardo. | I due combattono con estrema abilità usando le asce, alternando colpi alti e bassi, di punta e di rovescio. Ruggiero tuttavia colpisce con cautela perché di fronte ha Rinaldo, fratello di Bradamante: agli spettatori sembra perciò meno deciso. |
| Ottava 90 Era a parar, più ch’a ferire, intento, e non sapea egli stesso il suo desire: 715spegner Rinaldo saria malcontento, né vorria volentieri egli morire. Ma ecco giunto al termine mi sento, ove convien l’istoria diferire. Ne l’altro canto il resto intenderete, 720s’udir ne l’altro canto mi vorrete. | Ruggiero si concentra più sulla difesa che sull’attacco. Non vuole uccidere Rinaldo, ma nemmeno desidera perdere la vita; il poeta interrompe il racconto proprio nel momento di questa difficile lotta, rinviando l’esito al canto successivo. |