L’Orlando furioso · Ludovico Ariosto
Canto trentaseiesimo
Testo originale e parafrasi
Ogni ottava affianca il testo originale alla parafrasi in italiano contemporaneo.
| Testo originale | Parafrasi |
|---|---|
| Ottava 1 1Convien ch’ovunque sia, sempre cortese sia un cor gentil, ch’esser non può altrimente; che per natura e per abito prese quel che di mutar poi non è possente. 5Convien ch’ovunque sia, sempre palese un cor villan si mostri similmente. Natura inchina al male, e viene a farsi l’abito poi difficile a mutarsi. | Un animo nobile si mostra cortese ovunque si trovi, perché non può rinnegare la propria natura e le abitudini acquisite. Al contrario, chi è incline alla cattiveria finisce per consolidare con l’abitudine i suoi comportamenti peggiori. |
| Ottava 2 Di cortesia, di gentilezza esempi 10fra gli antiqui guerrier si vider molti, e pochi fra i moderni; ma degli empi costumi avvien ch’assai ne vegga e ascolti in quella guerra, Ippolito, che i tempi di segni ornaste agli nimici tolti, 15e che traeste lor galee captive di preda carche alle paterne rive. | Il poeta ricorda che i cavalieri antichi offrivano molti esempi di gentilezza, mentre fra i moderni se ne incontrano pochi. Si rivolge al duca Ippolito, ricordandogli le imprese contro i nemici e le navi catturate e riportate cariche di bottino. |
| Ottava 3 Tutti gli atti crudeli ed inumani ch’usasse mai Tartaro o Turco o Moro, (non già con volontà de’ Veneziani, 20che sempre esempio di giustizia foro), usaron l’empie e scelerate mani di rei soldati, mercenari loro. Io non dico or di tanti accesi fuochi ch’arson le ville e i nostri ameni lochi: | Ariosto denuncia le atrocità commesse dai mercenari al servizio dei Veneziani, distinguendo però questi comportamenti dalla volontà dei governanti veneti. Le violenze comprendono anche incendi e devastazioni di villaggi. |
| Ottava 4 25ben che fu quella ancor brutta vendetta, massimamente contra voi, ch’appresso Cesare essendo, mentre Padua stretta era d’assedio, ben sapea che spesso per voi più d’una fiamma fu interdetta, 30e spento il fuoco ancor, poi che fu messo, da villaggi e da templi, come piacque, all’alta cortesia che con voi nacque. | Il poeta condanna in particolare la vendetta contro Ippolito, il quale durante l’assedio di Padova aveva più volte impedito che le fiamme distruggessero case e chiese, dimostrando una generosità incompatibile con la brutalità degli avversari. |
| Ottava 5 Io non parlo di questo né di tanti altri lor discortesi e crudeli atti; 35ma sol di quel che trar dai sassi i pianti debbe poter, qual volta se ne tratti: quel dì, Signor, che la famiglia inanti vostra mandaste là dove ritratti dai legni lor con importuni auspici 40s’erano in luogo forte gl’inimici. | Non vuole soffermarsi su tutte le crudeltà commesse, ma su un episodio tanto doloroso da far piangere perfino le pietre: il giorno in cui Ippolito mandò i suoi uomini ad attaccare nemici ritiratisi dalle navi in una posizione fortificata. |
| Ottava 6 Qual Ettorre ed Enea sin dentro ai flutti, per abbruciar le navi greche, andaro; un Ercol vidi e un Alessandro, indutti da troppo ardir, partirsi a paro a paro, 45e spronando i destrier, passarci tutti, e i nemici turbar fin nel riparo, e gir sì inanzi, ch’al secondo molto aspro fu il ritornare, e al primo tolto. | Due valorosi guerrieri si lanciarono all’assalto con coraggio degno di Ettore, Enea, Ercole e Alessandro: penetrarono a cavallo nelle difese nemiche, ma si spinsero così avanti che il ritorno divenne pericolosissimo. |
| Ottava 7 Salvossi il Ferruffin, restò il Cantelmo. 50Che cor, duca di Sora, che consiglio fu allora il tuo, che trar vedesti l’elmo fra mille spade al generoso figlio, e menar preso a nave, e sopra un schelmo troncargli il capo? Ben mi maraviglio 55che darti morte lo spettacol solo non poté, quanto il ferro a tuo figliuolo. | Ferruffino riuscì a salvarsi, mentre Cantelmo venne catturato. Il poeta si rivolge addolorato al duca di Sora, padre del giovane, ricordando come il figlio fosse stato disarmato e poi decapitato sulla nave davanti a tanti nemici. |
| Ottava 8 Schiavon crudele, onde hai tu il modo appreso de la milizia? In qual Scizia s’intende ch’uccider si debba un, poi che gli è preso, 60che rende l’arme, e più non si difende? Dunque uccidesti lui, perché ha difeso la patria? Il sole a torto oggi risplende, crudel seculo, poi che pieno sei di Tiesti, di Tantali e di Atrei. | L’autore apostrofa il responsabile dell’esecuzione: nessuna regola di guerra può giustificare l’uccisione di un prigioniero che si è arreso e non è più in grado di difendersi. La sua colpa, agli occhi dell’aggressore, era aver difeso la patria. |
| Ottava 9 65Festi, barbar crudel, del capo scemo il più ardito garzon che di sua etade fosse da un polo e l’altro, e da l’estremo lito degl’Indi a quello ove il sol cade. Potea in Antropofàgo, in Polifemo 70la beltà e gli anni suoi trovar pietade; ma non in te, più crudo e più fellone d’ogni Ciclope e d’ogni Lestrigone. | Il giovane Cantelmo era straordinariamente coraggioso e avrebbe potuto suscitare pietà persino in mostri feroci come Polifemo; il suo uccisore si è invece rivelato più crudele dei personaggi sanguinari dei miti. |
| Ottava 10 Simile esempio non credo che sia fra gli antiqui guerrier, di quai li studi 75tutti fur gentilezza e cortesia; né dopo la vittoria erano crudi. Bradamante non sol non era ria a quei ch’avea, toccando lor gli scudi, fatto uscir de la sella, ma tenea 80loro i cavalli, e rimontar facea. | Ariosto contrappone questo delitto alla cortesia dei cavalieri antichi e di Bradamante: la guerriera, dopo aver disarcionato i propri avversari, non li oltraggiava, ma restituiva loro i cavalli e li aiutava a rimontare. |
| Ottava 11 Di questa donna valorosa e bella io vi dissi di sopra, che abbattuto avea Serpentin quel da la Stella, Grandonio di Volterra e Ferrauto, 85e ciascun d’essi poi rimesso in sella; e dissi ancor che ’l terzo era venuto, da lei mandato a disfidar Ruggiero, là dove era stimata un cavalliero. | Il racconto torna a Bradamante: ella ha sconfitto Serpentino, Grandonio e Ferraù, restituendo a tutti il cavallo. Ha poi mandato Ferraù a chiamare Ruggiero, che non sa ancora di dover affrontare proprio la donna amata. |
| Ottava 12 Ruggier tenne lo ’nvito allegramente, 90e l’armatura sua fece venire. Or mentre che s’armava al re presente, tornaron quei signor di nuovo a dire chi fosse il cavallier tanto eccellente, che di lancia sapea sì ben ferire; 95e Ferraù, che parlato gli avea, fu domandato se lo conoscea. | Ruggiero accetta con entusiasmo la sfida e fa portare le proprie armi. Mentre si prepara alla presenza di Agramante, i signori saraceni discutono dell’identità dello sconosciuto campione e interrogano Ferraù, che lo ha visto in volto. |
| Ottava 13 Rispose Ferraù: – Tenete certo che non è alcun di quei ch’avete detto. A me parea, ch’il vidi a viso aperto, 100il fratel di Rinaldo giovinetto: ma poi ch’io n’ho l’alto valore esperto, e so che non può tanto Ricciardetto, penso che sia la sua sorella, molto (per quel ch’io n’odo) a lui simil di volto. | Ferraù esclude che lo sfidante sia uno dei guerrieri suggeriti dagli altri: gli è sembrato Ricciardetto, fratello minore di Rinaldo. Ma una forza tanto eccezionale non appartiene a Ricciardetto: deve dunque essere la sorella Bradamante, che gli assomiglia. |
| Ottava 14 105Ella ha ben fama d’esser forte a pare del suo Rinaldo e d’ogni paladino; ma, per quanto io ne veggo oggi, mi pare che val più del fratel, più del cugino. – Come Ruggier lei sente ricordare, 110del vermiglio color che ’l matutino sparge per l’aria, si dipinge in faccia, e nel cor triema, e non sa che si faccia. | Ferraù aggiunge che Bradamante, già famosa quanto i più grandi paladini, gli è parsa superiore persino a Rinaldo. Al solo sentirne il nome, Ruggiero arrossisce e trema per l’emozione, senza sapere come comportarsi. |
| Ottava 15 A questo annunzio, stimulato e punto da l’amoroso stral, dentro infiammarse, 115e per l’ossa sentì tutto in un punto correre un giaccio che ’l timor vi sparse, timor ch’un nuovo sdegno abbia consunto quel grande amor che già per lui sì l’arse. Di ciò confuso non si risolveva, 120s’incontra uscirle, o pur restar doveva. | Ruggiero è insieme infiammato dall’amore e gelato dalla paura: teme che Bradamante, delusa dalla sua assenza, abbia smesso di amarlo. Esita quindi fra il desiderio di andarle incontro e la tentazione di non presentarsi. |
| Ottava 16 Or quivi ritrovandosi Marfisa, che d’uscire alla giostra avea gran voglia, ed era armata, perché in altra guisa è raro, o notte o dì, che tu la coglia; 125sentendo che Ruggier s’arma, s’avisa che di quella vittoria ella si spoglia se lascia che Ruggiero esca fuor prima: pensa ire inanzi, e averne il pregio stima. | Marfisa, sempre armata e desiderosa di gloria, si accorge che Ruggiero si prepara al duello. Per non lasciare a lui l’onore di vincere il misterioso avversario, decide di uscire per prima. |
| Ottava 17 Salta a cavallo, e vien spronando in fretta 130ove nel campo la figlia d’Amone con palpitante cor Ruggiero aspetta, desiderosa farselo prigione, e pensa solo ove la lancia metta, perché del colpo abbia minor lesione. 135Marfisa se ne vien fuor de la porta, e sopra l’elmo una fenice porta; | Marfisa cavalca rapidamente verso Bradamante, che aspetta Ruggiero con il cuore agitato e vorrebbe catturarlo senza ferirlo gravemente. La nuova sfidante porta sull’elmo una fenice, simbolo che la distingue dagli altri guerrieri. |
| Ottava 18 o sia per sua superbia, dinotando se stessa unica al mondo in esser forte, o pur sua casta intenzion lodando 140di viver sempremai senza consorte. La figliuola d’Amon la mira; e quando le fattezze ch’amava non ha scorte, come si nomi le domanda, ed ode esser colei che del suo amor si gode; | La fenice può indicare la fierezza di Marfisa, convinta di essere unica per valore, oppure la sua volontà di restare senza marito. Bradamante vede che la persona arrivata non è Ruggiero e ne chiede il nome: scopre che è proprio la donna che sospetta sua rivale. |
| Ottava 19 145o per dir meglio, esser colei che crede che goda del suo amor, colei che tanto ha in odio e in ira, che morir si vede, se sopra lei non vendica il suo pianto. Volta il cavallo, e con gran furia riede, 150non per desir di porla in terra, quanto di passarle con l’asta in mezzo il petto, e libera restar d’ogni suspetto. | Bradamante crede che Marfisa sia l’amante di Ruggiero e la odia per la sofferenza che le attribuisce. Si lancia perciò all’attacco con il proposito non solo di disarcionarla, ma addirittura di ucciderla con la lancia. |
| Ottava 20 Forza è a Marfisa ch’a quel colpo vada a provar se ’l terreno è duro o molle; 155e cosa tanto insolita le accada, ch’ella n’è per venir di sdegno folle. Fu in terra a pena, che trasse la spada, e vendicar di quel cader si volle. La figliuola d’Amon non meno altiera 160gridò: – Che fai? tu sei mia prigioniera. | Marfisa viene rovesciata a terra, cosa per lei quasi inaudita. Furibonda, sguaina la spada per vendicarsi, ma Bradamante le ricorda che, secondo le regole della giostra, ormai è sua prigioniera. |
| Ottava 21 Se bene uso con gli altri cortesia, usar teco, Marfisa, non la voglio, come a colei che d’ogni villania odo che sei dotata e d’ogni orgoglio. – 165Marfisa a quel parlar fremer s’udia come un vento marino in uno scoglio. Grida, ma sì per rabbia si confonde, che non può esprimer fuor quel che risponde. | Bradamante dichiara che, pur essendo cortese con gli altri vinti, non userà la stessa gentilezza con Marfisa, che considera superba e malvagia. L’offesa fa montare la rabbia di Marfisa fino al punto da renderle difficile persino parlare. |
| Ottava 22 Mena la spada, e più ferir non mira 170lei, che ’l destrier, nel petto e ne la pancia: ma Bradamante al suo la briglia gira, e quel da parte subito si lancia; e tutto a un tempo con isdegno ed ira la figliuola d’Amon spinge la lancia, 175e con quella Marfisa tocca a pena, che la fa riversar sopra l’arena. | Marfisa cerca di colpire con la spada anche il cavallo dell’avversaria, ma Bradamante schiva i fendenti e la tocca di nuovo con la propria lancia, facendola cadere all’indietro sulla sabbia. |
| Ottava 23 A pena ella fu in terra, che rizzosse, cercando far con la spada mal’opra. Di nuovo l’asta Bradamante mosse, 180e Marfisa di nuovo andò sozzopra. Ben che possente Bradamante fosse, non però sì a Marfisa era di sopra, che l’avesse ogni colpo riversata; ma tal virtù ne l’asta era incantata. | Marfisa si rialza e prova ancora ad attaccare; Bradamante la fa cadere una terza volta. Il poeta chiarisce che questa successione di vittorie non dimostra una superiorità assoluta della guerriera: dipende anche dalla virtù magica della lancia, che disarciona chiunque tocchi. |
| Ottava 24 185Alcuni cavallieri in questo mezzo, alcuni, dico, de la parte nostra, se n’erano venuti dove, in mezzo l’un campo e l’altro, si facea la giostra (che non eran lontani un miglio e mezzo), 190veduta la virtù che ’l suo dimostra; il suo che non conoscono altrimente che per un cavallier de la lor gente. | Alcuni cavalieri cristiani giungono nei pressi del campo della giostra, posto fra i due eserciti. Ammirano la bravura di Bradamante, ma scambiano la guerriera per un cavaliere della propria parte. |
| Ottava 25 Questi vedendo il generoso figlio di Troiano alle mura approssimarsi, 195per ogni caso, per ogni periglio non volse sproveduto ritrovarsi; e fe’ che molti all’arme dier di piglio, e che fuor dei ripari appresentarsi. Tra questi fu Ruggiero, a cui la fretta 200di Marfisa la giostra avea intercetta. | Agramante vede avvicinarsi guerrieri cristiani e teme un attacco improvviso; ordina dunque che numerosi soldati saraceni escano armati. Fra loro si trova Ruggiero, il cui duello era stato preceduto dall’iniziativa impetuosa di Marfisa. |
| Ottava 26 L’inamorato giovene mirando stava il successo, e gli tremava il core, de la sua cara moglie dubitando; che di Marfisa ben sapea il valore. 205Dubitò, dico, nel principio, quando si mosse l’una e l’altra con furore; ma visto poi come successe il fatto, restò maraviglioso e stupefatto: | Ruggiero assiste al combattimento con il cuore in ansia per Bradamante, della quale teme la sconfitta, conoscendo la forza di Marfisa. Quando vede invece le ripetute cadute di quest’ultima, rimane stupito. |
| Ottava 27 e poi che fin la lite lor non ebbe, 210come avean l’altre avute, al primo incontro, nel cor profundamente gli ne ’ncrebbe, dubbioso pur di qualche strano incontro. De l’una egli e de l’altra il ben vorrebbe; ch’ama amendue: non che da porre incontro 215sien questi amori: è l’un fiamma e furore, l’altro benivolenza più ch’amore. | La lotta continua oltre il primo scontro e Ruggiero ne soffre, perché desidera il bene di entrambe. Il suo sentimento, tuttavia, è diverso: per Bradamante prova amore appassionato, per Marfisa amicizia e affetto. |
| Ottava 28 Partita volentier la pugna avria, se con suo onor potuto avesse farlo. Ma quei ch’egli avea seco in compagnia, 220perché non vinca la parte di Carlo, che già lor par che superior ne sia, saltan nel campo, e vogliono turbarlo. Da l’altra parte i cavallier cristiani si fanno inanzi, e son quivi alle mani. | Ruggiero vorrebbe separare le due donne senza compromettere il proprio onore, ma i soldati saraceni intervengono per impedire che prevalgano i cristiani. Anche i cavalieri di Carlo reagiscono e la giostra si trasforma in una scaramuccia generale. |
| Ottava 29 225Di qua di là gridar si sente all’arme, come usati eran far quasi ogni giorno. Monti chi è a piè, chi non è armato s’arme, alla bandiera ognun faccia ritorno! dicea con chiaro e bellicoso carme 230più d’una tromba che scorrea d’intorno: e come quelle svegliano i cavalli, svegliano i fanti i timpani e i taballi. | Da entrambi i campi risuonano le grida di allarme e gli squilli delle trombe. I combattenti si armano, montano a cavallo e raggiungono i propri reparti, mentre tamburi e segnali militari chiamano anche i fanti alla battaglia. |
| Ottava 30 La scaramuccia fiera e sanguinosa, quanto si possa imaginar, si mesce. 235La donna di Dordona valorosa, a cui mirabilmente aggrava e incresce che quel di ch’era tanto disiosa, di por Marfisa a morte, non riesce; di qua di là si volge e si raggira, 240se Ruggier può veder, per cui sospira. | La mischia diventa sanguinosa. Bradamante è furiosa perché non riesce a uccidere Marfisa come aveva immaginato; fra i combattenti continua intanto a cercare con lo sguardo Ruggiero, che desidera rivedere. |
| Ottava 31 Lo riconosco all’aquila d’argento c’ha nello scudo azzurro il giovinetto. Ella con gli occhi e col pensiero intento si ferma a contemplar le spalle e ’l petto, 245le leggiadre fattezze, e ’l movimento pieno di grazia; e poi con gran dispetto, imaginando ch’altra ne gioisse, da furore assalita così disse: | Finalmente lo riconosce dall’aquila d’argento sullo scudo azzurro. Lo osserva innamorata, ammirandone il corpo e i movimenti; poi l’idea che un’altra donna possa godere del suo amore riaccende tutta la gelosia. |
| Ottava 32 – Dunque baciar sì belle e dolce labbia 250deve altra, se baciar non le poss’io? Ah non sia vero già ch’altra mai t’abbia; che d’altra esser non déi, se non sei mio. Più tosto che morir sola di rabbia, che meco di mia man mori, disio; 255che se ben qui ti perdo, almen l’inferno poi mi ti renda, e stii meco in eterno. | Bradamante si dice che nessun’altra deve baciare Ruggiero se lei non può farlo. La gelosia diventa un desiderio di distruzione: preferirebbe ucciderlo e morire con lui piuttosto che vederlo appartenere a Marfisa, immaginando perfino di ritrovarlo nell’aldilà. |
| Ottava 33 Se tu m’occidi, è ben ragion che deggi darmi de la vendetta anco conforto; che voglion tutti gli ordini e le leggi, 260che chi dà morte altrui debba esser morto. Né par ch’anco il tuo danno il mio pareggi; che tu mori a ragione, io moro a torto. Farò morir chi brama, ohimè! ch’io muora; ma tu, crudel, chi t’ama e chi t’adora. | La guerriera considera giusta la punizione dell’amato, che a suo giudizio le ha dato una morte spirituale per il dolore. Ma riconosce amaramente l’ingiustizia della situazione: lei soffre pur amandolo, mentre lui sarebbe punito per aver tradito chi lo adora. |
| Ottava 34 265Perché non déi tu, mano, essere ardita d’aprir col ferro al mio nimico il core? che tante volte a morte m’ha ferita sotto la pace in sicurtà d’amore, ed or può consentir tormi la vita, 270né pur aver pietà del mio dolore. Contra questo empio ardisci, animo forte: vendica mille mie con la sua morte. – | Bradamante incita la propria mano a colpire il cuore dell’uomo che tante volte l’ha ferita moralmente. Lo chiama nemico perché ritiene che, dopo averle promesso amore, abbia consentito senza pietà alla sua rovina. |
| Ottava 35 Gli sprona contra in questo dir, ma prima: – Guardati (grida), perfido Ruggiero: 275tu non andrai, s’io posso, de la opima spoglia del cor d’una donzella altiero. – Come Ruggiero ode il parlare, estima che sia la moglie sua, com’era in vero, la cui voce in memoria sì bene ebbe, 280ch’in mille riconoscer la potrebbe. | La donna si lancia contro Ruggiero chiamandolo traditore e accusandolo di essersi vantato del cuore che le ha strappato. Il giovane riconosce immediatamente la voce di Bradamante, che ricorda così bene da poterla distinguere fra mille. |
| Ottava 36 Ben pensa quel che le parole denno volere inferir più; ch’ella l’accusa che la convenzion ch’insieme fenno, non le osservava: onde per farne iscusa, 285di volerle parlar le fece cenno: ma quella già con la visiera chiusa venìa dal dolor spinta e da la rabbia, per porlo, e forse ove non era sabbia. | Ruggiero comprende che lei lo accusa di non aver mantenuto la promessa di sposarla. Vorrebbe fermarsi a spiegare le proprie ragioni, ma Bradamante ha già abbassato la visiera e carica con rabbia. |
| Ottava 37 Quando Ruggier la vede tanto accesa, 290si ristringe ne l’arme e ne la sella: la lancia arresta; ma la tien sospesa, piegata in parte ove non nuoccia a quella. La donna, ch’a ferirlo e a fargli offesa venìa con mente di pietà rubella, 295non poté sofferir, come fu appresso, di porlo in terra e fargli oltraggio espresso. | Vedendo l’amata arrivare furiosa, Ruggiero prepara la lancia soltanto per difendersi e la inclina in modo da non ferirla. Bradamante, benché decisa all’attacco, quando le è vicina non trova il coraggio di colpirlo davvero. |
| Ottava 38 Così lor lance van d’effetto vote a quello incontro; e basta ben s’Amore con l’un giostra e con l’altro, e gli percuote 300d’una amorosa lancia in mezzo il core. Poi che la donna sofferir non puote di far onta a Ruggier, volge il furore che l’arde il petto, altrove; e vi fa cose che saran, fin che giri il ciel, famose. | Le loro lance non producono alcun effetto nello scontro: il vero colpo lo infligge Amore ai loro cuori. Bradamante, incapace di offendere Ruggiero, scarica la propria rabbia sui combattenti nemici. |
| Ottava 39 305In poco spazio ne gittò per terra trecento e più con quella lancia d’oro. Ella sola quel dì vinse la guerra, messe ella sola in fuga il popul Moro. Ruggier di qua di là s’aggira ed erra 310tanto, che se le accosta e dice: – Io moro, s’io non ti parlo: ohimè! che t’ho fatto io, che mi debbi fuggire? Odi, per Dio! – | Con la lancia incantata Bradamante disarciona in breve tempo oltre trecento saraceni e da sola contribuisce a metterli in fuga. Ruggiero riesce ad avvicinarsi e la supplica di ascoltarlo, chiedendole perché lo fugga. |
| Ottava 40 Come ai meridional tiepidi venti, che spirano dal mare il fiato caldo, 315le nievi si disciolveno e i torrenti, e il ghiaccio che pur dianzi era sì saldo; così a quei prieghi, a quei brevi lamenti il cor de la sorella di Rinaldo subito ritornò pietoso e molle, 320che l’ira, più che marmo, indurar volle. | Le brevi parole di Ruggiero sciolgono l’ira di Bradamante come il vento caldo fa sciogliere la neve e il ghiaccio. La guerriera torna subito a provare tenerezza verso di lui, nonostante poco prima fosse stata durissima. |
| Ottava 41 Non vuol dargli, o non puote, altra risposta; ma da traverso sprona Rabicano, e quanto può dagli altri si discosta, ed a Ruggiero accenna con la mano. 325Fuor de la moltitudine in reposta valle si trasse, ov’era un piccol piano ch’in mezzo avea un boschetto di cipressi che parean d’una stampa, tutti impressi. | Bradamante non risponde apertamente, ma sprona il cavallo e gli fa cenno di seguirla. Si allontana dalla battaglia verso una valle appartata, dove sorge un boschetto di cipressi allineati intorno a un piccolo pianoro. |
| Ottava 42 In quel boschetto era di bianchi marmi 330fatta di nuovo un’alta sepoltura. Chi dentro giaccia, era con brevi carmi notato a chi saperlo avesse cura. Ma quivi giunta Bradamante, parmi che gia non pose mente alla scrittura. 335Ruggier dietro il cavallo affretta e punge tanto, ch’al bosco e alla donzella giunge. | Nel boschetto si trova una tomba recente di marmo bianco, con un’iscrizione che rivela chi vi giace. Bradamante è così presa dai propri pensieri da non leggerla; Ruggiero la raggiunge. |
| Ottava 43 Ma ritorniamo a Marfisa che s’era in questo mezzo in sul destrier rimessa, e venìa per trovar quella guerriera 340che l’avea al primo scontro in terra messa: e la vide partir fuor de la schiera, e partir Ruggier vide e seguir essa; né si pensò che per amor seguisse, ma per finir con l’arme ingiurie e risse. | Intanto Marfisa è risalita a cavallo e cerca la guerriera che l’aveva disarcionata. Vede Bradamante andarsene seguita da Ruggiero e crede che i due vogliano proseguire il duello lontano dalla battaglia. |
| Ottava 44 345Urta il cavallo, e vien dietro alla pesta tanto, ch’a un tempo con lor quasi arriva. Quanto sua giunta ad ambi sia molesta, chi vive amando, il sa, senza ch’io ’l scriva. Ma Bradamante offesa più ne resta, 350che colei vede, onde il suo mal deriva. Chi le può tor che non creda esser vero che l’amor ve la sproni di Ruggiero? | Marfisa li raggiunge quasi nello stesso momento. La sua presenza interrompe la possibilità di un colloquio amoroso; Bradamante, che la ritiene rivale, interpreta l’inseguimento come una prova del suo legame sentimentale con Ruggiero. |
| Ottava 45 E perfido Ruggier di nuovo chiama. – Non ti bastava, perfido (disse ella), 355che tua perfidia sapessi per fama, se non mi facevi anco veder quella? Di cacciarmi da te veggo c’hai brama: e per sbramar tua voglia iniqua e fella, io vo’ morir; ma sforzerommi ancora 360che muora meco chi è cagion ch’io mora. – | Bradamante accusa nuovamente Ruggiero di perfidia: come se non bastassero le voci sul tradimento, ora le mostra davanti agli occhi la donna che crede sua amante. Minaccia di morire, ma prima vuole uccidere la responsabile della propria sofferenza. |
| Ottava 46 Sdegnosa più che vipera, si spicca, così dicendo, e va contra Marfisa; ed allo scudo l’asta sì le appicca, che la fa a dietro riversare in guisa, 365che quasi mezzo l’elmo in terra ficca; né si può dir che sia colta improvisa: anzi fa incontra ciò che far si puote; e pure in terra del capo percuote. | Bradamante carica Marfisa con violenza e la colpisce sullo scudo, rovesciandola indietro fino a farle quasi conficcare l’elmo nella terra. Marfisa non è stata presa alla sprovvista, ma non ha potuto resistere alla lancia magica. |
| Ottava 47 La figliuola d’Amon, che vuol morire 370o dar morte a Marfisa, è in tanta rabbia, che non ha mente di nuovo a ferire con l’asta, onde a gittar di nuovo l’abbia; ma le pensa dal busto dipartire il capo mezzo fitto ne la sabbia: 375getta da sé la lancia d’oro, e prende la spada, e del destrier subito scende. | Accecata dalla gelosia, Bradamante decide di uccidere Marfisa mentre è a terra. Getta la lancia, estrae la spada e smonta da cavallo, pronta a separare la testa della rivale dal corpo. |
| Ottava 48 Ma tarda è la sua giunta; che si trova Marfisa incontra, e di tanta ira piena (poi che s’ha vista alla seconda prova 380cader sì facilmente su l’arena), che pregar nulla, e nulla gridar giova a Ruggier che di questo avea gran pena: sì l’odio e l’ira le guerriere abbaglia, che fan da disperate la battaglia. | Marfisa però si rialza prima che Bradamante possa colpirla. È furiosa per essere stata disarcionata ancora una volta; né le preghiere né le grida di Ruggiero riescono a interrompere il combattimento. |
| Ottava 49 385A mezzo spada vengono di botto; e per la gran superbia che l’ha accese, van pur inanzi, e si son già sì sotto, ch’altro non puon che venire alle prese. Le spade, il cui bisogno era interrotto, 390lascian cadere, e cercan nuove offese. Priega Ruggiero e supplica amendue, ma poco frutto han le parole sue. | Le guerriere si avvicinano tanto da non poter più utilizzare efficacemente le spade e passano alla lotta corpo a corpo. Le armi cadono e Ruggiero le supplica invano di fermarsi. |
| Ottava 50 Quando pur vede che ’l pregar non vale, di partirle per forza si dispone: 395leva di mano ad amendua il pugnale, ed al piè d’un cipresso li ripone. Poi che ferro non han più da far male, con prieghi e con minaccie s’interpone: ma tutto è invan; che la battaglia fanno 400a pugni e a calci, poi ch’altro non hanno. | Poiché le parole non bastano, Ruggiero sottrae alle due donne i pugnali e li depone ai piedi di un cipresso. Si mette fra loro, ma Bradamante e Marfisa continuano a colpirsi con pugni e calci. |
| Ottava 51 Ruggier non cessa: or l’una or l’altra prende per le man, per le braccia, e la ritira; e tanto fa, che di Marfisa accende contra di sé, quanto si può più, l’ira. 405Quella che tutto il mondo vilipende, alla amicizia di Ruggier non mira. Poi che da Bradamante si distacca, corre alla spada, e con Ruggier s’attacca. | Ruggiero cerca di afferrarle e separarle, provocando anche la rabbia di Marfisa. Quest’ultima, incurante dell’amicizia che la lega al cavaliere, quando riesce a liberarsi da Bradamante corre a recuperare la spada e si rivolge contro di lui. |
| Ottava 52 – Tu fai da discortese e da villano, 410Ruggiero, a disturbar la pugna altrui; ma ti farò pentir con questa mano che vo’ che basti a vincervi ambedui. Cerca Ruggier con parlar molto umano Marfisa mitigar; ma contra lui 415la trova in modo disdegnosa e fiera, ch’un perder tempo ogni parlar seco era. | Marfisa rimprovera Ruggiero per essersi intromesso in un duello altrui e lo minaccia, sostenendo di poter sconfiggere entrambi. Il giovane tenta ancora di calmarla, ma le parole non hanno più effetto. |
| Ottava 53 All’ultimo Ruggier la spada trasse, poi che l’ira anco lui fe’ rubicondo. Non credo che spettacolo mirasse 420Atene o Roma o luogo altro del mondo, che così a’ riguardanti dilettasse, come dilettò questo e fu giocondo alla gelosa Bradamante, quando questo le pose ogni sospetto in bando. | Anche Ruggiero perde la pazienza ed estrae la spada per difendersi. Lo scontro fra lui e Marfisa diventa uno spettacolo straordinario che, paradossalmente, riempie di gioia Bradamante: comprende che i due non sono amanti. |
| Ottava 54 425La sua spada avea tolta ella di terra, e tratta s’era a riguardar da parte; e le parea veder che ’l dio di guerra fosse Ruggiero alla possanza e all’arte. Una furia infernal quando si sferra 430sembra Marfisa, se quel sembra Marte. Vero è ch’un pezzo il giovene gagliardo di non far il potere ebbe riguardo. | Bradamante riprende la spada, ma resta in disparte ad ammirare Ruggiero, tanto valoroso da sembrare Marte in persona. Marfisa combatte con furia impressionante; Ruggiero, almeno all’inizio, cerca di non ricorrere a tutta la propria forza. |
| Ottava 55 Sapea ben la virtù de la sua spada; che tante esperienze n’ha già fatto. 435Ove giunge, convien che se ne vada l’incanto, o nulla giovi, e stia di piatto: sì che ritien che ’l colpo suo non cada di taglio o punta, ma sempre di piatto. Ebbe a questo Ruggier lunga avvertenza: 440ma perdé pure un tratto la pazienza; | Ruggiero sa che la propria spada può annullare la protezione delle armi incantate. Per non ferire gravemente Marfisa la colpisce col piatto della lama anziché con il filo o con la punta; alla fine, però, un colpo particolarmente violento gli fa perdere la calma. |
| Ottava 56 perché Marfisa una percossa orrenda gli mena per dividergli la testa. Leva lo scudo che ’l capo difenda Ruggiero, e ’l colpo in su l’aquila pesta. 445Vieta lo ’ncanto che lo spezzi o fenda; ma di stordir non però il braccio resta: e s’avea altr’arme che quelle d’Ettorre, gli potea il fiero colpo il braccio torre: | Marfisa sferra una terribile percossa contro il capo di Ruggiero, che si difende con lo scudo recante l’aquila. La magia dello scudo impedisce che l’arma lo spezzi, ma il braccio subisce comunque un urto tanto forte che avrebbe potuto essere troncato. |
| Ottava 57 e saria sceso indi alla testa, dove 450disegnò di ferir l’aspra donzella. Ruggiero il braccio manco a pena muove, a pena più sostien l’aquila bella. Per questo ogni pietà da sé rimuove; par che negli occhi avampi una facella: 455e quanto può cacciar, caccia una punta. Marfisa, mal per te, se n’eri giunta! | Ruggiero fatica ormai a sollevare il braccio e a reggere lo scudo. Abbandona ogni prudenza e, furibondo, vibra una stoccata potenzialmente mortale contro Marfisa. |
| Ottava 58 Io non vi so ben dir come si fosse: la spada andò a ferire in un cipresso, e un palmo e più ne l’arbore cacciosse: 460in modo era piantato il luogo spesso. In quel momento il monte e il piano scosse un gran tremuoto; e si sentì con esso da quell’avel ch’in mezzo il bosco siede, gran voce uscir, ch’ogni mortale eccede. | La spada, però, si conficca profondamente in un cipresso. Improvvisamente un terremoto scuote la valle e dal sepolcro al centro del bosco si leva una voce sovrumana. |
| Ottava 59 465Grida la voce orribile: – Non sia lite tra voi: gli è ingiusto ed inumano ch’alla sorella il fratel morte dia, o la sorella uccida il suo germano. Tu, mio Ruggiero, e tu, Marfisa mia, 470credete al mio parlar che non è vano: in un medesimo utero d’un seme foste concetti, e usciste al mondo insieme. | La voce ordina di interrompere la lotta: sarebbe un delitto che un fratello uccidesse la sorella o viceversa. Rivela quindi che Ruggiero e Marfisa sono gemelli, concepiti dagli stessi genitori e nati insieme. |
| Ottava 60 Concetti foste da Ruggier secondo: vi fu Galaciella genitrice, 475i cui fratelli avendole dal mondo cacciato il genitor vostro infelice, senza guardar ch’avesse in corpo il pondo di voi, ch’usciste pur di lor radice, la fer, perché s’avesse ad affogare, 480s’un debol legno porre in mezzo al mare. | La voce spiega che il loro padre era Ruggiero II e la madre Galaciella. Dopo avere ucciso il padre dei bambini, i fratelli di Galaciella la abbandonarono incinta su una fragile imbarcazione, sperando che annegasse. |
| Ottava 61 Ma Fortuna che voi, ben che non nati, avea già eletti a gloriose imprese, fece che ’l legno ai liti inabitati sopra le Sirti a salvamento scese; 485ove, poi che nel mondo v’ebbe dati, l’anima eletta al paradiso ascese. Come Dio volse e fu vostro destino, a questo caso io mi trovai vicino. | La fortuna salvò la barca, che raggiunse una costa deserta della regione delle Sirti. Galaciella partorì i gemelli, poi morì; la voce racconta di essere stata presente per volontà del destino. |
| Ottava 62 Diedi alla madre sepoltura onesta, 490qual potea darsi in sì deserta arena; e voi teneri avolti ne la vesta meco portai sul monte di Carena; e mansueta uscir de la foresta fecie lasciare i figli una leena, 495de le cui poppe dieci mesi e dieci ambi nutrir con molto studio feci. | Chi parla diede a Galaciella una degna sepoltura e portò i neonati sul monte Carena. Lì addomesticò una leonessa e fece sì che allattasse entrambi i bambini per venti mesi. |
| Ottava 63 Un giorno che d’andar per la contrada e da la stanza allontanar m’occorse, vi sopravenne a caso una masnada 500d’Arabi (e ricordarvene de’ forse), che te, Marfisa, tolser ne la strada, ma non poter Ruggier, che meglio corse. Restai de la tua perdita dolente, e di Ruggier guardian più diligente. | Un giorno, mentre il loro protettore si era allontanato, sopraggiunsero dei predoni arabi. Essi rapirono Marfisa, mentre Ruggiero riuscì a sfuggire. Il protettore soffrì molto per la perdita della bambina e sorvegliò ancora più attentamente il fratello. |
| Ottava 64 505Ruggier, se ti guardò, mentre che visse, il tuo maestro Atlante, tu lo sai. Di te senti’ predir le stelle fisse, che tra’ cristiani a tradigion morrai; e perché il male influsso non seguisse, 510tenertene lontan m’affaticai: né ostare al fin potendo alla tua voglia, infermo caddi, e mi mori’ di doglia. | La voce si rivela essere quella di Atlante, maestro di Ruggiero. L’astrologo aveva letto nelle stelle che il giovane sarebbe morto per tradimento fra i cristiani e aveva cercato di tenerlo lontano da loro. Incapace di impedirgli di partire, era morto di dolore. |
| Ottava 65 Ma inanzi a morte, qui dove previdi che con Marfisa aver pugna dovevi, 515feci raccor con infernal sussidi a formar questa tomba i sassi grevi; ed a Caron dissi con alti gridi: – Dopo morte non vo’ lo spirto levi di questo bosco, fin che non ci giugna 520Ruggier con la sorella per far pugna. – | Prima di morire, Atlante aveva previsto che i gemelli si sarebbero affrontati nel boschetto. Grazie alle arti magiche aveva fatto costruire il sepolcro, chiedendo a Caronte che la sua anima restasse lì finché non fosse arrivato il momento di rivelare loro la verità. |
| Ottava 66 Così lo spirto mio per le belle ombre ha molti dì aspettato il venir vostro: sì che mai gelosia più non t’ingombre, o Bradamante, ch’ami Ruggier nostro. 525Ma tempo è ormai che de la luce io sgombre, e mi conduca al tenebroso chiostro. – Qui si tacque; e a Marfisa ed alla figlia d’Amon lasciò e a Ruggier gran maraviglia. | Atlante spiega di avere atteso a lungo quel giorno e rassicura Bradamante: Marfisa non è la rivale di cui deve essere gelosa, ma la sorella di Ruggiero. Ora la sua anima può finalmente allontanarsi verso il regno dei morti. Tutti rimangono profondamente stupiti. |
| Ottava 67 Riconosce Marfisa per sorella 530Ruggier con molto gaudio, ed ella lui; e ad abbracciarsi, senza offender quella che per Ruggiero ardea, vanno ambidui: e rammentando de l’età novella alcune cose: i’ feci, io dissi, io fui; 535vengon trovando con più certo effetto, tutto esser ver quel c’ha lo spirto detto. | Ruggiero e Marfisa si riconoscono come fratello e sorella e si abbracciano felici. Rievocando frammenti dei primi anni di vita, trovano ulteriori indizi che confermano quanto Atlante ha rivelato. |
| Ottava 68 Ruggiero alla sorella non ascose quanto avea nel cor fissa Bradamante; e narrò con parole affettuose 540de le obligazion che le avea tante: e non cessò, ch’in grand’amor compose le discordie ch’insieme ebbono avante; e fe’, per segno di pacificarsi, ch’umanamente andaro ad abbracciarsi. | Ruggiero confida a Marfisa il proprio amore per Bradamante e ricorda quanto le deve. Riesce così a riconciliare le due guerriere, che si abbracciano mettendo da parte l’ostilità. |
| Ottava 69 545A domandar poi ritornò Marfisa chi stato fosse, e di che gente il padre; e chi l’avesse morto, ed a che guisa, s’in campo chiuso o fra l’armate squadre; e chi commesso avea che fosse uccisa 550dal mar atroce la misera madre: che se già l’avea udito da fanciulla, or ne tenea poca memoria o nulla. | Marfisa chiede notizie dei genitori: vuole sapere chi fosse il padre, come fosse stato ucciso e chi avesse ordinato di abbandonare la madre al mare. Le sue memorie d’infanzia sono ormai troppo vaghe. |
| Ottava 70 Ruggiero incominciò, che da’ Troiani per la linea d’Ettorre erano scesi; 555che poi che Astianatte de le mani campò d’Ulisse e da li aguati tesi, avendo un de’ fanciulli coetani per lui lasciato, uscì di quei paesi; e dopo un lungo errar per la marina, 560venne in Sicilia e dominò Messina. | Ruggiero racconta che la loro stirpe discende da Ettore di Troia attraverso Astianatte, sopravvissuto a Ulisse grazie a uno scambio di bambini. Dopo la fuga da Troia, Astianatte avrebbe raggiunto la Sicilia e governato Messina. |
| Ottava 71 – I descendenti suoi di qua dal Faro signoreggiar de la Calabria parte; e dopo più successioni andaro ad abitar ne la città di Marte. 565Più d’uno imperatore e re preclaro fu di quel sangue in Roma e in altra parte, cominciando a Costante e a Costantino, sino a re Carlo figlio de Pipino. | I discendenti di Astianatte avrebbero poi dominato parte della Calabria e si sarebbero trasferiti a Roma. Dalla stessa linea sarebbero nati re e imperatori illustri, fino a Carlo Magno: è la genealogia leggendaria che nobilita la famiglia. |
| Ottava 72 Fu Ruggier primo e Gianbaron di questi, 570Buovo, Rambaldo, al fin Ruggier secondo, che fe’, come d’Atlante udir potesti, di nostra madre l’utero fecondo. De la progenie nostra i chiari gesti per l’istorie vedrai celebri al mondo. – 575Seguì poi, come venne il re Agolante con Almonte e col padre d’Agramante; | Ruggiero elenca alcuni antenati, tra cui Ruggiero I, Gianbarone, Buovo, Rambaldo e Ruggiero II, loro padre. Dice a Marfisa che molte delle imprese di questa stirpe sono celebrate nelle cronache, poi comincia il racconto delle guerre di Agolante. |
| Ottava 73 e come menò seco una donzella ch’era sua figlia, tanto valorosa, che molti paladin gittò di sella; 580e di Ruggiero al fin venne amorosa, e per suo amor del padre fu ribella, e battezzossi, e diventògli sposa. Narrò come Beltramo traditore per la cognata arse d’incesto amore; | Durante quelle guerre il re Agolante aveva con sé la figlia Galaciella, una guerriera capace di vincere grandi paladini. Galaciella si innamorò di Ruggiero II, si ribellò al padre, ricevette il battesimo e sposò il cavaliere. Un traditore, Beltramo, desiderava però la cognata. |
| Ottava 74 585e che la patria e ’l padre e duo fratelli tradì, così sperando acquistar lei; aperse Risa agli nimici, e quelli fer di lor tutti i portamenti rei; come Agolante e i figli iniqui e felli 590poser Galaciella, che di sei mesi era grave, in mar senza governo, quando fu tempestoso al maggior verno. | Beltramo tradì la patria e i propri parenti, consegnando la città di Risa ai nemici nel tentativo di ottenere Galaciella. Ruggiero II fu ucciso e la donna, incinta da sei mesi, venne lasciata su un’imbarcazione senza governo nel mare invernale in tempesta. |
| Ottava 75 Stava Marfisa con serena fronte fisa al parlar che ’l suo german facea: 595ed esser scesa da la bella fonte ch’avea sì chiari rivi, si godea. Quindi Mongrana e quindi Chiaramonte le due progenie derivar sapea, ch’al mondo fu molti e molt’anni e lustri 600splendide, e senza par d’uomini illustri. | Marfisa ascolta con crescente orgoglio le origini della propria famiglia. È felice di discendere da una stirpe così illustre, dalla quale il racconto fa derivare grandi casate cavalleresche. |
| Ottava 76 Poi che ’l fratello al fin le venne a dire che ’l padre d’Agramante e l’avo e ’l zio Ruggiero a tradigion feron morire, e posero la moglie a caso rio; 605non lo poté più la sorella udire, che lo ’nterroppe, e disse: – Fratel mio (salva tua grazia), avuto hai troppo torto a non ti vendicar del padre morto. | Quando Ruggiero racconta che il padre di Agramante, suo nonno e suo zio furono responsabili della morte di Ruggiero II e delle sofferenze di Galaciella, Marfisa lo interrompe indignata. Lo rimprovera per non aver vendicato i genitori. |
| Ottava 77 Se in Almonte e in Troian non ti potevi 610insanguinar, ch’erano morti inante, dei figli vendicar tu ti dovevi. Perché, vivendo tu, vive Agramante? Questa è una macchia che mai non ti levi dal viso; poi che dopo offese tante 615non pur posto non hai questo re a morte, ma vivi al soldo suo ne la sua corte. | Secondo Marfisa, anche se i colpevoli diretti sono morti, Ruggiero avrebbe dovuto combatterne gli eredi. Invece serve Agramante, discendente di quegli stessi nemici, e questo le appare un disonore insopportabile. |
| Ottava 78 Io fo ben voto a Dio (ch’adorar voglio Cristo Dio vero, ch’adorò mio padre) che di questa armatura non mi spoglio, 620fin che Ruggier non vendico e mia madre. E vo’ dolermi, e fin ora mi doglio, di te, se più ti veggo fra le squadre del re Agramante o d’altro signor Moro, se non col ferro in man per danno loro. – | Marfisa giura davanti al Dio cristiano, che ora vuole adorare come il padre, di non deporre l’armatura finché non avrà vendicato entrambi i genitori. Aggiunge che non tollererà di vedere Ruggiero ancora nell’esercito di Agramante se non per combatterlo. |
| Ottava 79 625Oh come a quel parlar leva la faccia la bella Bradamante, e ne gioisce! E conforta Ruggier che così faccia come Marfisa sua ben l’ammonisce; e venga a Carlo, e conoscer si faccia, 630che tanto onora, lauda e riverisce del suo padre Ruggier la chiara fama, ch’ancor guerrier senza alcun par lo chiama. | Bradamante gioisce delle parole di Marfisa: finalmente la sorella esorta Ruggiero a lasciare i saraceni. Invita quindi l’amato a unirsi a Carlo Magno, che conserva un’alta stima del valore di Ruggiero II. |
| Ottava 80 Ruggiero accortamente le rispose che da principio questo far dovea; 635ma per non bene aver note le cose, come ebbe poi, tardato troppo avea. Ora, essendo Agramante che gli pose la spada al fianco, farebbe opra rea dandogli morte, e saria traditore; 640che già tolto l’avea per suo signore. | Ruggiero riconosce che avrebbe dovuto cambiare schieramento prima, ma sostiene di avere appreso troppo tardi la verità sui propri genitori. Ora, essendo stato armato cavaliere da Agramante e avendogli giurato fedeltà, ucciderlo o tradirlo sarebbe un atto disonorevole. |
| Ottava 81 Ben, come a Bradamante già promesse, promettea a lei di tentare ogni via, tanto ch’occasione, onde potesse levarsi con suo onor, nascer faria. 645E se già fatto non l’avea, non desse la colpa a lui, m’al re di Tartaria, dal qual ne la battaglia che seco ebbe, lasciato fu, come saper si debbe. | Ruggiero promette tuttavia di cercare un’occasione onorevole per sciogliersi dal servizio del re saraceno e passare ai cristiani, come aveva già promesso a Bradamante. Spiega che la sua assenza recente dipese anche dalle conseguenze dello scontro con Mandricardo. |
| Ottava 82 Ed ella ch’ogni dì gli venìa al letto, 650buon testimon, quanto alcun altro, n’era. Fu sopra questo assai risposto e detto da l’una e da l’altra inclita guerriera. L’ultima conclusion, l’ultimo effetto è che Ruggier ritorni alla bandiera 655del suo signor, fin che cagion gli accada, che giustamente a Carlo se ne vada. | Bradamante può testimoniare che Ruggiero, ferito, era stato costretto a restare a letto e che lei lo aveva assistito. Dopo una lunga discussione, i tre concordano che il giovane torni temporaneamente all’esercito di Agramante finché non possa lasciarlo senza venir meno alla parola data. |
| Ottava 83 – Lascialo pur andar (dicea Marfisa a Bradamante), e non aver timore: fra pochi giorni io farò bene in guisa 660che non gli fia Agramante più signore. – Così dice ella, né però devisa quanto di voler fare abbia nel core. Tolta da lor licenza, al fin Ruggiero per tornare al suo re volgea il destriero; | Marfisa invita Bradamante a non temere: promette che presto Agramante non sarà più il signore di Ruggiero, senza però rivelare il proprio progetto. Ruggiero saluta le due donne e si prepara a tornare al campo saraceno. |
| Ottava 84 665quando un pianto s’udì da le vicine valli sonar, che li fe’ tutti attenti. A quella voce fan l’orecchie chine, che di femina par che si lamenti. Ma voglio questo canto abbia qui fine, 670e di quel che voglio io, siate contenti; che miglior cose vi prometto dire, s’all’altro canto mi verrete a udire. | Prima che Ruggiero parta, dalle valli vicine si ode un pianto femminile. Tutti si fermano ad ascoltarlo. Il narratore interrompe qui il canto e promette di raccontare nel successivo la causa di quei lamenti. |