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L’Orlando furioso · Ludovico Ariosto

Canto ventiseiesimo

Testo originale e parafrasi

Ogni ottava affianca il testo originale alla parafrasi in italiano contemporaneo.

Testo originaleParafrasi
Ottava 1
1Cortesi donne ebbe l’antiqua etade,
che le virtù, non le ricchezze, amaro:
al tempo nostro si ritrovan rade
a cui, più del guadagno, altro sia caro.
5Ma quelle che per lor vera bontade
non seguon de le più lo stile avaro,
vivendo, degne son d’esser contente;
gloriose e immortal poi che fian spente.
Un tempo, secondo il poeta, le donne cortesi amavano la virtù più delle ricchezze; oggi sono rare quelle che non mettono il guadagno al primo posto. Le poche che restano fedeli al bene meritano felicità in vita e gloria eterna dopo la morte.
Ottava 2
Degna d’eterna laude è Bradamante,
10che non amò tesor, non amò impero,
ma la virtù, ma l’animo prestante,
ma l’alta gentilezza di Ruggiero;
e meritò che ben le fosse amante
un così valoroso cavalliero,
15e per piacere a lei facesse cose
nei secoli avenir miracolose.
Bradamante merita una lode speciale perché non ha cercato in Ruggiero oro o potere, ma valore, generosità e nobiltà d'animo. Per un amore così puro, Ruggiero è degno di lei e compirà imprese straordinarie per renderla felice.
Ottava 3
Ruggier, come di sopra vi fu detto,
coi duo di Chiaramonte era venuto,
dico con Aldigier, con Ricciardetto,
20per dare ai duo fratei prigioni aiuto.
Vi dissi ancor che di superbo aspetto
venire un cavalliero avean veduto,
che portava l’augel che si rinuova,
e sempre unico al mondo si ritrova.
Ariosto riprende il racconto: Ruggiero è arrivato insieme ad Aldigiero e Ricciardetto per salvare Malagigi e Viviano. I tre hanno visto comparire un cavaliere che porta sullo scudo la fenice, l'uccello che, secondo la tradizione, rinasce ed è unico al mondo.
Ottava 4
25Come di questi il cavallier s’accorse,
che stavan per ferir quivi su l’ale,
in prova disegnò di voler porse,
s’alla sembianza avean virtude uguale.
– È di voi (disse loro) alcuno forse
30che provar voglia chi di noi più vale
a’ colpi o de la lancia o de la spada,
fin che l’un resti in sella e l’altro cada? –
Il cavaliere osserva i tre e, volendo mettere alla prova la loro forza, li sfida a una giostra o a un duello: desidera scoprire se il loro valore sia all'altezza dell'aspetto fiero e delle belle armature.
Ottava 5
– Farei (disse Aldigier) teco, o volessi
menar la spada a cerco, o correr l’asta;
35ma un’altra impresa che, se qui tu stessi,
veder potresti, questa in modo guasta,
ch’a parlar teco, non che ci traessi
a correr giostra, a pena tempo basta:
seicento uomini al varco, o più, attendiamo,
40coi qua’ d’oggi provarci obligo abbiamo.
Aldigiero risponde che sarebbe felice di battersi con la lancia o con la spada, ma una questione urgente glielo impedisce: aspettano oltre seicento uomini contro i quali dovranno combattere e non hanno tempo neppure per una breve sfida.
Ottava 6
Per tor lor duo de’ nostri che prigioni
quinci trarran, pietade e amor n’ha mosso. –
E seguitò narrando le cagioni
che li fece venir con l’arme indosso.
45– Sì giusta è questa escusa che m’opponi
(disse il guerrier), che contradir non posso;
e fo certo giudicio che voi siate
tre cavallier che pochi pari abbiate.
Aldigiero spiega che vogliono liberare due fratelli prigionieri e racconta le circostanze della missione. Lo sconosciuto riconosce la giustezza della causa, apprezza il coraggio dei tre e non insiste per sfidarli.
Ottava 7
Io chiedea un colpo o dui con voi scontrarme,
50per veder quanto fosse il valor vostro;
ma quando all’altrui spese dimostrarme
lo vogliate, mi basta, e più non giostro.
Vi priego ben, che por con le vostr’arme
quest’elmo io possa e questo scudo nostro;
55e spero dimostrar, se con voi vegno,
che di tal compagnia non sono indegno. –
Il cavaliere dichiara che voleva soltanto verificarne il valore e che lo vedrà molto meglio durante la loro battaglia. Chiede quindi di unirsi a loro con elmo e scudo, promettendo di essere un compagno degno dell'impresa.
Ottava 8
Parmi veder ch’alcun saper desia
il nome di costui, che quivi giunto
a Ruggiero e a’ compagni si offeria
60compagno d’arme al periglioso punto.
Costei (non più costui detto vi sia)
era Marfisa che diede l’assunto
al misero Zerbin de la ribalda
vecchia Gabrina ad ogni mal sì calda.
Il narratore rivela che il misterioso cavaliere è in realtà Marfisa, la guerriera che aveva affidato a Zerbino la vecchia Gabrina. Da questo momento Ariosto la indica correttamente come donna, sebbene gli altri ancora non lo sappiano.
Ottava 9
65I duo di Chiaramonte e il buon Ruggiero
l’accettar volentier ne la lor schiera,
ch’esser credeano certo un cavalliero,
e non donzella, e non quella ch’ella era.
Non molto dopo scoperse Aldigiero
70e veder fe’ ai compagni una bandiera
che facea l’aura tremolare in volta,
e molta gente intorno avea raccolta.
Ruggiero e i due cugini accettano Marfisa, credendola un uomo. Poco dopo Aldigiero vede in lontananza una bandiera agitata dal vento, circondata da un numeroso gruppo di soldati, e la indica ai compagni.
Ottava 10
E poi che più lor fur fatti vicini,
e che meglio notar l’abito moro,
75conobbero che gli eran Saracini,
e videro i prigioni in mezzo a loro
legati e tratti su piccol ronzini
a’ Maganzesi, per cambiarli in oro.
Disse Marfisa agli altri: – Ora che resta,
80poi che son qui, di cominciar la festa? –
Quando i soldati si avvicinano, i cavalieri riconoscono i saraceni che conducono legati Malagigi e Viviano su miseri cavalli per consegnarli ai Maganzesi in cambio di denaro. Marfisa si dichiara pronta ad attaccare subito.
Ottava 11
Ruggier rispose: – Gl’invitati ancora
non ci son tutti, e manca una gran parte.
Gran ballo s’apparecchia di fare ora;
e perché sia solenne, usiamo ogn’arte:
85ma far non ponno omai lunga dimora. –
Così dicendo, veggono in disparte
venire i traditori di Maganza:
sì ch’eran presso a cominciar la danza.
Ruggiero osserva scherzosamente che non tutti gli «invitati» alla battaglia sono arrivati. Mentre aspetta la parte avversa, vede infatti giungere i traditori della famiglia di Maganza: ora lo scontro può cominciare.
Ottava 12
Giungean da l’una parte i Maganzesi,
90e conducean con loro i muli carchi
d’oro e di vesti e d’altri ricchi arnesi;
da l’altra in mezzo a lance, spade ed archi,
venian dolenti i duo germani presi,
che si vedeano essere attesi ai varchi:
95e Bertolagi, empio inimico loro,
udian parlar col capitano Moro.
Da un lato arrivano i Maganzesi con muli carichi di oro, vestiti e oggetti preziosi; dall'altro i saraceni trascinano i due fratelli in catene. Il malvagio Bertolagi sta già trattando con il capitano moro.
Ottava 13
Né di Buovo il figliuol né quel d’Amone,
veduto il Maganzese, indugiar puote:
la lancia in resta l’uno e l’altro pone,
100e l’uno e l’altro il traditor percuote.
L’un gli passa la pancia e ’l primo arcione,
e l’altro il viso per mezzo le gote.
Così n’andasser pur tutti i malvagi,
come a quei colpi n’andò Bertolagi.
Alla vista di Bertolagi, Aldigiero e Ricciardetto non riescono a trattenersi: lo assalgono contemporaneamente con le lance e lo trafiggono mortalmente. Ariosto augura la stessa fine a tutti i traditori simili a lui.
Ottava 14
105Marfisa con Ruggiero a questo segno
si muove, e non aspetta altra trombetta;
né prima rompe l’arrestato legno,
che tre, l’un dopo l’altro, in terra getta.
De l’asta di Ruggier fu il pagan degno,
110che guidò gli altri, e uscì di vita in fretta;
e per quella medesima con lui
uno ed un altro andò nei regni bui.
Anche Ruggiero e Marfisa si lanciano all'assalto senza aspettare segnali. Marfisa abbatte tre avversari in rapida successione; Ruggiero uccide il comandante saraceno e altri due uomini con la stessa lancia.
Ottava 15
Di qui nacque un error tra gli assaliti,
che lor causò lor ultima ruina.
115Da un lato i Maganzesi esser traditi
credeansi da la squadra saracina;
da l’altro i Mori in tal modo feriti,
l’altra schiera chiamavano assassina:
e tra lor cominciar con fiera clade
120a tirare archi e a menar lance e spade.
L'attacco improvviso genera un equivoco disastroso: i Maganzesi credono che i saraceni li abbiano traditi, mentre i saraceni accusano i Maganzesi. Le due schiere cominciano così a combattersi anche fra loro con archi, lance e spade.
Ottava 16
Salta ora in questa squadra ed ora in quella
Ruggiero, e via ne toglie or dieci or venti:
altritanti per man de la donzella
di qua e di là ne son scemati e spenti.
125Tanti si veggon gir morti di sella,
quanti ne toccan le spade taglienti,
a cui dan gli elmi e le corazze loco,
come nel bosco i secchi legni al fuoco.
Ruggiero e Marfisa passano da un gruppo all'altro abbattendo numerosi avversari, talvolta dieci o venti alla volta. Le loro spade attraversano elmi e corazze con la stessa facilità con cui il fuoco consuma rami secchi.
Ottava 17
Se mai d’aver veduto vi raccorda,
130o rapportato v’ha fama all’orecchie,
come, allor che ’l collegio si discorda,
e vansi in aria a far guerra le pecchie,
entri fra lor la rondinella ingorda,
e mangi e uccida e guastine parecchie;
135dovete imaginar che similmente
Ruggier fosse e Marfisa in quella gente.
Ariosto paragona i due guerrieri a rondini che piombano su uno sciame di api impegnate a combattersi fra loro: mentre le api sono distratte dalla rivalità, gli uccelli le divorano e le disperdono.
Ottava 18
Non così Ricciardetto e il suo cugino
tra le due genti variavan danza,
perché, lasciando il campo saracino,
140sol tenean l’occhio all’altro di Maganza.
Il fratel di Rinaldo paladino
con molto animo avea molta possanza,
e quivi raddoppiar glie la facea
l’odio che contra ai Maganzesi avea.
Ricciardetto e Aldigiero, invece, concentrano i loro colpi sui Maganzesi e lasciano relativamente da parte i saraceni. Ricciardetto combatte con particolare furia, perché all'abilità e alla forza aggiunge l'odio contro i traditori.
Ottava 19
145Facea parer questa medesma causa
un leon fiero il bastardo di Buovo,
che con la spada senza indugio e pausa
fende ogn’elmo, o lo schiaccia come un ovo.
E qual persona non saria stata ausa,
150non saria comparita un Ettor nuovo,
Marfisa avendo in compagnia e Ruggiero,
ch’eran la scelta e ’l fior d’ogni guerriero?
Anche Aldigiero, figlio di Buovo, combatte come un leone, spezzando gli elmi dei nemici. Il narratore osserva che l'audacia dei due cresce ulteriormente perché al loro fianco ci sono Ruggiero e Marfisa, due guerrieri eccezionali.
Ottava 20
Marfisa tuttavolta combattendo,
spesso ai compagni gli occhi rivoltava;
155e di lor forza paragon vedendo,
con maraviglia tutti li lodava:
ma di Ruggier pur il valor stupendo
e senza pari al mondo le sembrava;
e talor si credea che fosse Marte
160sceso dal quinto cielo in quella parte.
Mentre combatte, Marfisa osserva spesso i suoi alleati e ne ammira il valore. Rimane però soprattutto stupita dai colpi di Ruggiero, così potenti e precisi che lo crede simile al dio Marte sceso fra gli uomini.
Ottava 21
Mirava quelle orribili percosse,
miravale non mai calare in fallo:
parea che contra Balisarda fosse
il ferro carta e non duro metallo.
165Gli elmi tagliava e le corazze grosse,
e gli uomini fendea fin sul cavallo,
e li mandava in parte uguali al prato,
tanto da l’un quanto da l’altro lato.
La spada Balisarda sembra attraversare le armature come se fossero fatte di carta: Ruggiero taglia elmi, corazze e talvolta il corpo degli avversari fino alla sella. Nessuno dei suoi colpi manca il bersaglio.
Ottava 22
Continuando la medesma botta,
170uccidea col signore il cavallo anche.
I capi dalle spalle alzava in frotta,
e spesso i busti dipartia da l’anche.
Cinque e più a un colpo ne tagliò talotta:
e se non che pur dubito che manche
175credenza al ver c’ha faccia di menzogna,
di più direi; ma di men dir bisogna.
Con un solo fendente Ruggiero riesce perfino a uccidere insieme un guerriero e il suo cavallo, oppure a colpire molti uomini. Ariosto dice che potrebbe raccontare imprese ancora più straordinarie, ma teme che la verità sembri incredibile.
Ottava 23
Il buon Turpin, che sa che dice il vero,
e lascia creder poi quel ch’a l’uom piace,
narra mirabil cose di Ruggiero,
180ch’udendolo, il direste voi mendace.
Così parea di ghiaccio ogni guerriero
contra Marfisa, ed ella ardente face;
e non men di Ruggier gli occhi a sé trasse,
ch’ella di lui l’alto valor mirasse.
La cronaca di Turpino, osserva il poeta, attribuisce a Ruggiero gesta tali da sembrare menzogne. Nello stesso tempo gli avversari di Marfisa cedono davanti a lei come ghiaccio davanti al fuoco, e anche Ruggiero ne ammira la potenza.
Ottava 24
185E s’ella lui Marte stimato avea,
stimato egli avria lei forse Bellona,
se per donna così la conoscea,
come parea il contrario alla persona.
E forse emulazion tra lor nascea
190per quella gente misera, non buona,
ne la cui carne e sangue e nervi ed ossa
fan prova chi di loro abbia più possa.
Se Marfisa ha paragonato Ruggiero a Marte, lui potrebbe paragonarla a Bellona, dea della guerra, se sapesse che è una donna. I due sembrano quasi gareggiare a chi dimostri più forza, travolgendo i nemici che si trovano fra loro.
Ottava 25
Bastò di quattro l’animo e il valore
a far ch’un campo e l’altro andasse rotto.
195Non restava arme, a chi fuggia, migliore
che quella che si porta più di sotto.
Beato chi il cavallo ha corridore,
ch’in prezzo non è quivi ambio né trotto;
e chi non ha destrier, quivi s’avede,
200quanto il mestier de l’arme è tristo a piede.
Il valore dei quattro cavalieri basta a mettere in fuga entrambe le schiere. Chi scappa può affidarsi soltanto alla velocità delle proprie gambe o del cavallo; nessuna corazza può ormai proteggerlo dai vincitori.
Ottava 26
Riman la preda e ’l campo ai vincitori
che non è fante o mulatier che resti.
Là Maganzesi, e qua fuggono i Mori:
quei lasciano i prigion, le some questi.
205Furon, con lieti visi e più coi cori,
Malagigi e Viviano a scioglier presti;
non fur men diligenti a sciorre i paggi,
e por le some in terra e i carriaggi.
Maganzesi e saraceni si disperdono lasciando nel campo prigionieri, bagagli e muli. Malagigi e Viviano vengono subito liberati con grandissima gioia; i vincitori fanno poi scaricare le provviste e le merci conquistate.
Ottava 27
Oltre una buona quantità d’argento
210ch’in diverse vasella era formato,
ed alcun muliebre vestimento
di lavoro bellissimo fregiato,
e per stanze reali un paramento
d’oro e di seta in Fiandra lavorato,
215ed altre cose ricche in copia grande;
fiaschi di vin trovar, pane e vivande.
Fra il bottino ci sono vasi d'argento, abiti femminili preziosamente ricamati, stoffe d'oro e seta destinate a stanze reali, altri oggetti di valore e anche cibo, pane e vino.
Ottava 28
Al trar degli elmi, tutti vider come
avea lor dato aiuto una donzella:
fu conosciuta all’auree crespe chiome
220ed alla faccia delicata e bella.
L’onoran molto, e pregano che ’l nome
di gloria degno non asconda; ed ella,
che sempre tra gli amici era cortese,
a dar di sé notizia non contese.
Quando tutti si tolgono gli elmi, si scopre che uno dei quattro vincitori è una ragazza. Marfisa viene riconosciuta dai capelli biondi e ondulati e dal bel viso; i cavalieri la lodano e le chiedono il nome, che lei rivela senza esitazione.
Ottava 29
225Non si ponno saziar di riguardarla;
che tal vista l’avean ne la battaglia.
Sol mira ella Ruggier, sol con lui parla:
altri non prezza, altri non par che vaglia.
Vengono i servi intanto ad invitarla
230coi compagni a goder la vettovaglia,
ch’apparecchiata avean sopra una fonte
che difendea dal raggio estivo un monte.
I cavalieri non riescono a staccare gli occhi da Marfisa, ricordando ciò che l'hanno vista fare in battaglia. Lei però dedica tutta la propria attenzione a Ruggiero. Intanto i servi preparano un banchetto accanto a una fonte riparata dal sole da un monte.
Ottava 30
Era una de le fonti di Merlino,
de le quattro di Francia da lui fatte,
235d’intorno cinta di bel marmo fino,
lucido e terso, e bianco più che latte.
Quivi d’intaglio con lavor divino
avea Merlino imagini ritratte:
direste che spiravano, e, se prive
240non fossero di voce, ch’eran vive.
La fonte è una delle quattro costruite da Merlino in Francia. È circondata da marmo bianchissimo e decorata da figure scolpite con tale perfezione da sembrare vive, se non fosse che non parlano.
Ottava 31
Quivi una bestia uscir de la foresta
parea, di crudel vista, odiosa e brutta,
ch’avea l’orecchie d’asino, e la testa
di lupo e i denti, e per gran fame asciutta;
245branche avea di leon; l’altro che resta,
tutto era volpe: e parea scorrer tutta
e Francia e Italia e Spagna ed Inghelterra,
l’Europa e l’Asia, e al fin tutta la terra.
Una scultura raffigura un mostro terribile che esce da una foresta e attraversa il mondo. Ha orecchie d'asino, testa e denti di lupo, zampe di leone e corpo di volpe: una figura simbolica che riunisce caratteristiche di diverse bestie.
Ottava 32
Per tutto avea genti ferite e morte,
250la bassa plebe e i più superbi capi:
anzi nuocer parea molto più forte
a re, a signori, a principi, a satrapi.
Peggio facea ne la romana corte,
che v’avea uccisi cardinali e papi:
255contaminato avea la bella sede
di Pietro e messo scandol ne la fede.
Il mostro ferisce e uccide persone di ogni condizione sociale, ma danneggia specialmente sovrani e potenti. Fa strage anche nella corte romana, coinvolgendo cardinali e papi e gettando scandalo nella Chiesa.
Ottava 33
Par che dinanzi a questa bestia orrenda
cada ogni muro, ogni ripar che tocca.
Non si vede città che si difenda:
260se l’apre incontra ogni castello e rocca.
Par che agli onor divini anco s’estenda,
e sia adorata da la gente sciocca,
e che le chiavi s’arroghi d’avere
del cielo e de l’abisso in suo potere.
La bestia appare capace di abbattere mura e difese: città e castelli sembrano aprirle spontaneamente le porte. La gente stolta arriva quasi ad adorarla e ad attribuirle il potere sulle chiavi del cielo e dell'inferno.
Ottava 34
265Poi si vedea d’imperiale alloro
cinto le chiome un cavallier venire
con tre giovini a par, che i gigli d’oro
tessuti avean nel lor real vestire;
e, con insegna simile, con loro
270parea un leon contra quel mostro uscire:
avean lor nomi chi sopra la testa,
e chi nel lembo scritto de la vesta.
Nella scultura compaiono poi un personaggio incoronato d'alloro imperiale, tre giovani con i gigli di Francia sulle vesti e un leone con lo stesso simbolo. Tutti combattono il mostro; i loro nomi sono incisi vicino alle figure.
Ottava 35
L’un ch’avea fin a l’elsa ne la pancia
la spada immersa alla maligna fera,
275Francesco primo, avea scritto, di Francia;
Massimigliano d’Austria a par seco era;
e Carlo quinto imperator, di lancia
avea passato il mostro alla gorgiera;
e l’altro, che di stral gli fige il petto,
280l’ottavo Enrigo d’Inghilterra è detto.
I quattro sovrani raffigurati sono Francesco I di Francia, Massimiliano d'Austria, Carlo V e Enrico VIII d'Inghilterra. Ciascuno è ritratto mentre ferisce il mostro con un'arma diversa, dalla spada alla lancia fino alle frecce.
Ottava 36
Decimo ha quel Leon scritto sul dosso,
ch’al brutto mostro i denti ha ne l’orecchi;
e tanto l’ha già travagliato e scosso,
che vi sono arrivati altri parecchi.
285Parea del mondo ogni timor rimosso;
ed in emenda degli errori vecchi
nobil gente accorrea, non però molta,
onde alla belva era la vita tolta.
Il leone porta il nome di Leone X, il papa raffigurato mentre azzanna il mostro. Altri uomini illustri accorrono per correggere i mali del passato e la bestia appare ormai prossima alla sconfitta.
Ottava 37
I cavallieri stavano e Marfisa
290con desiderio di conoscer questi
per le cui mani era la bestia uccisa,
che fatti avea tanti luoghi atri e mesti.
Avenga che la pietra fosse incisa
dei nomi lor, non eran manifesti.
295Si pregavan tra lor, che se sapesse
l’istoria alcuno, agli altri la dicesse.
Ruggiero, Marfisa e gli altri osservano curiosi la scena, desiderosi di conoscere chi abbia ucciso un mostro tanto distruttivo. I nomi sono scolpiti nel marmo, ma per loro non indicano persone conosciute.
Ottava 38
Voltò Viviano a Malagigi gli occhi,
che stava a udire, e non facea lor motto:
– A te (disse) narrar l’istoria tocchi,
300ch’esser ne déi, per quel ch’io vegga, dotto.
Chi son costor che con saette e stocchi
e lance a morte han l’animal condotto? –
Rispose Malagigi: – Non è istoria
di ch’abbia autor fin qui fatto memoria.
Viviano chiede a Malagigi di spiegare la storia raffigurata, perché lo ritiene capace di interpretarvi i segni. Malagigi risponde che non si tratta di un fatto del passato narrato dalle cronache.
Ottava 39
305Sappiate che costor che qui scritto hanno
nel marmo i nomi, al mondo mai non furo;
ma fra settecento anni vi saranno,
con grande onor del secolo futuro.
Merlino, il savio incantator britanno,
310fe’ far la fonte al tempo del re Arturo;
e di cose ch’al mondo hanno a venire,
la fe’ da buoni artefici scolpire.
Gli uomini scolpiti non sono ancora nati: vivranno soltanto molti secoli dopo i cavalieri del poema. Merlino aveva fatto costruire la fonte ai tempi di re Artù e vi aveva fatto raffigurare, per virtù profetica, avvenimenti ancora futuri.
Ottava 40
Questa bestia crudele uscì del fondo
de lo ’nferno a quel tempo che fur fatti
315alle campagne i termini, e fu il pondo
trovato e la misura, e scritti i patti.
Ma non andò a principio in tutto ’l mondo:
di sé lasciò molti paesi intatti.
Al tempo nostro in molti lochi sturba;
320ma i populari offende e la vil turba.
Malagigi spiega che il mostro uscì dall'inferno quando cominciarono a fissarsi confini, misure, pesi e accordi: rappresenta simbolicamente un male che accompagna i rapporti umani. All'inizio colpiva solo alcuni paesi; ormai danneggia popoli interi.
Ottava 41
Dal suo principio infin al secol nostro
sempre è cresciuto, e sempre andrà crescendo:
sempre crescendo, al lungo andar fia il mostro
il maggior che mai fosse e lo più orrendo.
325Quel Fiton che per carte e per inchiostro
s’ode che fu sì orribile e stupendo,
alla metà di questo non fu tutto,
né tanto abominevol né sì brutto.
La bestia è cresciuta continuamente nel corso dei secoli e diventerà più mostruosa di qualunque creatura leggendaria, perfino del serpente Pitone. La sua diffusione e la sua malvagità saranno senza precedenti.
Ottava 42
Farà strage crudel, né sarà loco
330che non guasti, contamini ed infetti:
e quanto mostra la scultura, è poco
de’ suoi nefandi e abominosi effetti.
Al mondo, di gridar mercé già roco,
questi, dei quali i nomi abbiamo letti,
335che chiari splenderan più che piropo,
verranno a dare aiuto al maggior uopo.
Il mostro causerà stragi e rovinerà ogni luogo, e la scultura mostra soltanto una piccola parte dei suoi effetti. Proprio quando il mondo sarà stremato, compariranno gli uomini i cui nomi sono scolpiti, destinati a soccorrerlo.
Ottava 43
Alla fera crudele il più molesto
non sarà di Francesco il re de’ Franchi:
e ben convien che molti ecceda in questo,
340e nessun prima e pochi n’abbia a’ fianchi;
quando in splendor real, quando nel resto
di virtù farà molti parer manchi,
che già parver compiuti; come cede
tosto ogn’altro splendor, che ’l sol si vede.
Fra i liberatori, Malagigi attribuisce particolare importanza a Francesco I, re di Francia, che per valore regale e virtù eclisserà molti sovrani illustri, come la luce del sole oscura quella degli altri astri.
Ottava 44
345L’anno primier del fortunato regno,
non ferma ancor ben la corona in fronte,
passerà l’Alpe, e romperà il disegno
di chi all’incontro avrà occupato il monte,
da giusto spinto e generoso sdegno,
350che vendicate ancor non sieno l’onte
che dal furor da paschi e mandre uscito
l’esercito di Francia avrà patito.
Appena salito al trono, Francesco attraverserà le Alpi e vincerà chi cercherà di impedirglielo. Il suo intervento è presentato come una vendetta contro le offese subite in precedenza dall'esercito francese.
Ottava 45
E quindi scenderà nel ricco piano
di Lombardia, col fior di Francia intorno,
355e sì l’Elvezio spezzerà, ch’invano
farà mai più pensier d’alzare il corno.
Con grande e de la Chiesa e de l’ispano
campo e del fiorentin vergogna e scorno
espugnerà il castel che prima stato
360sarà non espugnabile stimato.
Francesco scenderà nella pianura lombarda con i migliori guerrieri di Francia, sconfiggerà gli svizzeri e conquisterà una fortezza ritenuta imprendibile, infliggendo un'umiliazione alle forze della Chiesa, della Spagna e di Firenze.
Ottava 46
Sopra ogn’altr’arme, ad espugnarlo, molto
più gli varrà quella onorata spada
con la qual prima avrà di vita tolto
il mostro corruttor d’ogni contrada.
365Convien ch’inanzi a quella sia rivolto
in fuga ogni stendardo, o a terra vada;
né fossa, né ripar, né grosse mura
possan da lei tener città sicura.
Nella profezia la principale arma di Francesco è la spada che colpisce il mostro della corruzione. Davanti a essa fuggiranno gli eserciti e nessuna cinta muraria o difesa basterà a fermarlo.
Ottava 47
Questo principe avrà quanta eccellenza
370aver felice imperator mai debbia:
l’animo del gran Cesar, la prudenza
di chi mostrolla a Transimeno e a Trebbia,
con la fortuna d’Alessandro, senza
cui saria fumo ogni disegno, e nebbia.
375Sarà sì liberal, ch’io lo contemplo
qui non aver né paragon né esemplo. –
Malagigi attribuisce al futuro sovrano il coraggio di Cesare, la prudenza del grande comandante delle battaglie del Trasimeno e della Trebbia, la fortuna di Alessandro e una generosità senza pari.
Ottava 48
Così diceva Malagigi, e messe
desire a’ cavallier d’aver contezza
del nome d’alcun altro ch’uccidesse
380l’infernal bestia, uccider gli altri avezza.
Quivi un Bernardo tra’ primi si lesse,
che Merlin molto nel suo scritto apprezza.
– Fia nota per costui (dicea) Bibiena,
quanto Fiorenza sua vicina e Siena. –
I cavalieri chiedono di conoscere altri protagonisti della lotta al mostro. Fra i nomi compare Bernardo, grazie al quale, secondo la profezia, Bibbiena diventerà famosa quanto città importanti come Firenze e Siena.
Ottava 49
385Non mette piede inanzi ivi persona
a Sismondo, a Giovanni, a Ludovico:
un Gonzaga, un Salviati, un d’Aragona,
ciascuno al brutto mostro aspro nimico.
V’è Francesco Gonzaga, né abandona
390le sue vestigie il figlio Federico;
ed ha il cognato e il genero vicino,
quel di Ferrara, e quel duca d’Urbino.
Nell'elenco dei combattenti si distinguono membri delle famiglie Gonzaga, Salviati e Aragona, con Francesco Gonzaga e il figlio Federico, accanto a esponenti della casa estense e al duca d'Urbino: tutti avversari del mostro.
Ottava 50
De l’un di questi il figlio Guidobaldo
non vuol che ’l padre o ch’altri a dietro il metta.
395Con Otobon dal Flisco, Sinibaldo
caccia la fera, e van di pari in fretta.
Luigi da Gazolo il ferro caldo
fatto nel collo le ha d’una saetta,
che con l’arco gli diè Febo, quando anco
400Marte la spada sua gli messe al fianco.
Guidobaldo, figlio di uno dei signori raffigurati, non vuole essere inferiore al padre. Si unisce ad altri guerrieri fra cui Ottobono Fieschi, Sinibaldo e Luigi da Gazolo, rappresentato mentre colpisce la bestia con una freccia ispirata da Apollo e con una spada donata da Marte.
Ottava 51
Duo Erculi, duo Ippoliti da Este,
un altro Ercule, un altro Ippolito anco,
da Gonzaga, de’ Medici, le peste
seguon del mostro, e l’han, cacciando, stanco.
405Né Giuliano al figliuol, né par che reste
Ferrante al fratel dietro; né che manco
Andrea Doria sia pronto; né che lassi
Francesco Sforza, ch’ivi uomo lo passi.
Anche numerosi membri delle famiglie Este, Gonzaga e Medici si impegnano contro il mostro: diversi Ercole e Ippolito, Giuliano, Ferrante, Andrea Doria e Francesco Sforza. La profezia riunisce grandi personaggi politici e militari della futura Italia.
Ottava 52
Del generoso, illustre e chiaro sangue
410d’Avalo vi son dui ch’han per insegna
lo scoglio, che dal capo ai piedi d’angue
par che l’empio Tifeo sotto si tegna.
Non è di questi duo, per fare esangue
l’orribil mostro, che più inanzi vegna:
415l’uno Francesco di Pescara invitto,
l’altro Alfonso del Vasto ai piedi ha scritto.
Della famiglia d'Avalos compaiono due nobili guerrieri, accompagnati dal simbolo dello scoglio che schiaccia il gigante Tifeo: sono Francesco, marchese di Pescara, e Alfonso del Vasto, tutti e due impegnati a colpire il mostro.
Ottava 53
Ma Consalvo Ferrante ove ho lasciato,
l’ispano onor, ch’in tanto pregio v’era,
che fu da Malagigi sì lodato,
420che pochi il pareggiar di quella schiera?
Guglielmo si vedea di Monferrato
fra quei che morto avean la brutta fera;
ed eran pochi verso gl’infiniti
ch’ella v’avea chi morti e chi feriti.
Malagigi ricorda anche Consalvo Ferrante, celebre comandante spagnolo, e Guglielmo di Monferrato. I difensori sono comunque pochi rispetto all'enorme numero di persone che il mostro ha ucciso o ferito.
Ottava 54
425In giuochi onesti e parlamenti lieti,
dopo mangiar, spesero il caldo giorno,
corcati su finissimi tapeti
tra gli arbuscelli ond’era il rivo adorno.
Malagigi e Vivian, perché quieti
430più fosser gli altri, tenean l’arme intorno;
quando una donna senza compagnia
vider, che verso lor ratto venìa.
Finito il pasto, i cavalieri trascorrono le ore più calde riposando e conversando lietamente su tappeti preziosi vicino alla fonte. Malagigi e Viviano tengono le armi a portata di mano per la sicurezza dei compagni; improvvisamente vedono arrivare una donna sola.
Ottava 55
Questa era quella Ippalca a cui fu tolto
Frontino, il bon destrier, da Rodomonte.
435L’avea il dì inanzi ella seguito molto,
pregandolo ora, ora dicendogli onte;
ma non giovando, avea il camin rivolto
per ritrovar Ruggiero in Agrismonte.
Tra via le fu (non so già come) detto
440che quivi il troveria con Ricciardetto.
La nuova arrivata è Ippalca, la servitrice alla quale Rodomonte ha rubato Frontino, il cavallo di Ruggiero. Aveva inseguito a lungo il saraceno supplicandolo e insultandolo senza risultato, poi era tornata a cercare Ruggiero ad Agrismonte e aveva saputo che si trovava presso la fonte.
Ottava 56
E perché il luogo ben sapea (che v’era
stata altre volte), se ne venne al dritto
alla fontana; ed in quella maniera
ve lo trovò, ch’io v’ho di sopra scritto.
445Ma come buona e cauta messaggera
che sa meglio esequir che non l’è ditto,
quando vide il fratel di Bradamante,
non conoscer Ruggier fece sembiante.
Ippalca conosce bene il luogo e vi arriva direttamente. È una messaggera prudente: appena vede Ricciardetto, fratello di Bradamante, finge di non riconoscere Ruggiero, per non rivelare davanti agli altri la vera natura del suo incarico.
Ottava 57
A Ricciardetto tutta rivoltosse,
450sì come drittamente a lui venisse;
e quel che la conobbe, se le mosse
incontra, e domandò dove ne gisse.
Ella ch’ancora avea le luci rosse
del pianger lungo, sospirando disse;
455ma disse forte, acciò che fosse espresso
a Ruggiero il suo dir, che gli era presso.
Ippalca si rivolge a Ricciardetto come se fosse venuta apposta per lui. Il giovane la riconosce e le domanda dove sia diretta. La donna, che ha ancora gli occhi arrossati dal pianto, comincia a raccontare abbastanza forte perché Ruggiero possa sentire.
Ottava 58
– Mi traea dietro (disse) per la briglia,
come imposto m’avea la tua sorella,
un bel cavallo e buono a maraviglia,
460ch’ella molto ama e che Frontino appella;
e l’avea tratto più di trenta miglia
verso Marsilia, ove venir debbe ella
fra pochi giorni, e dove ella mi disse
ch’io l’aspettassi fin che vi venisse.
Dice che Bradamante le aveva ordinato di condurre Frontino, un magnifico cavallo a lei molto caro, fino a Marsiglia. Là avrebbe dovuto aspettare la propria padrona, prevista pochi giorni dopo; aveva già percorso più di trenta miglia.
Ottava 59
465Era sì baldanzoso il creder mio,
ch’io non stimava alcun di cor sì saldo,
che me l’avesse a tor, dicendogli io
ch’era de la sorella di Rinaldo.
Ma vano il mio disegno ieri m’uscìo,
470che me lo tolse un Saracin ribaldo;
né per udir di chi Frontino fusse,
a volermelo rendere s’indusse.
Ippalca era sicura che nessuno avrebbe osato rubare il cavallo sapendo che apparteneva alla sorella di Rinaldo. Invece un saraceno prepotente glielo ha preso e non ha voluto restituirlo neppure quando ha saputo di chi fosse.
Ottava 60
Tutto ieri ed oggi l’ho pregato; e quando
ho visto uscir prieghi e minacce invano,
475maledicendol molto e bestemmiando,
l’ho lasciato di qui poco lontano,
dove il cavallo e sé molto affannando,
s’aiuta, quanto può, con l’arme in mano
contra un guerrier ch’in tal travaglio il mette,
480che spero ch’abbia a far le mie vendette. –
La donna racconta di aver pregato e minacciato il ladro per due giorni, senza ottenere nulla. Alla fine lo ha abbandonato mentre combatteva contro un altro guerriero, sperando che quest'ultimo vendicasse l'offesa e gli sottraesse il cavallo.
Ottava 61
Ruggiero a quel parlar salito in piede,
ch’avea potuto a pena il tutto udire,
si volta a Ricciardetto, e per mercede
e premio e guidardon del ben servire
485(prieghi aggiungendo senza fin) gli chiede
che con la donna solo il lasci gire
tanto che ’l Saracin gli sia mostrato,
ch’a lei di mano ha il buon destrier levato.
Ruggiero, che ha ascoltato a stento trattenendo la rabbia, si alza e chiede insistentemente a Ricciardetto il permesso di seguire Ippalca da solo, affinché gli mostri il saraceno colpevole del furto.
Ottava 62
A Ricciardetto, ancor che discortese
490il concedere altrui troppo paresse
di terminar le a sé debite imprese,
al voler di Ruggier pur si rimesse:
e quel licenza dai compagni prese,
e con Ippalca a ritornar si messe,
495lasciando a quei che rimanean, stupore,
con maraviglia pur del suo valore.
Ricciardetto ritiene poco cortese lasciare che un altro porti a termine un'impresa che spetterebbe alla sua famiglia; tuttavia cede alle richieste di Ruggiero. Quest'ultimo saluta i compagni e parte con Ippalca, suscitando meraviglia per il suo grande senso dell'onore.
Ottava 63
Poi che dagli altri allontanato alquanto
Ippalca l’ebbe, gli narrò ch’ad esso
era mandata da colei che tanto
500avea nel core il suo valore impresso;
e senza finger più, seguitò quanto
la sua donna al partir le avea commesso,
e che se dianzi avea altrimente detto,
per la presenza fu di Ricciardetto.
Quando sono lontani dagli altri, Ippalca spiega che è stata mandata proprio a Ruggiero da Bradamante e riferisce fedelmente il messaggio della padrona. Ammette di aver raccontato una versione diversa in presenza di Ricciardetto per non rivelare il loro segreto.
Ottava 64
505Disse, che chi le avea tolto il destriero,
ancor detto l’avea con molto orgoglio:
– Perché so che ’l cavallo è di Ruggiero,
più volontier per questo te lo toglio.
S’egli di racquistarlo avrà pensiero,
510fagli saper (ch’asconder non gli voglio)
ch’io son quel Rodomonte il cui valore
mostra per tutto ’l mondo il suo splendore. –
Ippalca aggiunge che il ladro si è vantato apertamente del gesto, dicendo di rubare il cavallo con maggiore piacere proprio perché è di Ruggiero. Ha dichiarato di chiamarsi Rodomonte e di essere famoso nel mondo per il proprio valore.
Ottava 65
Ascoltando, Ruggier mostra nel volto,
di quanto sdegno acceso il cor gli sia,
515sì perché caro avria Frontino molto,
sì perché venìa il dono onde venìa
sì perché in suo dispregio gli par tolto;
vede che biasmo e disonor gli fia,
se torlo a Rodomonte non s’affretta,
520e sopra lui non fa degna vendetta.
Ruggiero si infuria: Frontino gli è carissimo e il dono proviene da Bradamante. Soprattutto vede nel furto una provocazione personale e sarebbe disonorato se non recuperasse subito il cavallo e non punisse Rodomonte.
Ottava 66
La donna Ruggier guida, e non soggiorna,
che por lo brama col Pagano a fronte;
e giunge ove la strada fa dua corna:
l’un va giù al piano, e l’altro va su al monte;
525e questo e quel ne la vallea ritorna,
dov’ella avea lasciato Rodomonte.
Aspra, ma breve era la via del colle;
l’altra più lunga assai, ma piana e molle.
Ippalca conduce Ruggiero a un bivio: una strada ripida e corta sale sul monte, l'altra attraversa una pianura più lunga. Entrambe portano alla valle dove lei ha lasciato Rodomonte.
Ottava 67
Il desiderio che conduce Ippalca
530d’aver Frontino e vendicar l’oltraggio,
fa che ’l sentier de la montagna calca,
onde molto più corto era il viaggio.
Per l’altra intanto il re d’Algier cavalca
col Tartaro e cogli altri che detto aggio;
535e giù nel pian la via più facil tiene,
né con Ruggier ad incontrar si viene.
Desiderosa di arrivare prima e vendicare l'offesa, Ippalca sceglie la via del monte. Rodomonte, intanto, prende l'altra strada con Mandricardo e i compagni; per questo i due gruppi non si incontrano.
Ottava 68
Già son le lor querele differite
fin che soccorso ad Agramante sia
(questo sapete); ed han d’ogni lor lite
540la cagion, Doralice, in compagnia.
Ora il successo de l’istoria udite.
Alla fontana è la lor dritta via,
ove Aldigier, Marfisa, Ricciardetto,
Malagigi e Vivian stanno a diletto.
Rodomonte e Mandricardo hanno già deciso di sospendere la lite per Doralice fino alla liberazione di Agramante. Seguendo la strada più facile, giungono alla fonte dove Aldigiero, Marfisa, Ricciardetto, Malagigi e Viviano stanno riposando.
Ottava 69
545Marfisa a’ prieghi de’ compagni avea
veste da donna ed ornamenti presi,
di quelli ch’a Lanfusa si credea
mandare il traditor de’ Maganzesi;
e ben che veder raro si solea
550senza l’osbergo e gli altri buoni arnesi,
pur quel dì se li trasse; e come donna,
a’ prieghi lor lasciò vedersi in gonna.
Su richiesta dei compagni, Marfisa si è tolta l'armatura e ha indossato uno degli abiti femminili preziosi destinati a Lanfusa nel carico conquistato. Per una volta si mostra in pubblico come donna, benché preferisca normalmente le armi.
Ottava 70
Tosto che vede il Tartaro Marfisa,
per la credenza c’ha di guadagnarla,
555in ricompensa e in cambio ugual s’avisa
di Doralice, a Rodomonte darla;
sì come Amor si regga a questa guisa,
che vender la sua donna o permutarla
possa l’amante, né a ragion s’attrista,
560se quando una ne perde, una n’acquista.
Mandricardo vede Marfisa, la trova bellissima e immagina di conquistarla per offrirla a Rodomonte come compensazione della perdita di Doralice. Il narratore ironizza sull'assurdità di trattare le donne come oggetti che si possono scambiare.
Ottava 71
Per dunque provedergli di donzella,
acciò per sé quest’altra si ritegna,
Marfisa, che gli par leggiadra e bella,
e d’ogni cavallier femina degna,
565come abbia ad aver questa, come quella,
subito cara, a lui donar disegna;
e tutti i cavallier che con lei vede,
a giostra seco ed a battaglia chiede.
Convinto di poter conquistare Marfisa come premio di combattimento, Mandricardo sfida i cavalieri che l'accompagnano. Pensa che, sconfiggendoli, la ragazza gli appartenga e possa essere ceduta a Rodomonte.
Ottava 72
Malagigi e Vivian, che l’arme aveano
570come per guardia e sicurtà del resto,
si mossero dal luogo ove sedeano,
l’un come l’altro alla battaglia presto,
perché giostrar con amenduo credeano;
ma l’African che non venìa per questo,
575non ne fe’ segno o movimento alcuno:
sì che la giostra restò lor contra uno.
Malagigi e Viviano, che avevano tenuto le armi per proteggere il gruppo, accettano la sfida. Rodomonte, tuttavia, non intende partecipare a quel duello, così entrambi devono affrontare Mandricardo.
Ottava 73
Viviano è il primo, e con gran cor si muove,
e nel venire abbassa un’asta grossa:
e ’l re pagan da le famose pruove
580da l’altra parte vien con maggior possa.
Dirizza l’uno e l’altro, e segna dove
crede meglio fermar l’aspra percossa.
Viviano indarno a l’elmo il pagan fere;
che non lo fa piegar, non che cadere.
Viviano parte per primo e colpisce l'elmo di Mandricardo con una lancia robusta, ma il saraceno non si muove neppure. Mandricardo, al contrario, si prepara a rispondere con una forza molto maggiore.
Ottava 74
585Il re pagan, ch’avea più l’asta dura,
fe’ lo scudo a Vivian parer di ghiaccio;
e fuor di sella in mezzo alla verdura,
all’erbe e ai fiori il fe’ cadere in braccio.
Vien Malagigi, e ponsi in aventura
590di vendicare il suo fratello avaccio;
ma poi d’andargli appresso ebbe tal fretta,
che gli fe’ compagnia più che vendetta.
Il re tartaro colpisce lo scudo di Viviano e lo sbalza di sella. Malagigi accorre per vendicare il fratello, ma viene disarcionato a sua volta, finendo vicino a lui anziché riuscire a punire l'avversario.
Ottava 75
L’altro fratel fu prima del cugino
coll’arme indosso, e sul destrier salito;
595e disfidato contra il Saracino
venne a scontrarlo a tutta briglia ardito.
Risonò il colpo in mezzo a l’elmo fino
di quel pagan sotto la vista un dito:
volò al ciel l’asta in quattro tronchi rotta;
600ma non mosse il pagan per quella botta.
Aldigiero affronta poi Mandricardo e gli colpisce l'elmo poco sotto la visiera; la lancia si spezza in più pezzi, ma il saraceno rimane immobile, protetto dalla propria armatura.
Ottava 76
Il pagan ferì lui dal lato manco;
e perché il colpo fu con troppa forza,
poco lo scudo, e la corazza manco
gli valse, che s’aprir come una scorza.
605Passò il ferro crudel l’omero bianco:
piegò Aldigier ferito a poggia e ad orza;
tra fiori ed erbe al fin si vide avolto,
rosso su l’arme, e pallido nel volto.
Mandricardo colpisce Aldigiero al fianco sinistro con una forza tale da spaccare scudo e corazza e ferirlo alla spalla. Il cavaliere cade tra i fiori e l'erba, con il volto pallido e l'armatura macchiata di sangue.
Ottava 77
Con molto ardir vien Ricciardetto appresso;
610e nel venire arresta sì gran lancia,
che mostra ben, come ha mostrato spesso,
che degnamente è paladin di Francia:
ed al pagan ne facea segno espresso,
se fosse stato pari alla bilancia;
615ma sozzopra n’andò, perché il cavallo
gli cadde adosso, e non già per suo fallo.
Ricciardetto si lancia con coraggio contro Mandricardo, mostrando il valore degno di un paladino. Non riesce però a prevalere: il suo cavallo gli cade addosso e lo trascina a terra, senza che la sconfitta sia dovuta a una sua mancanza di audacia.
Ottava 78
Poi ch’altro cavallier non si dimostra,
ch’al pagan per giostrar volti la fronte,
pensa aver guadagnato de la giostra
620la donna, e venne a lei presso alla fonte;
e disse: – Damigella, sète nostra,
s’altri non è per voi ch’in sella monte.
Nol potete negar, né farne iscusa;
che di ragion di guerra così s’usa. –
Non vedendo altri cavalieri disposti a sfidarlo, Mandricardo dichiara di aver conquistato Marfisa secondo le regole della guerra e le si avvicina affermando che ormai deve considerarsi sua.
Ottava 79
625Marfisa, alzando con un viso altiero
la faccia, disse: – Il tuo parer molto erra.
Io ti concedo che diresti il vero,
ch’io sarei tua per la ragion di guerra,
quando mio signor fosse o cavalliero
630alcun di questi ch’hai gittato in terra.
Io sua non son, né d’altri son che mia:
dunque me tolga a me chi mi desia.
Marfisa risponde con fierezza che il ragionamento sarebbe valido soltanto se fosse davvero una proprietà o una dipendente dei cavalieri sconfitti. Lei invece appartiene soltanto a sé stessa: chi la desidera dovrà affrontare lei personalmente.
Ottava 80
So scudo e lancia adoperare anch’io,
e più d’un cavalliero in terra ho posto. –
635– Datemi l’arme, disse, e il destrier mio, –
agli scudier che l’ubbidiron tosto.
Trasse la gonna, ed in farsetto uscìo;
e le belle fattezze e il ben disposto
corpo mostrò, ch’in ciascuna sua parte,
640fuor che nel viso, assimigliava a Marte.
La guerriera dichiara di saper maneggiare scudo e lancia e di aver già abbattuto molti cavalieri. Ordina agli scudieri di portarle cavallo e armi, si toglie la veste femminile e mostra la propria corporatura atletica, simile a quella di Marte.
Ottava 81
Poi che fu armata, la spada si cinse
e sul destrier montò d’un leggier salto;
e qua e là tre volte e più lo spinse,
e quinci e quindi fe’ girare in alto;
645e poi, sfidando il Saracino, strinse
la grossa lancia e cominciò l’assalto.
Tal nel campo troian Pentesilea
contra il tessalo Achille esser dovea.
Una volta armata, Marfisa balza a cavallo, lo guida rapidamente in ogni direzione e sfida Mandricardo con la lancia. Ariosto la paragona a Pentesilea, regina delle Amazzoni, nella battaglia contro Achille.
Ottava 82
Le lance infin al calce si fiaccaro
650a quel superbo scontro, come vetro;
né pero chi le corsero, piegaro,
che si notasse, un dito solo a dietro.
Marfisa che volea conoscer chiaro
s’a più stretta battaglia simil metro
655le serverebbe contra il fier pagano,
se gli rivolse con la spada in mano.
Le lance dei due si spezzano fino all'impugnatura, ma nessuno arretra o cade. Marfisa vuole allora verificare la forza del saraceno in un combattimento più ravvicinato e torna verso di lui con la spada sguainata.
Ottava 83
Bestemmiò il cielo e gli elementi il crudo
pagan, poi che restar la vide in sella:
ella, che gli pensò romper lo scudo,
660non men sdegnosa contra il ciel favella.
Già l’uno e l’altro ha in mano il ferro nudo
e su le fatal arme si martella:
l’arme fatali han parimente intorno,
che mai non bisognar più di quel giorno.
Mandricardo maledice il cielo perché non è riuscito a disarcionarla; Marfisa è altrettanto indignata per non averlo vinto. I due si affrontano con le spade, ma entrambi indossano armature eccezionali, quasi impossibili da danneggiare.
Ottava 84
665Sì buona è quella piastra e quella maglia,
che spada o lancia non le taglia o fora;
sì che potea seguir l’aspra battaglia
tutto quel giorno e l’altro appresso ancora.
Ma Rodomonte in mezzo lor si scaglia,
670e riprende il rival de la dimora,
dicendo: – Se battaglia pur far vuoi,
finiàn la cominciata oggi fra noi.
Le armi sono tanto robuste da far pensare che il duello potrebbe durare per giorni. Rodomonte si inserisce però fra loro e rimprovera Mandricardo per aver perso tempo, ricordandogli la lotta sospesa che li vede avversari.
Ottava 85
Facemmo, come sai, triegua con patto
di dar soccorso alla milizia nostra.
675Non debbiàn, prima che sia questo fatto,
incominciare altra battaglia o giostra. –
Indi a Marfisa, riverente in atto
si volta, e quel messaggio le dimostra;
e le racconta come era venuto
680a chieder lor per Agramante aiuto.
Rodomonte sottolinea che la tregua era stata conclusa proprio per soccorrere l'esercito di Agramante e che non sarebbe giusto cominciare altre battaglie prima di averlo salvato. Spiega rispettosamente a Marfisa il contenuto del messaggio ricevuto.
Ottava 86
La priega poi che le piaccia non solo
lasciar quella battaglia o differire,
ma che voglia in aiuto del figliuolo
del re Troian con essi lor venire;
685onde la fama sua con maggior volo
potrà far meglio infin al ciel salire,
che, per querela di poco momento,
dando a tanto disegno impedimento.
Rodomonte prega Marfisa non soltanto di rinviare il combattimento, ma anche di accompagnarli in aiuto di Agramante. La partecipazione a una grande battaglia le darà maggiore gloria di una lite nata per una questione personale.
Ottava 87
Marfisa, che fu sempre disiosa
690di provar quei di Carlo a spada e a lancia,
né l’avea indotta a venire altra cosa
di sì lontana regione in Francia,
se non per esser certa se famosa
lor nominanza era per vero o ciancia,
695tosto d’andar con lor partito prese,
che d’Agramante il gran bisogno intese.
Marfisa è venuta da lontano in Francia proprio per misurarsi con i celebri paladini di Carlo Magno e verificarne il valore. Appena apprende la possibilità di affrontarli nell'esercito saraceno, accetta subito di seguire Rodomonte e Mandricardo.
Ottava 88
Ruggiero in questo mezzo avea seguito
indarno Ippalca per la via del monte;
e trovò, giunto al loco, che partito
700per altra via se n’era Rodomonte:
e pensando che lungi non era ito,
e che ’l sentier tenea dritto alla fonte,
trottando in fretta dietro gli venìa
per l’orme ch’eran fresche in su la via.
Nel frattempo Ruggiero e Ippalca raggiungono invano il luogo indicato: Rodomonte è già partito dall'altra strada. Convinto che sia passato da poco e che stia tornando verso la fonte, Ruggiero segue velocemente le sue tracce.
Ottava 89
705Volse che Ippalca a Montalban pigliasse
la via, ch’una giornata era vicino;
perché s’alla fontana ritornasse,
si torria troppo dal dritto camino.
E disse a lei, che già non dubitasse
710che non s’avesse a ricovrar Frontino:
ben le farebbe a Montalbano, o dove
ella si trovi, udir tosto le nuove.
Ruggiero ordina a Ippalca di dirigersi verso Montalbano, distante un giorno di viaggio, per non allontanarla dal percorso più opportuno. Le promette che recupererà Frontino e che presto le farà conoscere l'esito dell'impresa.
Ottava 90
E le diede la lettera che scrisse
in Agrismonte, e che si portò in seno;
715e molte cose a bocca anco le disse,
e la pregò che l’escusasse a pieno.
Ne la memoria Ippalca il tutto fisse,
prese licenza e voltò il palafreno;
e non cessò la buona messaggera,
720ch’in Montalban si ritrovò la sera.
Ruggiero consegna a Ippalca la lettera scritta ad Agrismonte per Bradamante e aggiunge molte spiegazioni da riferirle a voce, chiedendole di scusarlo. Ippalca memorizza tutto, prende congedo e raggiunge Montalbano entro sera.
Ottava 91
Seguia Ruggiero in fretta il Saracino
per l’orme ch’apparian ne la via piana,
ma non lo giunse prima che vicino
con Mandricardo il vide alla fontana.
725Già promesso s’avean che per camino
l’un non farebbe all’altro cosa strana,
né fin ch’al campo si fosse soccorso,
a cui Carlo era appresso a porre il morso.
Seguendo le impronte, Ruggiero vede infine Rodomonte con Mandricardo vicino alla fonte. I due saraceni hanno promesso di non aggredirsi lungo la strada finché non sarà stato soccorso Agramante, minacciato dall'assedio di Carlo.
Ottava 92
Quivi giunto Ruggier, Frontin conobbe,
730e conobbe per lui chi adosso gli era;
e su la lancia fe’ le spalle gobbe,
e sfidò l’African con voce altiera.
Rodomonte quel dì fe’ più che Iobbe,
poi che domò la sua superbia fiera;
735e ricusò la pugna ch’avea usanza
di sempre egli cercar con ogni istanza.
Ruggiero riconosce subito Frontino e, grazie al cavallo, Rodomonte che lo monta. Abbassa la lancia e lo sfida con voce alta. Per una volta il re d'Algeri, celebre per cercare duelli, domina la superbia e rifiuta di combattere.
Ottava 93
Il primo giorno e l’ultimo, che pugna
mai ricusasse il re d’Algier, fu questo;
ma tanto il desiderio che si giugna,
740in soccorso al suo re gli pare onesto,
che se credesse aver Ruggier ne l’ugna
più che mai lepre il pardo isnello e presto,
non se vorria fermar tanto con lui,
che fêsse un colpo de la spada o dui.
È la prima e unica volta in cui Rodomonte rinuncia a una sfida. Il desiderio di raggiungere Agramante è così forte che non si fermerebbe nemmeno se fosse sicuro di poter battere Ruggiero in pochi colpi.
Ottava 94
745Aggiungi che sapea ch’era Ruggiero
che seco per Frontin facea battaglia,
tanto famoso, ch’altro cavalliero
non è ch’a par di lui di gloria saglia,
l’uom che bramato ha di saper per vero
750esperimento quanto in arme vaglia;
e pur non vuol seco accettar l’impresa:
tanto l’assedio del suo re gli pesa.
Rodomonte conosce il valore leggendario di Ruggiero e avrebbe sempre desiderato misurarsi con lui. Tuttavia la necessità di difendere il sovrano e l'esercito è più urgente della gloria personale.
Ottava 95
Trecento miglia sarebbe ito e mille,
se ciò non fosse, a comperar tal lite;
755ma se l’avesse oggi sfidato Achille,
più fatto non avria di quel ch’udite:
tanto a quel punto sotto le faville
le fiamme avea del suo furor sopite.
Narra a Ruggier perché pugna rifiuti;
760ed anco il priega che l’impresa aiuti:
In qualsiasi altra circostanza Rodomonte avrebbe percorso enormi distanze pur di affrontare un cavaliere tanto celebre, e non avrebbe rifiutato neppure una sfida di Achille. Ora trattiene la propria furia, spiega a Ruggiero la situazione e lo invita a unirsi al soccorso.
Ottava 96
che facendol, farà quel che far deve
al suo signore un cavallier fedele.
Sempre che questo assedio poi si leve,
avran ben tempo da finir querele.
765Ruggier rispose a lui: – Mi sarà lieve
differir questa pugna, fin che de le
forze di Carlo si traggia Agramante,
pur che mi rendi il mio Frontino inante.
Rodomonte afferma che un cavaliere fedele deve aiutare il proprio signore; una volta terminato l'assedio, ci sarà tempo per regolare le contese private. Ruggiero accetta di rimandare lo scontro, ma pretende prima la restituzione di Frontino.
Ottava 97
Se di provarti c’hai fatto gran fallo,
770e fatto hai cosa indegna ad un uom forte,
d’aver tolto a una donna il mio cavallo,
vuoi ch’io prolunghi fin che siamo in corte,
lascia Frontino, e nel mio arbitrio dàllo.
Non pensare altrimente ch’io sopporte
775che la battaglia qui tra noi non segua,
o ch’io ti faccia sol d’un’ora triegua. –
Ruggiero dichiara che togliere un cavallo a una donna è stato un gesto indegno di un guerriero. È disposto a rimandare il giudizio e il duello, ma non può concedere neppure un'ora di tregua se Rodomonte non gli riconsegna subito il cavallo.
Ottava 98
Mentre Ruggiero all’African domanda
o Frontino o battaglia allora allora,
e quello in lungo e l’uno e l’altro manda,
780né vuol dare il destrier, né far dimora;
Mandricardo ne vien da un’altra banda,
e mette in campo un’altra lite ancora,
poi che vede Ruggier che per insegna
porta l’augel che sopra gli altri regna.
Ruggiero insiste per avere Frontino o combattere immediatamente; Rodomonte non vuole né restituirlo né fermarsi. A questo punto interviene Mandricardo, che vede sullo scudo di Ruggiero un simbolo da lui rivendicato e riapre un'altra disputa.
Ottava 99
785Nel campo azzur l’aquila bianca avea,
che de’ Troiani fu l’insegna bella:
perché Ruggier l’origine traea
dal fortissimo Ettòr, portava quella.
Ma questo Mandricardo non sapea;
790né vuol patire, e grande ingiuria appella,
che ne lo scudo un altro debba porre
l’aquila bianca del famoso Ettorre.
Ruggiero porta un'aquila bianca in campo azzurro perché sostiene di discendere dal grande eroe troiano Ettore. Mandricardo ignora questa genealogia e considera offensivo che un altro cavaliere usi la medesima insegna.
Ottava 100
Portava Mandricardo similmente
l’augel che rapì in Ida Ganimede.
795Come l’ebbe quel dì che fu vincente
al castel periglioso, per mercede,
credo vi sia con l’altre istorie a mente,
e come quella fata gli lo diede
con tutte le bell’arme che Vulcano
800avea già date al cavallier troiano.
Anche Mandricardo porta il simbolo dell'aquila associata a Giove e a Ganimede. Lo aveva ottenuto con le armi di Ettore, già appartenute al dio Vulcano e poi consegnategli da una fata come premio nel castello pericoloso.
Ottava 101
Altra volta a battaglia erano stati
Mandricardo e Ruggier solo per questo;
e per che caso fosser distornati,
io nol dirò, che già v’è manifesto.
805Dopo non s’eran mai più raccozzati,
se non quivi ora; e Mandricardo presto,
visto lo scudo alzò il superbo grido
minacciando, e a Ruggier disse: – Io ti sfido.
Mandricardo e Ruggiero avevano già combattuto per l'aquila, ma lo scontro era stato interrotto. Rivedendo ora lo scudo di Ruggiero, Mandricardo lo sfida nuovamente a voce alta e minacciosa.
Ottava 102
Tu la mia insegna, temerario, porti;
810né questo è il primo dì ch’io te l’ho detto.
E credi, pazzo, ancor ch’io tel comporti,
per una volta ch’io t’ebbi rispetto?
Ma poi che né minacce né conforti
ti pôn questa follia levar del petto,
815ti mostrerò quanto miglior partito
t’era d’avermi subito ubbidito.
Mandricardo accusa Ruggiero di usurpare l'insegna che considera propria e ricorda di averlo già avvertito. Non intende tollerare oltre quella che giudica una provocazione e promette di dimostrargli con la forza quanto abbia sbagliato.
Ottava 103
Come ben riscaldato arrido legno
a piccol soffio subito s’accende,
così s’avampa di Ruggier lo sdegno
820al primo motto che di questo intende.
– Ti pensi (disse) farmi stare al segno,
perché quest’altro ancor meco contende?
Ma mostrerotti ch’io son buon per torre
Frontino a lui, lo scudo a te d’Ettorre.
Ruggiero si infuria all'istante, come legna secca che prende fuoco con una scintilla. Ribatte che non si lascerà intimorire dalle altre controversie in corso e che saprà recuperare sia Frontino da Rodomonte sia l'insegna di Ettore da Mandricardo.
Ottava 104
825Un’altra volta pur per questo venni
teco a battaglia, e non è gran tempo anco;
ma d’ucciderti allora mi contenni,
perché tu non avevi spada al fianco.
Questi fatti saran, quelli fur cenni;
830e mal sarà per te quell’augel bianco,
ch’antiqua insegna è stata di mia gente:
tu te l’usurpi, io ’l porto giustamente. –
Ruggiero ricorda che aveva già affrontato Mandricardo e si era trattenuto dall'ucciderlo soltanto perché il saraceno era privo di spada. Ora combatteranno davvero: l'aquila è il simbolo legittimo dei suoi antenati e Mandricardo l'ha usurpata.
Ottava 105
– Anzi t’usurpi tu l’insegna mia! –
rispose Mandricardo; e trasse il brando,
835quello che poco inanzi per follia
avea gittato alla foresta Orlando.
Il buon Ruggier, che di sua cortesia
non può non sempre ricordarsi, quando
vide il Pagan ch’avea tratta la spada,
840lasciò cader la lancia ne la strada.
Mandricardo ribalta l'accusa e sguaina Durindana, che Orlando aveva abbandonato durante la follia. Ruggiero, rispettando la propria idea di lealtà cavalleresca, lascia cadere la lancia e si prepara a combattere con la spada contro un avversario armato nello stesso modo.
Ottava 106
E tutto a un tempo Balisarda stringe,
la buona spada, e me’ lo scudo imbraccia:
ma l’Africano in mezzo il destrier spinge,
e Marfisa con lui presta si caccia;
845e l’uno questo, e l’altro quel respinge,
e priegano amendui che non si faccia.
Rodomonte si duol che rotto il patto
due volte ha Mandricardo, che fu fatto.
Ruggiero estrae Balisarda e impugna meglio lo scudo, ma Rodomonte e Marfisa si gettano fra i contendenti per separarli. Rodomonte rimprovera Mandricardo perché, dopo la tregua, ha già interrotto due volte il viaggio per provocare nuovi duelli.
Ottava 107
Prima, credendo d’acquistar Marfisa,
850fermato s’era a far più d’una giostra;
or per privar Ruggier d’una divisa,
di curar poco il re Agramante mostra.
– Se pur (dicea) déi fare a questa guisa,
finiàn prima tra noi la lite nostra,
855conveniente e più debita assai,
ch’alcuna di quest’altre che prese hai.
Rodomonte gli ricorda che prima si era fermato per conquistare Marfisa e ora si ferma per una semplice insegna, mostrando poco interesse alla sorte di Agramante. Se proprio vuole combattere, sarebbe più corretto risolvere prima la contesa fra loro per Doralice.
Ottava 108
Con tal condizion fu stabilita
la triegua e questo accordo ch’è fra nui.
Come la pugna teco avrò finita,
860poi del destrier risponderò a costui.
Tu del tuo scudo, rimanendo in vita,
la lite avrai da terminar con lui;
ma ti darò da far tanto, mi spero,
che non n’avanzarà troppo a Ruggiero. –
Rodomonte sostiene che il loro accordo prevede di risolvere la rivalità fra loro prima delle altre questioni. Dopo il duello per Doralice, lui potrà rispondere a Ruggiero del cavallo e Mandricardo, se sarà ancora vivo, della propria insegna.
Ottava 109
865– La parte che ti pensi, non n’avrai
(rispose Mandricardo a Rodomonte):
io te ne darò più che non vorrai,
e ti farò sudar dal piè alla fronte:
e me ne rimarrà per darne assai
870(come non manca mai l’acqua del fonte)
ed a Ruggiero ed a mill’altri seco,
e a tutto il mondo che la voglia meco. –
Mandricardo replica che non teme nessuno e sarà lieto di riservare a Rodomonte più colpi di quanti ne desideri. La sua forza, sostiene vantandosi, basterà poi contro Ruggiero e contro mille altri avversari.
Ottava 110
Moltiplicavan l’ire e le parole
quando da questo e quando da quel lato:
875con Rodomonte e con Ruggier la vuole
tutto in un tempo Mandricardo irato;
Ruggier, ch’oltraggio sopportar non suole,
non vuol più accordo, anzi litigio e piato.
Marfisa or va da questo or da quel canto
880per riparar, ma non può sola tanto.
Le grida e gli insulti aumentano: Mandricardo vuole affrontare contemporaneamente Ruggiero e Rodomonte, mentre Ruggiero rifiuta qualunque nuova mediazione. Marfisa corre da uno all'altro, tentando invano di calmarli.
Ottava 111
Come il villan, se fuor per l’alte sponde
trapela il fiume e cerca nuova strada,
frettoloso a vietar che non affonde
i verdi paschi e la sperata biada,
885chiude una via ed un’altra, e si confonde;
che se ripara quinci che non cada,
quindi vede lassar gli argini molli,
e fuor l’acqua spicciar con più rampolli:
Ariosto paragona la situazione a quella di un contadino che tenta di arginare un fiume in piena: appena chiude una falla, l'acqua esce violentemente da un'altra e minaccia di sommergere campi e raccolti.
Ottava 112
così, mentre Ruggiero e Mandricardo
890e Rodomonte son tutti sozzopra,
ch’ognun vuol dimostrarsi più gagliardo,
ed ai compagni rimaner di sopra,
Marfisa ad acchetarli have riguardo,
e s’affatica, e perde il tempo e l’opra;
895che, come ne spicca uno e lo ritira,
gli altri duo risalir vede con ira.
Così Marfisa riesce a separare un contendente, ma gli altri due ricominciano immediatamente a insultarsi e attaccarsi. Ogni tentativo di ristabilire la pace sembra rendere più evidente la loro superbia.
Ottava 113
Marfisa, che volea porgli d’accordo,
dicea: – Signori, udite il mio consiglio:
differire ogni lite è buon ricordo
900fin ch’Agramante sia fuor di periglio.
S’ognun vuole al suo fatto essere ingordo,
anch’io con Mandricardo mi ripiglio;
e vo’ vedere al fin se guadagnarme,
come egli ha detto, è buon per forza d’arme.
Marfisa propone di rinviare tutte le dispute finché Agramante non sarà salvo. Se invece ognuno volesse seguire il proprio interesse, anche lei pretenderebbe di terminare il duello con Mandricardo e dimostrare che non può essere conquistata con la forza.
Ottava 114
905Ma se si de’ soccorrere Agramante,
soccorrasi, e tra noi non si contenda. –
– Per me non si starà d’andare inante
(disse Ruggier), pur che ’l destrier si renda.
O che mi dia il cavallo, a far di tante
910una parola, o che da me il difenda:
o che qui morto ho da restare, o ch’io
in campo ho da tornar sul destrier mio. –
Ruggiero dichiara di essere pronto a partire subito, a condizione che Rodomonte gli restituisca Frontino. Non intende rinunciare al cavallo: o lo riavrà, o lo difenderà in duello, a costo di morire.
Ottava 115
Rispose Rodomonte: – Ottener questo
non fia così, come quell’altro, lieve.-
915E seguitò dicendo: – Io ti protesto
che, s’alcun danno il nostro re riceve,
fia per tua colpa; ch’io per me non resto
di fare a tempo quel che far si deve.-
Ruggiero a quel protesto poco bada;
920ma stretto dal furor stringe la spada.
Rodomonte risponde che ottenere Frontino non sarà facile e minaccia di attribuire a Ruggiero la colpa degli eventuali danni subiti da Agramante per il ritardo. Ruggiero, accecato dall'ira, non gli dà ascolto ed estrae con decisione la spada.
Ottava 116
Al re d’Algier come cingial si scaglia,
e l’urta con lo scudo e con la spalla;
e in modo lo disordina e sbarraglia,
che fa che d’una staffa il piè gli falla.
925Mandricardo gli grida: – O la battaglia
differisci, Ruggiero, o meco falla; –
e crudele e fellon più che mai fosse,
Ruggier su l’elmo in questo dir percosse.
Ruggiero si lancia addosso a Rodomonte con la forza di un cinghiale, urtandolo con scudo e spalla e facendogli perdere una staffa. Mandricardo intima a Ruggiero di rinviare la lotta o di affrontare lui; nello stesso istante colpisce il rivale sull'elmo.
Ottava 117
Fin sul collo al destrier Ruggier s’inchina,
930né, quando vuolsi rilevar, si puote;
perché gli sopragiunge la ruina
del figlio d’Ulien che lo percuote.
Se non era di tempra adamantina,
fesso l’elmo gli avria fin tra le gote.
935Apre Ruggier le mani per l’ambascia,
e l’una il fren, l’altra la spada lascia.
Il colpo di Mandricardo costringe Ruggiero a piegarsi sul collo del cavallo e lo stordisce: senza l'elmo durissimo gli avrebbe spaccato la testa. Il giovane lascia cadere dalle mani sia le briglie sia la spada Balisarda.
Ottava 118
Se lo porta il destrier per la campagna:
dietro gli resta in terra Balisarda.
Marfisa che quel dì fatta compagna
940se gli era d’arme, par ch’avampi ed arda,
che solo fra que’ duo così rimagna:
e come era magnanima e gagliarda,
si drizza a Mandricardo, e col potere
ch’avea maggior, sopra la testa il fiere.
Il cavallo porta via Ruggiero, mentre Balisarda resta a terra. Marfisa, indignata che il compagno debba affrontare due nemici insieme, si scaglia contro Mandricardo e lo colpisce con tutta la sua forza.
Ottava 119
945Rodomonte a Ruggier dietro si spinge:
vinto è Frontin, s’un’altra gli n’appicca;
ma Ricciardetto con Vivian si stringe,
e tra Ruggiero e ’l Saracin si ficca.
L’uno urta Rodomonte e lo rispinge,
950e da Ruggier per forza lo dispicca;
l’altro la spada sua, che fu Viviano,
pone a Ruggier, già risentito, in mano.
Rodomonte vorrebbe inseguire Ruggiero per finire il combattimento, ma Ricciardetto e Viviano si interpongono: uno respinge il saraceno, l'altro porge al giovane, che sta riprendendo conoscenza, una nuova spada.
Ottava 120
Tosto che ’l buon Ruggiero in sé ritorna,
e che Vivian la spada gli appresenta,
955a vendicar l’ingiuria non soggiorna,
e verso il re d’Algier ratto s’aventa,
come il leon che tolto su le corna
dal bue sia stato, e che ’l dolor non senta:
sì sdegno ed ira ed impeto l’affretta,
960stimula e sferza a far la sua vendetta.
Appena recupera i sensi e riceve l'arma, Ruggiero si slancia nuovamente contro Rodomonte, come un leone infuriato che sia stato colpito da un toro. La rabbia lo spinge a vendicarsi senza attendere.
Ottava 121
Ruggier sul capo al Saracin tempesta:
e se la spada sua si ritrovasse,
che, come ho detto, al comminciar di questa
pugna, di man gran fellonia gli trasse,
965mi credo ch’a difendere la testa
di Rodomonte l’elmo non bastasse,
l’elmo che fece il re far di Babelle
quando muover pensò guerra alle stelle.
Ruggiero tempesta di colpi l'elmo del saraceno. Ariosto osserva che, se avesse ancora Balisarda, probabilmente nemmeno l'elmo straordinario di Rodomonte potrebbe resistere a tanta violenza.
Ottava 122
La Discordia, credendo non potere
970altro esser quivi che contese e risse,
né vi dovesse mai più luogo avere
o pace o triegua, alla sorella disse
ch’omai sicuramente a rivedere
i monachetti suoi seco venisse.
975Lasciànle andare, e stiàn noi dove in fronte
Ruggiero avea ferito Rodomonte.
Discordia, convinta che lì non possa più tornare la pace, decide di andarsene con la sorella a visitare i monaci suoi seguaci. Il narratore la lascia partire e torna alla battaglia, in cui Ruggiero ha appena colpito Rodomonte alla fronte.
Ottava 123
Fu il colpo di Ruggier di sì gran forza,
che fece in su la groppa di Frontino
percuoter l’elmo e quella dura scorza
980di ch’avea armato il dosso il Saracino,
e lui tre volte e quattro a poggia e ad orza
piegar per gire in terra a capo chino;
e la spada egli ancora avria perduta,
se legata alla man non fosse suta.
Il colpo è così forte che Rodomonte si piega più volte fino quasi a toccare con l'elmo la groppa di Frontino. Rischia anche di perdere la spada, ma l'arma rimane legata alla mano e non cade.
Ottava 124
985Avea Marfisa a Mandricardo intanto
fatto sudar la fronte, il viso e il petto,
ed egli aveva a lei fatto altretanto;
ma sì l’osbergo d’ambi era perfetto,
che mai poter falsarlo in nessun canto,
990e stati eran sin qui pari in effetto:
ma in un voltar che fece il suo destriero,
bisogno ebbe Marfisa di Ruggiero.
Intanto Marfisa e Mandricardo si scambiano colpi terribili, sudando per lo sforzo senza riuscire a danneggiare le rispettive armature. Lo scontro è equilibrato, ma la guerriera sta per trovarsi improvvisamente in difficoltà.
Ottava 125
Il destrier di Marfisa in un voltarsi
che fece stretto, ov’era molle il prato,
995sdrucciolò in guisa, che non poté aitarsi
di non tutto cader sul destro lato;
e nel volere in fretta rilevarsi,
da Brigliador fu pel traverso urtato,
con che il pagan poco cortese venne;
1000sì che cader di nuovo gli convenne.
Il cavallo di Marfisa scivola sul terreno molle durante una curva stretta e cade su un fianco. Mentre prova a rialzarsi, Mandricardo la urta con Brigliadoro, facendola cadere una seconda volta.
Ottava 126
Ruggier che la donzella a mal partito
vide giacer, non differì il soccorso,
or che l’agio n’avea, poi che stordito
da sé lontan quell’altro era trascorso:
1005ferì su l’elmo il Tartaro; e partito
quel colpo gli avria il capo, come un torso,
se Ruggier Balisarda avesse avuta,
o Mandricardo in capo altra barbuta.
Ruggiero nota Marfisa in difficoltà e approfitta di un attimo di libertà, mentre Rodomonte è ancora stordito, per andare in suo aiuto. Colpisce Mandricardo sull'elmo con un fendente che sarebbe mortale se avesse Balisarda o il saraceno fosse meno protetto.
Ottava 127
Il re d’Algier che si risente in questo,
1010si volge intorno, e Ricciardetto vede;
e si ricorda che gli fu molesto
dianzi, quando soccorso a Ruggier diede.
A lui si drizza, e saria stato presto
a darli del ben fare aspra mercede,
1015se con grande arte e nuovo incanto tosto
non se gli fosse Malagigi opposto.
Rodomonte si riprende e vede Ricciardetto, ricordando che poco prima ha impedito l'assalto contro Ruggiero. Si dirige verso di lui per vendicarsi, ma Malagigi interviene in tempo con la sua magia.
Ottava 128
Malagigi, che sa d’ogni malia
quel che ne sappia alcun mago eccellente,
ancor che ’l libro suo seco non sia,
1020con che fermare il sole era possente,
pur la scongiurazione onde solia
commandare ai demoni aveva a mente:
tosto in corpo al ronzino un ne costringe
di Doralice, ed in furor lo spinge.
Malagigi conosce incantesimi potentissimi: sebbene non abbia con sé il libro magico, ricorda ancora le formule per comandare ai demoni. Evoca uno spirito e lo costringe a entrare nel cavallo di Doralice, rendendolo furioso.
Ottava 129
1025Nel mansueto ubino che sul dosso
avea la figlia del re Stordilano,
fece entrar un degli angel di Minosso
sol con parole il frate di Viviano:
e quel che dianzi mai non s’era mosso,
1030se non quanto ubidito avea alla mano,
or d’improviso spiccò in aria un salto,
che trenta piè fu lungo e sedeci alto.
Il piccolo cavallo di Doralice, che prima era docile e obbediente, viene posseduto da un demone e compie improvvisamente un salto gigantesco, lungo trenta piedi e alto sedici.
Ottava 130
Fu grande il salto, non però di sorte
che ne dovesse alcun perder la sella.
1035Quando si vide in alto, gridò forte
(che si tenne per morta) la donzella.
Quel ronzin, come il diavol se lo porte,
dopo un gran salto se ne va con quella,
che pur grida soccorso, in tanta fretta,
1040che non l’avrebbe giunto una saetta.
Doralice urla dal terrore perché si crede sul punto di morire. Il cavallo continua a galoppare e saltare a velocità incredibile, portandola lontano mentre lei invoca aiuto inutilmente.
Ottava 131
Da la battaglia il figlio d’Ulieno
si levò al primo suon di quella voce;
e dove furiava il palafreno,
per la donna aiutar n’andò veloce.
1045Mandricardo di lui non fece meno,
né più a Ruggier, né più a Marfisa nòce;
ma, senza chieder loro o paci o tregue,
e Rodomonte e Doralice segue.
Appena sente le grida, Rodomonte abbandona il combattimento e corre dietro al cavallo impazzito per salvare Doralice. Anche Mandricardo smette di combattere con Marfisa e Ruggiero e parte all'inseguimento senza nemmeno chiedere tregua.
Ottava 132
Marfisa intanto si levò di terra,
1050e tutta ardendo di disdegno e d’ira,
credesi far la sua vendetta, ed erra;
che troppo lungi il suo nimico mira.
Ruggier, ch’aver tal fin vede la guerra,
rugge come un leon, non che sospira.
1055Ben sanno che Frontino e Brigliadoro
giunger non ponno coi cavalli loro.
Marfisa si rialza piena di rabbia e vorrebbe vendicarsi, ma il suo avversario è già lontano. Ruggiero reagisce con la stessa furia, soprattutto perché sa che i loro cavalli non possono raggiungere Frontino e Brigliadoro.
Ottava 133
Ruggier non vuol cessar fin che decisa
col re d’Algier non l’abbia del cavallo:
non vuol quietar il Tartaro Marfisa,
1060che provato a suo senno anco non hallo.
Lasciar la sua querela a questa guisa
parrebbe all’uno e all’altro troppo fallo.
Di commune parer disegno fassi
di chi offesi gli avea seguire i passi.
Ruggiero rifiuta di lasciar perdere la disputa con Rodomonte per Frontino; Marfisa desidera terminare il duello con Mandricardo. Entrambi giudicano vergognoso abbandonare la questione in quel modo e decidono di seguire i saraceni.
Ottava 134
1065Nel campo saracin li troveranno,
quando non possan ritrovarli prima;
che per levar l’assedio iti seranno,
prima che ’l re di Francia il tutto opprima.
Così dirittamente se ne vanno
1070dove averli a man salva fanno stima.
Già non andò Ruggier così di botto,
che non facesse ai suoi compagni motto.
I due pensano che, anche se non riusciranno a raggiungerli per strada, li ritroveranno nel campo di Agramante, dove stanno andando a combattere contro l'assedio cristiano. Ruggiero però non parte senza salutare gli amici.
Ottava 135
Ruggier se ne ritorna ove in disparte
era il fratel de la sua donna bella,
1075e se gli proferisce in ogni parte
amico, per fortuna e buona e fella:
indi lo priega (e lo fa con bella arte)
che saluti in suo nome la sorella;
e questo così ben gli venne detto,
1080che né a lui diè né agli altri alcun sospetto.
Ruggiero torna da Ricciardetto, fratello di Bradamante, e gli promette amicizia e sostegno in ogni fortuna. Gli chiede con delicatezza di salutare la sorella da parte sua, senza lasciar intuire agli altri l'amore segreto che li lega.
Ottava 136
E da lui, da Vivian, da Malagigi,
dal ferito Aldigier tolse commiato.
Si proferiro anch’essi alli servigi
di lui, debitor sempre in ogni lato.
1085Marfisa avea sì il cor d’ire a Parigi,
che ’l salutar gli amici avea scordato;
ma Malagigi andò tanto e Viviano,
che pur la salutaron di lontano;
Ruggiero prende congedo anche da Viviano, Malagigi e Aldigiero, ancora ferito, che si dichiarano suoi amici e debitori. Marfisa è tanto impaziente di partire verso Parigi che dimentica quasi di salutare, ma gli altri le rivolgono comunque un addio da lontano.
Ottava 137
e così Ricciardetto; ma Aldigiero
1090giace, e convien che suo malgrado resti.
Verso Parigi avean preso il sentiero
quelli duo prima, ed or lo piglian questi.
Dirvi, Signor, ne l’altro canto spero
miracolosi e sopraumani gesti,
1095che con danno degli uomini di Carlo
ambe le coppie fer, di ch’io vi parlo.
Ricciardetto saluta a sua volta; Aldigiero, ferito, deve invece restare a riposo. Ruggiero e Marfisa prendono la strada di Parigi, seguendo le altre due coppie di cavalieri; Ariosto promette di raccontare nel canto successivo le imprese straordinarie che compiranno contro i cristiani.