L’Orlando furioso · Ludovico Ariosto
Canto venticinquesimo
Testo originale e parafrasi
Ogni ottava affianca il testo originale alla parafrasi in italiano contemporaneo.
| Testo originale | Parafrasi |
|---|---|
| Ottava 1 1Oh gran contrasto in giovenil pensiero, desir di laude ed impeto d’amore! né chi più vaglia, ancor si trova il vero; che resta or questo or quel superiore. 5Ne l’uno ebbe e ne l’altro cavalliero quivi gran forza il debito e l’onore; che l’amorosa lite s’intermesse, fin che soccorso il campo lor s’avesse. | Nei giovani nasce spesso un conflitto fra desiderio di gloria e passione amorosa, e non è sempre facile stabilire quale forza prevalga. Mandricardo e Rodomonte, tuttavia, si sentono vincolati dal dovere e dall'onore e sospendono la loro contesa per soccorrere l'esercito. |
| Ottava 2 Ma più ve l’ebbe Amor: che se non era 10che così commandò la donna loro, non si sciogliea quella battaglia fiera, che l’un n’avrebbe il triunfale alloro; ed Agramante invan con la sua schiera l’aiuto avria aspettato di costoro. 15Dunque Amor sempre rio non si ritrova: se spesso nuoce, anco talvolta giova. | Ariosto precisa che a interrompere il duello è stato soprattutto l'amore: senza l'ordine di Doralice, i due avrebbero combattuto fino alla vittoria di uno solo, lasciando Agramante senza aiuto. Dunque Amore, che tante volte provoca danni, talvolta produce anche conseguenze positive. |
| Ottava 3 Or l’uno e l’altro cavallier pagano, che tutti ha differiti i suoi litigi, va, per salvar l’esercito africano, 20con la donna gentil verso Parigi; e va con essi ancora il piccol nano che seguitò del Tartaro i vestigi, fin che con lui condotto a fronte a fronte avea quivi il geloso Rodomonte. | I due cavalieri saraceni rinviano ogni rivalità e si dirigono con Doralice verso Parigi per salvare l'esercito africano. Li accompagna il nano che aveva seguito le tracce di Mandricardo e condotto Rodomonte fino al rivale. |
| Ottava 4 25Capitaro in un prato ove a diletto erano cavallier sopra un ruscello, duo disarmati e duo ch’avean l’elmetto, e una donna con lor di viso bello. Chi fosser quelli, altrove vi fia detto; 30or no, che di Ruggier prima favello, del buon Ruggier di cui vi fu narrato che lo scudo nel pozzo avea gittato. | Lungo la strada vedono in un prato, vicino a un ruscello, quattro cavalieri, due armati e due disarmati, insieme a una bella donna. Il narratore rimanda la loro identità e riprende la vicenda di Ruggiero, che aveva gettato lo scudo magico in un pozzo. |
| Ottava 5 Non è dal pozzo ancor lontano un miglio, che venire un corrier vede in gran fretta, 35di quei che manda di Troiano il figlio ai cavallieri onde soccorso aspetta; dal qual ode che Carlo in tal periglio la gente saracina tien ristretta, che, se non è chi tosto le dia aita, 40tosto l’onor vi lascerà o la vita. | Ruggiero non ha percorso neppure un miglio dal pozzo quando incontra un messaggero mandato da Agramante ai cavalieri dispersi. Apprende che Carlo Magno ha accerchiato i saraceni e che, senza soccorso immediato, rischiano di perdere l'onore e la vita. |
| Ottava 6 Fu da molti pensier ridutto in forse Ruggier, che tutti l’assaliro a un tratto; ma qual per lo miglior dovesse torse, né luogo avea né tempo a pensar atto. 45Lasciò andare il messaggio, e ’l freno torse là dove fu da quella donna tratto, ch’ad or ad or in modo egli affrettava, che nessun tempo d’indugiar le dava. | La notizia mette Ruggiero davanti a molti doveri contrastanti e non gli lascia il tempo di riflettere. Lascia proseguire il messaggero e continua invece a seguire la giovane che lo accompagna, decisa a procedere rapidamente senza ritardi. |
| Ottava 7 Quindi seguendo il camin preso, venne 50(già declinando il sole) ad una terra che ’l re Marsilio in mezzo Francia tenne, tolta di man di Carlo in quella guerra. Né al ponte né alla porta si ritenne, che non gli niega alcuno il passo o serra, 55ben ch’intorno al rastrello e in su le fosse gran quantità d’uomini e d’arme fosse. | Al tramonto i due raggiungono una città conquistata durante la guerra da Marsilio, re saraceno di Spagna, e sottratta a Carlo. Non incontrano ostacoli né al ponte né alle porte, benché il luogo sia fortemente sorvegliato. |
| Ottava 8 Perch’era conosciuta da la gente quella donzella ch’avea in compagnia, fu lasciato passar liberamente, 60né domandato pure onde venìa. Giunse alla piazza, e di fuoco lucente, e piena la trovò di gente ria; e vide in mezzo star con viso smorto il giovine dannato ad esser morto. | La ragazza è conosciuta dagli abitanti, perciò entrambi entrano liberamente senza domande. Nella piazza illuminata dal fuoco, Ruggiero trova una folla feroce riunita intorno a un giovane pallido, già condannato a morire. |
| Ottava 9 65Ruggier come gli alzò gli occhi nel viso, che chino a terra e lacrimoso stava, di veder Bradamante gli fu aviso, tanto il giovine a lei rassimigliava. Più dessa gli parea, quanto più fiso 70al volto e alla persona il riguardava; e fra sé disse: – O questa è Bradamante, o ch’io non son Ruggier com’era inante. | Il prigioniero tiene il capo chino e piange. Appena Ruggiero ne vede il volto, resta sconvolto dalla somiglianza con Bradamante: più lo osserva, più si persuade che possa trattarsi proprio della donna amata. |
| Ottava 10 Per troppo ardir si sarà forse messa del garzon condennato alla difesa; 75e poi che mal la cosa l’è successa, ne sarà stata, come io veggo, presa. Deh perché tanta fretta, che con essa io non potei trovarmi a questa impresa? Ma Dio ringrazio che ci son venuto, 80ch’a tempo ancora io potrò darle aiuto. – | Ruggiero immagina che Bradamante abbia tentato coraggiosamente di difendere il condannato e sia stata catturata al suo posto. Si rammarica di non essere arrivato prima, ma ringrazia Dio di essere ancora in tempo per salvarla. |
| Ottava 11 E sanza più indugiar la spada stringe (ch’avea all’altro castel rotta la lancia), e adosso il vulgo inerme il destrier spinge per lo petto, pei fianchi e per la pancia. 85Mena la spada a cerco, ed a chi cinge la fronte, a chi la gola, a chi la guancia. Fugge il popul gridando; e la gran frotta resta o sciancata o con la testa rotta. | Senza esitare, Ruggiero estrae la spada e lancia il cavallo contro la folla disarmata. Colpisce uomini al petto, alla gola e al volto; la gente fugge gridando e molti restano gravemente feriti o uccisi. |
| Ottava 12 Come stormo d’augei ch’in ripa a un stagno 90vola sicuro e a sua pastura attende, s’improviso dal ciel falcon grifagno gli dà nel mezzo ed un ne batte o prende, si sparge in fuga, ognun lascia il compagno, e de lo scampo suo cura si prende; 95così veduto avreste far costoro, tosto che ’l buon Ruggier diede fra loro. | Gli abitanti si disperdono come uccelli che, intenti a nutrirsi sulla riva di uno stagno, vedono piombare improvvisamente un falcone. Ciascuno pensa soltanto a salvarsi e abbandona i compagni. |
| Ottava 13 A quattro o sei dai colli i capi netti levò Ruggier, ch’indi a fuggir fur lenti; ne divise altretanti infin ai petti, 100fin agli occhi infiniti e fin ai denti. Concederò che non trovasse elmetti, ma ben di ferro assai cuffie lucenti: e s’elmi fini anco vi fosser stati, così gli avrebbe, o poco men, tagliati. | Ruggiero abbatte diversi avversari con un solo fendente, tagliando teste e corazze. Molti portano protezioni di ferro, ma la forza del suo braccio e il filo della spada sono tali che nemmeno gli elmi più robusti li avrebbero protetti. |
| Ottava 14 105La forza di Ruggier non era quale or si ritrovi in cavallier moderno, né in orso né in leon né in animale altro più fiero, o nostrale od esterno. Forse il tremuoto le sarebbe uguale, 110forse il Gran Diavol: non quel de lo ’nferno, ma quel del mio signor, che va col fuoco ch’a cielo e a terra e a mar si fa dar loco. | La forza di Ruggiero, commenta Ariosto, supera quella dei cavalieri contemporanei e degli animali più feroci. La si potrebbe paragonare soltanto a un terremoto o a una terribile arma da fuoco, chiamata ironicamente il grande Diavolo del suo signore. |
| Ottava 15 D’ogni suo colpo mai non cadea manco d’un uomo in terra, e le più volte un paio; 115e quattro a un colpo e cinque n’uccise anco, sì che si venne tosto al centinaio. Tagliava il brando che trasse dal fianco, come un tenero latte, il duro acciaio. Falerina, per dar morte ad Orlando, 120fe’ nel giardin d’Orgagna il crudel brando. | Ogni colpo di Ruggiero fa cadere almeno un avversario, spesso più di uno, e in poco tempo le vittime si contano a centinaia. La sua spada taglia l'acciaio come una sostanza morbida: era stata fabbricata dalla maga Falerina per uccidere Orlando nel giardino di Orgagna. |
| Ottava 16 Averlo fatto poi ben le rincrebbe, che ’l suo giardin disfar vide con esso. Che strazio dunque, che ruina debbe far or ch’in man di tal guerriero è messo? 125Se mai Ruggier furor, se mai forza ebbe, se mai fu l’alto suo valore espresso, qui l’ebbe, il pose qui, qui fu veduto, sperando dare alla sua donna aiuto. | Falerina ebbe poi motivo di pentirsi di aver creato quell'arma, perché con essa venne distrutto il suo giardino. Ariosto invita a immaginare quanto più danno possa fare la spada nelle mani fortissime di Ruggiero, che combatte credendo di salvare Bradamante. |
| Ottava 17 Qual fa la lepre contra i cani sciolti, 130facea la turba contra lui riparo. Quei che restaro uccisi, furo molti; furo infiniti quei ch’in fuga andaro. Avea la donna intanto i lacci tolti, ch’ambe le mani al giovine legaro; 135e come poté meglio, presto armollo, gli diè una spada in mano e un scudo al collo. | La folla fugge davanti a lui come lepri inseguite dai cani. Intanto la ragazza che lo aveva accompagnato libera il prigioniero, gli scioglie le mani, lo aiuta a indossare le armi e gli consegna spada e scudo. |
| Ottava 18 Egli che molto è offeso, più che puote si cerca vendicar di quella gente: e quivi son sì le sue forze note, 140che riputar si fa prode e valente. Già avea attuffato le dorate ruote il Sol ne la marina d’occidente, quando Ruggier vittorioso e quello giovine seco uscir fuor del castello. | Il giovane liberato, furioso per l'offesa subita, combatte a sua volta contro gli aggressori e mostra di possedere grande valore. Quando il sole tramonta, lui e Ruggiero escono vittoriosi dalla città. |
| Ottava 19 145Quando il garzon sicuro de la vita con Ruggier si trovò fuor de le porte, gli rendé molta grazia ed infinita con gentil modi e con parole accorte, che non lo conoscendo, a dargli aita 150si fosse messo a rischio de la morte; e pregò che ’l suo nome gli dicesse, per sapere a chi tanto obligo avesse. | Una volta fuori pericolo, il giovane ringrazia Ruggiero con grande cortesia per aver rischiato la vita in difesa di uno sconosciuto. Gli chiede il nome, desiderando sapere verso chi ha contratto un debito così importante. |
| Ottava 20 – Veggo (dicea Ruggier) la faccia bella e le belle fattezze e ’l bel sembiante, 155ma la suavità de la favella non odo già de la mia Bradamante; né la relazion di grazie è quella ch’ella usar debba al suo fedele amante. Ma se pur questa è Bradamante, or come 160ha sì tosto in oblio messo il mio nome? – | Ruggiero nota che il viso e la figura del ragazzo sono identici a quelli di Bradamante, ma la voce e il modo di ringraziarlo sono diversi. Si chiede perciò come la donna amata, se davvero fosse lei, potrebbe aver dimenticato tanto rapidamente il suo nome. |
| Ottava 21 Per ben saperne il certo, accortamente Ruggier le disse: – Io v’ho veduto altrove; ed ho pensato e penso, e finalmente non so né posso ricordarmi dove. 165Ditemel voi, se vi ritorna a mente, e fate che ’l nome anco udir mi giove, acciò che saper possa a cui mia aita dal fuoco abbia salvata oggi la vita. – | Per risolvere il dubbio senza dichiarare apertamente ciò che pensa, Ruggiero dice di averlo già visto e di non ricordare dove. Gli chiede il nome e il luogo del precedente incontro, per sapere chi abbia appena salvato dalle fiamme. |
| Ottava 22 – Che voi m’abbiate visto esser potria 170(rispose quel), che non so dove o quando: ben vo pel mondo anch’io la parte mia, strane aventure or qua or là cercando. Forse una mia sorella stata fia, che veste l’arme e porta al lato il brando; 175che nacque meco, e tanto mi somiglia, che non ne può discerner la famiglia. | Il giovane risponde che forse lo ha incontrato in qualche viaggio, perché anche lui percorre il mondo cercando avventure. Aggiunge però che Ruggiero potrebbe aver visto sua sorella, una guerriera armata di spada e tanto somigliante a lui da confondere perfino i familiari. |
| Ottava 23 Né primo né secondo né ben quarto sète di quei ch’errore in ciò preso hanno: né ’l padre né i fratelli né chi a un parto 180ci produsse ambi, scernere ci sanno. Gli è ver che questo crin raccorcio e sparto ch’io porto, come gli altri uomini fanno, ed il suo lungo e in treccia al capo avvolta, ci solea far già differenza molta: | Molte altre persone li hanno scambiati l'uno per l'altra: neppure i genitori o i fratelli riescono sempre a distinguerli. Un tempo era più facile perché lui portava i capelli corti e lei lunghi e intrecciati. |
| Ottava 24 185ma poi ch’un giorno ella ferita fu nel capo (lungo saria a dirvi come), e per sanarla un servo di Iesù a mezza orecchia le tagliò le chiome, alcun segno tra noi non restò più 190di differenza, fuor che ’l sesso e ’l nome. Ricciardetto son io, Bradamante ella; io fratel di Rinaldo, essa sorella. | Dopo una ferita alla testa, un religioso dovette però tagliare i capelli di Bradamante quasi fino alle orecchie. Da allora i due gemelli si distinguono soltanto per il sesso e per il nome: lui è Ricciardetto, fratello di Rinaldo; lei è Bradamante. |
| Ottava 25 E se non v’increscesse l’ascoltarmi, cosa direi che vi faria stupire, 195la qual m’occorse per assimigliarmi a lei: gioia al principio e al fin martìre. – Ruggiero il qual più graziosi carmi, più dolce istoria non potrebbe udire, che dove alcun ricordo intervenisse 200de la sua donna, il pregò sì, che disse. | Ricciardetto propone di raccontare una vicenda straordinaria nata proprio dalla somiglianza con la sorella, che gli portò prima piacere e poi sofferenza. Ruggiero, desideroso di ascoltare qualunque storia riguardi Bradamante, lo prega di continuare. |
| Ottava 26 – Accadde a questi dì, che pei vicini boschi passando la sorella mia, ferita da uno stuol de Saracini che senza l’elmo la trovar per via, 205fu di scorciarsi astretta i lunghi crini, se sanar volse d’una piaga ria ch’avea con gran periglio ne la testa; e così scorcia errò per la foresta. | Ricciardetto racconta che alcuni saraceni ferirono Bradamante mentre attraversava una foresta senza elmo. Per curare la grave ferita alla testa, fu necessario tagliarle i capelli; guarita, continuò a vagare nel bosco con il nuovo aspetto. |
| Ottava 27 Errando giunse ad una ombrosa fonte; 210e perché afflitta e stanca ritrovosse, dal destrier scese e disarmò la fronte, e su le tenere erbe addormentosse. Io non credo che fabula si conte, che più di questa istoria bella fosse. 215Fiordispina di Spagna soprarriva, che per cacciar nel bosco ne veniva. | Stanca e dolorante, Bradamante giunse presso una fonte ombrosa, scese da cavallo, si tolse l'elmo e si addormentò sull'erba. In quel luogo arrivò Fiordispina, principessa spagnola che stava cacciando nella foresta. |
| Ottava 28 E quando ritrovò la mia sirocchia tutta coperta d’arme, eccetto il viso, ch’avea la spada in luogo di conocchia, 220le fu vedere un cavalliero aviso. La faccia e le viril fattezze adocchia tanto, che se ne sente il cor conquiso; la invita a caccia, e tra l’ombrose fronde lunge dagli altri al fin seco s’asconde. | Fiordispina vide la guerriera quasi completamente armata e, a causa dei capelli corti e dell'aspetto, la credette un giovane cavaliere. Se ne innamorò subito, la invitò a cacciare insieme e riuscì ad appartarsi con lei lontano dagli altri. |
| Ottava 29 225Poi che l’ha seco in solitario loco dove non teme d’esser sopraggiunta, con atti e con parole a poco a poco le scopre il fisso cuor di grave punta. Con gli occhi ardenti e coi sospir di fuoco 230le mostra l’alma di disio consunta. Or si scolora in viso, or si raccende; tanto s’arrischia, ch’un bacio ne prende. | Quando furono sole, Fiordispina espresse poco alla volta il proprio amore attraverso parole, sguardi e sospiri. Arrossiva e impallidiva per l'emozione, finché trovò il coraggio di dare un bacio a Bradamante. |
| Ottava 30 La mia sorella avea ben conosciuto che questa donna in cambio l’avea tolta: 235né dar poteale a quel bisogno aiuto, e si trovava in grande impaccio avvolta. – Gli è meglio (dicea seco) s’io rifiuto questa avuta di me credenza stolta e s’io mi mostro femina gentile, 240che lasciar riputarmi un uomo vile. – | Bradamante comprese subito l'equivoco della principessa. Non poteva ricambiare il desiderio come Fiordispina si aspettava e si trovava in grande imbarazzo; decise che fosse meglio rivelare di essere una donna piuttosto che lasciare credere di essere un uomo insensibile e vile. |
| Ottava 31 E dicea il ver; ch’era viltade espressa, conveniente a un uom fatto di stucco, con cui sì bella donna fosse messa, piena di dolce e di nettareo succo, 245e tuttavia stesse a parlar con essa, tenendo basse l’ale come il cucco. Con modo accorto ella il parlar ridusse, che venne a dir come donzella fusse; | La guerriera pensava che, se fosse stata davvero un giovane, sarebbe stato riprovevole restare indifferente davanti a una donna così bella. Perciò indirizzò con delicatezza la conversazione fino a spiegare a Fiordispina la propria identità femminile. |
| Ottava 32 che gloria, qual già Ippolita e Camilla, 250cerca ne l’arme; e in Africa era nata in lito al mar ne la città d’Arzilla, a scudo e a lancia da fanciulla usata. Per questo non si smorza una scintilla del fuoco de la donna inamorata. 255Questo rimedio all’alta piaga è tardo: tant’avea Amor cacciato inanzi il dardo. | Bradamante raccontò di cercare la gloria attraverso le armi, come le eroine Ippolita e Camilla, e disse di essere nata ad Arzilla, sulla costa africana, dove aveva imparato a combattere fin da piccola. La rivelazione non riuscì tuttavia a spegnere la passione di Fiordispina. |
| Ottava 33 Per questo non le par men bello il viso, men bel lo sguardo e men belli i costumi; per ciò non torna il cor, che già diviso 260da lei, godea dentro gli amati lumi. Vedendola in quell’abito, l’è aviso che può far che ’l desir non la consumi; e quando, ch’ella è pur femina, pensa, sospira e piange e mostra doglia immensa. | Fiordispina continuava a trovare bellissimi il volto, gli occhi e i modi della guerriera. L'abito maschile le lasciava per un attimo la speranza di soddisfare il desiderio; quando ricordava che Bradamante era una donna, tornava a piangere disperatamente. |
| Ottava 34 265Chi avesse il suo ramarico e ’l suo pianto quel giorno udito, avria pianto con lei. – Quai tormenti (dicea) furon mai tanto crudel, che più non sian crudeli i miei? D’ogn’altro amore, o scelerato o santo, 270il desiato fin sperar potrei; saprei partir la rosa da le spine: solo il mio desiderio è senza fine! | Fiordispina si lamentava perché riteneva il proprio amore privo di qualsiasi possibilità di compimento. Secondo lei altri innamorati, anche quando soffrono per passioni proibite, possono almeno immaginare un esito; il suo desiderio le sembra invece senza speranza. |
| Ottava 35 Se pur volevi, Amor, darmi tormento che t’increscesse il mio felice stato, 275d’alcun martìr dovevi star contento, che fosse ancor negli altri amanti usato. Né tra gli uomini mai né tra l’armento, che femina ami femina ho trovato: non par la donna all’altre donne bella, 280né a cervie cervia, né all’agnelle agnella. | La principessa rimproverava Amore di averle inflitto una pena del tutto insolita. Diceva di non aver mai visto, né tra gli esseri umani né fra gli animali, un caso in cui una femmina fosse innamorata di un'altra femmina, secondo la concezione che esprime nel suo lamento. |
| Ottava 36 In terra, in aria, in mar, sola son io che patisco da te sì duro scempio; e questo hai fatto acciò che l’error mio sia ne l’imperio tuo l’ultimo esempio. 285La moglie del re Nino ebbe disio, il figlio amando, scelerato ed empio, e Mirra il padre, e la Cretense il toro: ma gli è più folle il mio, ch’alcun dei loro. | Fiordispina si crede l'unica creatura sottoposta a un tormento così singolare e arriva a paragonarsi a figure della mitologia ricordate per amori considerati scandalosi, come Semiramide, Mirra e Pasifae. Ai suoi occhi la propria situazione appare ancora più impossibile. |
| Ottava 37 La femina nel maschio fe’ disegno, 290speronne il fine, ed ebbelo, come odo: Pasife ne la vacca entrò del legno, altre per altri mezzi e vario modo. Ma se volasse a me con ogni ingegno Dedalo, non potria scioglier quel nodo 295che fece il mastro troppo diligente, Natura d’ogni cosa più possente. – | Fiordispina osserva che le donne dei miti riuscirono, almeno in alcuni casi, a realizzare i loro desideri con inganni e artifici, come Pasifae ricorrendo alla vacca costruita da Dedalo. Crede invece che nessuna ingegnosità potrebbe cambiare il limite imposto dalla natura alla sua passione. |
| Ottava 38 Così si duole e si consuma ed ange la bella donna, e non s’accheta in fretta. Talor si batte il viso e il capel frange, 300e di sé contra sé cerca vendetta. La mia sorella per pietà ne piange, ed è a sentir di quel dolor costretta. Del folle e van disio si studia trarla, ma non fa alcun profitto, e invano parla. | La principessa si tormenta, si percuote il volto e si strappa i capelli. Bradamante, commossa, piange insieme a lei e tenta di convincerla ad abbandonare quel desiderio che giudica irrealizzabile, ma le sue parole non riescono a consolarla. |
| Ottava 39 305Ella ch’aiuto cerca e non conforto, sempre più si lamenta e più si duole. Era del giorno il termine ormai corto, che rosseggiava in occidente il sole, ora oportuna da ritrarsi in porto 310a chi la notte al bosco star non vuole; quando la donna invitò Bradamante a questa terra sua poco distante. | Fiordispina non cerca consolazione, bensì una risposta al proprio amore, e continua a soffrire. Quando arriva il tramonto, invita Bradamante a trascorrere la notte nel vicino castello che le appartiene. |
| Ottava 40 Non le seppe negar la mia sorella: e così insieme ne vennero al loco, 315dove la turba scelerata e fella posto m’avria, se tu non v’eri, al fuoco. Fece là dentro Fiordispina bella la mia sirocchia accarezzar non poco: e rivestita di feminil gonna, 320conoscer fe’ a ciascun ch’ella era donna. | Bradamante accetta e viene accolta con grande riguardo nel castello, lo stesso in cui Ricciardetto sarebbe poi stato condannato al rogo. Fiordispina fa vestire la guerriera con abiti femminili, rendendo evidente a tutta la corte che si tratta di una donna. |
| Ottava 41 Però che conoscendo che nessuno util traea da quel virile aspetto, non le parve anco di voler ch’alcuno biasmo di sé per questo fosse detto: 325féllo anco, acciò che ’l mal ch’avea da l’uno virile abito, errando, già concetto, ora con l’altro, discoprendo il vero, provassi di cacciar fuor del pensiero. | Bradamante non voleva alimentare ulteriori equivoci né provocare chiacchiere sulla propria identità; sperava inoltre che vederla vestita da donna aiutasse Fiordispina a distaccarsi dall'immagine maschile di cui si era innamorata. |
| Ottava 42 Commune il letto ebbon la notte insieme, 330ma molto differente ebbon riposo; che l’una dorme, e l’altra piange e geme che sempre il suo desir sia più focoso. E se ’l sonno talor gli occhi le preme, quel breve sonno è tutto imaginoso: 335le par veder che ’l ciel l’abbia concesso Bradamante cangiata in miglior sesso. | Le due condividono il letto, ma non il riposo: Bradamante dorme, mentre Fiordispina piange per il desiderio. Quando finalmente si assopisce, sogna che un miracolo abbia trasformato l'amica in un uomo. |
| Ottava 43 Come l’infermo acceso di gran sete, s’in quella ingorda voglia s’addormenta, nell’interrotta e turbida quiete, 340d’ogn’acqua che mai vide si ramenta; così a costei di far sue voglie liete l’imagine del sonno rappresenta. Si desta; e nel destar mette la mano, e ritrova pur sempre il sogno vano. | Ariosto paragona Fiordispina a una persona tormentata dalla sete che sogna acqua mentre dorme. Nei sogni la giovane realizza ciò che desidera; appena si sveglia e tocca la realtà, scopre che ogni speranza era soltanto un'illusione. |
| Ottava 44 345Quanti prieghi la notte, quanti voti, offerse al suo Macone e a tutti i dei, che con miracoli apparenti e noti mutassero in miglior sesso costei! ma tutti vede andar d’effetto voti, 350e forse ancora il ciel ridea di lei. Passa la notte; e Febo il capo biondo traea del mare, e dava luce al mondo. | Durante la notte Fiordispina supplica Maometto e le divinità in cui crede di compiere un miracolo e trasformare Bradamante in un uomo. Le sue preghiere restano senza risposta e, con l'arrivo dell'alba, la principessa è ancora disperata. |
| Ottava 45 Poi che ’l dì venne e che lasciaro il letto, a Fiordispina s’augumenta doglia; 355che Bradamante ha del partir già detto, ch’uscir di questo impaccio avea gran voglia. La gentil donna un ottimo ginetto in don da lei vuol che partendo toglia, guernito d’oro, ed una sopravesta 360che riccamente ha di sua man contesta. | Al mattino Bradamante annuncia di voler ripartire, desiderosa di uscire dalla situazione imbarazzante. Fiordispina soffre ancora di più, ma le dona un bel cavallo riccamente ornato e una sopravveste preziosa ricamata da lei stessa. |
| Ottava 46 Accompagnolla un pezzo Fiordispina, poi fe’ piangendo al suo castel ritorno. La mia sorella sì ratto camina, che venne a Montalbano anco quel giorno. 365Noi suoi fratelli e la madre meschina tutti le siamo festeggiando intorno; che di lei non sentendo, avuto forte dubbio e tema avevàn de la sua morte. | Fiordispina accompagna Bradamante per un tratto di strada e torna piangendo al castello. La guerriera cavalca velocemente fino a Montalbano, dove la madre e i fratelli la accolgono con gioia: da tempo non avevano sue notizie e temevano che fosse morta. |
| Ottava 47 Mirammo (al trar de l’elmo) al mozzo crine, 370ch’intorno al capo prima s’avolgea; così le sopraveste peregrine ne fer meravigliar, ch’indosso avea. Ed ella il tutto dal principio al fine narronne, come dianzi io vi dicea: 375come ferita fosse al bosco, e come lasciasse, per guarir, le belle chiome; | I familiari restano colpiti dai capelli corti di Bradamante e dalle vesti insolite che porta. Lei racconta allora ogni cosa: l'agguato dei saraceni, la ferita, il taglio dei capelli e tutto ciò che è accaduto durante il viaggio. |
| Ottava 48 e come poi dormendo in ripa all’acque, la bella cacciatrice sopragiunse, a cui la falsa sua sembianza piacque; 380e come da la schiera la disgiunse. Del lamento di lei poi nulla tacque, che di pietade l’anima ci punse; e come alloggiò seco, e tutto quello che fece fin che ritornò al castello. | Bradamante descrive anche l'incontro con Fiordispina mentre dormiva presso la fonte, il fraintendimento della principessa e i suoi lamenti dolorosi. Narra la permanenza nel castello e gli eventi fino al ritorno a casa. |
| Ottava 49 385Di Fiordispina gran notizia ebb’io, ch’in Siragozza e già la vidi in Francia, e piacquer molto all’appetito mio i suoi begli occhi e la polita guancia: ma non lasciai fermarvisi il disio, 390che l’amar senza speme è sogno e ciancia. Or, quando in tal ampiezza mi si porge, l’antiqua fiamma subito risorge. | Ricciardetto conosceva Fiordispina e ne aveva ammirato la bellezza a Saragozza e in Francia. Non aveva mai coltivato quella passione perché la riteneva senza speranza; dopo aver ascoltato la sorella, però, il vecchio desiderio si riaccende. |
| Ottava 50 Di queste speme Amor ordisce i nodi, che d’altre fila ordir non li potea, 395onde mi piglia: e mostra insieme i modi che da la donna avrei quel ch’io chiedea. A succeder saran facil le frodi; che come spesso altri ingannato avea la simiglianza c’ho di mia sorella, 400forse anco ingannerà questa donzella. | Ricciardetto pensa che la somiglianza con Bradamante possa offrirgli una possibilità: se è già stata sufficiente a ingannare tante altre persone, potrebbe ingannare anche Fiordispina e permettergli di avvicinarla. |
| Ottava 51 Faccio o nol faccio? Al fin mi par che buono sempre cercar quel che diletti sia. Del mio pensier con altri non ragiono, né vo’ ch’in ciò consiglio altri mi dia. 405Io vo la notte ove quell’arme sono che s’avea tratte la sorella mia: tolgole, e col destrier suo via camino, né sto aspettar che luca il matutino. | Dopo aver esitato, Ricciardetto decide di tentare senza chiedere consiglio a nessuno. Di notte prende di nascosto le armi e il cavallo della sorella e parte immediatamente, prima dell'alba, per raggiungere Fiordispina. |
| Ottava 52 Io me ne vo la notte (Amore è duce) 410a ritrovar la bella Fiordispina; e v’arrivai che non era la luce del sole ascosa ancor ne la marina. Beato è chi correndo si conduce prima degli altri a dirlo alla regina, 415da lei sperando per l’annunzio buono acquistar grazia e riportarne dono. | Guidato dall'amore, Ricciardetto cavalca fino al castello e vi giunge prima del tramonto. La notizia del ritorno di quella che tutti credono Bradamante viene portata alla principessa, che premia con gioia chi gliela annuncia. |
| Ottava 53 Tutti m’aveano tolto così in fallo, com’hai tu fatto ancor, per Bradamante; tanto più che le vesti ebbi e ’l cavallo 420con che partita era ella il giorno inante. Vien Fiordispina di poco intervallo con feste incontra e con carezze tante, e con sì allegro viso e sì giocondo, che più gioia mostrar non potria al mondo. | Gli abitanti scambiano Ricciardetto per Bradamante, come aveva fatto Ruggiero, perché indossa le stesse armi e monta lo stesso cavallo. Fiordispina lo raggiunge felicissima, accogliendolo con grandi feste e manifestazioni d'affetto. |
| Ottava 54 425Le belle braccia al collo indi mi getta, e dolcemente stringe, e bacia in bocca. Tu puoi pensar s’allora la saetta dirizzi Amor, s’in mezzo il cor mi tocca. Per man mi piglia, e in camera con fretta 430mi mena; e non ad altri, ch’a lei, tocca che da l’elmo allo spron l’arme mi slacci e nessun altro vuol che se n’impacci. | Fiordispina gli getta le braccia al collo, lo stringe e lo bacia sulle labbra. Ricciardetto ne è profondamente emozionato. Lei lo conduce personalmente nella camera e insiste per togliergli da sola tutte le armi, dall'elmo agli speroni. |
| Ottava 55 Poi fattasi arrecare una sua veste adorna e ricca, di sua man la spiega, 435e come io fossi femina, mi veste, e in reticella d’oro il crin mi lega. Io muovo gli occhi con maniere oneste, né ch’io sia donna alcun mio gesto niega. La voce ch’accusar mi potea forse, 440sì ben usai, ch’alcun non se n’accorse. | Fiordispina gli fa indossare una propria veste ricca e gli raccoglie i capelli in una reticella d'oro. Ricciardetto imita con attenzione gli atteggiamenti femminili e riesce persino a modulare la voce in modo che nessuno sospetti l'inganno. |
| Ottava 56 Uscimmo poi là dove erano molte persone in sala, e cavallieri e donne, dai quali fummo con l’onor raccolte, ch’alle regine fassi e gran madonne. 445Quivi d’alcuni mi risi io più volte, che non sappiendo ciò che sotto gonne si nascondesse valido e gagliardo, mi vagheggiavan con lascivo sguardo. | I due entrano nel salone, dove cavalieri e dame li accolgono con gli onori dovuti a persone di alto rango. Ricciardetto si diverte vedendo alcuni uomini ammirarlo con desiderio, ignari che sotto gli abiti femminili si nasconda un giovane robusto. |
| Ottava 57 Poi che si fece la notte più grande, 450e già un pezzo la mensa era levata, la mensa, che fu d’ottime vivande, secondo la stagione, apparecchiata; non aspetta la donna ch’io domande quel che m’era cagion del venir stata: 455ella m’invita per sua cortesia, che quella notte a giacer seco io stia. | La sera, terminata una cena sontuosa, Fiordispina invita spontaneamente quella che crede Bradamante a dormire con lei. Ricciardetto ottiene così senza doverlo chiedere l'occasione per la quale era venuto. |
| Ottava 58 Poi che donne e donzelle ormai levate si furo, e paggi e camerieri intorno, essendo ambe nel letto dispogliate, 460coi torchi accesi che parea di giorno, io cominciai: – Non vi maravigliate, madonna, se sì tosto a voi ritorno; che forse v’andavate imaginando di non mi riveder fin Dio sa quando. | Quando domestici e cortigiani si ritirano e i due restano soli nel letto illuminato dalle torce, Ricciardetto comincia a parlare. Chiede a Fiordispina di non stupirsi per un ritorno tanto rapido, che forse non si aspettava prima di molto tempo. |
| Ottava 59 465Dirò prima la causa del partire, poi del ritorno l’udirete ancora. Se ’l vostro ardor, madonna, intiepidire potuto avessi col mio far dimora, vivere in vostro servizio e morire 470voluto avrei, né starne senza un’ora; ma visto quanto il mio star vi nocessi, per non poter far meglio, andare elessi. | Ricciardetto dichiara di voler spiegare prima la partenza e poi il ritorno. Fingendosi Bradamante, sostiene che sarebbe rimasta volentieri al servizio di Fiordispina, ma aveva deciso di allontanarsi per non aggravare la sofferenza amorosa della principessa. |
| Ottava 60 Fortuna mi tirò fuor del camino in mezzo un bosco d’intricati rami, 475dove odo un grido risonar vicino, come di donna che soccorso chiami. V’accorro, e sopra un lago cristallino ritrovo un fauno ch’avea preso agli ami in mezzo l’acqua una donzella nuda, 480e mangiarsi, il crudel, la volea cruda. | Racconta una vicenda inventata: mentre attraversava un bosco, aveva sentito una donna chiedere aiuto e, accorsa presso un lago limpido, aveva visto un fauno che aveva catturato una ninfa nuda e voleva divorarla. |
| Ottava 61 Colà mi trassi, e con la spada in mano (perch’aiutar non la potea altrimente) tolsi di vita il pescator villano: ella saltò ne l’acqua immantinente. 485– Non m’avrai (disse) dato aiuto invano: ben ne sarai premiato e riccamente quanto chieder saprai, perché son ninfa che vivo dentro a questa chiara linfa; | Secondo la storia, Ricciardetto aveva ucciso il fauno con la spada, liberando la prigioniera. La ninfa era tornata immediatamente nell'acqua e aveva promesso una ricchissima ricompensa, rivelando di possedere poteri straordinari. |
| Ottava 62 ed ho possanza far cose stupende, 490e sforzar gli elementi e la natura. Ghiedi tu, quanto il mio valor s’estende, poi lascia a me di satisfarti cura. Dal ciel la luna al mio cantar discende, s’agghiaccia il fuoco, e l’aria si fa dura; 495ed ho talor con semplici parole mossa la terra, ed ho fermato il sole. – | La ninfa avrebbe spiegato di poter dominare gli elementi naturali con la magia: richiamare la luna, congelare il fuoco, rendere solida l'aria, muovere la terra e fermare persino il sole. Invitò quindi il suo salvatore a chiederle ciò che desiderava. |
| Ottava 63 Non le domando a questa offerta unire tesor, né dominar populi e terre, né in più virtù né in più vigor salire, 500né vincer con onor tutte le guerre; ma sol che qualche via donde il desire vostro s’adempia, mi schiuda e disserre: né più le domando un ch’un altro effetto, ma tutta al suo giudicio mi rimetto. | Ricciardetto sostiene di non aver chiesto ricchezze, regni, forza o gloria militare, ma soltanto un mezzo per realizzare il desiderio di Fiordispina. Lasciò alla ninfa la scelta del miracolo adatto a ottenere quel risultato. |
| Ottava 64 505Ebbile a pena mia domanda esposta, ch’un’altra volta la vidi attuffata; né fece al mio parlare altra risposta, che di spruzzar vêr me l’acqua incantata: la qual non prima al viso mi s’accosta, 510ch’io (non so come) son tutta mutata. Io ’l veggo, io ’l sento, e a pena vero parmi: sento in maschio, di femina, mutarmi. | La ninfa, sempre nella sua invenzione, si immerse nel lago e gli spruzzò addosso acqua incantata. Appena toccato dal liquido, il corpo di quella che Fiordispina credeva Bradamante si sarebbe trasformato da femmina in maschio. |
| Ottava 65 E se non fosse che senza dimora vi potete chiarir, nol credereste: 515e qual nell’altro sesso, in questo ancora ho le mie voglie ad ubbidirvi preste. Commandate lor pur, che fieno or ora e sempremai per voi vigile e deste. – Così le dissi; e feci ch’ella istessa 520trovò con man la veritade espressa. | Ricciardetto afferma che il miracolo può essere verificato direttamente e che, pur avendo cambiato sesso, il suo amore e il desiderio di compiacere Fiordispina sono rimasti identici. La invita a constatare personalmente la trasformazione, continuando così l'inganno. |
| Ottava 66 Come interviene a chi già fuor di speme di cosa sia che nel pensier molt’abbia, che mentre più d’esserne privo geme, più se n’afflige e se ne strugge e arrabbia; 525se ben la trova poi, tanto gli preme l’aver gran tempo seminato in sabbia, e la disperazion l’ha sì male uso, che non crede a se stesso, e sta confuso: | Il narratore paragona la reazione di Fiordispina a quella di chi ha sofferto tanto per un desiderio impossibile da non riuscire a credere alla sua realizzazione neppure quando si presenta. La lunga disperazione rende difficile accogliere la felicità improvvisa. |
| Ottava 67 così la donna, poi che tocca e vede 530quel di ch’avuto avea tanto desire, agli occhi, al tatto, a se stessa non crede, e sta dubbiosa ancor di non dormire; e buona prova bisognò a far fede, che sentia quel che le parea sentire. 535– Fa, Dio (disse ella), se son sogni questi, ch’io dorma sempre, e mai più non mi desti. – | Fiordispina vede e tocca ciò che ha tanto desiderato, ma inizialmente dubita ancora dei propri sensi e teme di essere addormentata. Solo dopo essersi convinta esclama che, se tutto è un sogno, vorrebbe non svegliarsi mai. |
| Ottava 68 Non rumor di tamburi o suon di trombe furon principio all’amoroso assalto, ma baci ch’imitavan le colombe, 540davan segno or di gire, or di fare alto. Usammo altr’arme che saette o frombe. Io senza scale in su la rocca salto e lo stendardo piantovi di botto, e la nimica mia mi caccio sotto. | I due iniziano l'incontro amoroso senza armi da guerra né trombe: i baci ne segnano i momenti. Ricciardetto descrive scherzosamente l'unione attraverso immagini di un assedio vittorioso, nel quale entra senza scale nella fortezza e vi pianta la propria insegna. |
| Ottava 69 545Se fu quel letto la notte dinanti pien di sospiri e di querele gravi, non stette l’altra poi senza altretanti risi, feste, gioir, giochi soavi. Non con più nodi i flessuosi acanti 550le colonne circondano e le travi, di quelli con che noi legammo stretti e colli e fianchi e braccia e gambe e petti. | La notte precedente Fiordispina aveva riempito il letto di pianti e sospiri; questa volta i due trascorrono ore di gioia, tenerezze e piacere. Ariosto paragona i loro abbracci strettissimi ai rami delle piante che si avvolgono alle colonne. |
| Ottava 70 La cosa stava tacita fra noi, sì che durò il piacer per alcun mese: 555pur si trovò chi se n’accorse poi, tanto che con mio danno il re lo ’ntese. Voi che mi liberaste da quei suoi che ne la piazza avean le fiamme accese, comprendere oggimai potete il resto; 560ma Dio sa ben con che dolor ne resto. – | La relazione rimane segreta per diversi mesi, ma infine qualcuno la scopre e la riferisce al re. Da questa denuncia deriva la condanna al rogo da cui Ruggiero ha appena salvato Ricciardetto, che conclude il racconto ricordando con dolore la perdita di Fiordispina. |
| Ottava 71 Così a Ruggier narrava Ricciardetto, e la notturna via facea men grave, salendo tuttavia verso un poggetto cinto di ripe e di pendici cave. 565Un erto calle e pien di sassi e stretto apria il camin con faticosa chiave. Sedea al sommo un castel detto Agrismonte, ch’ave’ in guardia Aldigier di Chiaramonte. | Mentre Ricciardetto racconta, lui e Ruggiero percorrono il sentiero notturno che sale verso un'altura dalle pendici ripide. Alla sommità si trova il castello di Agrismonte, custodito da Aldigiero di Chiaramonte. |
| Ottava 72 Di Buovo era costui figliuol bastardo, 570fratel di Malagigi e di Viviano; chi legitimo dice di Gherardo, è testimonio temerario e vano. Fosse come si voglia, era gagliardo, prudente, liberal, cortese, umano; 575e facea quivi le fraterne mura la notte e il dì guardar con buona cura. | Aldigiero è figlio naturale di Buovo e fratello di Malagigi e Viviano. Il narratore respinge una diversa tradizione sulla sua nascita, ma sottolinea soprattutto che è un uomo forte, prudente, generoso e attento alla difesa del castello di famiglia. |
| Ottava 73 Raccolse il cavallier cortesemente, come dovea, il cugin suo Ricciardetto, ch’amò come fratello; e parimente 580fu ben visto Ruggier per suo rispetto. Ma non gli uscì già incontra allegramente, come era usato, anzi con tristo aspetto, perch’uno aviso il giorno avuto avea, che nel viso e nel cor mesto il facea. | Aldigiero accoglie calorosamente il cugino Ricciardetto, che ama come un fratello, e tratta con uguale riguardo Ruggiero. Tuttavia appare triste, diversamente dal solito: quel giorno ha ricevuto una notizia che lo preoccupa profondamente. |
| Ottava 74 585A Ricciardetto in cambio di saluto disse: – Fratello, abbiàn nuova non buona. Per certissimo messo oggi ho saputo che Bertolagi iniquo di Baiona con Lanfusa crudel s’è convenuto, 590che preziose spoglie esso a lei dona, ed essa a lui pon nostri frati in mano, il tuo bon Malagigi e il tuo Viviano. | Appena incontra Ricciardetto, Aldigiero gli annuncia che il malvagio Bertolagi di Baiona ha concluso un patto con la crudele Lanfusa: in cambio di oggetti preziosi, la donna gli consegnerà Malagigi e Viviano, fratelli dei due cavalieri. |
| Ottava 75 Ella dal dì che Ferraù li prese, gli ha ognor tenuti in loco oscuro e fello, 595fin che ’l brutto contratto e discortese n’ha fatto con costui di ch’io favello. Gli de’ mandar domane al Maganzese nei confin tra Baiona e un suo castello. Verrà in persona egli a pagar la mancia 600che compra il miglior sangue che sia in Francia. | Lanfusa teneva prigionieri Malagigi e Viviano da quando Ferraù li aveva catturati. Ora intende consegnarli il giorno seguente a Bertolagi, un membro della famiglia dei Maganzesi, in una località al confine dei suoi domini, dove egli verrà di persona a pagare. |
| Ottava 76 Rinaldo nostro n’ho avisato or ora, ed ho cacciato il messo di galoppo; ma non mi par ch’arrivar possa ad ora che non sia tarda, che ’l camino è troppo. 605Io non ho meco gente da uscir fuora: l’animo è pronto, ma il potere è zoppo. Se gli ha quel traditor, li fa morire: sì che non so che far, non so che dire. – | Aldigiero ha già mandato un messaggero a Rinaldo per chiedere aiuto, ma teme che non arriverà in tempo. Non dispone di soldati sufficienti per agire da solo e sa che, se Bertolagi riceverà i prigionieri, li farà uccidere. |
| Ottava 77 La dura nuova a Ricciardetto spiace, 610e perché spiace a lui, spiace a Ruggiero; che poi che questo e quel vede che tace, né tra’ profitto alcun del suo pensiero, disse con grande ardir: – Datevi pace: sopra me quest’impresa tutta chero; 615e questa mia varrà per mille spade a riporvi i fratelli in libertade. | Ricciardetto è profondamente addolorato dalla notizia e Ruggiero, vedendo la disperazione dei due, si offre di assumersi da solo l'impresa. Promette che la sua spada sarà più utile di mille altre e riuscirà a liberare i fratelli. |
| Ottava 78 Io non voglio altra gente, altri sussidi, ch’io credo bastar solo a questo fatto; io vi domando solo un che mi guidi 620al luogo ove si dee fare il baratto. Io vi farò sin qui sentire i gridi di chi sarà presente al rio contratto. – Così dicea; né dicea cosa nuova all’un de’ dui, che n’avea visto pruova. | Ruggiero ribadisce di non voler rinforzi: chiede soltanto una guida fino al luogo dello scambio e assicura che i suoi colpi si sentiranno perfino da Agrismonte. Ricciardetto non dubita della promessa, avendo già visto la sua forza in azione. |
| Ottava 79 625L’altro non l’ascoltava, se non quanto s’ascolti un ch’assai parli e sappia poco: ma Ricciardetto gli narrò da canto come fu per costui tratto del fuoco; e ch’era certo che maggior del vanto 630faria veder l’effetto a tempo e a loco. Gli diede allor udienza più che prima, e riverillo, e fe’ di lui gran stima. | Aldigiero all'inizio considera poco credibile la sicurezza di Ruggiero, ma Ricciardetto gli racconta come il cavaliere lo abbia salvato dal rogo. A quel punto Aldigiero gli presta maggiore attenzione e lo tratta con grandissimo rispetto. |
| Ottava 80 Ed alla mensa, ove la Copia fuse il corno, l’onorò come suo donno. 635Quivi senz’altro aiuto si concluse che liberare i duo fratelli ponno. Intanto sopravenne e gli occhi chiuse ai signori e ai sergenti il pigro Sonno, fuor ch’a Ruggier; che, per tenerlo desto, 640gli punge il cor sempre un pensier molesto. | Durante il banchetto Ruggiero viene onorato come un signore. I tre decidono che potranno liberare i prigionieri senza altri aiuti. Quando giunge la notte, tutti si addormentano tranne Ruggiero, ancora tormentato da un pensiero. |
| Ottava 81 L’assedio d’Agramante ch’avea il giorno udito dal corrier, gli sta nel core. Ben vede ch’ogni minimo soggiorno che faccia d’aiutarlo, è suo disnore. 645Quanta gli sarà infamia, quanto scorno, se coi nemici va del suo signore! Oh come a gran viltade, a gran delitto, battezzandosi alor, gli sarà ascritto! | Ruggiero continua a pensare alla notizia dell'assedio di Agramante. Ogni ritardo nel soccorrere il proprio sovrano gli sembra disonorevole; teme inoltre di essere giudicato un traditore se si schierasse con i cristiani mentre il suo re è in pericolo. |
| Ottava 82 Potria in ogn’altro tempo esser creduto 650che vera religion l’avesse mosso; ma ora che bisogna col suo aiuto Agramante d’assedio esser riscosso, più tosto da ciascun sarà tenuto che timore e viltà l’abbia percosso, 655ch’alcuna opinion di miglior fede: questo il cor di Ruggier stimula e fiede. | Se Ruggiero si convertisse al cristianesimo in un momento diverso, tutti potrebbero riconoscerne la sincerità. Farlo ora, mentre Agramante ha bisogno di lui, darebbe invece l'impressione che agisca per paura e opportunismo e non per fede. |
| Ottava 83 Che s’abbia da partire anco lo punge senza licenza de la sua regina. Quando questo pensier, quando quel giunge, 660che ’l dubio cor diversamente inchina. Gli era l’aviso riuscito lunge di trovarla al castel di Fiordispina, dove insieme dovean, come ho già detto, in soccorso venir di Ricciardetto. | Ruggiero è turbato anche dalla possibilità di partire senza il permesso di Bradamante. Non sa quale decisione prendere e ricorda di aver sperato di incontrarla nel castello di Fiordispina, dove era venuto a soccorrere Ricciardetto. |
| Ottava 84 665Poi gli sovien ch’egli le avea promesso di seco a Vallombrosa ritrovarsi. Pensa ch’andar v’abbi ella, e quivi d’esso che non vi trovi poi, maravigliarsi. Potesse almen mandar lettera o messo, 670sì ch’ella non avesse a lamentarsi che, oltre ch’egli mal le avea ubbidito, senza far motto ancor fosse partito. | Poi ricorda di aver promesso a Bradamante di incontrarla a Vallombrosa e teme che la donna lo aspetti inutilmente. Vorrebbe almeno mandarle un messaggio per spiegare perché non ha obbedito ai suoi desideri e deve partire senza salutarla. |
| Ottava 85 Poi che più cose imaginate s’ebbe, pensa scriverle al fin quanto gli accada; 675e ben ch’egli non sappia come debbe la lettera inviar, sì che ben vada, non però vuol restar; che ben potrebbe alcun messo fedel trovar per strada. Più non s’indugia, e salta de le piume; 680si fa dar carta, inchiostro, penna e lume. | Dopo aver riflettuto a lungo, Ruggiero decide di scrivere una lettera, anche se non sa ancora come farla arrivare. Spera di incontrare lungo la strada un messaggero fidato; si alza quindi dal letto e chiede carta, penna, inchiostro e una luce. |
| Ottava 86 I camarier discreti ed aveduti arrecano a Ruggier ciò che commanda. Egli comincia a scrivere, e i saluti (come si suol) nei primi versi manda: 685poi narra degli avisi che venuti son dal suo re, ch’aiuto gli domanda; e se l’andata sua non è ben presta, o morto o in man degli nimici resta. | I servitori gli portano ciò che serve. Ruggiero apre la lettera con i saluti e racconta a Bradamante che il suo re Agramante ha chiesto aiuto: se il soccorso tarderà ancora, rischia di morire o cadere prigioniero dei nemici. |
| Ottava 87 Poi seguita, ch’essendo a tal partito, 690e ch’a lui per aiuto si volgea, vedesse ella che ’l biasmo era infinito s’a quel punto negar gli lo volea; e ch’esso, a lei dovendo esser marito, guardarsi da ogni macchia si dovea; 695che non si convenia con lei, che tutta era sincera, alcuna cosa brutta. | Nella lettera Ruggiero spiega che negare aiuto al proprio sovrano in un momento tanto disperato sarebbe una vergogna incancellabile. Proprio perché vuole diventare marito di Bradamante, deve mantenere l'onore immacolato, degno di una donna così sincera. |
| Ottava 88 E se mai per adietro un nome chiaro, ben oprando, cercò di guadagnarsi, e guadagnato poi, se avuto caro, 700se cercato l’avea di conservarsi; or lo cercava, e n’era fatto avaro, poi che dovea con lei participarsi, la qual sua moglie, e totalmente in dui corpi esser dovea un’anima con lui. | Ruggiero aggiunge di aver sempre cercato e custodito un nome glorioso grazie alle proprie imprese; ora tiene ancora più alla sua reputazione perché desidera condividerla con Bradamante, con cui sogna di formare un'unica vita. |
| Ottava 89 705E sì come già a bocca le avea detto, le ridicea per questa carta ancora: finito il tempo in che per fede astretto era al suo re, quando non prima muora, che si farà cristian così d’effetto, 710come di buon voler stato era ogni ora; e ch’al padre e a Rinaldo e agli altri suoi per moglie domandar la farà poi. | Ripete poi per iscritto la promessa già fatta a voce: quando sarà libero dagli obblighi verso Agramante, se sarà ancora vivo, diventerà cristiano e chiederà ufficialmente Bradamante in moglie al padre, a Rinaldo e agli altri familiari. |
| Ottava 90 – Voglio (le soggiungea), quando vi piaccia, l’assedio al mio signor levar d’intorno, 715acciò che l’ignorante vulgo taccia, il qual direbbe, a mia vergogna e scorno: Ruggier, mentre Agramante ebbe bonaccia, mai non l’abandonò notte né giorno; or che Fortuna per Carlo si piega, 720egli col vincitor l’insegna spiega. | Ruggiero chiede soltanto di poter contribuire prima a liberare il campo di Agramante, affinché nessuno possa accusarlo di aver abbandonato il re nei giorni difficili dopo essergli rimasto fedele quando tutto andava bene. |
| Ottava 91 Voglio quindici dì termine o venti, tanto che comparir possa una volta, sì che degli africani alloggiamenti la grave ossedion per me sia tolta. 725Intanto cercherò convenienti cagioni, e che sian giuste, di dar volta. Io vi domando per mio onor sol questo: tutto poi vostro è di mia vita il resto. – | Domanda a Bradamante una proroga di quindici o venti giorni per soccorrere almeno una volta i saraceni assediati. In seguito cercherà un motivo giusto per sciogliere i legami con il sovrano; per ora reclama soltanto questo breve tempo in nome dell'onore, promettendole tutta la vita futura. |
| Ottava 92 In simili parole si diffuse 730Ruggier, che tutte non so dirvi a pieno; e seguì con molt’altre, e non concluse fin che non vide tutto il foglio pieno; e poi piegò la lettera e la chiuse, e suggellata se la pose in seno, 735con speme che gli occorra il dì seguente chi alla donna la dia secretamente. | Ruggiero prolunga la lettera con molte altre parole affettuose e spiegazioni, fino a riempire il foglio. Poi lo piega, lo sigilla e lo tiene sul petto, sperando di trovare l'indomani qualcuno che lo consegni segretamente a Bradamante. |
| Ottava 93 Chiusa ch’ebbe la lettera, chiuse anco gli occhi sul letto, e ritrovò quiete; che ’l Sonno venne, e sparse il corpo stanco 740col ramo intinto nel liquor di Lete: e posò fin ch’un nembo rosso e bianco di fiori sparse le contrade liete del lucido oriente d’ogn’intorno, ed indi uscì de l’aureo albergo il giorno. | Dopo aver scritto, Ruggiero riesce finalmente ad addormentarsi. Il sonno calma il suo corpo stanco fino all'alba, quando la luce del giorno colora l'orizzonte e pone fine alla notte. |
| Ottava 94 745E poi ch’a salutar la nuova luce pei verdi rami incominciar gli augelli, Aldigier che voleva essere il duce di Ruggiero e de l’altro, e guidar quelli ove faccin che dati in mano al truce 750Bertolagi non siano i duo fratelli, fu ’l primo in piede; e quando sentir lui, del letto usciro anco quegli altri dui. | Con il canto mattutino degli uccelli, Aldigiero si alza per primo: vuole guidare Ruggiero e Ricciardetto al luogo in cui avverrà lo scambio dei prigionieri. Sentendolo muoversi, anche gli altri due lasciano il letto. |
| Ottava 95 Poi che vestiti furo e bene armati, coi duo cugin Ruggier si mette in via, 755già molto indarno avendoli pregati che questa impresa a lui tutta si dia; ma essi, pel desir c’han de’ lor frati, e perché lor parea discortesia, steron negando più duri che sassi, 760né consentiron mai che solo andassi. | I tre indossano le armi e partono insieme. Ruggiero aveva insistito perché l'impresa fosse affidata soltanto a lui, ma i due cugini rifiutano fermamente di restare a casa, sia per il desiderio di salvare i fratelli sia per non lasciarlo solo. |
| Ottava 96 Giunsero al loco il dì che si dovea Malagigi mutar nei carriaggi. Era un’ampla campagna che giacea tutta scoperta agli apollinei raggi. 765Quivi né allor né mirto si vedea, né cipressi né frassini né faggi, ma nuda ghiara, e qualche umil virgulto non mai da marra o mai da vomer culto. | Arrivano nel giorno stabilito al luogo dello scambio: è una grande pianura esposta al sole, senza alberi né ripari, ricoperta soprattutto di ghiaia e di poche piante basse mai coltivate. |
| Ottava 97 I tre guerrieri arditi si fermaro 770dove un sentier fendea quella pianura; e giunger quivi un cavallier miraro, ch’avea d’oro fregiata l’armatura, e per insegna in campo verde il raro e bello augel che più d’un secol dura. 775Signor, non più, che giunto al fin mi veggio di questo canto, e riposarmi chieggio. | I tre si fermano presso un sentiero che attraversa la pianura e vedono avvicinarsi un cavaliere dall'armatura ornata d'oro, con uno stemma verde raffigurante un uccello famoso per la sua lunghissima vita. Ariosto interrompe il racconto per concludere il canto. |