L’Orlando furioso · Ludovico Ariosto
Canto ventiduesimo
Testo originale e parafrasi
Ogni ottava affianca il testo originale alla parafrasi in italiano contemporaneo.
| Testo originale | Parafrasi |
|---|---|
| Ottava 1 1Cortesi donne e grate al vostro amante, voi che d’un solo amor sète contente, come che certo sia, fra tante e tante, che rarissime siate in questa mente; 5non vi dispiaccia quel ch’io dissi inante, quando contra Gabrina fui sì ardente, e s’ancor son per spendervi alcun verso, di lei biasmando l’animo perverso. | Ariosto si rivolge alle donne fedeli, soddisfatte di amare una sola persona, che considera purtroppo rare. Chiede loro di non offendersi per le dure parole già dedicate a Gabrina e per quelle che dovrà ancora rivolgerle: la sua condanna riguarda quella donna malvagia, non tutte le donne. |
| Ottava 2 Ella era tale; e come imposto fummi 10da chi può in me, non preterisco il vero. Per questo io non oscuro gli onor summi d’una e d’un’altra ch’abbia il cor sincero. Quel che ’l Maestro suo per trenta nummi diede a’ Iudei, non nocque a Ianni o a Piero; 15né d’Ipermestra è la fama men bella, se ben di tante inique era sorella. | Il poeta insiste che Gabrina è realmente perversa e che il dovere di raccontare la verità gli impone di dirlo. Questo non toglie nulla al valore delle donne oneste: così il tradimento di Giuda non macchiò la fama degli altri apostoli, né la malvagità delle sorelle diminuì la gloria di Ipermestra. |
| Ottava 3 Per una che biasmar cantando ardisco (che l’ordinata istoria così vuole), lodarne cento incontra m’offerisco, 20e far lor virtù chiara più che ’l sole. Ma tornando al lavor che vario ordisco, ch’a molti, lor mercé, grato esser suole, del cavallier di Scozia io vi dicea, ch’un alto grido appresso udito avea. | Per ogni donna che è costretto a criticare, Ariosto sarebbe lieto di celebrarne cento virtuose. Poi riprende il filo della storia interrotta: Zerbino, il cavaliere scozzese, aveva udito un forte grido proveniente da poco lontano. |
| Ottava 4 25Fra due montagne entrò in un stretto calle onde uscia il grido, e non fu molto inante, che giunse dove in una chiusa valle si vide un cavallier morto davante. Chi sia dirò; ma prima dar le spalle 30a Francia voglio, e girmene in Levante, tanto ch’io trovi Astolfo paladino, che per Ponente avea preso il camino. | Zerbino entra in uno stretto passaggio tra due montagne e raggiunge una valle chiusa, dove trova un cavaliere morto. Il narratore promette di chiarire chi sia, ma sospende per il momento questa vicenda e sposta il racconto verso Oriente, per seguire Astolfo nel suo viaggio verso Occidente. |
| Ottava 5 Io lo lasciai ne la città crudele, onde col suon del formidabil corno 35avea cacciato il populo infedele, e gran periglio toltosi d’intorno, ed a’ compagni fatto alzar le vele, e dal lito fuggir con grave scorno. Or seguendo di lui, dico che prese 40la via d’Armenia, e uscì di quel paese. | Astolfo era stato lasciato nella città governata dalle donne guerriere: suonando il suo terribile corno ne aveva messo in fuga gli abitanti e liberato i compagni dal pericolo, consentendo loro di salpare, anche se con poco onore. Ora prosegue da solo attraverso l'Armenia. |
| Ottava 6 E dopo alquanti giorni in Natalia trovossi, e inverso Bursia il camin tenne; onde, continuando la sua via di qua dal mare, in Tracia se ne venne. 45Lungo il Danubio andò per l’Ungaria; e come avesse il suo destrier le penne, i Moravi e i Boemi passò in meno di venti giorni e la Franconia e il Reno. | Dopo alcuni giorni Astolfo raggiunge l'Anatolia e si dirige verso Bursa; passando poi in Tracia, risale il Danubio attraversando l'Ungheria. Grazie alla velocità straordinaria del suo cavallo percorre in meno di venti giorni Moravia, Boemia, Franconia e le regioni del Reno. |
| Ottava 7 Per la selva d’Ardenna in Aquisgrana 50giunse e in Barbante, e in Fiandra al fin s’imbarca. L’aura che soffia verso tramontana, la vela in guisa in su la prora carca, ch’a mezzo giorno Astolfo non lontana vede Inghilterra, ove nel lito varca. 55Salta a cavallo, e in tal modo lo punge, ch’a Londra quella sera ancora giunge. | Attraversata la foresta delle Ardenne, Astolfo passa per Aquisgrana, il Brabante e le Fiandre, dove si imbarca. Un vento favorevole lo spinge verso l'Inghilterra: sbarcato, monta subito a cavallo e spronandolo arriva a Londra prima che finisca la giornata. |
| Ottava 8 Quivi sentendo poi che ’l vecchio Otone già molti mesi inanzi era in Parigi, e che di nuovo quasi ogni barone 60avea imitato i suoi degni vestigi; d’andar subito in Francia si dispone: e così torna al porto di Tamigi, onde con le vele alte uscendo fuora, verso Calessio fe’ drizzar la prora. | A Londra Astolfo apprende che il vecchio Ottone e molti altri nobili sono già partiti da mesi per Parigi in aiuto di Carlo Magno. Decide di seguirli e ritorna al porto sul Tamigi; da lì salpa con l'intenzione di raggiungere Calais, sulla costa francese. |
| Ottava 9 65Un ventolin che leggiermente all’orza ferendo, avea adescato il legno all’onda, a poco a poco cresce e si rinforza; poi vien sì, ch’al nocchier ne soprabonda. Che li volti la poppa al fine è forza; 70se non, gli caccerà sotto la sponda. Per la schena del mar tien dritto il legno, e fa camin diverso al suo disegno. | Un vento inizialmente leggero comincia a soffiare con sempre maggiore forza, fino a diventare troppo violento per la nave. Il timoniere è costretto a cambiare direzione e a navigare con il vento da poppa per evitare il naufragio; Astolfo viene così portato lontano dalla rotta che aveva scelto. |
| Ottava 10 Or corre a destra, or a sinistra mano, di qua di là, dove fortuna spinge, 75e piglia terra al fin presso a Roano; e come prima il dolce lito attinge, fa rimetter la sella a Rabicano, e tutto s’arma e la spada si cinge. Prende il camino, ed ha seco quel corno 80che gli val più che mille uomini intorno. | La nave viene trascinata qua e là e infine riesce ad approdare presso Rouen. Astolfo fa sellare Rabicano, indossa l'armatura, prende la spada e riparte a cavallo. Porta sempre con sé il corno magico, più utile in caso di pericolo di un intero esercito. |
| Ottava 11 E giunse, traversando una foresta, a piè d’un colle ad una chiara fonte, ne l’ora che ’l monton di pascer resta, chiuso in capanna, o sotto un cavo monte. 85E dal gran caldo e da la sete infesta vinto, si trasse l’elmo da la fronte; legò il destrier tra le più spesse fronde, e poi venne per bere alle fresche onde. | Attraversando una foresta, Astolfo raggiunge una sorgente ai piedi di una collina nelle ore più calde, quando perfino gli animali cercano riparo. Accaldato e assetato, si toglie l'elmo, lega Rabicano in mezzo agli alberi e si avvicina all'acqua fresca per bere. |
| Ottava 12 Non avea messo ancor le labra in molle, 90ch’un villanel che v’era ascoso appresso, sbuca fuor d’una macchia, e il destrier tolle, sopra vi sale, e se ne va con esso. Astolfo il rumor sente, e’l capo estolle; e poi che ’l danno suo vede sì espresso, 95lascia la fonte, e sazio senza bere, gli va dietro correndo a più potere. | Prima che Astolfo riesca a dissetarsi, un contadino nascosto tra i cespugli esce all'improvviso, ruba Rabicano, salta in sella e fugge. Accortosi del furto, Astolfo rinuncia a bere e corre dietro al ladro con tutte le sue forze. |
| Ottava 13 Quel ladro non si stende a tutto corso, che dileguato si saria di botto; ma or lentando or raccogliendo il morso, 100se ne va di galoppo e di buon trotto. Escon del bosco dopo un gran discorso; e l’uno e l’altro al fin si fu ridotto là dove tanti nobili baroni eran senza prigion più che prigioni. | Il ladro, invece di galoppare tanto velocemente da sparire, procede alternando un'andatura moderata a una più sostenuta, quasi volesse essere seguito. Dopo una lunga corsa i due escono dal bosco e arrivano al palazzo incantato, nel quale tanti illustri cavalieri sono prigionieri pur senza catene. |
| Ottava 14 105Dentro il palagio il villanel si caccia con quel destrier che i venti al corso adegua. Forza è ch’Astolfo, il qual lo scudo impaccia, l’elmo e l’altr’arme, di lontan lo segua. Pur giunge anch’egli, e tutta quella traccia 110che fin qui avea seguita, si dilegua; che più né Rabican né ’l ladro vede, e gira gli occhi, e indarno affretta il piede; | Il ladro entra nel palazzo con Rabicano, mentre Astolfo, rallentato dalle armi, lo raggiunge con fatica. Appena varcata la soglia non vede più né il contadino né il cavallo: la traccia che aveva seguito fino a quel momento sembra essere svanita. |
| Ottava 15 affretta il piede e va cercando invano e le logge e le camere e le sale; 115ma per trovare il perfido villano, di sua fatica nulla si prevale. Non sa dove abbia ascoso Rabicano, quel suo veloce sopra ogni animale; e senza frutto alcun tutto quel giorno 120cercò di su di giù, dentro e d’intorno. | Astolfo perlustra logge, camere e sale, ma non riesce a ritrovare il ladro né Rabicano, il cavallo più veloce di qualunque altro. Continua a cercarli per tutto il giorno, all'interno e all'esterno, senza ottenere il minimo risultato. |
| Ottava 16 Confuso e lasso d’aggirarsi tanto, s’avvide che quel loco era incantato; e del libretto ch’avea sempre a canto, che Logistilla in India gli avea dato, 125acciò che, ricadendo in nuovo incanto, potessi aitarsi, si fu ricordato: all’indice ricorse, e vide tosto a quante carte era il rimedio posto. | Sfinito e disorientato, Astolfo capisce infine di trovarsi in un luogo stregato. Ricorda allora il libro di incantesimi ricevuto in India da Logistilla proprio per difendersi da simili pericoli; consulta l'indice e individua le pagine che spiegano come liberarsi dall'inganno. |
| Ottava 17 Del palazzo incantato era difuso 130scritto nel libro; e v’eran scritti i modi di fare il mago rimaner confuso, e a tutti quei prigion di sciorre i nodi. Sotto la soglia era uno spirto chiuso, che facea questi inganni e queste frodi: 135e levata la pietra ov’è sepolto, per lui sarà il palazzo in fumo sciolto. | Nel libro trova una descrizione precisa del palazzo e dei mezzi per sconfiggere Atlante. L'incantesimo dipende da uno spirito nascosto sotto una pietra della soglia: se quella pietra viene sollevata e lo spirito neutralizzato, il palazzo e le sue illusioni si dissolveranno, liberando i prigionieri. |
| Ottava 18 Desideroso di condurre a fine il paladin sì gloriosa impresa, non tarda più che ’l braccio non inchine 140a provar quanto il grave marmo pesa. Come Atlante le man vede vicine per far che l’arte sua sia vilipesa, sospettoso di quel che può avvenire, lo va con nuovi incanti ad assalire. | Astolfo decide di distruggere subito l'incantesimo e si china per sollevare la pesante pietra. Atlante, vedendo che il suo segreto sta per essere scoperto e la sua opera distrutta, cerca immediatamente di fermarlo con nuove illusioni magiche. |
| Ottava 19 145Lo fa con diaboliche sue larve parer da quel diverso, che solea: gigante ad altri, ad altri un villan parve, ad altri un cavallier di faccia rea. Ognuno in quella forma in che gli apparve 150nel bosco il mago, il paladin vedea; sì che per riaver quel che gli tolse il mago, ognuno al paladin si volse. | Atlante fa apparire Astolfo ai vari prigionieri con l'aspetto della persona che ciascuno credeva di inseguire: a qualcuno sembra un gigante, ad altri un contadino o un cavaliere minaccioso. Tutti lo scambiano per chi ha sottratto loro ciò che cercano e si scagliano contro di lui. |
| Ottava 20 Ruggier, Gradasso, Iroldo, Bradamante, Brandimarte, Prasildo, altri guerrieri 155in questo nuovo error si fero inante, per distruggere il duca accesi e fieri. Ma ricordossi il corno in quello istante, che fe’ loro abbassar gli animi altieri. Se non si soccorrea col grave suono, 160morto era il paladin senza perdono. | Ruggiero, Gradasso, Iroldo, Bradamante, Brandimarte, Prasildo e altri guerrieri assalgono Astolfo, convinti di avere finalmente davanti il proprio nemico. Il paladino rischierebbe la vita, ma si ricorda del corno magico, capace di spaventare chiunque ne ascolti il suono. |
| Ottava 21 Ma tosto che si pon quel corno a bocca e fa sentire intorno il suono orrendo, a guisa dei colombi, quando scocca lo scoppio, vanno i cavallier fuggendo. 165Non meno al negromante fuggir tocca, non men fuor de la tana esce temendo pallido e sbigottito, e se ne slunga tanto, che ’l suono orribil non lo giunga. | Appena Astolfo suona il corno, tutti i cavalieri fuggono terrorizzati, come uccelli spaventati da uno sparo. Anche Atlante viene sopraffatto dalla paura, abbandona il suo rifugio e si allontana il più possibile dal suono irresistibile. |
| Ottava 22 Fuggì il guardian coi suo’ prigioni; e dopo 170de le stalle fuggir molti cavalli, ch’altro che fune a ritenerli era uopo, e seguiro i patron per vari calli. In casa non restò gatta né topo al suon che par che dica: Dàlli, dàlli. 175Sarebbe ito con gli altri Rabicano, se non ch’all’uscir venne al duca in mano. | Il mago fugge insieme ai prigionieri e perfino i cavalli scappano dalle stalle, liberandosi dai legami. Nel palazzo non resta più nessun essere vivente. Anche Rabicano sarebbe fuggito, se Astolfo non fosse riuscito ad afferrarlo proprio mentre usciva. |
| Ottava 23 Astolfo, poi ch’ebbe cacciato il mago, levò di su la soglia il grave sasso, e vi ritrovò sotto alcuna imago, 180ed altre cose che di scriver lasso: e di distrugger quello incanto vago, di ciò che vi trovò, fece fraccasso, come gli mostra il libro che far debbia; e si sciolse il palazzo in fumo e in nebbia. | Rimasto solo, Astolfo torna alla soglia, solleva la grande pietra e trova gli oggetti magici nascosti sotto di essa. Li distrugge seguendo le istruzioni di Logistilla: spezzato così il potere dello spirito, l'intero palazzo incantato svanisce come fumo e nebbia. |
| Ottava 24 185Quivi trovò che di catena d’oro di Ruggiero il cavallo era legato, parlo di quel che ’l negromante moro per mandarlo ad Alcina gli avea dato; a cui poi Logistilla fe’ il lavoro 190del freno, ond’era in Francia ritornato, e girato da l’India all’Inghilterra tutto avea il lato destro de la terra. | Fra i cavalli rimasti Astolfo scopre l'ippogrifo di Ruggiero, legato con una catena d'oro. È l'animale volante che Atlante aveva dato al giovane e che Logistilla aveva poi reso governabile mediante un freno speciale, consentendogli di viaggiare attraverso terre lontanissime. |
| Ottava 25 Non so se vi ricorda che la briglia lasciò attaccata all’arbore quel giorno 195che nuda da Ruggier sparì la figlia di Galafrone, e gli fe’ l’alto scorno. Fe’ il volante destrier, con maraviglia di chi lo vide, al mastro suo ritorno; e con lui stette infin al giorno sempre, 200che de l’incanto fur rotte le tempre. | Ariosto ricorda che Ruggiero aveva lasciato l'ippogrifo legato a un albero quando Angelica gli era sfuggita grazie all'anello magico. Il cavallo era tornato spontaneamente da Atlante ed era rimasto con lui fino alla distruzione del palazzo. |
| Ottava 26 Non potrebbe esser stato più giocondo d’altra aventura Astolfo, che di questa; che per cercar la terra e il mar, secondo ch’avea desir, quel ch’a cercar gli resta, 205e girar tutto in pochi giorni il mondo, troppo venìa questo ippogrifo a sesta. Sapea egli ben quanto a portarlo era atto, che l’avea altrove assai provato in fatto. | Astolfo è felicissimo di trovare l'ippogrifo: desidera infatti esplorare terre e mari, e un animale capace di volare gli permetterà di attraversare il mondo in pochissimo tempo. Sa già che è affidabile perché lo aveva visto usare e cavalcato in precedenza. |
| Ottava 27 Quel giorno in India lo provò, che tolto 210da la savia Melissa fu di mano a quella scelerata che travolto gli avea in mirto silvestre il viso umano: e ben vide e notò come raccolto gli fu sotto la briglia il capo vano 215da Logistilla, e vide come istrutto fosse Ruggier di farlo andar per tutto. | Astolfo ricorda l'esperienza avuta in India, dopo che Melissa l'aveva liberato dall'incantesimo di Alcina che lo aveva trasformato in un mirto. Aveva visto Logistilla domare l'ippogrifo con il freno e insegnare a Ruggiero a guidarlo in qualunque direzione. |
| Ottava 28 Fatto disegno l’ippogrifo torsi, la sella sua, ch’appresso avea, gli messe; e gli fece, levando da più morsi 220una cosa ed un’altra, un che lo resse; che dei destrier ch’in fuga erano corsi, quivi attaccate eran le briglie spesse. Ora un pensier di Rabicano solo lo fa tardar che non si leva a volo. | Deciso a prendere l'ippogrifo, Astolfo gli mette la sella e prepara delle briglie adatte utilizzando ciò che trova fra i finimenti lasciati dai cavalli fuggiti. È pronto a partire in volo, ma il pensiero di abbandonare Rabicano lo trattiene ancora a terra. |
| Ottava 29 225D’amar quel Rabicano avea ragione; che non v’era un miglior per correr lancia, e l’avea da l’estrema regione de l’India cavalcato insin in Francia. Pensa egli molto; e in somma si dispone 230darne più tosto ad un suo amico mancia, che, lasciandolo quivi in su la strada, se l’abbia il primo ch’a passarvi accada. | Astolfo è affezionato a Rabicano, un cavallo eccezionale per i combattimenti, con il quale ha attraversato la strada dall'India alla Francia. Dopo aver riflettuto, decide che è meglio affidarlo a un amico piuttosto che lasciarlo incustodito perché lo prenda il primo viandante. |
| Ottava 30 Stava mirando se vedea venire pel bosco o cacciatore o alcun villano, 235da cui far si potesse indi seguire a qualche terra, e trarvi Rabicano. Tutto quel giorno e sin all’apparire de l’altro stette riguardando invano. L’altro matin, ch’era ancor l’aer fosco, 240veder gli parve un cavallier pel bosco. | Per tutto il giorno Astolfo osserva la foresta, sperando di incontrare un cacciatore o un contadino disposto a portare Rabicano in un luogo sicuro. Passa anche la notte senza vedere nessuno. Solo all'alba del giorno seguente scorge finalmente un cavaliere avanzare tra gli alberi. |
| Ottava 31 Ma mi bisogna, s’io vo’ dirvi il resto, ch’io trovi Ruggier prima e Bradamante. Poi che si tacque il corno, e che da questo loco la bella coppia fu distante, 245guardò Ruggiero, e fu a conoscer presto quel che fin qui gli avea nascoso Atlante: fatto avea Atlante che fin a quell’ora tra lor non s’eran conosciuti ancora. | Il poeta interrompe di nuovo la vicenda di Astolfo per raccontare quella di Ruggiero e Bradamante. Dopo il suono del corno e la fuga dal palazzo, i due giovani si allontanano e scoprono che Atlante li aveva tenuti vicini senza farli riconoscere l'un l'altra. |
| Ottava 32 Ruggier riguarda Bradamante, ed ella 250riguarda lui con alta maraviglia, che tanti dì l’abbia offuscato quella illusion sì l’animo e le ciglia. Ruggiero abbraccia la sua donna bella, che più che rosa ne divien vermiglia; 255e poi di su la bocca i primi fiori cogliendo vien dei suoi beati amori. | Ruggiero guarda Bradamante e lei guarda lui, entrambi increduli di essere rimasti tanto tempo vittime dell'illusione senza riconoscersi. Il giovane abbraccia l'amata, che arrossisce intensamente, e le dà i primi baci della loro ritrovata felicità. |
| Ottava 33 Tornaro ad iterar gli abbracciamenti mille fiate, ed a tenersi stretti i duo felici amanti, e sì contenti, 260ch’a pena i gaudi lor capiano i petti. Molto lor duol che per incantamenti, mentre che fur negli errabondi tetti, tra lor non s’eran mai riconosciuti, e tanti lieti giorni eran perduti. | I due amanti si stringono e si abbracciano ripetutamente, incapaci quasi di contenere la gioia. Allo stesso tempo rimpiangono i giorni perduti nel palazzo: per colpa della magia si erano incontrati senza saperlo e avevano rinunciato a momenti che avrebbero potuto trascorrere insieme. |
| Ottava 34 265Bradamante, disposta di far tutti i piaceri che far vergine saggia debbia ad un suo amator, sì che di lutti, senza il suo onore offendere, il sottraggia; dice a Ruggier, se a dar gli ultimi frutti 270lei non vuol sempre aver dura e selvaggia, la faccia domandar per buoni mezzi al padre Amon: ma prima si battezzi. | Bradamante vuole ricambiare l'amore di Ruggiero senza però compromettere il proprio onore. Perché possano unirsi pienamente, gli chiede di domandarla in sposa a suo padre Amone seguendo la consuetudine; prima, tuttavia, il giovane deve ricevere il battesimo cristiano. |
| Ottava 35 Ruggier, che tolto avria non solamente viver cristiano per amor di questa, 275com’era stato il padre, e antiquamente l’avolo e tutta la sua stirpe onesta; ma, per farle piacere, immantinente data le avria la vita che gli resta: – Non che ne l’acqua (disse), ma nel fuoco 280per tuo amor porre il capo mi fia poco. – | Ruggiero è così innamorato che accetterebbe non soltanto di convertirsi, come un tempo erano cristiani suo padre e gli antenati, ma perfino di sacrificare la propria vita per Bradamante. Le risponde che, per amor suo, non avrebbe difficoltà a entrare nell'acqua del battesimo e neppure nel fuoco. |
| Ottava 36 Per battezzarsi dunque, indi per sposa la donna aver, Ruggier si messe in via, guidando Bradamante a Vallombrosa (così fu nominata una badia 285ricca e bella, né men religiosa, e cortese a chiunque vi venìa); e trovaro all’uscir de la foresta donna che molto era nel viso mesta. | Ruggiero e Bradamante si mettono dunque in viaggio verso l'abbazia di Vallombrosa, dove il giovane intende farsi battezzare prima delle nozze. Quando escono dalla foresta incontrano una donna che appare profondamente triste e ha il volto segnato dal pianto. |
| Ottava 37 Ruggier, che sempre uman, sempre cortese 290era a ciascun, ma più alle donne molto, come le belle lacrime comprese cader rigando il delicato volto, n’ebbe pietade, e di disir s’accese di saper il suo affanno; ed a lei volto, 295dopo onesto saluto, domandolle perch’avea sì di pianto il viso molle. | Sempre rispettoso delle donne e sensibile alle loro sofferenze, Ruggiero si commuove vedendo la sconosciuta piangere. Dopo averla salutata cortesemente le chiede quale disgrazia la tormenti e perché versi tante lacrime. |
| Ottava 38 Ed ella, alzando i begli umidi rai, umanissimamente gli rispose, e la cagion de’ suoi penosi guai, 300poi che le domandò, tutta gli espose. – Gentil signor (disse ella), intenderai che queste guance son sì lacrimose per la pietà ch’a un giovinetto porto, ch’in un castel qui presso oggi fia morto. | La donna alza gli occhi bagnati e risponde con gentilezza. Racconta che piange per un giovane al quale è molto affezionata e che, secondo quanto teme, verrà messo a morte quel giorno stesso in un castello poco lontano. |
| Ottava 39 305Amando una gentil giovane e bella, che di Marsilio re di Spagna è figlia, sotto un vel bianco e in feminil gonella, finta la voce e il volger de le ciglia, egli ogni notte si giacea con quella, 310senza darne sospetto alla famiglia: ma sì secreto alcuno esser non puote, ch’al lungo andar non sia chi ’l vegga e note. | Il giovane ama una bella figlia del re Marsilio di Spagna. Per incontrarla segretamente si travestiva da donna, con abiti bianchi e modi femminili, e trascorreva le notti con lei senza destare sospetti nella famiglia. Alla lunga però qualcuno si è accorto di ciò che accadeva. |
| Ottava 40 Se n’accorse uno, e ne parlò con dui; gli dui con altri, insin ch’al re fu detto. 315Venne un fedel del re l’altr’ieri a nui, che questi amanti fe’ pigliar nel letto; e ne la rocca gli ha fatto ambedui divisamente chiudere in distretto: né credo per tutto oggi ch’abbia spazio 320il gioven, che non mora in pena e in strazio. | La voce della relazione si è diffusa di persona in persona fino a raggiungere il re. Due giorni prima un suo fedele aveva sorpreso i due amanti insieme nel letto e li aveva fatti arrestare, rinchiudendoli separatamente nella fortezza. La donna teme che il giovane sia destinato a morire entro poche ore. |
| Ottava 41 Fuggita me ne son per non vedere tal crudeltà; che vivo l’arderanno: né cosa mi potrebbe più dolere, che faccia di sì bel giovine il danno; 325né potrò aver giamai tanto piacere, che non si volga subito in affanno, che de la crudel fiamma mi rimembri, ch’abbia arsi i belli e delicati membri. – | La sconosciuta è fuggita perché non sopportava di assistere alla sua esecuzione: il giovane dovrebbe essere bruciato vivo. Solo immaginare il suo corpo nel fuoco la fa soffrire tanto che, dice, nessuna gioia futura potrebbe cancellare quel ricordo. |
| Ottava 42 Bradamante ode, e par ch’assai le prema 330questa novella, e molto il cor l’annoi; né par che men per quel dannato tema, che se fosse uno dei fratelli suoi. Né certo la paura in tutto scema era di causa, come io dirò poi. 335Si volse ella a Ruggiero, e disse: – Parme ch’in favor di costui sien le nostr’arme. – | Bradamante è sconvolta dalla notizia e teme per il condannato come se fosse uno dei suoi stessi fratelli. Ariosto lascia intendere che questo turbamento ha una ragione più profonda, che verrà spiegata. La guerriera si rivolge a Ruggiero e propone di intervenire con le loro armi per salvare il giovane. |
| Ottava 43 E disse a quella mesta: – Io ti conforto che tu vegga di porci entro alle mura, che se ’l giovine ancor non avran morto, 340più non l’uccideran, stanne sicura. – Ruggiero, avendo il cor benigno scorto de la sua donna e la pietosa cura, sentì tutto infiammarsi di desire di non lasciare il giovine morire. | Bradamante rassicura la donna: se riuscirà a condurli nel castello prima dell'esecuzione, il giovane non sarà ucciso. Ruggiero ammira la compassione della sua amata e si sente altrettanto deciso a impedire quella morte ingiusta. |
| Ottava 44 345Ed alla donna, a cui dagli occhi cade un rio di pianto, dice: – Or che s’aspetta? Soccorrer qui, non lacrimare accade: fa ch’ove è questo tuo, pur tu ci metta. Di mille lance trar, di mille spade 350tel promettian, pur che ci meni in fretta: ma studia il passo più che puoi, che tarda non sia l’aita, e intanto il fuoco l’arda. – | Ruggiero sollecita la donna a smettere di piangere e a guidarli immediatamente sul luogo. Lui e Bradamante sono pronti ad affrontare perfino mille nemici pur di salvare il prigioniero, ma bisogna muoversi in fretta, prima che venga acceso il rogo. |
| Ottava 45 L’alto parlare e la fiera sembianza di quella coppia a maraviglia ardita, 355ebbon di tornar forza la speranza colà dond’era già tutta fuggita; ma perch’ancor, più che la lontananza, temeva il ritrovar la via impedita, e che saria per questo indarno presa, 360stava la donna in sé tutta sospesa. | La sicurezza e il coraggio dei due cavalieri restituiscono alla donna un po' di speranza. Tuttavia resta preoccupata, perché il percorso più rapido è ostacolato da un grave pericolo e teme che il tempo necessario per superarlo renda inutile il soccorso. |
| Ottava 46 Poi disse lor: – Facendo noi la via che dritta e piana va fin a quel loco, credo ch’a tempo vi si giungeria, che non sarebbe ancora acceso il fuoco: 365ma gir convien per così torta e ria, che ’l termine d’un giorno saria poco a riuscirne; e quando vi saremo, che troviam morto il giovine mi temo. – | La donna spiega che, seguendo la via diretta, probabilmente raggiungerebbero il castello prima dell'esecuzione. Per evitare però un ostacolo lungo quella strada dovrebbero compiere un giro così lungo che impiegherebbero almeno un giorno; allora il condannato potrebbe già essere morto. |
| Ottava 47 – E perché non andian (disse Ruggiero) 370per la più corta? – E la donna rispose: – Perché un castel de’ conti da Pontiero tra via si trova, ove un costume pose, non son tre giorni ancora, iniquo e fiero a cavallieri e a donne aventurose, 375Pinabello, il peggior uomo che viva, figliuol del conte Anselmo d’Altariva. | Ruggiero chiede perché non possano usare la strada più breve. La donna risponde che lungo il percorso si trova un castello dei conti di Pontieri, dove Pinabello, figlio di Anselmo d'Altariva, ha introdotto da appena tre giorni una consuetudine crudele contro i cavalieri erranti e le donne che li accompagnano. |
| Ottava 48 Quindi né cavallier né donna passa, che se ne vada senza ingiuria e danni: l’uno e l’altro a piè resta; ma vi lassa 380il guerrier l’arme, e la donzella i panni. Miglior cavallier lancia non abbassa, e non abbassò in Francia già molt’anni, di quattro che giurato hanno al castello la legge mantener di Pinabello. | Chiunque passi vicino al castello viene costretto a scendere da cavallo: i cavalieri devono lasciare armi e destrieri e le donne devono consegnare le vesti. Quattro guerrieri di valore eccezionale difendono questa pretesa e, fino a quel momento, nessuno è riuscito a resistere loro. |
| Ottava 49 385Come l’usanza (che non è più antiqua di tre dì) cominciò, vi vo’ narrare; e sentirete se fu dritta o obliqua cagion che i cavallier fece giurare. Pinabello ha una donna così iniqua, 390così bestial, ch’al mondo è senza pare; che con lui, non so dove, andando un giorno, ritrovò un cavallier che le fe’ scorno. | La guida comincia a spiegare l'origine di quel sopruso. Pinabello viaggia con una donna malvagia quanto lui; durante un incontro, la donna ha subito una grave umiliazione da un cavaliere che voleva vendicare una vecchia da lei insultata. |
| Ottava 50 Il cavallier, perché da lei beffato fu d’una vecchia che portava in groppa, 395giostrò con Pinabel ch’era dotato di poca forza e di superbia troppa; ed abbattello, e lei smontar nel prato fece, e provò s’andava dritta o zoppa: lasciolla a piede, e fe’ de la gonella 400di lei vestir l’antiqua damigella. | Quel cavaliere aveva sfidato Pinabello, cavaliere più arrogante che valoroso, e lo aveva disarcionato. Poi aveva costretto la compagna del vinto a scendere da cavallo e a cedere il proprio abito alla vecchia che era stata derisa: per la donna fu un'umiliazione intollerabile. |
| Ottava 51 Quella ch’a piè rimase, dispettosa, e di vendetta ingorda e sitibonda, congiunta a Pinabel che d’ogni cosa dove sia da mal far, ben la seconda, 405né giorno mai, né notte mai riposa, e dice che non fia mai più gioconda, se mille cavallieri e mille donne non mette a piedi, e lor tolle arme e gonne. | Umiliata e furibonda, la compagna di Pinabello pensa soltanto alla vendetta. Con l'appoggio dell'uomo, pronto a favorire qualunque ingiustizia, pretende che mille altre donne e mille cavalieri subiscano il medesimo oltraggio, perdendo abiti, cavalli e armi. |
| Ottava 52 Giunsero il dì medesmo, come accade, 410quattro gran cavallieri ad un suo loco, li quai di rimotissime contrade venuti a queste parti eran di poco; di tal valor, che non ha nostra etade tant’altri buoni al bellicoso gioco: 415Aquilante, Grifone e Sansonetto, ed un Guidon Selvaggio giovinetto. | Proprio quel giorno arrivano al castello quattro cavalieri venuti da regioni lontane: Aquilante, Grifone, Sansonetto e il giovane Guidone Selvaggio. Sono tutti guerrieri così forti che, secondo il narratore, sarebbe difficile trovare nel mondo altri quattro combattenti di pari valore. |
| Ottava 53 Pinabel con sembiante assai cortese al castel ch’io v’ho detto gli raccolse. La notte poi tutti nel letto prese, 420e presi tenne; e prima non li sciolse, che li fece giurar ch’un anno e un mese (questo fu a punto il termine che tolse) stariano quivi, e spogliarebbon quanti vi capitasson cavallieri erranti; | Pinabello li accoglie dapprima con grande cortesia, ma durante la notte li fa arrestare mentre dormono. Li tiene prigionieri finché non giurano di restare al castello per un anno e un mese e di depredare tutti i cavalieri erranti che vi passeranno. |
| Ottava 54 425e le donzelle ch’avesson con loro porriano a piedi, e torrian lor le vesti. Così giurar, così costretti foro ad osservar, ben che turbati e mesti. Non par che fin a qui contra costoro 430alcun possa giostrar, ch’a piè non resti: e capitati vi sono infiniti, ch’a piè e senz’arme se ne son partiti. | I quattro sono obbligati a promettere anche che faranno scendere da cavallo le donne dei viaggiatori e sottrarranno loro gli abiti. Mantengono il giuramento, pur vergognandosi di un incarico così ingiusto; fino a quel momento tutti coloro che li hanno affrontati sono stati vinti e spogliati delle armi. |
| Ottava 55 È ordine tra lor, che chi per sorte esce fuor prima, vada a correr solo: 435ma se trova il nimico così forte, che resti in sella, e getti lui nel suolo, sono ubligati gli altri infin a morte pigliar l’impresa tutti in uno stuolo. Vedi or, se ciascun d’essi è così buono, 440quel ch’esser de’, se tutti insieme sono. | Le regole prevedono che uno dei quattro affronti per primo il viandante in un duello singolo. Se invece viene disarcionato, gli altri devono assalire insieme l'avversario, anche a costo della vita. La guida fa notare quanto sia difficile resistere a tutti e quattro, dato che ciascuno è già fortissimo da solo. |
| Ottava 56 Poi non conviene all’importanza nostra che ne vieta ogni indugio, ogni dimora, che punto vi fermiate a quella giostra; e presuppongo che vinciate ancora, 445che vostra alta presenza lo dimostra, ma non è cosa da fare in un’ora; ed è gran dubbio che ’l giovine s’arda, se tutto oggi a soccorrerlo si tarda. – | La donna sottolinea che per loro è essenziale non perdere tempo: anche vincendo la giostra, il combattimento richiederebbe più di un'ora e il giovane condannato rischierebbe di essere bruciato prima che arrivino in suo soccorso. |
| Ottava 57 Disse Ruggier: – Non riguardiamo a questo: 450facciàn nui quel che si può far per nui; abbia chi regge il ciel cura del resto, o la Fortuna, se non tocca a lui. Ti fia per questa giostra manifesto, se buoni siamo d’aiutar colui 455che per cagion sì debole e sì lieve, come n’hai detto, oggi bruciar si deve. – | Ruggiero risponde che devono comunque fare tutto ciò che dipende da loro, lasciando a Dio o alla sorte il resto. La prova contro i quattro cavalieri dimostrerà se lui e Bradamante siano davvero abbastanza valorosi da salvare un giovane condannato per un motivo così poco grave. |
| Ottava 58 Senza risponder altro, la donzella si messe per la via ch’era più corta. Più di tre miglia non andar per quella, 460che si trovaro al ponte ed alla porta dove si perdon l’arme e la gonnella, e de la vita gran dubbio si porta. Al primo apparir lor, di su la rocca è chi duo botti la campana tocca. | La guida non insiste e imbocca subito la strada più breve. Dopo circa tre miglia arrivano al ponte e alla porta del castello dove si esigono le armi e le vesti dei viandanti. Dalle mura qualcuno li avvista e suona due colpi di campana per segnalare il loro arrivo. |
| Ottava 59 465Ed ecco de la porta con gran fretta, trottando s’un ronzino, un vecchio uscìo; e quel venìa gridando: – Aspetta aspetta: restate olà, che qui si paga il fio: e se l’usanza non v’è stata detta, 470che qui si tiene, or ve la vo’ dir io. – E contar loro incominciò di quello costume, che servar fa Pinabello. | Un vecchio esce in fretta dalla porta cavalcando un ronzino e ordina loro di fermarsi. Li avverte che per attraversare devono pagare il tributo imposto dal signore del castello e comincia a spiegare la crudele usanza istituita da Pinabello. |
| Ottava 60 Poi seguitò, volendo dar consigli, com’era usato agli altri cavallieri: 475– Fate spogliar la donna (dicea), figli, e voi l’arme lasciateci e i destrieri; e non vogliate mettervi a perigli d’andare incontra a tai quattro guerrieri. Per tutto vesti, arme e cavalli s’hanno: 480la vita sol mai non ripara il danno. – | Il vecchio consiglia ai due cavalieri di non rischiare la vita: Bradamante dovrebbe togliersi gli abiti, mentre loro dovrebbero consegnare armi e cavalli senza opporsi. Sostiene che quei beni si possono sempre ricomprare, mentre una vita perduta non si può recuperare. |
| Ottava 61 – Non più (disse Ruggier), non più; ch’io sono del tutto informatissimo, e qui venni per far prova di me, se così buono in fatti son, come nel cor mi tenni. 485Arme, vesti e cavallo altrui non dono, s’altro non sento che minacce e cenni; e son ben certo ancor, che per parole il mio compagno le sue dar non vuole. | Ruggiero lo interrompe: conosce già le condizioni e si è presentato proprio per misurare il proprio valore. Non cederà armi, abiti o cavallo davanti alle minacce, ed è certo che neppure Bradamante intende sottomettersi soltanto per paura. |
| Ottava 62 Ma, per Dio, fa ch’io vegga tosto in fronte 490quei che ne voglion torre arme e cavallo; ch’abbiamo da passar anco quel monte, e qui non si può far troppo intervallo. – Rispose il vecchio: – Eccoti fuor del ponte chi vien per farlo: – e non lo disse in fallo; 495ch’un cavallier n’uscì, che sopraveste vermiglie avea, di bianchi fior conteste. | Ruggiero ordina al vecchio di chiamare subito coloro che pretendono di derubarli, perché deve ancora attraversare la montagna e non vuole perdere tempo. Il vecchio gli annuncia che un avversario sta già arrivando: dalla porta esce infatti un cavaliere vestito di rosso con fiori bianchi ricamati. |
| Ottava 63 Bradamante pregò molto Ruggiero che le lasciasse in cortesia l’assunto di gittar de la sella il cavalliero, 500ch’avea di fiori il bel vestir trapunto; ma non poté impetrarlo, e fu mestiero a lei far ciò che Ruggier volse a punto. Egli volse l’impresa tutta avere, e Bradamante si stesse a vedere. | Bradamante prega Ruggiero di lasciarle l'onore di affrontare quel primo cavaliere e disarcionarlo. Lui però non accetta, perché vuole sostenere personalmente tutta la prova: a Bradamante non resta che rispettare la sua decisione e assistere allo scontro. |
| Ottava 64 505Ruggiero al vecchio domandò chi fosse questo primo ch’uscia fuor de la porta. – È Sansonetto (disse); che le rosse veste conosco e i bianchi fior che porta. – L’uno di qua, l’altro di là si mosse 510senza parlarsi, e fu l’indugia corta; che s’andaro a trovar coi ferri bassi, molto affrettando i lor destrieri i passi. | Ruggiero chiede al vecchio il nome del guerriero appena uscito: è Sansonetto, riconoscibile dall'abito rosso ornato di fiori bianchi. I due cavalieri prendono posizione sui lati opposti del campo e si lanciano l'uno contro l'altro con le lance abbassate. |
| Ottava 65 In questo mezzo de la rocca usciti eran con Pinabel molti pedoni, 515presti per levar l’arme ed espediti ai cavallier ch’uscian fuor degli arcioni. Veniansi incontra i cavallieri arditi, fermando in su le reste i gran lancioni, grossi duo palmi, di nativo cerro, 520che quasi erano uguali insino al ferro. | Intanto Pinabello fa uscire dalla fortezza molti servitori pronti a raccogliere le armi di chi sarà abbattuto. I contendenti avanzano tenendo saldamente in resta due enormi lance di legno di quercia, molto grosse e quasi identiche per dimensione. |
| Ottava 66 Di tali n’avea più d’una decina fatto tagliar di su lor ceppi vivi Sansonetto a una selva indi vicina, e portatone duo per giostrar quivi. 525Aver scudo e corazza adamantina bisogna ben, che le percosse schivi. Aveane fatto dar, tosto che venne, l’uno a Ruggier, l’altro per sé ritenne. | Sansonetto aveva fatto tagliare diverse lance simili in un bosco vicino e ora ne ha scelte due per la giostra, una per sé e una per Ruggiero. Sono armi così poderose che per resistere al loro impatto servirebbero difese dure quasi come diamante. |
| Ottava 67 Con questi, che passar dovean gl’incudi 530(sì ben ferrate avean le punte estreme), di qua e di là fermandoli agli scudi, a mezzo il corso si scontraro insieme. Quel di Ruggiero, che i demòni ignudi fece sudar, poco del colpo teme: 535de lo scudo vo’ dir che fece Atlante, de le cui forze io v’ho già detto inante. | I due guerrieri si scontrano con le grosse lance ferrate, mirando agli scudi. Ruggiero può contare su quello fabbricato dal mago Atlante, uno scudo incantato di straordinaria resistenza, che non viene danneggiato dal colpo violento di Sansonetto. |
| Ottava 68 Io v’ho già detto che con tanta forza l’incantato splendor negli occhi fere, ch’al discoprirsi ogni veduta ammorza, 540e tramortito l’uom fa rimanere: perciò, s’un gran bisogno non lo sforza, d’un vel coperto lo solea tenere. Si crede ch’anco impenetrabil fosse, poi ch’a questo incontrar nulla si mosse. | Ariosto ricorda che lo scudo di Atlante possiede un altro potere ancora più terribile: quando viene scoperto, emette una luce abbagliante che toglie la vista e fa svenire chi la guarda. Ruggiero perciò lo tiene generalmente coperto da un velo; nello scontro sembra dimostrarsi anche impenetrabile. |
| Ottava 69 545L’altro, ch’ebbe l’artefice men dotto, il gravissimo colpo non sofferse. Come tocco da fulmine, di botto diè loco al ferro, e pel mezzo s’aperse; diè loco al ferro, e quel trovò di sotto 550il braccio ch’assai mal si ricoperse; sì che ne fu ferito Sansonetto, e de la sella tratto al suo dispetto. | Lo scudo di Sansonetto, costruito da un artefice meno abile, non regge all'urto e si apre. La lancia di Ruggiero raggiunge il braccio rimasto scoperto, ferisce il cavaliere e lo getta a terra, facendo fallire il primo tentativo di difendere la legge di Pinabello. |
| Ottava 70 E questo il primo fu di quei compagni che quivi mantenean l’usanza fella, 555che de le spoglie altrui non fe’ guadagni, e ch’alla giostra uscì fuor de la sella. Convien chi ride, anco talor si lagni, e Fortuna talor trovi ribella. Quel da la rocca, replicando il botto, 560ne fece agli altri cavallieri motto. | Sansonetto è il primo fra i quattro custodi del castello a perdere la giostra invece di guadagnare le spoglie di un viandante. Il poeta osserva che anche chi si crede sempre fortunato può conoscere una sconfitta; dalla rocca suonano ancora la campana per chiamare gli altri cavalieri. |
| Ottava 71 S’era accostato Pinabello intanto a Bradamante, per saper chi fusse colui che con prodezza e valor tanto il cavallier del suo castel percusse. 565La giustizia di Dio, per dargli quanto era il merito suo, vi lo condusse su quel destrier medesimo ch’inante tolto avea per inganno a Bradamante. | Nel frattempo Pinabello si è avvicinato a Bradamante per sapere chi sia il formidabile campione che ha vinto Sansonetto. Senza accorgersene, però, si è presentato davanti alla persona che aveva già tradito: cavalca infatti lo stesso cavallo che le aveva rubato con l'inganno. |
| Ottava 72 Fornito a punto era l’ottavo mese 570che, con lei ritrovandosi a camino, (se ’l vi raccorda) questo Maganzese la gittò ne la tomba di Merlino, quando da morte un ramo la difese, che seco cadde, anzi il suo buon destino; 575e trassene, credendo ne lo speco ch’ella fosse sepolta, il destrier seco. | Sono trascorsi otto mesi da quando Pinabello aveva spinto Bradamante nella grotta presso la tomba di Merlino, sperando di ucciderla. La giovane era sopravvissuta grazie a un ramo che ne aveva attutito la caduta, mentre l'uomo, credendola morta, si era impadronito del suo cavallo. |
| Ottava 73 Bradamante conosce il suo cavallo, e conosce per lui l’iniquo conte; e poi ch’ode la voce, e vicino hallo 580con maggiore attenzion mirato in fronte: – Questo è il traditor (disse), senza fallo, che procacciò di farmi oltraggio ed onte: ecco il peccato suo, che l’ha condutto ove avrà de’ suoi merti il premio tutto. – | Bradamante riconosce dapprima il proprio cavallo e, guardando meglio e ascoltandone la voce, identifica anche il perfido Pinabello. Capisce di avere davanti il traditore che l'aveva ingannata e pensa che sia finalmente giunto il momento di punirlo per le sue azioni. |
| Ottava 74 585Il minacciare e il por mano alla spada fu tutto a un tempo, e lo aventarsi a quello; ma inanzi tratto gli levò la strada, che non poté fuggir verso il castello. Tolta è la speme ch’a salvar si vada, 590come volpe alla tana, Pinabello. Egli gridando e senza mai far testa, fuggendo si cacciò ne la foresta. | Bradamante lo minaccia, sfodera la spada e gli si avventa contro prima che possa raggiungere la porta del castello. Pinabello, rendendosi conto di non potersi mettere in salvo nella fortezza, fugge senza tentare di combattere e si inoltra disperatamente nella foresta. |
| Ottava 75 Pallido e sbigottito il miser sprona, che posto ha nel fuggir l’ultima speme. 595L’animosa donzella di Dordona gli ha il ferro ai fianchi, e lo percuote e preme: vien con lui sempre, e mai non l’abbandona. Grande è il rumore, e il bosco intorno geme. Nulla al castel di questo ancor s’intende, 600però ch’ognuno a Ruggier solo attende. | Pinabello sprona il cavallo in preda al terrore e cerca di salvarsi correndo più veloce possibile. Bradamante lo insegue senza lasciargli respiro e lo colpisce ripetutamente con la spada; presso il castello nessuno si accorge dell'inseguimento perché tutti stanno osservando la prova di Ruggiero. |
| Ottava 76 Gli altri tre cavallier de la fortezza intanto erano usciti in su la via; ed avean seco quella male avezza che v’avea posta la costuma ria. 605A ciascun di lor tre, che ’l morir prezza più ch’aver vita che con biasmo sia, di vergogna arde il viso, e il cor di duolo, che tanti ad assalir vadano un solo. | Nel frattempo escono dalla fortezza gli altri tre cavalieri, accompagnati dalla donna che ha imposto quella legge crudele. Aquilante, Grifone e Guidone Selvaggio si vergognano profondamente: preferirebbero morire piuttosto che affrontare un solo avversario tutti insieme. |
| Ottava 77 La crudel meretrice ch’avea fatto 610por quella iniqua usanza ed osservarla, il giuramento lor ricorda e il patto ch’essi fatti l’avean, di vendicarla. – Se sol con questa lancia te gli abbatto, perché mi vòi con altre accompagnarla? 615(dicea Guidon Selvaggio): e s’io ne mento, levami il capo poi, ch’io son contento. – | La donna insiste perché rispettino il giuramento e vendichino la sua umiliazione. Guidone Selvaggio protesta: è certo di poter disarcionare Ruggiero da solo e si dice disposto perfino a farsi tagliare la testa se non dovesse riuscirci, purché non lo costringano a combattere in tre. |
| Ottava 78 Così dicea Grifon, così Aquilante. Giostrar da sol a sol volea ciascuno, e preso e morto rimanere inante 620ch’incontra un sol volere andar più d’uno. La donna dicea loro: – A che far tante parole qui senza profitto alcuno? Per torre a colui l’arme io v’ho qui tratti, non per far nuove leggi e nuovi patti. | Anche Grifone e Aquilante chiedono di affrontare Ruggiero singolarmente: per loro la lealtà cavalleresca vale più della vita. La donna respinge quelle obiezioni e ricorda che li ha fatti uscire per sottrarre all'avversario armi e cavallo, non per discutere o cambiare le regole del giuramento. |
| Ottava 79 625Quando io v’avea in prigione, era da farme queste escuse, e non ora, che son tarde. Voi dovete il preso ordine servarme, non vostre lingue far vane e bugiarde. – Ruggier gridava lor: – Eccovi l’arme, 630ecco il destrier c’ha nuovo e sella e barde; i panni de la donna eccovi ancora: se li volete, a che più far dimora? – | La donna rimprovera i tre guerrieri perché avrebbero dovuto protestare quando erano ancora suoi prigionieri, prima di giurare. Intanto Ruggiero li provoca: mostra loro le proprie armi, il cavallo e persino gli abiti di Bradamante, invitandoli a venire a prenderli senza ulteriori indugi. |
| Ottava 80 La donna del castel da un lato preme, Ruggier da l’altro li chiama e rampogna, 635tanto ch’a forza si spiccaro insieme, ma nel viso infiammati di vergogna. Dinanzi apparve l’uno e l’altro seme del marchese onorato di Borgogna; ma Guidon, che più grave ebbe il cavallo, 640venìa lor dietro con poco intervallo. | Stretti fra l'insistenza della donna e le sfide di Ruggiero, i tre sono infine costretti ad attaccarlo contemporaneamente. Avanzano pieni di vergogna: davanti procedono Grifone e Aquilante, i figli del marchese di Borgogna, seguiti da Guidone, il cui cavallo è più pesante e lento. |
| Ottava 81 Con la medesima asta con che avea Sansonetto abbattuto, Ruggier viene, coperto da lo scudo che solea Atlante aver sui monti di Pirene: 645dico quello incantato, che splendea tanto, ch’umana vista nol sostiene; a cui Ruggier per l’ultimo soccorso nei più gravi perigli avea ricorso. | Ruggiero li affronta con la stessa grossa lancia con cui ha abbattuto Sansonetto. Porta lo scudo incantato di Atlante, capace, quando viene scoperto, di abbagliare gli avversari con una luce insostenibile; lo conserva come risorsa estrema nei combattimenti più pericolosi. |
| Ottava 82 Ben che sol tre fiate bisognolli, 650e certo in gran perigli, usarne il lume: le prime due, quando dai regni molli si trasse a più lodevole costume; la terza, quando i denti mal satolli lasciò de l’orca alle marine spume, 655che dovean devorar la bella nuda che fu a chi la campò poi così cruda. | Il narratore rammenta che Ruggiero aveva usato la luce dello scudo soltanto tre volte, in circostanze di grande pericolo: due volte per liberarsi dagli inganni di Alcina e una terza contro l'orca marina che minacciava una giovane nuda, Angelica, la quale sarebbe poi sfuggita al suo soccorritore. |
| Ottava 83 Fuor che queste tre volte, tutto ’l resto lo tenea sotto un velo in modo ascoso, ch’a discoprirlo esser potea ben presto, 660che del suo aiuto fosse bisognoso. Quivi alla giostra ne venìa con questo, come io v’ho detto ancora, sì animoso, che quei tre cavallier che vedea inanti, manco temea che pargoletti infanti. | Nelle altre occasioni Ruggiero tiene accuratamente lo scudo sotto un velo, così da poterlo scoprire rapidamente soltanto se necessario. Ora affronta i tre cavalieri con coraggio assoluto e li teme meno di quanto temerebbe dei bambini piccoli. |
| Ottava 84 665Ruggier scontra Grifone, ove la penna de lo scudo alla vista si congiunge. Quel di cader da ciascun lato accenna, ed al fin cade, e resta al destrier lunge. Mette allo scudo a lui Grifon l’antenna; 670ma pel traverso e non pel dritto giunge: e perché lo trovò forbito e netto, l’andò strisciando, e fe’ contrario effetto. | Ruggiero colpisce Grifone nel punto in cui la parte superiore dell'elmo incontra lo scudo e lo disarciona. Grifone cerca a sua volta di colpire lo scudo del giovane, ma la lancia lo raggiunge di traverso e scivola sulla superficie levigata invece di affondare. |
| Ottava 85 Roppe il velo e squarciò, che gli copria lo spaventoso ed incantato lampo, 675al cui splendor cader si convenia con gli occhi ciechi, e non vi s’ha alcun scampo. Aquilante, ch’a par seco venìa, stracciò l’avanzo, e fe’ lo scudo vampo. Lo splendor ferì gli occhi ai duo fratelli 680ed a Guidon, che correa dopo quelli. | Strisciando sullo scudo, la lancia di Grifone lacera il velo che ne copriva la luce magica. Aquilante, arrivando subito dopo, strappa anche la parte rimasta: il bagliore accecante colpisce contemporaneamente i due fratelli e Guidone, che li sta seguendo. |
| Ottava 86 Chi di qua, chi di là cade per terra: lo scudo non pur lor gli occhi abbarbaglia, ma fa che ogn’altro senso attonito erra. Ruggier, che non sa il fin de la battaglia, 685volta il cavallo; e nel voltare afferra la spada sua che sì ben punge e taglia: e nessun vede che gli sia all’incontro, che tutti eran caduti a quello scontro. | I tre cavalieri cadono in punti diversi, privati non soltanto della vista ma anche della lucidità e degli altri sensi. Ruggiero non comprende subito che cosa sia accaduto: gira il cavallo, estrae la spada per continuare a combattere, ma non vede più nessun avversario in piedi. |
| Ottava 87 I cavallieri e insieme quei ch’a piede 690erano usciti, e così le donne anco, e non meno i destrieri in guisa vede, che par che per morir battano il fianco. Prima si maraviglia, e poi s’avvede che ’l velo ne pendea dal lato manco: 695dico il velo di seta, in che solea chiuder la luce di quel caso rea. | Ruggiero nota che i guerrieri, i servitori, le donne e perfino i cavalli sono tutti distesi come privi di forze e sembrano sul punto di morire. Dopo un primo momento di stupore si accorge che il velo di seta si è staccato dallo scudo e che la luce incantata è rimasta scoperta. |
| Ottava 88 Presto si volge, e nel voltar, cercando con gli occhi va l’amata sua guerriera; e vien là dove era rimasa, quando 700la prima giostra cominciata s’era. Pensa ch’andata sia (non la trovando) a vietar che quel giovine non pera, per dubbio ch’ella ha forse che non s’arda in questo mezzo ch’a giostrar si tarda. | Ruggiero copre subito lo scudo e torna nel punto dove aveva lasciato Bradamante all'inizio della giostra. Non trovandola, immagina che sia partita per raggiungere il giovane condannato e impedirne l'esecuzione, preoccupata dal tempo perduto nel combattimento. |
| Ottava 89 705Fra gli altri che giacean vede la donna, la donna che l’avea quivi guidato. Dinanzi se la pon, sì come assonna, e via cavalca tutto conturbato. D’un manto ch’essa avea sopra la gonna, 710poi ricoperse lo scudo incantato; e i sensi riaver le fece, tosto che ’l nocivo splendore ebbe nascosto. | Ruggiero trova fra le persone tramortite la donna che li aveva guidati al castello. La solleva, la porta con sé sul cavallo e avvolge lo scudo in un mantello che la donna indossava; appena la luce magica è coperta, ella e gli altri cominciano a riacquistare i sensi. |
| Ottava 90 Via se ne va Ruggier con faccia rossa che, per vergogna, di levar non osa: 715gli par ch’ognuno improverar gli possa quella vittoria poco gloriosa. – Ch’emenda poss’io fare, onde rimossa mi sia una colpa tanto obbrobriosa? che ciò ch’io vinsi mai, fu per favore, 720diran, d’incanti, e non per mio valore. – | Allontanandosi Ruggiero è profondamente mortificato. Teme che tutti attribuiscano le sue vittorie alla magia dello scudo anziché al suo valore di cavaliere e si domanda come possa cancellare una vergogna così grave dalla propria reputazione. |
| Ottava 91 Mentre così pensando seco giva, venne in quel che cercava a dar di cozzo; che ’n mezzo de la strada soprarriva dove profondo era cavato un pozzo. 725Quivi l’armento alla calda ora estiva si ritraea, poi ch’avea pieno il gozzo. Disse Ruggiero: – Or proveder bisogna, che non mi facci, o scudo, più vergogna. | Mentre riflette su quel disonore, Ruggiero arriva per caso davanti a un pozzo profondo, situato sulla strada e usato dagli animali per bere durante la calura estiva. Decide che quel luogo gli permetterà di liberarsi definitivamente dello scudo e dell'aiuto sleale che esso può procurargli. |
| Ottava 92 Più non starai tu meco; e questo sia 730l’ultimo biasmo c’ho d’averne al mondo. – Così dicendo, smonta ne la via: piglia una grossa pietra e di gran pondo, e la lega allo scudo, ed ambi invia per l’alto pozzo a ritrovarne il fondo; 735e dice: – Costà giù statti sepulto, e teco stia sempre il mio obbrobrio occulto. – | Ruggiero dichiara che non vuole più portare con sé lo scudo né subire altre umiliazioni per causa sua. Scende da cavallo, lega allo scudo una grossa pietra e getta entrambi nel pozzo, augurandosi che il loro peso nasconda per sempre sul fondo lo strumento e la vergogna che gli ha provocato. |
| Ottava 93 Il pozzo è cavo, e pieno al sommo d’acque: grieve è lo scudo, e quella pietra grieve. Non si fermò fin che nel fondo giacque: 740sopra si chiuse il liquor molle e lieve. Il nobil atto e di splendor non tacque la vaga Fama, e divulgollo in breve; e di rumor n’empì, suonando il corno, e Francia e Spagna e le province intorno. | Il pozzo è profondo e pieno d'acqua; lo scudo e la pietra sono così pesanti che affondano fino al fondo e scompaiono. Il gesto di Ruggiero è nobile e viene rapidamente raccontato ovunque dalla Fama, che diffonde la notizia per tutta la Francia, la Spagna e le regioni vicine. |
| Ottava 94 745Poi che di voce in voce si fe’ questa strana aventura in tutto il mondo nota, molti guerrier si missero all’inchiesta e di parte vicina e di remota: ma non sapean qual fosse la foresta 750dove nel pozzo il sacro scudo nuota; che la donna che fe’ l’atto palese, dir mai non volse il pozzo né il paese. | Quando l'episodio diventa conosciuto, molti cavalieri di paesi vicini e lontani si mettono alla ricerca del prezioso scudo incantato. Nessuno però sa individuare il bosco e il pozzo dove si trova: la donna che aveva assistito alla decisione di Ruggiero ha divulgato il gesto, ma non ha mai svelato il luogo. |
| Ottava 95 Al partir che Ruggier fe’ dal castello, dove avea vinto con poca battaglia; 755che i quattro gran campion di Pinabello fece restar come uomini di paglia; tolto lo scudo, avea levato quello lume che gli occhi e gli animi abbarbaglia: e quei che giaciuti eran come morti, 760pieni di meraviglia eran risorti. | Dopo la partenza di Ruggiero dal castello, i quattro campioni al servizio di Pinabello, che erano caduti come privi di vita per effetto del bagliore, tornano in sé. La luce dello scudo è ormai scomparsa e tutti si rialzano stupiti di ciò che hanno appena vissuto. |
| Ottava 96 Né per tutto quel giorno si favella altro fra lor, che de lo strano caso, e come fu che ciascun d’essi a quella orribil luce vinto era rimaso. 765Mentre parlan di questo, la novella vien lor di Pinabel giunto all’occaso: che Pinabello è morto hanno l’aviso, ma non sanno però chi l’abbia ucciso. | Per il resto del giorno i presenti non parlano che dello strano splendore capace di annientare senza combattere perfino cavalieri tanto forti. Mentre discutono, arriva la notizia che Pinabello è morto; nessuno di loro però sa ancora chi l'abbia ucciso. |
| Ottava 97 L’ardita Bradamante in questo mezzo 770giunto avea Pinabello a un passo stretto; e cento volte gli avea fin a mezzo messo il brando pei fianchi e per lo petto. Tolto ch’ebbe dal mondo il puzzo e ’l lezzo che tutto intorno avea il paese infetto, 775le spalle al bosco testimonio volse con quel destrier che già il fellon le tolse. | Bradamante ha raggiunto Pinabello in un passaggio stretto del bosco e lo ha ripetutamente trafitto con la spada, uccidendolo. Ariosto presenta la sua morte come la liberazione del paese da un uomo malvagio e corrotto; la guerriera si allontana poi sulla cavalcatura che il traditore le aveva rubato. |
| Ottava 98 Volse tornar dove lasciato avea Ruggier; né seppe mai trovar la strada. Or per valle or per monte s’avvolgea: 780tutta quasi cercò quella contrada. Non volse mai la sua fortuna rea, che via trovasse onde a Ruggier si vada. Questo altro canto ad ascoltare aspetto chi de l’istoria mia prende diletto. | Bradamante vorrebbe tornare nel luogo dove ha lasciato Ruggiero, ma non riesce più a trovare la strada. Si aggira inutilmente per valli e montagne cercandolo, mentre la sfortuna impedisce il loro ricongiungimento. Il narratore sospende qui la storia e invita chi desidera sapere il seguito ad ascoltare il canto successivo. |