L’Orlando furioso · Ludovico Ariosto
Canto quarantaseiesimo
Testo originale e parafrasi
Ogni ottava affianca il testo originale alla parafrasi in italiano contemporaneo.
| Testo originale | Parafrasi |
|---|---|
| Ottava 1 1Or, se mi mostra la mia carta il vero, non è lontano a discoprirsi il porto; sì che nel lito i voti scioglier spero a chi nel mar per tanta via m’ha scorto; 5ove, o di non tornar col legno intero, o d’errar sempre, ebbi già il viso smorto. Ma mi par di veder, ma veggo certo, veggo la terra, e veggo il lito aperto. | Giunto alla fine del poema, Ariosto paragona il proprio lavoro a una lunga traversata. Il porto, che prima temeva di non raggiungere, è finalmente visibile e lo invita a concludere il viaggio. |
| Ottava 2 Sento venir per allegrezza un tuono 10che fremer l’aria e rimbombar fa l’onde: odo di squille, odo di trombe un suono che l’alto popular grido confonde. Or comincio a discernere chi sono questi che empion del porto ambe le sponde. 15Par che tutti s’allegrino ch’io sia venuto a fin di così lunga via. | Il poeta immagina di udire il suono di campane, trombe e applausi dalla riva: un pubblico festoso lo aspetta e si rallegra per il suo ritorno dopo una navigazione tanto lunga. |
| Ottava 3 Oh di che belle e sagge donne veggio, oh di che cavallieri il lito adorno! Oh di ch’amici, a chi in eterno deggio 20per la letizia c’han del mio ritorno! Mamma e Ginevra e l’altre da Correggio veggo del molo in su l’estremo corno: Veronica da Gambera è con loro, sì grata a Febo e al santo aonio coro. | Fra le persone che gli fanno festa riconosce dame illustri della famiglia Correggio, tra cui Mamma e Ginevra, e la poetessa Veronica Gambara, particolarmente cara alla tradizione letteraria. |
| Ottava 4 25Veggo un’altra Genevra, pur uscita del medesmo sangue, e Iulia seco; veggo Ippolita Sforza, e la notrita Damigella rivulzia al sacro speco: veggo te, Emilia Pia, te, Margherita, 30ch’Angela Borgia e Graziosa hai teco. Con Ricciarda da Este ecco le belle Bianca e Diana, e l’altre lor sorelle. | Vede altre nobildonne, tra cui Ginevra e Giulia, Ippolita Sforza, Emilia Pia e Margherita, accompagnate da donne delle famiglie Borgia ed Este. |
| Ottava 5 Ecco la bella, ma più saggia e onesta, Barbara Turca, e la compagna è Laura: 35non vede il sol di più bontà di questa coppia da l’Indo all’estrema onda maura. Ecco Genevra che la Malatesta casa col suo valor sì ingemma e inaura, che mai palagi imperiali o regi 40non ebbon più onorati e degni fregi. | Ariosto celebra Barbara Turca e Laura, modelli di bontà, e una Ginevra legata alla casa Malatesta, capace per valore personale di nobilitare ancora di più quella famiglia. |
| Ottava 6 S’a quella etade ella in Arimino era, quando superbo de la Gallia doma Cesar fu in dubbio, s’oltre alla riviera dovea passando inimicarsi Roma; 45crederò che piegata ogni bandiera, e scarca di trofei la ricca soma, tolto avria leggi e patti a voglia d’essa, né forse mai la libertade oppressa. | Rivolgendosi idealmente alla nobildonna dei Malatesta, il poeta immagina che la sua saggezza avrebbe perfino persuaso Cesare, al Rubicone, a rispettare la libertà di Roma. |
| Ottava 7 Del mio signor di Bozolo la moglie, 50la madre, le sirocchie e le cugine, e le Torelle con le Bentivoglie, e le Visconte e le Palavigine; ecco qui a quante oggi ne sono, toglie, e a quante o greche o barbere o latine 55ne furon mai, di quai la fama s’oda, di grazia e di beltà la prima loda, | Sulla riva riconosce donne dei casati Gonzaga, Torelli, Bentivoglio, Visconti e Pallavicino, e si prepara a lodare quella che ritiene superiore alle altre per grazia e bellezza. |
| Ottava 8 Iulia Gonzaga, che dovunque il piede volge, e dovunque i sereni occhi gira, non pur ogn’altra di beltà le cede, 60ma, come scesa dal ciel dea, l’ammira. La cognata è con lei, che di sua fede non mosse mai, perché l’avesse in ira Fortuna che le fe’ lungo contrasto. Ecco Anna d’Aragon, luce del Vasto; | È Giulia Gonzaga, tanto splendida da sembrare una dea. Accanto a lei il poeta vede la cognata e Anna d'Aragona, rappresentate come donne fedeli nonostante le avversità. |
| Ottava 9 65Anna, bella, gentil, cortese e saggia, di castità, di fede e d’amor tempio. La sorella è con lei, ch’ove ne irraggia l’alta beltà, ne pate ogn’altra scempio. Ecco chi tolto ha da la scura spiaggia 70di Stige, e fa con non più visto esempio, mal grado de le Parche e de la Morte, splender nel ciel l’invitto suo consorte. | Ariosto loda Anna d'Aragona per castità e saggezza e ricorda anche la sorella e una donna che, attraverso la memoria e la poesia, rende immortale il marito scomparso. |
| Ottava 10 Le Ferrarese mie qui sono, e quelle de la corte d’Urbino; e riconosco 75quelle di Mantua, e quante donne belle ha Lombardia, quante il paese tosco. Il cavallier che tra lor viene, e ch’elle onoran sì, s’io non ho l’occhio losco, da la luce offuscato de’ bei volti, 80è ’l gran lume aretin, l’Unico Accolti. | Fra le ospiti immaginarie compaiono dame di Ferrara, Urbino, Mantova, Lombardia e Toscana. In mezzo a loro il poeta riconosce il letterato Bernardo Accolti, detto l'Unico. |
| Ottava 11 Benedetto, il nipote, ecco là veggio, c’ha purpureo il capel, purpureo il manto, col cardinal di Mantua e col Campeggio, gloria e splendor del consistorio santo: 85e ciascun d’essi noto (o ch’io vaneggio) al viso e ai gesti rallegrarsi tanto del mio ritorno, che non facil parmi ch’io possa mai di tanto obligo trarmi. | Vede poi prelati e cardinali, fra i quali il nipote Benedetto, il cardinale di Mantova e Campeggio, tutti immaginati lieti di assistere alla conclusione del poema. |
| Ottava 12 Con lor Lattanzio e Claudio Tolomei, 90e Paulo Pansa e ’l Dresino e Latino Iuvenal parmi, e i Capilupi miei, e ’l Sasso e ’l Molza e Florian Montino; e quel che per guidarci ai rivi ascrei mostra piano e più breve altro camino, 95Iulio Camillo; e par ch’anco io ci scerna, Marco Antonio Flaminio, il Sanga, il Berna. | Il poeta continua la lunga rassegna di amici e letterati, citando Lattanzio e Claudio Tolomei, Paolo Pansa, membri della famiglia Capilupi, Giulio Camillo e molti altri intellettuali. |
| Ottava 13 Ecco Alessandro, il mio signor, Farnese: oh dotta compagnia che seco mena! Fedro, Capella, Porzio, il bolognese 100Filippo, il Volterano, il Madalena, Blosio, Pierio, il Vida cremonese, d’alta facondia inessicabil vena, e Lascari e Mussuro e Navagero, e Andrea Marone e ’l monaco Severo. | Compare Alessandro Farnese, accompagnato da un gruppo di studiosi, umanisti e poeti famosi, tra i quali Vida, Lascaris, Musuro e Navagero, presentati come una compagnia colta e degna di rispetto. |
| Ottava 14 105Ecco altri duo Alessandri in quel drappello, dagli Orologi l’un, l’altro il Guarino. Ecco Mario d’Olvito, ecco il flagello de’ principi, il divin Pietro Aretino. Duo Ieronimi veggo, l’uno è quello 110di Veritade, e l’altro il Cittadino. Veggo il Mainardo, veggo il Leoniceno, il Pannizzato, e Celio e il Teocreno. | Ariosto menziona altri letterati, fra cui gli Orologi, Guarino, Pietro Aretino, Leoniceno e vari umanisti, immaginando tutti presenti all'approdo del suo lavoro. |
| Ottava 15 Là Bernardo Capel, là veggo Pietro Bembo, che ’l puro e dolce idioma nostro, 115levato fuor del volgare uso tetro, quale esser dee, ci ha col suo esempio mostro. Guasparro Obizi è quel che gli vien dietro, ch’ammira e osserva il sì ben speso inchiostro. Io veggo il Fracastorio, il Bevazano, 120Trifon Gabriele, e il Tasso più lontano. | Riconosce Pietro Bembo, lodato per aver dato dignità e forma elegante alla lingua italiana, insieme a Fracastoro, Trifon Gabriele, Tasso e altri uomini di cultura. |
| Ottava 16 Veggo Nicolò Tiepoli, e con esso Nicolò Amanio in me affissar le ciglia; Anton Fulgoso ch’a vedermi appresso al lito mostra gaudio e maraviglia. 125Il mio Valerio è quel che là s’è messo fuor de le donne; e forse si consiglia col Barignan c’ha seco, come, offeso sempre da lor, non ne sia sempre acceso. | Il poeta vede amici veneziani e altri conoscenti, tra cui Tiepolo, Amanio, Fulgoso e Valerio, e accenna con ironia alle loro esperienze amorose. |
| Ottava 17 Veggo sublimi e soprumani ingegni 130di sangue e d’amor giunti, il Pico e il Pio. Colui che con lor viene, e da’ più degni ha tanto onor, mai più non conobbi io; ma, se me ne fur dati veri segni, è l’uom che di veder tanto desio, 135Iacobo Sanazar, ch’alle Camene lasciar fa i monti ed abitar l’arene. | Ricorda Pico e Pio, uniti dall'affetto e dalla cultura, e infine il grande poeta Jacopo Sannazaro, che ha portato le Muse dalle montagne classiche ai paesaggi marini. |
| Ottava 18 Ecco il dotto, il fedele, il diligente secretario Pistofilo, ch’insieme con gli Acciaiuoli e con l’Angiar mio sente 140piacer, che più del mar per me non teme. Annibal Malaguzzo, il mio parente, veggo con l’Adoardo, che gran speme mi dà, ch’ancor del mio nativo nido udir farà da Calpe agli Indi il grido. | Compaiono ancora Pistofilo, gli Acciaiuoli, alcuni amici personali e il parente Annibale Malaguzzo, che Ariosto spera renda celebre la propria terra. |
| Ottava 19 145Fa Vittor Fausto, fa il Tancredi festa di rivedermi, e la fanno altri cento. Veggo le donne e gli uomini di questa mia ritornata ognun parer contento. Dunque, a finir la breve via che resta, 150non sia più indugio, or ch’ho propizio il vento; e torniamo a Melissa, e con che aita salvò, diciamo, al buon Ruggier la vita. | Il poeta conclude l'elenco ringraziando idealmente quanti celebrano il suo ritorno. Con il vento favorevole, riprende gli ultimi episodi della storia, cominciando dall'aiuto che Melissa porterà a Ruggiero. |
| Ottava 20 Questa Melissa, come so che detto v’ho molte volte, avea sommo desire 155che Bradamante con Ruggier di stretto nodo s’avesse in matrimonio a unire; e d’ambi il bene e il male avea sì a petto, che d’ora in ora ne volea sentire. Per questo spirti avea sempre per via, 160che, quando andava l’un, l’altro venìa. | Melissa desidera ardentemente le nozze fra Ruggiero e Bradamante. Per conoscere continuamente la sorte dei due innamorati, si serve di spiriti che le riferiscono a turno ogni nuova vicenda. |
| Ottava 21 In preda del dolor tenace e forte Ruggier tra le scure ombre vide posto, il qual di non gustar d’alcuna sorte mai più vivanda fermo era e disposto, 165e col digiun si volea dar la morte: ma fu l’aiuto di Melissa tosto; che, del suo albergo uscita, la via tenne ove in Leone ad incontrar si venne: | Saputo che Ruggiero vuole lasciarsi morire di fame per il dolore, la maga decide di intervenire subito e parte per incontrare Leone, impegnato a cercare il cavaliere. |
| Ottava 22 il qual mandato, l’uno a l’altro appresso, 170sua gente avea per tutti i luoghi intorno; e poscia era in persona andato anch’esso per trovare il guerrier dal liocorno. La saggia incantatrice, la qual messo freno e sella a uno spirto avea quel giorno, 175e l’avea sotto in forma di ronzino, trovò questo figliuol di Costantino. | Leone ha mandato messaggeri ovunque ed è partito personalmente alla ricerca dell'uomo dall'unicorno. Melissa, cavalcando uno spirito trasformato in cavallo, lo raggiunge. |
| Ottava 23 – Se de l’animo è tal la nobiltate, qual fuor, signor (diss’ella), il viso mostra; se la cortesia dentro e la bontade 180ben corrisponde alla presenza vostra, qualche conforto, qualche aiuto date al miglior cavallier de l’età nostra; che s’aiuto non ha tosto e conforto, non è molto lontano a restar morto. | La maga si rivolge al principe e lo supplica di aiutare il migliore cavaliere del mondo, che sta morendo proprio a causa di un gesto di grande generosità. |
| Ottava 24 185Il miglior cavallier, che spada a lato e scudo in braccio mai portassi o porti; il più bello e gentil ch’al mondo stato mai sia di quanti ne son vivi o morti, sol per un’alta cortesia c’ha usato, 190sta per morir, se non ha chi ’l conforti. Per Dio, signor, venite, e fate prova s’allo suo scampo alcun consiglio giova. – | Spiega che il guerriero, bellissimo e valoroso, ha sacrificato la propria felicità per cortesia e ora rischia la vita. Invita Leone ad affrettarsi per tentare di salvarlo. |
| Ottava 25 Ne l’animo a Leon subito cade che ’l cavallier di chi costei ragiona, 195sia quel che per trovar fa le contrade cercare intorno, e cerca egli in persona; sì ch’a lei dietro, che gli persuade sì pietosa opra, in molta fretta sprona: la qual lo trasse (e non fer gran camino) 200ove alla morte era Ruggier vicino. | Il principe intuisce che si tratta del cavaliere che cerca. Segue quindi rapidamente Melissa fino alla foresta, dove Ruggiero è ormai vicino alla morte. |
| Ottava 26 Lo ritrovar che senza cibo stato era tre giorni, e in modo lasso e vinto, ch’in piè a fatica si saria levato, per ricader, se ben non fosse spinto. 205Giacea disteso in terra tutto armato, con l’elmo in testa, e de la spada cinto; e guancial de lo scudo s’avea fatto, in che ’l bianco liocorno era ritratto. | Lo trovano disteso a terra, ancora armato, con lo scudo dell'unicorno usato come cuscino. Non mangia da tre giorni ed è tanto debole che non riuscirebbe quasi a stare in piedi. |
| Ottava 27 Quivi pensando quanta ingiuria egli abbia 210fatto alla donna, e quanto ingrato e quanto isconoscente le sia stato, arrabbia, non pur si duole; e se n’affligge tanto, che si morde le man, morde le labbia, sparge le guance di continuo pianto; 215e per la fantasia che v’ha sì fissa, né Leon venir sente né Melissa; | Ruggiero continua a rimproverarsi il torto fatto a Bradamante, si morde le mani e le labbra e piange senza sosta. È così assorto nel dolore che non si accorge dell'arrivo di Melissa e Leone. |
| Ottava 28 né per questo interrompe il suo lamento, né cessano i sospir, né il pianto cessa. Leon si ferma, e sta ad udire intento; 220poi smonta del cavallo, e se gli appressa. Amore esser cagion di quel tormento conosce ben; ma la persona espressa non gli è, per cui sostien tanto martire; ch’anco Ruggier non glie l’ha fatto udire. | Il principe ascolta i lamenti e comprende che la causa del tormento è l'amore, benché Ruggiero non gli abbia ancora detto chi sia la donna per la quale soffre. |
| Ottava 29 225Più inanzi, e poi più inanzi i passi muta, tanto che se gli accosta a faccia a faccia; e con fraterno affetto lo saluta, e se gli china a lato, e al collo abbraccia. Io non so quanto ben questa venuta 230di Leone improvisa a Ruggier piaccia; che teme che lo turbi e gli dia noia, e se gli voglia oppor, perché non muoia. | Leone si avvicina e lo abbraccia fraternamente. Ruggiero teme che l'amico voglia impedirgli di morire e interrompere il suo proposito disperato. |
| Ottava 30 Leon con le più dolci e più soavi parole che sa dir, con quel più amore 235che può mostrar, gli dice: – Non ti gravi d’aprirmi la cagion del tuo dolore; che pochi mali al mondo son sì pravi, che l’uomo trar non se ne possa fuore, se la cagion si sa; né debbe privo 240di speranza esser mai, fin che sia vivo. | Con parole affettuose Leone lo invita a confidargli la ragione del dolore: finché si è vivi, sostiene, si deve tentare ogni rimedio prima di rinunciare alla speranza. |
| Ottava 31 Ben mi duol che celar t’abbi voluto da me, che sai s’io ti son vero amico, non sol dipoi ch’io ti son sì tenuto, che mai dal nodo tuo non mi districo, 245ma fin allora ch’avrei causa avuto d’esserti sempre capital nimico; e dèi sperar ch’io sia per darti aita con l’aver, con gli amici e con la vita. | Gli ricorda che è sempre stato suo amico, perfino quando avrebbe avuto ragione di considerarlo nemico. Ora è pronto a impiegare ricchezze, alleanze e la propria vita per aiutarlo. |
| Ottava 32 Di meco conferir non ti rincresca 250il tuo dolore, e lasciami far prova, se forza, se lusinga, acciò tu n’esca, se gran tesor, s’arte, s’astuzia giova. Poi, quando l’opra mia non ti riesca, la morte sia ch’al fin te ne rimuova: 255ma non voler venir prima a quest’atto, che ciò che si può far, non abbi fatto. – | Leone lo prega di raccontare tutto, perché può forse trovare una soluzione con il denaro, con l'astuzia o con la forza. Solo dopo aver esaurito ogni possibilità si dovrebbe pensare alla morte. |
| Ottava 33 E seguitò con sì efficaci prieghi, e con parlar sì umano e sì benigno, che non può far Ruggier che non si pieghi; 260che né di ferro ha il cor né di macigno, e vede, quando la risposta nieghi, che farà discortese atto e maligno. Risponde; ma due volte o tre s’incocca prima il parlar, ch’uscir voglia di bocca. | Le suppliche sono tanto sincere che Ruggiero si commuove e decide di rispondere. La sofferenza, però, gli impedisce inizialmente perfino di parlare senza interrompersi. |
| Ottava 34 265– Signor mio (disse al fin), quando saprai colui ch’io son (che son per dirtel ora), mi rendo certo che di me sarai non men contento, e forse più, ch’io muora. Sappi ch’io son colui che sì in odio hai: 270io son Ruggier ch’ebbi te in odio ancora; e che con intenzion di porti a morte, già son più giorni, usci’ di questa corte; | Il cavaliere rivela infine la propria identità: è Ruggiero, l'uomo che Leone avrebbe avuto motivo di odiare e che aveva raggiunto i territori greci con l'intenzione di ucciderlo. |
| Ottava 35 acciò per te non mi vedessi tolta Bradamante, sentendo esser d’Amone 275la voluntade a tuo favor rivolta. Ma perché ordina l’uomo, e Dio dispone, venne il bisogno ove mi fe’ la molta tua cortesia mutar d’opinione; e non pur l’odio ch’io t’avea, deposi, 280ma fe’ ch’esser tuo sempre io mi disposi. | Spiega di aver voluto eliminare Leone per impedirgli di sposare Bradamante. Quando però il principe lo salvò dal carcere, la sua generosità cancellò completamente quell'odio. |
| Ottava 36 Tu mi pregasti, non sapendo ch’io fossi Ruggier, ch’io ti facessi avere la donna; ch’altretanto saria il mio cor fuor del corpo, o l’anima volere. 285Se sodisfar più tosto al tuo disio, ch’al mio, ho voluto, t’ho fatto vedere. Tua fatta è Bradamante; abbila in pace: molto più che ’l mio bene, il tuo mi piace. | Ruggiero ricorda di aver combattuto in sua vece per riconoscenza, pur sapendo che in questo modo avrebbe rinunciato alla donna amata. Ora dichiara che Bradamante può essere di Leone. |
| Ottava 37 Piaccia a te ancora, se privo di lei 290mi son, ch’insieme io sia di vita privo; che più tosto senz’anima potrei, che senza Bradamante restar vivo. Appresso, per averla tu non sei mai legitimamente, fin ch’io vivo: 295che tra noi sposalizio è già contratto, né duo mariti ella può avere a un tratto. – | Chiede però di poter morire, perché non può sopportare di vivere senza di lei. Aggiunge che fra lui e Bradamante esisteva già una promessa di matrimonio, ostacolo a una nuova unione finché egli resterà in vita. |
| Ottava 38 Riman Leon sì pien di maraviglia, quando Ruggiero esser costui gli è noto, che senza muover bocca o batter ciglia 300o mutar piè, come una statua, è immoto: a statua, più ch’ad uomo, s’assimiglia, che ne le chiese alcun metta per voto. Ben sì gran cortesia questa gli pare, che non ha avuto e non avrà mai pare. | Leone rimane immobile per la sorpresa: l'uomo che aveva salvato è proprio il suo rivale, e il sacrificio compiuto per lui appare ancora più straordinario. |
| Ottava 39 305E conosciutol per Ruggier, non solo non scema il ben che gli voleva pria; ma sì l’accresce, che non men del duolo di Ruggiero egli, che Ruggier, patia. Per questo, e per mostrarsi che figliuolo 310d’imperator meritamente sia, non vuol, se ben nel resto a Ruggier cede, ch’in cortesia gli metta inanzi il piede. | Conoscendo ora la verità, il principe prova per Ruggiero un affetto perfino maggiore. Decide di non lasciarsi superare in generosità e di dimostrare di essere degno della propria nobiltà. |
| Ottava 40 E dice: – Se quel dì, Ruggier, ch’offeso fu il campo mio dal valor tuo stupendo, 315ancor ch’io t’avea in odio, avessi inteso che tu fossi Ruggier, come ora intendo; così la tua virtù m’avrebbe preso, come fece anco allor, non lo sapendo; e così spinto dal cor l’odio, e tosto 320questo amor ch’io ti porto, v’avria posto. | Gli dice che, se avesse conosciuto prima la sua identità, avrebbe comunque ammirato il valore mostrato a Belgrado e sarebbe riuscito a trasformare l'odio iniziale in stima. |
| Ottava 41 Che prima il nome di Ruggiero odiassi, ch’io sapessi che tu fosse Ruggiero, non negherò: ma ch’or più inanzi passi l’odio ch’io t’ebbi, t’esca del pensiero. 325E se, quando di carcere io ti trassi, n’avesse, come or n’ho, saputo il vero; il medesimo avrei fatto anco allora, ch’a benefizio tuo son per far ora. | Leone ammette di aver detestato in passato il nome di Ruggiero, ma assicura che l'amicizia attuale è sincera. Lo avrebbe liberato anche sapendo già chi fosse. |
| Ottava 42 E s’allor volentier fatto l’avrei, 330ch’io non t’era, come or sono, obligato; quant’or più farlo debbo, che sarei, non lo facendo, il più d’ogn’altro ingrato; poi che negando il tuo voler, ti sei privo d’ogni tuo bene, e a me l’hai dato. 335Ma te lo rendo, e più contento sono renderlo a te, ch’aver io avuto il dono. | Poiché Ruggiero ha rinunciato alla felicità per lui, Leone sente ancora più forte il dovere di ricambiare. Perciò gli restituisce Bradamante con gioia, rinunciando alle proprie pretese. |
| Ottava 43 Molto più a te, ch’a me, costei conviensi, la qual, ben ch’io per li suoi merit’ami, non è però, s’altri l’avrà, ch’io pensi, 340come tu, al viver mio romper li stami. Non vo’ che la tua morte mi dispensi, che possi, sciolto ch’ella avrà i legami che son del matrimonio ora fra voi, per legitima moglie averla io poi. | Leone riconosce che la giovane è più adatta a Ruggiero e non vuole ottenere una sposa grazie alla morte di un uomo tanto valoroso. Non intende sfruttare l'eventuale scioglimento della loro promessa. |
| Ottava 44 345Non che di lei, ma restar privo voglio di ciò c’ho al mondo, e de la vita appresso, prima che s’oda mai ch’abbia cordoglio per mia cagion tal cavalliero oppresso. De la tua difidenza ben mi doglio; 350che tu che puoi, non men che di te stesso, di me dispor, più tosto abbi voluto morir di duol, che da me avere aiuto. – | Il principe preferirebbe perdere il regno e la vita piuttosto che essere causa della disperazione di Ruggiero. Si rammarica che l'amico abbia pensato al suicidio anziché chiedergli apertamente aiuto. |
| Ottava 45 Queste parole ed altre suggiungendo, che tutte saria lungo riferire, 355e sempre le ragion redarguendo, ch’in contrario Ruggier gli potea dire; fe’ tanto, ch’al fin disse: – Io mi ti rendo, e contento sarò di non morire. Ma quando ti sciorrò l’obligo mai, 360ché due volte la vita dato m’hai? – | Leone insiste con tanta nobiltà che Ruggiero accetta infine di vivere. Ringrazia però il benefattore con commozione, chiedendosi come potrà mai ripagarlo dopo essere stato salvato due volte. |
| Ottava 46 Cibo soave e precioso vino Melissa ivi portar fece in un tratto; e confortò Ruggier, ch’era vicino, non s’aiutando, a rimaner disfatto. 365Sentito in questo tempo avea Frontino cavalli quivi, e v’era accorso ratto. Leon pigliar da li scudieri suoi lo fe’ e sellare, ed a Ruggier dar poi; | Melissa fa comparire cibo e vino per rifocillare il giovane, ormai stremato dal digiuno. Arriva anche Frontino, che ha sentito altri cavalli: Leone lo fa preparare per il suo padrone. |
| Ottava 47 il qual con gran fatica, ancor ch’aiuto 370avesse da Leon, sopra vi salse: così quel vigor manco era venuto, che pochi giorni inanzi in modo valse, che vincer tutto un campo avea potuto, e far quel che fe’ poi con l’arme false. 375Quindi partiti, giunser, che più via non fer di mezza lega, a una badia: | Ruggiero riesce a salire in sella soltanto con grande fatica, tanto è indebolito. I tre raggiungono una vicina abbazia, dove possono fermarsi in sicurezza. |
| Ottava 48 ove posaro il resto di quel giorno, e l’altro appresso, e l’altro tutto intero, tanto che ’l cavallier dal liocorno 380tornato fu nel suo vigor primiero. Poi con Melissa e con Leon ritorno alla città real fece Ruggiero, e vi trovò che la passata sera l’imbasciaria de’ Bulgari giunt’era. | Rimangono nel monastero alcuni giorni, finché il cavaliere recupera tutte le forze. Poi Ruggiero rientra con Leone e Melissa a Parigi, dove sono intanto arrivati ambasciatori bulgari. |
| Ottava 49 385Che quella nazion, la qual s’avea Ruggiero eletto re, quivi a chiamarlo mandava questi suoi, che si credea d’averlo in Francia appresso al magno Carlo: perché giurargli fedeltà volea, 390e dar di sé dominio, e coronarlo. Lo scudier di Ruggier, che si ritrova con questa gente, ha di lui dato nuova. | I Bulgari, che hanno scelto Ruggiero come sovrano dopo la vittoria presso Belgrado, sono venuti in Francia per offrirgli fedeltà e la corona. Lo scudiero ha confermato che il cavaliere si trova lì. |
| Ottava 50 De la battaglia ha detto, ch’in favore de’ Bulgari a Belgrado egli avea fatta, 395ove Leon col padre imperatore vinto, e sua gente avea morta e disfatta; e per questo l’avean fatto signore, messo da parte ogni uomo di sua schiatta: e come a Novengrado era poi stato 400preso da Ungiardo, e a Teodora dato: | I messaggeri raccontano alla corte la battaglia nella quale Ruggiero aveva sconfitto Leone e Costantino, ottenendo il favore dei Bulgari, e la successiva cattura per ordine di Ungiardo. |
| Ottava 51 e che venuta era la nuova certa, che ’l suo guardian s’era trovato ucciso, e lui fuggito, e la prigione aperta: che poi ne fosse, non v’era altro avviso. 405Entrò Ruggier per via molto coperta ne la città, né fu veduto in viso. La seguente mattina egli e ’l compagno Leone appresentossi a Carlo Magno. | Riferiscono anche della misteriosa fuga dalla prigione, senza conoscerne l'autore. Ruggiero entra a Parigi senza farsi riconoscere; il mattino dopo si presenta a Carlo insieme a Leone. |
| Ottava 52 S’appresentò Ruggier con l’augel d’oro 410che nel campo vermiglio avea due teste, e come disegnato era fra loro, con le medesme insegne e sopraveste che, come dianzi ne la pugna foro, eran tagliate ancor, forate e peste; 415sì che tosto per quel fu conosciuto, ch’avea con Bradamante combattuto. | Per rendere chiaro l'inganno precedente, Ruggiero indossa le stesse insegne imperiali usate nel duello con Bradamante, ancora danneggiate dai colpi della donna. |
| Ottava 53 Con ricche vesti e regalmente ornato Leon senz’arme a par con lui venìa; e dinanzi e di dietro e d’ogni lato 420avea onorata e degna compagnia. A Carlo s’inchinò, che già levato se gli era incontra; e avendo tuttavia Ruggier per man, nel qual intente e fisse ognuno avea le luci, così disse: | Leone, vestito come un principe e accompagnato da nobili, conduce Ruggiero davanti all'imperatore e gli prende la mano, attirando su di loro gli sguardi della corte. |
| Ottava 54 425– Questo è il buon cavalliero il qual difeso s’è dal nascer del giorno al giorno estinto; e poi che Bradamante o morto o preso o fuor non l’ha de lo steccato spinto, magnanimo signor, se bene inteso 430ha il vostro bando, è certo d’aver vinto, e d’aver lei per moglie guadagnata; e così viene, acciò che gli sia data. | Il figlio di Costantino rivela che il vero combattente, capace di resistere per tutto il giorno a Bradamante, è il cavaliere che ha davanti: secondo le regole della prova, è lui ad aver conquistato il diritto di sposarla. |
| Ottava 55 Oltre che di ragion, per lo tenore del bando, non v’ha altr’uom da far disegno: 435se s’ha da meritarla per valore, qual cavallier più di costui n’è degno? s’aver la dee chi più le porta amore, non è chi ’l passi o ch’arrivi al suo segno. Ed è qui presto contra a chi s’oppone, 440per difender con l’arme sua ragione. – | Leone aggiunge che nessuno è più degno di Ruggiero per valore o per amore. Si dichiara pronto a difendere con le armi la giustizia della sua richiesta contro chiunque si opponga. |
| Ottava 56 Carlo e tutta la corte stupefatta, questo udendo, restò; ch’avea creduto che Leon la battaglia avesse fatta, non questo cavallier non conosciuto. 445Marfisa, che con gli altri quivi tratta s’era ad udire, e ch’a pena potuto avea tacer fin che Leon finisse il suo parlar, si fece inanzi e disse: | Carlo e i nobili restano stupiti, perché tutti avevano creduto che il combattente fosse Leone stesso. Marfisa, ascoltando, si prepara a intervenire a favore del fratello assente. |
| Ottava 57 – Poi che non c’è Ruggier, che la contesa 450de la moglier fra sé e costui discioglia; acciò per mancamento di difesa così senza rumor non se gli toglia, io che gli son sorella, questa impresa piglio contra a ciascun, sia chi si voglia, 455che dica aver ragione in Bradamante, o di merto a Ruggiero andare inante. – | Marfisa dichiara che nessuno può sottrarre Bradamante a Ruggiero senza affrontarlo. In quanto sorella del cavaliere, è pronta a combattere chiunque rivendichi la giovane con un diritto superiore. |
| Ottava 58 E con tant’ira e tanto sdegno espresse questo parlar, che molti ebber sospetto, che senza attender Carlo che le desse 460campo, ella avesse a far quivi l’effetto. Or non parve a Leon che più dovesse Ruggier celarsi, e gli cavò l’elmetto; e rivolto a Marfisa: – Ecco lui pronto a rendervi di sé (disse) buon conto. – | La sua reazione è così minacciosa che alcuni temono uno scontro immediato. Leone allora toglie l'elmo al cavaliere accanto a sé e rivela che è proprio Ruggiero. |
| Ottava 59 465Quale il canuto Egeo rimase, quando si fu alla mensa scelerata accorto, che quello era il suo figlio, al quale, instando l’iniqua moglie, avea il veneno porto; e poco più che fosse ito indugiando 470di conoscer la spada, l’avria morto: tal fu Marfisa, quando il cavalliero ch’odiato avea, conobbe esser Ruggiero. | Marfisa resta sbalordita, come l'antico Egeo quando riconobbe il figlio che stava per avvelenare. La sorpresa lascia immediatamente il posto alla gioia. |
| Ottava 60 E corse senza indugio ad abbracciarlo, né dispiccar se gli sapea dal collo. 475Rinaldo, Orlando, e di lor prima Carlo di qua e di là con grand’amor baciollo. Né Dudon né Olivier d’accarezzarlo, né ’l re Sobrin si può veder satollo. Dei paladini e dei baron nessuno 480di far festa a Ruggier restò digiuno. | Corre ad abbracciare il fratello. Carlo, Rinaldo, Orlando, Oliviero, Sobrino e tutti gli altri paladini lo accolgono festosamente. |
| Ottava 61 Leone, il qual sapea molto ben dire, finiti che si fur gli abbracciamenti, cominciò inanzi a Carlo a riferire, udendo tutti quei ch’eran presenti, 485come la gagliardia, come l’ardire (ancor che con gran danno di sue genti) di Ruggier, ch’a Belgrado avea veduto, più d’ogni offesa avea di sé potuto; | Terminati gli abbracci, Leone racconta davanti alla corte come il valore di Ruggiero a Belgrado avesse suscitato la sua ammirazione, superando perfino il dolore delle perdite militari subite. |
| Ottava 62 sì ch’essendo di poi preso e condutto 490a colei ch’ogni strazio n’avria fatto, di prigione egli, mal grado di tutto il parentado suo, l’aveva tratto; e come il buon Ruggier, per render frutto e mercede a Leon del suo riscatto, 495fe’ l’alta cortesia che sempre a quante ne furo o saran mai, passarà inante. | Descrive il salvataggio dalla prigione di Teodora e il sacrificio di Ruggiero, che per riconoscenza aveva accettato di combattere e conquistare Bradamante a nome di Leone. |
| Ottava 63 E seguendo narrò di punto in punto ciò che per lui fatto Ruggiero avea; e come poi da gran dolor compunto, 500che di lasciar la moglie gli premea, s’era disposto di morire; e giunto v’era vicin, se non si soccorrea. E con sì dolci affetti il tutto espresse, che quivi occhio non fu ch’asciutto stesse. | Il principe racconta anche la disperazione di Ruggiero e il suo tentativo di lasciarsi morire, interrotto dall'intervento di Melissa. Le sue parole commuovono profondamente tutti i presenti. |
| Ottava 64 505Rivolse poi con sì efficaci preghi le sue parole all’ostinato Amone, che non sol che lo muova, che lo pieghi, che lo faccia mutar d’opinione; ma fa ch’egli in persona andar non nieghi 510a supplicar Ruggier che gli perdone, e per padre e per suocero l’accette; e così Bradamante gli promette. | Leone si rivolge ad Amone con tanta efficacia che l'uomo abbandona la propria ostinazione, chiede perdono a Ruggiero e lo riconosce finalmente come futuro genero. |
| Ottava 65 A cui là dove, de la vita in forse, piangea i suoi casi in camera segreta, 515con lieti gridi in molta fretta corse per più d’un messo la novella lieta: onde il sangue ch’al cor, quando lo morse prima il dolor, fu tratto da la pieta, a questo annunzio il lasciò solo in guisa, 520che quasi il gaudio ha la donzella uccisa. | La lieta notizia raggiunge Bradamante, che piangeva in una stanza appartata. La gioia improvvisa la sconvolge quasi quanto la disperazione precedente. |
| Ottava 66 Ella riman d’ogni vigor sì vota, che di tenersi in piè non ha balìa; ben che di quella forza ch’esser nota vi debbe, e di quel grande animo sia. 525Non più di lei, chi a ceppo, a laccio, a ruota sia condannato o ad altra morte ria, e che già agli occhi abbia la benda negra, gridar sentendo grazia, si rallegra. | La giovane perde quasi le forze, come un condannato che apprenda all'ultimo momento di essere stato graziato. La salvezza del suo amore le sembra incredibile. |
| Ottava 67 Si rallegra Mongrana e Chiaramonte, 530di nuovo nodo i dui raggiunti rami: altretanto si duol Gano col conte Anselmo, e con Falcon Gini e Ginami; ma pur coprendo sotto un’altra fronte van lor pensieri invidiosi e grami; 535e occasione attendon di vendetta, come la volpe al varco il lepre aspetta. | Le famiglie di Mongrana e Chiaramonte festeggiano la nuova parentela. Gano, Anselmo e gli altri nemici della stirpe, invece, nascondono invidia e propositi di vendetta. |
| Ottava 68 Oltre che già Rinaldo e Orlando ucciso molti in più volte avean di quei malvagi; ben che l’ingiurie fur con saggio avviso 540dal re acchetate, ed i commun disagi; avea di nuovo lor levato il riso l’ucciso Pinabello e Bertolagi: ma pur la fellonia tenean coperta, dissimulando aver la cosa certa. | Quei nemici ricordano le antiche rivalità e la morte di Pinabello e Bertolagi, ma fingono di aver dimenticato le offese aspettando un'occasione favorevole. |
| Ottava 69 545Gli imbasciatori bulgari che in corte di Carlo eran venuti, come ho detto, con speme di trovare il guerrier forte del liocorno, al regno loro eletto; sentendol quivi, chiamar buona sorte 550la lor, che dato avea alla speme effetto; e riverenti ai piè se gli gittaro, e che tornassi in Bulgheria il pregaro; | Gli ambasciatori bulgari scoprono che Ruggiero è finalmente presente a corte. Si inchinano ai suoi piedi e lo pregano di tornare in Bulgaria per ricevere la corona. |
| Ottava 70 ove in Adrianopoli servato gli era lo scettro e la real corona: 555ma venga egli a difendersi lo stato; ch’a danni lor di nuovo si ragiona che più numer di gente apparecchiato ha Costantino, e torna anco in persona: ed essi, se ’l suo re ponno aver seco, 560speran di torre a lui l’imperio greco. | Gli spiegano che lo scettro lo attende ad Adrianopoli e che Costantino sta preparando una nuova spedizione contro di loro. Sono convinti che con Ruggiero potranno perfino sconfiggere l'Impero greco. |
| Ottava 71 Ruggiero accettò il regno, e non contese ai preghi loro, e in Bulgheria promesse di ritrovarsi dopo il terzo mese, quando Fortuna altro di lui non fêsse. 565Leone Augusto che la cosa intese, disse a Ruggier, ch’alla sua fede stesse, che, poi ch’egli de’ Bulgari ha il domìno, la pace è tra lor fatta e Costantino: | Ruggiero accetta il titolo di re e promette di raggiungere i sudditi dopo tre mesi. Leone interviene dichiarando che la pace con Costantino è ormai possibile, perché egli farà rispettare la parola data. |
| Ottava 72 né da partir di Francia s’avrà in fretta, 570per esser capitan de le sue squadre; che d’ogni terra ch’abbiano suggetta, far la rinunzia gli farà dal padre. Non è virtù che di Ruggier sia detta, ch’a muover sì l’ambiziosa madre 575di Bradamante, e far che ’l genero ami, vaglia, come ora udir, che re si chiami. | Il principe promette che il padre rinuncerà alle terre bulgare e che Ruggiero non dovrà partire subito per combattere. La notizia che il cavaliere è diventato re convince finalmente anche Beatrice ad approvare le nozze. |
| Ottava 73 Fansi le nozze splendide e reali, convenienti a chi cura ne piglia: Carlo ne piglia cura, e le fa quali 580farebbe, maritando una sua figlia. I merti de la donna erano tali, oltre a quelli di tutta sua famiglia, ch’a quel signor non parria uscir del segno, se spendesse per lei mezzo il suo regno. | Carlo Magno organizza il matrimonio con una magnificenza degna di una propria figlia, riconoscendo tanto il valore di Bradamante quanto quello della sua famiglia. |
| Ottava 74 585Libera corte fa bandire intorno, ove sicuro ognun possa venire; e campo franco sin al nono giorno concede a chi contese ha da partire. Fe’ alla campagna l’apparato adorno 590di rami intesti e di bei fiori ordire, d’oro e di seta poi, tanto giocondo, che ’l più bel luogo mai non fu nel mondo. | L'imperatore proclama una grande festa aperta a tutti e tornei che dureranno nove giorni. Fa allestire fuori città padiglioni e decorazioni di fiori, seta e oro. |
| Ottava 75 Dentro a Parigi non sariano state l’innumerabil genti peregrine, 595povare e ricche e d’ogni qualitate, che v’eran, greche, barbare e latine. Tanti signori, e imbascierie mandate di tutto ’l mondo, non aveano fine: erano in padiglion, tende e frascati 600con gran commodità tutti alloggiati. | Accorrono nobili, cavalieri, ambasciatori e persone di ogni condizione da molti paesi. La folla è così numerosa che Parigi non può ospitarla e si prepara un vasto accampamento fuori dalle mura. |
| Ottava 76 Con eccellente e singulare ornato la notte inanzi avea Melissa maga il maritale albergo apparecchiato, di ch’era stata già gran tempo vaga. 605Già molto tempo inanzi desiato questa copula avea quella presaga: de l’avvenir presaga, sapea quanta bontade uscir dovea da la lor pianta. | Melissa, che desiderava da tempo l'unione dei due giovani e ne conosceva la futura discendenza, prepara personalmente il magnifico padiglione nuziale. |
| Ottava 77 Posto avea il genial letto fecondo 610in mezzo un padiglione amplo e capace, il più ricco, il più ornato, il più giocondo che già mai fosse o per guerra o per pace, o prima o dopo, teso in tutto ’l mondo; e tolto ella l’avea dal lito trace: 615l’avea di sopra a Costantin levato, ch’a diporto sul mar s’era attendato. | Il letto degli sposi viene collocato sotto una tenda straordinariamente ricca, già appartenuta a Costantino, che la maga ha sottratto per adornare le nozze. |
| Ottava 78 Melissa di consenso di Leone, o più tosto per dargli maraviglia, e mostrargli de l’arte paragone, 620ch’al gran vermo infernal mette la briglia, e che di lui, come a lei par, dispone, e de la a Dio nimica empia famiglia; fe’ da Costantinopoli a Parigi portare il padiglion dai messi stigi. | Con il consenso di Leone, Melissa mostra la sua potenza magica ordinando agli spiriti infernali di trasportare la tenda da Costantinopoli a Parigi. |
| Ottava 79 625Di sopra a Costantin ch’avea l’impero di Grecia, lo levò da mezzo giorno, con le corde e col fusto, e con l’intero guernimento ch’avea dentro e d’intorno: lo fe’ portar per l’aria, e di Ruggiero 630quivi lo fece alloggiamento adorno. Poi, finite le nozze, anco tornollo miraculosamente onde levollo. | Il padiglione viene sollevato interamente durante il giorno, insieme alle corde e agli arredi, e ricompare presso gli sposi. Dopo le nozze sarà riportato al luogo d'origine con lo stesso prodigio. |
| Ottava 80 Eran degli anni appresso che duo milia che fu quel ricco padiglion trapunto. 635Una donzella de la terra d’Ilia, ch’avea il furor profetico congiunto, con studio di gran tempo e con vigilia lo fece di sua man di tutto punto. Cassandra fu nomata, ed al fratello 640inclito Ettòr fece un bel don di quello. | Ariosto spiega che la tenda era stata ricamata moltissimi secoli prima da Cassandra, figlia di Troia, che possedeva il dono della profezia. Era stata destinata in dono al fratello Ettore. |
| Ottava 81 Il più cortese cavallier che mai dovea del ceppo uscir del suo germano (ben che sapea, da la radice assai che quel per molti rami era lontano) 645ritratto avea nei bei ricami gai d’oro e di varia seta, di sua mano. L’ebbe, mentre che visse, Ettorre in pregio per chi lo fece, e pel lavoro egregio. | Cassandra aveva raffigurato nelle stoffe il più illustre discendente futuro di Ettore, un uomo di grande cortesia appartenente alla stirpe destinata a nascere da Ruggiero e Bradamante. |
| Ottava 82 Ma poi ch’a tradimento ebbe la morte, 650e fu ’l popul troian da’ Greci afflitto; che Sinon falso aperse lor le porte, e peggio seguitò, che non è scritto; Menelao ebbe il padiglione in sorte, col quale a capitar venne in Egitto, 655ove al re Proteo lo lasciò, se volse la moglie aver, che quel tiran gli tolse. | Dopo la morte di Ettore e la caduta di Troia, la tenda era passata a Menelao, che l'aveva poi lasciata in Egitto al re Proteo per riavere Elena. |
| Ottava 83 Elena nominata era colei per cui lo padiglione a Proteo diede; che poi successe in man de’ Tolomei, 660tanto che Cleopatra ne fu erede. Da le genti d’Agrippa tolto a lei nel mar Leucadio fu con altre prede: in man d’Augusto e di Tiberio venne, e in Roma sin a Costantin si tenne; | Il prezioso manufatto passò successivamente ai Tolomei e a Cleopatra, quindi ai Romani dopo la vittoria di Agrippa, rimanendo nelle mani degli imperatori fino a Costantino. |
| Ottava 84 665quel Costantin di cui doler si debbe la bella Italia, fin che gir il cielo. Costantin, poi che ’l Tevero gl’increbbe, portò in Bisanzio il prezioso velo: da un altro Costantin Melissa l’ebbe. 670Oro le corde, avorio era lo stelo; tutto trapunto con figure belle, più che mai con pennel facesse Apelle. | Quando Costantino trasferì il potere imperiale a Bisanzio portò con sé la tenda. Melissa la prende ora da un altro sovrano dello stesso nome. I ricami sono così belli da superare le opere dei massimi pittori. |
| Ottava 85 Quivi le Grazie in abito giocondo una regina aiutavano al parto: 675sì bello infante n’apparia, che ’l mondo non ebbe un tal dal secol primo al quarto. Vedeasi Iove, e Mercurio facondo, Venere e Marte, che l’avevano sparto a man piene e spargean d’eterei fiori, 680di dolce ambrosia e di celesti odori. | La prima scena mostra una regina che partorisce un bambino di straordinaria bellezza, assistita dalle Grazie, mentre divinità antiche spargono fiori e profumi celesti. |
| Ottava 86 Ippolito diceva una scrittura sopra le fasce in lettere minute. In età poi più ferma l’Aventura l’avea per mano, e inanzi era Virtute. 685Mostrava nove genti la pittura con veste e chiome lunghe, che venute a domandar la parte di Corvino erano al padre il tenero bambino. | Un'iscrizione rivela che il bambino si chiama Ippolito. Le scene successive lo mostrano guidato dalla Fortuna e dalla Virtù, mentre una delegazione giunge a richiederlo alla sua famiglia. |
| Ottava 87 Da Ercole partirsi riverente 690si vede, e da la madre Leonora; e venir sul Danubio, ove la gente corre a vederlo, e come un Dio l’adora. Vedesi il re degli Ungari prudente, che ’l maturo sapere ammira e onora 695in non matura età tenera e molle, e sopra tutti i suoi baron l’estolle. | Ippolito si congeda dai genitori Ercole ed Eleonora e arriva in Ungheria. Il re ne riconosce precocemente l'intelligenza e lo onora davanti ai nobili. |
| Ottava 88 V’è che negli infantili e teneri anni lo scettro di Strigonia in man gli pone: sempre il fanciullo se gli vede a’ panni, 700sia nel palagio, sia nel padiglione: o contra Turchi, o contra gli Alemanni quel re possente faccia espedizione, Ippolito gli è appresso, e fiso attende a’ magnanimi gesti, e virtù apprende. | Il giovane riceve la dignità ecclesiastica di Strigonia e segue il sovrano ungherese nei palazzi e negli accampamenti, apprendendo dalle sue imprese politiche e militari. |
| Ottava 89 705Quivi si vede, come il fior dispensi de’ suoi primi anni in disciplina ed arte. Fusco gli è appresso, che gli occulti sensi chiari gli espone de l’antiche carte. – Questo schivar, questo seguir conviensi, 710se immortal brami e glorioso farte, – par che gli dica: così avea ben finti i gesti lor chi già gli avea dipinti. | Il ricamo rappresenta poi il giovane dedito allo studio delle lettere e delle arti, istruito da maestri che gli insegnano a cercare l'onore attraverso le scelte migliori. |
| Ottava 90 Poi cardinale appar, ma giovinetto, sedere in Vaticano a consistoro, 715e con facondia aprir l’alto intelletto, e far di sé stupir tutto quel coro. – Qual fia dunque costui d’età perfetto? (parean con maraviglia dir tra loro). Oh se di Pietro mai gli tocca il manto, 720che fortunata età! che secol santo! – | Un'altra scena lo mostra cardinale ancora giovane, capace di parlare con autorevolezza nel concistoro romano e di suscitare ammirazione per la sua intelligenza. |
| Ottava 91 In altra parte i liberali spassi erano e i giuochi del giovene illustre. Or gli orsi affronta sugli alpini sassi, ora i cingiali in valle ima e palustre: 725or s’un gianetto par che ’l vento passi, seguendo o caprio o cerva multilustre, che giunta par che bipartita cada in parti uguali a un sol colpo di spada. | La tenda raffigura anche le sue attività sportive: cacce a orsi, cinghiali e cervi e corse a cavallo, nelle quali appare forte e abilissimo. |
| Ottava 92 Di filosofi altrove e di poeti 730si vede in mezzo un’onorata squadra. Quel gli dipinge il corso de’ pianeti, questi la terra, quello il ciel gli squadra: questi meste elegie, quel versi lieti, quel canta eroici, o qualche oda leggiadra. 735Musici ascolta, e vari suoni altrove; né senza somma grazia un passo muove. | Ippolito viene inoltre rappresentato tra filosofi, poeti, astronomi e musicisti, appassionato della conoscenza e delle arti, oltre che delle imprese cavalleresche. |
| Ottava 93 In questa prima parte era dipinta del sublime garzon la puerizia. Cassandra l’altra avea tutta distinta 740di gesti di prudenza, di iustizia, di valor, di modestia, e de la quinta che tien con lor strettissima amicizia, dico de la virtù che dona e spende; de le qual tutte illuminato splende. | Le prime immagini celebrano la giovinezza del personaggio. Le successive ne descrivono prudenza, giustizia, coraggio, moderazione e generosità, virtù che dovrebbero caratterizzarne la maturità. |
| Ottava 94 745In questa parte il giovene si vede col duca sfortunato degl’Insubri, ch’ora in pace a consiglio con lui siede, or armato con lui spiega i colubri; e sempre par d’una medesma fede, 750o ne’ felici tempi o nei lugubri: ne la fuga lo segue, lo conforta ne l’afflizion, gli è nel periglio scorta. | Un ricamo lo mostra fedele al duca di Milano anche nella disgrazia, pronto a condividere con lui il pericolo, la fuga e l'afflizione senza abbandonarlo. |
| Ottava 95 Si vede altrove a gran pensieri intento per salute d’Alfonso e di Ferrara; 755che va cercando per strano argumento, e trova, e fa veder per cosa chiara al giustissimo frate il tradimento che gli usa la famiglia sua più cara: e per questo si fa del nome erede, 760che Roma a Ciceron libera diede. | Un'altra scena lo rappresenta impegnato a proteggere Alfonso e Ferrara, scoprendo con ingegno un tradimento che minacciava il suo signore. |
| Ottava 96 Vedesi altrove in arme relucente, ch’ad aiutar la Chiesa in fretta corre; e con tumultuaria e poca gente a un esercito istrutto si va opporre; 765e solo il ritrovarsi egli presente tanto agli Ecclesiastici soccorre, che ’l fuoco estingue pria ch’arder comince: sì che può dir, che viene e vede e vince. | Ippolito appare poi mentre accorre in aiuto della Chiesa con pochi uomini e impedisce a un esercito meglio organizzato di provocare una rovina imminente. |
| Ottava 97 Vedesi altrove da la patria riva 770pugnar incontra la più forte armata, che contra Turchi o contra gente argiva da’ Veneziani mai fosse mandata: la rompe e vince, ed al fratel captiva con la gran preda l’ha tutta donata; 775né per sé vedi altro serbarsi lui, che l’onor sol, che non può dare altrui. | Un'ulteriore immagine celebra una vittoria navale contro forze nemiche: il personaggio consegna al fratello il bottino e conserva per sé soltanto la gloria dell'impresa. |
| Ottava 98 Le donne e i cavallier mirano fisi, senza trarne costrutto, le figure; perché non hanno appresso che gli avvisi 780che tutte quelle sien cose future. Prendon piacere a riguardare i visi belli e ben fatti, e legger le scritture. Sol Bradamante da Melissa istrutta gode tra sé; che sa l’istoria tutta. | Gli invitati ammirano i ricami senza comprenderne il carattere profetico. Solo Bradamante, istruita da Melissa, conosce il significato degli eventi futuri rappresentati. |
| Ottava 99 785Ruggiero, ancor ch’a par di Bradamante non ne sia dotto, pur gli torna a mente che fra i nipoti suoi gli solea Atlante commendar questo Ippolito sovente. Chi potria in versi a pieno dir le tante 790cortesie che fa Carlo ad ogni gente? Di vari giochi è sempre festa grande, e la mensa ognor piena di vivande. | Ruggiero ricorda vagamente che Atlante gli aveva parlato di un futuro Ippolito fra i suoi discendenti. Nel frattempo Carlo continua a organizzare giochi e banchetti sontuosi. |
| Ottava 100 Vedesi quivi chi è buon cavalliero; che vi son mille lance il giorno rotte: 795fansi battaglie a piedi e a destriero, altre accoppiate, altre confuse in frotte. Più degli altri valor mostra Ruggiero, che vince sempre, e giostra il dì e la notte; e così in danza, in lotta ed in ogni opra 800sempre con molto onor resta di sopra. | Durante le feste si svolgono tornei a piedi e a cavallo. Ruggiero emerge in ogni prova, vincendo per coraggio e abilità anche nelle danze e negli altri esercizi. |
| Ottava 101 L’ultimo dì, ne l’ora che ’l solenne convito era a gran festa incominciato; che Carlo a man sinistra Ruggier tenne, e Bradamante avea dal destro lato; 805di verso la campagna in fretta venne contra le mense un cavalliero armato, tutto coperto egli e ’l destrier di nero, di gran persona, e di sembiante altiero. | Nell'ultimo giorno dei festeggiamenti, mentre Carlo siede a banchetto tra gli sposi, arriva improvvisamente un cavaliere imponente, tutto vestito e armato di nero. |
| Ottava 102 Quest’era il re d’Algier, che per lo scorno 810che gli fe’ sopra il ponte la donzella, giurato avea di non porsi arme intorno, né stringer spada, né montare in sella, fin che non fosse un anno, un mese e un giorno stato, come eremita, entro una cella. 815Così a quel tempo solean per se stessi punirsi i cavallier di tali eccessi. | È Rodomonte, re di Algeri, che dopo l'umiliazione subita da Bradamante aveva giurato di rinunciare alle armi e vivere in isolamento per un anno, un mese e un giorno. |
| Ottava 103 Se ben di Carlo in questo mezzo intese e del re suo signore ogni successo; per non disdirsi, non più l’arme prese, 820che se non pertenesse il fatto ad esso. Ma poi che tutto l’anno e tutto ’l mese vede finito, e tutto ’l giorno appresso con nuove arme e cavallo e spada e lancia alla corte or ne vien quivi in Francia. | Pur conoscendo la sconfitta dei saraceni, Rodomonte aveva rispettato il voto. Concluso il periodo di penitenza, ha ripreso armatura, spada e cavallo per presentarsi alla corte di Carlo. |
| Ottava 104 825Senza smontar, senza chinar la testa, e senza segno alcun di riverenza, mostra Carlo sprezzar con la sua gesta, e de tanti signor l’alta presenza. Maraviglioso e attonito ognun resta, 830che si pigli costui tanta licenza. Lasciano i cibi e lascian le parole per ascoltar ciò che ’l guerrier dir vuole. | Entra senza smontare né salutare l'imperatore, mostrando disprezzo per tutti i presenti. La sua arroganza lascia la corte stupefatta e interrompe il banchetto. |
| Ottava 105 Poi che fu a Carlo ed a Ruggiero a fronte, con alta voce ed orgoglioso grido: 835– Son (disse) il re di Sarza, Rodomonte, che te, Ruggiero, alla battaglia sfido; e qui ti vo’, prima che ’l sol tramonte, provar ch’al tuo signor sei stato infido; e che non merti, che sei traditore, 840fra questi cavallieri alcun onore. | Rodomonte sfida Ruggiero ad affrontarlo prima del tramonto, accusandolo di aver tradito il proprio signore e di essere indegno di sedere fra cavalieri onorati. |
| Ottava 106 Ben che tua fellonia si vegga aperta, perché essendo cristian non pòi negarla; pur per farla apparere anco più certa, in questo campo vengoti a provarla: 845e se persona hai qui che faccia offerta di combatter per te, voglio accettarla. Se non basta una, e quattro e sei n’accetto; e a tutte manterrò quel ch’io t’ho detto. – | Il re saraceno sostiene che la conversione di Ruggiero dimostri il tradimento. Offre di combattere anche contro più difensori, certo di poter provare pubblicamente l'accusa. |
| Ottava 107 Ruggiero a quel parlar ritto levosse, 850e con licenza rispose di Carlo, che mentiva egli, e qualunqu’altro fosse, che traditor volesse nominarlo; che sempre col suo re così portosse, che giustamente alcun non può biasmarlo; 855e ch’era apparecchiato sostenere che verso lui fe’ sempre il suo dovere: | Con il permesso di Carlo, Ruggiero risponde che Rodomonte mente. Dichiara di aver sempre compiuto il proprio dovere verso chi serviva e si dice pronto a dimostrarlo con le armi. |
| Ottava 108 e ch’a difender la sua causa era atto, senza torre in aiuto suo veruno; e che sperava di mostrargli in fatto, 860ch’assai n’avrebbe e forse troppo d’uno. Quivi Rinaldo, quivi Orlando tratto, quivi il marchese, e ’l figlio bianco e ’l bruno, Dudon, Marfisa, contra il pagan fiero s’eran per la difesa di Ruggiero; | Ruggiero rifiuta l'aiuto di altri combattenti, benché Orlando, Rinaldo, Marfisa, Oliviero e altri paladini siano pronti a difenderlo. |
| Ottava 109 865mostrando ch’essendo egli nuovo sposo, non dovea conturbar le proprie nozze. Ruggier rispose lor: – State in riposo; che per me fôran queste scuse sozze. – L’arme che tolse al Tartaro famoso, 870vennero, e fur tutte le lunghe mozze. Gli sproni il conte Orlando a Ruggier strinse, e Carlo al fianco la spada gli cinse. | Gli amici suggeriscono che lo sposo non dovrebbe interrompere le proprie nozze per questa sfida, ma Ruggiero giudica indegna qualsiasi scusa. Carlo e Orlando lo aiutano a prepararsi. |
| Ottava 110 Bradamante e Marfisa la corazza posta gli aveano, e tutto l’altro arnese. 875Tenne Astolfo il destrier di buona razza, tenne la staffa il figlio del Danese. Feron d’intorno far subito piazza Rinaldo, Namo ed Olivier marchese: cacciaro in fretta ognun de lo steccato 880a tal bisogni sempre apparecchiato. | Bradamante e Marfisa gli sistemano la corazza e le altre armi; Astolfo e altri cavalieri si occupano del cavallo. Il campo viene sgomberato per permettere il duello. |
| Ottava 111 Donne e donzelle con pallida faccia timide a guisa di columbe stanno, che da’ granosi paschi ai nidi caccia rabbia de’ venti che fremendo vanno 885con tuoni e lampi, e ’l nero aer minaccia grandine e pioggia, e a’ campi strage e danno: timide stanno per Ruggier; che male a quel fiero pagan lor parea uguale. | Le donne assistono spaventate, convinte che Rodomonte sia un avversario troppo pericoloso, come un temporale violento che minaccia un raccolto indifeso. |
| Ottava 112 Così a tutta la plebe e alla più parte 890dei cavallieri e dei baron parea; che di memoria ancor lor non si parte quel ch’in Parigi il pagan fatto avea; che, solo, a ferro e a fuoco una gran parte n’avea distrutta, e ancor vi rimanea, 895e rimarrà per molti giorni il segno: né maggior danno altronde ebbe quel regno. | Anche molti uomini temono per Ruggiero, ricordando la devastazione che Rodomonte aveva provocato da solo durante l'assalto a Parigi. |
| Ottava 113 Tremava, più ch’a tutti gli altri, il core a Bradamante; non ch’ella credesse che ’l Saracin di forza, e del valore 900che vien dal cor, più di Ruggier potesse; né che ragion, che spesso dà l’onore a chi l’ha seco, Rodomonte avesse: pur stare ella non può senza sospetto; che di temere, amando, ha degno effetto. | Bradamante è la più angosciata, non perché dubiti del valore del marito o della giustizia della sua causa, ma perché chi ama non riesce mai a sentirsi al sicuro di fronte al pericolo. |
| Ottava 114 905Oh quanto volentier sopra sé tolta l’impresa avria di quella pugna incerta, ancor che rimaner di vita sciolta per quella fosse stata più che certa! Avria eletto a morir più d’una volta, 910se può più d’una morte esser sofferta, più tosto che patir che ’l suo consorte si ponesse a pericol de la morte. | La giovane vorrebbe combattere al posto suo, anche a rischio di perdere la vita più volte, pur di non vederlo esposto alla morte. |
| Ottava 115 Ma non sa ritrovar priego che vaglia, perché Ruggiero a lei l’impresa lassi. 915A riguardare adunque la battaglia con mesto viso e cor trepido stassi. Quinci Ruggier, quindi il pagan si scaglia, e vengonsi a trovar coi ferri bassi. Le lance all’incontrar parver di gielo; 920i tronchi, augelli a salir verso il cielo. | Non riesce tuttavia a convincerlo e deve assistere al duello. I due cavalieri si lanciano l'uno contro l'altro con le lance abbassate, che si spezzano all'impatto. |
| Ottava 116 La lancia del pagan, che venne a corre lo scudo a mezzo, fe’ debole effetto: tanto l’acciar, che pel famoso Ettorre temprato avea Vulcano, era perfetto. 925Ruggier la lancia parimente a porre gli andò allo scudo, e gliele passò netto; tutto che fosse appresso un palmo grosso, dentro e di fuor d’acciaro, e in mezzo d’osso. | La lancia di Rodomonte colpisce il robustissimo scudo di Ruggiero senza produrre effetti decisivi. Quella di Ruggiero attraversa invece lo scudo nemico, benché sia assai spesso. |
| Ottava 117 E se non che la lancia non sostenne 930il grave scontro, e mancò al primo assalto, e rotta in schegge e in tronchi aver le penne parve per l’aria, tanto volò in alto; l’osbergo aprìa (si furiosa venne), se fosse stato adamantino smalto, 935e finìa la battaglia; ma si roppe: posero in terra ambi i destrier le groppe. | Il colpo sarebbe penetrato anche nella corazza del saraceno e forse avrebbe concluso il combattimento, ma la lancia si spezza prima. Entrambi i cavalli cadono sulle zampe posteriori per l'urto. |
| Ottava 118 Con briglia e sproni i cavallieri instando, risalir feron subito i destrieri; e donde gittar l’aste, preso il brando, 940si tornato a ferir crudeli e fieri: di qua di là con maestria girando gli animosi cavalli atti e leggieri, con le pungenti spade incominciaro a tentar dove il ferro era più raro. | I cavalieri rimettono in piedi i destrieri, estraggono le spade e ricominciano a colpirsi, cercando abilmente i punti meno protetti delle armature. |
| Ottava 119 945Non si trovò lo scoglio del serpente, che fu sì duro, al petto Rodomonte, né di Nembrotte la spada tagliente, né ’l solito elmo ebbe quel dì alla fronte; che l’usate arme, quando fu perdente 950contra la donna di Dordona al ponte, lasciato avea sospese ai sacri marmi, come di sopra avervi detto parmi. | Rodomonte non indossa più le antiche armi, fra cui l'elmo celebre e lo scudo del serpente, perché le aveva lasciate presso il ponte dopo la sconfitta subita da Bradamante. |
| Ottava 120 Egli avea un’altra assai buona armatura, non come era la prima già perfetta: 955ma né questa né quella né più dura a Balisarda si sarebbe retta; a cui non osta incanto né fattura, né finezza d’acciar né tempra eletta. Ruggier di qua di là sì ben lavora, 960ch’al pagan l’arme in più d’un loco fora. | La nuova armatura è buona, ma non può resistere a Balisarda, spada che supera ogni incantesimo e ogni metallo. Ruggiero riesce così a ferire il saraceno in più punti. |
| Ottava 121 Quando si vide in tante parti rosse il pagan l’arme, e non poter schivare che la più parte di quelle percosse non gli andasse la carne a ritrovare; 965a maggior rabbia, a più furor si mosse, ch’a mezzo il verno il tempestoso mare: getta lo scudo, e a tutto suo potere su l’elmo di Ruggiero a due man fere. | Vedendo il sangue attraverso le fessure dell'armatura, Rodomonte diventa ancora più furioso. Getta lo scudo e solleva la spada con entrambe le mani per colpire violentemente l'elmo dell'avversario. |
| Ottava 122 Con quella estrema forza che percuote 970la machina ch’in Po sta su due navi, e levata con uomini e con ruote cader si lascia su le aguzze travi; fere il pagan Ruggier, quanto più puote, con ambe man sopra ogni peso gravi: 975giova l’elmo incantato; che senza esso, lui col cavallo avria in un colpo fesso. | Il colpo è potente come un enorme martello da costruzione. Solo l'elmo incantato salva Ruggiero da una ferita mortale. |
| Ottava 123 Ruggiero andò due volte a capo chino, e per cadere e braccia e gambe aperse. Raddoppia il fiero colpo il Saracino, 980che quel non abbia tempo a riaverse: poi vien col terzo ancor; ma il brando fino sì lungo martellar più non sofferse; che volò in pezzi, ed al crudel pagano disarmata lasciò di sé la mano. | Ruggiero vacilla sotto i colpi successivi. Rodomonte tenta di colpirlo ancora, ma la propria spada, sottoposta a uno sforzo eccessivo, si spezza lasciandogli soltanto l'impugnatura. |
| Ottava 124 985Rodomonte per questo non s’arresta, ma s’aventa a Ruggier che nulla sente; in tal modo intronata avea la testa, in tal modo offuscata avea la mente. Ma ben dal sonno il Saracin lo desta: 990gli cinge il collo col braccio possente; e con tal nodo e tanta forza afferra, che de l’arcion lo svelle, e caccia in terra. | Il saraceno non si ferma: approfittando dello stordimento di Ruggiero, lo afferra al collo, lo solleva dalla sella e lo getta a terra. |
| Ottava 125 Non fu in terra sì tosto, che risorse, via più che d’ira, di vergogna pieno; 995però che a Bradamante gli occhi torse, e turbar vide il bel viso sereno. Ella al cader di lui rimase in forse, e fu la vita sua per venir meno. Ruggiero ad emendar presto quell’onta, 1000stringe la spada, e col pagan s’affronta. | Il giovane si rialza subito, mortificato soprattutto perché Bradamante lo ha visto cadere e teme per lui. Stringe la spada e riprende immediatamente la lotta. |
| Ottava 126 Quel gli urta il destrier contra, ma Ruggiero lo cansa accortamente, e si ritira, e nel passare, al fren piglia il destriero con la man manca, e intorno lo raggira; 1005e con la destra intanto al cavalliero ferire il fianco o il ventre o il petto mira; e di due punte fe’ sentirgli angoscia, l’una nel fianco, e l’altra ne la coscia. | Rodomonte gli spinge addosso il cavallo; Ruggiero lo evita, afferra la briglia e colpisce il nemico con due affondi, ferendolo al fianco e alla coscia. |
| Ottava 127 Rodomonte, ch’in mano ancor tenea 1010il pome e l’elsa de la spada rotta, Ruggier su l’elmo in guisa percotea, che lo potea stordire all’altra botta. Ma Ruggier ch’a ragion vincer dovea, gli prese il braccio, e tirò tanto allotta, 1015aggiungendo alla destra l’altra mano, che fuor di sella al fin trasse il pagano. | Rodomonte tenta di stordirlo usando l'impugnatura della spada rotta. Ruggiero però gli afferra un braccio con entrambe le mani e riesce a tirarlo giù da cavallo. |
| Ottava 128 Sua forza o sua destrezza vuol che cada il pagan sì, ch’a Ruggier resti al paro: vo dir che cadde in piè; che per la spada 1020Ruggiero averne il meglio giudicaro. Ruggier cerca il pagan tenere a bada lungi da sé, né di accostarsi ha caro: per lui non fa lasciar venirsi adosso un corpo così grande e così grosso. | Il saraceno cade in piedi e prova ad avvicinarsi per sfruttare la propria enorme forza fisica. Ruggiero preferisce mantenerlo a distanza con la spada e non lasciarsi afferrare. |
| Ottava 129 1025E insanguinargli pur tuttavia il fianco vede e la coscia e l’altre sue ferite. Spera che venga a poco a poco manco, sì che al fin gli abbia a dar vinta la lite. L’elsa e ’l pome avea in mano il pagan anco, 1030e con tutte le forze insieme unite da sé scagliolli, e sì Ruggier percosse, che stordito ne fu più che mai fosse. | Il giovane conta sul fatto che le ferite di Rodomonte lo indeboliscano progressivamente. Il saraceno scaglia l'impugnatura della spada e colpisce Ruggiero con grande violenza. |
| Ottava 130 Ne la guancia de l’elmo, e ne la spalla fu Ruggier colto, e sì quel colpo sente, 1035che tutto ne vacilla e ne traballa, e ritto se sostien difficilmente. Il pagan vuole entrar, ma il piè gli falla, che per la coscia offesa era impotente: e ’l volersi affrettar più del potere, 1040con un ginocchio in terra il fa cadere. | Il colpo raggiunge l'elmo e la spalla del paladino, facendolo barcollare. Rodomonte cerca di approfittarne, ma la coscia ferita gli cede e cade su un ginocchio. |
| Ottava 131 Ruggier non perde il tempo, e di grande urto lo percuote nel petto e ne la faccia; e sopra gli martella, e tien sì curto, che con la mano in terra anco lo caccia. 1045Ma tanto fa il pagan che gli è risurto; si stringe con Ruggier sì, che l’abbraccia: l’uno e l’altro s’aggira, e scuote e preme, arte aggiungendo alle sue forze estreme. | Ruggiero lo assale e lo percuote al petto e al volto, quasi costringendolo a terra. Rodomonte riesce comunque a rialzarsi e ad abbracciarlo, trasformando lo scontro in una lotta corpo a corpo. |
| Ottava 132 Di forza a Rodomonte una gran parte 1050la coscia e ’l fianco aperto aveano tolto. Ruggiero avea destrezza, avea grande arte, era alla lotta esercitato molto: sente il vantaggio suo, né se ne parte; e donde il sangue uscir vede più sciolto, 1055e dove più ferito il pagan vede, puon braccia e petto, e l’uno e l’altro piede. | Le ferite hanno ridotto la forza di Rodomonte. Ruggiero, più abile nella lotta, sfrutta la situazione e cerca di fare pressione proprio sulle parti più doloranti del nemico. |
| Ottava 133 Rodomonte pien d’ira e di dispetto Ruggier nel collo e ne le spalle prende: or lo tira, or lo spinge, or sopra il petto 1060sollevato da terra lo sospende, quinci e quindi lo ruota, e lo tien stretto, e per farlo cader molto contende. Ruggier sta in sé raccolto, e mette in opra senno e valor, per rimaner di sopra. | Rodomonte tenta di sollevarlo e rovesciarlo, stringendolo per collo e spalle. Ruggiero però cambia prese con intelligenza e usa insieme la forza e la tecnica per non perdere l'equilibrio. |
| Ottava 134 1065Tanto le prese andò mutando il franco e buon Ruggier, che Rodomonte cinse: calcogli il petto sul sinistro fianco, e con tutta sua forza ivi lo strinse. La gamba destra a un tempo inanzi al manco 1070ginocchio e all’altro attraversogli e spinse; e da la terra in alto sollevollo, e con la testa in giù steso tornollo. | Infine Ruggiero riesce a circondare il corpo del gigante, a impedirgli il movimento con una gamba e a sollevarlo, facendolo cadere a testa in giù. |
| Ottava 135 Del capo e de le schene Rodomonte la terra impresse; e tal fu la percossa, 1075che da le piaghe sue, come da fonte, lungi andò il sangue a far la terra rossa. Ruggier, c’ha la Fortuna per la fronte, perché levarsi il Saracin non possa, l’una man col pugnal gli ha sopra gli occhi, 1080l’altra alla gola, al ventre gli ha i ginocchi. | Rodomonte batte violentemente a terra, perdendo molto sangue. Ruggiero lo blocca con le ginocchia e gli tiene il pugnale davanti agli occhi, impedendogli di rialzarsi. |
| Ottava 136 Come talvolta, ove si cava l’oro là tra’ Pannoni o ne le mine ibere, se improvisa ruina su coloro che vi condusse empia avarizia, fere, 1085ne restano sì oppressi, che può il loro spirto a pena, onde uscire, adito avere: così fu il Saracin non meno oppresso dal vincitor, tosto ch’in terra messo. | Il poeta paragona il saraceno schiacciato a un minatore sepolto sotto un crollo, incapace di muoversi e di respirare liberamente. |
| Ottava 137 Alla vista de l’elmo gli appresenta 1090la punta del pugnal ch’avea già tratto; e che si renda, minacciando, tenta, e di lasciarlo vivo gli fa patto. Ma quel, che di morir manco paventa, che di mostrar viltade a un minimo atto, 1095si torce e scuote, e per por lui di sotto mette ogni suo vigor, né gli fa motto. | Ruggiero gli intima di arrendersi e promette di risparmiargli la vita. Rodomonte, troppo orgoglioso per accettare la sconfitta, continua a dibattersi senza rispondere. |
| Ottava 138 Come mastin sotto il feroce alano che fissi i denti ne la gola gli abbia, molto s’affanna e si dibatte invano 1100con occhi ardenti e con spumose labbia, e non può uscire al predator di mano, che vince di vigor, non già di rabbia: così falla al pagano ogni pensiero d’uscir di sotto al vincitor Ruggiero. | Come un cane furioso stretto tra i denti di un animale più forte, Rodomonte prova inutilmente a liberarsi dalla presa del vincitore. |
| Ottava 139 1105Pur si torce e dibatte sì, che viene ad espedirsi col braccio migliore; e con la destra man che ’l pugnal tiene, che trasse anch’egli in quel contrasto fuore, tenta ferir Ruggier sotto le rene: 1110ma il giovene s’accorse de l’errore in che potea cader, per differire di far quel empio Saracin morire. | Riesce infine a liberare la mano destra e a estrarre un pugnale per colpire Ruggiero alla schiena. Il giovane comprende che risparmiarlo significherebbe rischiare la propria vita. |
| Ottava 140 E due e tre volte ne l’orribil fronte, alzando, più ch’alzar si possa, il braccio, 1115il ferro del pugnale a Rodomonte tutto nascose, e si levò d’impaccio. Alle squalide ripe d’Acheronte, sciolta dal corpo più freddo che giaccio, bestemmiando fuggì l’alma sdegnosa, 1120che fu sì altiera al mondo e sì orgogliosa. | Ruggiero gli conficca ripetutamente il pugnale nella fronte e lo uccide. L'anima di Rodomonte, ancora piena di rabbia e bestemmie, scende verso l'oltretomba: così termina il poema. |