L’Orlando furioso · Ludovico Ariosto
Canto quarantacinquesimo
Testo originale e parafrasi
Ogni ottava affianca il testo originale alla parafrasi in italiano contemporaneo.
| Testo originale | Parafrasi |
|---|---|
| Ottava 1 1Quanto più su l’instabil ruota vedi di Fortuna ire in alto il miser uomo, tanto più tosto hai da vedergli i piedi ove ora ha il capo, e far cadendo il tomo. 5Di questo esempio è Policràte, e il re di Lidia, e Dionigi, ed altri ch’io non nomo, che ruinati son da la suprema gloria in un dì ne la miseria estrema. | Ariosto riflette sulla mutevolezza della Fortuna: chi raggiunge il massimo successo può precipitare improvvisamente nella rovina, come insegnano numerosi esempi antichi. |
| Ottava 2 Così all’incontro, quanto più depresso, 10quanto è più l’uom di questa ruota al fondo, tanto a quel punto più si trova appresso, ch’a da salir, se de’ girarsi in tondo. Alcun sul ceppo quasi il capo ha messo, che l’altro giorno ha dato legge al mondo. 15Servio e Mario e Ventidio l’hanno mostro al tempo antico, e il re Luigi al nostro: | Al contrario, chi si trova nel punto più basso della fortuna può risalire inaspettatamente. Persone vicine alla morte o alla sconfitta sono talvolta diventate potenti sovrani. |
| Ottava 3 il re Luigi, suocero del figlio del duca mio; che rotto a Santo Albino, e giunto al suo nimico ne l’artiglio, 20a restar senza capo fu vicino. Scorse di questo anco maggior periglio, non molto inanzi, il gran Matia Corvino. Poi l’un, de’ Franchi passato quel punto, l’altro al regno degli Ungari fu assunto. | Il poeta ricorda alcuni esempi recenti, tra cui il re Luigi e Mattia Corvino, passati attraverso gravi pericoli prima di recuperare prestigio e potere. |
| Ottava 4 25Si vede per gli esempi di che piene sono l’antiche e le moderne istorie, che ’l ben va dietro al male, e ’l male al bene, e fin son l’un de l’altro e biasmi e glorie; e che fidarsi a l’uom non si conviene 30in suo tesor, suo regno e sue vittorie, né disperarsi per Fortuna avversa, che sempre la sua ruota in giro versa. | Le storie del passato e del presente mostrano che il bene può seguire il male e viceversa. Non bisogna confidare troppo nelle ricchezze o nelle vittorie né disperare nelle difficoltà. |
| Ottava 5 Ruggier per la vittoria ch’avea avuto di Leone e del padre imperatore, 35in tanta confidenza era venuto di sua fortuna e di suo gran valore, che senza compagnia, senz’altro aiuto, di poter egli sol gli dava il core fra cento a piè e a cavallo armate squadre 40uccider di sua mano il figlio e il padre. | Dopo aver sconfitto i Greci a Belgrado, Ruggiero era tanto sicuro della propria forza da credere di poter uccidere da solo Leone e Costantino anche in mezzo a un intero esercito. |
| Ottava 6 Ma quella, che non vuol che si prometta alcun di lei, gli mostrò in pochi giorni, come tosto alzi e tosto al basso metta, e tosto avversa e tosto amica torni. 45Lo fe’ conoscer quivi da chi in fretta a procacciargli andò disagi e scorni, dal cavallier che ne la pugna fiera di man fuggito a gran fatica gli era. | La Fortuna, però, gli dimostra rapidamente che non deve sentirsi invincibile, servendosi proprio di un cavaliere greco scampato alla sua furia in battaglia. |
| Ottava 7 Costui fece ad Ungiardo saper, come 50quivi il guerrier ch’avea le genti rotte di Costantino e per molt’anni dome, stato era il giorno, e vi staria la notte; e che Fortuna presa per le chiome, senza che più travagli o che più lotte, 55darà al suo re, se fa costui prigione; ch’a’ Bulgari, lui preso, il giogo pone. | Il greco informa Ungiardo che il guerriero responsabile della sconfitta imperiale si trova nella sua città. Se lo catturerà, Costantino potrà facilmente soggiogare i Bulgari. |
| Ottava 8 Ungiardo da la gente, che fuggita de la battaglia, a lui s’era ridutta (ch’a parte a parte v’arrivò infinita, 60perch’al ponte passar non potea tutta), sapea come la strage era seguita, che la metà de’ Greci avea distrutta; e come un cavallier solo era stato, ch’un campo rotto, e l’altro avea salvato: | Ungiardo conosce già le notizie della battaglia e del cavaliere che da solo ne aveva rovesciato l'esito. Si rallegra vedendo la possibilità di catturarlo senza dover combattere. |
| Ottava 9 65e che sia da se stesso senza caccia venuto a dar del capo ne la rete, si maraviglia, e mostra che gli piaccia, con viso e gesti e con parole liete. Aspetta che Ruggier dormendo giaccia; 70poi manda le sue gente chete chete, e fa il buon cavallier, ch’alcun sospetto di questo non avea, prender nel letto. | Il signore attende che Ruggiero si addormenti, poi manda silenziosamente i soldati nella locanda, dove il paladino viene sorpreso nel sonno e imprigionato. |
| Ottava 10 Accusato Ruggier dal proprio scudo, ne la città di Novengrado resta 75prigion d’Ungiardo, il più d’ogni altro crudo, che fa di ciò maravigliosa festa. E che può far Ruggier, poi che gli è nudo, ed è legato già, quando si desta? Ungiardo un suo corrier spaccia a staffetta 80a dar la nuova a Costantino in fretta. | Riconosciuto dallo scudo, Ruggiero viene legato e rinchiuso a Novengrado. Quando si sveglia è disarmato e non può difendersi; Ungiardo invia subito la notizia a Costantino. |
| Ottava 11 Avea levato Costantin la notte da le ripe di Sava ogni sua schiera; e seco a Beleticche avea ridotte, che città del cognato Androfilo era, 85padre di quello a cui forate e rotte (come se state fossino di cera) al primo incontro l’arme avea il gagliardo cavallier, or prigion del fiero Ungiardo. | L'imperatore si è ritirato a Beleticche, città del cognato Androfilo, padre del giovane che Ruggiero ha ucciso nel combattimento presso Belgrado. |
| Ottava 12 Quivi fortificar facea le mura 90l’imperatore, e riparar le porte; che de’ Bulgari ben non s’assicura, che con la guida d’un guerrier sì forte non gli faccino peggio che paura, e ’l resto ponghin di sua gente a morte. 95Or che l’ode prigion, né quelli teme, né se con lor sia il mondo tutto insieme. | Costantino sta rafforzando mura e porte per paura di un nuovo attacco bulgaro. Quando apprende che il terribile cavaliere è prigioniero, si sente improvvisamente al sicuro. |
| Ottava 13 L’imperator nuota in un mar di latte, né per letizia sa quel che si faccia. – Ben son le genti bulgare disfatte, – 100dice con lieta e con sicura faccia. Come de la vittoria, chi combatte, se troncasse al nimico ambe le braccia, certo saria, così n’è certo, e gode l’imperator, poi che ’l guerrier preso ode. | L'imperatore gioisce come se avesse già riconquistato tutte le terre perdute, convinto che senza il loro campione i Bulgari siano incapaci di resistergli. |
| Ottava 14 105Non ha minor cagion di rallegrarsi del padre il figlio; ch’oltre che si spera di racquistar Belgrado, e soggiugarsi ogni contrada che de’ Bulgari era; disegna anco il guerriero amico farsi 110con benefici, e seco averlo in schiera. Né Rinaldo né Orlando a Carlo Magno ha da invidiar, se gli è costui compagno. | Leone condivide la gioia del padre per la possibilità di recuperare Belgrado, ma desidera soprattutto conquistare l'amicizia dell'eccezionale guerriero e averlo fra i propri cavalieri. |
| Ottava 15 Da questa voglia è ben diversa quella di Teodora, a chi ’l figliuolo uccise 115Ruggier con l’asta che da la mammella passò alle spalle, e un palmo fuor si mise. A Costantin, del quale era sorella, costei si gittò a’ piedi, e gli conquise e intenerigli il cor d’alta pietade 120col largo pianto che nel sen le cade. | Diversamente da lui, Teodora, sorella di Costantino e madre del giovane ucciso da Ruggiero, è dominata dal desiderio di vendetta e si getta ai piedi dell'imperatore piangendo. |
| Ottava 16 – Io non mi leverò da questi piedi (diss’ella), signor mio, se del fellone ch’uccise il mio figliuol, non mi conciedi di vendicare, or che l’abbiàn prigione. 125Oltre che stato t’è nipote, vedi quanto t’amò, vedi quant’opre buone ha per te fatto, e vedi s’avrai torto di non lo vendicar di chi l’ha morto. | Teodora chiede di poter punire il prigioniero che ha ucciso suo figlio, ricordando a Costantino quanto il nipote lo amasse e quali servizi gli avesse prestato. |
| Ottava 17 Vedi che per pietà del nostro duolo 130ha Dio fatto levar da la campagna questo crudele, e come augello a volo, a dar ce l’ha condotto ne la ragna, acciò in ripa di Stige il mio figliuolo molto senza vendetta non rimagna. 135Dammi costui, signore, e sii contento ch’io disacerbi il mio col suo tormento. – | La donna interpreta la cattura di Ruggiero come un intervento divino destinato a permetterle di vendicare il morto. Supplica il fratello di consegnarle il cavaliere. |
| Ottava 18 Così ben piange, e così ben si duole, e così bene ed efficace parla; né dai piedi levar mai se gli vuole, 140ben che tre volte e quattro per levarla usasse Costantino atti e parole; ch’egli è forzato al fin di contentarla: e così comandò che si facesse colui condurre, e in man di lei si desse. | Le sue lacrime e le sue parole sono così insistenti che Costantino, dopo aver tentato invano di calmarla, finisce per cedere alla richiesta. |
| Ottava 19 145E per non fare in ciò lunga dimora, condotto hanno il guerrier del liocorno, e dato in mano alla crudel Teodora, che non vi fu intervallo più d’un giorno. Il far che sia squartato vivo, e muora 150publicamente con obbrobrio e scorno, poca pena le pare, e studia e pensa altra trovarne inusitata e immensa. | Ruggiero viene portato da Teodora in meno di un giorno. La donna considera insufficiente perfino farlo squartare vivo e cerca una tortura ancora più terribile. |
| Ottava 20 La femina crudel lo fece porre, incatenato e mani e piedi e collo, 155nel tenebroso fondo d’una torre, ove mai non entrò raggio d’Apollo. Fuor ch’un poco di pan muffato, torre gli fe’ ogni cibo, e senza ancor lassollo duo dì talora; e lo diè in guardia a tale, 160ch’era di lei più pronto a fargli male. | Ordina di incatenarlo per mani, piedi e collo nel fondo buio di una torre, quasi senza cibo e acqua, affidandolo a un guardiano spietato. |
| Ottava 21 Oh! se d’Amon la valorosa e bella figlia, oh se la magnanima Marfisa avesse avuto di Ruggier novella, ch’in prigion tormentasse a questa guisa; 165per liberarlo saria questa e quella postasi al rischio di restarne uccisa; né Bradamante avria, per dargli aiuto, a Beatrice o Amon rispetto avuto. | Il narratore osserva che Bradamante e Marfisa, se avessero saputo della prigionia, avrebbero rischiato la vita per liberare Ruggiero senza curarsi di altre proibizioni. |
| Ottava 22 Re Carlo intanto avendo la promessa 170a costei fatta in mente, che consorte dar non le lascierà, che sia men d’essa al paragon de l’arme ardito e forte; questa sua voluntà con trombe espressa non solamente fe’ ne la sua corte, 175ma in ogni terra al suo imperio soggetta; onde la fama andò pel mondo in fretta. | Intanto Carlo Magno fa pubblicare in tutto l'impero la promessa fatta a Bradamante: la giovane sarà concessa soltanto a chi dimostrerà di poterla affrontare con successo in armi. |
| Ottava 23 Questa condizion contiene il bando: chi la figlia d’Amon per moglie vuole, star con lei debba a paragon del brando 180da l’apparire al tramontar del sole; e fin a questo termine durando, e non sia vinto, senz’altre parole la donna da lui vinta esser s’intenda, né possa ella negar che non lo prenda; | La prova consisterà nel combattere con lei dal sorgere al tramontare del sole. Se il pretendente resisterà senza essere sconfitto, avrà diritto a sposarla. |
| Ottava 24 185e che l’eletta ella de l’arme dona, senza mirar chi sia di lor, che chiede. E lo potea ben far, perch’era buona con tutte l’arme, o sia a cavallo o a piede. Amon, che contrastar con la Corona 190non può né vuole, al fin sforzato cede; e ritornare a corte si consiglia, dopo molti discorsi, egli e la figlia. | Bradamante potrà scegliere liberamente le armi, essendo esperta in ogni forma di combattimento. Amone, non potendo opporsi al decreto imperiale, riporta la figlia a corte. |
| Ottava 25 Ancor che sdegno e colera la madre contra la figlia avea, pur per suo onore 195vesti le fece far ricche e leggiadre a varie fogge e di più d’un colore. Bradamante alla corte andò col padre; e quando quivi non trovò il suo amore, più non le parve quella corte, quella 200che le solea parer già così bella. | Beatrice, pur ancora adirata, fa preparare abiti splendidi per la figlia. Bradamante torna a corte, ma scopre con dolore che Ruggiero non è presente. |
| Ottava 26 Come chi visto abbia, l’aprile o il maggio, giardin di frondi e di bei fiori adorno, e lo rivegga poi che ’l sol il raggio all’austro inchina, e lascia breve il giorno, 205lo trova deserto, orrido e selvaggio; così pare alla donna al suo ritorno, che da Ruggier la corte abandonata quella non sia, ch’avea al partir lasciata. | La corte che prima le sembrava luminosa e felice ora le appare vuota, come un giardino fiorito diventato spoglio in inverno, perché manca l'uomo amato. |
| Ottava 27 Domandar non ardisce che ne sia, 210acciò di sé non dia maggior sospetto; ma pon l’orecchia, e cerca tuttavia che senza domandar le ne sia detto. Si sa ch’egli è partito, ma che via pres’abbia, non fa alcun vero concetto; 215perché partendo ad altri non fe’ motto, ch’allo scudier che seco avea condotto. | Non osa chiedere direttamente notizie per non mostrare troppo apertamente il suo sentimento. Ascolta invece i discorsi altrui, ma nessuno sa dove sia andato Ruggiero. |
| Ottava 28 Oh come ella sospira! oh come teme, sentendo che se n’è come fuggito! Oh come sopra ogni timor le preme, 220che per porla in oblio se ne sia gito! che vistosi Amon contra, ed ogni speme perduta mai più d’esserle marito, si sia fatto da lei lontano, forse così sperando dal suo amor disciorse; | Il paladino era partito senza rivelare la destinazione, se non al proprio scudiero. Bradamante teme che si sia allontanato perché convinto di non poterla più sposare. |
| Ottava 29 225e che fatt’abbia ancor qualche disegno, per più tosto levarsela dal core, d’andar cercando d’uno in altro regno donna per cui si scordi il primo amore, come si dice che si suol d’un legno 230talor chiodo con chiodo cacciar fuore. Nuovo pensier ch’a questo poi succede, le dipinge Ruggier pieno di fede; | Immagina anche che Ruggiero stia cercando un'altra donna per dimenticarla, come si scaccia un chiodo con un altro chiodo. Subito però un pensiero più fiducioso la invita a credere nella sua fedeltà. |
| Ottava 30 e lei, che dato orecchie abbia, riprende, a tanta iniqua suspizione e stolta. 235E così l’un pensier Ruggier difende, l’altro l’accusa: ed ella amenduo ascolta, e quando a questo e quando a quel s’apprende, né risoluta a questo o a quel si volta. Pur all’opinion più tosto corre, 240che più le giova, e la contraria aborre. | Le due convinzioni si alternano, senza lasciarle pace. Per conforto preferisce credere che Ruggiero sia ancora leale e allontana i sospetti più dolorosi. |
| Ottava 31 E talor anco che le torna a mente quel che più volte il suo Ruggier le ha detto, come di grave error, si duole e pente, ch’avuto n’abbia gelosia e sospetto; 245e come fosse al suo Ruggier presente, chiamasi in colpa, e se ne batte il petto. – Ho fatto error (dice ella), e me n’aveggio; ma chi n’è causa, è causa ancor di peggio. | Quando ripensa alle promesse dell'amato, si vergogna di aver dubitato di lui e si rimprovera per la propria gelosia, come se Ruggiero fosse lì ad ascoltarla. |
| Ottava 32 Amor n’è causa, che nel cor m’ha impresso 250la forma tua così leggiadra e bella; e posto ci ha l’ardir, l’ingegno appresso, e la virtù di che ciascun favella; ch’impossibil mi par, ch’ove concesso ne sia il veder, ch’ogni donna e donzella 255non ne sia accesa, e che non usi ogni arte di sciorti dal mio amore e al suo legarte. | Poi riconosce che è l'amore stesso a generare il timore: Ruggiero è così bello, valoroso e ammirato che qualsiasi donna potrebbe desiderarlo e tentare di strapparglielo. |
| Ottava 33 Deh avesse Amor così nei pensier miei il tuo pensier, come ci ha il viso sculto! Io son ben certa che lo troverei 260palese tal, qual io lo stimo occulto; e che sì fuor di gelosia sarei, ch’ad or ad or non mi farebbe insulto; e dove a pena or è da me respinta, rimarria morta, non che rotta e vinta. | Bradamante vorrebbe poter conoscere direttamente i pensieri del cavaliere, perché la certezza del suo amore eliminerebbe tutte le inquietudini. |
| Ottava 34 265Son simile all’avar c’ha il cor sì intento al suo tesoro, e sì ve l’ha sepolto, che non ne può lontan viver contento, né non sempre temer che gli sia tolto. Ruggiero, or può, ch’io non ti veggo e sento, 270in me, più de la speme, il timor molto, il qual ben che bugiardo e vano io creda, non posso far di non mi dargli in preda. | Si paragona a un avaro lontano dal proprio tesoro, costantemente tormentato dalla paura di perderlo. Anche lei non riesce a smettere di temere la perdita di Ruggiero. |
| Ottava 35 Ma non apparirà il lume sì tosto agli occhi miei del tuo viso giocondo, 275contra ogni mia credenza a me nascosto, non so in qual parte, o Ruggier mio, del mondo, come il falso timor sarà deposto da la vera speranza e messo al fondo. Deh torna a me, Ruggier, torna, e conforta 280la speme che ’l timor quasi m’ha morta! | La donna crede che basterebbe rivedere il volto dell'amato per cancellare ogni dubbio. Lo supplica idealmente di tornare e rianimare la speranza ormai quasi spenta. |
| Ottava 36 Come al partir del sol si fa maggiore l’ombra, onde nasce poi vana paura; e come all’apparir del suo splendore vien meno l’ombra, e ’l timido assicura: 285così senza Ruggier sento timore; se Ruggier veggo, in me timor non dura. Deh torna a me, Ruggier, deh torna prima che ’l timor la speranza in tutto opprima! | Come la luce del sole elimina le ombre che al tramonto generano timore, così la presenza di Ruggiero dissiperebbe immediatamente la sua paura. |
| Ottava 37 Come la notte ogni fiammella è viva, 290e riman spenta subito ch’aggiorna; così, quando il mio sol di sé mi priva, mi leva incontra il rio timor le corna: ma non sì tosto all’orizzonte arriva, che ’l timor fugge, e la speranza torna. 295Deh torna a me, deh torna, o caro lume, e scaccia il rio timor che mi consume! | Bradamante paragona ancora la gelosia a una fiammella che si vede soltanto nella notte: quando ritorna il sole del suo amore, il timore si spegne. |
| Ottava 38 Se ’l sol si scosta, e lascia i giorni brevi, quanto di bello avea la terra asconde; fremono i venti, e portan ghiacci e nievi; 300non canta augel, né fior si vede o fronde: così, qualora avvien che da me levi, o mio bel sol, le tue luci gioconde, mille timori, e tutti iniqui, fanno un aspro verno in me più volte l’anno. | L'assenza di Ruggiero le appare simile all'inverno, quando le giornate si accorciano, i venti infuriano e scompaiono fiori e canti degli uccelli. |
| Ottava 39 305Deh torna a me, mio sol, torna, e rimena la desiata dolce primavera! Sgombra i ghiacci e le nievi, e rasserena la mente mia sì nubilosa e nera. – Qual Progne si lamenta o Filomena 310ch’a cercar esca ai figliolini ita era, e trova il nido voto; o qual si lagna turture c’ha perduto la compagna: | La giovane lo supplica di riportarle la primavera e la serenità. Il poeta paragona il suo lamento a quello degli uccelli che hanno perduto i piccoli o la compagna. |
| Ottava 40 tal Bradamante si dolea, che tolto le fosse stato il suo Ruggier temea, 315di lacrime bagnando spesso il volto, ma più celatamente che potea. Oh quanto, quanto si dorria più molto, s’ella sapesse quel che non sapea, che con pena e con strazio il suo consorte 320era in prigion, dannato a crudel morte! | Bradamante nasconde quanto può il proprio pianto. Se sapesse che Ruggiero è imprigionato e destinato a crudeli torture, la sua disperazione sarebbe ancora maggiore. |
| Ottava 41 La crudeltà ch’usa l’iniqua vecchia contra il buon cavallier che preso tiene, e che di dargli morte s’apparecchia con nuovi strazi e non usate pene, 325la superna Bontà fa ch’all’orecchia del cortese figliuol di Cesar viene; e che gli mette in cor, come l’aiute, e non lasci perir tanta virtute. | La provvidenza divina decide però di far giungere notizia della sua situazione a Leone, che ammira profondamente l'ignoto guerriero e vuole impedirne la morte. |
| Ottava 42 Il cortese Leon che Ruggiero ama 330(non che sappi però che Ruggier sia), mosso da quel valor ch’unico chiama, e che gli par che soprumano sia, molto fra sé discorre, ordisce e trama, e di salvarlo al fin trova la via, 335in guisa che da lui la zia crudele offesa non si tenga e si querele. | Leone non sa ancora che il cavaliere prigioniero è Ruggiero. Spinto dall'ammirazione per il suo valore, cerca un mezzo per liberarlo senza attirarsi l'odio della zia Teodora. |
| Ottava 43 Parlò in secreto a chi tenea la chiave de la prigione; e che volea, gli disse, vedere il cavallier pria che sì grave 340sentenza, contra lui data, seguisse. Giunta la notte, un suo fedel seco have audace e forte, ed atto a zuffe e a risse; e fa che ’l castellan, senz’altrui dire ch’egli fosse Leon, gli viene aprire. | Parla segretamente con il carceriere, fingendo di voler vedere il condannato prima dell'esecuzione. Di notte raggiunge la torre con un fedele compagno armato. |
| Ottava 44 345Il castellan, senza ch’alcun de’ sui seco abbia, occultamente Leon mena col compagno alla torre ove ha colui che si serba all’estrema d’ogni pena. Giunti là dentro, gettano amendui 350al castellan che volge lor la schena per aprir lo sportello, al collo un laccio, e subito gli dan l’ultimo spaccio. | Il custode apre loro l'accesso senza sapere chi siano. Mentre si volta per aprire la cella, Leone e il complice lo strangolano per impadronirsi delle chiavi. |
| Ottava 45 Apron la cataratta, onde sospeso al canape, ivi a tal bisogno posto, 355Leon si cala, e in mano ha un torchio acceso, là dove era Ruggier dal sol nascosto. Tutto legato, e s’una grata steso lo trova, all’acqua un palmo e men discosto. L’avria in un mese e in termine più corto, 360per sé, senz’altro aiuto, il luogo morto. | Leone scende con una torcia nella prigione e trova Ruggiero incatenato, disteso su una grata a poca distanza dall'acqua, in condizioni che lo avrebbero ucciso in breve tempo. |
| Ottava 46 Leon Ruggier con gran pietade abbraccia, e dice: – Cavallier, la tua virtude indissolubilmente a te m’allaccia di voluntaria eterna servitute; 365e vuol che più il tuo ben, che ’l mio, mi piaccia, né curi per la tua la mia salute, e che la tua amicizia al padre e a quanti parenti io m’abbia al mondo, io metta inanti. | Abbraccia il prigioniero e dichiara che il suo valore lo ha reso suo fedele ammiratore, tanto da preferire la salvezza di quel cavaliere ai propri interessi e perfino ai legami familiari. |
| Ottava 47 Io son Leone, acciò tu intenda, figlio 370di Costantin, che vengo a darti aiuto, come vedi, in persona, con periglio (se mai dal padre mio sarà saputo) d’esser cacciato, o con turbato ciglio perpetuamente esser da lui veduto; 375che per la gente la qual rotta e morta da te gli fu a Belgrado, odio ti porta. – | Rivela di essere Leone, figlio di Costantino, e di aver rischiato l'ira del padre pur di salvarlo, benché Ruggiero abbia provocato gravi perdite all'esercito greco. |
| Ottava 48 E seguitò, più cose altre dicendo da farlo ritornar da morte a vita; e lo vien tuttavolta disciogliendo. 380Ruggier gli dice: – Io v’ho grazia infinita; e questa vita ch’or mi date, intendo che sempremai vi sia restituita, che la vogliate riavere, ed ogni volta che per voi spenderla bisogni. – | Mentre gli toglie le catene, Leone continua a confortarlo. Ruggiero lo ringrazia commosso e promette che la vita appena ricevuta sarà sempre a disposizione del suo benefattore. |
| Ottava 49 385Ruggier fu tratto di quel loco oscuro, e in vece sua morto il guardian rimase; né conosciuto egli né gli altri furo. Leon menò Ruggiero alle sue case, ove a star seco tacito e sicuro 390per quattro o per sei dì gli persuase; che riaver l’arme e ’l destrier gagliardo gli faria intanto, che gli tolse Ungiardo. | Il giovane viene fatto uscire dalla torre, lasciando al suo posto il guardiano morto. Leone lo ospita segretamente e promette di fargli restituire Frontino e le armi sottrattegli da Ungiardo. |
| Ottava 50 Ruggier fuggito, il suo guardian strozzato si trova il giorno, e aperta la prigione. 395Chi quel, chi questo pensa che sia stato; ne parla ognun, né però alcun s’appone. Ben di tutti gli altri uomini pensato più tosto si saria, che di Leone; che pare a molti ch’avria causa avuto 400di farne strazio, e non di dargli aiuto. | Il giorno seguente si scoprono la fuga e la morte del carceriere. Nessuno sospetta Leone, che sembrava avere ragioni personali per desiderare la morte del prigioniero. |
| Ottava 51 Riman di tanta cortesia Ruggiero confuso sì, sì pien di maraviglia, e tramutato sì da quel pensiero che quivi tratto l’avea tante miglia, 405che mettendo il secondo col primiero, né a questo quel, né questo a quel simiglia. Il primo tutto era odio, ira e veneno; di pietade è il secondo e d’amor pieno. | Ruggiero è sconvolto dalla generosità del rivale. L'odio che lo aveva condotto fino a Belgrado si trasforma in un profondo rispetto e in affetto riconoscente. |
| Ottava 52 Molto la notte e molto il giorno pensa, 410d’altro non cura ed altro non disia, che da l’obbligazion che gli avea immensa, sciorsi con pari e maggior cortesia. Gli par, se tutta sua vita dispensa in lui servire, o breve o lunga sia, 415e se s’espone a mille morti certe, non gli può tanto far, che più non merte. | Giorno e notte pensa a come ripagare Leone. Gli sembra che neppure una vita intera di servizio basterebbe a compensare il salvataggio. |
| Ottava 53 Venuta quivi intanto era la nuova del bando ch’avea fatto il re di Francia, che chi vuol Bradamante, abbia a far prova 420con lei di forza, con spada e con lancia. Questo udir a Leon sì poco giova, che se gli vede impallidir la guancia; perché, come uom che le sue forze ha note, sa ch’a lei pare in arme esser non puote. | Intanto arriva il decreto di Carlo sulla sfida matrimoniale per Bradamante. Leone teme di non poterla vincere, sapendo di essere meno forte della celebre guerriera. |
| Ottava 54 425Fra sé discorre, e vede che supplire può con l’ingegno, ove il vigor sia manco, facendo con sue insegne comparire questo guerrier di cui non sa il nome anco; che di possanza iudica e d’ardire 430poter star contra a qualsivoglia Franco: e crede ben, s’a lui ne dà l’impresa, che ne fia vinta Bradamante e presa. | Pensa allora di chiedere all'ignoto cavaliere che ha salvato di combattere al suo posto con le insegne imperiali. È certo che nessun paladino francese saprebbe resistergli. |
| Ottava 55 Ma due cose ha da far: l’una, disporre il cavallier, che questa impresa accetti; 435l’altra, nel campo in vece sua lui porre in modo che non sia chi ne sospetti. A sé lo chiama, e ’l caso gli discorre, e pregal poi con efficaci detti, ch’egli sia quel ch’a questa pugna vegna 440col nome altrui, sotto mentita insegna. | Leone chiama Ruggiero, gli espone la situazione e lo supplica di sostituirlo nella prova, combattendo in incognito sotto le sue armi e il suo nome. |
| Ottava 56 L’eloquenza del Greco assai potea; ma più de l’eloquenza potea molto l’obbligo grande che Ruggier gli avea, da mai non ne dovere essere isciolto: 445sì che quantunque duro gli parea, e non possibil quasi; pur con volto, più che con cor giocondo, gli rispose ch’era per far per lui tutte le cose. | Ruggiero è colpito da una richiesta terribile: servire Leone significherebbe consegnargli Bradamante. Eppure sente di dovere al principe una riconoscenza assoluta e accetta. |
| Ottava 57 Ben che da fier dolor, tosto che questa 450parola ha detta, il cor ferir si senta, che giorno e notte e sempre lo molesta, sempre l’affligge e sempre lo tormenta, e vegga la sua morte manifesta; pur è mai per dir che se ne penta; 455che prima ch’a Leon non ubbidire, mille volte, non ch’una, è per morire. | Appena pronunciata la promessa, il cavaliere si sente trafitto dal dolore. Non vuole però ritirare la parola data, nemmeno se ciò lo condurrà alla morte. |
| Ottava 58 Ben certo è di morir; perché, se lascia la donna, ha da lasciar la vita ancora: o che l’accorerà il duolo e l’ambascia; 460o se ’l duolo e l’ambascia non l’accora, con le man proprie squarcerà la fascia che cinge l’alma, e ne la trarrà fuora; ch’ogni altra cosa più facil gli fia, che poter lei veder, che sua non sia. | Ruggiero è convinto che perdere Bradamante equivalga a morire, per il dolore o per sua stessa mano: preferirebbe qualsiasi sofferenza alla vista della donna sposata con Leone. |
| Ottava 59 465Gli è di morir disposto; ma che sorte di morte voglia far, non sa dir anco. Pensa talor di fingersi men forte, e porger nudo alla donzella il fianco; che non fu mai la più beata morte, 470che se per man di lei venisse manco. Poi vede, se per lui resta che moglie sia di Leon, che l’obbligo non scioglie: | Pensa per un momento di lasciarsi uccidere da Bradamante durante la sfida. Comprende però che sarebbe un inganno verso Leone, al quale ha promesso di combattere davvero. |
| Ottava 60 perché ha promesso contra Bradamante entrare in campo a singular battaglia; 475non simulare, e farne sol sembiante, sì che Leon di lui poco si vaglia. Dunque starà nel detto suo costante; e ben che or questo or quel pensier l’assaglia, tutti li scaccia, e solo a questo cede, 480il qual l’esorta a non mancar di fede. | Decide dunque di mantenere fede all'impegno, respingendo ogni tentazione di disobbedire. Per lui l'onore della parola data prevale anche sulla speranza di felicità. |
| Ottava 61 Avea già fatto apparecchiar Leone, con licenza del patre Costantino, arme e cavalli, e un numer di persone qual gli convenne, e entrato era in camino; 485e seco avea Ruggiero, a cui le buone arme avea fatto rendere e Frontino: e tanto un giorno e un altro e un altro andaro ch’in Francia ed a Parigi si trovaro. | Con l'autorizzazione di Costantino, Leone organizza un seguito e parte verso la Francia con Ruggiero, al quale ha restituito armi e cavallo. Dopo molti giorni arrivano presso Parigi. |
| Ottava 62 Non volse entrar Leon ne la cittate, 490e i padiglioni alla campagna tese; e fe’ il medesmo dì per imbasciate, che di sua giunta il re di Francia intese. L’ebbe il re caro; e gli fu più fiate, donando e visitandolo, cortese. 495De la venuta sua la cagion disse Leone, e lo pregò che l’espedisse: | Leone preferisce accamparsi fuori dalle mura e avverte Carlo del proprio arrivo. L'imperatore lo accoglie con rispetto e ascolta la richiesta di affrontare la prova per Bradamante. |
| Ottava 63 ch’entrar facesse in campo la donzella che marito non vuol di lei men forte; quando venuto era per fare o ch’ella 500moglier gli fosse, o che gli desse morte. Carlo tolse l’assunto, e fece quella comparir l’altro dì fuor de le porte, ne lo steccato che la notte sotto all’alte mura fu fatto di botto. | Leone dichiara di voler combattere per ottenere la giovane o morire nel tentativo. Carlo dispone che Bradamante compaia il giorno seguente in un campo chiuso preparato davanti alla città. |
| Ottava 64 505La notte ch’andò inanzi al terminato giorno de la battaglia, Ruggiero ebbe simile a quella che suole il dannato aver, che la matina morir debbe. Eletto avea combatter tutto armato, 510perch’esser conosciuto non vorrebbe; né lancia né destriero adoprar volse, né, fuor che ’l brando, arme d’offesa tolse. | La notte precedente lo scontro Ruggiero soffre come un condannato a morte. Per non essere riconosciuto decide di combattere completamente armato, a piedi e soltanto con la spada. |
| Ottava 65 Lancia non tolse; non perché temesse di quella d’or, che fu de l’Argalia, 515e poi d’Astolfo a cui costei successe, che far gli arcion votar sempre solia: perché nessun, ch’ella tal forza avesse, o fosse fatta per negromanzia, avea saputo, eccetto quel re solo 520che far la fece e la donò al figliuolo. | Rinuncia alla lancia non perché tema quella magica che rende invincibile chi la impugna, ma per ragioni legate alla necessità di mantenere il segreto sulla sua identità. |
| Ottava 66 Anzi Astolfo e la donna, che portata l’aveano poi, credean che non l’incanto, ma la propria possanza fosse stata, che dato loro in giostra avesse il vanto; 525e che con ogni altra asta ch’incontrata fosse da lor, farebbono altretanto. La cagion sola, che Ruggier non giostra, è per non far del suo Frontino mostra: | Né Astolfo né Bradamante conoscono pienamente la potenza incantata della lancia, attribuendo le precedenti vittorie al proprio valore. Ruggiero, però, non vuole usare Frontino nella giostra. |
| Ottava 67 che lo potria la donna facilmente 530conoscer, se da lei fosse veduto; però che cavalcato, e lungamente in Montalban l’avea seco tenuto. Ruggier che solo studia e solo ha mente come da lei non sia riconosciuto, 535né vuol Frontin, né vuol cos’altra avere, che di far di sé indizio abbia potere. | Il cavallo potrebbe essere riconosciuto da Bradamante, che lo aveva cavalcato e custodito a lungo. Ruggiero evita quindi ogni oggetto capace di rivelare chi si nasconde sotto le insegne di Leone. |
| Ottava 68 A questa impresa un’altra spada volle; che ben sapea che contra a Balisarda saria ogn’osbergo, come pasta, molle; 540ch’alcuna tempra quel furor non tarda: e tutto ’l taglio anco a quest’altra tolle con un martello, e la fa men gagliarda. Con quest’arme Ruggiero al primo lampo ch’apparve all’orizzonte, entrò nel campo. | Lascia da parte Balisarda, troppo potente per essere usata senza uccidere la donna, e prende una spada normale, smussandone perfino il taglio con un martello. |
| Ottava 69 545E per parer Leon, le sopraveste che dianzi ebbe Leon, s’ha messe indosso; e l’aquila de l’or con le due teste porta dipinta ne lo scudo rosso. E facilmente si potean far queste 550finzion; ch’era ugualmente grande e grosso l’un come l’altro. Appresentossi l’uno; l’altro non si lasciò veder d’alcuno. | Indossa la sopravveste di Leone e lo scudo con l'aquila imperiale a due teste. La somiglianza di corporatura favorisce l'inganno; Leone, il vero pretendente, rimane nascosto. |
| Ottava 70 Era la voluntà de la donzella da quest’altra diversa di gran lunga; 555che, se Ruggier su la spada martella per rintuzzarla, che non tagli o punga, la sua la donna aguzza, e brama ch’ella entri nel ferro, e sempre al vivo giunga, anzi ogni colpo sì ben tagli e fore, 560che vada sempre a ritrovargli il core. | Bradamante entra in campo con intenzioni opposte: ha affilato la propria spada e vuole ferire a morte colui che crede Leone, considerandolo l'ostacolo al suo matrimonio con Ruggiero. |
| Ottava 71 Qual su le mosse il barbaro si vede, che ’l cenno del partir fugoso attende, né qua né là poter fermare il piede, gonfiar le nare, e che l’orecchie tende; 565tal l’animosa donna che non crede che questo sia Ruggier con chi contende, aspettando la tromba, par che fuoco ne le vene abbia, e non ritrovi loco. | La giovane attende impazientemente il segnale del combattimento, irrequieta come un cavallo focoso sul punto di partire alla corsa. |
| Ottava 72 Qual talor, dopo il tuono, orrido vento 570subito segue, che sozzopra volve l’ondoso mare, e leva in un momento da terra fin al ciel l’oscura polve; fuggon le fiere, e col pastor l’armento; l’aria in grandine e in pioggia si risolve; 575udito il segno la donzella, tale stringe la spada, e ’l suo Ruggiero assale. | Appena suonano le trombe, Bradamante assale violentemente l'avversario, come una tempesta improvvisa che travolge alberi e strade. |
| Ottava 73 Ma non più quercia antica, o grosso muro di ben fondata torre a borea cede, né più all’irato mar lo scoglio duro, 580che d’ogni intorno il dì e la notte il fiede; che sotto l’arme il buon Ruggier sicuro, che già al troiano Ettòr Vulcano diede, ceda all’odio e al furor che lo tempesta or ne’ fianchi, or nel petto, or ne la testa. | Ruggiero resiste immobile agli assalti, protetto dall'armatura di Ettore, più salda di una quercia antica o di una scogliera contro il mare. |
| Ottava 74 585Quando di taglio la donzella, quando mena di punta; e tutta intenta mira ove cacciar tra ferro e ferro il brando, sì che si sfoghi e disacerbi l’ira. Or da un lato, or da un altro il va tentando; 590quando di qua, quando di là s’aggira; e si rode e si duol che non le avegna mai fatta alcuna cosa che disegna. | Bradamante alterna colpi di punta e di taglio, cercando una fessura fra le piastre. Cambia continuamente posizione, ma non riesce a trovare un punto vulnerabile. |
| Ottava 75 Come chi assedia una città che forte sia di buon fianchi e di muraglia grossa, 595spesso l’assalta, or vuol batter le porte, or l’alte torri, or atturar la fossa; e pone indarno le sue genti a morte, né via sa ritrovar ch’entrar vi possa: così molto s’affanna e si travaglia, 600né può la donna aprir piastra né maglia. | Come chi assedia inutilmente una città fortificata, la guerriera tenta tutti i modi per superare la difesa del rivale, senza riuscire a rompere neppure una maglia dell'armatura. |
| Ottava 76 Quando allo scudo e quando al buon elmetto, quando all’osbergo fa gittar scintille con colpi ch’alle braccia, al capo, al petto mena dritti e riversi, e mille e mille, 605e spessi più, che sul sonante tetto la grandine far soglia de le ville. Ruggier sta su l’avviso, e si difende con gran destrezza, e lei mai non offende. | La spada colpisce scudo, elmo e corazza con la frequenza della grandine. Ruggiero para e schiva con abilità, senza mai ferirla volontariamente. |
| Ottava 77 Or si ferma, or volteggia, or si ritira, 610e con la man spesso accompagna il piede. Porge or lo scudo, ed or la spada gira ove girar la man nimica vede. O lei non fere, o se la fere, mira ferirla in parte ove men nuocer crede. 615La donna, prima che quel dì s’inchine, brama di dare alla battaglia fine. | Il cavaliere avanza, si ritira, gira intorno e usa scudo e spada soltanto per proteggersi. Quando deve colpire, mira ai punti dove può fare meno male. |
| Ottava 78 Si ricordò del bando, e si ravvide del suo periglio, se non era presta; che se in un dì non prende o non uccide 620il suo domandator, presa ella resta. Era già presso ai termini d’Alcide per attuffar nel mar Febo la testa, quando ella cominciò di sua possanza a difidarsi, e perder la speranza. | Bradamante ricorda che deve vincere prima del tramonto, altrimenti sarà obbligata a sposare il pretendente. Il sole sta ormai calando e lei comincia a perdere fiducia. |
| Ottava 79 625Quanto mancò più la speranza, crebbe tanto più l’ira, e radoppiò le botte; che pur quell’arme rompere vorrebbe, ch’in tutto un dì non avea ancora rotte: come colui ch’al lavorio che debbe, 630sia stato lento, e già vegga esser notte, s’affretta indarno, si travaglia e stanca, fin che la forza a un tempo e il dì gli manca. | Man mano che la speranza diminuisce, cresce la sua rabbia e i colpi diventano più intensi. Ma la fretta non basta a spezzare un'armatura che ha resistito per tutto il giorno. |
| Ottava 80 O misera donzella, se costui tu conoscessi, a cui dar morte brami, 635se lo sapessi esser Ruggier, da cui de la tua vita pendono li stami; so ben ch’uccider te, prima che lui, vorresti; che di te so che più l’ami: e quando lui Ruggiero esser saprai, 640di questi colpi ancor, so, ti dorrai. | Il narratore si rivolge con pietà a Bradamante: se sapesse che sta tentando di uccidere Ruggiero, preferirebbe colpire se stessa e si pentirebbe di ogni fendente. |
| Ottava 81 Carlo e molt’altri seco, che Leone esser costui credeansi, e non Ruggiero, veduto come in arme, al paragone di Bradamante, forte era e leggiero; 645e, senza offender lei, con che ragione difender si sapea; mutan pensiero, e dicon: – Ben convengono amendui; ch’egli è di lei ben degno, ella di lui. – | Carlo e i presenti, convinti di vedere Leone in campo, ammirano la sua apparente abilità e giudicano la coppia ben assortita, perché il guerriero sa difendersi senza danneggiare la donna. |
| Ottava 82 Poi che Febo nel mar tutt’è nascoso, 650Carlo, fatta partir quella battaglia, giudica che la donna per suo sposo prenda Leon, ne ricusar lo vaglia. Ruggier, senza pigliar quivi riposo, senz’elmo trarsi o alleggierirsi maglia, 655sopra un picciol ronzin torna in gran fretta ai padiglioni ove Leon l’aspetta. | Al tramonto Carlo interrompe la sfida e decreta che Bradamante debba sposare Leone. Ruggiero, ancora travestito, torna subito all'accampamento senza togliersi l'armatura. |
| Ottava 83 Gittò Leone al cavallier le braccia duo volte e più fraternamente al collo; e poi, trattogli l’elmo da la faccia, 660di qua e di là con grande amor baciollo. – Vo’ (disse) che di me sempre tu faccia come ti par; che mai trovar satollo non mi potrai, che me e lo stato mio spender tu possa ad ogni tuo disio. | Leone lo abbraccia e lo bacia con gratitudine, dicendo di essere pronto a mettere a sua disposizione ogni bene e tutto il proprio potere. |
| Ottava 84 665Né veggo ricompensa che mai questa obligazion ch’io t’ho, possi disciorre; e non, s’ancora io mi levi di testa la mia corona, e a te la venghi a porre. – Ruggier, di cui la mente ange e molesta 670alto dolore, e che la vita aborre, poco risponde, e l’insegne gli rende, che n’avea aute, e ’l suo liocorno prende. | Afferma che nessuna ricompensa potrà compensare il favore ricevuto. Ruggiero, distrutto dal dolore, gli restituisce le insegne imperiali e riprende il proprio scudo con l'unicorno. |
| Ottava 85 E stanco dimostrandosi e svogliato, più tosto che poté, da lui levosse; 675ed al suo alloggiamento ritornato, poi che fu mezzanotte, tutto armosse; e sellato il destrier, senza commiato, e senza che d’alcun sentito fosse, sopra vi salse, e si drizzò al camino 680che più piacer gli parve al suo Frontino. | Fingendosi soltanto stanco, Ruggiero si ritira nella sua stanza. Dopo mezzanotte indossa le armi, sella Frontino e parte segretamente senza salutare nessuno. |
| Ottava 86 Frontino or per via dritta or per via torta, quando per selve e quando per campagna il suo signor tutta la notte porta, che non cessa un momento che non piagna: 685chiama la morte, e in quella si conforta, che l’ostinata doglia sola fragna; né vede, altro che morte, chi finire possa l’insopportabil suo martire. | Il cavallo lo conduce attraverso campagne e foreste per tutta la notte, mentre il paladino piange e invoca la morte come unico modo di interrompere la sofferenza. |
| Ottava 87 – Di chi mi debbo, ohimè! (dicea) dolere, 690che così m’abbia a un punto ogni ben tolto? Deh, s’io non vo’ l’ingiuria sostenere senza vendetta, incontra a cui mi volto? Fuor che me stesso, altri non so vedere, che m’abbia offeso ed in miseria volto. 695Io m’ho dunque di me contra a me stesso da vendicar, c’ho tutto il mal commesso. | Ruggiero si domanda contro chi possa vendicarsi, poi riconosce di essere stato egli stesso la causa della propria sventura, perché ha aiutato Leone a ottenere Bradamante. |
| Ottava 88 Pur, quando io avessi fatto solamente a me l’ingiuria, a me forse potrei donar perdon, se ben difficilmente; 700anzi vo’ dir che far non lo vorrei: or quanto, poi che Bradamante sente meco l’ingiuria ugual, men lo farei? Quando bene a me ancora io perdonassi, lei non convien ch’invendicata lassi. | Ritiene di aver fatto torto non soltanto a sé, ma anche alla donna amata. Anche se potesse perdonarsi, non avrebbe diritto di lasciare senza rimedio il danno arrecato a lei. |
| Ottava 89 705Per vendicar lei dunque debbo e voglio ogni modo morir, né ciò mi pesa; ch’altra cosa non so ch’al mio cordoglio, fuor che la morte, far possa difesa. Ma sol, ch’allora io non mori’, mi doglio, 710che fatto ancora io non le aveva offesa. Oh me felice, s’io moriva allora ch’era prigion de la crudel Teodora! | Decide di morire per espiare la colpa. Rimpiange di non essere stato ucciso quando era prigioniero di Teodora, prima di aver compiuto il sacrificio che ora lo tormenta. |
| Ottava 90 Se ben m’avesse ucciso, tormentato prima ad arbitrio di sua crudeltade, 715da Bradamante almeno avrei sperato di ritrovare al mio caso pietade. Ma quando ella saprà ch’avrò più amato Leon di lei, e di mia volontade io me ne sia, perch’egli l’abbia, privo; 720avrà ragion d’odiarmi e morto e vivo. – | Se fosse morto in prigione, Bradamante ne avrebbe avuto compassione; ora invece potrebbe pensare che Ruggiero abbia preferito Leone a lei, e avere motivo di odiarlo. |
| Ottava 91 Questo dicendo e molte altre parole che sospiri accompagnano e singulti, si trova all’apparir del nuovo sole fra scuri boschi, in luoghi strani e inculti; 725e perché è disperato, e morir vuole, e, più che può, che ’l suo morir s’occulti, questo luogo gli par molto nascosto, ed atto a far quant’ha di sé disposto. | All'alba il cavaliere arriva in un bosco remoto e disabitato. Poiché desidera togliersi la vita lontano da tutti, gli sembra il luogo adatto. |
| Ottava 92 Entra nel folto bosco, ove più spesse 730l’ombrose frasche e più intricate vede; ma Frontin prima al tutto sciolto messe da sé lontano, e libertà gli diede. – O mio Frontin (gli disse), s’a me stesse di dare a’ merti tuoi degna mercede, 735avresti a quel destrier da invidiar poco, che volò al cielo, e fra le stelle ha loco. | Si inoltra tra gli alberi più fitti e scioglie Frontino, concedendogli la libertà. Prima di separarsene lo ringrazia per la straordinaria fedeltà e il valore. |
| Ottava 93 Cillaro, so, non fu, non fu Arione di te miglior, né meritò più lode; né alcun altro destrier di cui menzione 740fatta da’ Greci o da’ Latini s’ode. Se ti fur par ne l’altre parti buone, di questa so ch’alcun di lor non gode, di potersi vantar ch’avuto mai abbia il pregio e l’onor che tu avuto hai; | Paragona il proprio cavallo ai più celebri destrieri della mitologia, dichiarandolo non inferiore a nessuno per coraggio e meriti. |
| Ottava 94 745poi ch’alla più che mai sia stata o sia donna gentile e valorosa e bella sì caro stato sei, che ti nutria, e di sua man ti ponea freno e sella. Caro eri alla mia donna: ah perché mia 750la dirò più, se mia non è più quella? s’io l’ho donata ad altri? Ohimè! che cesso di volger questa spada ora in me stesso? | Ricorda soprattutto che Frontino era stato amato e curato da Bradamante. Questo pensiero riapre la ferita, perché egli stesso l'ha consegnata a un altro e si sente prossimo al suicidio. |
| Ottava 95 Se Ruggier qui s’affligge e si tormenta, e le fere e gli augelli a pietà muove 755(ch’altri non è che questi gridi senta né vegga il pianto che nel sen gli piove), non dovete pensar che più contenta Bradamante in Parigi si ritrove, poi che scusa non ha che la difenda, 760o più l’indugi, che Leon non prenda. | Il narratore lascia Ruggiero nel bosco e torna a Bradamante, altrettanto disperata a Parigi perché la decisione di Carlo sembra obbligarla a sposare Leone. |
| Ottava 96 Ella, prima ch’avere altro consorte che ’l suo Ruggier, vuol far ciò che può farsi; mancar del detto suo; Carlo e la corte, i parenti e gli amici inimicarsi: 765e quando altro non possa, al fin la morte o col veneno o con la spada darsi; che le par meglio assai non esser viva, che, vivendo, restar di Ruggier priva. | Bradamante pensa di rifiutare ogni matrimonio diverso da quello con Ruggiero, anche a costo di rompere la promessa pubblica, affrontare l'ira della corte o morire. |
| Ottava 97 – Deh, Ruggier mio (dicea), dove sei gito? 770Puote esser che tu sia tanto discosto, che tu non abbi questo bando udito, a nessun altro, fuor ch’a te, nascosto? Se tu ’l sapesse, io so che comparito nessun altro saria di te più tosto. 775Misera me! ch’altro pensar mi deggio, se non quel che pensar si possa peggio? | Si chiede dove sia finito Ruggiero e come possa ignorare il bando ormai conosciuto ovunque. Se ne fosse informato, crede, si sarebbe certamente presentato a combattere. |
| Ottava 98 Come è, Ruggier, possibil che tu solo non abbi quel che tutto il mondo ha inteso? Se inteso l’hai, né sei venuto a volo, 780come esser può che non sii morto o preso? Ma chi sapesse il ver, questo figliuolo di Costantin t’avrà alcun laccio teso; il traditor t’avrà chiusa la via, acciò prima di lui tu qui non sia. | La giovane immagina che Leone abbia catturato o impedito a Ruggiero di arrivare, magari tendendogli un inganno per eliminarlo dalla contesa. |
| Ottava 99 785Da Carlo impetrai grazia, ch’a nessuno men di me forte avessi ad esser data, con credenza che tu fossi quell’uno a cui star contra io non potessi armata. Fuor che te solo, io non stimava alcuno: 790ma de l’audacia mia m’ha Dio pagata; poi che costui che mai più non fe’ impresa d’onore in vita sua, così m’ha presa. | Bradamante aveva chiesto di affrontare i pretendenti pensando che solo Ruggiero potesse resisterle. Ora si dispera perché è stata vinta da colui che crede Leone, giudicandolo poco meritevole. |
| Ottava 100 Se però presa son per non avere uccider lui né prenderlo potuto; 795il che non mi par giusto; né al parere mai son per star, ch’in questo ha Carlo avuto. So ch’incostante io mi farò tenere, se da quel c’ho già detto ora mi muto; ma né la prima son né la sezzaia, 800la qual paruta sia incostante, e paia. | Contesta fra sé l'interpretazione del patto: non essere riuscita a sconfiggere un avversario non dovrebbe significare esserne stata battuta. È pronta a sembrare incostante pur di non accettare il matrimonio. |
| Ottava 101 Basti che nel servar fede al mio amante, d’ogni scoglio più salda mi ritrovi, e passi in questo di gran lunga quante mai furo ai tempi antichi, o sieno ai nuovi. 805Che nel resto mi dichino incostante, non curo, pur che l’incostanza giovi: pur ch’io non sia di costui torre astretta, volubil più che foglia anco sia detta. – | La giovane dichiara che la sola fedeltà veramente importante è quella verso l'uomo amato; non le importa essere accusata di cambiare opinione su tutto il resto, purché non debba sposare Leone. |
| Ottava 102 Queste parole ed altre, ch’interrotte 810da sospiri e da pianti erano spesso, seguì dicendo tutta quella notte ch’all’infelice giorno venne appresso. Ma poi che dentro alle cimerie grotte con l’ombre sue Notturno fu rimesso, 815il ciel, ch’eternamente avea voluto farla di Ruggier moglie, le diè aiuto. | Passa la notte fra pianti e sospiri. Al mattino, tuttavia, la provvidenza introduce una nuova possibilità di salvezza per la coppia. |
| Ottava 103 Fe’ la mattina la donzella altiera Marfisa inanzi a Carlo comparire, dicendo ch’al fratel suo Ruggier era 820fatto gran torto, e nol volea patire, che gli fosse levata la mogliera, né pure una parola gliene dire: e contra chi si vuol di provar toglie, che Bradamante di Ruggiero è moglie. | Marfisa si presenta a Carlo Magno denunciando un'ingiustizia contro il fratello Ruggiero: sostiene che Bradamante sia già sua moglie e che nessuno possa sottrargliela. |
| Ottava 104 825E inanzi agli altri, a lei provar lo vuole, quando pur di negarlo fosse ardita, ch’in sua presenza ella ha quelle parole dette a Ruggier, che fa chi si marita; e con la cerimonia che si suole, 830già sì tra lor la cosa è stabilita, che più di sé non possono disporre, né l’un l’altro lasciar, per altri torre. | Dichiara di aver assistito a uno scambio di promesse matrimoniali fra i due, accompagnato dalle cerimonie necessarie a renderli inseparabili come sposi. |
| Ottava 105 Marfisa, o ’l vero o ’l falso che dicesse, pur lo dicea, ben credo con pensiero, 835perché Leon più tosto interrompesse a dritto e a torto, che per dire il vero, e che di volontade lo facesse di Bradamante, che a riaver Ruggiero ed escluder Leon, né la più onesta 840né la più breve via vedea di questa. | Il narratore lascia intendere che Marfisa potrebbe esagerare o inventare, ma lo fa deliberatamente per impedire le nozze con Leone e proteggere l'amore dei due giovani. |
| Ottava 106 Turbato il re di questa cosa molto, Bradamante chiamar fa immantinente; e quanto di provar Marfisa ha tolto, le fa sapere, ed ecci Amon presente. 845Tien Bradamante chino a terra il volto, e confusa non niega né consente, in guisa che comprender di leggiero si può che Marfisa abbia detto il vero. | Carlo convoca Bradamante alla presenza di Amone e le riferisce l'affermazione di Marfisa. La giovane abbassa lo sguardo senza negare né confermare, lasciando credere che sia vera. |
| Ottava 107 Piace a Rinaldo, e piace a quel d’Anglante 850tal cosa udir, ch’esser potrà cagione che ’l parentado non andrà più inante, che già conchiuso aver credea Leone; e pur Ruggier la bella Bradamante mal grado avrà de l’ostinato Amone; 855e potran senza lite, e senza trarla di man per forza al padre, a Ruggier darla. | Rinaldo e Orlando accolgono favorevolmente la notizia, perché offre una via legale per rispettare la promessa fatta a Ruggiero e impedire l'unione voluta da Amone. |
| Ottava 108 Che se tra lor queste parole stanno, la cosa è ferma, e non andrà per terra, così atterràn quel che promesso gli hanno, 860più onestamente e senza nuova guerra. – Questo è (diceva Amon), questo è un inganno contra me ordito: ma ’l pensier vostro erra; ch’ancor che fosse ver quanto voi finto tra voi v’avete, io non son però vinto. | Amone protesta, accusando i paladini di aver costruito un inganno contro di lui. Anche se fosse esistita una promessa, sostiene, non sarebbe necessariamente valida. |
| Ottava 109 865Che prosupposto (che né ancor confesso, né vo’ credere ancor) ch’abbia costei scioccamente a Ruggier così promesso, come voi dite, e Ruggiero abbia a lei; quando e dove fu questo? che più espresso, 870più chiaro e piano intenderlo vorrei. Stato so che non è, se non è stato prima che Ruggier fosse battezzato. | Il padre domanda quando e dove sarebbe avvenuto il matrimonio. È sicuro che, se davvero c'è stato, deve risalire a prima della conversione di Ruggiero. |
| Ottava 110 Ma se gli è stato inanzi che cristiano fosse Ruggier, non vo’ che me ne caglia; 875ch’essendo ella fedele, egli pagano, non crederò che ’l matrimonio vaglia. Non si debbe per questo essere invano posto al risco Leon de la battaglia; né il nostro imperator credo vogli anco 880venir del detto suo per questo manco. | Secondo Amone una promessa fra Bradamante cristiana e Ruggiero ancora pagano non avrebbe valore. Perciò non accetta che si annulli la sfida compiuta da Leone. |
| Ottava 111 Quel ch’or mi dite, era da dirmi quando era intera la cosa, né ancor fatto a prieghi costei Carlo avea il bando che qui Leone alla battaglia ha tratto. – 885Così contra Rinaldo e contra Orlando Amon dicea, per rompere il contratto fra quei duo amanti; e Carlo stava a udire, né per l’un né per l’altro volea dire. | Insiste che la questione avrebbe dovuto essere sollevata prima del bando e della battaglia. Carlo ascolta senza schierarsi immediatamente. |
| Ottava 112 Come si senton, s’austro o borea spira, 890per l’alte selve murmurar le fronde; o come soglion, s’Eolo s’adira contra Nettunno, al lito fremer l’onde: così un rumor che corre e che s’aggira, e che per tutta Francia si difonde, 895di questo dà da dire e da udir tanto, ch’ogni altra cosa è muta in ogni canto. | La discussione si diffonde per tutta la corte e per la Francia, suscitando un clamore che mette in secondo piano ogni altra vicenda. |
| Ottava 113 Chi parla per Ruggier, chi per Leone; ma la più parte è con Ruggiero in lega: son dieci e più per un che n’abbia Amone. 900L’imperator né qua né là si piega; ma la causa rimette alla ragione, ed al suo parlamento la delega. Or vien Marfisa, poi ch’è diferito lo sponsalizio, e pon nuovo partito; | Molti sostengono Ruggiero e pochi approvano Amone. Carlo decide di rimettere la questione al giudizio del suo consiglio, mentre Marfisa propone una nuova soluzione. |
| Ottava 114 905e dice: – Con ciò sia ch’esser non possa d’altri costei, fin che ’l fratel mio vive; se Leon la vuol pur, suo ardire e possa adopri sì, che lui di vita prive: e chi manda di lor l’altro alla fossa, 910senza rivale al suo contento arrive. – Tosto Carlo a Leon fa intender questo, come anco intender gli avea fatto il resto. | Marfisa afferma che, se Leone vuole Bradamante, deve affrontare e uccidere Ruggiero, perché la giovane non può appartenere a un altro finché suo fratello vive. |
| Ottava 115 Leon che, quando seco il cavalliero del liocorno sia, si tien sicuro 915di riportar vittoria di Ruggiero, né gli abbia alcun assunto a parer duro; non sappiendo che l’abbia il dolor fiero tratto nel bosco solitario e oscuro, ma che, per tornar tosto, uno o due miglia 920sia andato a spasso, il mal partito piglia. | Leone, fidandosi della forza del cavaliere dall'unicorno che lo aveva aiutato, accetta la sfida, ignorando che quel guerriero è proprio Ruggiero e che si è allontanato disperato. |
| Ottava 116 Ben se ne pente in breve; che colui del qual più del dover si promettea, non comparve quel dì, né gli altri dui che lo seguir, né nuova se n’avea; 925e tor questa battaglia senza lui contra Ruggier, sicur non gli parea: mandò, per schivar dunque danno e scorno, per trovar il guerrier dal liocorno. | Si pente presto, perché il suo campione non torna nei giorni seguenti. Senza di lui il principe non si sente in grado di combattere contro Ruggiero. |
| Ottava 117 Per cittadi mandò, ville e castella, 930d’appresso e da lontan, per ritrovarlo; né contento di questo, montò in sella egli in persona, e si pose a cercarlo. Ma non n’avrebbe avuto già novella, né l’avria avuta uom di quei di Carlo, 935se non era Melissa che fe’ quanto mi serbo a farvi udir ne l’altro canto. | Leone manda uomini a cercare l'ignoto cavaliere in città e nei dintorni, poi parte personalmente alla sua ricerca. Nessuno lo troverebbe se non intervenisse Melissa, come il poeta racconterà nel canto successivo. |